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domenica 2 agosto 2026

10 Aprile 1991: Barcellona - Juventus

É il 10 Aprile 1991 ed a Barcellona (Spagna) si disputa la Semifinale di Andata della Coppa delle Coppe 1990/91. In campo Barcellona e Juventus se ne danno di santa ragione per poter così disputare la finalissima in programma tra qualche settimana.

I Bianconeri vinseró questo trofeo (la Coppa Coppe) una sola volta: Stagione 1983/84!

La gara di ritorno si puo gustare QUA!

Buona Visione!


barcellona



Stagione 1990-1991 - Coppa delle Coppe - Semifinali, andata
Barcellona - Stadio Camp Nou
mercoledì 10 aprile 1991 ore 20:45
BARCELLONA-JUVENTUS 3-1
MARCATORI: Casiraghi 13, Stoichkov 55, Stoichkov 60, Goikoetxea 75

BARCELLONA: Zubizarreta, Nando, Ferrer, Koeman R., Serna, Amor, Goikoetxea, Stoichkov, Julio Salinas (Soler 87), Laudrup M., Begiristain (Eusebio 46)
A disposizione: Busquets, Lopez Rekarte, Pinilla
Allenatore: Johann Crujff

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., Luppi, Fortunato D., Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi (Corini 69), Baggio R., Schillaci (Di Canio 87)
A disposizione: Bonaiuti, De Marchi, Alessio
Allenatore: Lugi Maifredi

ARBITRO: Quiniou (Francia)
AMMONIZIONI: Baggio R. (Juventus); Nando (Barcellona)






L'AVVERSARIA DELLA JUVENTUS/BARCELLONA
IL MASSIMO CATALANO
Tormentata dalla sfortuna per l'intero corso della stagione, la squadra di Cruijff ha finalmente ritrovato tutti i titolari

Nella semifinale stellare della Coppa delle Coppe, la Juventus affronterà il Barcellona più forte dell'ultimo decennio, questo è sicuro. L'undici azulgrana di questa stagione è infatti formazione di indiscutibile qualità, i cui giocatori possiedono uno spirito vincente poco abituale nel club catalano. Il Barça, molto spesso colpito dalla sorte nei suoi obiettivi principe, ha vissuto quest'anno tre terribili momenti che, in qualsiasi altro periodo, avrebbero significato una resa incondizionata. Per primo, l'infortunio a Ronald Koeman (rottura del tendine di Achille), che lo ha tenuto fuori per cinque mesi. Poco dopo, Hristo Stoichkov venne squalificato per due mesi e mezzo per aver «maltrattato» l'arbitro in occasione della partita di Supercoppa contro il Real. 
E infine Johan Cruijff, tecnico, anima e ideologo della squadra, ha sofferto di un'insufficienza coronarica che avrebbe potuto costargli la vita se il pronto ricovero in ospedale non avesse scongiurato questa tremenda ipotesi. Di fronte a tutte queste avversità il Barcellona ha proseguito diritto per la propria strada, dando dimostrazione di ineguagliabile solidità e forza morale. Il Barça ha raggiunto la piena maturità al terzo anno di cure sotto Johan Cruijff. Il tecnico olandese ha infatti messo da parte le frivolezze del primo anno della sua gestione, e i suoi sistemi tattici si sono fatti molto più coerenti. Il segreto del successo risiede però nel temperamento dei suoi uomini: la foltissima colonia basca nella "plantilla" (Zubizarreta, Alexanco, López Rekarte, Bakero, Goicoechea, Salinas e Beguiristain) si è rivelata decisiva per le fortune della squadra. Senza contare l'ingresso tra i titolari di due giovani come Amor e Ferrer, che hanno fornito ulteriore spinta combattiva. 
Nei due anni precedenti, il Barcellona si era mostrato squadra da tornei limitati nel tempo, soprattutto a eliminazione diretta: in una competizione lunga otto-nove mesi, non era assolutamente in grado di mantenere la concentrazione necessaria per restare assiduamente ai vertici. Quest'anno, invece, ha perduto solo tre partite (Atlético Madrid, Oviedo e Sporting Gijón), è ancora in corsa nella Coppa del Re e ha raggiunto la semifinale di Coppa Coppe. In questa manifestazione, dopo le facili affermazioni nei turnı ınıziali, ha realizzato una grande impresa andando a vincere (3-2) sul terreno della Dinamo Kiev. Al ritorno, però, ha trovato qualche problema proprio nel giorno del rientro di Ronald Koeman, assente dal 27 ottobre. La stanchezza per questa lunghissima e stressante stagione, evidentemente, sta cominciando a farsi sentire. Il primo allarme è suonato alla 27. giornata della «Liga» quando il Barça ha perduto con il minimo scarto a Gijón dopo aver
disputato la peggior partita della stagione. 
La Juventus arriverà in Catalogna la settimana successiva la disputa dello scontro probabilmente decisivo per l'assegnazione del titolo spagnolo con l'Atlético Madrid. E presumibile che la formazione azulgrana possa risentire della tensione accumulata nei giorni precedenti: fallire vorrebbe dire rimettere in gioco uno scudetto che pare ormai aver preso la via del Nou Camp. Carlos Rexach, provvisoriamente sulla panchina del Barça in attesa del ritorno di Cruijff, ha comunque a disposizione materiale umano e tecnico sufficiente per far fronte a qualsiasi evenienza. Ad esempio, la perdita temporanea di Koeman è stata bene assorbita grazie all'impiego dell'esperto Alexanco. Quello difensivo è il reparto meno ortodosso della squadra da quando Cruijff ha deciso di giocare con tre soli elementi di ruolo. II 3-5-2 adottato dall'olandese prevede l'utilizzo di un libero e due marcatori centrali (Nando e Ferrer o Serna) senza terzini laterali fissi. La sua teoria recita infatti che debbono essere i centrocampisti (nel caso specifico Eusébio) a ripiegare all'occorrenza, cosi come il libero deve essere il primo costruttore della manovra offensiva. Il centrocampo è dinamico, forte e aggressivo: l'applicazione di Guillermo Amor, la furia di José Maria Bakero, la polivalenza del giá citato Eusébio Sacristan, l'entusiasmo e l'accelerazione di Andoni Goicoechea e la rapidità di Aitor Beguiristain rendono il quintetto del tutto armonico ed efficiente al cento per cento. L'attacco, composto da Hristo Stoichkov e Michael Laudrup, è una repubblica all'interno della repubblica. Il bulgaro, un fantastico tiratore, diluisce spesso le sue eccezionali doti in un mare di stupidità e comportamenti antisportivi. 
Laudrup è sempre il solito: alterna prestazioni impeccabili a insufficienze ingiustificabili. Il «terzo uomo» del reparto è lo stoico Julio Salinas. La sua posizione di miglior goleador spagnolo degli ultimi cinque anni non gli è servita per guadagnarsi la fiducia di Cruijff, che lo utilizza come semplice alternativa. Questo Barcellona-Juventus mette dunque di fronte due squadre all'opposto, una che ha quasi vinto lo scudetto e l'altra che lo ha sicuramente perduto, ma entrambe proiettate verso una dimensione internazionale. L'ora della verità ammette scarsissimo margine di errore per entrambe.

