É il 17 Maggio 1981 e Napoli e Juventus e si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'San Paolo' di Napoli.
La Juventus si appresta a vincere il suo diciannovesimo tricolore con una squadra che sembra aver pochi punti deboli. Il Napoli vive una gran bella stagione. Allenati da Rino Marchesi (che tra qualche anno sará protagonista anche nella Vecchia Signora) per molti mesi i partenopei sembrerebbero' i veri candidati ad essere l'anti-juve. Invece una serie di sconfitte nelle ultime partite del campionato risucchiano il 'ciuccio' verso un comunque onorabilissimo terzo posto finale.
Buona Visione!
Napoli - Stadio San Paolo
domenica 17 maggio 1981 ore 16:00
NAPOLI-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Guidetti autorete 64
NAPOLI: Castellini, Bruscolotti, Marangon L., Celestini (Nicolini 69), Krol, Ferrario, Damiani, Vinazzani, Musella (Palo 66), Guidetti, Pellegrini
A disposizione: Fiore, Cascione, Ciccarelli
Allenatore: Rino Marchesi
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu (Brio 58), Cabrini, Prandelli, Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, (c) Causio (Verza 46), Brady, Fanna
A disposizione: Bodini, Osti, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Michelotti
AMMONIZIONI: Gentile, Fanna, Prandelli 28, Tardelli 30 (Juventus); Guidetti, Damiani (Napoli)
ESPULSIONI: Verza 88 (Juventus)
Le pagelle dei bianconeri e degli azzurri al S. PaoloZoff resta il miglioreZOFF-Solo il suo arrivo fra i pali, prima del fischio di avvio, ha calmato i tifosi della curva, quella che era la sua curva. E, fra i pali e in uscita, ha detto al suo vecchio pubblico di essere sempre il migliore. Concentrazione, scatto, tutto il bagaglio intatto. Inutile andare nei particolari del match. Zoff l'ha dominato prima con la sua personalità e poi con le sue mani.CUCCUREDDU - Un banale incidentel'ha tolto dalla mischia al 10' della ripresa quando ormai aveva preso le misure di Pellegrini e l'aveva completamente domato. Gli ha concesso una palla-gol nel primo tempo soltanto quella, poi è stato il solito marcatore efficace.CABRINI-Ha preso in custodia Damiani, lo ha sfiancato in durissimi corpo a corpo ed è riuscito come sempre davanti per sostenere l'attacco con frequenza.PRANDELLI-Ha preso sul campo la posizione solita di Furino, con un gioco oscuro ma efficace, un lavoro di frangiflutti che a gioco lungo si è fatto sentire.GENTILE-Ha iniziato su Musella, quindi ha avuto abbastanza libertà per tutta la partita per la posizione arretrata dell'avversario che pensava di dover marcare per tutto il match. Buoni spunti in avanti, cross utili per l'attacco, la consueta generosità.SCIREA Difensore ma anche centrocampista, ha spesso dato una mano al fraseggio di Brady e di Tardelli, senza dimenticare i doveri di copertura a Zoff.MAROCCHINO Una partenza molto brillante, un secondo tempo giocato più di sacrificio, ma con grande concentrazione. Nettamente migliore che non la settimana prima contro la Roma.TARDELLI - Ha giocato a sprazzi, ma quando è partito in affondo ha fatto sentire la sua potenza atletica, come in occasione del gol. A parte il merito di Verza o la deviazione di Guidetti, è stato lo slancio di Tardelli che ha propiziato un gol che potrebbe aver deciso la stagione.CAUSIO E partito bene, con un gioco brillante, forse per convincere la piazza napoletana dopo le ultime voci di un suo possibile trasferimento al Sud. Purtroppo gli son rimasti solo 45', una scelta tattica per rafforzare il centrocampo lo ha tolto dalla partitaBRADY-Meno brillante che in altre occasioni, comunque molto continuo, redditizio, ha tenuto una posizione piú arretrata per fare da filtro e non soltanto da rampa di lancio per le punte.FANNA-Uno dei migliori sul piano della combattivita e dell'impegno, in particolare nella ripresa, quando ha ripiegato a centrocampo sacrificandosi in un lavoro d'interdizione molto utile ai compagni.BRIO-Ormai Trapattoni ha piena fiducia in lui e nel finale difensivo bianconero la sua potenza atletica si è fatta valere.VERZA-E entrato in campo nella ripresa in sostituzione di Causio, ha rinvigorito il centrocampo, ma non ha fatto mancare il suo apporto offensivo. Pronta l'intuizione nel deviare il centro di Tardelli, e un po' di fortuna nell'aver trovato la collaborazione decisiva di Guidetti per battere Castellini con il gol vincente.Castellini, brutta giornataCASTELLINI Nervoso, impreciso gia nei primi interventi e anche sfortunato in occasione del gol subito con la collaborazione di Verza e del suo difensore Guidetti. Una brutta giornata per il giaguaro.BRUSCOLOTTI Ha cercato di imporsi di forza a Fanna, ha vinto dei duelli, ma ha anche