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venerdì 23 ottobre 2026

23 Ottobre 1988: Ascoli - Juventus

È il 23 ottobre 1989 ed Ascoli e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio Cino e Lillo Del Duca di Ascoli Piceno.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è un Ascoli che conquista una 'comoda' salvezza alla fine della stagione.

Buona Visione!



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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 3 andata
Ascoli - Stadio Cino e Lillo Del Duca
domenica 23 ottobre 1988 ore 14:30 
ASCOLI-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Dell'Oglio 62, Laudrup 69

ASCOLI: Pazzagli, Destro, Gori, Benetti (Bongiorni 46), Fontolan, Arslanovic, Carillo, Giovannelli, Cvetkovic, Agostini, Dell'Oglio
A disposizione: Bocchino, Mancini O., Fioravanti, Aloisi
Allenatore: Ilario Castagner

JUVENTUS: Tacconi, Favero, De Agostini, Galia (Magrin 65), Brio, (c) Tricella, Marocchi, Rui Barros, Altobelli (Buso 46), Zavarov, Laudrup
A disposizione: Bodini, Bruno P., Mauro
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Baldas
AMMONIZIONI: Rui Barros 23 (Juventus); Benetti 23, Gori 35 (Ascoli)





Questa Juventus può bastare contro il Milan?
DAL NOSTRO INVIATO

ASCOLI La domanda, non poco preoccupata, che egli si pone dopo aver assistito ad Ascoli-Juventus è la seguente: che cosa sarà dei bianconeri domenica prossima, al lorché si troveranno di fronte al Milan? La Juventus prenda coraggio e si disponga pure all'ottimismo pensando al pareggio rossonero. Il calcio è mobile, e domani è un altro giorno.

Si è molto parlato di una Juventus rigenerata dal tocco zoffiano, di una squadra votata all'attacco al punto di sacrificare allo spettacolo le proprie reti difensive. Poi è successo qualcosa: quell'amore per il bello è costato due gol rifilati dal Cesena. Ad Ascoli quella Juve votata all'attacco ha deciso di votarsi alla circospezione, alla cautela. Ne è derivato uno snaturamento. Sostituendo Bruno con Favero, Zoff ha suonato un allarme e quell'allarme ha frenato, ovattato un gioco che soltanto pochi giorni prima si vantava di ardere.

Alle titubanze e ai timori si è unito, producendo un cocktail soporifero, un clima di cupezza, un'atmosfera di malinconia. Non un'emozione: un gioco strascicato e sonnambolico, un desiderio di finire in fretta, di uscire al più presto da quello stadio languido. Zavarov ha dato alla Juve l'apporto di una presenza appena ornamentale. Non è mai entrato nel cuore di una partita che pure aveva un piccolo cuore tremibondo. Non ha avuto un solo istante che ne sottolineasse il talento. Si è atteso invano il passo del campione, l'insegnamento del fuoriclasse, Barros si è caricato qua e là di passione. Ma anche lui era lontanissimo da sé stesso. Altobelli vagava a caccia di palloni fantasma, retrocedendo sino ai confini di Tacconi; Marocchi sgobbava in un lavoro vano. La difesa agiva sugli spilli.

Sono lievemente migliorate le cose alla ripresa. Una maggiore vivacità ha visitato Laudrup. L'inserimento di Buso al posto dell'infelice centravanti ha scosso, una minima scossa, l'attacco. Qualche azione decente è finalmente scocciata. Povere cose per una formazione che avanza verso una tanto desiderata riscossa. Ormai non esisteva più la possibilità di rinnovare il timbro della gara; veniva dai singoli un tentativo isolato di disincagliare si. Sprazzi seguiti da lunghe parentesi di aridità. Ricordiamo due momenti apprezzabili, un'incursione rapida orchestrata da Laudrup. De Agostini e Marocchi sono una di scesa lampo di Laudrup. Oltre al gol del danese in vena di riscatto, naturalmente, che ha sottratto la Juve a una sconfitta che avrebbe umiliato i programmi.