Eloy Carrasco
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.14





LE PAGELLE BIANCONERE
Non basta un solo «Imperatore» 
Un grandissimo Julio Cesar, voce che predica invano nel deserto 

TACCONI 6,5 Salvato dal palo, su bomba di Koeman, nel primo tempo, ha poi limitato i darmi con tre grosse parate, miracolosa quella su tiro ravvicinato di Eusebio, e non ha colpe specifiche sui tre palloni che ha raccolto in fondo alla sua rete. 

NAPOLI 6 Ha tenuto bene la fascia destra, su Goicoechea, cercando anche di alimentare le controffensive. Un paio di volte, Stoichkov ha «cercato» il rigore su di lui, con sceneggiate alla... bulgara, ma l'arbitro non è caduto in trappola. 

LUPPI 5,5 Per quasi un'ora ha retto, su Salinas, ora su Stoichkov, ma poi ha ceduto di schianto, come il resto della retroguardia, di fronte alla veemente controffensiva degli uomini di Johan Cruyff che hanno sfruttato al meglio le fasce laterali e i corridoi. 

FORTUNATO 5,5 Sul piano tattico, come posizione, ha assunto un compito ingrato: quello di puntellare il centrocampo e di fare da frangiflutti, specie su Laudrup. Ma, a gioco lungo, ha accusato la fatica e il suo rendimento ne ha risentito. 

JULIO CESAR 6,5 E' stato grande, catturando tutti i palloni, alti e bassi, che gli capitavano a tiro. Sino al 55', quando nulla ha potuto sull'incornata di Stoichkov. L'ariete bulgaro ha bruciato tutti sul secondo gol e il terzo di Goicoechea è nato da una prodezza dello spagnolo. 
 
DE AGOSTINI 6 Una prova ai limiti della sufficienza per impegno agonistico. Si è proiettato su un lancio di 40 metri di Julio Cesar ed ha scodellato un ottimo pallone per Baggio. Poteva essere il 2-0 ma Zubizzarreta era piazzatissimo.
 
HAESSLER 5 A Firenze era stato il miglior juventino, ieri sera il peggiore. Aveva l'attenuante di una tendinite che lo fa soffrire, ma ha sbagliato passaggi elementari, senza mai entrare nel vivo della partita, senza cambiare marcia. 

MAROCCHI 6 La cosa più bella è stato l'assist per Baggio in apertura di ripresa dopo un buon primo tempo, tiratissimo come impegno e concentrazione. Poi ha smarrito lucidità rimamendo coinvolto nel «balordone» generale che ha permesso al Barcellona la sensazionale rimonta. 

CASIRAGHI 6,5 Ha il grosso merito di aver sfruttato, da opportunista, un errore di Ferrer con l'involontaria complicità di Zubizzarreta. Ci ha provato ancora da lontano senza esito. E' stato sostituito al 69' con Corini per riequilibrare una squadra ormai troppo allungata. Ma neppure con Corini, la Juventus ha evitato il terzo gol. 

BAGGIO 6 La sufficienza è per lo spirito di sacrificio, per l'abnegazione con cui ha rincorso l'avversario diretto, ma ha sciupato due grosse occasioni per mettere ko il Barcellona ed il suo riscatto è rimandato al derby a alla partita di ritomo con i catalani.

SCHILLACI 6 Maifredi non ha voluto rinunciarvi. E Totò ce l'ha messa tutta per dargli ragione ma la sfortuna continua a perseguitarlo come al 23' quando ha dribblato quattro avversari sparando di un soffio a lato. A tre minuti dal termine, ha lasciato il posto a Di Canio che non ha avuto neppure il tempo di... sudare. 

ARBITRO QUINIOU 6,5 Una buona prestazione, quella del francese e dei suoi due collaboratori. Non s'è mai lasciato ingannare da Stoichkov che ha cercato due volte il rigore, ma avrebbe forse dovuto espellere Nando (32') che era l'ultimo difensore quando ha fermato fuori area, fallosamente, Casiraghi lanciato a rete.

Pier Carlo Alfonsetti




Italia 90 è l’occasione per cambiare volto e management alla Juventus. Le dimissioni di Boniperti, i cui metodi non sono più considerati vincenti dall’avvocato Agnelli, portano sul ponte di comando Montezemolo, il giovane manager che ha organizzato il mondiale delle notti magiche. In panchina arriva Gigi Maifredi, il tecnico che più di tutti intende seguire le tracce di Sacchi, il profeta del Milan berlusconiano che nelle prime tre stagioni ha conquistato lo scudetto e due Coppe dei Campioni. Ma il piano non riesce: il rendimento della squadra non è lineare, molte scelte non si rivelano indovinate, i gol di Baggio non bastano. La fiducia in Maifredi, reduce dalle felici stagioni al Bologna, non è illimitata. L’allenatore che prima di diventare professionista vendeva liquori e bevande, non riesce a superare le difficoltà. “Non era champagne” di Enzo D’Orsi è il racconto di una rivoluzione fallita. Il girone di ritorno disastroso, unito alle eliminazioni dalla Coppa Italia e dalla Coppa delle Coppe, costa alla Juventus l’esclusione dalle competizioni europee dopo ventotto anni. Prefazione di Eraldo Pecci.  Acquistatelo Qua!



