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sabato 28 febbraio 2026

28 Febbraio 1982: Cagliari - Juventus

Il 28 febbraio 1982 Cagliari Juventus  si sfidano nella quinta giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie a una vittoria esterna a Catanzaro , con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte c'è la squadra sarda che, nonostante un campionato deludente, riesce a evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!


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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 5 ritorno
Cagliari - Stadio Sant'Elia
domenica 28 febbraio 1982 ore 15:00 
CAGLIARI-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Tardelli 27

CAGLIARI: Corti, Lamagni, Azzali, Restelli, Logozzo, Loi, Bellini, Quagliozzi, Piras, Brugnera (Ravot 60), Osellame
A disposizione: Goletti, Longobucco, Goretti, Mura
Allenatore: Paolo Carosi

JUVENTUS: Zoff, Osti, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Marocchino (Bonini 65), Tardelli, Galderisi (Fanna 83), Brady, Virdis
A disposizione: Bodini, Prandelli, Tavola
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Longhi
AMMONIZIONI: Furino, Galderisi (Juventus); Logozzo, Brugnera (Cagliari)




La Juventus vittoriosa a fatica dopo aver patito il caldo sole della Sardegna 
La testa di Tardelli nel deserto di Cagliari 
Il centrocampista ha risolto la gara con un colpo di testa al 27' 
Bianconeri in mediocri condizioni 
Brio e Furino (ingiustamente ammonito) i migliori 
La squadra sarda, priva di Marchetti e Selvaggi,si batte con generosità ma rimedia una sola palla gol con Osellame al 55* 
Fanna al posto di Marocchino nel finale  
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE CAGLIARI — Il sole di Cagliari ha accecato la Juventus e anche la squadra rossoblu, che pure ha l'abitudine a questa luce e a questi climi primaverili. Una partita di non gioco, di buone intenzioni appena accennate, che Tardelli ha risolto a favore dei bianconeri con un bel colpo di testa (e qualche complicità di Corti) al 27' minuto. Tardelli ha schiacciato la palla con la fronte, e il portiere sardo se l'è vista passare sotto le gambe, al rimbalzo. La stessa conclusione, davanti agli stessi «legni», l'ha tentata al 10' della ripresa Osellame ma persino con troppa violenza, e la sfera, picchiando sul terreno duro e secco, è andata a sorvolare la traversa con buona pace di Zoff, il quale ha così festeggiato un quarantesimo compleanno senza altri rischi. Si potrebbe chiudere anche qui la cronaca della partita, che non ha certo dissipato (per quanto riguarda i bianconeri in campo, essendo Gentile assente per squalifica) le perplessità di Parigi. Un momento ricco d'ombre per molti, e la squadra di Trapattoni non riesce a esprimere un gioco valido neppure se l'avversario, come il Cagliari di ieri privo di Marchetti e Selvaggi «pilastri» di centrocampo ed attacco, è a sua volta in difficoltà, e non può appellarsi che alla generosità. Per fortuna la Juve almeno due «pilastri» li ha avuti. Brio che ha domato Piras, ha tamponato con prontezza in alcune occasioni, ed inizialmente è andato in avanti a cercare il gol prima di convincersi che nella giornata era meglio non lasciare sguarnita l'area di rigore. Con Brio, Furino. 
Il mediano ha lottato con rabbia per rimediare a mollezze e lentezze altrui, anche se è stato maltrattato e logicamente frenato dall'arbitro Longhi, il quale ha confuso scorrettezza con vigore agonistico, e l'ha presto segnato nella lista degli ammoniti, facendo poi seguire i nomi di Logozzo, Brugnera e Galderisi. Intanto, Furino pagherà i sogni di Longhi saltando il derby. Gli altri bianconeri sono andati avanti a singhiozzo. Osti soprattutto. Persino Cabrini, apparso fra i migliori a Parigi, non ha avuto che rari slanci efficaci, Scirea è stato in zona denunciando scarsa sicurezza in sé stesso, Tardelli (l'unico ad avere nell'ancora incompleto rodaggio dopo l'incidente una valida scusante) ha alternato buone cose a pause. Brady ha voluto dimostrare di essere «vivo» con alcuni spunti personali lodevoli e spettacolari, ma si è concluso tutti sul piede dell'avversario al secondo dribbling. In avanti, Galderisi si è battuto con animo, ma è chiaramente un uomo soprattutto da area di rigore, e la Juventus davanti a Corti ieri ha giocato ben poco.  
Virdis ha probabilmente forzato per la voglia di giocare a Cagliari una condizione fisica imperfetta ed è parso molle, incerto. Marocchino è vissuto su alcuni sprazzi e Trapattoni l'ha regolarmente sostituito con Fanna nel finale, un cambio che ormai scatta automaticamente nella testa del tecnico, e non sempre si può condividere se l'uscita dal campo è legata ai semplici demeriti. Contro una Juve così bislacca, poco legata nell'insieme, il Cagliari è partito con una certa baldanza, ma poi ha mostrato la corda attaccando — una volta trovandosi in svantaggio — senza pericolosità. All'inizio ha illuso il pubblico il proficuo lavoro di Brugnera, centromediano metodista con Loi vero «libero», ma a gioco lungo il vecchio capitano ha sentito il peso degli anni e ha dovuto lasciare il posto a Ravot. Buona la guardia di Lamagni a Galderisi, discreto lo slancio di Osellame e Quagliozzi, altro nulla. Il pubblico, finalmente folto per consolazione di Gigi Riva, che lamenta una stagione deficitaria sul piano degli incassi, si è acceso all'inizio per un pallone di Brugnera finito in area tra braccia e petto di Brio, ha ancora avuto qualche vagito di entusiasmo, poi si è convinto che la squadra non avrebbe più rimontato il gol di Tardelli.  
Il bianconero ha segnato al 27' infilando in rete una punizione dalla sinistra di Cabrini concessa per un fallo di Logozzo su Virdis. Lo stesso Virdis, non riuscendo ad alzarsi sul cross, ha fatto velo per Tardelli, il quale ha schiacciato la sfera con forza. Qualche sussulto vano del Cagliari in risposta, ma era Galderisi a distinguersi nel grigiore per un bell'affondo al 28', stroncato di forza da Logozzo. I sardi chiudevano il primo tempo in attacco. Quagliozzi lanciava bene a Osellame, la cui conclusione in corsa finiva alta. Ancora Osellame non riusciva a imitare Tardelli.  
In avvio di ripresa, poi la partita si spegneva via via con il passare dei minuti. La risvegliava per un attimo ancora Osellame al 40', quando, ricevuta la palla su una punizione concessa da Longhi per fallo di Bonini su Quagliozzi, calciava con forza rasoterra. La palla rimbalzava sul palo esterno, ma le mani di Zoff, lanciatosi in tuffo, erano già pronte a chiudere l'angolo basso della porta. Era l'ultima delle poche speranze del Cagliari, mentre il pubblico deluso già cominciava a sfollare, o a cercare consolazione nel controllo della schedina. 

