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lunedì 22 giugno 2026

22 Giugno 1983: Juventus - Verona

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 22 Giugno 1983. Juventus e Verona si sfidano nella gara di ritorno della Finale di Coppa Italia 1982-83. Tutto si svolge allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piu' forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82. C'é pure l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro alla Roma di Nils Liedholm. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni ci si aspetta una festa in gran stille in finale ad Atene. Ma un gol da fuori area di Felix Magath e la caparbietá dell'Amburgo dirá ancora di no alla Vecchia Signora.

Arriva peró la Coppa Italia, conquistata non senza penare, dopo aver perso allo Stadio 'Marcantonio Bentegodi' per 0-2 contro gli scaligeri. I bianconeri riusciranno a ribaltere la situazione con una grande partita a Torino: 3-0 e settima coppa nazionale in bacheca.

Buona Visione!



juventus


Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Finale, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 22 giugno 1983 ore 20.30
JUVENTUS-VERONA 3-0 - Dopo i tempi supplementari
MARCATORI: Rossi P. 7, Platini 81, Platini 119

JUVENTUS: Bodini, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio (Storgato 75), Scirea, Marocchino (Furino 60), Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

VERONA: Garella, Oddi, Marangon, Volpati, Guidetti, Tricella, Fanna, Sacchetti, Di Gennaro, Dirceu, Penzo
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

ARBITRO: Longhi




Rimonta della Juve, la Coppa è sua 
Bianconeri e veneti (che all'andata si erano imposti per 2-0) protagonisti di una accesa sfida 

TORINO La Juventus ha vinto la Coppa Italia. Ha rimontato con Rossi e Platini lo 0-2 di Verona e si è poi imposta nel tempi supplementari ancora con Platini. Non c'era il pienone, per quella che era anche l'ultima esibizione torinese stagionale della Juventus, ma i 35 mila facevano un gran tifo. Anche il Verona era accompagnato da una tifoseria compatta: circa 6 mila sostenitori, assiepati in curva Maratona, in cui spiccava lo striscione del «gruppo anti-Juve» che diceva: 

«Verona come Amburgo» 

In tribuna stampa, anche Gigi Radice, ancora in attesa di trovare un'occupazione. Rispetto a Verona, rientravano nella Juventus Cabrini e Marocchino (alla partita d'addio), mentre gli ospiti presentavano la stessa formazione, con Spinosi in panchina. Giocare in salita, con l'handicap di due gol da rimontare, obbligava la Juventus ad un'aggressività ragionata, ma la squadra bianconera si scopriva già al 2' e il Verona creava il primo perìcolo: da Guidetti a Dirceu, poi a Sacchetti che apriva verso Di Gennaro che evitava Bodini, ma si allargava troppo e il suo cross era intercettato da Gentile. Il Verona si muoveva in souplesse, con schemi semplici e collaudati, con improvvise folate di rimessa elaborate da Fanna che ora agiva a destra, controllato da Cabrini, ora a sinistra, fronteggiato,da un, Gentile che non faceva complimenti. La Juventus adottava un marcamento misto zona-uomo a metá campo, dove gli accoppiamenti principali erano i seguenti: Bonini-Dirceu, Tardelli-Di Gennaro, Platini-Volpati, Boniek-Sacchetti. In avanti Rossi era «stoppato» da Oddi, con Tricella alle spalle, mentre Marocchino se la vedeva con Marangon. Al 4' una bella discesa di Fanna, autentica spina nel fianco per la retroguardia juventina, era stroncata da Scirea. Poi, dopo alcune fasi di studio, la Juventus sbloccava il risultato al 7'. 