Programmi che non saranno di trionfo, ma che non debbono neppure essere di resa anticipata. I pareggi, abituati a quelli del Milan, dell'Inter e della Samp (sorvoliamo sul Niagara che il Napoli ha riversato sul Pescara), vanno considerati senza pigiare sull'acceleratore dei sentimenti. È chiaro che una vittoria avrebbe consentito ai bianconeri di recuperare sulle milanesi e sui blucerchiati il terreno perduto. Ma spostiamo il ragionamento avanti di sette giorni. E vediamo che alla partitissima contro il Milan, la Juve si presenterà in posizione arretrata, quella di un duellante che ha ancora affondi da sparare. E si facciano voti affinché Zavarov si rimetta dalla stanchezze sovietiche.

Gianni Ranieri
tratto da La Stampa del 24 ottobre 1988






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venerdì 16 ottobre 2026

16 Ottobre 1988: Juventus - Cesena

È il 16 ottobre 1988 e Juventus e Cesena si sfidano nella seconda giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

È ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare la solita quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e dopo un emozionante spareggio contro il Torino acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli. 

Dall'altra parte c'è un Cesena che termina il campionato in un soddisfacente (e tranquillo) nono posto.

Buona Visione!



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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 2ª andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 16 ottobre 1988 ore 14.30
JUVENTUS-CESENA 2-2
MARCATORI: Zavarov 27, Domini 35, De Agostini rigore 41, Cuttone 81

JUVENTUS: Tacconi, Bruno, De Agostini, Galia, Brio, Tricella, Marocchi, Rui Barros, Altobelli, Zavarov, Laudrup
Allenatore: Dino Zoff

CESENA: Rossi S., Cuttone, Limido (Traini 79), Bordin, Calcaterra, Jozic, Agostini (Flamigni 90), Leoni, Piraccini, Domini, Holmqvist
Allenatore: Albertino Bigon

ARBITRO: Longhi



«Mezzo Zavarov, non sono contento» 

TORINO — 

Zavarov ha indicato ieri due Zavarov, per il suo esordio torinese in campionato: quello bello del primo tempo, con un gol, quello brutto del secondo tempo, con la sparizione dal gioco.

«Ho giocato forte metà partita, non mi sono piaciuto nell'altra metà», 

Ha detto con la voce di Tatiana l'interprete. Poi, invitato a emettere qualche sillaba in italiano, di fronte alla domanda se si sente deluso dalla partita della Juventus con Zavarov, dal pareggio con il Cesena, ha detto «sì», proprio «sì» e non «da». Quindi si è cimentato in un «io avrei voluto…» e si è fermato lì, di nuovo l'interprete e lui che, mentre lei parlava, la guardava come un ventriloquo guarda il suo pupazzo. 

Ieri ci siamo sentiti, osservando durante il match Zavarov secondo per secondo, nella parte dei bird-watchers inglesi (o dei «nostrani» della Lipu), quei magnifici matti che spiano gli uccelli e che sono provvisti, oltre che di binocoli, di alcuni dati per la migliore interpretazione dei voli, ma che al tempo stesso sono zavorrati di un bel po' di mistero, il gusto vero del loro lavoro. Grosso modo potremmo essere d'accordo con Zavarov nei giudizi su Zavarov, non fosse che lui ci è parso somlonissimo, gattonissimo, legittimamente bugiardello. Siccome ad esempio ci ha detto di non avere sofferto il caldo, come possiamo credere a tutto il resto, visto che faceva un caldo boia e che testimoni oculari ci hanno raccontato di lui accasciato e preoccupato nell'intervallo, mentre era in corso la sua trasformazione da bipede implume a pozza di sudore lì sul pavimento dello spogliatoio? 