 




Barcellona

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gigi

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La Stampa 11 aprile 1991

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giancarlo
La Stampa 11 aprile 1991

gigi
La Stampa 11 aprile 1991


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venerdì 31 luglio 2026

6 Marzo 1991: Liegi - Juventus

É il 6 Marzo 1991 e Liegi (Belgio) Juventus  si sfidano nella gara di andata dei Quarti di Finale della Coppa delle Coppe 1990-91 allo Stadio 'Gilles Magnée' di Liegi.

La Juventus tenta di riapproparsi dello scettro di squadra 'piú forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27anni.

In Europa la Vecchia Signora si fa valere almeno fino alle semifinali della Coppa delle Coppe. Li infatti trova i blaugrana del Barcellona e si deve arrendere non senza combattere peró.

Buona Visione!

 

liege


 

Stagione 1990-1991 - Coppa delle Coppe - Quarti, andata
Liegi - Stadio Gilles Magnée
Mercoledì 6 marzo 1991 ore 20:30
LIEGI-JUVENTUS 1-3
MARCATORI: Wegria autorete 32, Baggio R. 43, Julio Cesar 48, Houben 82

LIEGI: Munaron, Wegria, Waseige, Houben, De Sart, Machiels (Giusto 46), Boffin (Foguenne 62), Quain, Krncevic, Ernes, Malbasa
Allenatore: Robert Waseige

JUVENTUS: Tacconi, Luppi, Julio Cesar, Corini, De Marchi (Napoli N. 46), De Agostini, Haessler, Marocchi (Alessio 69), Casiraghi, Baggio R., Fortunato D.
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Schmidhuber (Germania Ovest)





LA LEGGE DEL LIEGI
Per la stampa belga è la delusione stagionale. Perduto il treno dello scudetto, può rifarsi solo in Coppa. 
"Ogni anno facciamo una vittima illustre", osserva il difensore Giusto. "Potrebbe toccare alla Juve".

La conclusione del girone di andata di un campionato da invariabilmente luogo ad un primo bilancio. In dicembre, qua si tutti i quotidiani e i periodici sportivi belgi hanno condotto la loro inchiesta sull'argomento. Una delle domande ricorrenti in questi servizi riguarda la squadra più deludente. E interessante constatare che, a parte il nome del St. Trond, il più menzionato è quello del Royal Football Club Liegi. Quasi tutti gli osservatori si attendevano molto di più dai detentori della Coppa nazionale. 

Si parlava di un probabile inserimento nella lotta per un posto in Europa, ma, a metà del cammino, bisogna riconoscere che gli uomini di Robert Waseige sono ben lontani dall'obiettivo. Le ambizioni del "Great Old" (il Grande Vecchio, così chiamato per l'antichità del club, che l'anno prossimo festeggerà il secolo di vita) sono svanite: rimane solo la Coppa, nella quale i rossoblù dovranno vedersela con il Lokeren a livello di quarti di finale. E poi c'e la Coppa delle Coppe, naturalmente: ma, a parte qualche sognatore, nessuno crede a un exploit contro la Juventus. Come spiegare la stagione grigia della squadra? Il primo fat-tore è la campagna acquisti-vendite dell'estate scorsa. I dirigenti del Liegi non hanno mai potuto contare su mezzi finanziari particolarmente robusti. Obbligati a fare di necessità virtù, hanno sempre condotto scelte oculate, badando al sodo e senza la pretesa di condurre operazioni spettacolari. L'estate scorsa, si sono registrati solo due movimenti: la partenza di Houart e l'arrivo di Edi Krncevic dal Mulhouse. In teoria, il bomber australiano, con il suo formidabile gioco di testa, doveva essere l'anello mancante di un complesso che lamentava la scarsa capacità di tradurre in gol la mole di gioco svolta. Assistito da due ali pure quali Luc Ernés e Nebosja Malbasa, l'ex punta dell'Anderlecht sembrava nelle condizioni migliori per segnare a raffica. Le cose sono andate in modo ben diverso: in tutto il girone di andata, Krncevic non aveva realizzato nemmeno un gol in campionato, e solo due erano state le reti in Coppa. Il longilineo attaccante sembra un altro giocatore, rispetto a quello irresistibile di due anni or sono. Colpa del soggiorno in Alsazia? Dei soldi «facili» guadagnati con il Mulhouse? Difficile rispondere. In ogni caso, ad appena 30 anni, non lo si può considerare un giocatore finito. E poi bisogna ammettere che il Liegi ha fatto ben poco per facilitare l'ambientamento del suo nuovo giocatore. Edi ha do vuto vivere in albergo per quattro mesi, in attesa che il club gli trovasse un alloggio adeguato; e, anche se non l'ha mai detto apertamente, non ha gradito affatto. Ora la situazione si è risolta e l'australiano ha riacquistato il buon umore e sogna il riscatto proprio nel doppio match di marzo con la Juventus. Ma c'è chi teme che sia troppo tardi per correggere il tiro di una stagione storta. Perché una punta faccia gol, infatti, occorre un organizzatore del gioco che il Liegi non possiede. La società aveva sperato che il ruolo potesse essere ricoperto dal jugoslavo Cvijan Milosevic, prelevato l'anno scorso dallo Sloboda Tulsa. Ma le aspettative del tecnico Waseige sono andate deluse, proprio come era accaduto la stagione precedente nei riguardi dell'olandese Angelo Nijskens. E cosi, visto che l'ex speranza Jean-Marie Houben segna il passo e Didier Quain ama giostrare in posizione arretrata, il Liegi si trova a giocare senza un vero punto di riferimento. I risultati sono eloquenti: i rossoblù non hanno vinto una sola partita esterna e hanno parzialmente smentito la fama di squadra irresistibile in casa; inoltre, la difesa non è più impenetrabile come una volta. Sono significativi anche i risultati mode-sti contro squadre di livello medio-basso: sconfitte con Courtrai (2-0), Gand (1-0) e Waregem (1-0), pareggi con St. Trond (1-1), Cercle Bruges (1-1) e Ekeren (2-2). Il Liegi sembra risvegliarsi solo nelle grandi occasioni: vedi il 2-2 esterno con lo Standard e il clamoroso 4-2 interno con l'Anderlecht.

