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domenica 24 maggio 2026

24 Maggio 1981: Juventus - Fiorentina

É il 24 Maggio 1981 e Juventus Fiorentina si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore. 

Dall'altra parte ci sono i viola che attraversano un campionato di stallo. Alla fine sará un quinto posto che peró non assicura alla Fiorentina l'accesso alle coppe europee. 

Sará una vittoria per i bianconeri che significa diciannovesimo tricolore. Ad un passo dalla seconda stella, mentre gli altri si godono a malapena la prima.

Buona Visione! 


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Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 24 maggio 1981 ore 16:00 
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Cabrini 26

JUVENTUS: (c) Zoff, Brio, Cabrini, Prandelli (Causio 72), Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, Verza, Brady, Fanna
A disposizione: Bodini, Osti, Storgato, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FIORENTINA: Galli G., Contratto, Ferroni, Orlandini (Novellino 80), Guerrini, Galbiati, Bertoni, Manzo, Fattori, Antognoni, Di Marzio
A disposizione: Pellicanò, Reali, Biasin, Desolati
Allenatore: Giancarlo De Sisti

ARBITRO: Barbaresco
AMMONIZIONI: Fattori, Bertoni (Fiorentina)




Il presidente bianconero ha fatto la doccia vestito dopo la vittoria 
Boniperti: «Scudetto più sofferto» 

TORINO — 

«Si soffre, ma questo scudetto ha davvero un sapore particolare». 
Cominciava cosi, per Giampiero Boniperti, l'intervista più lunga. Lo spogliatoio della Juventus era un mare di champagne e di folla. Ebbri di gioia, i giocatori, secondo tradizione, l'avevano trascinato, vestito, sotto la doccia: grondante acqua Boniperti sorrideva felice. Li aveva aspettati negli spogliatoi dov'era rimasto barricato per tutto il secondo tempo ascoltando la radio. Non era riuscito a resistere in tribuna d'onore anche se Cabrini, dopo 27minuti, aveva infilato Galli ipotecando il trionfo. Nell'intervallo era andato ad incitare la squadra e non si era più mosso dallo stanzone. Un'ora più tardi era tutto finito e poteva abbandonarsi anche lui all'esultanza. 
«Se avessi segnato di destro, sarebbe stato un capolavoro», 
diceva a Cabrini abbracciandolo. Poi scherzava con Zoff, autore della parata decisiva su Bertoni, si complimentava con Brady, lo straniero che ha permesso alla Juventus un salto di qualità sul piano della classe, e con tutti gli altri protagonisti della bella avventura. Ieri Boniperti ha superato se stesso: come calciatore aveva vinto cinque titoli, come presidente sei ed ha così eguagliato l'ing. Edoardo Agnelli che realizzò la stessa impresa dal 1924 alla stagione '34-35 che chiuse lo storico quinquennio. Boniperti assunse la presidenza nel '71. un decennio esatto costellato di successi. 
«Gli scudetti sono tutti belli ma questo è diverso», 
ripeteva Boniperti. Nello stesso istante, dalle docce i giocatori cantavano 
«Arrivederci Roma» 
e intonavano il coro 
«E nun ce vonno sta» 
e Boniperti s'affrettava a chiudere la porta: 
«E' meglio, altrimenti vengono fuori delle cose...». 
Sulla lavagna, una mano ignota, aveva scritto: 
«Roma scudetto uguale illusione». 
Fuori, su un gigantesco striscione, si leggeva: 
«Campioni contro tutto e contro tutti». 
Ma Boniperti non ne approfittava per polemizzare: 
«Sono i tifosi che tirano queste risultanze, noi no». 
A chi dedica lo scudetto?, chiedeva un cronista. Pronta la risposta di Boniperti: 
«L'abbiamo vinto per noi ed ha un significato particolare. E' un trofeo in più che si aggiunge alla nostra bella bandiera e che premia i nostri tifosi che ci hanno seguito con stile juventino. Li ringrazio. Ma il mio ringraziamento va soprattutto a Trapattoni, ai tecnici ed ai giocatori che sacrificandosi e mettendocela tutta in campo e fuori, si sono dimostrati professionisti eccezionali in un torneo difficile, combattuto. Complimenti al Napoli che con Krol e con una valida organizzazione societaria ha ottenuto un piazzamento bellissimo. E complimenti anche alla Roma di Liedholm che ha disputato un grosso campionato. Mi auguro che il prossimo sia altrettanto combattuto ma con meno odio, con meno astio». 
Boniperti ha vinto tutto meno la Coppa dei Campioni. Sarà la volta buona? 
«Godiamoci lo scudetto, poi se ne parlerà», 
dribblava la domanda. Ed aggirava anche l'ostacolo quando gli chiedevano dei programmi avvenire: 
«E' presto, è presto. Adesso c'è la Coppa Italia». 
Un giornalista della Giordania lo avvicinava per dirgli che il suo paese sarebbe lieto d'invitare una squadra italiana e, in particolare, la Juventus ad un torneo. Boniperti lo ringraziava senza impegnarsi: 
«Parleremo anche di questo». 
Altri trovavano il modo di toccare l'argomento del calcio-scommesse. Senza arrabbiarsi, Boniperti ribatteva: 
«Sappiamo bene come nascono certe storie. L'Italia è fatta di queste cose». 
Il vestito di ricambio, che avevano dovuto andare a prendergli a casa, tardava ad arrivare e Boniperti, suo malgrado, era costretto a sostenere altri botta-riposta mentre attorno a lui regnava un'allegra confusione. Ai microfoni della radio, ripeteva quanto aveva già detto. C'era anche De Sisti. Lo abbracciava dicendogli: 
«Ti auguro, per la prossima stagione, di ripetere la bella serie che hai fatto, ma dopo averci incontrati». 
I due ridevano alla battuta mentre sullo stadio calavano le prime ombre della sera. Boniperti, finalmente rivestito, era fra gli ultimi ad andarsene. Anche a lui i tifosi riservavano una lunga ovazione per uno scudetto che ha davvero un sapore diverso. E sognano il ventesimo, la doppia stella, la Coppa Campioni. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 25 maggio 1981





