Siamo all'inizio dell'avventura per la Juventus stagione 1988/89. Guidata in panchina dalla 'leggenda bianconera' Dino Zoff, i bianconeri faranno un campionato abbastanza soddisfacente . Infatti concluderanno la Serie A in quarta posizione, mentre in Coppa UEFA ci si ferma ai quarti di finale.
Per quanto riguarda la Coppa Italia i nostri eroi saranno eliminati nella secondo turno di gironi eliminatori.
Buona Visione!
Stagione 1988-1989 - Coppa Italia - 1° turno, 3ª giornata eliminatorie Bergamo - Stadio Comunale Domenica 28 agosto 1988 ore 20.30 ATALANTA-JUVENTUS 1-1 MARCATORI: Altobelli 42 (J) Fortunato D. 52 (A)
La Juventus torna da Bergamo con un pareggio che le spiana la strada verso la qualificazione in Coppa Italia, anche se mercoledì prossimo deve ancora giocare a Taranto e poi chiudere il girone con il Verona in casa. Ma non è escluso che i bianconeri debbano trasferirsi a Novara a causa della concomitante visita del Papa a Torino. E veniamo all'analisi della partita.
Rui Barros (ancora una volta) è stato, nel bene e nel male, il protagonista della partita: è stato il portoghese ha propiziare il gol di Altobelli allo scadere del primo tempo ma, purtroppo (nessuno è infallibile), in apertura di ripresa, ha fallito di un soffio il raddoppio. Fortunato ha fissato l'1-1 approfittando di uno sbandamento della difesa bianconera. Il film della gara, che ha sottolineato la predisposizione di Altobelli alle segnature in Coppa (è, come ben si sa, uno specialista di rango, un recordman in materia) lo si può rivedere attraverso le pagelle degli interpreti juventini.
TACCONI, discreto: ha sventato due gol su tiri ravvicinati di Fortunato e Nicolini e non ha colpe sul bolide di Fortunato poiché era coperto da un nugolo di difensori.
BRUNO, sufficiente: inizialmente su Nicolini, si è poi trovato a contrastare uno Stromberg cui la fascia di caipitano dà una carica particolare. Bruno ha sofferto ma non ha sfigurato.
DE AGOSTINI, buono.Una prestazione più che positiva. Il terzino dimostra di avere già una buona condizione fisica.
GALIA, sufficiente: ha dovuto contenere il dinamismo di Prytz, che di svedese ha i radi capelli biondi e non la statura, ed ha cercato, ma senza molto successo, di sostenere le azioni offensive in una metà campo affollatissima.
BRIO, sufficiente: gli è toccato Carlini, unica punta orobica. Contro un avversario mobilissimo, Brìo ha opposto il mestiere e la concentrazione, concedendogli soltanto l'assist di testa per il gol di Fortunato.
FAVERO, sufficiente: chiamato in extremis a sostituire Tricella, infortunatosi durante gli esercizi di riscaldamento, ha fatto il suo dovere in un ruolo che, nella Juventus, aveva occupato solo saltuariamente ai tempi di Trapattoni.
MAURO, sufficiente: ha tentato, sulla fascia, di scodellare qualche pallone per Altobelli, ma il catenaccio dell'Atalanta gli ha negato spazi che ha trovato solo nella ripresa quando le energie scarseggiavano.
BARROS, discreto: a Bergamo ha conosciuto il marcamento asfissiante di Bonacina e la «gabbia» in cui ha cercato di imprigionarlo Mondonico. Gli sono bastati però due guizzi: il primo ha fruttato il gol di Altobelli, il secondo, per un pelo, gli ha negato il raddoppio, il «gigantino» però, c'è e si vede nonostante la ministatura.
ALTOBELLI, discreto: puntuale all'appuntamento con il gol, un fendente di sinistro, su invitante assist di Rui Barros. «Spillo» ha riempito di nostalgia il cuore del disoccupato Bersellini (presente in tribuna) con il quale vinse l'unico scudetto, e di disappunto quelli di Facchetti, «spia» di Trapattoni.
MAROCCHI, sufficiente: ha sfiorato il gol, s'è battuto con impegno alla ricerca della miglior posizione e del lancio profondo, ma era difficile trovare varchi e non ha brillato come altre volte. E' un talento ma è ancora giovane e l'arrivo di Zavarov sarà importante anche per la sua crescita.