Una lunga azione si sviluppava sulla sinistra per merito del bravo Marocchino che scambiava con Rossi, ma era anticipato dall'uscita di Garella, recuperava Boniek il cui tiro, intercettato da un difensore, rimpallava su Rossi che controllava e insaccava da pochi passi. Un classico gol «alla Rossi» che interrompeva un digiuno di oltre due mesi: era infatti dal 20 aprile scorso, a Lodz, che Pablito non segnava più in una gara ufficiale. Piú con volontà e rabbia ed esperienza, che con lucidità, la Juventus insisteva alla ricerca del gol che avrebbe pareggiato il conto, ma il Verona si difendeva con ordine e con calma, senza perdere mai la testa, grazie all'enorme mole di lavoro sviluppato da Dirceu, da Sacchetti, Guidetti, Volpati che costituivano la cerniera di centrocampo cui si aggiungeva anche Fanna. Al quarto d'ora Tardelli si faceva ammonire per proteste e al 18' Rossi riceveva un ottimo pallone da Boniek ma era in fuori gioco, puntualmente rilevato dall'arbitro Longhi. Altra occasione per Rossi al 21' su un contropiede propiziato da Marocchino che «Pabllto» non sfruttava per un indugio fatale. Un minuto dopo Garella, con una spettacolare deviazione in corner, evitava il raddoppio su folgore di Cabrini da una ventina di metri. Al 23' altro brivido per il Ve rona per una punizione a due in area (veniva anche ammonito Guidetti per comportamento non regolamentare) ma il tiro ravvicinato di Tardelli si infrangeva sul «muro». Al 26', imbeccato da Platini, Marocchino effettuava uno splendido affondo servendo poi a rientrare Rossi che però al momento di concludere si afflosciava. 

Ma la palla gol più clamorosa la falliva Bonlek al 40'. Platini catturava un pallone nella tre quarti di campo juventino, galoppava per una cinquantina di metri e poi scodellava un perfetto passaggio per Boniek che sprecava tirando sul portiere: Garella di piede, sventava. 

La ripresa si apriva con una doppia opportunità per la Juventus. La prima al 47': scatto e cross di Rossi per Scirea che preferiva passare a Cabrini anziché tirare e l'azione sfumava sul colpo di testa abbondantemente a lato di Boniek. La seconda un minuto dopo su ottimo spunto di Marocchino che, chiamava all'azione Rossi il cui passaggio finale era per Boniek in ottima posizione ma il polacco mandava tutto in fumo. Al 54' un errore di Brio per poco non creava guai irreparabili: il sinistro di Dirceu era deviato in corner. Due minuti dopo l'ottimo Marocchino serviva Rossi che sparava in porta (finalmente con determinazione e sicurezza) e Garella era bravo a deviare in corner. Allo scoccare dell'ora di gioco Marocchino, che già da qualche minuto chiedeva il cambio per aver esaurito... il carburante, veniva sostituito da Furino. Marocchino poteva cosi raccogliere un'ovazione, l'ultima, tutta per lui, dalla curva Filadelfia. Una Juventus lodevole per combattività, ma velleitaria quanto a mira, improvvisava azioni senza riuscire a concluderle nella giusta misura. 

Solo Platini armava il destro con una gran botta al 66' sfiorando il palo. Con la Juventus sbilanciata in avanti Gentile perdeva un tackle con Fanna che s'involava in profondità servendo poi Penzo che non agganciava di un soffio, e il pallone si perdeva sul fondo. Su capovolgimento di fronte era Garella a dirottare in corner una pericolosa botta ravvicinata di Boniek su passaggio di Platini. Al 75' Storgato dava il cambio a Brio che da qualche tempo avvertiva il riacutizzarsi del vecchio malanno inguinale ed era apparso in difficoltà nei recuperi su Penzo. Al 77' Longhi ammoniva Boniek per proteste.

Nonostante le energie scarseggiassero, i bianconeri lottavano con ferocia e avrebbero meritato il raddoppio ma Garella si superava (78') su un'invenzione di Platini. Poi la sfortuna ci metteva lo zampino, anzi il fianco di Volpati che intercettava un gran destro di Boniek con Garella ormai battuto. E la Juventus vedeva premiati i suoi sforzi all'61'. Un lungo cross di Gentile spioveva sotto porta, accanto al secondo paio dove l'accorrente Platini, allungando il destro, di punta insaccava. Una autentica prodezza che poteva realizzare solo il francese. Sotto la spinta del pubblico la Juventus sputava anche l'anima e un tiro di Gentile trovava il bravo Garella pronto alla respinta. Il finale era tutto di marca bianconera anche se una punizione di Dirceu veniva bloccata da Bodini. Boniek, in fuorigioco, segnava in rovesciata ma dopo il fischio dell'arbitro e si andava al supplementari. 

