giovedì 14 agosto 2025

9 Marzo 1980: Juventus - Lazio

É il 9 Marzo 1980 e Juventus e Lazio si sfidano nell' ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri contendono fino all'ultimo lo Scudetto con l'Inter peró al termine del campionato peró sará solo secondo posto dietro i nerazzurri.

Dall'altra parte ci sono i biancoazzurri che dopo essersi salvati dalla retrocessione in Serie B sul campo, devono abbandonare la massima divisione per via dello scandalo dell  'Calcioscommese'.

Buona Visione!

 


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Stagione 1979-1980 - Campionato di Serie A - 8 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 9 marzo 1980 ore 15:00 
JUVENTUS-LAZIO 0-0

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino, Gentile, Scirea, Marocchino, Tavola, Virdis, Causio, Fanna 
A disposizione: Baratella, Brio, Prandelli. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

LAZIO: Cacciatori, Pighin, Citterio, Wilson, Manfredonia, Zucchini, Garlaschelli, Manzoni, Giordano, D'Amico (Cenci 81), Viola
A disposizione: Avagliano, Pochesci
Allenatore: Roberto Lovati

ARBITRO: D'Elia
AMMONIZIONI: Marocchino 57 (Juventus); Manfredonia 62, Manfredonia 88 (Lazio)
ESPULSIONI: Manfredonia 88 (Lazio)




Contro la Lazio il quarto zero a zero consecutivo per la squadra di Trapattoni 
La Juventus pareggia tra errori e sbadigli 
Grande partita di Cacciatori, ma l'attacco bianconero (privo di Bettega influenzato) ancora una volta non ha convinto 
Manfredonia ha controllato molto bene Marocchino 

TORINO — La Juventus pareggia anche con la Lazio ed accumula il suo quarto zero a zero consecutivo (nel derby con il Torino, al San Paolo con il Napoli, in Coppa delle coppe con il Rijeka e ieri con gli uomini di Lovati). Attorno alla partita si respira un'aria strana di attesa. Si gioca per la prima volta in campionato dopo l'ormai nota denuncia dei due commercianti romani, i quali hanno coinvolto, fra l'altro, sei giocatori laziali. Il pubblico, che è più saggio e maturo di quanto si creda, capisce e sa che nessuno è ancora colpevole. Ed allora mostra soltanto segni di comprensione, dispensa gesti di fiducia che sono estesi, naturalmente, al calcio tutto. Verso l'ottavo minuto del primo tempo, dalla curva Filadelfia, si sono levate isolate invettive: «venduti, venduti» viene scandito con poca convinzione. In chiusura della gara, il limitatissimo fenomeno di contestazione si ripete, ma è più che altro un segno di dispetto verso chi è riuscito a strappare un punto alla squadra del cuore. Fra tanta compostezza i laziali, nell'occasione in fiammante divisa rosso sangue, giocano una partita distesa, forse uscendo dai tormenti nei quali la squadra si è forzatamente dibattuta durante una settimana ricca di colpi di scena e di complicazioni. 

La Juventus gioca senza Bettega ed ha anch'essa i suoi problemi, di natura tecnica però. Ne nasce una sfida neppure aspra (i soli Manfredonia e Marocchino non lasciano mai cadere la tensione che c'è fra loro) ma vivace, anche se mai avvincente e sempre sui limiti di una appena gradevole mediocrità. Il pubblico non si diverte, mostra cenni. di insofferenza, se la prende con qualche giocatore, attende il gol che non arriva e forse invidia quei tifosi latitanti che preferiscono cercare altrove gli incantesimi della primavera. Gli elementi che più divertono sono la cocciutaggine con la quale la Juventus (per opera di Fanna, Gentile, Tardelli e Virdis) cerca il gol liberatore, e la bravura di Cacciatori, il quale si oppone ai tiri con il coraggio, con i pugni, con le tibie. Su questo tema si può sviluppare la partita e su questo motivo si possono ricercare le ragioni dello zero a zero finale. Mancando della disciplina pitagorica di Bettega, i giovani bianconeri si raccolgono attorno alla irriducibile carica agonistica di Furino, alla fantasia di Causio ed alla continuità di Gentile, incredibilmente lasciato libero per lunghi lassi di tempo. E i giovani si impegnano ma deludono, mai possedendo il cambio di marcia necessario per vanificare la marcatura dell'avversarlo, e mai disponendo di energie bastanti per mantenere lucidità e forza in area avversaria. 