IN COPERTINA/LO SCUDETTO

E' un trionfo in bianco e nero: si salvano Ascoli e Udinese mentre la Signora si appunta il suo diciannovesimo scudetto. Malgrado la fiera opposizione della Roma, un formidabile girone di ritorno (ventisei punti sui trenta disponibili) legittima la conquista della squadra che ha segnato più gol e ne ha subiti meno

Juve. E così sia

TORINO. Sventolano sul campionato i vessilli bianconeri. A Udine e ad Ascoli, per celebrare una salvezza targata Rocambole; a Torino, per salutare il diciannovesimo scudetto di Madama Juventus. E' il settimo gol di Cabrini a cingere del lauro tricolore la fronte della Signora, ma non è un miracolo di Sant' Antonio. La Juventus, adusa in passato a marce trionfali, questa volta si è guadagnata la conquista con sudore proletario. Il suo finale tutto in salita giustifica l'esultanza: questa squadra ha saputo ripetutamente risorgere dalle proprie ceneri, annullare svantaggi apparentemente incolmabili, sotto il profilo tecnico e psicologico. Al traguardo è giunta stremata, arroccando sotto i colpi di una Fiorentina trascinata dal miglior Bertoni della stagione. Ma proprio l'irriducibilità degli avversari regala toni autentici al trionfo di Trapattoni e soci.

RIMPIANTI. Un campionato così accanitamente disputato lascia fatalmente rimpianti e veleni. La Roma, che ha a lungo accarezzato il sogno e se lo è visto svanire nelle battute conclusive, può legittimamente agganciarsi a episodi sfavorevoli. Cosa sarebbe stato se il guardalinee di Bergamo non avesse colto il fuorigioco quanto meno opinabile che ha condotto all'annullamento del gol di Turone, nel rissoso testa-a-testa di Torino? E se il Perugia non avesse lanciato il solo acuto del suo campionato a Fuorigrotta, dove sarebbe arrivato il Napoli-miracolo di Krol e di Marchesi? Gli interrogativi sono leciti, ma è pericoloso giudicare un campionato intero da circostanze singole, sganciate dal contesto. La Juventus ha chiuso il torneo avendo segnato più di tutte (46 gol contro i 43 della Roma e 31 del Napoli) e subito meno di ogni altra (15 gol, contro i 19 delle sue due più fiere oppositrici). Nel gioco dei confronti diretti ha raccolto cinque punti (due con la Roma, tre col Napoli) contro i quattro del Napoli (tre con la Roma, uno con la Juve) e i tre della Roma (due con la Juve, uno col Napoli). Anche applicando alla testa della classifica il metodo per stabilire le retrocessioni (la famosa classifica avulsa) il risultato non sarebbe cambiato.