E quando gli abbiamo fatto notare, sulla scorta peraltro di precise parole di Yuri Viboraov, giornalista sovietico da cinque anni in Italia per la sua televisione e ieri a Torino per filmare il calciatore, che lui deve essere stanco, perché finito un campionato ne ha subito cominciato un altro, ha detto che sì, è stanco, ma che non deve riposare né allenarsi di meno, perché la forma si tiene faticando. Poi non ha parlato male dei difensori avversari, non ha parlato male dell'arbitro 

"un essere umano che ha fatto il suo dovere e che comunque ha il diritto di sbagliare" 

E qualcosa poteva pure dire su Leoni e Domini e Lorighi. Indecifrabile, misterioso, affascinante. Se fosse una donna, sarebbero tutti aggettivi positivi. Trattandosi di un calciatore, ci sia permessa qualche riserva. 

Ieri lo avremmo voluto più polemico, magari, criticando se del caso sé stesso, ma intanto allargando il discorso critico alla squadra sua ed a quella avversaria. E invece la delusione, quella detta con il «sì» in italiano a precisa domanda, 

«Nasce dalle occasioni che abbiamo buttato via, dalle cose bellissime che abbiamo fatto senza però arrivare al gol." 

Forte anche il sospetto che l'interprete sappia troppo bene l'italiano e ci offra il giocatore convenzionalmente. Quando lui ha cominciato a dire: 

"Scusa, io domani arrivo a Kiev..." 

Lei ha raccolto il passaggio ed ha detto: - Sacha vuole dirvi che domani lui parte per Kiev, dunque adesso deve andare a casa a riposare in vista del duro impegno che lo attende con la Nazionale del suo Paese. 

E lui topogigiescamente a fare cenno di sì con la testa ad una lunga frase italiana che teoricamente non avrebbe dovuto capire. E infatti non la capiva, ma sapeva che c'era chi per lui stava recitando il congedo concordato. Ha detto Vibornov: 

"Dategli qualche mese di tempo, imparerà la lingua e non dovrà più avere paura dei giornalisti italiani." 

Ha detto anche:

"Dategli un'altra Juventus, e vedrete che giocatore è. Mi pare che ora come ora la squadra stenta a riconoscergli la leadership, che non tutti vogliano Sacha al centro del gioco: eppure è lì che lui deve stare». 

Non abbiamo fatto in tempo a proporre a Zavarov—che secondo noi è un grosso giocatore del nostro campionato, sia ben chiaro — questo concetto. Ci è stato detto che domani arriva..., che voleva soprattutto dire che dovevamo partire noi.

Gian P. Ormezzano 
tratto da: La Stampa 17 ottobre 1988

 



L'anno scorso era finito a... botti, con Dario Sanguin tramortito da un petardo e con la vittoria juventina trasformata nel 2 a 0 per i romagnoli. Quest'anno le due compagini hanno dato vita a un incontro altrettanto pirotecnico, ma (per fortuna) soltanto sul piano dell'agonismo e dell'impegno. Due volte in vantaggio la Juve (con uno splendido acuto di Zavarov e un rigore di De Agostini), due volte in rimonta il Cesena. I bianconeri di Zoff, al termine dell'incontro, hanno recriminato su due gol annullati per motivi più o meno «misteriosi»: e Alessandro Altobelli, forse, ha pagato la psicosi da «manomorta» esplosa dopo il primo turno.

tratto dal Guerin Sportivo anno 1988 n.42






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lunedì 12 ottobre 2026

12 Ottobre 1988: Juventus - Otelul Galati

Il 12 ottobre 1988 Juventus ed Otelul Galați (Romania) si sfidano nella gara di ritorno dei trentaduesimi di finale della Coppa UEFA 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino. 

La gara di andata finì con il successo dei balcanici per 1-0.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è un Otelul che dopo aver sconfitto in Romania i bianconeri dovrà sottostare allo strapotere tecnico e tattico dei nostri eroi piemontesi.

Buona Visione!

