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sabato 12 aprile 2025

12 Aprile 1978: Bruges - Juventus

É il 12 Aprile 1978 e Bruges Juventus si sfidano nella gara di ritorno delle Semifinali di Coppa dei Campioni 1977-78 allo 'Jan Breydel Stadion' di Bruges (Belgio).

É una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimo Scudetto. Nessuno puo starle dietro tant'e che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza

In Europa peró il percorso é tortuoso e pieno di insidie. In semifinale di Coppa Campioni l'avversario non sembra dei piú ostici peró dopo una vittoria interna nella gara di andata, i bianconeri si fanno superare per 2-0 in Belgio. Continua così la maledizione oltre confine.

Buona Visione!

 


bruges


Bruges - Jan Breydel Stadion
Mercoledì 12 aprile 1978 ore 19:00
BRUGES-JUVENTUS 2-0 - Dopo i tempi supplementari
MARCATORI
: Bastijns 4, Van der Eycken 117

BRUGES: Jensen, Bastijns, Volders, Cools, Leekens (Sanders 73), Krieger, Van der Eycken, Simoen, Lambert (Maes 46), Verheecke, Soerensen. 
Allenatore: Ernst Happel

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Gentile, Spinosi, Scirea, Causio, Tardelli (Furino 91), Fanna (Boninsegna 106), Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Erijksson (Svezia)
ESPULSIONI: Gentile 113 (Juventus)





LE PAGELLE DEI BIANCONERI 
Bettega il migliore, Tardelli il peggiore 

ZOFF — Non può rimediare all'incertezza di Scirea e, quando ancora non ha toccato il pallone, si trova un gol al passivo (realizzato da Bastijns). Effettua con semplicità un lavoro che non è esatto definire di ordinaria amministrazione, ma il Bruges non gli crea grossi problemi fino al secondo gol decisivo di Van der Eycken al quale non può opporsi. 

CUCCUREDDU — Disputa una gara attenta e puntigliosa, si offre spesso sulla fascia destra al disimpegno dei compagni, va anche a concludere impegnando Jensen con un insidiosissimo tiro dal limite. Mette le briglie a Soerensen, ma non può impedirgli (la Juventus è in dieci) di effettuare il cross che determina II gol di Van der Eycken. Il sardo ha fatto in pieno il proprio dovere. 

CABRINI Comincia su Verheecke e ben presto lo doma consentendosi I consueti raids offensivi, conclusi da puntuali traversoni. In fase difensiva si batte come un leone ed è sempre pronto ad appoggiare le offensive bianconere e a sussidiare con i suoi sganciamenti la tattica dell'antifuorigioco. All'ultimo minuto ha ancora energie sufficienti per prodursi in un pericolosissimo afiondo nell'area del Bruges e subisce un fallo da rigore che l'arbitro ignora. 

GENTILE — Effettua un grosso lavoro su Simoen, una punta, e smista palloni utili anche se qualche volta pecca di precisione. Nel secondo tempo supplementare ha sul destro il match-ball, ma lo sciupa e poi, per un fallo di mano, viene ammonito per la seconda volta e l'arbitro ò costretto ad espellerlo, pur rendendosi conto di aver commesso un grave errore, inammissibile in una partita di tale importanza. 

SPINOSI — Annulla Lambert (gli concede soltanto un colpo di testa all'indietro) e quando Happel sostituisce l'anziano e spento centravanti, lo stopper Juventino riserva lo stesso trattamento anche a Verheecke dimostrandosi all'altezza della situazione, malgrado sia stato utilizzato poche volte nel corso della stagione. 

SCIREA — Ha sulla coscienza un indugio fatale (è stato anche tradito da un falso rimbalzo del pallone) in occasione del primo gol realizzato da Bastijns. Con il passare dei minuti si è rinfrancato riscattando l'errore precedente e lavorando con profitto per il resto della partita. 

CAUSIO — Onora i gradi di capitano con una prestazione lineare e al tempo stesso brillante nella quale propizia nel primo tempo un magnifico assist-gol per Bettega e ripetendosi poi più tardi con un altro cross che Bettega non riesce a trasformare. Come aveva promesso alla vigilia il «barone- ha nobilitato la sua prestazione. 

