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giovedì 11 giugno 2026

11 Giugno 1989: Juventus - Lazio

É l' 11 Giugno 1989 Juventus e Lazio si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è una Lazio che termina la stagione a metá classifica tranquilllamente seduta nella sua mediocritá.

Buona Visione! 


 

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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 11 giugno 1989 ore 16.30
JUVENTUS-LAZIO 4-2
MARCATORI: Gregucci 17, Buso 21, Ruben Sosa 42, Piscedda autorete 58, De Agostini 66, Buso 79

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N. (Rui Barros 46), De Agostini, Galia, Favero, Tricella, Marocchi, Magrin, Buso, Zavarov (Cabrini 75), Laudrup
Allenatore: Dino Zoff

LAZIO: Fiori, Monti, Piscedda (Di Biagio 83), Beruatto, Gregucci, Gutierrez, Greco (Rizzolo 68), Acerbis, Di Canio, Sclosa, Ruben Sosa
Allenatore: Giuseppe Materazzi

ARBITRO: Magni P.L.



Zoff fa squillare la sveglia e la Juventus dilaga.
Ora i bianconeri sono gli arbitri della salvezza La Lazio è caduta nel tranello, lasciandosi ingannare dai profeti di giornata. «La Juve non ha più stimoli particolari e non infierirà». Invece la Juve ha fatto fino in fondo il proprio dovere e se altri si fossero comportati come hanno fatto i bianconeri contro la squadra di Materazzi, la regolarità del campionato sarebbe stata garantita in maniera totale. Eppure la Lazio si era illusa. Il gol di Gregucci aveva allargato il cuore alla speranza, anche se la gioia è stata di brevissima durata, perché nel giro di quattro minuti, Buso ha rimesso le cose a posto. Ma per quanto decisa a interpretare nel migliore dei modi il proprio ruolo, la Juve nel primo tempo era — diciamo così — un po' troppo svagata ed infatti la Lazio ne ha subito approfittato infilando alle spalle di Tacconi un secondo, rocambolesco gol, nato da uno sciagurato bisticcio difensivo tra Napoli e Tricella. A quel punto è cominciata la rovina della Lazio. Sentendosi forse al sicuro, la squadra di Materazzi ha continuato a giocare come non dovrebbe mai fare chi ha bisogno di punti come dell'aria che respira. La Juve, brutalizzata da Zoff nell'intervallo, ne ha saputo approfittare, giocando come fa il gatto con il topo e penetrando senza problemi nelle maglie di una difesa incredibilmente scoperta ed ingenua. La mossa decisiva compiuta da Zoff, è stata quella di mettere Barros al posto di Napoli all'inizio del secondo tempo. Una scelta che ha scombussolato i piani di Materazzi e che ha permesso alla Juve di giovarsi di uomini imprevedibili come Laudrup, Zavarov, Marocchi e lo stesso portoghese, che si inserivano a turno in aiuto di Buso, unica punta di ruolo. Il pareggio è arrivato con la complicità ai Piscedda, ma poi la Juve ha preso a dilagare, trovando sul campo corsie preferenziali per dirigersi verso la porta del povero Fiori. La prodezza di De Agostini ed una sventola di Buso hanno determinato il risultato finale, ma la Juve ha avuto altre palle-gol, mettendo a nudo i mille problemi di una Lazio che non è mai riuscita a fare filtro a centrocampo, anche per le assenze di due uomini determinanti come leardi e Pin. Ed ora la squadra romana ha l'acqua alla gola. Un solo punto la divide dal tandem Torino-Pescara e rischia di mandare a monte mesi e mesi di faticosdo lavoro. Come un'operosa formichina, la Lazio era riuscita a rosicchiare un punto qua ed uno là, portandosi in una tranquilla posizione di classifica, ma gli ultimi rovesci l'hanno rigettata in piena bagarre. La Juve adesso è più che mai arbitra della salvezza. Domenica giocherà a Pescara, contro una squadra che non ottiene due punti in una sola volta da quattordici partite e che stavolta si trova di fronte ad una scelta obbligata: vincere per non sprofondare. La squadra di Zoff ieri ha dato una mano ai cugini granata e domenica ha la possibilità di dimostrarsi di nuovo molto generosa. Un Torino in B non fa piacere a nessuno, neppure a buona parte della tifoseria juventina, che ieri ha sottolineato con caldi applausi ogni gol dei granata a Como. Ma a Pescara non ci sarà Laudrup, uno dei giocatori più in forma del momento. Boniperti, infatti, gli permetterà di giocare nella nazionale danese contro il Brasile. Sospetti e pettegolezzi sono scontati. 

tratto da: Archivio La Stampa 







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giovedì 4 giugno 2026

16 Aprile 1989: Juventus - Pisa

É il 16 Aprile 1989 Juventus e Pisa si sfidano nell' ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'é un Pisa che saluta a malincuore la massima divisione e ritorna nell' oblio della Serie B.

