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mercoledì 29 ottobre 2025

30 Gennaio 1977: Roma - Juventus

Attraverso Youtube vi offriamo un altro gustoso ricordo di questa odierna. 

É il 30 Gennaio 1977 e Roma Juventus si sfidano in questa gara valevole per la quattordicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1976-77 allo 'Stadio Olimpicodi Roma.

É un campionato dominato dalle squadre piemontesi questo. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia. Dall'altra parte c'é una Roma che lotta per un posto decente in classifica, ci riuscirá solo in parte.

Buona Visione!


roma


Stagione 1976-1977 - Campionato di Serie A - 14 andata
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 30 gennaio 1977 ore 15:00
ROMA-JUVENTUS 3-1
MARCATORI
: Di Bartolomei 13, Conti B. 32, Morini autorete 68, Bettega R. 88

ROMA: Conti P., Peccenini, Chinellato, Boni, Santarini, Menichini, Conti B. (Pellegrini 71), Di Bartolomei, Musiello, De Sisti, Prati
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti (Gori S. 46), Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Casarin



Brutta partita 
Boniperti scuro 

Roma, 30 gennaio, 
Boniperti lascia lo stadio Olimpico a tre minuti delle fine. Queste volta ha sofferto, ma in modo diverso de oltre domeniche. Dopo il secondo gol della Roma, in lui è subentrata la rassegnazione e non he dovuto abbandonare lo stadio, come fe ormai puntualmente, all'inizio del secondo tempo per chiedersi se le Juventus avesse vinto o evesse perso. Il destino, in queste domenica cosi amara par la Juventus, aveve gli firmato il suo verdetto in anticipo, al termine dei primi quarantacinque minuti. 
Il presidente lascia una dalle postazioni radiofoniche dello stadio Olimpico dove aveva seguito le partita in compagnia di alcuni amici e di Spinosi, per dirigersi verso un'auto che lo aspettava fuori e che lo avrebbe poi portato alle stazione. Lo abbiamo accompagnato per cinquecento metri. Il suo commento é fatto di mezze frasi, mentre il pubblico, che sfollava in anticipo l'Olimpico, lo riconosceva, riusciva a rispondere in modo più preciso, in modo più adatto alle circostanza. Intento ha precisato per evitare equivoci: 
"E' state una brutta partita, abbiamo giocato male. Certo, tutto à dipeso dal primo gol segnato in dubbio fuorigioco. Forse II guardalinee ha tenuto conto del precedente fuorigioco sbandierato e che aveve annullato il gol alle Roma. Ma questi sono dettagli. La verità è che la Juventus ha giocato male, una brutta domenica che bisognerà dimenticare al più presto ». 
— Come se non bastane gli diciamo — Morini ha segnato anche un autogol. E' stata la partita dalle reti beffarde. 
« Quella é la porta di Morini. Aveve già segnato un autogol simile proprio qui a Roma a in quella stessa porta ». 
Non ha avuto neanche la soddisfazione, forse è II suo destino, di assistere all'unico punto della Juventus, quello segnato da Bettega. E' uscito un minuto prima. Una giornata davvero amara anche per II presidente. Crediamo, tuttavia, che in settimana richiamerà tutta la squadra ad una maggiore concentrazione per i prossimi impegni. Per quanto riguarda la Nazionale, non ha voluto fare commenti. Ma à chiaro, come hanno espresso negli spogliatoi Trapattoni e i giocatori, che la sosta per l'impegno degli azzurri con iI Belgio non ha certo giovato alla Juventus e iI risultato si é visto.

Franco Costa
tratto da: La Stampa 31 gennaio 1977




Turno fiacco con il motivetto (che non piace tanto) delle milanesi in crisi: nebbia per l'Inter, bloccata dalla Fiorentina dell'odiato Antognoni; gelo per il Milan, insultato dal Catanzaro e da Duina. In Emilia un raggio di sole con i pareggi di Cesena e Bologna. In Piemonte, continua la lotta a due per lo scudetto, con un poco esaltante Torino autore di un nuovo sorpasso al vertice: la Juve, retrocessa, impreca contro Bearzot e i fantastici « regazzini » di Liedholm, imitatori del Toro-derby
I torelli dei romani sono belli.