TARDELLI — Se la vede con Cools che all'andata era stato uno degli elementi di maggior disturbo per la Juventus e riesce a frenarne le iniziative, ma, malgrado l'impegno, non riesce a prodursi negli allunghi che sono il meglio del suo repertorio e smarrisce un po' di precisione. Viene sostituito, all'inizio del primo tempo supplementare, da Furino. 

FURINO — Subentra a Tardelli, cerca di mettere al servizio della Juventus la sua freschezza, ma non è facile entrare nel vivo di una partita che i bianconeri stavano conducendo in modo perfetto. Il suo innesto non basta per capovolgere la situazione. 

FANNA — E' scavalcato dal lungo cross di Van der Eycken che perviene a Bastijns (suo avversario) il quale approfitta di un'indecisione di Scirea per segnare il primo gol. Poi gioca alla grande, dimostrando il suo talento e il suo coraggio, ma non è molto fortunato in fase conclusiva dove spreca una buona occasione. 

BONINSEGNA — Trapattoni lo manda in mischia nel secondo tempo supplementare al posto di Fanna, ormai provato, e Bonimba va subito in... fuorigioco. Cerca di stare in agguato, pronto a sfruttare il minimo errore dei belgi, ma non gli capitano occasioni, tranne quella dell'ultimo minuto, dove i belgi commettono un fallo da rigore ai danni di Cabrini. 

BENETTI — A parte qualche sbavatura e qualche passaggio fuori misura, svolge un'enorme mole di lavoro marcando Van der Eycken e distribuendo una serie di palloni in appoggio alle punte. Va anche in zona tiro, spreca un'occasione, subisce un'ammonizione e poi se la vede con Simoen e anche nel finale continua a lottare. 

BETTEGA — Disputa una partita perfetta sul piano tattico e, a nostro avviso, è il miglior Juventino in campo. Si sacrifica in una posizione arretrata, in funzione di regista, fa gioco ma si preoccupa anche di concludere. Sfiora anche il gol in un paio di occasioni.

Giovanni Arpino




La Juventus esce con onore dalla Coppa dei Campioni battuta dalla malasorte e da un arbitro troppo zelante nei confronti del Bruges. Un arbitro tanto pignolo da espellere Gentile dopo un fallo di mano a centrocampo ma così poco attento da non vedere un macroscopico fallo ai danni di Cabrini in piena area di rigore belga
La Signora Cuorinfranti