 


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Coppa UEFA 1988-1989 - Trentaduesimi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 12 ottobre 1988 ore 20.30
JUVENTUS-OTELUL GALAȚI 5-0
MARCATORI: De Agostini 17, Agiu autorete 26, Rui Barros 28, Altobelli 49, Rui Barros 71

JUVENTUS: Tacconi, Bruno, De Agostini, Galia, Brio, Tricella, Marocchi (Magrin 82), Rui Barros, Altobelli (Buso 77), Mauro, Laudrup
Allenatore: Dino Zoff

OTELUL GĂLATI: Calugaru, Borali, Stan, Agiu, Anghelinei, Popescu I., Anghiu (Ralea 64), Antonhi, Gigi, Burcea (Profir 46), Popescu O.
Allenatore: Razvan Sdrobis

ARBITRO: Thomas (Olanda)



Barros non ha pietà dei romeni il portoghese realizza due dei cinque gol con cui la Signora si vendica dell'Otelul - 
De Agostini, Altobelli e un'autorete nel pokerissimo 

TORINO — La Juve d'attacco, quanto diversa dalla squadra ancora titubante di Galati, ha chiuso in mezz'ora la pratica del primo turno di Coppa, e dopo ha cominciato a pensare al campionato e a Bilbao. Modesti e ingenui, i «metallurgici» dell'Otelul hanno iniziato con la marcia indietro lasciando in attacco — a rischio di asfissia nelle rincorse su palloni ricacciati alla meglio dalla sua difesa — il bravo ma isolatissimo Antoni. E quando (17') De Agostini ha bucato la maldestra Maginot rumena, l'allenatore Sdrobis ha mandato avanti un attimo Octavianus Popescu e Burcea: si sono aperti buchi larghi come autostrade per il raddoppio di Laudrup (botta deviata da Agni al 26') e soprattutto per lo stupendo affondo (28') di Rui Barros. 

Il portoghese a guizzare davanti, Marocchi in cabina di regia al posto di Zavarov e Laudrup pronto a scavallare a tutto campo hanno fatto facilmente la differenza, aiutati dalla brillante spinta di De Agostini sulla fascia sinistra, dalla vivacità di Galia a destra, e dall'attenta guardia di Brio su Antoni. Così, non hanno pesato molto le «assenze» di un Altobelli un po' molle, e di Mauro, il quale ha giocato buoni palloni ma con la malavoglia di chi (lo aveva detto alla vigilia) non si sente molto a suo agio nei panni della riserva. Mauro ha finito per fare molta copertura diligente, sulla fascia destra, aprendo spazi per gli inserimenti di Galia.

Juve subito in attacco, quindi, Otelul chiuso con una zona… fatta di marcature strette con — ultima speranza—il fuorigioco sugli scatti ripetuti dei bianconeri. Già all'8' la difesa romena doveva aggiustarsi con un fallo sullo scatto profondo di Barros e la punizione era calciata a lato di poco da Laudrup dopo uno scambio Altobelli-Marocchi a palla corta. Ancora Barros in profondità al quarto d'ora, ma troppo veloce l'ultima palla di ritorno lanciata nel folto della difesa da Altobelli. Si cominciava a vedere il portiere Calugaru che faceva facilmente la figura del migliore in una squadra evidentemente frastornata. Al 17' il gol che sbloccava il match. Marocchi andava via a sinistra brillantemente, dal fondo calciava una palla a rientrare che Borali riusciva soltanto a ricacciare al limite dell'area in spaccata, dove De Agostini colpiva di destro e chiudeva sul primo palo con un gol piuttosto simile a quello realizzato a Como nella prima di campionato. 

L'Otelul si apriva un poco, cercava di sfondare pateticamente senza riuscire ad infastidire Tacconi ed al 26' arrivava il secondo gol. De Agostini, sempre lui, lanciava in profondità Laudrup sul cui tiro si opponeva il piede di Agiu e la palla si impennava alle spalle del portiere che peraltro appariva sulla traiettoria del tiro. La ciliegina sulla torta la poneva al 28' Rui Barros. Il portoghese scattava sulla destra su un lancio verticale di Mauro, saltava due difensori avversari in velocità e il portiere e da fondocampo, molto largo, azzeccava uno stupendo tocco diagonale che mandava la palla nella porta sguarnita Con Profir, l'autore della rete su rigore a Galati, al posto di Burcea, l'Otelul non aveva il tempo di tentare un attacco che beccava (49') il quarto gol: con un bel colpo di testa sotto la traversa e quindi in fondo al sacco (azione di Mauro, centro di De Agostini deviato da Stari) Altobelli balzava in testa alla classifica dei goleador europel d'Italia, arrivando a quota 36, una rete in più di José Altafini col quale deteneva il primo posto sino all'altro ieri. 