LAUDRUP, sufficiente: dal suo piede è partita l'azione che, sviluppata da Rui Barros, ha determinato il gol di Altobelli. Suo anche il perfetto lancio smarcante sprecato dal portoghese. Due acuti importanti. Per il resto tanto impegno, tanta volontà e un paio di tiri da lontano.
É la prima partita ufficiale della Juventus stagione 1988/89. Guidata in panchina dalla 'leggenda bianconera' Dino Zoff, i bianconeri faranno un campionato abbastanza soddisfacente . Infatti concluderanno la Serie A in quarta posizione, mentre in Coppa UEFA ci si ferma ai quarti di finale.
Per quanto riguarda la Coppa Italia i nostri eroi saranno eliminati nella secondo turno di gironi eliminatori.
Buona Visione!
Stagione 1988-1989 - Coppa Italia 1° turno, 1ª giornata eliminatorie Cosenza - Stadio San Vito Domenica 21 agosto 1988 ore 20.45 COSENZA-JUVENTUS 0-0
COSENZA: Simoni, Presicci, Lombardo (Poggi 46), Bergamini, Napolitano, Castagnini, Galeazzi (De Rosa 55), Venturin (Marino 71), Lucchetti, Urban, Padovano Allenatore: Bruno Giorgi
La Juve chiede aiuto a Zavarov A Cosenza pareggio senza reti per i bianconeri troppo leggeri a centrocampo Partita con poche emozioni - Tricella, il migliore con Altobelli, evita il gol beffa - In difficoltà Rui Barros e Marocchi Passo da lumaca per la Giovane Signora dal nostro inviato
COSENZA — Presto, Aleksander Zavarov, non indugiare. La Juventus ha bisogno di te, non farla aspettare ancora. Ieri sera a Cosenza tutto quello che di buono la nuova squadra di Zoff aveva messo in mostra nelle partite amichevoli, è rimasto nelle intenzioni. Qualcosa la Juve può aver pagato nello scendere a giocare in uno stadio fornace dopo il giorno di ossigenazione ai 1200 di Camigliatello Silano. Qualcosa ha dovuto certamente concedere alla vivacità della squadra cosentina. Ma a centrocampo, è fuori di dubbio, la Juve ha mostrato tutti i limiti di una formazione leggerìna e senza cervello. Rui Barros ha svolto il suo compitino fatto di grandi rincorse, arruffati tentativi di conquistare palla. Ma dov'è Mauro, inesistente per tutta la partita, quanto deve ancora crescere Marocchi, perché Laudrup gioca a corrente alternata il primo incontro da riconfermato speciale?
Già due ore prima dell'inizio lo stadio è stracolmo. Tra le 17 e le 18 lunghissime code al casello autostradale. Almeno 26 mila gli spettatori sugli spalti che non ne tengono più di 22 mila. Ma l'entusiasmo in queste occasioni è più forte di ogni altra considerazione: sicurezza, caldo. Le squadre sono accolte dai fuochi d'artificio mentre una luminaria rosso fuoco illumina il perimetro dell'unica curva esistente in questo terreno di gioco in cui la Juve non gioca dal lontano 1953. Medaglie e riconoscimenti per la Juve e per Zoff si sprecano. Poi Pezzella dà il via all'incontro.
Sventola tra le tante bandiere anche un vessillo con falce e martello, il segno che Zavarov è già presente. Ma la Juve prova per ora a farsi grande con Laudrup e Rui Barros. E sulla schiena dei difensori juventini corrono subito brividi imprevisti, sudori freddi. Dopo soli 30 secondi Brio è inspiegabilmente fuori posizione su un'incursione centrale di Lucchetti. Per fortuna di Tacconi, il centravanti tocca debolmente in mezzo e Tricella può rimediare, evitando un gol beffa.