BRUGES. La Coppa dei Campioni è stregata per la Juventus. O forse è il Bruges che ha fortuna con le squadre italiane. Fatto sta che i bianconeri hanno fatto la fine della Roma e del Milan. A disputare la finalissima di Wembley sarà il Bruges e si può parlare davvero di miracolo perché arriva all'ultimo atto della coppa più prestigiosa la squadra di una piccola città, di appena centomila abitanti. Diciamo pure un paese.
Sino a pochi anni fa Bruges era nota soltanto alle guide turistiche per via dei merletti e del beghinaggio. I pizzi più belli del Belgio vengono creati su questa piazza stupenda, che è rimasta come era nel Medio Evo. E si deve venire a Bruges per trovare la chiave etimologica della parola "beghina". La béguina era una signorina nubile ricca di franchi che aveva deciso di dedicarsi alla preghiera per meritarsi il paradiso. 
Ogni beghina aveva una sua casetta e le varie casette formavano la comunità delle beghine. Oggi in queste casette stupende attorno a un giardino ovale ci vivono vecchie pensionate che si offrono di buon grado alla visita dei turisti. Una volta Bruges era anche un porticciolo, sull'Atlantico. Poi il mare è scomparso, sono rimasti solo un po' di canali. Per secoli è stata una cittadina di mercanti e di banchieri, oggi è la capitale calcistica, Bruxelles ha re Baldovino e il Mercato Comune ma, a difendere il prestigio del Belgio in campo calcistico, c'è solo il Bruges. I "leoni delle Fiandre". Un tempo le Fiandre erano semmai sinonimo di campioni della bicicletta e anche i ragazzini di Bruges già alle elementari sanno correre sul pave'. Adesso le simpatie degli sportivi sono calamitate dal calcio. Ernst Happel, dopo aver eliminato la Juventus, ha dichiarato che la sua squadra ha buone possibilità di affermarsi anche a Wembley contro il Liverpool. Forse è l'unico a pensarla così. 
All'Olympiastadion, c'era anche il CT della Nazionale italiana Enzo Bearzot, seguito come un'ombra da Gigi Peronace il nuovo addetto alle relazioni pubbliche della Federcalcio. Peronace sperava che la Juventus arrivasse a Wembley, era già riuscito a trovare 600 posti letto per la "Ventana" che aveva pro-grammato l'invasione di tifosi bianconeri. Peronace (che è in attesa del quinto figlio: complimenti) aveva detto a Boniperti di non illudersi di trovare a Londra un ambiente ostile al Liverpool. E' vero che tra Londra e Liverpool c'è una rivalità feroce, ma in campionato. Quando è in ballo il buon nome dell'Inghilterra, il campanile viene dimenticato. Probabilmente per non infastidirlo, Peronace ha evitato di raccontargli quello che ha detto a noi: e cioè che a Londra ha incontrato il solito Brian Glanville il quale gli ha annunciato che è quasi pronta la nuova puntata dello scandalo Szolty-Lobo. Probabilmente il cronista degli scandali la terrà ancora per un po' nel cassetto della sua scrivania al "Sunday Times" visto che la Juventus è uscita di scena. O forse se ne servirà per scatenare un'altra campagna contro l'Italia in vista dei «Mondiali». 
Quanto a Bearzot, una volta tanto ha evitato la risposta diplomatica ed è stato esplicito. A suo avviso il Bruges era la più debole delle semi-finaliste e, a Wembley, piglierà sei gol dal Liverpool. Secondo il nostro CT, la Juventus è stata eliminata per mera sfortuna: 
«La partita di Bruges ha dimostrato che nel calcio qualche volta può vincere anche il più debole». 
E sul fatto che la Juventus si sia mostrata più forte del Bruges non esiste ombra di dubbio, tutti sono d'accordo. La partita è durata due ore, la Juventus l'ha dominata per un'ora e mezza abbondante. Ha preso un gol a freddo, per una distrazione della difesa (Fanna e Scirea si sono scontrati tra di loro e il terzino Bastijns che si era inserito nell'azione è stato lesto a beffare Zoff), e ha subito il secondo quando mancavano quattro minuti alla fine dei tempi supplementari e giocava con un uomo in meno per l'espulsione di Gentile. Trapattoni non ha neppure voluto prende in considerazione la rete di Vendereycken, perché non c'era più l'equilibrio numerico e a falsarlo era stato l'arbitro con una decisione a dir poco avventata. Forse lo svedese Eriksson è arrivato a Bruges prevenuto nei confronti di Gentile, probabilmente gliel'avevano descritto come un killer, perché l'ha trattato come tale. Al primo fallo in tackle ha tirato fuori il cartellino giallo, poi nel finale ha avuto la spudoratezza di ammonirio una seconda volta perché aveva fermato con la mano un pallone che voleva filtrare sulla fascia laterale. E' vero che in campo internazionale si ammonisce chi confonde il calcio con la pallacanestro o il rugby ma non certo per un mani innocente come quello di Gentile. Specie in una semifinale della Coppa del Campioni. E soprattutto se, dopo un fallo del genere, occorre decretare l'espulsione. Senza