Visualizzazione post con etichetta Juventus-Verona. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Juventus-Verona. Mostra tutti i post

giovedì 19 marzo 2026

19 Marzo 1978: Juventus - Verona

Attraverso Youtube vi regaliamo un dolce amarcord della data odierna.
È il 19 marzo 1978 e si gioca allo 'Stadio Comunale' di Torino la sfida Juventus-VeronaIl tutto è valevole per l'ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1977-78.

È una Juventus che domina il calcio italiano. In campionato nessuno può starle dietro tant'è che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza

Per quanto riguarda gli scaligeri , eviteranno la dolorosa retrocessione in Serie B per un solo punto. 

Buona Visione!


juventus



Stagione 1977-1978 - Campionato di Serie A - 8 ritorno Torino - Stadio Comunale Domenica 19 marzo 1978 ore 15:00 JUVENTUS-VERONA 1-0 MARCATORI: Bettega R. 7 JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Gentile, Morini, Scirea, Fanna (Verza 72), Causio, Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni VERONA: Superchi, Spinozzi, Logozzo, Busatta (Maddè 67), Bachlechner, Negrisolo, Trevisanello, Mascetti, Gori, Esposito, Zigoni
Allenatore: Ferruccio Valcareggi ARBITRO: Pieri C.


Le pagelle della Juventus Dino Zoff, sempre lui
ZOFF — È stato l'unico a non accusare, in fatto di concentrazione, i postumi della stressante partita con l'Ajax. Sempre attentissimo, scattante, ha « tolto » dalla porta nella ripresa una pericolosissima staffilata di Spinozzi ed ha compiuto una serie di interventi che solo per la sua classe sono sembrati di « ordinaria amministrazione ».
CUCCUREDDU — La sua battaglia con Zigoni è stata una delle poche cose « vere » della partita; Cuccù ha dimostrato di aver recuperato meglio di tanti compagni, e si è pure portato qualche volta in avanti con autorità.
CABRINI — Un primo tempo all'altezza dei suoi grandi mezzi, una ripresa con qualche pausa. Nel complesso, comunque, una lampante conferma delle doti del giocatore.
GENTILE — Con qualche comprensibile appannamento, « Gento » è stato uno dei più continui nello sforzo di ricucire il gioco a centrocampo e nell'appoggiare le punte.
MORINI — Ha avuto qualche difficoltà all'inizio nel controllare Gori che cercava di muoversi un poco dalla sua zona, poi è salito di tono anticipando l'avversario e portando in avanti alcuni palloni preziosi anche se non sfruttati dagli avanti.
SCIREA — Una partita senza squilli, se non la perentoria « uscita » che ha portato al gol. Uno Scirea che bada solo alla difesa è la conferma della giornata poco brillante (con le attenuanti che tutti sanno) del complesso bianconero.
CAUSIO — Ha giocato da mezz'ala, dando l'impressione all'inizio di divertirsi persino, intraprendente e rapido nelle aperture. Poi ha via via rallentato, è parso un po' nervoso. Meglio il Causio al suo posto, insomma.
FANNA — Più idee che sostanza, ma è logico che siano i meno esperti ad accusare il peso di settimane come questa. Qualche bel cross, ma spesso è partito troppo da lontano, andando incontro a Causio anziché proiettarsi in avanti.
BONINSEGNA — Non è ancora a posto, evidentemente: anche se l'attacco bianconero non ha avuto molti palloni utili, è parso troppo lento nei riflessi per essere il vero » Bonimba.
BENETTI — Ha lavorato molto, ma la sua scarsa rapidità una volta in possesso di palla ha finito ,per nuocere alla manovra del centrocampo (dove, è chiaro, non si possono « regalare » Tardelli e Furino nella stessa partita).
BETTEGA — Il gol decisivo subito, poi un pomeriggio di mezza vacanza. È parso « molle » come se fosse sceso sul campo con gli agnolotti (come piemontese è l'unico a poterli apprezzare...) sullo stomaco, ma forse aveva ancora da digerire le fatiche del mercoledì.
VERZA — Ha giocato gli ultimi ventiquattro minuti al posto di Fanna, ma la partita che si era ormai messa su un binario moscio non era adatta a metterne in rilievo le doti.
Bruno Perucca tratto da: La Stampa 20 marzo 1978



