È il primo anno di Antonio Conte come allenatore dei nostri eroi, ma nessuno si può sognare quale sarà l'epilogo di questa stagione. Alla fine sarà una marcia trionfale lunga trentotto partite, tutte senza l'onta della sconfitta.
Dall'altra parte c'è il Cagliari che vince il suo personalissimo scudetto ed evita una dolorosa retrocessione in Serie B.
Buona Visione!
Stagione 2011-2012 - Campionato di Serie A - 18 ritorno
La squadra di Conte vince per due a zero con le reti di Vucinic e l'autorete di Canini che liquidano la pratica del Cagliari. Da Milano l'Inter vince il derby e dà il là alla festa bianconera allo stadio Nereo Rocco
Nella gara della 37esima giornata di campionato la Juventus vince per 2 a 0 contro il Cagliari e, complice la sconfitta del Milan nel derby contro l'Inter, si laurea campione d'Italia per la stagione 2011-2012. Allo stadio Nereo Rocco la squadra di Conte vince con un gol per tempo firmato da Mirko Vucinic e dall'autogol di Michele Canini, il tutto condito dalle belle notizie provenienti da San Siro. La Juve è campione!
IL MATCH - La squadra di Antonio Conte gioca dunque la partita più importante della stagione nello stadio dedicato al più carismatico tecnico della storia del Milan, il grande ''Paron'' Nereo Rocco.
Al 6' subito Juventus in vantaggio: lancio di Bonucci per Vucinic, che in posizione sospetta scappa verso Agazzi e lo batte con un tocco di destro. Non molla il Cagliari, che pressa la Juventus e cerca di fare la partita, ma è aggressivo anche l'atteggiamento degli uomini di Conte; per questo motivo, dieci minuti di gioco non certo spettacolari, nonostante la rete di Vucinic. Boato sugli spalti, a Milano Inter in vantaggio. Juventus scatenata: Pirlo per Pepe, che da sinistra entra in area e scaglia un siluro che Agazzi respinge di pugni. Al 22' durissimo scontro di testa tra Pinilla e Lichsteiner, giocatori a terra. Imprudente lo stacco aereo del giocatore del Cagliari, Lichsteiner era in vantaggio sulla palla. Lo svizzero non ce la fa, esce con la barella e al suo posto entra Caceres. Al 32' fallo di Nainggolan su Vidal. Certamente non sportivo il comportamento dei giocatori della Juventus che attorniano l'arbitro chiedendo con veemenza il secondo giallo per Nainggolan, che peraltro sarebbe stato meritato. Al 36' conclusione di destro di Pinilla da trenta metri, pallone che sfiora il palo alla destra di Buffon e termina fuori: che brividi per la Juve. Finisce il primo tempo, ora la Juventus sarebbe campione d'Italia.
Inizia il secondo tempo con gli stessi effettivi ma con il Milan che ora è in vantaggio contro l'Inter. Al 7' contropiede del Cagliari, Pinilla per Cossu, contatto con Chiellini e il sardo va giù. Per l'arbitro è simulazione, giallo per Cossu. Pareggia l'Inter a San Siro, boato a Trieste. Fuori un nervoso Vidal, sentro Giaccherini. La Juve gestisce la palla ma non riesce a raddoppiare. Al 25' spunto di Cossu da sinistra, salta due avversari, destro in diagonale e palla fuori non di molto alla sinistra di Buffon. Conte gestisce i suoi attaccanti: fuori Matri e dentro Borriello. Destro a giro di Vucinic da posizione defilata, si allunga Agazzi e devia il pallone in corner. Al 28' ancora vicina al raddoppio la Juve, ma il colpo di testa di Caceres su cross di Marchisio finisce a lato di niente. Palla in mezzo a Caceres, è goffo e maldestro Canini, con un intervento di piedi, ad infilare la sfera nella propria porta alle spalle di Agazzi, 2 a 0 Juve al 29'. Partita virtualmente finita, ora si attende solo il risultato di San Siro con l'Inter in vantaggio. La Juve è campione d'Italia!