Il primo tempo supplementare, concluso senza gol, era caratterizzato da una splendida, occasione fallita di un soffio da Platini, con un tocco da giocatore di bigliardo-, deviato impercettibilmente in angolo da Garella. Si notava, come anche in precedenza, la puntuale regia di Furino, «vecchio» gladiatore mentre si inaspriva la partita soprattutto per la stanchezza: l'arbitro doveva ammonire prima Gentile e poi Oddi. Oltre a quella di Platini la Juventus costruiva altre due occasioni non sfruttate di testa da Bonini e Storgato. Quasi allo scadere del secondo tempo supplementare, dopo 119 minuti di gioco, Platini per la seconda volta con una prodezza personale inventava il gol decisivo, assegnando la Coppa Italia alla Juventus, dopo aver sfruttato abilmente un cross di Cabrini. E' il trionfo finale che proietta la Juventus in Coppa delle Coppe. 

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 23 giugno 1983





COPPA ITALIA/SETTE VOLTE JUVE
All'ultimo tuffo di una stagione prodiga di delusioni, i bianconeri hanno strappato al sorprendente Verona una Coppa thrilling. 
Ma Boniperti dice: «Non basta a ripagarci.»
Brindisi amaro

TORINO. Finalmente Juventusiasmante! Ci sono voluti quasi undici mesi dall'inizio dell'anno più lungo, perché la Vecchia Signora facesse onore al suo prestigio, alla sua tradizione, alla sua golosità. Ci sono voluti quasi undici mesi, insomma, perché la Juve vincesse qualcosa. La Coppa Italia, finita in mani tanto degne, riacquista persino dignità: la sua consegna suggella il risveglio della Bella Addormentata del calcio italiano. Vien quasi da pensare che per la Juve, ovvero per tutti i suoi uomini che costituiscono il nerbo della Nazionale campione del mondo, bisognerebbe studiare ogni anno una proroga del campionato: alla fine del giugno '82, infatti, i bianconeri-azzurri iniziarono la volata che li avrebbe portati al trionfo di Madrid. Alla fine del giugno '83 i bianconeri-azzurri e i loro soci di complemento hanno regalato ai propri tifosi l'unico alloro della stagione. Con grinta, con volontà, con determinazione, con cattiveria, con coraggio. Tutte doti che la sbornia mondiale sembrava aver irreversibilmente raso al suolo.

CENERI. La Juve, insomma, ha acciuffato per i capelli e ai limiti del tempo massimo l'ultimo obbiettivo sarebbe meglio dire l'obbiettivo minimo che si era prefissa. E l'impresa, se la vogliamo chiamare così, non è legata tanto al valore del trofeo in sé, quanto alla resuscitata vena della squadra, risolle-vatasi improvvisamente dalle ceneri delle delusioni patite e del suo temuto declino. 

«Mi fa ridere - ha detto Boniperti chi ha parlato di Juve finita dopo la partita di Verona, lo avete visto tutti, è quella che nei momenti più importanti sa tirare fuori unghie, grinta e carattere». 

E questo è sacrosanto: ma è anche vero e sappiamo di aprire nel presidente bianconero una ferita che nemmeno i decenni chiuderanno che se quelle unghie, quella grinta e quel carattere fossero stati usati esattamente un mese fa, non si sarebbe arrivati alla finale di Coppa Italia con questo clima da ultima spiaggia. Per la Juve, probabilmente, non è stato tanto importante aver centrato quest'ultimo obbiettivo, quanto... non averlo fallito.

INDULGENZA. Ma ora che cosa cambia? La vittoria in Coppa Italia è un argomento «depistante», un invito all'in-dulgenza, oppure la presidenza bianconera andrà comunque avanti per la via «dura» suggerita dalle delusioni precedenti? Boniperti, in questo senso non ha dubbi: 

«Se devo essere sincero questa Coppa Italia non mi ha dato né gioia né soddisfazione particolare: vale troppo poco per uno come me che aveva già fatto la bocca a ben altri traguardi. Per questo, nelle mie valutazioni, non cambia assolutamente nulla: non verrà spostata una virgola dei progetti che avevamo varato». 