Come si spiega tanta discontinuità? Alcuni chiamano in causa l'immutabilità della rosa. Gente come De Sart, Giusto, Habrant, Wégria, Quain, Boffin, Ernes, Varga e Malbasa rispondeva all'appello anche due anni or sono, mentre Robert Waseige guida i rossoblù da ben otto anni (un record). A lui si deve l'inserimento del Great Old fra le grandi, con diverse stagioni in Europa e la prima Coppa nazionale nella storia del club. Ora che la situazione è meno brillante, c'è chi parla di stanchezza all'interno del gruppo: dopo tanti anni insieme, certe motivazioni si sono forse affievolite, anche se Waseige non vuol sentir parlare di usura del proprio ascendente. Preferisce osservare che qualche giocatore non ha più la maglietta inzuppata di sudore al termine delle partite. Un males psicologico, dunque, un eccesso di confidenza che non dovrebbe ripetersi nelle due partite con la Juventus.

Chi sono, in definitiva, gli avversari di Baggio e compagni? In porta c'è l'eterno Jacques Munaron (34 anni), giocatore di grande esperienza internazionale. Faceva parte dell'Anderlecht che climinó la Juventus dalla Coppacampioni 1981-82 e ha... giustificato il prezzo del suo cartellino con una grande partita contro il Rapid Vienna (un rigore decisivo parato) l'anno scorso. Davanti a lui, Waseige dovrebbe schierare una difesa composta da cinque uomini. Bernard Wégria é titolare indiscusso nel ruolo di laterale destro. Tecnicamente e tatticamente attrezzato, non esita a proiettarsi in avanti ogni volta che ne ha l'occasione. Per le posizioni di marcatori centrali si candidano Moreno Giusto e Bernard Habrant: un mastino il primo, che sembra essere l'interlocutore naturale di Schillaci, più tecnico e portato ad alternare il controllo dell'avversario con l'impostazione, il secondo. A fronte di un duello senza esclusione di colpi (Giusto-Schillaci), se ne annuncia uno più tattico fra Baggio e Habrant. Quest'ultimo è il secondo stopper e si distingue per la visione del gioco. Dietro i due centrali agisce Jean-François De Sart, uomo d'ordine difensivo: contrasta e rilancia con grande eleganza, esibendo talvolta una potenza di tiro considerevole. Sulla fascia sinistra, Waseige deve scegliere tra Vincent Machiels e Danny Boffin, a seconda dell'impostazione più o meno offensiva che intende dare alla squadra. A centrocampo, Frédéric Waseige (il figlio del tecnico) e Didier Quain occupano generalmente una posizione arretrata: a loro toccherà il compito di reggere l'urto della manovra juventina. In regia, come si è detto, manca un vero direttore delle operazioni: ci provano Houben oppure Milošević. Sul fronte d'attacco, la scelta è fra tre uomini: Luc Ernés, che preferisce la fascia destra; Edi Krncevic, centravanti puro; e Nebosja Malbasa, ala sinistra o punta più avanzata. A Torino, con ogni probabilità, solo uno dei tre sarà lanciato nella mischia. E chiaro che, individualmente e collettivamente, i rossoblù appaiono di molto inferiori alla Juventus. I giocatori, però, sono fiduciosi. Giusto ama ricordare che due anni fa, prima di inchinarsi alla stessa Juve, il Liegi aveva eliminato il Benefica.

"Ogni anno facciamo una vittima illustre», osserva il piú italiano della squadra. Questa volta potrebbe toccare alla Juventus."




WASEIGE, MAI ESONERATO IN 18 ANNI
RECORD DEL FONDO

E veramente difficile trovare una persona più legata a Liegi di Robert Waseige. L'allenatore dei rossoblù è in effetti nato nella Città ardente il 26 agosto 1939 ed è li che è sbocciato. Vero ragazzo di Rocourt (dove abita tuttora, a meno di un chilometro dallo stadio dello F. C. Liegi) fu del tutto ovvio che si affiliasse al club locale. Firmò dunque la sua tessera di socio nel 1948 per poi salire, uno ad uno, gli scalini che portavano alla prima squadra. Terzino destro naturale, Waseige dovette fronteggiare la concorrenza spietata di Yves Baré, il miglior difensore destro del Belgio de gli anni Sessanta dopo Georges Heyelens, titolare dell'Anderlecht. Sbarrato quasi sempre da... Baré, Waseige si decise a tentare la sorte a Bruxelles: nel Racing White (attualmente diventato RWDM dopo la fusione con il Daring), dove ha giocato dal 1962 al 1971. L'anno successivo Waseige fece il suo debutto nella corporazione degli allenatori. A Winterslag, nel Limburgo belga, in quattro anni, spinse un modesto club dalla terza alla prima divisione. Approdato di colpo alla notorietà, ecco che nel 1976 lo Standard andò a bussare alla sua porta. Pur con mezzi limitati, Waseige riuscì sempre a restare tra i grandi ma senza ottenere successi di grande prestigio. Dopo tre anni eccolo di ritorno a Winterslag dove rimane fino al 1981, quando va a giocarsi la sua carta a Lokeren, dove si ferma fino al 1983 cogliendo un bel quarto posto nel 1982. Per la prima volta nella sua carriera dispone di una rosa di qualità con il danese Preben Larsen Elkjaer, l'islandese Arnor Gudjohnsen e i due polacchi Lato e Lubanski come stelle. Nel 1983 Waseige completa il cerchio ritornando alla squadra del suo esordio, ma questa volta come allenatore. Oggi, otto anni dopo, quell'uomo presiede ancora ai destini dei rossoblù e, in un momento in cui il carosello degli allenatori gira a tutto vapore nella maggior parte dei paesi, il fatto è abbastanza raro da meritare la citazione. Robert Waseige ha fatto di un club anonimo una delle societá più in vista del calcio belga. Se in occasione del suo esordio alla testa della squadra dovette accontentarsi di un modesto dodicesimo posto, in seguito ha salito a grandi passi la scala della notorietà, per esempio terminando terzo nel 1984-85 e nel 1988-89. Grazie al lavoro di Waseige il «Grande Vecchio» ha ritrovato l'Europa nel 1985-86, circa vent'anni dopo l'ultima apparizione sul palcoscenico continentale (nel 1967-68 i rossoblù raggiunsero il secondo turno della Coppa delle Fiere, poi diventata Coppa Uefa, incontrando il Dundee). 