Stagione 2018-2019 - Campionato di Serie A - 11 ritorno Cagliari - Sardegna Arena Martedì 2 aprile 2019 ore 21:00 CAGLIARI-JUVENTUS 0-2 MARCATORI: Bonucci 22, Kean 85
Cristiano non c’è, ma ha lasciato ai compagni la sua preziosa asticella: così Leonardo Bonucci raggiunge vette ronaldesche, su un calcio d’angolo da sinistra di Bernardeschi e segna un gol che ricorda quello di CR7 all’Europeo 2016 contro il Galles in semifinale.
Uno stacco dai tempi perfetti, che scava ancora di più la distanza tra la Juventus e il resto della terraferma. Il raddoppio sul Cagliari arriva nel finale con Kean, che al terzo tentativo segna da pochi passi e scatena una bufera sulla Sardegna Arena: l’attaccante azzurro esulta sotto la curva del Cagliari, in modo che viene giudicato provocatorio. Un oggetto colpisce il capitano sardo Ceppitelli, che chiede agli ultrà di calmarsi. Ma si alza qualche «buu» isolato, che soprattutto Matuidi — in passato qui a Cagliari già vittima di insulti razzisti — non prende affatto bene. E ci vuole qualche minuto per tornare alla normalità.
Diradate le nebbie — e i timori per i nove assenti —, la squadra di Allegri si conferma un’isola sempre più lontana, che il Napoli guarda con il binocolo a 18 punti. E nella quale gli abitanti, tanti o pochi che siano, sanno quasi sempre cosa fare. Senza vergognarsi di difendere anche con cinque uomini quando serve. E pensare prima a distruggere e poi a costruire, con un trio di centrocampo che permette di dare respiro all’azione sugli esterni, cercando con insistenza i cambi di gioco che placano gli spiriti del Cagliari, nemmeno tanto bollenti.
La partita, come ama dire Massimiliano Allegri, è comunque di quelle «sporche». E modestamente la sua Juve non fa la schizzinosa. Il Cagliari di Maran ha giocato il venerdì prima, ma come tutte le squadre non abituate al turno infrasettimanale non è molto brillante, soprattutto nella prima mezz'ora. È lì che la Juve costruisce il vantaggio e lo legittima con un paio di colpi ravvicinati che escono di poco. Parate però, Cragno non ne fa per un’ora, fino a quando Kean gli si presenta davanti senza riuscire a dare la frustata giusta. Nel primo tempo, il 19enne alla seconda partita da titolare in campionato, si lascia cadere in area e viene ammonito per simulazione. Nel secondo respinge involontariamente un sinistro ravvicinato di Bernardeschi. Fino al gol finale, il quinto in 294 minuti giocati.
Ma non servirà «la balestra per dare da mangiare a Moise» come dice Allegri, che teme che il ragazzo si monti la testa. Perché qui non c’è nemmeno tempo per farlo. In vista della sfida di Champions con l’Ajax la Juve ha una serie di magagne più o meno piccole da risolvere e qui si fa male anche Caceres (altro infortunio muscolare) costringendo Emre Can a giocare da terzo centrale, come contro l’Atletico Madrid. L’emergenza — coi ritorni di Dybala e Mandzukic — dovrebbe rientrare al momento giusto, anche se Ronaldo è sempre in dubbio per l’andata di Amsterdam. L’importante è tenere sempre la sua asticella nel borsone.
I bianconeri si impongono in Sardegna e volano a quota 81, a +18 sul Napoli. Nel primo tempo apre il difensore e la chiude il giovane attaccante che poi esulta immobile sotto la curva di casa, scatenando anche buuu razzisti da una parte del pubblico
CAGLIARI - Con un gol per tempo la Juventus sbanca Cagliari e raggiunge l'impressionante quota 81 in classifica, momentaneamente a +18 sul Napoli. Alla fine, nonostante l'emergenza infortunati, i bianconeri vincono con merito con un gol per tempo: apre Bonucci e chiude Kean che poi esulta immobile sotto la curva sarda, quasi come una sfida, e accende polemiche innescando anche ululati razzisti da una parte molto ristretta degli spettatori.