La squadra si schiera, secondo il modulo classico, con Bruno e De Agostini a presidiare le fasce, Marocchi e Bonini (al posto dello squalificato Galia) in mediana, Rui Barros al centro. Mauro e Laudrup sulle ali ma molto arretrati, Altobelli unica punta. La Juve appare come contratta, il gioco del Cosenza, spumeggiante di intenzioni, la costringe a fare straordinari di corse e fatica. Ma è una Juve che stenta a far decollare il suo gioco. La tanto decantata velocità di esecuzione si nota solo al 9' quando Bonini, Rui Barros e Laudrup riescono finalmente a verticalizzare. Ma un difensore mette una gamba provvidenziale sulla conclusione del danese. L'azione si sviluppa mentre il Cosenza è in inferiorità numerica, l'ala Padovano, già dolorante a una spalla, subisce un fallo da Bruno e Mauro (in raddoppio di marcatura) all'8 e rientra solo al 10'. In tempo (12') per farsi notare con un bel tiro ravvicinato tamponato in corner da un Tricella puntuale e senz'altro più in palla degli altri difensori bianconeri, troppo spesso saltati dalle rapide incursioni dei calabresi neopromossi in B e allenati dall'ex tecnico del Brescia, Bruno Giorgi.
E' una Juve impacciata, dunque, quella che si batte, pur con ardore encomiabile, nel primo tempo. Ma nei primi 15' quattro falli compiuti dai giocatori bianconeri per frenare l'irruenza del Cosenza ci sono parsi francamente troppi, sintomo di una mancanza di sicurezza, perlomeno. La partita si trascina senza grosse emozioni nell'attesa del botto bianconero. Al 27' il portiere cosentino Simoni esce bene nella sua area per arpionare un corner di Marocchi. Alla mezz'ora Pezzella richiama Brio e Castagnini rei di scaramucce (tentate gomitate) nell'area bianconera. Un minuto più tardi una salva di fischi saluta la prima conclusione di Rui Barros, un tiro fuori bersaglio. E' ancora il Cosenza a costringere Tacconi a una parata (facile) su tiro al volo di Padovano ben lanciato da GaleazzL Nell'occasione Padovano ha preso in corsa tre metri a Bruno.
Sul finire del tempo gli animi si surriscaldano. Tricella deve usare le maniere forti (35') per placare il furetto Urban, un metro e 65 d'altezza, ecco un altro rivale da statistiche per Rui Barros. Sul taccuino di Pezzella finiscono cosi i nomi di Bergamini e De Agostini. Quest'ultimo (43') conclude fra le braccia di Simoni un'azione susseguente a calcio di punizione. Un fallo subito da Altobelli sull'unico tentativo profondo di sfondare la difesa cosentina in velocità.
Nella ripresa Giorgi presenta l'ex granata Poggi (squadra Primavera) al posto del terzino Lombardo. Mancano cosi i due titolari, essendo già rimasto fuori fin dall'inizio per infortunio l'ex interista Rivolta, fermo per uno stiramento. Fra il 51' e il 54' la Juve costruisce due palle gol, la prima è mandata fuori di poco da Laudrup (tiro senza troppe pretese), la seconda centra lo specchio della porta ed è firmata nientemeno che da Altobelli, magari a lungo fuori dal gioco, ma sempre concretissimo. La sua botta è però bloccata a terra da un attento Simoni. Vigile deve stare anche Tacconi, che al 63' sorveglia tra i pali che un cross di Venturi deviato di testa da Urban (sempre lui, s'è aggiudicato il duello con l'altro piccoletto, Barros) finisca davvero sopra la traversa, smorzato da rete e paletto esterni.
Grazie all'aiuto di un difensore — capitan Castagnini — che ne smorza la violenza, Simoni sventa (69') anche una conclusione ravvicinata di Rui Barros su cross radente di De Agostini, alla sua prima incursione sulla fascia sinistra. E la partita finisce li. Se vogliamo, tanto per citare un epidosio curioso, all'88' Mauro si mette di mezzo per colpire di testa un pallone su cui avrebbe potuto intervenire con miglior esito Rui Barros. Ma, immaginate un po'. Il piccolo portoghese che deve tentare a due minuti dalla fine il miracolo su cross di Altobelli, con Tricella senz'altro l'unico da salvare pienamente in questa prima serata senza vittoria della gestione Zoff. 0-0
Franco Badolato
LA JUVENTUS A COSENZA DIMENTICA SE STESSA A CENTROCAMPO LA SIGNORA PIANGE Le pagelle dei bianconeri. Un applauso per Altobelli, che ha sempre tenuto in allarme la difesa degli avversari. Grande impegno di Barros, l'unico che ha cercato di rendere veloce l'azione della squadra. Ma il portoghese ha bisogno di avere a fianco uomini al massimo della condizione. Deludente Marocchi. Laudrup in ombra nel primo tempo, si è in parte riscattato nella ripresa
DAL NOSTRO INVIATO COSENZA — La Juventus ha chiaramente bisogno di un rinforzo a centrocampo. Urge, quindi, la presenza di Zavarov in quel determinante settore. La partita di Cosenza (0-0), benché rientri nella categoria delle gareprovino, ha lanciato alcuni messaggi che Zoff ha subito recepito. Ciò che si era visto di buono nelle precedenti amichevoli è di colpo svanito. Tutta colpa della discesa da quota 1200 allo stadio fornace di Cosenza?