Sono le scorie del supplemento di Coppa di mercoledì? Rare volte entrano in area di rigore, ed in quelle volte sono respinti dalle ribalderie del sempre bravo Cacciatori. La Lazio si vota totalmente a Wilson ed a Cacciatori, muri importanti di una difesa peraltro ben completata da Manfredonia (implacabile ed anche cattivello, su Marocchino) e da Citterlo. Da questo presupposto architetta un lavoro di rimessa che impone dure opere di tamponamento a D'Amico, Manzoni, Zucchini, Viola e che coinvolge perfino il mobile e pericoloso Giordano. Ma se nel primo tempo la squadra di Trapattoni si appella a ben quattro opportunità, nella seconda parte della gara in una sola circostanza potrebbe raccogliere i frutti di tanta sterile animosità. Troppo poco per ottenere ciò che non era stato possibile nei primi quarantacinque minuti. Causio, pur sbagliando molto, e pur portando troppo la palla, suggerisce molti palloni ai compagni, ma lo fa spesso con ritardo, quando cioè la Lazio è una conchiglia chiusa. 

Non trova sbocchi Fanna, autore di buoni traversoni solo in avvio; non trova varchi Marocchino, il quale si industria in una guerriglia personale con Manfredonia (che verrà poi espulso per somma di ammonizioni), quasi rifiutando consapevolmente di integrarsi agli schemi dei colleghi. Virdis comincia benino, non ha fortuna in una conclusione, poi si smarrisce nel solito discorso grigio e impersonale. I tifosi lo fischiano quando si allarga il pallone dopo aver dribblato il bravo Cacciatori. Si impoverisce irrimediabilmente il collettivo, diminuiscono le possibilità di forzare la cassaforte custodita da Cacciatori. La Lazio, dal suo canto, se ne sta ben lontana da Zoff, riuscendo ad impegnarlo soltanto a tre minuti dal termine, con un tentativo di Giordano più velleitario che altro, ciò a testimonianza del totale, ancorché sterile, dominio bianconero. Ed eccoci alla morale della storia. 

La Juventus, dopo lo zero a zero, resta ancora legata alla zona «Uefa», la Lazio compie un importante passo avanti verso una «fascia» di classifica più tranquilla. Il pubblico a queste cose bada, ma vuole di più. E ieri non si è divertito. Si consoli: il calcio italiano, oggi, raramente offre altro. 

Angelo Caroli



Le pagelle dei giocatori bianconeri al Comunale
L'eterna giovinezza di Furino

Zoff É stato impegnato soltanto ai 42 del secondo tempo da un tiro da lunga di-stanza di Giordano.

Cuccureddu - Ha il compito più difficile dovendo marcare Giordano. In zona pericolosa non da tregua all'avversario: negli spazi ampi del centrocampo patisce, logicamente qualche disagio.

Cabrini - In progresso. É piu spigliato e agile rispetto a Rijeka. Non può sganciarsi molto perche la sua zona é presidiata da molti laziali (Zucchini compreso). Bravo quando crossa per Fanna uno splendido pallone.

Furino - Anche ieri fra i migliori, forse il più bravo. C'è sempre ed è dovunque. A zona marcava talvolta D'Amico, talaltra Zucchini ed altre volte addirittura Garlaschelli. Un miracolo di longevita.

Gentile - Opera sul lungo linea destra. Gioca una grande quantita di palloni, anche perche Zucchini (o Garlaschelli) lo ignora. Sbaglia in fase di rifinitura, anche perche si ostina a crossare dalla tre quarti e non dal fondo campo. 

Scirea - Comincia con alcune titubanze poI lievita fino a chiudere in scioltezza e la solita eleganza che lo contraddistingue. Va spesso a chiudere insieme con Cuccureddu su Giordano

Marocchino - Gli danno pochi palloni e questo lo assolve solo in parte: poiché durante tutta la partita da La sensazione di pensare più al duello con Manfredonia che alla squadra. Troppi individualismi in lembi di campo esigui dove non può muoversi secondo costume e caratteristiche.

Tardelli - Non è ancora il centrocampista continuo, brillante che sa essere. Si muove con titubanza. Evidentemente, l'infortunio che pati mesi fa gli ha lasciato un segno piu profondo del previsto.

Virdis - All'inizio strappa qualche applauso ai tifosi. Poi vuoi per sue colpe vuoi per colpe altrui, torna nel grigiore. Sfortunato in una occasione.

Causio - É un "barone" rapido quello che comincia la partita con la Lazio. Poi porta troppo la palla e ritarda gli assiste calamitá qualche sonora disapprovazione del pubblico. Partita positiva, comunque, secondo noi.

Fanna - E sempre in attesa del momento magico, del giorno della esplosione. Per ora tutto resta allo stadio latente, delle pure anche se lodevoli intenzioni.

Angelo Caroli
brani tratti da: La Stampa 10 marzo 1980




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