Durante questi ultimi anni il Liegi è sempre stato nel giro delle coppe, ma alla sua bacheca mancava ancora un vero trofeo. L'obiettivo è stato infine centrato alla fine della stagione scorsa con la vittoria nella Coppa del Belgio ottenuta battendo per 2-1 il Germinal Ekeren. L'ultimo vero successo risaliva al 1953, quando i rossoblù ottennero il loro ultimo scudetto. Qualificato ai quarti sia in Coppa Uefa che nella coppa nazionale, il Liegi marca tuttavia il passo in campionato. Per il secondo anno consecutivo il suo ruolino di marcia è incostante: gli exploit contro le grandi sono seguiti da incomprensibili disfatte di fronte alle seconde scelte. Ce n'è abbastanza affinché qualcuno si interroghi sull'avvenire di Robert Waseige a Rocourt. Sotto contratto ancora per una stagione e mezza, tutto lascia però credere che arriverà comunque alla fine del suo mandato. 

In 18 anni di carriera come allenatore, Waseige é riuscito nell'impresa unica di non essere mai stato licenziato, arrivando sempre alla scadenza dei suoi contratti: ci sarebbe da stupirsi se ora accadesse il contrario. Quale che possa essere il suo avvenire a Rocourt, si può essere certi che Waseige non resterà mai a corto di offerte. Stimato sia dai francofoni che dai fiamminghi per la sua indubbia competenza, molti vedono in lui l'unico possibile erede di Guy Thys alla guida della Nazionale belga. Non ci sarebbe da stupirsi se i «Diavoli Rossi» affrontassero le qualificazioni al Mondiale 1994 con lui alla guida.

Bruno Govers
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1991 n.8




LE PAGELLE BIANCONERE
Baggio e Julio Cesar, sette con lode 
Da sottolineare anche la prova di Luppi, De Agostini e Marocchi 
DAL NOSTRO INVIATO 
Julio Cesar, baluardo insuperabile anche ieri sera nel match di Coppa a Liegi 
Baggio ha segnato contro il Liegi la sua nona rete bianconera in Coppa 

Tacconi 6: era sceso in campo debilitalo dalla febbre (38,5°), ma ha parato il parabile. I belgi l'hanno graziato due volte, sul 3-0, poi Houbon con un gran destro al volo ha interrotto l'imbattibilità del portiere che, in Europa, durava da 803'. 

Luppi 6,5: in uno schema di rimessa, si è proiettato spesso a briglia sciolta nei corridoi liberi. Da una sua incursione è scaturito il cross dal fondo che, dopo i colpi di lesta di Casiraghi e Baggio e il tiro di Marocchi, ha sbloccato il risultato su autogol di Wegria. 

Julio Cesar 7: imperioso e autorevole ha bloccato Krncevic, una sua vecchia conoscenza con il quale aveva un conto in sospeso per due gol incassati nel Montpellier contro il Mulhouse. Con una bomba quasi da fondo campo ha siglato il 3-0, secondo eurogol stagionale. 

Corini 6: in un centrocampo più protetto e irrobustito, ha svolto il suo compito con umiltà e dedizione, senza strafare. Con un pizzico di fortuna avrebbe potuto segnare il quarto gol. 

De Marchi 6: ha presidiato la sua zona mantenendo le equidistanze con Julio Cesar, senza concedere grosse palle-gol agli avversari. Dopo l'intervallo, per una botta alla mandibola, ha lasciato il posto a 

Napoli (6) che ha trovato una Juventus rilassata ed esposta ai contrattacchi del Liegi con qualche brivido di troppo, e non di l'ebbro, per Tacconi. 

De Agostini 6,5: con la squadra più raccolta ma pronta a distendersi nei varchi, è apparso rigenerato, pronto a sganciarsi, a crossare e concludere: un suo bolide, sugli sviluppi di una punizione, ha sfiorato il montante. 

Fortunato 6: ha ripagato la fiducia di Maifredi puntellando il centrocampo con un lavoro oscuro ma redditizio. Se la squadra non si allunga, tutti i reparti soffrono meno e rendono di più. E anche le punte.

Haessler 6: utilizzato come tornante, ruolo che si confà alle sue caratteristiche, ha vivacizzato la manovra, cercando anche il gol da media distanza senza ricadere nel vizio del dribbling che, in spazi ristretti, lo penalizza. 

Marocchi 6,5: da un suo tiro, deviato con la gamba da Wegria, è iniziata la riscossa della Juventus. E' apparso in chiaro progresso, più lucido nella distribuzione del gioco non dovendo sfiancarsi a rincorrere avversari di altri. Maifredi l'ha fatto rifiatare negli ultimi 20' sostituendolo con 

Alessio (sv). 

Casiraghi 6: un lottatore cui manca un pizzico di fortuna per tornare ai migliori livelli. Già all'Olimpico con la Lazio era andato vicinissimo al gol. Ieri ci ha riprovato, a volte peccando anche un po' di egoismo. Ma la forma é vicina. 

Baggio 7: forse il miglior Baggio di Coppa delle Coppe edizione export. Era ora. Un gol raffinato e tante giocate di classe. In crescita sul piano fisico e agendo da seconda punta, come nelle notti magiche mondiali, in spazi più ampi, ha potuto far brillare il suo talento.

Piercarlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 7 marzo 1991




IN EUROPA È UN'ALTRA JUVE

Com'è andata: Si chiama Europa il balsamo per le ferite interne juventine, ed è un linimento efficace per le piaghe causate alla squadra bianconera dal campionato. Medico involontario, il modesto Liegi. La Juve, con un centrocampista in più al posto di Schillaci, è rimasta guardinga per una mezz'ora, poi ha affondato i colpi: prima con Marocchi, che ha scagliato un bolide dal limite dell'area deviato in rete da Wegria. Quindi, a due minuti dal riposo, con un «numero» di Baggio in giravolta. Alla ripresa delle ostilità Julio César ha addormentato la gara con una rasoiata laterale.

L'uomo-chiave: È giusto citare Julio Cesar.

Prospettive: Qualificazione certa, a meno di un harakiri collettivo.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.11






Liegi

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giovedì 9 aprile 2026

9 Aprile 1980: Arsenal - Juventus

È il 9 aprile 1980 e ArsenalJuventus si sfidano nella gara di andata della Semifinale di Coppa delle Coppe 1979-80 allo Stadio 'Highbury' di Londra.

Mentre in campionato i ragazzi in bianconero contendono all'Inter la palma di 'Campione d'Italia', la marcia in Coppa delle Coppe è arrivata quasi all'epilogo. La Juventus pareggiando questa gara insidiosa contro i temibili Gunners sembrerebbe ad un passo dalla finale di coppa. Però nel ritorno a Torino succedde l'impensabile.