Analizziamo attraverso le pagelle dei bianconeri, difetti e virtù di questa nuova signora.
TACCONI, sufficiente: in pratica per una sola parata, al 30' su tiro ravvicinato della giovane e veloce ala Padovano. E poi qualche brivido di troppo per una difesa che non sempre è sembrata all'altezza della situazione. Troppe volte la Juve ha patito il contropiede del Cosenza, pur non facendo mal gara di solo attacco.
BRUNO, insufficiente: forse condizionato dalla paura "di ricadere in un'altra distorsione dopo quella patita a Villar Perosa, gioca contratto, meno fluido del solito. Si fa spesso trovare fuori posizione e viene saltato in velocità dall'agile Padovano, un'ala che è considerata un fulmine di guerra ma gioca con una spalla dolorante.
DE AGOSTINI, insufficiente: impacciato, non riesce mai a partire in progressione sulla fascia sinistra, se non in rare occasioni. Si trova a dover svolgere però il ruolo di terzino vero in marcatura su giocatori veloci (prima Galeazzi, poi De Rosa) ma non certo tali da potergli impedire un impegno maggiore.
BONINI, sufficiente: si batte con forza, ma si vede che gli manca il clima partita. Finora è stato a guardare Galia che sostituisce per via della squalifica dell'ex veronese. É pronto comunque sempre a chiudere i varchi quando Tricella si sgancia oppure a trasformarsi in terzino non appena questi compiti toccano a Bruno.
BRIO, insufficiente: soffre tremendamente all'inizio con Lucchetti. Poi si rinfranca, ma da lui, onestamente, c'è da aspettarsi ben altro rendimento. Né crediamo che uno come Brio possa essere condizionato dal fatto che nella Juve di Zoff tocca a Tricella il compito di appoggiare la manovra e che quindi lui sia costretto a restare maggiormente nelle retrovie.
TRICELLA, buono: Il migliore forse di una Juve ancora alla ricerca di una identità e per una sera fuorigioco. É stato bravissimo a tamponare alcune falle createsi nella difesa a causa di alcuni meccanismi non ancora pienamente collaudati. Soprattutto sulle fasce la Juve ha spesso avuto dei momenti difficili, lui non ha mai lesinato impegno e garretti, insomma non è più il Tricella pauroso dell'anno scorso.
MAURO, insufficiente: in ombra, troppo in ombra. Peccato, perché il pubblico di Calabria si aspettava tanto da lui. Invece questo ragazzo è sembrato svuotato, privo di nerbo, come avulso dalla prestazione, non è riuscito quindi ad aiutare mal la squadra che pure avrebbe avuto bisogno Immenso di lui, di qualche sua giocata in attesa di Zavarov.
RUI BARROS, sufficiente: per l'impegno, la grande abnegazione, i falli subiti, tanti. É statò l'unico a cercare di velocizzare l'azione, ma che cosa si può pretendere da lui. Non è un genio, ha bisogno di avere al fianco elementi al massimo della condizione per farsi capire, per tentare qualche giocata fuori dell'ordinario.
ALTOBELLI, buono: alla fine il vecchio Spillo ha fatto la sua parte tenendo sempre in ansia la difesa cosentina. Ma da soli, si sa non si possono fare miracoli, soprattutto quando gli anni attenuano la velocità di esecuzione e di sopportazione (vedi caldo, calci, ritmo non travolgente ma già più pimpante che in amichevole).