Bruno Perucca






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lunedì 2 febbraio 2026

2 Febbraio 1997: Cagliari - Juventus

É il 2 Febbraio 1996 e Cagliari Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

La Juventus é Campione d'Europa in carica mentre il Cagliari lotta sempre per non scendere fra i cadetti. 

A fine campionato i bianconeri saranno incoronati ancora Campioni d'Italia (sará la ventiquattresima volta) mentre gli isolani terminano la propria stagione in quart'ultima posizione, troppo in basso per evitare la retrocessione.

Buona Visione! 



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Stagione 1996-1997 - Campionato di Serie A - 2 ritorno
Cagliari - Stadio Sant'Elia
domenica 2 febbraio 1997 ore 14:30 
CAGLIARI-JUVENTUS 0-0

CAGLIARI: Sterchele, Pancaro, Villa, Minotti, Scugugia, Bettarini (Dario Silva 46), Muzzi (Loenstrup 90+3), Berretta, Sanna, O'Neill, Tovalieri (Cozza 85)
A disposizione: Abate, Tinkler, Taccola, Bressan
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: (c) Peruzzi, Porrini, Ferrara C., Montero P., Torricelli, Di Livio, Deschamps, Zidane, Jugovic, Del Piero (Vieri C. 80), Padovano (Amoruso 69)
A disposizione: Rampulla, Pessotto G., Iuliano, Lombardo, Tacchinardi
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Boggi
AMMONIZIONI: Tovalieri, Minotti, O'Neill (Cagliari)
ESPULSIONI: Montero P. 35 (Juventus)




Le barricate del Cagliari fermano la Juventus, in dieci dal 34' per l'espulsione di Montero 
Una dolce Signora ritira gli artigli 
Del Piero scompare subito, il più vivace è Di Livio
 

CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO 

Partite come questa, sono foglie che il vento nasconde al cuore della gente e, per fortuna, trascina alla periferia estrema della memoria. Il Cagliari non ha coraggio, la Juventus è troppo dolce. Il pareggio che riassume il polveroso sferragliare delle squadre, altro non è che la logica conseguenza di una contesa avara e sordida, orientata da un paradosso di fondo: il Cagliari gioca meglio in undici contro undici; Madama, dopo l'espulsione di Montero. 

Raccontare sfumature è un esercizio precario. Scottato da ardenti tizzoni, Mazzone si cautela, sfoderando un 5-4-1 che ha in Minotti il libero, Villa e Scugugia i carabinieri deputati alla guardia di Del Piero e Padovano, Pancaro e Bettarini i lembi esterni di una coperta super-imbottita. Una sola punta, Tovalieri. E tutti gli altri, da Muzzi a Berretta, da Sanna a O'Neill, a ostruire valichi e seminare mine sui sentieri di Jugovic, Zidane, Deschamps e Di Livio. La Juve si offre con una sicumera per lo meno discutibile. Non morde, non aggredisce, si sposta in branco. Languida e fredda come i capezzoli di una strega. Spalle alla porta, Del Piero scompare subito, Padovano quasi. Spazi intasati e ritmo mieloso creano grossolani ingorghi, anche perché sono pochi i giovanotti che si smarcano o hanno la fiamma ossidrica di un Boksic. Non sarà facile, visto com'è arroccato il Cagliari, ma tanto valeva provarci con un po' più di spavalderia. 