Buona Visione! 



arsenal

Coppa delle Coppe 1979-1980 - Semifinali, andata
Londra - Stadio Highbury
Mercoledì 9 aprile 1980 ore 19.30
ARSENAL-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Cabrini 11, Bettega autorete 85

ARSENAL: Jennings, Devine (Vaessen 84), Walford, Talbot, O'Leary (Rice 24), Young, Brady, Sunderland, Stapleton, Price, Rix
Allenatore : Terry Neill

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega, Gentile, Marocchino (Fanna 46)
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Corver (Olanda)
RIGORI FALLITI: Cabrini 11 (Juventus)
ESPULSIONI: Tardelli 33 (Juventus)



Nella prima semifinale della Coppa Coppe gagliarda prova dei giocatori bianconeri 
La Juve, in dieci, pareggia a Londra: 1-1 
All'11 l'Arsenal subisce un rigore per fallo su Bettega: Cabrini tira, il portiere respinge ed il terzino segna 
Lo stopper O'Leary fuori campo un minuto dopo per un calcione di Bettega
Espulso Tardelli al 33' dopo due ammonizioni 
Il gol degli inglesi, realizzato da Stapleton, a cinque minuti dalla fine 

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE LONDRA — Sessantamila spettatori, al completo il vecchio stadio di Highbury, cori e grida ben prima che le squadre entrassero in campo: Arsenal e Juventus sono partite; al segnale dell'arbitro olandese Corver, in un clima da grande sfida internazionale. In tribuna d'onore fra tecnici e personalità anche Ron Greenwood, commissario tecnico della nazionale inglese, che non ha perso l'occasione di vedere in azione l'ossatura della squadra del collega Bearzot per il campionato d'Europa che si avvicina. Confermata la formazione della Juventus, minimo ritocco a quella dell'Arsenal. Terry Neil ha recuperato cinque dei sei titolari assenti lunedì nel derby, il portiere Jennings, i centrocampisti Price e Rix, la coppia d'attacco Stapleton-Sunderland. Per aver tenuto a riposo giocatori non infortunati nel match con il Tottenham, l'Arsenal è stato intanto multato dalla federazione inglese di 500 sterline, un milione di lire. Se c'è maggior serietà nel calcio britannico (non totale, l'assoluto non esiste), è anche perché i dirigenti sanno far sentire il loro pugno. Le prime battute di gioco hanno consentito di vedere una Juventus affatto timorosa, disposta a giocare a tutto campo, pur puntando gran parte delle controffensive soltanto su Marocchino, al quale però si aggiungevano rapidamente Bettega, Causio e Cabrini, il più pronto a venir fuori dalle retrovie. Marcature da parte bianconera secondo previsione: Cuccureddu contro Sunderland, Brio addòsso a Stapleton, Cabrini ad aspettare Price in zona, Furino sulla strada di Talbot e Tardelli a marcare stretto Brady, il quale per un lungo periodò non è riuscito a mettersi in luce deludendo il suo pùbblico. 

Sospinti dal vento —i rilanci di Zoff giungevano sino in area di rigore avversaria — i bianconeri hanno frenato intelligentemente, rallentando il gioco e «accorciando» la squadra il prevedibile assalto iniziale dell'Arsenal. Marocchino, al 5', è stato fermato sul filo del fuorigioco, poi Gentile si è beccato i primi fischi per un intervento troppo deciso, al 9', su Rix. Dal 10' l'Arsenal ha cominciato a spingere, ma la Juventus l'ha colpito in contropiede con freddezza. Lungo rinvio della difesa verso Marocchino, errore di Devine, il quale ha sbucciato la palla tentando di colpirla di testa, probabilmente ingannato dal vento. Sulla sfera, deviata all'indietro verso il centro, si è inserito con decisione Bettega e Talbot in recupero, non hanno potuto far altro che agganciare il centravanti bianconero due metri dentro l'area. Rigore, affidato a Cabrini. Il terzino ha calciato debolmente sulla destra del portiere Jennings, il quale non si aspettava neppure il regalo e non ha trattenuto la sfera, e Cabrini, dopo un attimo di incertezza, è stato prontissimo ad avventarsi sulla stessa e a calciarla in rete sotto la traversa. La prevedibile reazione dell'Arsenal non ha trovato sbocchi per le marcature attente dei bianconeri, che gli uomini di Neill soffrivano chiaramente. 

Al 17' Bettega, entrando a gamba tesa su O'Leary, ha fatto un brutto servizio a se stesso e alla Juventus. Il pubblico inglese e gli arbitri stranieri non tolleravano questo genere di intervento. Tanto più che O'Leary dopo alcuni minuti di cure è stato trasportato ai bordi del campo e non è più rientrato, sostituito al 23' da Rice. Nel frattempo Bettega era stato ammonito, e pure Tardelli per proteste. Con una Juve frastornata dalle decisioni arbitrali, l'Arsenal poteva spingere maggiormente, portarsi in avanti, ma senza riuscire a impensierire Zoff che con tiri da fuori neppure difficili di Rix e Talbot. Al 33' si accendeva una mischia paurosa, che Zoff cercava di risolvere in uscita senza allontanare troppo la palla, sulla quale si avventava Sunderland ostacolato duramente da Tardelli,in acrobazia. Interveniva l'arbitro Corver ed inaspettatamente alzava il cartellino rosso per Tardelli già ammonito in precedenza. 