MAROCCHI, insufficiente: una delle note peggiori di questa squadra. Perso Galia per squalifica Zoff riponeva nell'ex bolognese tutte le speranze di poter far ripartire la manovra dopo la fase di interdizione. Invece Marocchi non è mai entrato in partita, palesando limiti pericolosi. Come Mauro sente già l'ombra di Zavarov alle spalle?
LAUDRUP, sufficiente: più che altro per la bella ripresa disputata, una frazione in cui ha cercato di velocizzare finalmente le sue mosse, per tutto il primo tempo rimaste a livello di intenzioni. Attorno a lui però c'erano troppi vuoti, quindi non è bastato il lievitare del danese a dare nerbo a una squadra troppo leggera, che ha smarrito (Laudrup compreso) le idee — poche ma buone — messe in mostra nella fase delle partite amichevoli.
É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro.
Dall'altra parte c'è un Verona che termina il campionato al limite della zona retrocessione. Un campionato amaro per gli scaligeri che fino a poche stagioni prima lottavano (e vincevano) per lo Scudetto.
Buona Visione!
Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 17 ritorno Torino - Stadio Comunale Domenica 25 giugno 1989 ore 17.00 JUVENTUS-VERONA 3-0 MARCATORI: Laudrup 9, Rui Barros 73, Rui Barros 79
Zoff soddisfatto «Stagione eccellente sul piano del gioco»
TORINO — I bilanci spettano a Zoff. Mentre nello spogliatoio qualcuno stappa lo champagne e come per incanto compare un vassoio di pasticcini (gentile omaggio di un magazziniere meno smemorato di altri), il tecnico apre il librone del campionato. Intanto una considerazione, l'unica di tutto il clan bianconero sulla vittoria contro il Verona:
«Meglio non si poteva chiudere. Una vittoria chiara, netta, che sintetizza un po' tutta la nostra stagione, condotta su livelli più che buoni».
A Zoff il quarto posto piace.
«La nostra posizione — aggiunge —rispecchia il valore della squadra. Ho sempre sostenuto di avere un organico buono e quindi il bilancio non può che essere positivo. Alla squadra non è mai mancata la continuità, ha fatto buone cose sempre non solo nel finale. C'è stato un mese balordo, ma le colpe non sono state soltanto nostre».
Non ha rimpianti. Era alla prima esperienza in una squadra di club ed ora la sua disamina non contempla la parola rammarico. Ammette:
«Ci siamo sempre battuti bene. La cosa migliore è stato il gran ritmo con cui abbiamo disputato tutto il campionato. Rispetto alle mie attese della vigilia, mi pare che non sia mancato nulla».
Ora c'è grande attesa attorno ai movimenti di mercato. Zoff è possibilista:
"Vedremo cosa riusciremo a fare. Non mi sento di dire adesso se metteremo in piedi una Juve più forte di quella attuale".
I tifosi «intervistano» l'Avvocato sul futuro della squadra fra sogni, arrivi e partenze Agnelli: «Solo Vialli farebbe grande la Juve» Ma resta un frutto proibito, così come Dunga Oltre a Laudrup in partenza anche Altobelli e Cabrini, ormai ex uomo simbolo Il terzino ha scelto Bologna: «Finisce un amore, spero che la gente non mi dimentichi»
TORINO — I tre gol al Verona diventano un fatto marginale, il quarto posto in classifica, un particolare del tutto trascurabile (non per Zoff). Il rito degli addii fa passare tutto in secondo piano. Fuori i fazzoletti: lo spogliatoio della Juventus si svuota e qualcuno per prudenza ha svuotato anche l'armadietto con gli indumenti da gioco. Qualche certezza, molte incertezze. Tra oggi e domani tutto forse sarà più chiaro. L'agenda di Boniperti è fitta di appuntamenti: il presidente, che ieri ha lasciato il Comunale alla fine del primo tempo senza neppure passare dagli spogliatoi, dovrà fare gli straordinari per incontrare i giocatori più chiacchierati.
E, intanto, la gente sogna. Ieri i tifosi hanno assediato l'avvocato Agnelli nella speranza di avere da lui lumi sul futuro della Juve. Agnelli ha risposto cortese, ma restando nel vago:
"Tutti vogliamo una grande Juve, ma non è facile come sembra. Comunque ci proveremo".
