É il 6 Aprile 1975 e la Juventus ospita allo 'Stadio Comunale' di Torino i partenopei in questa gara valevole per la decima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1974-75.
Il Napoli sta facendo una dei campionati piú belli della sua storia. Ha ambizioni forti e vuole sfidare la 'Signora Omicidi' in un duello che a molti sembra impari.
In effetti dopo questa prestazione il Napoli si dovrá accontentare della piazza d'onore ed i piemontesi così conquisteranno il loro 16esimo scudetto.
Buona Visione!
Torino - Stadio Comunale
domenica 6 aprile 1975 ore 15:30
JUVENTUS-NAPOLI 2-1
MARCATORI: Causio 19, Juliano 59, Altafini 88
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Morini, Scirea, Damiani (Altafini 75), Causio, (c) Anastasi, Capello F., Bettega R.
A disposizione: Piloni, Spinosi
Allenatore: Carlo Parola
NAPOLI: Carmignani, Bruscolotti, Pogliana, Burgnich, La Palma, Orlandini, Massa, Juliano, Clerici, Esposito, Braglia
A disposizione: Favaro, Landini, Rampanti
Allenatore: Luis Vinicio
Il numero 88 nella smorfia napoletana rappresenta i caciocavalli, ma nell’aprile del 1975 in un pomeriggio torinese rimasto nella storia della Serie A è stato anche il minuto in cui José Altafini realizzò il gol Scudetto bianconero proprio contro la sua ex squadra. Uno degli ultimi acuti di un attaccante che ha scritto pagine indelebili nel nostro campionato, dal Milan al Napoli, fino al contestato passaggio alla Juventus e al gol che portò i suoi ex tifosi a definirlo “core ‘ngrato”. Un lupo che aveva perso tanti peli nel corso di una carriera infinita, ma mai il vizio di essere decisivo: talento sfruttato sapientemente dalla Juventus di quegli anni, consapevole di avere a disposizione in panchina un giocatore diverso dagli altri.
José Altafini, uno dei più prolifici cannonieri della Serie A
Il bomber italo-brasiliano, uno dei più prolifici nella storia del nostro calcio, non ha bisogno di presentazioni: realizzatore riuscito nel corso della sua carriera a vincere Scudetto e Coppa dei Campioni da protagonista con il Milan a inizi anni ’60 - segnando addirittura 14 reti in una singola annata della massima competizione europea, con tanto di doppietta in finale contro il Benfica di Eusebio. Nel 1965 poi, dopo dissidi interni alla squadra, Altafini decise di lasciare Milano e scelse Napoli - un gruppo in grande crescita e che puntava alla vittoria del primo storico campionato. L’impresa non riuscì, nonostante l’attaccante non smise mai di fare gol - soprattutto nei big match e nelle partite da dentro o fuori, con i tifosi partenopei che in 224 gare con lui in campo esultarono 89 volte alle sue reti.
Una storia d’amore finita male, non tanto per i risultati raccolti quanto per l’addio non corrisposto - con il Napoli che a 34 anni non voleva continuare a puntare su di lui per ragioni anagrafiche e arrivò a cedere Altafini alla Juventus senza incassare nulla in cambio. Un parametro zero d’altri tempi che i bianconeri riuscirono a sfruttare nel ruolo di riserva alle spalle di Bettega e Anastasi. Un’idea che funzionò, soprattutto il 6 aprile 1975.
Juventus-Napoli 2-1, finita con il più classico dei gol dell'ex
Una primavera dal sapore di Scudetto quella del 1975 per la Juve, come spesso è capitato nei decenni scorsi: i bianconeri primi in classifica chiamati a ospitare il Napoli secondo a due punti di distanza (all’epoca la vittoria valeva due punti e non tre, ndr), con un testa a testa che potenzialmente poteva riaprire i giochi oppure chiuderli definitivamente a cinque giornate dal termine. Una sfida sentita, sofferta, davanti al pubblico del Comunale che riempiva ben oltre la capienza consentita le tribune. Una domenica pomeriggio d’altri tempi, con Causio in gol a dare il vantaggio ai bianconeri e Juliano a firmare quello del pareggio degli ospiti nella prima parte del secondo tempo. Un 1-1 che faceva più comodo alla Juventus - avanti in classifica - e che costrinse il Napoli a cercare il tutto per tutto, provando a mettere in difficoltà i padroni di casa.