Boniperti e non fa niente per non farlo capire, ha probabilmente vissuto una delle stagioni più amare da che è presidente: il rammarico è proporzionale a quelli che erano stati i sogni. Vedere la Coppa, la «sua» Coppa, a venti metri da lui, sotto quella maledetta tribuna d'onore d'Atene, e poi lasciarla portar via dalle manone di Hrubesch gli ha procurato uno choc che la pur bellissima vittoria contro il Verona non ha potuto lenire. 

«Atene passa e la Juve resta», 

gli abbiamo detto con un po' di enfasi e un po' di piaggeria per solleticare il suo amore bianconero. Non l'avessimo mai fatto! 

«Atene non "passa" proprio per niente! Non è passata fino ad ora e non passerà per parecchio tempo! E pensare che sarebbe bastata la stessa grinta mostrata nella seconda finale di Coppa Italia. Ma dov'era finita quel giorno la mia squadra, che cosa aveva procurato quell'incredibile cortocircuito collettivo?». 

È davvero il caso di dire che il mondo, per Boniperti, s'è fermato il 25 maggio.

RAMMARICO. Ma la severità (o il realismo se vogliamo) del grintoso presidente bianconero non deve sminuire il valore di quest'ultima conquista juventina. Anche se forse ha ragione lui quando dice che la bella, «voluta», cercata, vittoria in Coppa Italia acuisce se possibile il rammarico. Un rammarico che, secondo noi, non deve aumentare la severità nei confronti di questa squadra, che ha perso molto ma che, cifre alla mano: 52 partite ufficiali fra campionato, Coppa Italia e Coppa Europa (alle quali potremmo tranquillamente aggiungere anche gli impegni della Nazionale), 93 gol fatti (compresi quelli... annullati da Barbé), 45 subiti, 28 vittorie, 17 pareggi, appena 7 sconfitte. E sulla carta, un'annata da campioni, persino superiore sul piano statistico a quella dell'ultimo scudetto. Eppure i numeri sono stati mortificati dai fatti. È bastata una sconfitta, pensate, una sola in tutta la Coppa dei Campioni per fare lo sgambetto a 9 mesi di lavoro. Certo gli albi d'oro c'ignoreranno per sempre, ma quante altre squadre quest'anno, in Europa, hanno ottenuto... una medaglia d'oro e due d'argento? Che deve dire allora il povero Real Madrid che è riuscito ad arrivare secondo in tutte, ma proprio in tutte, le manifestazioni alle quali ha partecipato? Ma i bilanci del Real, come quelli della Juve, vanno fatti a fusti, a decenni, non ad annate, quindi niente drammi e niente epurazioni: se Boniperti accetta un consiglio, dovrebbe ritoccare il meno possibile questa Juve. Dare a tutti i giocatori una possibilità di rivincita: tanto più che, per sua fortuna, il prossimo anno i bianconeri non avranno un'ubriacante e rammollente vittoria mundial da celebrare, ma tanta rabbia da smaltire! E la rabbia - come ha dimostrato la finale col Verona - è il vero additivo vincente di questi giocatori.

EQUIVOCI. La mannaia di Boniperti s'è però già abbattuta sui peccatori. Il primo ad essere stato fatto fuori è stato Domenico Marocchino. La sua colpa? Forse di non essere troppo juventino «dentro», ma Boniperti, secondo noi, ha sbagliato. Ha dimenticato quanto era stato importante Marocchino per l'ultimo scudetto e quanto di più lo sarebbe stato quest'anno se molti equivoci (l'equivoco-Boniek per esempio) non si fossero consumati alle sue spalle. 