CI PENSA BONUCCI - Maran schiera un 4-3-1-2 con Barella dietro le punte, Joao Pedro e Pavoletti. A centrocampo Faragò, Cigarini e Ionita. Srna e Lykogiannis esterni e Ceppitelli e Pisacane al centro della difesa. Allegri risponde con un 3-5-2 con Bernardeschi e Kean in attacco. De Sciglio e Alex Sandro sugli esterni con Emre Can, Pjanic e Matuidi in mezzo al campo. Difesa a tre composta da Caceres, Bonucci e Chiellini. Il match vive sull'equilibrio, almeno questa è la sensazione iniziale. La Juventus ci prova con Emre Can ma senza fare male alla difesa sarda, mentre al 10′ una palla sbatte su Caceres e Cragno respinge. Al 20′ Kean va giù in area ma è una chiara simulazione che l'arbitro Giacomelli punisce con il giallo. Al minuto 22 la Juventus passa grazie a un angolo che Bonucci sfrutta: colpo di testa preciso e palla all'angolino basso alla destra del portiere. Poco dopo cross di De Sciglio e colpo di testa di Matuidi, ma sfera alta. L'unica vera chance rossoblù al 39′ quando Barella assiste in area Joao Pedro che però col destro calcia sul fondo.
IL CAGLIARI CI PROVA - Dopo un primo tempo piuttosto deludente, il Cagliari prova ad alzare i ritmi nella ripresa e a insidiare l'area bianconera. Barella al 53′ ci prova ma viene murato, mentre dall'altra parte Kean sfonda tra i due centrali di difesa ma trova in Cragno un baluardo insuperabile. Caceres si fa male e allora Allegri lo cambia con Bentancur, mentre Maran rimpiazza Ionita con Birsa. Al 70′ Juve pericolosa: perfetto cross di Matuidi e sinistro al volo di Bernardeschi che però colpisce in pieno Kean. Al 75′ doppio cambio per Maran: dentro Cerri e Padoin al posto di Joao Pedro e Faragò.
KEAN LA CHIUDE, FINALE POLEMICO - La nuova disposizione tattica di Maran pare funzionare e Pavoletti ha due chance che però non sfrutta. Molto più pericoloso è Kean all'81 quando se ne va da solo verso la porta, ma Cragno coraggiosamente esce e di testa salva i suoi. Non può nulla invece l'estremo difensore sardo all'85': palla larga a destra per Bentancur, cross basso e tap-in vincente di Kean. L'attaccante bianconero festeggia restando immobile sotto la curva dei tifosi di casa scatenando un finimondo e soprattutto i soliti beceri ululati razzisti da una parte molto ristretta del pubblico; viene preso di mira anche Matuidi. Un brutto finale per una partita giocata correttamente.
A fine campionato la Juventus conquisterà la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie a una vittoria esterna a Catanzaro , con un rigore del partente Liam Brady.
Dall'altra parte c'è la squadra sarda che, nonostante un campionato deludente, riesce a evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.
Buona Visione!
Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 5 ritorno
La Juventus vittoriosa a fatica dopo aver patito il caldo sole della Sardegna
La testa di Tardelli nel deserto di Cagliari
Il centrocampista ha risolto la gara con un colpo di testa al 27'
Bianconeri in mediocri condizioni
Brio e Furino (ingiustamente ammonito) i migliori
La squadra sarda, priva di Marchetti e Selvaggi,si batte con generosità ma rimedia una sola palla gol con Osellame al 55*
Fanna al posto di Marocchino nel finale
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE CAGLIARI — Il sole di Cagliari ha accecato la Juventus e anche la squadra rossoblu, che pure ha l'abitudine a questa luce e a questi climi primaverili. Una partita di non gioco, di buone intenzioni appena accennate, che Tardelli ha risolto a favore dei bianconeri con un bel colpo di testa (e qualche complicità di Corti) al 27' minuto. Tardelli ha schiacciato la palla con la fronte, e il portiere sardo se l'è vista passare sotto le gambe, al rimbalzo. La stessa conclusione, davanti agli stessi «legni», l'ha tentata al 10' della ripresa Osellame ma persino con troppa violenza, e la sfera, picchiando sul terreno duro e secco, è andata a sorvolare la traversa con buona pace di Zoff, il quale ha così festeggiato un quarantesimo compleanno senza altri rischi. Si potrebbe chiudere anche qui la cronaca della partita, che non ha certo dissipato (per quanto riguarda i bianconeri in campo, essendo Gentile assente per squalifica) le perplessità di Parigi. Un momento ricco d'ombre per molti, e la squadra di Trapattoni non riesce a esprimere un gioco valido neppure se l'avversario, come il Cagliari di ieri privo di Marchetti e Selvaggi «pilastri» di centrocampo ed attacco, è a sua volta in difficoltà, e non può appellarsi che alla generosità. Per fortuna la Juve almeno due «pilastri» li ha avuti. Brio che ha domato Piras, ha tamponato con prontezza in alcune occasioni, ed inizialmente è andato in avanti a cercare il gol prima di convincersi che nella giornata era meglio non lasciare sguarnita l'area di rigore. Con Brio, Furino.
Il mediano ha lottato con rabbia per rimediare a mollezze e lentezze altrui, anche se è stato maltrattato e logicamente frenato dall'arbitro Longhi, il quale ha confuso scorrettezza con vigore agonistico, e l'ha presto segnato nella lista degli ammoniti, facendo poi seguire i nomi di Logozzo, Brugnera e Galderisi. Intanto, Furino pagherà i sogni di Longhi saltando il derby. Gli altri bianconeri sono andati avanti a singhiozzo. Osti soprattutto. Persino Cabrini, apparso fra i migliori a Parigi, non ha avuto che rari slanci efficaci, Scirea è stato in zona denunciando scarsa sicurezza in sé stesso, Tardelli (l'unico ad avere nell'ancora incompleto rodaggio dopo l'incidente una valida scusante) ha alternato buone cose a pause. Brady ha voluto dimostrare di essere «vivo» con alcuni spunti personali lodevoli e spettacolari, ma si è concluso tutti sul piede dell'avversario al secondo dribbling. In avanti, Galderisi si è battuto con animo, ma è chiaramente un uomo soprattutto da area di rigore, e la Juventus davanti a Corti ieri ha giocato ben poco.
Virdis ha probabilmente forzato per la voglia di giocare a Cagliari una condizione fisica imperfetta ed è parso molle, incerto. Marocchino è vissuto su alcuni sprazzi e Trapattoni l'ha regolarmente sostituito con Fanna nel finale, un cambio che ormai scatta automaticamente nella testa del tecnico, e non sempre si può condividere se l'uscita dal campo è legata ai semplici demeriti. Contro una Juve così bislacca, poco legata nell'insieme, il Cagliari è partito con una certa baldanza, ma poi ha mostrato la corda attaccando — una volta trovandosi in svantaggio — senza pericolosità. All'inizio ha illuso il pubblico il proficuo lavoro di Brugnera, centromediano metodista con Loi vero «libero», ma a gioco lungo il vecchio capitano ha sentito il peso degli anni e ha dovuto lasciare il posto a Ravot. Buona la guardia di Lamagni a Galderisi, discreto lo slancio di Osellame e Quagliozzi, altro nulla. Il pubblico, finalmente folto per consolazione di Gigi Riva, che lamenta una stagione deficitaria sul piano degli incassi, si è acceso all'inizio per un pallone di Brugnera finito in area tra braccia e petto di Brio, ha ancora avuto qualche vagito di entusiasmo, poi si è convinto che la squadra non avrebbe più rimontato il gol di Tardelli.