JUVENTUS-VERONA: 1-0
La Signora si distingue vincendo

LA JUVENTUS si è accontentata del massimo risultato col minimo sforzo. Aveva nelle gambe la fatica dell'Ajax e doveva pure pensare al Bruges. Quindi, per liquidare il Verona, si è limitata al golletto firmato Bettega. Quanto bastava per continuare la marcia trionfale. Eppure, a Milano, si continua a contestare lo stile Juventus. La "Rosea" Rosanna Marani ha chiesto stizzita al presidentissimo Boniperti: 
«Per entrare nel giro della Juve o avvicinarsi si deve cambiare mentalità, come cambiare la fede, lasciare le scarpe al di fuori della moschea, aspettare l'esame prima di essere ricevuti. Vi volete assolutamente distinguere?». 
Ma secondo Boniperti, la Juventus si distingue solo perché è sempre in testa alla classifica, a dispetto di tutti, compresa «mamma-Rai».
Franco Colombo ha denunciato sulla 
"Gazzetta del Popolo": 
«Lo strapotere torinese è contestato anzi ignorato soltanto dalla Rai che domenica è riuscita a tagliar fuori dagli interventi diretti in "Tutto il calcio minuto per minuto" tre partite: oltre all'Inter, Juve e Toro. E quando le granata sono passati in vantaggio per la seconda volta, ha fatto del suo meglio per ignorare l'avvenimento. Sarebbe una pregevole applicazione della teoria "diplomatica": ignorare i nemici che riuscite a battere. Se non fosse che la Rai finisce in "I" come italiana, è dunque anche torinese. O no".
Giglio Panza, su "Tuttosport", non ha bocciato nessuno: ha dato 7,5 a Morini e ben quattro sette (Zoff, Cuccureddu, Cabrini e Scirea). Sul "Corriere della Sera", invece, sia Causio che Boninsegna si sono visti rifilare addirittura cinque. In compenso, Roberto Milazzo ha dato 7 a Benetti. Mentre, invece, Bruno Perucca ha rilevato su "Stampa Sera": 
"Benetti ha lavorato molto ma la sua scarsa rapidità una volta in possesso della palla ha finito per nuocere alla manovra del centrocampo."
L'allenatore in seconda del Bruges, Bollen, è rimasto incantato da Causio. L'ha definito fortissimo, ma nelle pagelle della "Gazzetta" (firmate da David Messina), il "Barone" si è ritrovato l'insufficienza. Su «Il Giorno», infine, Gino Franchetti non ha ritenuto degni del 6 né Cabrini né Gentile ed, esaminando i voti, si ha l'impressione che la Juventus abbia vinto solo per fortuna. È quello che ho sostenuto Zigoni che ha spiegato a Valentino Fioravanti de «L'Arena»: 
"La Juventus è stata disastrosa ma ha sempre fortuna e per questo riesce a rimediare. Purtroppo noi quando vediamo le maglie bianconere rimaniamo bloccati psicologicamente e non riusciamo a giocare come invece altre volte facciamo tranquillamente. Chissà perché". 
Ma è possibile che la Juventus sia in vetta alla classifica solo per merito della dea bendata?

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.12




giovanni

rosa

hellas

juve
La Stampa 20 marzo 1978

romeo
La Stampa 20 marzo 1978

juve
La Stampa 20 marzo 1978

juve

juve

Contro il Verona, la Juve ha risolto la partita in sette minuti con Bettega lasciando poi al Verona l'iniziativa del gioco ritirandosi in difesa e facendo scudo attorno a Zoff, l'uomo che ha regalato ai bianconeri la possibilità di arrivare alla finale della Coppa dei Campioni parando due rigori contro l'Ajax.


juve

boninsegna

juventus

verona



maglie








lunedì 15 dicembre 2025

15 Dicembre 1996: Juventus - Verona

É il 15 Dicembre 1996 e Juventus e Verona si sfidano nella tredicesima giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

Video tratto dallo Juventus Official Youtube Channel.

La Juventus é Campione d'Europa in carica mentre i gialloblu veneti annaspano nelle retrovie della classifica . Con questa vittoria i bianconeri sono ad un passo dal diventare ancora Campioni d'Italia (sará la ventiquattresima volta). Il Verona a fine campionato non otterrá il traguardo da loro prefissato - la salvezza resterá una chimera e la retrocessione sará la dura realtá.