Il primo tempo di Pancaro e Muzzi merita l'applauso. Il Cagliari imperversa sul fianco sinistro della Juve, là dove un incerto Porrmi, precettato d'urgenza al posto del febbricitante Pessotto, e uno svagato Jugovic patiscono gli uno-due, stretti e ficcanti, che portano Muzzi, Pancaro e O'Neill, quando si allarga, a pericolosi cross: e non a caso, su uno di questi, firmato dall'uruguagio, Tovalieri incorna a fil di palo. I campioni del Mondo gigioneggiano. Un lancio di Di Livio per Jugovic, anticipato da Sterchele, un assolo di Zidane, suggellato da uno scarabocchio, qualche rasoiata di Monterò a scavalcare il centro campo. Nient'altro. 

Cagliari e Juventus si annusano in sordina, senza stanarsi. E quando, al 34', Montero si fa espellere per fallo da ultimo uomo su Muzzi, l'arroganza tattica spinge Lippi a lasciare le cose così come sono, non un difensore in più e un attaccante in meno come consigliano i sacri testi, ma il varo di un estemporaneo e temerario 3-4-2. Se il risultato ne frena la marcia, alla luce, soprattutto, dell'abbuffata della Sampdoria chez Arrigo, l'intreccio della ripresa ne conforterà l'ardire. 

Torricelli, Ferrara e Porrini stringono al centro. L'inesauribile Di Livio viene dirottato a sinistra, sulle orme di Muzzi, con Jugovic a destra. Mazzone richiama Bettarini e sguinzaglia Silva.

Una punta in più contro un avversario ridotto in dieci: elementare, Watson. Ma Silva è Silva, la parodia del bomber. Piuttosto, nei panni di don Carlo, avremmo lasciato Pancaro dov'era, a destra. Il dirottamento sul versante opposto si risolve in un colpo di freno, e non di frusta. Il secondo tempo è noioso e velleitario. Del Piero e Padovano sono soffocati. Zidane, ogni tanto, alza la testa. La Juve controlla le operazioni con un agio fin lì sconosciuto. Attenzione, però: tiri nello specchio, zero; emozioni, idem. Le staffette tra Padovano e Amoruso, e fra Del Piero e Vieri, seguono il mesto corso degli eventi. Di Livio e Deschamps non tollerano intrusi. La Juve non può sempre andare ai cento all'ora: e quando non ci va, per un motivo o per l'altro, eccola costretta a scendere a patti. Il Cagliari se ne infischia delle lingue di fuoco che sprigionano dalla sua terrificante classifica, e si adegua alle paciose scaramucce. 

La palla buona capita, in flagrante contropiede, proprio a Silva: il meno indicato, il più imbranato. Gli ingressi di Cozza e Lonstrup sanno di drittate rubasecondi. Sembra, la Juve, un gattone sazio dei tanti topi divorati. Un gattone che fa la siesta, e non una tigre in agguato, famelica, onnivora. Quanto basta per far paura ai tremebondi soldatini di Mazzone, ma non ai fieri e implacabili corsari di Eriksson. 


STERCHELE 6,5. Si guadagna la pagnotta nascondendo per ben due volte la porta all'arrembante Jugovic. 
PANCARO 6,5. Nel primo tempo, sembra un intercity. Nel secondo, un «locale». Anche perché Mazzone lo trasferisce da destra a sinistra. 
VILLA 6,5. Si occupa, a turno, di Del Piero e Padovano, Vieri e Amoruso. Li limita entrambi, in capo a un'opposizione molto «inglese». 
MINOTTI 6. Ora in linea, ora staccato, un libero concreto e malizioso. 
SCUGUGIA 6. Dalla fitta boscaglia che è la difesa del Cagliari, emerge il suo ruvido machete. Del Piero, Padovano: non è giornata. 
BETTARINI 5,5. Al guinzaglio di Di Livio, il migliore della Juve. 
(Dal 1' st Silva 4. Doveva essere l'uomo in più. Doveva). 
MUZZI 7. La Juventus lo eccita. Gioca a tutto campo e sfodera una partitona. Procura anche l'espulsione di Montero. Soltanto Di Livio, nel finale, riesce a placarne l'impeto. 
(Dal 48' st Loenstrup sv. Giusto un assaggino). 
BERRETTA 6. Tiene d'occhio Zidane, dà una mano sulla fascia. Prezioso. 
SANNA 6. Non è facile sradicare palloni dalle fauci di Deschamps Ci prova, e, ogni tanto, ci riesce. 
O'NEILL 6,5. Sprazzi ardenti, inclusa una morbida parabola per la testa di Tovalieri. Impari a essere più continuo. 
TOVALIERI 5. Una velenosissima incornata, e stop. Troppo poco, per un Cobra. 
(Dal 40' st Cozza sv. Aderisce di buon grado all'armistizio). 