faticato moltissimo. Una partita senza squilliMARANGON Ci si aspettava di più da lui come spinta offensiva, anche se la sostituzione di Causio fa pensare che Trapattoni la temesse in modo particolare. Soltanto nel finale il terzino si e fatto vedere in avanti con la solita grinta.CELESTINI Sostituito nella ripresa con Nicolini, perché esausto, il giovane partenopeo ha confermato comunque di essere una delle più interessanti novità del campionato per continuita d'azione e luciditá.KROL-Ancora una volta ha fatto da balia alla squadra, tenendo le fila della difesa e cercando di appoggiare l'attacco del finale quando il Napoli era in svantaggio.FERRARIO E corso dietro a Marocchino per tutto il fronte dell'attacco, ma ha faticato non poco, come sempre quando non ha un punto di riferimento più stabile al centro dell'attacco avversario.VINAZZANI - Una prova generosa, molto combattiva, una spinta costante, ma senza troppa lucidità nei passaggi.MUSELLA Ha delle qualita, ottima tecnica, ma la tattica di Marchesi l'ha costretto a fare da frangiflutti a centrocampo, togliendogli la possibilità di farsi luce in avanti.GUIDETTI-Una partita generosa, combattiva come sempre fra difesa e centrocampo, e per lui l'amarezza più grande di avere determinato il gol ingannando Castellini con l'involontaria deviazione sul tiro di Verza.PELLEGRINI - Due o tre buoni spunti, una palla lavorata molto bene e messa a fil di montante. Molto chiuso prima da Cuccureddu e poi da Brio.NICOLINI-PALO Entrati nel finale, hanno dato una mano al pressing avversario senza peraltro risultare determinanti, Palo si e anche infortunato, scomparendo nel finale del match.MICHELOTTI - All'ultima grossa partita di serie A (gli resteranno ancora due incontri di B prima della fine della carriera) ha diretto con la preoccupazione di calmare gli animi, di portare in porto la partita. C'è riuscito. anche a prezzo di qualche ammonizione che è parsa sin troppo severa.Bruno Peruccatratto da: La Stampa 18 maggio 1981
La Roma resta tenacemente nella scia e fa ancora balenare la possibilità di uno spareggio. Ma la clamorosa vittoria di Napoli ha ormai portato i bianconeri a un passo dal diciannovesimo scudetto. L'ultimo ostacolo è quella Fiorentina che ha già fermato (sul loro campo) sia Roma che Napoli e ha conti in sospeso...
Juve 18 e mezzo
NAPOLI. Questa volta è toccato a Trapattoni pescare il jolly: cosí, nella guerra dei tre maghi, si è messo alla pari. Già ci erano riusciti Liedholm, un maestro, e Marchesi, allievo precoce: dentro Faccini, oppure Palo e subito gol. Il Trap si è preso la rivincita nella smazzata più importante: ha giocato la carta Verza, al posto di un Causio che andava illanguidendo i suoi estri appena ritrovati sotto il cocente sole di Napoli, e Verza, schiumante rabbia repressa, ha offerto alla Juve la vittoria più importante. Tutta Napoli andava vivendo lo straordinario evento: i novantamila del San Paolo, luccicanti di azzurro nel sole e gli altri fuori, con radio e amplificatori che facevano rimbombare la voce di Ameri sui lungomari e nei vicoli. Al gol di Verza, lo slancio popolare si è afflosciato mestamente su se stesso, come un tubolare bucato da uno spillo maligno. Mancava ancora quasi mezz'ora, eppure a tutti il destino è apparso segnato: da queste parti una lunga assuefazione alle disgrazie ha reso presaghi infallibili delle cattive notizie, Sino a quel punto era stata partita vera: certo non bella di ripetute squisi-tezze tecniche, o particolarmente prodiga di emozioni mozzafiato. Ma autentica contrapposizione di uomini e di schemi, niente a che vedere con la indecorosa rissa d'osteria di Torino. All'indomani di quella recita invereconda, erano spuntati i soliti difensori d'ufficio: quando la posta assurge a tali livelli, inutile pretendere il fair-play, mazzate ci vogliono e chi picchia più forte vinca. A sette giorni di distanza, la smentita ovvia: a calcio si può giocare nei propri limiti, ovviamente anche quando in palio c'è l'obiettivo massimo, una stagione intera. Però non trascuriamo Michelotti, vecchio, impagabile drago giunto a un reclamizzatissimo (ma siamo sicuri?) passo d'addio. Per un arbitro l'autorità è come il coraggio: se non ce l'ha, non se la può dare. Michelotti, che ce l'ha (e ha anche coraggio, se è per quello) ha giocato col fuoco della partita con istrionica bravura. Ammonizioni psicologiche, richiami diretti, un colloquio sempre in atto coi giocatori, stimolati al rispetto del copione. Persino i ribelli riottosi si sono assoggettati al giogo: e il mattatore di Parma ha finito campeggiando, senza neppure troppa fatica, in un ambiente ricondotto alla sua serenità istituzionale.