E' STATA LA DOMENICA del sorpasso. Il Torino, che ha ripreso a vincere dopo tre pareggi, ha scavalcato la Juventus che ha perso a Roma dove è ormai tradizione l'autorete di Morini. Ma stavolta non si può parlare di harakiri. La Juventus è stata in balia della Roma. Qualcuno, andando a cercare il pelo nell'uovo, ha chiesto a Trapattoni se per caso riteneva di aver sbagliato tattica. Ma l'allenatore della Juventus ha fatto notare (giustamente) che con quella tattica, e soprattutto con quella formazione, in trasferta aveva vinto sei volte di fila. Segno che il modulo non c'entra. C'entra la condizione. E siccome il Torino, pur battendo il Foggia, ha deluso (lo stesso Radice ha ammesso che si è trattato della partita più brutta) i granata hanno detto: la colpa è di Bearzot. Trapattoni non ha voluto tradire lo stile Juventus e invece di accusare il CT ha dato genericamente la colpa alla partita della Nazionale. Ma il succo è lo stesso. La sosta ha danneggiato il campionato. E ne hanno risentito in special modo le squadre torinesi, cioè quelle che hanno fornito i giocatori a Bearzot. Il Torino se l'è cavata senza danni perché ha avuto la fortuna di incontrare un Foggia in serie negativa (arrivato in Piemonte dopo quattro sconfitte consecutive e quindi rassegnato a perdere). La Juventus, invece, ha perso il primo posto e l'imbattibilità esterna ed è entrata in una fase critica. Sono infatti esplose alcune polemiche da tempo latenti. Spinosi ha detto chiaro e tondo che è stufo di fare la riserva in una difesa che becca tre gol. Benetti che contro il Belgio aveva avuto l'onore di entrare a sostituire Antognoni per salvare la Nazionale, si è scocciato quando nella Juventus Trapattoni gli ha ordinato di lasciare il posto a Bobo Gori. 

"Perché sono uscito? Chiedetelo al mister!" 

ha risposto in tono ironico ai giornalisti che gli chiedevano di spiegare la sua sostituzione. Gli unici contenti, una volta tanto sono i giornali della Capitale.

Euforici per l'exploit prima riuscito solo al Torino si sono dimenticati di aver scritto per mesi che nella Roma era tutto sbagliato, tutto da rifare, che Anzalone e Liedholm dovevano essere messi alla gogna al pari dei giocatori che avevano acquistato. "Paese sera" ha annunciato con tono di trionfo che i campioni della Juventus sono andati 

"A scuola dai ragazzini" 

e ha scritto che i tre nuovi gioielli sono Di Bartolomei, Bruno Conti e Musiello (quelli di Herrera erano Spinosi, Capello e Landini II). E "Il Messaggero", in prima pagina, accanto alla scala mobile e il consiglio dei ministri: 

"Una grande Roma travolge la Juve capolista". 

Euforico pure "Il Tempo": 

"Una Roma gagliarda travolge la Juventus". 

Infine il "Corriere dello sport", sempre a caratteri cubitali: 

"La Roma dà una lezione alla Juve". 

Le critiche sono state dimenticate in fretta. Si è arrivati a dire che i vitelli cresciuti nel vivaio giallorosso sono ormai pronti per essere definiti tori. Non a caso hanno fatto fuori la Vecchia.

ROMA-JUVENTUS: 3-1
La vendetta del Barone

LA VITTORIA sulla Juventus è stata una bella soddisfazione per Nils Liedholm che con Boniperti ha sempre il dente avvelenato. Liedholm si considera un allenatore da Juventus, per il suo stile aristocratico da gentleman sabaudo. Per realizzare il suo sogno, tramite la moglie Lucia nobildonna di Pinerolo che discende dallo storico Cattaneo si era fatto raccomandare anche presso la famiglia Agnelli. Ma Boniperti aveva sempre bocciato la sua candidatura. Forse perché ormai Liedholm si è fatto la fama di pensare più all'arte che al calcio. Anche l'autorevole Angelo Rovelli, intervistandolo per "Il monello", gli ha chiesto, in tono di rimprovero: 

"Allora lei, appena smette di allenare gira Roma per le gallerie, vero o no?". 