E proprio a quel punto arrivò il colpo di scena, la più classica delle vendette servite a tre anni di distanza dal passaggio alla Juventus: ad Altafini bastarono meno di 15 minuti in campo per colpire su una ribattuta dopo una conclusione di Cuccureddu finita sul palo - dimostrando ottimi riflessi nonostante le tante stagioni passate in campo. Un gol che fece la differenza e che permise alla Juventus di vincere lo Scudetto, con tanto di titolo il giorno successivo su “Il Mattino”: “José pugnala il Napoli” - diventato nel giro di pochi istanti un nuovo idolo della storia bianconera.
Il Sito Ufficiale della Juventus
tratto da: Black & White Stories: Juventus-Napoli ’75 e un 2-1 dal sapore Scudetto
Le Pagelle dei 24 Protagonisti
ZOFF-CARMIGNANI: niente da fare, per tutti e due, sui gol subiti, che schizzano con traiattorie imparabili. Ma san Dino opera un paio di miracoli uscendo quale kamikaze o libero di ruolo, mentre il buon Gedeone denuncia vari impacci, specie nelle azioni volanti.
SCIREA-BURGNICH: ha maggior senso della posizione il vecchio, tenace Tarcisio, che l'Inter regala malamente e ancora rimpiange. Il giovane bianconero subisce gli scricchiolli dell'intero reparto, sbilanciato in avanti e indietro. Quanto è duro far esperienza nella vita.
GENTILE-BRAGLIA: il terzino ha avuto il suo da fare contro un uomo lungo più di lui, che forse Parola avrebbe dovuto affidare all'altrettanto lungo Cuccureddu, Braglia è apparso dinamico e anche generoso nei recuperi automatici della manovra napoletana, mentre il piccolo bianconero ha dovuto lavorarlo al corpo come fanno castori con gli alberi: giú una morsicata e via.
CUCCUREDDU-MASSA: questioni di proporzioni, come si è accennato in precedenza, Il piccolo Massa sguscia via mentre Cuccu è più portato a spingere in attacco. Fatto sta che in avvio di ripresa, il piccoletto ha tre palloni-gol: due glieli nega Zoff, il terzo spiove su Juliano pronto a battere, mentre Cuccu, pur sgobbando, non vede punteros che gli suggeriscono i necessari sfoghi di manovra.
MORINI-CLERICI: qualche esitazione iniziale di Morgan, che poi smanetta il suo uomo e riesce anche a dirottarlo dalla zona centrale. Non è più il gran Clerici di una volta, e Morini finirà per spegnergli le ultime candele.
FURINO-ESPOSITO: quante corse, povero Furia. Il suo avversario ha notevolissime doti tecniche, si muove a appoggia, si offre ai triangoli o da una mano a Juliano di continuo. Furino deve accollarsi chilometri di centrocampo e anche qualche intervento in piú. Ma dalle gran schiume che solleva nella zona mediana non esce il remitente puntero juventino, mentre i suggerimenti di Esposito risultano puliti proprio perché perché i Braglia e Massa dimostrano maggior verve
DAMIANI-LA PALMA: piroeittano a vicenda, ma il napoletano beve raramente tentativi di finta, in un raro triangolo veloce ed essenziale, flipper manda in gol Causio, il miglior effetto del suo pomeriggio. Ma perché esca lui quando entra Altafini? I tifosi di casa stanno rodandosi fegato e gomiti.