Buona Visione! 

 


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Stagione 1988-89 - Campionato di Serie A
8a Giornata di Ritorno
Domenica 16 Aprile 1989 ore 15.30
Juventus-Pisa 3-1
Marcatori: 10' Buso, 30 rigore De Agostini, 73' N.Napoli (J), 45' Piovanelli (P)

Juventus: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bruno P., Tricella, Marocchi, Rui Barros, Buso, Zavarov, Mauro
Allenatore: Dino Zoff

Pisa: Grudina, Cavallo, Lucarelli, Boccafresca, Elliott, Fiorentini, Cuoghi, Gazzaneo, Incocciati, Dolcetti, Piovanelli
Allenatore: Giannini

Arbitro: Lanese



Il primo regalo del giovane centravanti juventino ai tifosi del Comunale 
Buso: «C'è posto anche per me» 
«So di giocarmi molte chances in questo finale di campionato» 
Napoli alla seconda prodezza stagionale: «Anch'io spero di conquistare la fiducia di Boniperti» 
De Agostini torna al gol

TORINO — Prime reti al Comunale per Buso e Napoli, ritorno al gol per De Agostini che non segnava in campionato dal 20 novembre, contro il Napoli. Sono loro i protagonisti a tutto tondo della Juventus in una giornata in cui sono piovuti fischi per Tacconi e Galia, sono rimaste perplessità su Zavarov, hanno lottato con alterni risultati Mauro e Tricella, s'è battuto come un leone Barros, hanno svolto il loro compito senza infamia e senza lode sia Bruno sia Marocchi. 

Per Renato Buso è il quarto gol in questo campionato dopo la doppietta della scorsa stagione e la rete segnata in queila d'esordio, nel 1986-87. Ma finora le sue prodezze (compresa una rete in Coppa Italia alla Lazio) erano nate sempre in trasferta, mai Buso aveva gioito al Comunale, davanti ai suoi tifosi. 

"Dedico il gol a loro — afferma Buso — ma anche a Boniperti che prima della partita mi ha detto "Vai su tutte le palle che con la pioggia questo può essere il campo adatto a te". E io ho voluto questa rete con tutte le mie forze. Quando Galia ha rimpallato quella sfera respinta dal portiere su tiro di Napoli mi sono accorto che Grudina era rimasto fuori dai pali e ho toccato all'indietro. Volevo proprio mandarla direttamente in portai." 

"Finalmente — aggiunge ancora Buso — sono riucito a segnare al Comunale, finora i tifosi juventini le mie reti le avevano viste in tv o in trasferta. E' un periodo che mi sento in forma, del resto posso esprimermi con continuita, so di giocarmi molte chances di restare alla Juve anche il prossimo anno in questo finale di campionato. E scendo in campo più convinto dei miei mezzi, non ho paura di sbagliare, anche perché non temo gli esami". 

Che cosa ha imparato in queste settimane? 

"Intanto mi sono accorto che ogni partita che passa i marcatori si fanno sempre più rudi con me. E ho capito che bisogna sempre lottare. Del resto non sono uno che può stare ad attendere in area gli sviluppi dell'azione, devo partire da lontano per rendere meglio, mi piace partecipare ali'azione e come contro il Pisa aiutare i compagni anche in retrovia. Per sviluppare meglio la mia progressione ho bisogno di quei quattro o cinque metri di spazio, in area saró quasi sempre superato, non sono il tipo da scambi negli spazi stretti". 

Napoli e alla seconda prodezza stagionale, a due settimane dalla prima, a Napoli. Entrambe di testa come le sei reti segnate due anni fa in B a Messina, prima di approdare a Torino. 

"Il rammarico — dice il difensore — e quello di non aver conquistato prima la fiducia di Zoff, quindi spero di poter giocare fino al termine del campionato per convincere anche Boniperti. Il mio contratto scade nel '90 ma vorrei essere sicuro perla prossima stagione. Piuttosto che restare un altro anno in panchina forse é meglio andare a giocare in un'altra squadra.

Il gol di testa é la mia specialità cosi come mi trovo bene nel ruolo di terzino, di marcatore della seconda punta perche posso partecipare alla manovra". 

De Agostini svela: 

"Segnare su rigore non é mai facile come sembra. Ho gioito doppiamente perché questa rete viene dopo un lungo digiuno ed é la ventesima in serie A. Non tutti hanno capito che cosa ho passato in questa stagione dopo l'infortunio. Per questo lo dedico a quei "faccioni" di Roberto e Renata Tricella". 