 

PERUZZI 6. Visto che gli avversari non lo stuzzicano, si diverte a fare il libero: di testa, di piede. Una pacchia. 
TORRICELLI 6. Esterno destro, diligente e, qui e là, provvidenziale. 
FERRARA 6. Lo sculettante Tovalieri ne mette a durissima prova nervi e tentacoli. Così così. 
MONTERO 5. Aveva cominciato con apprezzabile vigore. Sorpreso da Muzzi (ma non solo lui: anche Ferrara e Torricelli), non si fida di Peruzzi e si immola di persona. 
PORRINI 5,5. Sostituisce Pessotto, afflitto da problemi intestinali. La fascia sinistra non è il suo pane. Soffre le accelerate di Pancaro. Meglio nella ripresa, quando slitta al centro. 
DI LIVIO 7. Il suo timbro e la sua duttilità lo segnalano fra i più incisivi. Un tempo a destra, l'altro a sinistra. Gran palla a Jugovic. E quando va su Muzzi, Muzzi stacca la spina. 
DESCHAMPS 6,5. Non sempre ispirato, ma sempre roccioso. 
ZIDANE 6,5. Alterna tocchi felpati e sapienti a momenti di sommo impaccio. Il francese crea e spreca un'occasione di rara bellezza. Non al massimo, ma quasi mai al minimo. 
JUGOVIC 6. A sinistra, poi a destra. E' il solo juventino a presentarsi davanti a Sterchele. 
PADOVANO 5. Accerchiato e soverchiato, non centra mai la porta. E per una volta, più che Gabetto, ricorda Geppetto. 
(Dal 24' st Amoruso sv. Segue la corrente, senza lampi). 
DEL PIERO 4,5. Vuole il Pallone d'Oro? Pedali. Non ci siamo. 
(Dal 36' st Vieri sv. Fa il pivot, a fuochi spenti).


L'arbitro BOGGI 6,5. Il cartellino rosso che ha mostrato a Montero è ineccepibile. Per il resto, un po' fiscale, ma mai negligente.


Roberto Beccantini
brani tratti da
: La Stampa 3 febbraio 1997




alessandro

"La Juve Campione d'Europa e del Mondo si presentò al Sant'Elia contro un Cagliari impegnato in una disperata lotta per non retrocedere. Giovanni Trapattoni (doppio ex presente in tribuna) assegnò quel giorno la vittoria di partita e scudetto alla Juve, auspicando però un pareggio per l'amico Mazzone, tecnico dei rossoblù. E proprio il pareggio venne fuori. Montero si fece espellere nel primo tempo per fallo da ultimo uomo su Muzzi, lasciando i suoi in 10 per buona parte della gara. Una gara di grande sofferenza, con il Cagliari capace di contenere gli assalti bianconeri e di pungere in contropiede, sfiorando il gol in alcune occasioni. Anche la Juve andò vicina a segnare nonostante l'inferiorità, ma tanto Zidane, quanto Jugovic sprecarono malamente. A questi si aggiunsero anche Del Piero e Padovano veramente opachi e spenti. E così maturò lo 0-0 finale. La Juve non riuscì a scrollarsi Parma e Samp, cosa che riuscì comunque a realizzare a fine stagione conquistando lo scudetto numero 24, mentre il Cagliari non riuscì a mantenere la categoria scendendo in B."

tratto da: Pagina Facebook: Alé Goeba 


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sabato 6 settembre 2025

6 Settembre 1992: Cagliari - Juventus

É il 6 Settembre 1992 Cagliari Juventus si sfidano nella Prima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1992-93  allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o piú ammazza il campionato senza scampo. Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile! 

Dall'altra parte c'é un Cagliari che disputa un campionato eccellente e finisce in sesta posizione e centra una bellissima qualificazione UEFA.

Buona Visione!

 


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Stagione 1992-1993
Campionato di Serie A - 1 andata
Cagliari - Stadio Sant'Elia
Domenica 6 settembre 1992 ore 16.00
CAGLIARI-JUVENTUS 0-0

CAGLIARI: Ielpo, Napoli, Festa, Bisoli, Firicano, Pancaro (Villa 75), Gaudenzi, Herrera, Francescoli, Matteoli, Oliveira (Criniti 66)
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Rampulla, Carrera M., Baggio D., Conte A., Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Ravanelli 74), Galia, Vialli, Baggio R., Moeller (Casiraghi 63)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Cesari


 

Juve, prende un punto e regala dubbi 
I bianconeri, poco aiutati da Baggio e Vialli, appaiono saldi in difesa ma confusi in avanti
Moeller, a Cagliari, preferito in extremis a Platt 

CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO

Pronti via. Comincia il campionato e dobbiamo già chiederci se sia davvero questa la Juve giusta per andare lontano, oppure se, per un anno ancora, il laboratorio bianconero abbia costruito un prototipo zoppo, una macchina senza la quarta ruota. Gran brutto interrogativo, dopo il restyling robusto che dovrebbe aver ridotto le distanze dal Milan. E non è un grande sollievo per la Juve che il grigio esordio di Cagliari si rifletta nelle difficoltà incontrate da un po' tutte le rivali per lo scudetto. Il mal comune, mezzo gaudio è la consolazione dei mediocri. La Signora che abbiamo seguito, e non ammirato, nell'utile 0-0 del Sant'Elia non ha mostrato niente di quanto avremmo immaginato possedesse dalla cintola in su. 

Le belle forme intraviste in qualche notte d'agosto si sono sgonfiate nel caldo della Sardegna, quasi fossero state arrangiate con il silicone. E ci siamo scoperti a riflettere se davvero la «diversità bianconera» rispetto all'organizzazione di gioco milanista, non sia un'arma a doppio taglio: pericolosissima quando non funziona il gruppo dei fantasisti, capaci di andare in porta senza schemi. Ieri Baggio e Vialli, Moeller e lo stesso Di Canio si sono spenti nel grigiore di iniziative sempre troppo confuse per avere successo. I virtuosi hanno steccato e con loro l'orchestra. In 90 minuti la Juve ha tirato in porta quattro volte, e mai si è avuta l'impressione che fosse quella giusta. Anche il Trap ha messo del suo a complicare le cose. Ha mantenuto fino all'ultimo le incertezze sullo straniero da escludere e ha poi tolto quello che meno ci si aspettava: Platt. Ora diranno che era tutto risaputo da tempo. Balle. Chi ha visto Platt uscire dalla riunione del mattino, profferendo in inglese la parola che in francese rese celebre Cambronne, ha capito come la scelta l'avesse colto impreparato. C'era una logica, certo, a fargli preferire Moeller. Ed era quella di dare vivacità e velocità al gioco negli ultimi 20 metri. Moeller però ha fallito la prova. Per quanto ha fatto nei 63' minuti in cui l'abbiamo visto, non soltanto Platt ma persino un suo cognato avrebbe reso altrettanto. Capita. 

La mossa trapattoniana e l'ispirazione mediocre in un Baggio d'antan (anche se è stata sua la conclusione più pericolosa) hanno finito per sconvolgere molti equilibri. E hanno mandato in crisi Vialli. Abbandonato da tutti, con palloni che gli arrivavano tra due difensori, sembrava un ciclista in fuga sul tracciato mondiale di Benidorm, con il gruppo staccato a un chilometro. Trap, nella ripresa, ha provato a mandare avanti il Divin Codino, poi ha definitivamente rinunciato à Moeller, tenuto troppo indietro (e qui sta l'incoerenza della cosa), per gettare in mischia Casiraghi e poi anche Ravanelli, all'esordio in serie A. 

Proprio a Casiraghi è toccata la possibile palla-beffa, su un errore di Festa. L'ha sparacchiata malamente, all'87'. Sarebbe stata una punizione ingiusta per il Cagliari che ha fatto la sua parte da copione, senza osare troppo (un paio di conclusioni di Francescoli e basta), tuttavia senza trovarsi mai in difficoltà con la regia sapiente di Matteoli. Napoli, ex bianconero, si è piazzato su Moeller. Festa ha controllato lo sfiduciatissimo Vialli. Herrera ha preso di mira il Codino e la tagliola di Mazzone ha funzionato: la faina bianconera ha girato al largo, bloccata al centro e impacciata sulle fasce dove Dino Baggio sprinta come se fosse nel salotto di casa sua e con le pattine ai piedi. Non è colpa sua se non ha l'accelerazione brusca del terzino di spinta. Si sta adattando a un ruolo non suo. Forse ci riuscirà, con il talento. O forse non ce la farà, perché non ha (ancora?) la personalità per imporsi: nel primo tempo l'abbiamo visto smarcarsi spesso e mai gli è giunta la palla con una giocata rapida. 

La Juve delle delusioni in attacco ha dimostrato tuttavia la propria solidità quando ha controllato le avanzate sarde. Dietro, la squadra è affidabile, pur negli svarioni di Julio Cesar, che se gioca di fino è come un film di Hitchcock, non intuisci mai la conclusione. Insomma è una Juve che regge e che non prenderà molti gol. Il dubbio riguarda quando deve giocare per vincere. E si suppone che con l'obiettivo di uno scudetto, le toccherà provarci spesso. 