E Liedholm: 

"Vero, vero: perché dovrei nasconderlo? Roma e pure se mi accade a Milano, due centri molto importanti per l'arte figurativa». 

E il cronista ha incalzato: 

"Lei preferirebbe possedere un dipinto di Mirò o di Leger oppure vincere uno scudetto con la Roma?". 

Rovelli era sicuro che Liedholm avrebbe scelto il quadro, ma l'allenatore ha risposto: 

"Che domande? Vincere uno scudetto con la Roma, perché, poi, uno di quei dipinti che voi dite, non sarebbe facile comprarlo nemmeno con il premio-scudetto". 

L'intervistatore è arrivato a chiedergli se cerca di trasmettere questi suoi concetti artistici ai giocatori, così si sarebbe dimostrato che Liedholm non è l'allenatore ideale per una squadra di calcio. Ma Liedholm è una persona intelligente, e ha risposto a tono: 

"E perché dovrei farlo? Io vivo la mia vita fuori dal campo, loro hanno invece altre aspirzioni". 

L'importante per Liedholm è che imparino la sua lezione calcistica.

Domenica gli hanno dato retta. E hanno battuto la Juventus che in trasferta aveva sempre vinto. Ma il maestro Liedholm non si è limitato a dare una lezione al suo allievo Trapattoni. Si è preso una bella rivincita anche sui giornalisti romani che lo danno ormai spacciato e tutte le mattine annunciano il nome del suo sostituto: Castagner, Giagnoni, Bersellini. Tuttavia Liedholm non se la prende. E commenta con ironia tipicamente svedese: 

"Complimenti alla Roma. Ha scelto bene ". 

Poi però aggiunge: 

"Solo che il mio erede o continuatore ideale doveva essere Trebiciani ". 

Cioè un bagnino. Ormai Liedholm è rassegnato al suo destino: "Un po' dovunque io ho iniziato e portato avanti un certo tipo di lavoro e altri hanno raccolto. Però non ho mai pensato di sottrarmi a questa parte: mi piace lasciare opere in certo qual senso incompiute". 

Pur amando soprattutto la pittura, nel calcio si ispira a Mozart.

I tifosi della Juventus oltre che della clamorosa sconfitta di Roma sono rimasti piuttosto sorpresi nell'apprendere da "La Stampa" che il presidente Giampiero Boniperti guadagna meno dell'ala tattica Franco Causio. II geometra, funzionario IFI, ha dichiarato al Fisco di aver ricevuto (da Agnelli) lire 26 milioni 631.943 mentre il barone ha guadagnato (da Boniperti) ben 65 milioni 815.164 lire. Più del doppio. Il che conferma che nella Juventus conviene fare il giocatore piuttosto che il presidente. E nessuno può lamentarsi. Leggiamo ancora nell'elenco del fisco: Josè Altafini 77, Fabio Ca-pello 69 milioni 303.374, Silvio Longobucco (ora in esilio a Cagliari) 45 milioni 530.229. E la riserva Longobucco ha guadagnato quasi quanto il direttore de "La Stampa" Arrigo Levi (47 milioni 785.470); e forse conviene di più fare il rincalzo nella Juventus che il direttore nel giornale di Agnelli. Ma naturalmente l'Avvocato è sempre l'industriale più tassato di Torino. Ha infatti denunciato il reddito più alto: 343 milioni 151.525 lire, vincendo nettamente il duello con Lucio Orfeo Pianelli, fermo a quota 76 milioni 128.045. Forse anche il cavaliere del lavoro Pianelli guadagna meno di tanti giocatori del Torino. Ma il particolare più curioso è un altro. Nell'elenco dei contribuenti sopra i 40 milioni non figura Carlo Parola che pure ha la residenza a Torino. Il che significa che nella Juventus, almeno l'anno scorso l'allenatore guadagnava meno dei giocatori di riserva. Perché evidentemente Boniperti la pensa come Agnelli: l'allenatore in una squadra di calcio non è determinante. Meno ancora lo è nella Juventus. Visto che c'è un presidente che si chiama Boniperti.

Elio Domeniconi 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.5




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