Sulla partita De Agostini spiega:

"Abbiamo giocato bene nonostante le condizioni del campo. Continua l'altalena di risultati? E' la dimostrazione che questa Juve deve solo aver paura di se stessa più che degli avversari. A volte manchiamo di concentrazione. Anche con il Pisa abbiamo pagato con un gol un attimo di disattenzione. E' nostra intenzione cercare di vincere sempre, sarei felice di chiudere con tanti successi questo campionato. Ne va della posizione in classifica e del prestigio". 

Sul rigore, contestato in verità solo dai pisani, De Agostini afferma

"Tante volte anche a noi hanno fischiato contro dei rigori dubbi". 

E Marocchi aggiunge: 

"L'arbitro era più vicino di me all'azione sia in quel caso sia prima su Barros quando Buso ha segnato". 

Zoff descrive cosi la partita dei suoi: 

"Abbiamo tenuto bene su un campo difficile con sprazzi di bel gioco. Era una partita importante per noi. Tutti hanno giocato bene, s'é confermato Buso, e stato bravo Napoli, mi voglio complimentare per il gol. Ma tutti si sono battuti bene".

Franco Badolato 
tratto da: La Stampa 17 aprile 1989








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La Stampa 17 aprile 1989



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domenica 31 maggio 2026

7 Dicembre 1988: Juventus - FC Liegi

È il 7 dicembre 1988 e Juventus ed FC Liegi (Belgio) si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di finale della Coppa UEFA 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è un FC Liegi meteora del calcio europeo di quegl'anni - tanta grinta e forza, ma per i rossoblu non ci sarà speranza contro la Juve.

Buona Visione! 

 



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Stagione 1988-1989 - Coppa UEFA - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 7 dicembre 1988 ore 16:45
JUVENTUS-LIEGI 1-0
MARCATORI: Altobelli 16

JUVENTUS: Tacconi, Favero, (c) Cabrini, Galia, Bruno P., Tricella, Marocchi, Rui Barros, Altobelli, Mauro, Laudrup
A disposizione: Bodini, Napoli N., Magrin, Buso
Allenatore: Dino Zoff

LIEGI: Stojic, Houben (Boffin 69), Quaranta, Giusto, Habrant, De Sart, Ernes, Quain, Varga, Veyt, Malbasa
A disposizione: Machiels, Gusbin, Waseige, Bosman
Allenatore: Robert Waseige

ARBITRO: Prokop (Germania Est)
AMMONIZIONI: Varga 61 (Liegi)






LA FEBBRE (DEL GOL) A 39

Mettiamo che l'uno a zero della Juventus sul Liegi non abbia aggiunto nulla di nuovo rispetto a quanto si era già visto nella città belga e a quanto la squadra oggi allenata da Dinosauro Zoff sta dimostrando in campionato. E giusto ribadire intanto che ha ritrovato una sua saldezza difensiva da quando ha Cabrini terzino di fascia. Contro i belgi, non giocava Brio, stiratosi alla vigilia del match senza che nessun cronista potesse essere informato. Ormai i cronisti non vedono gli allenamenti. Si limitano ad attendere i giocatori nell'antistadio, conducono le loro interviste e rispariscono Questo può risultare perfin gradito alle società. Ai tempi dell'Inter di Helenio, il general manager Allodi aveva voluto che i cronisti non assistessero agli allenamenti, tenendoli in un'apposita saletta lontana almeno un chilometro dal prato dove i nerazzurri si allenavano. Ma torniamo al match è stato Altobelli il goleador. Spillo ha sbloccato il risultato con un gol di destro di strabiliante puntualità al 6, il suo 39. gol europeo in 75 partite Ricorderemo al lettore della speciale classifica juventina a questo riguardo: 87 partite Scirea, 83 Bettega e 75 Altobelli, che ha superato Zoff rimasto a 72. La partita ha visto la Juventus giocare con bella saggezza, senza scoprirsi mai; il Liegi ha manovrato con una certa pericolosità, ribadita soltanto dal possente Malbasa, sul quale Favero ha compiuto un capolavoro di marcatura. La Juve, dopo la sbandata con il Napoli, ha acquistato una mentalità pratica, gioca senza sprecare inutilmente energie e «coprendo» il campo, affida ad Altobelli il ruolo di alto finalizzatore e recupera in Cabrini il giocatore di fascia più emblematico della gloria bianconera. Che Cabrini voglia riproporsi a Vicini nel momento assai difficile del giovane Maldini, non lo escludiamo: oltre a puntellare adeguata-mente la difesa, Cabrini puntella l'attacco, sventagliando acrobati-camente il sinistro. E con Mauro e Marocchi a centro campo gli equilibri tattici sono più sostanziosi.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1988 n.50






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giovedì 28 maggio 2026

28 Maggio 1989: Juventus - Fiorentina

É il 28 Maggio 1989 e Juventus e Fiorentina si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è una Fiorentina guidata in panchina da Sven Goran Eriksson e condotta in campo da un giovane Roberto Baggio, che conclude la stagione in 7a posizione e (dopo spareggio con la Roma) si aggiudica un posto in Europa.