Marco Ansaldo


 

Baggio trova il colpevole: è il caldo 
«Ma abbiamo ampi margini di miglioramento» 
Dopo il famoso litigio, pace tra Vialli e Mazzone 
CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO 

Prologo: protagonista Vialli. Il Gianlucaccio smette i panni del cattivo, appunto, e si fa Gianluchino. Avvicina il massiccio signore in vistosa maglietta rossa e lo abbraccia. É pace tra Vialli e Mazzone, l'omone di Trastevere con il quale ebbe un litigio furibondo, l'anno scorso alla prima giornata di ritorno, partita Sampdoria-Cagliari. Non stiamo a ricordare i risvolti di una storia che suscitò enorme scalpore. Qui ci preme solo sottolineare la frase di Vialli: 
«Non c'era stata guerra con Mazzone, quella volta vinsero su entrambi la voglia di vincere e il nervosismo». 
Invece, di voglia di vincere, ieri sembrava non ne avesse più nessuno e forse la stretta di mano tra Vialli e Mazzone è stata interpretata male, quasi come un patto di non aggressione. 
«Più bella la pace con Vialli di questo punto» 
ha concesso Mazzone, commosso. 
«No - dice il bomber -, il Cagliari ha giocato bene e la Juve non è stata brillante come nel recente passato. Ve lo dico io che con un Cagliari così sarà difficile per tutti vincere su questo campo. Accettiamo questo punto, anche se raccolto al termine di una prestazione non entusiasmante». 
E veniamo alla partita. La racconta Baggio, il capitano, protagonista mancato: 
«Era la prima volta che giocavamo di pomeriggio e in una giornata torrida. Alla fine, in campo, c'erano tre punte di ruolo nella Juve, quindi s'è cercato sempre di vincere. Ma il caldo ci ha penalizzati. Questa squadra può rendere molto di più, ha solo bisogno di lavorare, vedo grandi margini di miglioramento». 
Un dettaglio, perché la fascia di capitano era di colore verde? 
«Verde, come la speranza di vincere finalmente qualcosa con questa Juve». 
Ultimo atto con Trapattoni: 
"Alla fine il pari lo accetto, anche se non sono soddisfatto. Siamo lontani dal cento per cento di rendimento, ci manca ancora la lucidità necessaria per fare già la nostra partita. E non dimentichiamo quella del Cagliari, una squadra che sapevo forte, avendo avuto relazioni favorevoli sulla tenuta e la crescita della formazione sarda". 
Un rischio tenere Galia in campo fino al termine? 
«No, ormai il Cagliari aveva dato tutto, avevo capito che non avremmo rischiato inserendo Casiraghi e Ravanelli. Piuttosto, avete visto la nuova regola? Rampulla per poco non ci ha rimesso un ginocchio. Non sarebbe meglio snellirla, vietando solo la melina tra difensore e portiere e non i retropassaggi?». 
Milan due, Juve uno: normale? 
«Il calendario contemplava questa possibilità dopo la prima giornata. Fa più impressione la sconfitta del Parma, a dimostrazione che sarà un torneo molto equilibrato, con risultati a sensazione ogni domenica». 
Sipario, soprattutto su Rampulla, innervosito da un episodio. 
«Dopo che Oliveira mi è franato addosso stavo per dargli un cazzotto» ha confidato

Franco Badolato
brani tratti da: La Stampa 7 settembre 1992





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mercoledì 20 agosto 2025

23 Agosto 1989: Cagliari - Juventus

É il 23 Agosto 1989 e Cagliari e Juventus si sfidano nel Primo Turno (gara unica) della Coppa Italia 1989-90 allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. 

Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!

Buona Visione!



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Stagione 1989-1990 - Coppa Italia - 1° turno
Cagliari - Stadio Sant'Elia
Mercoledì 23 agosto 1989 ore 17:00
CAGLIARI-JUVENTUS 0-1 - Dopo i tempi supplementari
MARCATORI: Zavarov 108

CAGLIARI: Ielpo, Valentini, Fadda, De Paola, Cornacchia (Festa 91), Giovannelli, Rocco (Cappioli 55), Pulga, Provitali, Bernardini, Paolino
Allenatore: Claudio Ranieri

JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Alejnikov (Napoli N. 91), Rui Barros, Zavarov, Marocchi, Schillaci (Casiraghi 91)
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Magni P.L.



Juve sempre più Zavarov-dipendente 
Non mancano le sorprese nel primo turno di Coppa Italia: subito fuori Udinese, Verona e Torino 
Cagliari regge bene nei tempi regolamentari 
Poi decide lo Zar con una rete degna di Sivori 

CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO Dopo 108' di sofferenza e sudore Aleksandr Zavarov ha firmato il suo capolavoro e la Juve ha eliminato il Cagliari nel primo turno di questa inedita e discussa formula di Coppa Italia. Sacha aveva arrotolato i calzettoni sulle caviglie alla Sivori più per la stanchezza che per civetteria. Un segno del destino: il suo gol, su assist di Rui Barros, che pur non essendo in forma era tra i più irriducibili, ha ricordato quelli del «cabezon»: ha ubriacato con un dribbling stretto Fadda e di destro ha piazzato il pallone, sfiorato dalla mano del portiere Ielpo, a fil di palo. Un gol di stampo argentino che ha illuminato una prestazione tutt'altro che esaltante del Maradona ucraino e della Juve, che raccoglie ancora poco in rapporto al lavoro che svolge. 