La partita diventava un allenamento-show di questa Juve a trazione anteriore alla quale Dino Zoff ha già dato un'impronta precisa: la vocazione ad attaccare. Provava il 5-0 Barros (59') scattando come una furia su un lancio profondo, ma il portoghese era anticipato da Calugaru, bravo e scattante malgrado la grandinata nella sua rete. L'Otelul (61') riusciva ad ottenere un calcio d'angolo che creava il primo brivido (lieve) sotto la porta di Tacconi, con un batti e ribatti risolto dal rinvio di Tricella. La Juve continuava a dominare la gara ma inevitabilmente non c'era più la determinazione dei primi 45', sostituita dalla voglia di spettacolo. 

In alcuni contropiede isolati, Antoni cercava la soddisfazione personale (bella una deviazione volante, appena alta, al 67') ma non trovava mai un compagno per lo scambio. Gli altri romeni, infatti, non riuscivano ad uscire dalla metà campo, di fronte ad una Juve padrona del campo che strappava applausi che diventavano ovazioni (70') quando il piccolo Barros andava di testa a mettere in rete a due passi dalla linea bianca il quinto pallone su centro di Laudrup dalla sinistra. 

Bruno Perucca 
tratto da: La Stampa 13 ottobre 1988




JUVE È GRANDE: LO DICE RUI...

Calugaru è un bravo portiere, ma la Juventus se la sognerà a lungo, dopo la notte turineisa in cui ha beccato cinque gol dagli scatenatissimi bianconeri nuova formula. Confermato in pieno quanto visto su quel ramo del lago di Como: una squadra «nuova» agisce nel nostro calcio, si è lasciata alle spalle ogni vecchiume, ambisce a grandi cose, intanto le realizza già, sprintando in gol da vicino e da lontano. Lo schema nasce dall'impulso di Marocchi, autentico center-half in appoggio costante all'azione filtrante di Galia e De Agostini, quest'ultimo repentino nelle sue irruzioni dalla fascia sinistra. Ma l'importanza dello schema si evince da quel gioco a catapulta sempre di prima verticalizzando e velocizzando al massimo, ci sia o non ci sia Zavarov. Certo, Mauro ha un altro stile, perfino antitetico a quello di questa Juve, ma nella circostanza ha fatto la sua parte senza demeritare. In profondità, Altobelli l'ha avuta spesso vincente per il suo smisurato senso tattico, avendo agito da spartitraffico; Laudrup dal centro e dalla sinistra poteva catapultarsi, godendo di una certa libertà e il piccolo Gil Rui Barros la faceva da mattatore. Anche mercoledì sera il portoghese è stato il migliore in campo. Era dovunque, inarrestabile appena cambiava ritmo. Aveva avuto un inizio difficile, poi è risultato imprendibile per la difesa a zona dei rumeni, che non lesinavano calcioni ma non lo pigliavano mai. Rui ha anche segnato due gol. Sul primo ha espresso la sua illimitata fiducia nel destino, perché ha colpito all'altezza della linea di destinazione un pallone improbabile, col portiere in grado di opporsi, e invece ha infilato impietosamente. Il secondo l'ha infilato di testa, saltando felicemente su un traversone da sinistra. La gente lo ha applaudito freneticamente e ha riconosciuto con i suoi ampi consensi la validità totale dei rilievi critici suggeriti dall'ottimo esordio in campionato. Prosegue così l'avventura Uefa della Juventus all'insegna di nuove speranze e di prospettive tattiche inedite. Com'è noto, Zavarov non potrà giocare neanche contro l'Athletic Bilbao e Zoff se ne preoccuperà moltissimo. Ma la verità è che questa squadra rappresenta un nuovo spirito, ha archiviato il recente passato e rilancia anche il destino del suo tecnico Dinosauro Zoff, grande uomo del nostro sport più popolare, che tenta di parlare poco e rappresenta una forma di vita opposta a quella di tanti tecnici ciarlieri e gradassi.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1988 n.42




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venerdì 9 ottobre 2026

9 Ottobre 1988: Como - Juventus

È il 9 ottobre 1988 e Como e Juventus si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Giuseppe Sinigaglia' di Como.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. Dall'altra parte c'è un Como che disputa un campionato al di sotto delle attese e scivola mestamente in Serie B.