Buona Visione!



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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 13 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 28 maggio 1989 ore 16:30 
JUVENTUS-FIORENTINA 1-1
MARCATORI: Buso 4, Cucchi 53

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bruno P., (c) Tricella, Mauro, Marocchi (Magrin 46), Buso, Zavarov, Laudrup
A disposizione: Bodini, Favero, Cabrini, Altobelli
Allenatore: Dino Zoff

FIORENTINA: Landucci, Bosco (Calisti 63), Carobbi, Dunga, Battistini S., Hysen, Salvatori, Cucchi, Pruzzo (Di Chiara 70), Baggio R., Pellegrini
A disposizione: Bacchin, Pin, Perugi
Allenatore: Sven Goran Eriksson

ARBITRO: Felicani
AMMONIZIONI: Bruno P. 29, De Agostini 76 (Juventus); Cucchi 22 (Fiorentina)
ESPULSIONI: Bruno P. 72 (Juventus); Baggio R. 72 (Fiorentina)





Napoli e Tricella le note liete di fine stagione

La zona Uefa, a quattro giornate dal termine, è ormai acquisita per la Juventus anche se il pareggio con la Fiorentina ha impedito alla squadra di Zofi di agganciare il Milan, neo campione d'Europa, al terzo posto. Ancora una volta, e con piena ragione, i bianconeri hanno qualcosa da recriminare sull'arbitraggio. Il signor Felicani di Bologna ed i suoi collaboratori hanno commesso errori decisivi. Se sbagliare è umano, nei confronti della ,Juventus è diventata una cattiva abitudine.

Non vogliamo mettere in dubbio la loro buona fede, ma la Juventus, che meritava di chiudere il primo tempo con almeno due gol di scarto, s'è vista annullare un gol senza motivo (Laudrup non aveva commesso fallo su Landucci, uscito a vuoto sul cross di Marocchi deviato di testa da Carobbi) e non concederne un altro, dello stesso Laudrup allo scadere del primo tempo, perché secondo Felicani e il guardalinee il pallone incornato dal danese e respinto da Carobbi non aveva varcato interamente la linea di porta. Le riprese televisive hanno dimostrato che il gol era regolare.
Ben diversa sarebbe stata la ripresa con la Juventus in vantaggio di 2-0, sia dal punto di vista psicologico che pratico. Il pomeriggio caldo e umido, con pioggerella prima della gara e sole durante il secondo tempo, ha inciso sul rendimento della Juventus che, per esercitare una costante supremazia territoriale, aveva speso molte energie in più della Fiorentina. L'innesto di Magrin al posto di Marocchi non è bastato ad innervare un centrocampo apparso in debito d'ossigeno. E la Fiorentina ha prima pareggiato con Cucchi, poi ha scosso la traversa con un pericolosissimo colpo di testa di Pellegrini.

Sarebbe stato davvero il colmo se quell'incornata di Pellegrini fosse finita a bersaglio ma il calcio è così e, con gli equilibri esistenti nel nostro campionato, basta un episodio sfortunato per capovolgere l'esito di una partita. Un solo gol è spesso insufficiente. Giá con l'Inter la Juventus non aveva raccolto quanto meritava in 45' e i neocampioni d'Italia avevano saputo rimediare. É successo anche alla Fiorentina. La Juventus avrebbe comunque potuto essere più forte della sorte e dell'arbitraggio contrario ma Galia, De Agostini e Napoli hanno sprecato, nel finale e con le due squadre ridotte in dieci per l'espulsione di Bruno e Baggio, tre grosse occasioni per mettere ko i viola. Soprattutto quelle di Galia, a tu per tu con Landucci, e di Napoli che aveva scambiato benissimo con Laudrup ma poi, al volo di destro, angolava troppo il tiro.

Se Napoli avesse segnato, sarebbe diventato il protagonista assoluto dell'incontro. Era stato bravissimo a contrastare Baggio, il talento della Fiorentina che piace alla Juventus. Baggio non era mai riuscito a liberarsi di Napoli che, in modo corretto, lo contrastava con efficacia e partecipava attivamente alla costruzione del gioco.

Napoli, insieme con Tricella, è una delle note liete di questo finale di stagione. L'ex messinese, arrivato a Torino nell'ottobre '87, per una stagione e mezza non era riuscito ad esprimere un rendimento soddisfacente. Malanni muscolari, ricadute, gli avevano negato la continuità e la prima squadra. E bastata l'operazione alle tonsille per risolvere tutti i problemi. Ed i risultati si vedono.

Bruno Bernardi






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