Buona Visione! 


juventus

 

Stagione 1996-1997 - Campionato di Serie A - 13 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 15 dicembre 1996 ore 14:30
JUVENTUS-VERONA 3-2
MARCATORI: Maniero 24, Maniero 44, Porrini 45+3, Del Piero rigore 64, Del Piero 72

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini, Ferrara C. (Iuliano 66), Tacchinardi, Torricelli, Lombardo (Vieri C. 35), Deschamps, Zidane, Di Livio, Del Piero, Padovano (Pessotto G. 82)
A disposizione: Rampulla, Trotta, Cingolani, Amoruso
Allenatore: Marcello Lippi

VERONA: Guardalben, Siviglia, Fattori, Baroni, Bacci, Ametrano (Orlandini 72), Giunta, Ficcadenti, Vanoli (Paganin A. 40), Maniero (De Vitis 76), Zanini
A disposizione: Landucci, Caverzan, Colucci, Manetti
Allenatore: Luigi Cagni

ARBITRO: Bonfrisco
AMMONIZIONI: Del Piero, Deschamps (Juventus); Vanoli, Siviglia, Bacci, Fattori (Verona)



IL PROTAGONISTA 
La prodezza-vittoria conferma il campione tra le stelle europee 
«Ora sogno un bel regalo» 
Alex: sarebbe uno splendido Natale 

TORINO. Provate a indovinare cosa chiederà Del Piero a Babbo Natale. Il giocatore che disegna nell'aria parabole impossibili, si attende il regalo più bello:

«Inutile negarlo, penso al Pallone d'Oro. Sono uno dei quattro candidati della Juve. Non ci perdo il sonno, ma un pensierino lo faccio».

 Evviva la sincerità. La sua attesa non sarà lunga. Fra sette giorni si apriranno le urne e Del Piero saprà se potrà trascorrere davvero un Natale speciale. Gol come quello di ieri potrebbero essere un'assicurazione contro le fregature, anche se le sorprese sono una caratteristica del premio che Vialli ha sempre snobbato perché 

«lo assegnano i giornalisti e non i tecnici». 

Infatti, dalla Germania arrivano indiscrezioni inquietanti. Si dice che tocchi a Sammer il trofeo di France Football davanti a Ronaldo e Shearer. Sembra un'amenità, a Del Piero scappa un sorriso ironico: 

«Sarebbe il colmo che dopo aver bocciato Baresi e Maldmi, proprio quest'anno premiassero un difensore». 

Non gli basterà l'investitura dell'Avvocato che almeno in questa faccenda ha poca voce in capitolo. Probabilmente non gli servirà neppure essere ritornato il campione che fa la differenza, perché durante l'anno ha perso occasioni importanti come l'Europeo. Anche se Del Piero pensa di non aver mai fatto perdere le proprie tracce. Con grande onestà fa capire che un Pallone d'Oro non allunga la vita: 

«E' un traguardo di prestigio, ma non mi assilla. Non è il primo obiettivo che ho. E poi magari facciamo delle ipotesi inutili perché è già tutto deciso. Io vivo con grande tranquillità questo momento, come sempre in cima ai miei pensieri c'è la Juve».

 Tre rigori trasformati in quattro giorni. Anche questa è una prodezza da non sottovalutare, perché conferma che il ragazzo ha un carattere di ferro. Ma è il gol che ha steso il Verona che resterà impresso nella memoria. L'anno scorso ne segnò tre identici in Champions League, l'ultimo al Rangers Glasgow il 18 ottobre. Prodezze d'autore che come tali non sono di ordinaria amministrazione. Ammette Del Piero: 

«Gol così non sono normali. Tutti si aspettano sempre da me la grande giocata, ma io dico che non è facile accontentare la gente come non è semplice calciare i rigori. Sono felice quando riesco ad essere protagonista e per fortuna da Manchester in poi devo dire che. mi è. riuscito spesso». 

Lippi si coccola il suo Fenomeno 

«Spero che questa rete gli dia nuova fiducia»

e festeggia le duecento panchine con una vittoria che non dimenticherà per i brividi gelidi che gli ha provocato: 

«Abbiamo pagato dazio non per le assenze, ma a causa dei mille impegni che abbiamo. C'è stato un calo di tensione generale, il Verona ne ha approfittato. E questo conferma come nel campionato italiano sia impossibile distrarsi». 

Lo conforta la 

"certezza di avere una Juve con gli attributi. Non era facile recuperare sotto di due gol. Il carattere è una delle doti di questa squadra, ma la fortuna ci ha dato una mano. Se Maniero avesse segnato il 3-1 non so come sarebbe finita". 