Il gioco c'è e poggia su Fortunato, tra i migliori in campo, Marocchi, Aleinikov e Zavarov, ma è macchinoso e prevedibile e non alimenta, nei tempi e nei modi giusti, le offensive. Insomma, i colpi non affondano anche perché i rifornimenti per Schillaci, attaccante che ama il passaggio profondo per scoccare il suo destro, sono pochi e ritardati. Rui Barros e Zavarov possono e debbono assecondare maggiormente il «picciotto» siciliano. Colpa del Cagliari, tecnicamente discreto, tutto corsa e pressing come richiede la B, colpa anche dello scirocco tagliagambe ma, soprattutto, della mancanza di accelerazioni. E qui il discorso chiama in causa sia il centrocampo, ordinato, attento ma ancora in pieno rodaggio, che Barros. 

Il minibomber portoghese, a differenza di quanto accadde nella scorsa stagione, che lo vide partire a cento all'ora, va a passo ridotto in questo inizio di stagione. Questione di forma e di ruolo. Adesso fa la punta, accanto a Schillaci. Dà le spalle alla porta e, con un avversario appiccicato alle costole, gli diventa più difficile l'azione a sorpresa. Quando la condizione di Rui Barros e di tutta la squadra crescerà, sicuramente il tasso di pericolosità di questa Juventus aumenterà. Marocchi si è prodigato senza sosta, De Agostini si è smarcato sovente sulla fascia sinistra ma non sempre è stato sfruttato a dovere. Anche Tricella non è rimasto fisso alle spalle della difesa, ed ha appoggiato con efficaci sortite la manovra. Come Galia, i cui cross però non erano molto precisi. Perfino lo stopper Bonetti si è sganciato con profitto un paio di volte, ma poi il pallone ristagnava, si ruminava un calcio senza sbocchi. La Juve ha i mezzi per fare di più. E molto dipenderà anche da Aleinikov che, a parte un paio di spunti da campione, deve trovare la posizione giusta per assicurare filtro e spinta costanti, nonché conclusioni anche da fuori area. Poiché ama giostrare in funzione della squadra, deve prima entrare nei meccanismi per sfoderare la sua personalità. 

Dopo un tempo a Vercelli, ieri ha disputato i primi 90' e, per quanto l'intesa con Zavarov sia automatica, deve conoscere gli altri bianconeri ed entrare nel clima del calcio italiano. Atleta poderoso, ha avuto sprazzi autoritari e pause. E' in grado di fare molto di più di quanto si è visto al Sant'Elia: un magnifico cross di sinistro, il suo piede preferito, che respinto da un difensore è spiovuto sul destro di Zavarov fuori bersaglio (41') ed una legnata, di sinistro dal limite, di poco alta. La Juve modello sovietico non aveva incantato producendo un'incornata di Fortunato (74') che centrava in pieno la traversa e un gol, sempre di testa, dello stesso Fortunato annullato da Magni (34') per fallo dell'ex atalantino. Altre occasioni erano abortite in zona-tiro oppure stroncate fallosamente, come al 53' quando Schillaci, scattato in offside ma rimesso in gioco da un tocco di un avversario, era stato atterrato dal portiere Ielpo. Schillaci aveva un po' accentuato le conseguenze della caduta e, su segnalazione del guardalinee, Magni aveva concesso una punizione in favore del Cagliari per simulazione. E più tardi sorvolava su un mani di Giovannea in area: involontario. 

Tutto qui prima della prodezza di Zavarov. E senza dimenticare due grandi parate di Tacconi, su sinistro di Provitali ma, soprattutto, quella, miracolosa, su colpo di testa da tre metri di Valentini (76'). Un bello spavento per Zoff anche se l'allenatore sapeva che il Cagliari avrebbe reso durissimo questo primo impegno ufficiale della stagione. 

Alla fine dei tempi regolamentari, Zoff ha inserito due elementi freschi, Napoli al posto di Aleinikov e Casiraghi per Schillaci. Proprio da una combinazione fra i due nuovi venuti la palla-gol più nitida della partita: Casiraghi, dopo essersi liberato bene per il tiro, sballava di mezzo metro la mira. Quando sembrava inevitabile la lotteria dei rigori, con le due squadre ormai sulle ginocchia, ci ha pensato Zavarov a risolvere il problema ed a spegnere le illusioni del Cagliari che si era battuto al massimo delle sue possibilità, con un calcio geometrico basato sul collettivo e sulle impennate di Bernardini e Paolino. 