Il bianconero ha segnato al 27' infilando in rete una punizione dalla sinistra di Cabrini concessa per un fallo di Logozzo su Virdis. Lo stesso Virdis, non riuscendo ad alzarsi sul cross, ha fatto velo per Tardelli, il quale ha schiacciato la sfera con forza. Qualche sussulto vano del Cagliari in risposta, ma era Galderisi a distinguersi nel grigiore per un bell'affondo al 28', stroncato di forza da Logozzo. I sardi chiudevano il primo tempo in attacco. Quagliozzi lanciava bene a Osellame, la cui conclusione in corsa finiva alta. Ancora Osellame non riusciva a imitare Tardelli.
In avvio di ripresa, poi la partita si spegneva via via con il passare dei minuti. La risvegliava per un attimo ancora Osellame al 40', quando, ricevuta la palla su una punizione concessa da Longhi per fallo di Bonini su Quagliozzi, calciava con forza rasoterra. La palla rimbalzava sul palo esterno, ma le mani di Zoff, lanciatosi in tuffo, erano già pronte a chiudere l'angolo basso della porta. Era l'ultima delle poche speranze del Cagliari, mentre il pubblico deluso già cominciava a sfollare, o a cercare consolazione nel controllo della schedina.
La Juventus é Campione d'Europain carica mentre il Cagliari lotta sempre per non scendere fra i cadetti.
A fine campionato i bianconeri saranno incoronati ancora Campioni d'Italia (sará la ventiquattresima volta) mentre gli isolani terminano la propria stagione in quart'ultima posizione, troppo in basso per evitare la retrocessione.
Buona Visione!
Stagione 1996-1997 - Campionato di Serie A - 2 ritorno Cagliari - Stadio Sant'Elia domenica 2 febbraio 1997 ore 14:30 CAGLIARI-JUVENTUS 0-0
Le barricate del Cagliari fermano la Juventus, in dieci dal 34' per l'espulsione di Montero Una dolce Signora ritira gli artigli Del Piero scompare subito, il più vivace è Di Livio
CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO
Partite come questa, sono foglie che il vento nasconde al cuore della gente e, per fortuna, trascina alla periferia estrema della memoria. Il Cagliari non ha coraggio, la Juventus è troppo dolce. Il pareggio che riassume il polveroso sferragliare delle squadre, altro non è che la logica conseguenza di una contesa avara e sordida, orientata da un paradosso di fondo: il Cagliari gioca meglio in undici contro undici; Madama, dopo l'espulsione di Montero.
Raccontare sfumature è un esercizio precario. Scottato da ardenti tizzoni, Mazzone si cautela, sfoderando un 5-4-1 che ha in Minotti il libero, Villa e Scugugia i carabinieri deputati alla guardia di Del Piero e Padovano, Pancaro e Bettarini i lembi esterni di una coperta super-imbottita. Una sola punta, Tovalieri. E tutti gli altri, da Muzzi a Berretta, da Sanna a O'Neill, a ostruire valichi e seminare mine sui sentieri di Jugovic, Zidane, Deschamps e Di Livio. La Juve si offre con una sicumera per lo meno discutibile. Non morde, non aggredisce, si sposta in branco. Languida e fredda come i capezzoli di una strega. Spalle alla porta, Del Piero scompare subito, Padovano quasi. Spazi intasati e ritmo mieloso creano grossolani ingorghi, anche perché sono pochi i giovanotti che si smarcano o hanno la fiamma ossidrica di un Boksic. Non sarà facile, visto com'è arroccato il Cagliari, ma tanto valeva provarci con un po' più di spavalderia.