Il vantaggio aumenta, ma Lippi resta della sua opinione: 

«Sapete come la penso, non cambia nulla. E visto che abbiamo dimostrato di non essere robot, il pericolo di altre cadute deve farci stare allerta». 

Ferrara, uscito per una contrattura, non giocherà mercoledì in Coppa Italia contro l'Inter. Ma dopo lo 0-3 dell'andata, saranno in tanti a riposare. Non Deschamps che, squalificato, domenica non giocherà a Piacenza. Didier punge: 

«Una squadra da scudetto non può farsi mettere sotto così. Ma senza Boksic è un'altra musica». 

Fabio Vergnano




LE PAGELLE 
Zanini è il migliore 
Porrini inventa un super-gol alla brasiliana 

PERUZZI 6. Un po' sorpreso sul secondo gol, ma poteva immaginare una simile carambola? Ci sono giornate così: se si esprimesse sempre come a Udine sarebbe il più grande portiere di sempre. 
TORRICELLI 6. Tenta il recupero su Zanini sul primo gol, la palla gli filtra tra le gambe. Patisce lo svariare dell'ex ragazzo bianconero, si rifa nella ripresa. 
FERRARA 5,5. Forse non si sentiva a posto, come ha poi dimostrato l'infortunio alla coscia: sta di fatto che non lo vediamo aggredire Maniero con la ruggente efficacia delle ultime partite. 
(Dal 21'st luliano 6: in crescita, anche se lascia un po' sguarnita la sua zona). 
TACCHINARDI 5,5. S'è capito che è un centrocampista e non un libero, come illuse: in difesa funziona se le maglie sono strette, negli spazi larghi lo saltano. In più sbaglia il tempo sulla palla alta che Maniero trasforma nel 2-0. Ha però la dote di proporre il gioco partendo da dietro. 
PORRINI 6,5. Voto che si impenna per il gol, un cammeo bello e che rimette la Juve in corsa: un colpo da Porrinho carioca più che da Purrìn lombardo. Prova un paio di conclusioni di testa. Si imballa però nel compito suo di difensore, specie nel primo tempo a sinistra: l'l-0 parte da un suo errore. Ripresa a destra. 
LOMBARDO 5. Ne comprendiamo l'amarezza: però in oltre mezz'ora azzecca un solo cross, all'8', e non sfonda mai sulla destra. Non creda alle congiure, il Lombardo vecchio stile non sarebbe mai uscito dal match.
(Dal 36' pt Vieri 6: lotta molto, si procura il rigore. Però ha una visione di gioco grande come la tana di un topo. E altrettanto buia).
ZIDANE 7. Ormai ha preso in mano la Juve, anche nei momenti più difficili sembra l'unico che sappia dove andare. 
DESCHAMPS 7. In questa squadra molto più gallica di quella putiniana il suo apporto è fondamentale: mille contrasti, cento appoggi, purtroppo anche un paio di tiracci dei suoi. 
DI LIVIO 6. Prima a sinistra poi, con l'uscita di Lombardo, a destra, è l'uomo del cross. Bravo, però l'abbiamo visto meglio. 
PADOVANO 5. Forse è davvero l'attaccante da buttare in mezzo a partita iniziata: graffia e fugge. Si carica di troppe intenzioni, gioca un po' per sé. Siccome non è al massimo, stecca. 
(Dal 38' st Pessotto sv). 
DEL PIERO 7. Una magia da Talentino come non ne combinava da un anno (a parte il gol di Tokyo) cancella la brutta impressione suscitata per quasi un'ora: nervoso, falloso, impreciso nel controllo di palla, mai ispirato, inconcludente. Tira benissimo il rigore che lo rilancia e gli dà il coraggio di ritentare il suo colpo preferito. Azzeccandolo. Così fanno i campioni. 