Bruno Bernardi


 

l bianconeri inaugurano con una vittoria la Coppa Italia, grazie a un capolavoro di Sacha. 
Aleinikov procede allegramente verso la forma migliore mentre Barros stenta ancora ad entrare in corsa. 
Fortunato, sempre disponibile in difesa e a centrocampo, conferma di essere un importante punto di riferimento per i compagni 
La Juventus gioca di scherma contro un Cagliari che ce la mette tutta ma non ha un sovietico col piede d'oro e un portierone da nazionale 
Tacconi e Zavarov, parata e affondo 
I complimenti di Zoff al suo numero uno volante e al cannoniere. Ma gli è piaciuto anche Serghei, pronto a mettersi al servizio della squadra e senza tanti fronzoli 

DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI — 

«Alla fine abbiamo avuto ragione noi», 

diceva Dino Zoff negli spogliatoi del Sant'Elia dopo la battaglia di due ore con il Cagliari, risolta da una prodezza di Aleksandr Zavarov al 108'. Il tecnico spera che la Juventus non ne risenta domenica, con il Bologna al Comunale, nella prima di campionato. É stata dura, proprio come si aspettava l'allenatore della Juventus alla vigilia. Sapeva che la sua squadra avrebbe dovuto lottare anche con il caldo e lo scirocco e non solo contro un Cagliari grintoso, concentratissimo che aveva già fermato sullo stesso campo, sia pure in amichevole, Roma e Napoli imponendo lo 0-0. E c'era riuscito anche con la Juventus, nel quadro dei primi 90', poi, esaurita la carica, la corsa e la lucidità, non è più stato in grado di produrre il pressing asfissiante che aveva impedito alla Juventus di ragionare più di tanto e di affondare i colpi, ed ha ceduto alla classe di Zavarov. 

Il Cagliari non ha un Gigi Riva giovane mentre la Juventus, modello Urss, pur non incantando ha trovato il colpo vincente. Era già arrivata vicino al bersaglio in alcune occasioni. Un gol di Fortunato era stato annullato per fallo, poi lo stesso ex atalantino aveva centrato in pieno la traversa con un gran colpo di testa. C'era anche un mezzo rigore su Schillaci, atterrato dal portiere e nei supplementari Casiraghi, subentrato al «picciotto» siciliano, ha fallito di un soffio l'occasione più nitida costruita dalla Juventus. Zoff è soddisfatto del gioco anche se ammette che, nel secondo tempo, c'è stata un po' di confusione e Tacconi ha dovuto compiere un paio di grosse parate. 

«Una è stata determinante», 

osservava Zoff che è sempre molto esigente con i suoi portieri. E Tacconi lo ringraziava: 

«Era ora che mi facesse un complimento». 

Complimenti di Zoff anche per Zavarov 

«che ha segnato un gol bellissimo ed ha i mezzi per diventare un grande» 

e parole d'incoraggiamento per Aleinikov che era al suo debutto in un impegno ufficiale in maglia bianconera dopo la mezza partita disputata nell'amichevole di Vercelli. 

«Serghei si è mosso bene anche se non ha ancora nelle gambe il ritmo per sostenere 90'», 

aggiungeva Zoff. A noi sono piaciuti due spunti da campione del cosacco di Minsk: un cross bellissimo, non sfruttato a rete per mira difettosa da Zavarov, ed un violento sinistro da fuori area alto di poco sopra la traversa. Aleinikov ha accusato qualche pausa ma si è sforzato di mettersi al servizio della squadra, senza fronzoli. La sua preoccupazione maggiore è di rispettare i compiti assegnatigli, pur avendo un raggio d'azione abbastanza ampio. Era partito da lontano, inserendosi in avanti quando la situazione lo richiedeva. Ha ampi margini di miglioramento quando, all'intesa automatica che ha con Zavarov, aggiungerà un perfetto affiatamento anche con gli altri bianconeri. Fortunato ha confermato di essere un grosso punto di riferimento per i compagni: sempre disponibile, sia a sostegno della difesa che del centrocampo, con un gioco lineare. 

Quando Tricella si sgancia, Fortunato lo protegge e lo stesso fa quando è Bonetti ad avanzare. Sulla fascia sinistra si è spesso smarcato De Agostini ma non è stato sfruttato a dovere. Sul versante opposto, anche Galia è avanzato ma doveva preoccuparsi di Provitali ed ha preferito dosare i «raids» offensivi. Bravo Marocchi. Andrea Arrica, che fu uno degli artefici della costruzione del Cagliari-scudetto, se lo mangiava con gli occhi. Rui Barros, viceversa, è un po' in ritardo di condizione. L'anno scorso era partito a razzo, adesso entra in forma più gradualmente. L'azione del gol di Zavarov è nata da un suo passaggio. Barros ha avuto il merito di non demordere. Quando sarà al massimo la Juventus potrà riavere quelle accelerazioni indispensabili per rendere imprevedibile il proprio gioco anche se il minibomber portoghese adesso gioca prevalentemente di punta, con l'avversario addosso e ha meno possibilità di sfruttare il fattore-sorpresa.  

 


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