Per ora ci sono certezze soprattutto su chi parte. Cabrini e Laudrup per esempio. Agnelli ha parlato con il terzino la scorsa settimana, l'ha invitato a comportarsi con la stessa serietà di sempre. Ieri ha aggiunto:
«Per ora è uno dei pochi sicuri di cambiare squadra. Quanto a Laudrup è da tempo che il Barcellona lo corteggia. A questo punto tocca a lui decidere».
In realtà, i giochi sono fatti. Agnelli ha parlato anche di Altobelli, che una volta aveva definito
"il nostro Santillana".
Molti dubbi anche sul centravanti:
«Non so come finirà. Mi pare che stia giocando bene, ma anche lui sa di non essere più un bambino".
Nella fiera dei sogni c'è posto anche per Dunga e Vialli. L'Avvocato scuote la testa:
"Dunga non lo venderanno e Vialli è l'unico che camberebbe tutta la squadra".
Già, ma non si muoverà da Genova. Infine un pensiero anche per il Torino:
«Mi spiace, ma ottenere tre vittorie consecutive non era facile. Neppure una nostra vittoria a Pescara l'avrebbe aiutato".
Ed eccoli gli uomini con la valigia. Precedenza a Cabrini, il simbolo di una Juve forte e vincente che si è persa per strada. Antonio ha scelto Bologna e per i saluti ricorre a frasi ad effetto:
«Finisce un sogno d'amore e spero che la gente conservi di me l'immagine di uno che ha dato tanto, tutto. Difficile trovare le parole giuste in certi casi, ma non c'è emozione in questo momento e non mi volto indietro perché sennò sarebbe troppo amaro. Soffrire non mi piace".
A fine partita ha festeggiato sotto la curva Filadelfia di fronte ai tifosi in delirio, poi ha trascorso la serata con Laudrup ed Altobelli, due compagni che divideranno con lui il momento dei saluti. Ma dei due solo il danese per ora è sicuro di partire. Altobelli infatti deve ancora discutere la sua posizione con Boniperti. Laudrup invece lascia dopo quattro anni pieni di contraddizioni. Ha chiuso con un gran gol da dedicare ai tifosi. Stamane vola a Copenaghen, la prossima settimana sarà a Barcellona per la firma del contratto. Poi ancora a Torino per il trasloco. Taglia corto:
«E' sicuro, me ne vado, anche se Boniperti ha fatto un tentativo in extremis per trattenermi. Ma la decisione è presa e non torno indietro. L affetto dei tifosi mi ha riempito di gioia e sono contento di averli salutali nel modo migliore,..cioè con un gol".
Una prodezza di quelle che ha regalato alla Juve con il contagocce. Le prossime ore saranno decisive anche per Tricella. Dopo le certezze dei mesi scorsi, ora il libero sente vicino il momento della partenza. Stasera incontrerà Boniperti, ma non è detto che alla fine del colloquio avrà idee più chiare. Il problema è abbastanza semplice: se la Juventus avrà la garanzia di poter ingaggiare un forte centrocampista, dirotterà Fortunato in difesa e quindi potrà fare a meno di Tricella. Diversamente, Fortunato resterà nel suo ruolo più naturale ed il difensore verrà confermato. E' probabile quindi che neppure oggi la posizione di Tricella sia più definita. Ma il giocatore non sembra disposto ad attendere oltre. Con un grande sacco sulle spalle pieno zeppo di indumenti di gioco ammette:
"Porto via tutto, non si sa mai. Oggi parlo con Boniperti e spero di avere poi delle certezze. Però se la società non decide in un senso o nell'altro, mi riterrò libero di cercarmi un'altra sistemazione. Non faccio previsioni".
Ma sembra tranquillo, come se i giochi fossero fatti.
É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro.
Dall'altra parte c'è una Lazio che termina la stagione a metá classifica tranquilllamente seduta nella sua mediocritá.
É il 4 Giugno 1989 ed Atalantae Juventussi sfidano nella Quattordicesima giornata del girone di ritorno del Campionato di Serie A 1988-89allo Stadio 'Comunale' di Bergamo.
É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro.