GUARDALBEN 6. Cognome che si sposa al gran colpo di Del Piero: poveraccio, più che guardare... 
SACCI 5,5. Concede cento cross a Di Livio e il tiro decisivo a Del Piero. 
SIVIGLIA 6. La città è splendida, il difensore si arrangia come può. 
FATTORI 6. Libero ben dietro alla difesa. Si destreggia bene. 
BARONI 6. Prende quasi tutti i palloni alti, un po' sorpreso da Porrini sul 2 -1. 
VANOLI 5,5. Poca spinta pur in presenza di Lombardo. 
(Dal 40' pt Pogonin 5: brutta marcatura, cominciando da Vieri).
AMETRANO 5. La Juve l'ha ceduto da due settimane ma con la testa è ancora qui: sbagha un clamoroso contropiede e azzecca un clamoroso rigore su Vieri. 
(Dal 27' st Orlandini sv). 
FICCADENTI 6,5. Manovra con accortezza. 
GIUNTA 6. E' un buon pilastro a centrocampo. 
MANIERO 7. Se non sprecasse un gol fatto cancellerebbe da solo la Juve. 
(Dal 33'st De Vitis sv). 
ZANINI 7,5. Il migliore in campo per vivacità e intuizioni. Si muove ovunque, confeziona almeno due assist formidabili. Meriterebbe un'altra compagnia

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 16 dicembre 1996


 



verona

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juventus

hellas

christian

juve

porrini


juve

maglie











mercoledì 25 giugno 2025

25 Giugno 1989: Juventus - Verona

É il 25 Giugno 1989 Juventus e Verona si sfidano nella diciassettesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è un Verona che termina il campionato al limite della zona retrocessione. Un campionato amaro per gli scaligeri che fino a poche stagioni prima lottavano (e vincevano) per lo Scudetto.

Buona Visione!

 


juventus



Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 25 giugno 1989 ore 17.00
JUVENTUS-VERONA 3-0
MARCATORI: Laudrup 9, Rui Barros 73, Rui Barros 79

JUVENTUS: Tacconi (Bodini 75), Galia, Cabrini, De Agostini, Brio, Tricella, Marocchi (Magrin 66), Rui Barros, Altobelli, Mauro, Laudrup
Allenatore: Dino Zoff

VERONA: Cervone, Berthold, Volpecina, Bonetti D., Pioli, Soldà, Troglio (Bruni 61), Iachini, Galderisi, Bortolazzi, Caniggia (Gasparini 68)
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

ARBITRO: Lanese


 
Zoff soddisfatto «Stagione eccellente sul piano del gioco» 
TORINO — I bilanci spettano a Zoff. Mentre nello spogliatoio qualcuno stappa lo champagne e come per incanto compare un vassoio di pasticcini (gentile omaggio di un magazziniere meno smemorato di altri), il tecnico apre il librone del campionato. Intanto una considerazione, l'unica di tutto il clan bianconero sulla vittoria contro il Verona: 
«Meglio non si poteva chiudere. Una vittoria chiara, netta, che sintetizza un po' tutta la nostra stagione, condotta su livelli più che buoni». 
A Zoff il quarto posto piace. 
«La nostra posizione — aggiunge —rispecchia il valore della squadra. Ho sempre sostenuto di avere un organico buono e quindi il bilancio non può che essere positivo. Alla squadra non è mai mancata la continuità, ha fatto buone cose sempre non solo nel finale. C'è stato un mese balordo, ma le colpe non sono state soltanto nostre». 
Non ha rimpianti. Era alla prima esperienza in una squadra di club ed ora la sua disamina non contempla la parola rammarico. Ammette: 
«Ci siamo sempre battuti bene. La cosa migliore è stato il gran ritmo con cui abbiamo disputato tutto il campionato. Rispetto alle mie attese della vigilia, mi pare che non sia mancato nulla». 
Ora c'è grande attesa attorno ai movimenti di mercato. Zoff è possibilista: 
"Vedremo cosa riusciremo a fare. Non mi sento di dire adesso se metteremo in piedi una Juve più forte di quella attuale". 
Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 26 giugno 1989



I tifosi «intervistano» l'Avvocato sul futuro della squadra fra sogni, arrivi e partenze 
Agnelli: «Solo Vialli farebbe grande la Juve» 
Ma resta un frutto proibito, così come Dunga 
Oltre a Laudrup in partenza anche Altobelli e Cabrini, ormai ex uomo simbolo 
Il terzino ha scelto Bologna: «Finisce un amore, spero che la gente non mi dimentichi» 

TORINO — I tre gol al Verona diventano un fatto marginale, il quarto posto in classifica, un particolare del tutto trascurabile (non per Zoff). Il rito degli addii fa passare tutto in secondo piano. Fuori i fazzoletti: lo spogliatoio della Juventus si svuota e qualcuno per prudenza ha svuotato anche l'armadietto con gli indumenti da gioco. Qualche certezza, molte incertezze. Tra oggi e domani tutto forse sarà più chiaro. L'agenda di Boniperti è fitta di appuntamenti: il presidente, che ieri ha lasciato il Comunale alla fine del primo tempo senza neppure passare dagli spogliatoi, dovrà fare gli straordinari per incontrare i giocatori più chiacchierati. 