CARATTERE. In realtà, la Juventus ha guadagnato questo stressante scudetto con una grandiosa prova di carattere. Già in partenza, presentava una formazione squilibrata, nel senso che le difettava, in organico, una punta di propensioni esclusivamente offensive. Le lunghe rinunce a Bettega hanno poi esasperato la lacuna, costringendo la squadra a stroncanti manovre di aggiramento per portare il maggior numero possibile di uomini in zona-gol. Se, malgrado questo, alla fine è risultata la squadra più prolifica, ciò depone a favore della qualità dei suoi difensori e centrocampisti (sette gol Cabrini e Tardelli, otto Brady) e della preparazione atletica davvero eccezionale del complesso. Grande merito di Trapattoni, al quale vogliamo aggiungerne subito un altro. La capacità di tenere in perfetto ordine la sua panchina lunga. Volta a volta sono mancati Bettega, Causio, Tardelli, Furino, alla fine anche l'inossidabile Cuccureddu: sempre i sostituti sono stati all'altezza del compito. Marocchino, una volta immesso in pianta stabile, è stato forse l'elemento decisivo, per freschezza e fantasia. Verza ha risolto la fondamentale partita di Napoli, Prandelli ha surrogato un po' tutti, a turno, con esemplare costanza di rendimento.

LA CONCORRENZA. Eppure la concorrenza è risultata davvero formidabile. La Roma, portando sulla scena un calcio nuovo, coraggioso e furbesco insieme, ha giocato le sue carte con estrema determinazione. Sul vantaggio iniziale ha sapientemente dosato le inevitabili pause. L'impressione di un suo appannamento alla distanza è errata. Liedholm ha conquistato venti punti nel girone di andata e ventidue in quello di ritorno, quindi incrementando la propria velocità di crociera. E' stata la Juve, con i ventisei punti conquistati nella fase discendente, a determinare il sorpasso. Fermiamoci un momento su questo dato: ventisei punti in quindici partite equivalgono a dodici vittorie, due pareggi (entrambi in casa, con Cagliari e Roma) e una sola sconfitta (a Milano con l'Inter). Anche il Napoli, malgrado le due sconfitte consecutive nelle due ultime giornate, è andato più forte nel girone di ritorno che in quello di andata: venti punti contro diciotto.

Insomma, la Juventus non ha raccolto, lungo la strada, i cocci di avversari scoppiati, ma ha superato rivali che andavano a loro volta sprintando. A parte, poi, lo sfortunato esito la Roma ha aperto strade nuove al calcio italiano. Il suo gioco a zona appare destinato, fortunatamente, a trovare imitatori. Già la stessa Juventus, contro la Fiorentina, ha in pratica giocato senza riferimenti fissi, controllondo gli avversari a seconda della posizione di volta in volta occupata sul terreno. Così Bertoni, assegnato a Cabrini, si è trovato opposto a Prandelli, quando retrocedeva a impostare l'azione da centrocampo, o a Brio, quando tentava lo sfondamento frontale. Se il football italiano va lentamente evolvendosi sotto l'aspetto strategico (e nel senso di una maggior concessione allo spettacolo) i meriti pioneristici della Roma non vanno dimenticati.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.22




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domenica 26 aprile 2026

26 Aprile 1981: Udinese - Juventus

É il 26 Aprile 1981 ed Udinese Juventus si sfidano nell' undicesima  giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Friuli' di Udine.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima l'aveva beffato sul traguardo tricolore. Questo sará un campionato conteso fino all'ultima giornata con l avversario per eccellenza di questi anni ottanta : la Roma di Nils Liedholm

Dall'altra parte la squadra friulana terminà la stagione in quint'ultima posizione e si salva dalla discesa in Serie B solo grazie alla classifica avulsa.

Buona Visione! 