Dall'altra parte c'è un' Atalanta che guidata in panchina magistralmente da Emiliano Mondonico raggiunge uno storico sesto posto finale e agguanta un piazzamento utile per la prossima Coppa UEFA.
Buona Visione!
Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 14 ritorno Bergamo - Stadio Comunale domenica 4 giugno 1989 ore 16.30 ATALANTA-JUVENTUS 0-0
ATALANTA: Ferron, Bonacina, Pasciullo, Fortunato D., Barcella, Progna, Stroemberg, Prytz (Prandelli 83), Madonna (Serioli 84), Nicolini, Esposito Allenatore: Emiliano Mondonico
JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Favero, Tricella, Marocchi, Magrin, Buso, Zavarov, Laudrup Allenatore: Dino Zoff
ARBITRO: Coppetelli
Bravo Laudrup ma ormai l'aspetta Barcellona DAL NOSTRO INVIATO
BERGAMO Con l'imbarazzo nell'animo e nella macchina da scrivere, i commentatori della partita si sono accinti a raccontare questa Atalanta-Juventus, un'edizione che servirà soprattutto agli storiografi ed agli statistici. I protagonisti, ascoltando commenti del genere, si sono quasi adontati, ricordando che, in fondo, l'accesso in Europa era stato centrato e che, dunque, il fine giustifica pure il mezzo più avvilente.
Gli statistici annotano che la Juventus non perde a Bergamo da più di venticinque anni, dal remoto 23 ottobre del 1963, quando i bergamaschi la rispedirono a Torino con tre gol di Domenghini, Milan e Calvanese. I protagonisti di oggi sono più pragmatici e fanno ovviamente presente che il pareggio avrebbe dato ai bianconeri la matematica certezza di entrare nel parcheggio europeo e ai nerazzurri la quasi sicurezza di tenere compagnia agli avversari di turno nella Coppa Uefa del prossimo anno calcistico. Dopodiché si può dire che la partita è sembrata più una disputa a ping pong, con la pallina a rimbalzare con ostinata insi- stenza nei cinquanta metri cen- trali, che un sano match di calcio in cui la cosa fondamentale è quella di buttare la palla alle spalle del portiere avversario. Se si pensa che in sole due circostanze (o quasi) i portieri Ferron da una parte e Tacconi dall'altra hanno toccato il pallone, si intuisce la sostanza di una partita senza pathos, senza interesse, priva di brividi. Il gradimento del pubblico è stato nullo, tanto che a venti minuti dalla fine la gente non soltanto ha disapprovato con mạnifestazioni sonore, ma addirittura ha cominciato ad abbandonare lo stadio, un palcoscenico che evidentemente non gli aveva regalato alcunché di gradevole né riservato sorprese. Zavarov é andato incontro alla solita partita senza sugo, coinvolto presto nell'abulia generale, Buso, peraltro abbandonato spesso a se stesso, non ha toccato un pallone utile al cospetto di una guardia molto attenta come quella sfoggiata dal giovane Barcella.
Nel mazzo delle sufficenze e sono davvero poche, spunta il fiorellino danese: Laudrup continua la serie di partite positive, troppo è tardi, oramai lo aspetta il Barcellona. Dei due probabilissimi acquisti juventini. Barcella e Fortunato, si possono dire poche cose, però sono buone. Fortunato è un ragionatore lucido, non molto dinamico ma in possesso di buona visione di gioco, di un ottimo lancio cui però non fa ricorso quando si accorge che il destinatario è in zona morta oppure in evidente difficoltà. E' un ragazzo intelligente e tecnico, che non sciupa palloni.
Barcella è un duro, che non concede respiro all'avversario (ieri è toccato a Buso), spesso con cattive maniere. Ma visto il clima serafico che aleggiava attorno al Burmana non c'era bisogno che lo stopper atalantino facesse ricorso ai mezzi illegali. Anche se in una circostanza ha toccato duro il povero Buso. Si tratta di elementi che durante l'anno sono stati capaci di garantire un rendimento costante ed abbastanza alto, tanto da calamitare l'attenzione di molte squadre. Juve compresa, e, se la doppia operazione proseguirà sotto i rosei auspici in cui è cominciata, dovrebbero far parte dei titolari messi a disposizione da Boniperti a Zoff per la stagione 1989/90.