Buona Visione!

 

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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 1 andata
Como - Stadio Giuseppe Sinigaglia
domenica 9 ottobre 1988 ore 15.00
COMO-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: De Agostini 3, Laudrup 10, Buso 32

COMO: Paradisi, Annoni, Colantuono, Lorenzini (Simone 27), Maccoppi, Albiero, Verza (Milton 46), Invernizzi, Giunta, Centi, Corneliusson
Allenatore: Rino Marchesi

JUVENTUS: Tacconi, Bruno P., De Agostini, Galia (Magrin 77), Brio, Tricella, Marocchi, Rui Barros, Buso, Zavarov, Laudrup
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: D'Elia



Zoff si commuove alla «prima» di Sacha 
Il primo tempo è quello che più piace alla Juve. 

Ammette:

"I due gol nei primi dieci minuti ci hanno facilitato il compito. La squadra ha sbagliato poco o niente, giocando con grande praticità, ritmo e precisione. E non è solo merito di Zavarov, perché tutti hanno fatto in pieno il proprio dovere." 

Ma Zoff è un perfezionista per natura ed allora aggiunge: 

"Esaltarsi per questa vittoria sarebbe un errore. Possiamo e dobbiamo migliorare. Nel secondo tempo, infatti, qualcuno ha voluto strafare, gettando al vento altre occasioni da gol. Da oggi pensiamo alla coppa: ci attende un compito molto difficile, anche perché mancherà Zavarov". 

E già, Sacha è sempre sulla bocca di tutti. Anche Laudrup, tornato al gol in campionato dopo 19 mesi di digiuno, ne parla, ma per precisare: 

"Zavarov non si discute, ma non mi sembra giusto dopo una vittoria tanto squillante dare meriti soprattutto a lui. La Juve è stata irresistibile come complesso, ritrovando ritmi di gioco che si erano smarriti da due anni». 

Ma lo Zavarov-day non può far passare in secondo piano la splendida prova di Marocchi. È il ritratto della felicità: 

«Se ancora avevo dubbi, ora sono sicuro: ho scelto davvero la squadra migliore. Il mio compito è lavorare tanto a centrocampo come vuole Zoff e credo di esserci riuscito. Potevo essere uno degli esclusi con l'arrivo di Zavarov, invece Zoff ha avuto fiducia in me ed ora non posso deluderlo." 

Ma Sacha non ha potuto esprimere in pieno le proprie impressioni. Mancava Tatiana, così il russo si è limitato a pochi monosillabi che ci pare vadano interpretati così: 

"Tutto molto bello, sono felice per questo debutto così fortunato. Avevo paura all'inizio, ma ho capito in fretta che le cose sarebbero andate bene. Unica difficoltà: il caldo, soprattutto nel secondo tempo." 

Ma nei primi quarantacinque minuti, Zavarov aveva già fatto in pieno il proprio dovere, confermando, se ce ne fosse stato bisogno, di essere un fuoriclasse di valore mondiale. A fine partita, nello spogliatoio i compagni gli hanno rivolto un lungo applauso. Persino a Zoff brillavano gli occhi. 

"Bravi, bravissimi tutti quanti. Un successo netto che non stupisce me, ma forse quelli che non credevano in questa Juve". 

L'allusione alle inchieste d'inizio stagione che non mettevano la Juventus tra le grandi favorite è fin troppo evidente. E Zavarov? 

"Abbiamo azzeccato lo straniero giusto. Grazie alla sua immensa classe, è riuscito ad ambientarsi subito nel nostro calcio'.

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 10 ottobre 2023


 



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Juventus

Alcune foto sono tratte dalla pagina Facebook: Il Museo del Como



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