Il primo tempo di Pancaro e Muzzi merita l'applauso. Il Cagliari imperversa sul fianco sinistro della Juve, là dove un incerto Porrmi, precettato d'urgenza al posto del febbricitante Pessotto, e uno svagato Jugovic patiscono gli uno-due, stretti e ficcanti, che portano Muzzi, Pancaro e O'Neill, quando si allarga, a pericolosi cross: e non a caso, su uno di questi, firmato dall'uruguagio, Tovalieri incorna a fil di palo. I campioni del Mondo gigioneggiano. Un lancio di Di Livio per Jugovic, anticipato da Sterchele, un assolo di Zidane, suggellato da uno scarabocchio, qualche rasoiata di Monterò a scavalcare il centro campo. Nient'altro.
Cagliari e Juventus si annusano in sordina, senza stanarsi. E quando, al 34', Montero si fa espellere per fallo da ultimo uomo su Muzzi, l'arroganza tattica spinge Lippi a lasciare le cose così come sono, non un difensore in più e un attaccante in meno come consigliano i sacri testi, ma il varo di un estemporaneo e temerario 3-4-2. Se il risultato ne frena la marcia, alla luce, soprattutto, dell'abbuffata della Sampdoria chez Arrigo, l'intreccio della ripresa ne conforterà l'ardire.
Torricelli, Ferrara e Porrini stringono al centro. L'inesauribile Di Livio viene dirottato a sinistra, sulle orme di Muzzi, con Jugovic a destra. Mazzone richiama Bettarini e sguinzaglia Silva.
Una punta in più contro un avversario ridotto in dieci: elementare, Watson. Ma Silva è Silva, la parodia del bomber. Piuttosto, nei panni di don Carlo, avremmo lasciato Pancaro dov'era, a destra. Il dirottamento sul versante opposto si risolve in un colpo di freno, e non di frusta. Il secondo tempo è noioso e velleitario. Del Piero e Padovano sono soffocati. Zidane, ogni tanto, alza la testa. La Juve controlla le operazioni con un agio fin lì sconosciuto. Attenzione, però: tiri nello specchio, zero; emozioni, idem. Le staffette tra Padovano e Amoruso, e fra Del Piero e Vieri, seguono il mesto corso degli eventi. Di Livio e Deschamps non tollerano intrusi. La Juve non può sempre andare ai cento all'ora: e quando non ci va, per un motivo o per l'altro, eccola costretta a scendere a patti. Il Cagliari se ne infischia delle lingue di fuoco che sprigionano dalla sua terrificante classifica, e si adegua alle paciose scaramucce.
La palla buona capita, in flagrante contropiede, proprio a Silva: il meno indicato, il più imbranato. Gli ingressi di Cozza e Lonstrup sanno di drittate rubasecondi. Sembra, la Juve, un gattone sazio dei tanti topi divorati. Un gattone che fa la siesta, e non una tigre in agguato, famelica, onnivora. Quanto basta per far paura ai tremebondi soldatini di Mazzone, ma non ai fieri e implacabili corsari di Eriksson.
STERCHELE 6,5. Si guadagna la pagnotta nascondendo per ben due volte la porta all'arrembante Jugovic. PANCARO 6,5. Nel primo tempo, sembra un intercity. Nel secondo, un «locale». Anche perché Mazzone lo trasferisce da destra a sinistra. VILLA 6,5. Si occupa, a turno, di Del Piero e Padovano, Vieri e Amoruso. Li limita entrambi, in capo a un'opposizione molto «inglese». MINOTTI 6. Ora in linea, ora staccato, un libero concreto e malizioso. SCUGUGIA 6. Dalla fitta boscaglia che è la difesa del Cagliari, emerge il suo ruvido machete. Del Piero, Padovano: non è giornata. BETTARINI 5,5. Al guinzaglio di Di Livio, il migliore della Juve. (Dal 1' st Silva 4. Doveva essere l'uomo in più. Doveva). MUZZI 7. La Juventus lo eccita. Gioca a tutto campo e sfodera una partitona. Procura anche l'espulsione di Montero. Soltanto Di Livio, nel finale, riesce a placarne l'impeto. (Dal 48' st Loenstrup sv. Giusto un assaggino). BERRETTA 6. Tiene d'occhio Zidane, dà una mano sulla fascia. Prezioso. SANNA 6. Non è facile sradicare palloni dalle fauci di Deschamps Ci prova, e, ogni tanto, ci riesce. O'NEILL 6,5. Sprazzi ardenti, inclusa una morbida parabola per la testa di Tovalieri. Impari a essere più continuo. TOVALIERI 5. Una velenosissima incornata, e stop. Troppo poco, per un Cobra. (Dal 40' st Cozza sv. Aderisce di buon grado all'armistizio).