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Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 11 ritorno
Udine - Stadio Friuli
domenica 26 aprile 1981 ore 16:00 
UDINESE-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Marocchino 34, Tardelli 43

UDINESE: Della Corna, Maritozzi (Fanesi 56), Tesser (Cinello 60), Miani, Billia, Fellet, Papais, Pin L., Gerolin, Miano, Zanone
A disposizione: Pazzagli, Bacci, Pradella
Allenatore: Enzo Ferrari

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino, Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega R., Brady, Marocchino (Prandelli 74)
A disposizione: Bodini, Brio, Verza, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Redini





Furino non ha dubbi, il titolo è quasi vinto 
«Ormai questa squadra può battere chiunque» 
DAL NOSTRO INVIATO  

UDINE — La Juventus c'è, eccome! Anche se i critici sono stati assai caustici nei confronti di Bettega, concedendo attenuanti soltanto a Causio che in fin dei conti lavora da diversi mesi part-time, i bianconeri di Trapattoni hanno dimostrato anche a Udine che lo scudetto può appartenere soltanto a loro. Non è un'impressione, ma una realtà confermata anche dagli interessati. La vecchia guardia, a cominciare da Furino per proseguire con Cuccureddu, Gentile e Tardelli, ha denotato quella potenza atletica che sembra difettare in altre compagini e che rende eccellente una formazione partita maluccio e che alla distanza ha ritrovato stimoli e ambizioni.
Proprio capitan Furino, applauditissimo a Udine anche da parte dei tifosi avversari, ci teneva a sottolineare che questa Juventus 
«può battere chiunque purché sia sempre concentrata come a Pistoia e a Udine. Certo —continuava — se non avessimo perso in modo maldestro a Milano con l'Inter forse a quest'ora avremmo già disperso sulla strada gli inseguitori». 
Furino può permettersi questo ed altro. Quando uno ha 35 anni può avventurarsi in passi di danza calcistica, può dire davvero quello che gli pare. Oltretutto, il campo gli sta dando ampiamente ragione. Tre anni fa Furino doveva diventare una riserva, ora si è conquistato sul campo i galloni di capitano anche per la prossima stagione. 
C'era Causio da rivedere a Udine. Gli è mancata la continuità alla distanza non è arrivato puntuale su qualche pallone, ma di più onestamente non poteva fare. Il «barone» ha un'età e un orgoglio che possono avvertire il peso delle assenze: giocando e rigiocando ritroverà sicuramente l'affiatamento con i compagni. Alcuni suoi «assist» hanno ricordato il Causio dei tempi migliori E' piaciuta anche la sua determinazione negli spogliatoi quando ha detto: 
«Con la grinta e la concentrazione che abbiamo, nessun ostacolo ci è precluso».
,L'Avellino, prossimo avversario di campionato, è avvertito. Trapattoni è troppo felice per avventurarsi in pronostici facili: vuole che sia il campo a rispondere a certi interrogativi che accompagnano il cammino dei bianconeri. 
«Andiamoci piano —dice —, siamo ancora a quattro lunghezze dalla conclusione. Certo, se la Juventus giocasse sempre così...». 
E lascia intendere che la Juventus è vicina al grande traguardo. Tre gare in casa, una a Napoli in trasferta: la possibilità di giocare a rimpiattino, di lasciare l'iniziativa agli altri pur di replicare. Ma da come stanno giocando i bianconeri ci sembra semmai che l'iniziativa d'ora in poi saranno proprio loro a prenderla.

Giorgio Gandolfi


Le pagelle della squadra di Trapattoni 
Ma che bravo quel Tardelli 

ZOFF — Inoperoso per tutto il primo tempo, ha compiuto nella ripresa quattro interventi di buona fattura. In uscita a terra ha bloccato Gerolin, il tutto con semplicità ed efficacia. 

CUCCUREDDU — Zanone, suo diretto avversario, non ha quasi toccato palla. Il merito è di questo professionista dal rendimento sempre costante. 

CABRINI — Non si è lanciato a capofitto in dissennate avanzate, poiché Papais gli tagliava il percorso. Ha fatto cose buone sul piano della costruzione con bravura tecnica. 

FURINO — Questo veterano spelacchiato continua a vivere la sua seconda giovinezza; corre ovunque e rincorre tutti. Tampona e rilancia. Ogni tanto sbaglia un passaggio, ma sono inerzie nell'analisi globale di una partita eccellente. 

GENTILE — La posizione di Miano, fluttuante a destra e a sinistra, poteva ingannarlo. Gentile ha preso le misure ed ha giocato un'ottima partita, agonisticamente impeccabile. 

SCIREA — Sempre all'altezza, sia in difesa che all'attacco. Ha fallito rari interventi ed ha portato avanti un grosso quantitativo di palloni. Solo una volta fuori tempo! 

CAUSIO — Prova non brillante ma utile, non appariscente ma preziosa. Ha tenuto la zona, ha giocato molti palloni, alcuni sbagliandoli, altri distribuendoli ai compagni. 