"Qualcuno deve pagare» 

deve aver pensato il presidente bianconero: ma non si capisce perché debbano pagare sempre i piccoli. Perché (ferma restando la nostra opinione che la miglior campagna acquisti che la Juve possa fare sarebbe quella di confermare tutti in blocco) i giocatori che hanno deluso sono stati altri: non il povero Marocchino (o Osti, che è un altro «piccolo» e che era stato fatto fuori molto per tempo). Non ha forse deluso Rossi? Non ha forse deluso Tardelli (e a proposito di stile Juve, che ne dice il presidente di quell'infantile libro-rivincita che ha scritto con Gentile?). Non ha forse deluso Scirea? Eppure a tutti costoro verrà giustamente connessa una prova d'appello, anche perché sono giocatori che difficilmente tradiscono per due volte consecutive. Ecco, alla stessa stregua sarebbe stato elegante, concedere l'appello anche ai pari. Finvece Marocchino è già partito e Galderisi (altro artefice dell'ultimo scudetto) lo seguirà. E Bodini? Dopo quello che ha fatto in Coppa c'era bisogno di umiliarlo con l'acquisto di un altro portiere? Boniperti (che di calcio e di psicologia ne sa senz'altro di più del vostro cronista) non deve dimenticare che se può essere certo che la Coppa Italia non assolve la stagione, è altrettanto vero che la Coppa dei Campioni non la deve «condannare per forza». Quindi ben vengano Vignola, Caricola, il danese in subappalto e quanti altri accederanno al sacro scoglio bianconero: ma se la Juve risorgerà, risorgerà soprattutto grazie ai suoi veterani. erani. Furino Furino compreso. E Bettega compreso, se gli verrà la voglia di ripensarsene.

LEADER. Conscia dei suoi peccati è molto probabile che la Juve, nella prossima stagione, parta con una determinazione ben diversa. E soprattutto con una certezza che all'inizio dell'annata trascorsa non aveva ancora: quella di aver trovato un grande leader nella persona di Michel Platini. Il Mundial, con il suo incenso e la sua narcosi, sarà molto lontano nel settembre dell'83: nessuno dei campioni si sentirà più in diritto di guardare il mondo e i compagni dall'alto in basso e, contemporaneamente, fuoriclasse come Platini non avranno più lo scrupolo di sentirsi inferiori. Ebbene, a quel punto, la classe e il carisma del francese già abbondantemente emersi da metà stagione in poi, non avranno più motivo di restare compressi. Sarà, Michel, l'avvocato... in campo e sarà la squadra ad essere presa per mano da lui. Già quest'anno ha segnato trenta gol (18 in campionato, 7 in Coppa Italia, 5 in Coppa Campioni). Fra l'altro, Michel, dimostra di aver idee molto chiare: 

"Nel calcio si può migliorare anche con gli stessi uomini che possono aver deluso. La Juve faccia quello che vuole, comperi due, tre, quattro rinforzi, non è un problema mio: ma ricordiamoci che si può e si deve progressare anche su altri piani, come quello dell'intesa e della crescita della squadra. Questo è uno dei lati più belli del calcio e su questo occorre lavorare. Quando riusciremo ad imporre sempre il nostro gioco senza preoccuparci troppo di quello che fanno gli altri avremo eliminato un difetto chiave e saremo, a tutti gli effetti, una grande squadra». 

Parole santé!

OBIETTIVI. In questi giorni la Juve definirà il suo organico 83-84. Gli obbiettivi sono tutt'altro che misteriosi. Tramontato l'interesse per Giordano, ora sono due i giocatori concupiti: Vierchowod e - a scelta - Penzo o Cantarutti. Per Vierchowod il sacrificio potrebbe anche essere enorme (Tardelli?) per la «torre», ovvero per il pivot destinato a sostituire Bettega, basterà rompere il salvadanaio. Dopodiché via, un'altra volta, alla conquista dell'Italia e dell'Europa. In Italia ci sono più avversarie che mai (ma la Roma, per esempio, potrebbe subire gli stessi rigurgiti da pagamento che quest'anno hanno compromesso la stagione juventina), in Europa c'è il Barcellona di Maradona e il Manchester United e l'Aberdeen e i Rangers: la Coppa delle Coppe assomiglia quasi... alla Coppa dei Campioni. Ebbene, se il mondo è fatto a scale, la Juve faccia dunque anche questo nuovo impegnativo scalino continentale. Dopodiché, vinta la Coppa Uefa, vinta la Coppa delle Coppe, scatterebbe finalmente la legge del non c'è due senza tre. E a quel punto chissà, forse fra soli due anni -Boniperti sarebbe persino disposto ad andare a trascorrere le vacanze al Pireo. Col sorriso sulle labbra.