PERUZZI 6. Visto che gli avversari non lo stuzzicano, si diverte a fare il libero: di testa, di piede. Una pacchia. TORRICELLI 6. Esterno destro, diligente e, qui e là, provvidenziale. FERRARA 6. Lo sculettante Tovalieri ne mette a durissima prova nervi e tentacoli. Così così. MONTERO 5. Aveva cominciato con apprezzabile vigore. Sorpreso da Muzzi (ma non solo lui: anche Ferrara e Torricelli), non si fida di Peruzzi e si immola di persona. PORRINI 5,5. Sostituisce Pessotto, afflitto da problemi intestinali. La fascia sinistra non è il suo pane. Soffre le accelerate di Pancaro. Meglio nella ripresa, quando slitta al centro. DI LIVIO 7. Il suo timbro e la sua duttilità lo segnalano fra i più incisivi. Un tempo a destra, l'altro a sinistra. Gran palla a Jugovic. E quando va su Muzzi, Muzzi stacca la spina. DESCHAMPS 6,5. Non sempre ispirato, ma sempre roccioso. ZIDANE 6,5. Alterna tocchi felpati e sapienti a momenti di sommo impaccio. Il francese crea e spreca un'occasione di rara bellezza. Non al massimo, ma quasi mai al minimo. JUGOVIC 6. A sinistra, poi a destra. E' il solo juventino a presentarsi davanti a Sterchele. PADOVANO 5. Accerchiato e soverchiato, non centra mai la porta. E per una volta, più che Gabetto, ricorda Geppetto. (Dal 24' st Amoruso sv. Segue la corrente, senza lampi). DEL PIERO 4,5. Vuole il Pallone d'Oro? Pedali. Non ci siamo. (Dal 36' st Vieri sv. Fa il pivot, a fuochi spenti).
L'arbitro BOGGI 6,5. Il cartellino rosso che ha mostrato a Montero è ineccepibile. Per il resto, un po' fiscale, ma mai negligente.
"La Juve Campione d'Europa e del Mondo si presentò al Sant'Elia contro un Cagliari impegnato in una disperata lotta per non retrocedere.
Giovanni Trapattoni (doppio ex presente in tribuna) assegnò quel giorno la vittoria di partita e scudetto alla Juve, auspicando però un pareggio per l'amico Mazzone, tecnico dei rossoblù. E proprio il pareggio venne fuori.
Montero si fece espellere nel primo tempo per fallo da ultimo uomo su Muzzi, lasciando i suoi in 10 per buona parte della gara. Una gara di grande sofferenza, con il Cagliari capace di contenere gli assalti bianconeri e di pungere in contropiede, sfiorando il gol in alcune occasioni.
Anche la Juve andò vicina a segnare nonostante l'inferiorità, ma tanto Zidane, quanto Jugovic sprecarono malamente.
A questi si aggiunsero anche Del Piero e Padovano veramente opachi e spenti.
E così maturò lo 0-0 finale. La Juve non riuscì a scrollarsi Parma e Samp, cosa che riuscì comunque a realizzare a fine stagione conquistando lo scudetto numero 24, mentre il Cagliari non riuscì a mantenere la categoria scendendo in B."