Espulso il centrocampista, ammonito anche Causio per proteste. Juventus in dieci per i restanti 57 minuti. L'Arsenal si proiettava in avanti ed il finale del primo tempo era un calvario per la difesa bianconera. Tentava al volo Brady al 41' su tocco di Sunderland, Zoff era bravissimo a distendersi in tuffo sulla sua sinistra per deviare in angolo il bolide. L'assalto continuava con Sunderland, il quale incuneatosi in area batteva Zoff con una botta sotto traversa, scoccata però da posizione di fuorigioco per cui l'arbitro annullava. Allo scadere, del tempo centrava Rix, di testa colpiva Talbot e Zoff bloccava al centro della porta. Il pericolo maggiore arrivava al 44' quando ancora Stapleton riusciva a districarsi in dribbling in posizione centrale e dal dischetto batteva rasoterra: Zoff era bravissimo a respingere la botta radente con i piedi. La Juventus ha cominciato la ripresa con Fanna al posto di Marocchino, che si era dannato su tutto l'arco dell'attacco per tutto il primo tempo. Prevedibilmente, l'Arsenal si è portato subito nella metà del campo bianconera per stabilirvisi praticamente, sospinto da Brady, il quale, stando alle spalle dei compagni nel ruolo di playmaker, poteva cominciare a far vedere le sue qualità in qualche occasione. La Juventus comunque si difendeva con ordine, Scirea giocava praticamente sull'uomo, lasciando a Bettega il ruolo di secondo libero, ruolo che il centravanti sosteneva con grande efficacia affiancando Brio nelle respinte di testa sui palloni alti, quando non era Zoff ad arrivarci con splendida scelta di tempo. 

Ai londinesi, sempre più nervosi con il trascorrere dei minuti, particolarmente Sunderland, il quale vanamente cercava il rigore gettandosi a terra in area in ogni occasione, restavano soltanto alcuni tiri da lontano. Uno fiacco di Brady subito al 3' parato da Zoff, uno al 5' di Talbot, finito fuori di poco, poi, con l'intervallo di un'ammonizione a Sunderland per uno sciocco fallo su Gentile tentava anche Rix e Zoff fermava con sicurezza. Al 18' si sviluppava un contropiede bianconero, la palla viaggiava da Gentile a Causio, il quale la controllava con sicurezza e lanciava Fanna, la cui botta centrale era parata da Jennings. Una parentesi, si rovesciava nuovamente l'Arsenal davanti alla porta di Zoff, collezionando vanamente calci d'angolo, poi si ripeteva Fanna, il quale al 21' approfittava di un errato rinvio di Young per partire in dribbling ed impegnare Jennings con un bolide centrale che il portiere inglese neutralizzava a stento. Riprendevano il discorso offensivo i biancorossi, al 23' Sunderland, solo davanti a Zoff, si allargava con la sfera anziché calciare direttamente. Cinque minuti dopo tentava da lontano Devine, ma la palla si perdeva sul fondo. Con uno Zoff grandissimo, pronto ad uscire su tutti i palloni alti che spiovevano nella sua area, la Juventus ha reso a lungo vani gli sforzi dell'Arsenal. Al 37' dopo un calcio d'angolo il portiere bianconero è stato colpito e sballottato in area, Gentile sulla linea ha anticipato Price evitando il pareggio. Come sempre, l'Arsenal non si è dato per vinto, malgrado il trascorrere dei minuti, e al 40', dopo che Zoff eseguendo una rimessa dal fondo era stato colpito al capo da un oggetto lanciato dalla curva, i londinesi pareggiavano. Calciava una punizione dalla destra Brady, la palla spioveva sul secondo palo dove il lungo Young la deviava al centro per Stapleton: Zoff era tagliato fuori, il centravanti deviava in rete a contatto con Bettega, la palla faceva quasi una carambola fra i due e finiva in porta. Intanto l'Arsenal aveva sostituito Devine con Vaessen. I bianconeri, sul pareggio, anziché accettare le ultime folate offensive degli avversari si portavano a loro volta in avanti e Fanna e Causio in tandem impegnavano prima Jennings con una forte botta e poi si vedevano respinto il secondo tiro.

L'ultimo rabbioso affondo era ancora dell'Arsenal, su un cross di Talbot dalla destra si proiettava all'assalto ancora Young, ma il suo colpo di testa lambiva il montante alla destra di Zoff e si perdeva sul fondo. L'urlo di delusione del pubblico si mischiava con il fischio di chiusura dell'arbitro Cover. I bianconeri alzavano le braccia in segno di giubilo, 1-1 vale una garanzia, se non la sicurezza assoluta del passaggio in finale. Delusi i giocatori dell'Arsenal, ma in realtà con il loro gioco monotono, senza fantasia, fatto soltanto di cross alti, non sono riusciti ad impensierire seriamente la Juventus se non in alcune occasioni nelle quali hanno imposto una maggiore potenza atletica. I bianconeri comunque sono sempre riusciti, sia pure pressati, a rispondere con sporadici ma efficaci contropiedi alla superiorità degli avversari. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 10 aprile 1980

 

 


L'impresa della Juventus sul terreno dell'Arsenal in Coppa delle Coppe ha assunto, per la speculazione inglese su un fallo di Bettega, il significato di una campagna anti-italiana che introduce « Europa 80 »
Prova d'orchestra

LONDRA

«Amico, siamo proprio così cattivi?». 

L'italiano che mi rivolgeva questa domanda il giorno dopo Arsenal-Juventus non nascondeva la speranza che io gli rispondessi: 

"Sì, siamo selvaggi, criminali, tigri, belve", 

perché una conferma del genere l'avrebbe inorgoglito. 

"Ci fanno passare tanto spesso per carogne aggiungeva per spiegare il suo atteggiamento così poco da gentleman che varrebbe la pena d'esserlo sul serio." 

La poco amabile conversazione verteva sul tema:

"Bettega è o no un criminale?" 

A leggere i quotidiani inglesi (tutti, tranne il serio e distaccato "Times" che puntualizzava: 

"Le speranze dell'Arsenal cominciano a vacillare" 

sul terreno di Highbury non era passata una squadra, la Juventus, ma una forma di vandali, guidati non dal famoso Bobby-Gol 

("Il più inglese degli italiani", annunciavano alla vigilia i "Daily" popolari) 

ma da un Attila assetato di sangue. E fortuna che Brian Glanville era andato a vedersi Nottingham Forest-Ajax... 

«Era da tempo," 

continuava il nostro interlocutore, 

"che non si registrava un cosi violento rigurgito di astio anti-italiano. Non se la sono presa tanto con noi neppure per il rapimento di Schild. E non capisco perché..." 