E, intanto, la gente sogna. Ieri i tifosi hanno assediato l'avvocato Agnelli nella speranza di avere da lui lumi sul futuro della Juve. Agnelli ha risposto cortese, ma restando nel vago: 

"Tutti vogliamo una grande Juve, ma non è facile come sembra. Comunque ci proveremo".

Per ora ci sono certezze soprattutto su chi parte. Cabrini e Laudrup per esempio. Agnelli ha parlato con il terzino la scorsa settimana, l'ha invitato a comportarsi con la stessa serietà di sempre. Ieri ha aggiunto: 

«Per ora è uno dei pochi sicuri di cambiare squadra. Quanto a Laudrup è da tempo che il Barcellona lo corteggia. A questo punto tocca a lui decidere». 

In realtà, i giochi sono fatti. Agnelli ha parlato anche di Altobelli, che una volta aveva definito 

"il nostro Santillana".

Molti dubbi anche sul centravanti: 

«Non so come finirà. Mi pare che stia giocando bene, ma anche lui sa di non essere più un bambino". 

Nella fiera dei sogni c'è posto anche per Dunga e Vialli. L'Avvocato scuote la testa: 

"Dunga non lo venderanno e Vialli è l'unico che camberebbe tutta la squadra". 

Già, ma non si muoverà da Genova. Infine un pensiero anche per il Torino: 

«Mi spiace, ma ottenere tre vittorie consecutive non era facile. Neppure una nostra vittoria a Pescara l'avrebbe aiutato". 

Ed eccoli gli uomini con la valigia. Precedenza a Cabrini, il simbolo di una Juve forte e vincente che si è persa per strada. Antonio ha scelto Bologna e per i saluti ricorre a frasi ad effetto: 

«Finisce un sogno d'amore e spero che la gente conservi di me l'immagine di uno che ha dato tanto, tutto. Difficile trovare le parole giuste in certi casi, ma non c'è emozione in questo momento e non mi volto indietro perché sennò sarebbe troppo amaro. Soffrire non mi piace". 

A fine partita ha festeggiato sotto la curva Filadelfia di fronte ai tifosi in delirio, poi ha trascorso la serata con Laudrup ed Altobelli, due compagni che divideranno con lui il momento dei saluti. Ma dei due solo il danese per ora è sicuro di partire. Altobelli infatti deve ancora discutere la sua posizione con Boniperti. Laudrup invece lascia dopo quattro anni pieni di contraddizioni. Ha chiuso con un gran gol da dedicare ai tifosi. Stamane vola a Copenaghen, la prossima settimana sarà a Barcellona per la firma del contratto. Poi ancora a Torino per il trasloco. Taglia corto: 

«E' sicuro, me ne vado, anche se Boniperti ha fatto un tentativo in extremis per trattenermi. Ma la decisione è presa e non torno indietro. L affetto dei tifosi mi ha riempito di gioia e sono contento di averli salutali nel modo migliore,..cioè con un gol". 

Una prodezza di quelle che ha regalato alla Juve con il contagocce. Le prossime ore saranno decisive anche per Tricella. Dopo le certezze dei mesi scorsi, ora il libero sente vicino il momento della partenza. Stasera incontrerà Boniperti, ma non è detto che alla fine del colloquio avrà idee più chiare. Il problema è abbastanza semplice: se la Juventus avrà la garanzia di poter ingaggiare un forte centrocampista, dirotterà Fortunato in difesa e quindi potrà fare a meno di Tricella. Diversamente, Fortunato resterà nel suo ruolo più naturale ed il difensore verrà confermato. E' probabile quindi che neppure oggi la posizione di Tricella sia più definita. Ma il giocatore non sembra disposto ad attendere oltre. Con un grande sacco sulle spalle pieno zeppo di indumenti di gioco ammette: 

"Porto via tutto, non si sa mai. Oggi parlo con Boniperti e spero di avere poi delle certezze. Però se la società non decide in un senso o nell'altro, mi riterrò libero di cercarmi un'altra sistemazione. Non faccio previsioni". 

Ma sembra tranquillo, come se i giochi fossero fatti.

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 26 giugno 1989


 


juve

verona

juventus

verona

juventus

juventus

juventus

juventus

maglie