TARDELLI — Il migliore in campo; dopo un avvio di studio, ha cominciato a macinare chilometri senza pause, risultando determinante nel gioco bianconero e nelle azioni dei gol, prima costruendo per Marocchino poi ricevendone un pallone che egli stesso ha spedito in rete. Gerolin è stato trascinato in ogni angolo del campo. Questo è un Tardelli che servirà molto anche alla Nazionale. 

BETTEGA — Partita difficile per lui, visti i ritmi e i raddoppi delle marcature. Ciò nonostante, ha distribuito buoni palloni con scambi ravvicinati. Ha sbagliato un gol (Della Corna gli ha deviato un tiro da distanza ravvicinata). Prova, dunque, poco colorita. 

BRADY — Ha puntato più sulla qualità che sulla quantità. Ha messo ordine con distribuzione sulla zona centrale del campo, tentando nel finale la via del gol. 

MAROCCHINO — Il giovane continua a maturare. Ha prima disorientato Maritozzi e poi Fanesi. Ha segnato un gol, ha crossato palle utilissime. Molto bravo, nulla da eccepire. E' uscito al 65' per crampi allo stomaco. 

PRANDELLI — Ha giocato quindici minuti, pochi per essere giudicato. Ha comunque tenuto bene il ruolo.

Angelo Caroli


 


CAMPIONATO DI SERIE A/IL PUNTO

La Juve sorprende tutti (si fa per dire) e resta sola in testa: ma i giochi sono ancora tutti da fare. L'importante è vedere quanto gli episodi extracalcistici potranno incidere sulla corsa allo scudetto. A proposito della clamorosa caduta del Napoli non si esclude, infatti, che c'entri anche la guerra a Juliano

Dramma della gelosia?

HA RAGIONE Brera quando sostiene che i pronostici li può sbagliare soltanto chi li fa e non chi "mena il torrone" per tenere lontana ogni possibilità di smentita. Domenica non aveva previsto tutte rose e fiori per la capolista Napoli che ospitava l'ultimo, da tempo retrocesso, Perugia. Per quasi tutti, invece, si trattava di un'occasione propizia proprio per il Napoli in viaggio Juventus e Roma per balzare solo in testa. E' andata come si sa: tre capolista, tre risultati differenti anche per il modo con il quale si sono realizzati. Il Napoli che perde in casa, la Juventus che stradomina a Udine e la Roma che sta fermamente in difesa contro un Ascoli che in difesa ci deve stare per evitare di retrocedere.

NULLA E' ACCADUTO. Eppure, nonostante le urla di stupore, nulla è accaduto di definitivo: la Juventus è più vicina allo scudetto, la Roma conserva intatte le sue possibilità e il Napoli, come minimo, può accedere a uno spareggio (sempre che alle altre vada tutto bene, perché potrebbe anche diventare decisiva proprio Napoli-Juventus, della penultima giornata). Sostanzialmente, a tutt'oggi, la più parte dell'interesse del campionato si riversa su Juventus-Roma del 10 maggio, che Bettega potrebbe disertare per sopravvenuti inconvenienti giudiziari (sportivi), come sostengono i più informati, in dipendenza delle famose proposte dello stesso Bettega al difensore del Perugia, Pin. Quello che è già certo, è che questo Perugia, sceso in B da tempo, si comporta come il protagonista di un tempo, prima di acquistare Paolo Rossi, cioè.

Gualtiero Zanetti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr. 18


 





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Vittoria tranquilla per i bianconeri che hanno chiuso la partita già nel primo tempo. Ad aprire le marcature è Marocchino, con un diagonale che trafigge Della Corna. Poi Tardelli conclude in solitudine e si abbandona alla gioia.

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domenica 22 marzo 2026

22 Marzo 1981: Juventus - Perugia

È il 22 marzo 1981 e Juventus e Perugia si sfidano nella settima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima l'aveva beffato sul traguardo tricolore. Sarà una vittoria per i bianconeri bella ed importante verso il cammino che porterà i nostri beniamini verso il diciannovesimo tricolore. 

Dall'altra parte c'è un Perugia che partito da una penalizzazione di cinque punti si ritrova in Serie B a fine stagione.

Buona Visione!