CAUSIO-POGLIANA: Il barone alterna come al solito genio e sregolatazza. Fino al gol. Al 19' sfrutta l'unico corridoio aereo possibile per trafiggere Carmignani. Di qua in avanti, finché gli regge il fiato, Causio da enorme lavoro al suo marcatore, che è mastino attrezzato alla bisogna. Poi si sciogile a furia di andare e venire per il campo, e connette meno: ma se non entra lui un paio di bombarde, chi tira al suo posto?
ANASTASI-BRUSCOLOTTI amico Pietro, ti capisco. Però la gente è impietosa, ti vuole in gol, ti vuole fresco e pimpante. Ti sta addosso un tipo da pirateria, che non regalerebbe un osso neanche al suo cane. E tu non lo superi, ti sfianchi, perdi il lume, al 7' della ripresa cincischi in area forse ti odii da solo più di quanto si strugga il pubblico. Che devo dirti? Non ho voglia di giudicare il puledro che tutti attendono al varco.
CAPELLO-JULIANO: qui siamo in zona di regia, giù il cappello, signori mieI. Fabio amministra i suoi soldati che ormal lo cercano in ogni occasione, sperando che lui inventi una parabola, un suggerimento, Juliano ha truppe piú diligenti e fedeli al posto. Finisce che Totonno fa da maestro per lunghe fasi o Fabio, mordendosi le guance, di stribuisce anche qualche legnata gratuita. Ma il suo sforzo di sostegno verso un attacco solo teorico encomiablie. E cosi Juliano ha la platonica consolazione di un gol, mentre l'interno destro di Capello su punizione co-gile una traversa che, per pochi centimetri, avrebbe aperto un'altra partita (si era al 54').
BETTEGA-ORLANDINI: ha lavorato assai meglio il napoletano. Bobby caracollava elegante, misurato, come in footing. Palla via in appoggio, pochi stacchi conquistati di testa, sublime superiorità morale ma non fisica. Ohl, qui ai doveva sputare l'anima. E chi non lo fa, rischia molto. Vero, Bobby?
ALTAFINI: concediamogil una pagella da solo, anche se ha giocato un magro quarto d'ora. Sembra che non possa raddrizzare la baracca. E inveco si perde un paio di contrasti, si allunga troppo la palla in un'occasione, sta in un metro con Bettega e Anastasi come se avessero tutti e tre paura del demonio. Poi arriva quel servizio. Il maestro di biliardo fa filotto e scudetto. Mi dica lei, mister Parola, come la mettiamo?
ARBITRO MICHELOTTI: voleva tenere la partita in pugno. Се l'ha fatta con vigoria, mostrando cartellini e non accettando scene. A diversi non è piaciuto in fasi esecutive minime. Però, alla lunga, vince lui, ai punti.
Giovanni Arpino
tratto da: La Stampa 7 aprile 1975
" La Juve dice grazie Ferlaino"
TORINO. Adesso Ferlaino si pente di non aver fatto il Pulcinella. Ha voluto ragionare da manager e ha perso lo scudetto.
Se avesse continuato a vivere alla giornata, come fanno i napoletani veraci, non avrebbe mai accettato uno scambio Zoff-Carmignani. Lo sapeva anche lui, che pure a quell'epoca si intendeva quasi esclusivamente di edilizia e di automobilismo che Zoff era molto più bravo di Carmignani, ma pensò al bilancio e si fece allettare dai quattrocento milioni del conguaglio,
Non solo: ma per convincere il riluttante Boniperti a firmare l'assegno, gli aggiunse a mo' di regalo anche José Altafini. Per quell'assegno e quel regalo a Boniperti, Napoli ha perso lo scudetto. Tra Zoff e Carmignani c'è la stessa differenza che passa tra la saracinesca e il colabrodo. Ed è stato Altafini a inventare il gol che ha ucciso il Napoli e il campionato.
Adesso Ferlaino si pente perché quattrocento milioni sono niente per una città come Napoli, dove i tifosi sono disposti a saltare il pasto pur di seguire la squadra del cuore. Domenica a Torino sembrava di essere a Fuorigrotta. Le bandiere allo stadio erano tutte azzurre. Quelle bianconere erano relegate in un angolino. Il Napoli quest'anno ha già incassato tre miliardi e mezzo. Immaginate cosa sarebbe successo se fosse arrivato anche lo scudetto.