Marino Bartoletti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.26



 

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giovedì 19 marzo 2026

19 Marzo 1978: Juventus - Verona

Attraverso Youtube vi regaliamo un dolce amarcord della data odierna.
È il 19 marzo 1978 e si gioca allo 'Stadio Comunale' di Torino la sfida Juventus-VeronaIl tutto è valevole per l'ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1977-78.

È una Juventus che domina il calcio italiano. In campionato nessuno può starle dietro tant'è che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza

Per quanto riguarda gli scaligeri , eviteranno la dolorosa retrocessione in Serie B per un solo punto. 

Buona Visione!


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Stagione 1977-1978 - Campionato di Serie A - 8 ritorno Torino - Stadio Comunale Domenica 19 marzo 1978 ore 15:00 JUVENTUS-VERONA 1-0 MARCATORI: Bettega R. 7 JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Gentile, Morini, Scirea, Fanna (Verza 72), Causio, Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni VERONA: Superchi, Spinozzi, Logozzo, Busatta (Maddè 67), Bachlechner, Negrisolo, Trevisanello, Mascetti, Gori, Esposito, Zigoni
Allenatore: Ferruccio Valcareggi ARBITRO: Pieri C.


Le pagelle della Juventus Dino Zoff, sempre lui
ZOFF — È stato l'unico a non accusare, in fatto di concentrazione, i postumi della stressante partita con l'Ajax. Sempre attentissimo, scattante, ha « tolto » dalla porta nella ripresa una pericolosissima staffilata di Spinozzi ed ha compiuto una serie di interventi che solo per la sua classe sono sembrati di « ordinaria amministrazione ».
CUCCUREDDU — La sua battaglia con Zigoni è stata una delle poche cose « vere » della partita; Cuccù ha dimostrato di aver recuperato meglio di tanti compagni, e si è pure portato qualche volta in avanti con autorità.
CABRINI — Un primo tempo all'altezza dei suoi grandi mezzi, una ripresa con qualche pausa. Nel complesso, comunque, una lampante conferma delle doti del giocatore.
GENTILE — Con qualche comprensibile appannamento, « Gento » è stato uno dei più continui nello sforzo di ricucire il gioco a centrocampo e nell'appoggiare le punte.
MORINI — Ha avuto qualche difficoltà all'inizio nel controllare Gori che cercava di muoversi un poco dalla sua zona, poi è salito di tono anticipando l'avversario e portando in avanti alcuni palloni preziosi anche se non sfruttati dagli avanti.
SCIREA — Una partita senza squilli, se non la perentoria « uscita » che ha portato al gol. Uno Scirea che bada solo alla difesa è la conferma della giornata poco brillante (con le attenuanti che tutti sanno) del complesso bianconero.
CAUSIO — Ha giocato da mezz'ala, dando l'impressione all'inizio di divertirsi persino, intraprendente e rapido nelle aperture. Poi ha via via rallentato, è parso un po' nervoso. Meglio il Causio al suo posto, insomma.
FANNA — Più idee che sostanza, ma è logico che siano i meno esperti ad accusare il peso di settimane come questa. Qualche bel cross, ma spesso è partito troppo da lontano, andando incontro a Causio anziché proiettarsi in avanti.
BONINSEGNA — Non è ancora a posto, evidentemente: anche se l'attacco bianconero non ha avuto molti palloni utili, è parso troppo lento nei riflessi per essere il vero » Bonimba.
BENETTI — Ha lavorato molto, ma la sua scarsa rapidità una volta in possesso di palla ha finito ,per nuocere alla manovra del centrocampo (dove, è chiaro, non si possono « regalare » Tardelli e Furino nella stessa partita).
BETTEGA — Il gol decisivo subito, poi un pomeriggio di mezza vacanza. È parso « molle » come se fosse sceso sul campo con gli agnolotti (come piemontese è l'unico a poterli apprezzare...) sullo stomaco, ma forse aveva ancora da digerire le fatiche del mercoledì.
VERZA — Ha giocato gli ultimi ventiquattro minuti al posto di Fanna, ma la partita che si era ormai messa su un binario moscio non era adatta a metterne in rilievo le doti.
Bruno Perucca tratto da: La Stampa 20 marzo 1978