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Campionato di Serie A 1980-1981 - 7 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 22 marzo 1981 ore 15.00
JUVENTUS-PERUGIA 2-1
MARCATORI: De Rosa 81, Brady rigore 85, Marocchino 89

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu (Brio 60), Cabrini, Furino, Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, Bettega, Brady, Fanna (Causio 69)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

PERUGIA: Mancini, Lelj, Ceccarini, Frosio, Pin C., Dal Fiume, Bagni (Di Gennaro 79), Butti, De Rosa, Goretti, Tacconi
Allenatore: Molinari

ARBITRO: Terpin




QUATTRO MESI FA esattamente alla settima giornata del girone d'andata si parlava di Juventus in crisi, di giocatori privi di stimoli, di ambiente che rifiutava dopo tanto tempo il mister, Giovanni Trapattoni. 

Adesso appunto a quattro mesi di distanza e dopo il match di ritorno col Perugia parlare della Juventus significa parlare della squadra più in forma fra le sedici di Serie A, della formazione che dopo un esaltante inseguimento ha finalmente coronato il suo sogno di raggiungere in solitudine la vetta della classifica, scavalcando quella Roma che aveva condotto fin qui le operazioni. Già, la Roma. Privi di tre pedine fondamentali come Falcao, Pruzzo e Turone (tanto fondamentali che in panchina non c'era neanche il sedicesimo...), gli uomini di Liedholm hanno stentato a contenere il forcing 

del Catanzaro, ma alla fine sono riusciti a strappare un utilissimo pareggio grazie a una bella girata di Conti. Dopo Juventus e Roma, ecco il Napoli, reduce da un pareggio a reti bianche con l'Avellino e sempre in corsa per il titolo. Staccata di cinque punti dalla prima ma non ancora fuori corsa, segue l'Inter, vittoriosa fra le polemiche in quel di Pistoia. Da ricordare infine la vittoria del Torino a Como.

tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.13





Juventus, cronaca di una lunga sofferenza 
Il Perugia in vantaggio all'82' con De Rosa, raggiunto da Brady e battuto da Marocchino
Bianconeri generosi, ma in difficoltà contro l'inattesa e grintosa tattica ostruzionistica degli umbri
Dopo il gol degli ospiti, l'arbitro Terpin dava una mano ai torinesi
Prima dello scontro Tacconi-Furino (rigore), Marocchino aveva portato la palla oltre il fondo
A 42" dalla fine la rete vincente di Marocchino 
Azzeccate scelte tattiche di Trapattoni 

TORINO — Ottantadue minuti di rabbia, quattro di terrore, un primo respiro di sollievo, altri quattro minuti di assalto disperato con il cuore in gola, poi l'urlo del trionfo a 42" dalla fine del match: attraverso questi stati d'animo, in un finale raro per il nostro calcio, la Juventus ha battuto il Perugia, il cui dispetto per la clamorosa vittoria sfumata in extremis è tanto comprensibile quanto sono parse incomprensibili la sua tattica di gioco e il suo accanimento. La cronaca che conta, di un match agonisticamente magnifico ma povero di gioco per la tattica rinunciataria degli umbri, è racchiusa negli ultimi otto minuti, trascorsi in un'altalena di risultati che ha fatto rivivere a Liam Brady le emozioni del calcio inglese, dove le partite durano davvero un'ora e mezzo. 

All'82 segnava De Rosa. Un premio sproporzionato ai meriti del Perugia ma difesa e contropiede possono fruttare, l'Inter è pur tornata da Belgrado fra gli osanna. Pasticciavano sulla sinistra della difesa bianconera Cabrini e Furino, ne approfittava il «motorino» Butti che si impossessava della palla e quasi dal fondo centrava alto. Al centro riusciva un bello stacco a De Rosa, su Brio appena rientrato da una proiezione offensiva, e la deviazione di testa del capelluto centravanti perugino era fuori dalla portata di Zoff, alla sua sinistra. Juve in svantaggio, dopo una vana serie di attacchi. Disperazione bianconera in campo e sulle gradinate. Nel silenzio dello stadio la Juventus reagiva, ripartiva caparbiamente in avanti, e trovava insperatamente un aiuto nell'arbitro. Tentava un ennesimo affondo, di forza, Marocchino sulla sinistra del fronte offensivo, Terpin non si avvedeva che l'attaccante sospingeva la palla appena oltre il fondo, prima del cross. Partiva comunque il centro, lungo, la palla dalla parte opposta era toccata per Furino, il quale a sua volta partiva in affondo. Gli riusciva il primo dribbling, su di lui in seconda battuta arrivava in spaccata Tacconi: sfiora la palla (che cambiava direzione e finiva oltre il fondo per un ennesimo corner) ma toccava anche Furino, che rovinava a terra. Terpin indicava il dischetto per il penalty, al termine di un'azione viziata in partenza. Le proteste del Perugia erano vibranti quanto vane. Mancini, suo malgrado, poneva il pallone sul dischetto. Brady si avviava, ed al termine di una rincorsa tranquilla piazzava un pallone imprendibile, alto, alla sinistra del portiere perugino. Uno a uno. 