Ma Ferlaino non ha capito che l'oro di Napoli è l'entusiasmo. Non si è affidato a San Gennaro come fanno gli amministratori del comune che non si spaventano mai anche se i miliardi del deficit aumentano. Il presidente del Calcio Napoli tre anni fa si fece abbindolare dai quattrocento milioni e ora se ne pente amaramente. Zoff ha sempre salvato la Juventus nei momenti difficili; Carmignani non è mai parso sicuro. Zoff non avrebbe respinto a casaccio, proprio sui piedi di Cuccureddu, e non sarebbe rimasto a guardare Altafini mentre sparava in rete. Si sarebbe tuffato come una catapulta. E, aggiungerebbe Pirandello, se Altafini fosse rimasto a Napoli, domenica non avrebbe regalato lo scudetto alla Juventus.
Il cambio Zoff-Carmignani si può anche spiegare con la politica finanziaria, ma con Altafini i milioni centravano relativamente. Ferlaino aveva lasciato libero il brasiliano, per risparmiare il reingaggio. E non gli aveva proposto il rinnovo del contratto perché lo riteneva maturo per la pensione. Ricordo ancora quello che il presidente del Napoli disse all'Hilton nel giugno del 1972:
“Altafini è finito, ormai è un rudere”,
E il giudizio fu avallato dall'allenatore Giuseppe Chiappella.
Domenica il rudere di tre anni fa ha scippato il Napoli e ha deciso l'incontro. In Galleria hanno parlato di core ingrato, Il napoletanissimo Totò Ghirelli, sul Corriere gli ha scritto una brillantissima lettera aperta, per fargli sapere:
“Lei che conosce bene la nostra città, trafiggendo Carmignani a due minuti dalla fine, ha spento il Vesuvio, ha sommerso Posillipo, ha subissato Capri. L'avevamo tanto amata, signor Altafini, per sette anni dí seguito, che adesso non abbiamo nemmeno la forza di amarla”.
I tifosi napoletani a Torino avevano accolto il suo ingresso in campo al posto di Damiani con il` fischio dei merli ‘ (l'immagine è di José) perché pensano che sia stato lui ad andarsene da Mergellina. Ma Altafini ci tiene a specificare che se fosse dipeso da lui sarebbe rimasto a Napoli per tutta la vita e anzi spera di tornarci un giorno come general manager (ma dopo questo sgarbo sarà difficile). Fu Ferlaino a mandarlo via per risparmiare un salario.Se avesse dato retta al saggio Achille Lauro, o se fosse arrivato prima Vinicio, non sarebbe finita così.
Lauro e Vinicio, della Juventus temevano soprattutto Altafini, l 'allenatore si era augurato che Bettega potesse giocare nonostante l'infortunio di Roma contro gli americani del Soccer, proprio per paura che fosse utilizzato il terribile vecchiaccio. Bettega è riuscito a guarire in tempo utile, ma a un quarto d'ora dalla fine Parola ha voluto giocare ugualmeņte la carta-Altafini. Ha raccontato di averla tentata perché è un giocatore di poker e gli piace rischiare. In realtà Parola è vissuto a Napoli e ha imparato qualcosa. Vinicio, tecnico moderno, aveva studiato marcature speciali, sorprendendo tutti per i machiavellismi piuttosto complicati, Parola è un allenatore all'antica, va in panchina con la coppola perché gli porta fortuna. Si e ricordato che Altafini contro il Napoli aveva sempre segnato, gli è venuto in mente che l'ultimo gol di José risaliva proprio all'incontro di andata a Fuorigrotta, si è affidato alla cabala egli è andata bene. In tutta la partita che per lui è durata solo un quarto d'ora Altafini ha toccato cinque palloni. Due li ha sbagliati, due li ha passati e uno l'ha scaraventato in rete. Negli spogliatoi siamo corsi tutti da lui e il gladiatore Cesco Morini si è arrabbiato:
“Ma come - ha gridato scandalizzato - noi ci siamo battuti come leoni per novanta minuti e voi intervistate solo lui",
Ma Altafini è l'uomo che ha deciso la partita. Ha regalato lo scudetto a Boniperti, quando il Napoli era sicuro di avere in pugno la Juventus e tentava di vincere.