JUVENTUS-VERONA: 1-0
La Signora si distingue vincendo

LA JUVENTUS si è accontentata del massimo risultato col minimo sforzo. Aveva nelle gambe la fatica dell'Ajax e doveva pure pensare al Bruges. Quindi, per liquidare il Verona, si è limitata al golletto firmato Bettega. Quanto bastava per continuare la marcia trionfale. Eppure, a Milano, si continua a contestare lo stile Juventus. La "Rosea" Rosanna Marani ha chiesto stizzita al presidentissimo Boniperti: 
«Per entrare nel giro della Juve o avvicinarsi si deve cambiare mentalità, come cambiare la fede, lasciare le scarpe al di fuori della moschea, aspettare l'esame prima di essere ricevuti. Vi volete assolutamente distinguere?». 
Ma secondo Boniperti, la Juventus si distingue solo perché è sempre in testa alla classifica, a dispetto di tutti, compresa «mamma-Rai».
Franco Colombo ha denunciato sulla 
"Gazzetta del Popolo": 
«Lo strapotere torinese è contestato anzi ignorato soltanto dalla Rai che domenica è riuscita a tagliar fuori dagli interventi diretti in "Tutto il calcio minuto per minuto" tre partite: oltre all'Inter, Juve e Toro. E quando le granata sono passati in vantaggio per la seconda volta, ha fatto del suo meglio per ignorare l'avvenimento. Sarebbe una pregevole applicazione della teoria "diplomatica": ignorare i nemici che riuscite a battere. Se non fosse che la Rai finisce in "I" come italiana, è dunque anche torinese. O no".
Giglio Panza, su "Tuttosport", non ha bocciato nessuno: ha dato 7,5 a Morini e ben quattro sette (Zoff, Cuccureddu, Cabrini e Scirea). Sul "Corriere della Sera", invece, sia Causio che Boninsegna si sono visti rifilare addirittura cinque. In compenso, Roberto Milazzo ha dato 7 a Benetti. Mentre, invece, Bruno Perucca ha rilevato su "Stampa Sera": 
"Benetti ha lavorato molto ma la sua scarsa rapidità una volta in possesso della palla ha finito per nuocere alla manovra del centrocampo."
L'allenatore in seconda del Bruges, Bollen, è rimasto incantato da Causio. L'ha definito fortissimo, ma nelle pagelle della "Gazzetta" (firmate da David Messina), il "Barone" si è ritrovato l'insufficienza. Su «Il Giorno», infine, Gino Franchetti non ha ritenuto degni del 6 né Cabrini né Gentile ed, esaminando i voti, si ha l'impressione che la Juventus abbia vinto solo per fortuna. È quello che ho sostenuto Zigoni che ha spiegato a Valentino Fioravanti de «L'Arena»: 
"La Juventus è stata disastrosa ma ha sempre fortuna e per questo riesce a rimediare. Purtroppo noi quando vediamo le maglie bianconere rimaniamo bloccati psicologicamente e non riusciamo a giocare come invece altre volte facciamo tranquillamente. Chissà perché". 
Ma è possibile che la Juventus sia in vetta alla classifica solo per merito della dea bendata?

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.12




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La Stampa 20 marzo 1978

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La Stampa 20 marzo 1978

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La Stampa 20 marzo 1978

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Contro il Verona, la Juve ha risolto la partita in sette minuti con Bettega lasciando poi al Verona l'iniziativa del gioco ritirandosi in difesa e facendo scudo attorno a Zoff, l'uomo che ha regalato ai bianconeri la possibilità di arrivare alla finale della Coppa dei Campioni parando due rigori contro l'Ajax.


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