In effetti, giovedì mattina i londinesi, imburrando il toast e preparandosi un caffè macchiato, hanno divorato con ansia le pagine dei giornali per scoprire quale fosse il fattaccio del giorno: la decapitazione della principessa saudita da parte del boia di re Khaled o... L'amputazione della gamba di David O'Leary da parte di Roberto Bettega? Molto salomonicamente, la principessa decapitata occupava la prima pagina, il calciatore malcapitato l'ultima, ma i titoli più feroci erano tutti per Bettega, «criminale» e «selvaggio». Inutile spiegarvi cosa fosse successo ad Highbury: sapete tutto del fallaccio (inspiegabile) commesso dal big juventino ai danni di O'Leary e delle polemiche successive: sta di fatto che il buon David dato da più parti come condannato all'immobilità permanente il sabato successivo ha giocato contro il Liverpool, e piuttosto bene, stando alle cronache, che naturalmente hanno precisato: 

«Prima si è tolto dalla caviglia i frammenti dei tacchetti di Bettega, poi si è riempito di pillole e antibiotici, infine si è messo un bel parastinchi ed è andato a giocare». 

La principessa no: lei è rimasta interprete di una paurosa storia che in breve vi spieghiamo per chiarire il singolare rapporto che la sua vicenda ha con quella di O'Leary. Mercoledì sera infatti - mentre la BBC trasmetteva Arsenal-Juventus, la ITV (canale commerciale) mandava in onda una ricostruzione filmata della decapitazione della principessa Misha, condannata a questa triste fine per un banale adulterio. E giovedì mattina, mentre Boniperti e Trapattoni venivano investiti da un fiume di contumelie, re Kalheb, incavolatissimo con gli inglesi per... l'affronto cinematografico, otteneva le sentite scuse del ministro degli esteri Lord Carrington. Il fatto, secondo un'interpretazione politica, dice della grande considerazione... petrolifera in cui sono tenuti gli arabi, ormai re di Londra, e della scarsissima considerazione di cui godono i camerieri italiani.

EUROPA 80. È chiaro, tuttavia, che la campagna di stampa grossolanamente montata dopo Arsenal-Juventus rappresenta soprattutto la prova generale di quel che si prepara per gli «Europei». Non si vuole qui giustificare il fallo di Bettega, che anzi va condannato energicamente, ma è chiaro che altrettanto energicamente bisogna respingere la provocazione di un manipolo di critici in malafede. L'arbitro Charles Corver (interpellato dal «Daily Mail» che ha definito "horror-tackle" il fallo del juventino) ha precisato: 

«Ho rivisto l'incidente in televisione e sono convinto di avere agito bene: non ho creduto neppure per un istante che Bettega avesse commesso il fallo intenzionalmente: lo conosco bene e so che è uno dei calciatori italiani più corretti. E questo ho scritto nel mio rapporto: «un brutto fallo che però non meritava l'espulsione». 

Ma la gazzarra anti-italiana è continuata e si è ingigantita con l'entrata in campo dei giornali della domenica, molto sensazionalisti; uno di questi, il popolarissimo «News of The World», ha rotto gli indugi e ha mostrato dove andasse veramente a parare tutta la chiassosa campagna giornalistica: 

"A Torino sarà l'inferno! L'indignazione della stampa inglese chiamerà vendetta da parte dei tifosi non solo per la partita di ritorno Juventus-Arsenal ma anche per il confronto fra Italia e Inghilterra. È inutile che Greenwood getti acqua sul fuoco, questa è la realtà...». 

Come dicevo, siamo alle prove generali di Europa 80, alla ricerca anticipata di alibi a per l'Arsenal, che in realtà deve solo rimproverarsi di avere ceduto il dominio territoriale a una squadra ridotta in dieci (se non in nove, per l'assenza... tecnica di un altro giocatore) e per la nazionale inglese, che in realtà si presenterà a Torino il 15 giugno prossimo a giocare con l'Italia godendo dei favori del pronostico.

BONIPERTI. Pur avendo l'attenuante della provocazione, ha sbagliato Boniperti (lui solitamente cosi prudente, anche quando potrebbe parlar fuori dei denti) a rintuzzare con rabbia le accuse inglesi, in particolare quelle del tecnico dell'Arsenal, Neill, e farà bene, in vista del match di ritorno, ad invitare la tifoseria bianconera ad esser corretta come lo è stata quella londinese (va precisato, una volta di più, che molto spesso i tifosi sono migliori di chi il rappresenta, dirigenti e giornalisti compresi). Il clima di nervosismo che la critica inglese vuol creare potrebbe recar danno soprattutto ai bianconeri, autori a Londra di una partita eccezionale per concentrazione, freddezza e determinazione.

Si è parlato molto di Juventus coraggiosa, ma il coraggio a nostro avviso ha poco a che vedere con l'impresa dell'Highbury: i ragazzi di Trapattoni hanno badato soprattutto al gioco, ad approfittare dello slancio parrocchiale dei cannonieri di Neill, incapaci di tramutare gli illuminanti suggerimenti dell'ottimo Brady e la spinta gene rosa di Talbot in gol. Sarà comunque il caso di rammentare alla Juventus che il secondo tempo di Highbury potrebbe ripetersi pari pari a Torino, con grossi pericoli, gli stessi corsi a Londra.

ZOFF. Per l'occasione, la Juve dovrà contare una volta di più sullo straordinario Zoff di Londra, sottoposto da Sunderland, Stapleton e compagni ad un vero e proprio cannoneggiamento. La sua esibizione conferma che il nostro grande portiere si è presto ripreso dalle incertezze argentine, cancellando dubbi e timori sul suo impiego in azzurro. Il suo finale di campionato, le sue prove in Coppa lo dicono fra i migliori calciatori italiani in senso assoluto; il prossimo impegno con la Polonia, i restanti tre incontri di campionato, il ritorno con l' Arsenal e (auguriamocelo) la finale della Coppa delle Coppe dovrebbero consegnarlo a Bearzot in splendida forma per interpretare egregiamente l'Europeo. L'antico Zoff (secondo solo a Facchetti per le presenze in azzurro, 477 volte in campo in campionato con 239 partite giocate consecutivamente) merita il plauso degli sportivi non solo per le sue imprese di calciatore ma anche per le sue qualità umane. Ad Highbury qualcuno ha visto cadergli vicino ai piedi un coltello che, col passare delle ore, nei discorsi del dopopartita, da temperino che stava diventando scimitarra. Lui l'ha raccolto e l'ha gettato via. E il giorno dopo, mentre infuriava la tempesta polenica, ha detto soltanto: 

"Pensiamo a giocare." 

Già, ragazzi: pensate a giocare. A far fumo e chiasso ci pensano già gli inglesi...

Italo Cucci 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1979 nr.16




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La Stampa 10 aprile 1980

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