Altafini, dopo essersi paragonato a Ciang Khai-Scek ha dedicato il gol al presidente, perché nei giorni scorsi, forse per galvanizzarlo, Boniperti gli ha rinnovato il contratto anche per l'anno prossimo. Non gli importa se a luglio José compirà 37 anni, è sicuro che si renderà utile ancora. Intanto, dopo aver vinto due scudetti e una coppa con il Mi- lan si prende la soddisfazione di vincere uno scudetto anche con la Juventus. E la soddisfazione è doppia perché lo scudetto lo ha fatto vincere lui,
Se potesse, Altafini a fine campionato, andrebbe da Boniperti e gli direbbe:
“La ringrazio per la fiducia che ha riposto in me. Mi sono sdebitato con il gol che ho segnato al Napoli E adesso mi ritiro! “.
Ma Altafini non può ritirarsi in bellezza come il Combi della leggenda. Il fisco reclama ottanta milioni di tasse arretrate. Ha una famiglia numerosa da mantenere. In Brasile, deve passare gli alimenti all'ex moglie e alle due figlie. Da casa Barison ha prelevato la consorte e tre figli. Li mantiene tutti lui perché desidera essere considerato non solo un ottimo centravanti ma anche un buon padre di famiglia.
I cinquanta milioni della Juventus gli` fanno comodo. E per arrotondare le entrate ha accettato pure di reclamizzare una polizza di assicurazione. Per aumentare il conto in banca dovrà continuare a giocare, anche se ormai ha perso lo scatto e il tiro. Gli è rimasta l'astuzia del vecchio volpone. Per guadagnarsi lo stipendio cercherà di sfruttarla ancora, come ha fatto domenica.
Boniperti sentiva che la Juventus avrebbe vinto e contrariamente alla tradizione è rimasto allo stadio sino alla fine. Da quando è presidente, ha visto finire solo due partite: quella di Roma due anni fa, quando segnò Cuccureddu e la Juventus vinse lo scudetto scavalcando il Milan, e quella di domenica. Un' altra partita-scudetto. Anche se i piemontesi, prudenti per natura si limitano a dire di avere 80 probabilità su 100. Umberto Agnelli invece non ha resistito sino al fischio finale di Michelotti.
Sull' 1 a 1 ha temuto che potesse vincere il Napoli, e per non rischiare incidenti ha salutato il ministro della Industria Donat Cattin e se ne è andato. Il fratello Giovanni ha addirittura disertato lo stadio. Troppa gente confonde Juventus e Fiat, giocatori e cassa integrazione e cerca ogni pretesto per creare disordini.
Non c'era nemmeno Fulvio Bernardini che si è accontentato della relazione di Enzo Bearzot. Ai cronisti l'osservatore federale ha dichiarato:
“Una bellissima partita che il Napoli ha saputo condurre in porto in modo formidabile.”
A sentire Bearzot, siamo rimasti sbigottiti in quanto il Napoli si è fatto harakiri. Vinicio avrebbe potuto finire uno a uno e il pareggio doveva stargli bene, perché Napoli ha un calendario più facile rispetto alla Juventus (domenica per lui sarà uno scherzetto battere la Ternana, mentre Parola avrà vita dura a Cagliari). Ma dopo il gol di Juliano, Vinicio ha perso la bussola. Si è sentito un leone e ha voluto cancellare dalla classifica lo zero delle vittorie esterne. Ha pensato di poter trafiggere la Juventus che dava l'impressione di essere Groggy. Ma Vinicio aveva fatto i conti senza Altafini. E il vecchio José ha compiuto il miracolo che a Napoli riesce solo a San Gennaro