Il Perugia dimenticava tutto quanto era accaduto prima, per gli umbri il pareggio era un'ingiustizia, in panchina l'allenatore-avvocato Molinari prendeva a calci la cicca della sigaretta. Per la Juve il pari era già uno scampato pericolo, ma dava altro slancio. Ancora alcuni affondo, ed al 44 e 18 arrivava la vittoria. Causio che fa spiovere un pallone in area dalla destra, Brio che fa valere il suo vigore atletico, si fa largo e batte a rete, tiro respinto alla meglio, Marocchino che in qualche modo controlla e caccia dentro. Due a uno e «melina» finale per i bianconeri, con il Perugia che ancora si dibatte fra i fischi e cerca l'ultimo affondo senza impensierire Zoff. Così è finita Juventus-Perugia, un thriller che ha tenuto a lungo il pubblico con il fiato sospeso, prima di scuoterlo con un finale imprevedibile. La vittoria soddisfava ma non placava la Juventus, che a fine gara non si spiegava il contegno degli avversari. Il regolamento del calcio dice semplicemente che le squadre sono obbligate a mandare in campo la formazione migliore; è una raccomandazione per salvaguardare la regolarità del campionato. Il «come giocare» è a discrezione. Perché il Perugia ormai condannato alla B non abbia scelto la strada della manovra (senza dubbio più gradita ai bianconeri) ed abbia invece preferito una grinta-sissima gara tattica, come se fosse in gioco la salvezza, la Juve non riesce a spiegarselo. Ma se qualche bianconero si ricorda passate scintille (le ricordava già Paolo Sollier in un libro, raccontando la sua vita in Umbria), qualcosa può capire. E poi la rabbia della condannata alla B che esplode contro una grande. Altre sollecitazioni misteriose sono cose da retrobottega del football. Di certo un Perugia votato allo zero a zero è parso incomprensibile, ma la Juventus doveva accettare la situazione sin dall'avvio del match. 

Attaccava in forze, tentando la strada del gioco largo, portando avanti Gentile che in due occasioni arrivava al tiro in buona posizione ma senza fortuna. Cercava con la stessa sorte la botta da lontano Cuccureddu. Un tiro da lontano di Butti concretizzava una delle rare avanzate perugine, mentre prendeva corpo il duello, senza esclusione di colpi, fra Bagni e Cabrini, due galli da combattimento. Al 34' Mancini ribatteva una staffilata di Furino, partiva sulla risposta Goretti e Scirea prudentemente lo bloccava di brutto fuori area. Ma era sempre la Juve a dominare, a collezionare calci d'angolo. Venivano ammoniti Ceccarini (ostruzionismo), poi Bagni, Cabrini e Butti, tutti per rudezze. La Juve stentava, la spinta di Brady e Tardelli era difficile, con le punte bloccatissime da molti avversari. Al 15' della ripresa. Trapattoni cominciava dalla panchina a vincere la partita, anche se non poteva prevedere il finale strappacuore. Sostituiva Cuccureddu con Brio, che rientrava disinvolto (e applaudito) in Serie A andando subito a cercare fortuna con la sua forza, il suo colpo di testa, in area avversaria. Inserito l'ariete, Trapattoni si preoccupava dei rifornimenti, mandava Causio al posto di Fanna per eseguire i cross che mancavano. Il «barone» entrava bene nella parte, lavorava buoni palloni e li lanciava al centro. Il Perugia sostituiva l'esausto Bagni, anche per evitare un'espulsione al focoso attaccante, e si arrivava al gran finale. De Rosa di testa. Brady dal dischetto. Marocchino in mischia. Due a uno per la Juve, primo posto senza condomini. Sofferenza, paura? Tante, ma valeva la pena. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 23 marzo 1981




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La Stampa 23 marzo 1981

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La Stampa 23 marzo 1981


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