DICA DICIANNOVE, Che lo scudetto sia ormai della Juventus, lo dicono tutti meno, naturalmente, i bianconeri, tanto fiduciosi e persino spavaldi prima del proibitivo passo di Napoli, quanto divenuti cauti e sospettosi a vittoria ottenuta. In realtà, se questo pazzo campionato conserva un filo di logica, è difficile immaginare una soluzione diversa. La Roma ad Avellino è destinata a incontrare perlomeno le medesime difficoltà della Juve contro i viola (la maggior caratura tecnica della Fiorentina è bilanciata dal fattore campo e dagli stimoli dell'avversario, in area di salvezza): il punto in più in classifica dovrebbe essere, a questo punto, un usbergo piuttosto rassicurante. Per una squadra, oltretutto, che ha dimostrato inossidabile tenuta: proprio nel finale di campionato, sulla Juventus si sono abbattute contrarietà di ogni genere e sempre la reazione è stata pronta, rabbiosa, ef-ficace. Giocare senza Bettega e Tardelli contro la Roma; senza Bettega e Furino a Napoli, è vantaggio non indifferente concesso alle avversarie dirette. Eppure la Juve ha raccolto tre punti su quattro, nella giostra dello scudetto, e ha nello stesso frangente eliminato un concorrente e mantenuto le distanze dall'altro. E' l'impagabile forza dell'esperienza: intesa come abitudine alle battaglie di vertice, agli stimoli, ma anche alle corrosioni delle snervanti vigilie, delle atmosfere arroventate, delle polemiche astiose. La Juventus è passata come una salamandra sotto il fuoco incrociato: a Napoli si è attestata in un albergo del centro, ha subito alla vigilia - l'aggressione (calcolata) del tifo contrario, ma il giorno dopo, sul campo, ha domato avversari e spettatori con una impagabile sere-nità d'animo. Che non sia degna del titolo, possono sostenerlo sol-tanto rivali delusi e critici imbot-titi di pregiudizi.
PERO', DE SISTI... E tuttavia, se sull'ultima giornata si allunga l'ombra del thrilling (e non soltanto nel-l'intricatissimo settore di coda), qualche motivo c'è. La Fiorentina di De Sisti ha perduto la sua pri-ma partita e poi non ne ha perdute più: e la serie è arrivata già a quattordici. Quella prima partita era con la Juventus. Picchio debuttava, pieno di tremori, su una panchina bollente. Aveva giocato con cauta saggezza le sue carte, imbrigliate sullo zero a zero le velleità non eccessive di una Juve convalescente. Poi, la stilettata di Tardelli, dritta al cuore. E per la Fiorentina lo strapiombo di un dramma sportivo, dal quale si è risol-levata passo a passo, sino ad as-surgere al ruolo di squadra più in forma del torneo, di andare a pa-reggiare a Roma e a Napoli e di lanciare, adesso, una stuzzicante sfida ai quasi campioni. Nel suo ruolo di arbitro dello scudetto, la Fiorentina ha sin qui seguito un metro implacabile, uguale per tutti, persino nel punteggio. Se lo scudetto numero diciannove della Juventus, è per ora soltanto lo scudetto numero diciotto e mezzo, è proprio per la considerazione che la Fiorentina merita. Che poi Picchio sia romano è un tocco di sen-timento, uno svolazzo nel copione, l'ultima preziosità di una stagione memorabile.
Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.21
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