quella vigliaccata dell'arbitro, la Juventus sarebbe arrivata al rigori e Trapattoni aveva già fatto entrare lo specialista Boninsegna proprio pensando al tiri dal dischetto (altrimenti non avrebbe mai tirato fuori un giocatore come Fanna che stava dominando a centrocampo). E con i rigori ci avrebbe pensato il solito Zoff, che già aveva salvato il risultato contro l'Ajax. Anche se mezzo acciaccato e con un occhio solo per le botte che aveva preso, Zoff era pronto a fare il bis. In ogni caso la Juventus non doveva essere eliminata cosi perché un fallaccio su Cabrini meritava la massima punizione invece è rimasto impunito. Il Bruges ha un buon collettivo, però non è una squadra di fuoriclasse. L'unico asso è Lambert ma è vecchio. I giornali belgi l'avevano presentato come f'atout di Happel e l'allenatore l'ha considerato il suo asso nella manica. Ma dopo un tempo ha dovuto lasciarlo negli spogliatoi perché Spinosi lo controllava senza difficoltà. 
Quando Trapattoni ha saputo la formazione del Bruges si è impaurito. Perché non avrebbe mai immaginato che Happel schierasse davvero un attacco a quattro punte, cioè con tutti gli attaccanti che aveva a sua disposizione: Lambert, Soerensen, Verhecke e Simoen. Happel ha avuto la fortuna di trovare subito il gol, però poi si è accorto che il Bruges era senza centrocampo e quindi doveva per forza lasciare l'iniziativa alla Juventus. Il gol lampo tuttavia aveva scombussolato anche i piani della Juventus. Trapattoni pensava di dover subire gli
assalti del Bruges e aveva imposta-to la partita sul contropiede. Invece è stata la Juventus a dover fare il pressing per cercare di rimontare. L'ha fatto con autorità, ha sempre avuto il predominio territoriale. 
Nonostante tutto, non sarebbe giusto dire che la Juventus è stata eliminata solo per l'arbitro e per la jella. Bettega e compagni devono rimproverarsi anche le occasioni sbagliate (eppure stavolta non sono caduti nella trappola dell'offside. Il volume di gioco ha prodotto tante palle-gol, ebbene non ne è stata sfruttata nemmeno una. E solo in un paio di occasioni si deve dire bravo al portiere Jensen, per il resto si è trattato di errori, anche clamorosi dei bianconeri. Quindi anche un pizzico di autocritica non guasta, anche se siamo pronti a riconoscere che l'arbitro è stato il dodicesimo giocatore del Bruges. Diversi uomini nella Juventus so-no mancati alla prova e tra questi c'è Tardelli. Nei tempi supplementari, per salvare il salvabile, Trapattoni si è deciso a sostituirlo con il vecchio ma indomito Furino. Non è più lo schizzo irresistibile di qualche mese fa, il giocatore-mostro che dava spettacolo in difesa e all'attacco. 
Per la Coppa dei Campioni la Juventus dovrà tentare l'anno prossimo e nel tabellone ci sarà sicuramente anche il Bruges che si appresta a vincere il terzo scudetto consecutivo. Nell'euforia lo stesso Happel non pensa più di trasferirsi in Germania. Proprio nei giorni scorsi ha fatto sapere ai dirigenti che sarebbe disposto ad accettare un nuovo contratto biennale. Le vecchie polemiche sono dimenticate. 
La vittoria sulla Juventus ha fatto scordare tutto. Fra l'altro la partita, al Bruges, ha fruttato altri 270 milioni: serviranno per rinforzare la squadra. L'obiettivo è rappresen tato dal centravanti Krankl, però l'Austria di Vienna chiede 650 milioni e sembrano troppi all'amministratore del Bruges, Michel Van Maele, che è stato anche il borgomastro della città. Fu lui a costruire il nuovo stadio quattro anni fa, un impianto gioiello, circondato da una dozzina di campi d'allenamento.
Serve alle due squadre della città: il Football Club Bruges e il Circolo Sportivo Bruges che sono divisi da un'accesa rivalità che ha pure radici politiche (il Circolo è cattolico, il Football Club è laico e liberale). Il Football Club è ormai famoso, anche in campo internazionale, il Circolo invece vivacchia nei bassifondi della classifica e sembra destinato a finire in serie B. Hanno un'ala di stadio per uno, con ingressi, sedi e persino ristoranti diversi. Anche sul campo le scritte che riguardano il Football Club sono in azzurro, quelle del Circolo in verde. Il Circolo ha le maglie neroverdi, quelle del Football Club sono nerazzurre come quelle dell'Inter. Quando ha segnato Van der Heyeken evitando il supplizio dei rigori sembrava di essere a San Siro. 
PER I BIANCONERI la trasferta era cominciata subito male. La rinuncia a Morini dopo la corrida con l'Inter (e questa sarebbe stata sicuramente la sua partita). Lo stop alla dogana di Ostenda per...contrabbando di sigarette. Poi a Bruges la neve come fossimo in pieno inverno. E «Le Soir» aveva scritto che il clima avrebbe danneggiato notevolmente la Juventus, data l'abbondanza di uomini del Sud (li aveva elencati: Cuccureddu, Sardegna; Causio, Puglia; Furino, Sicilia, e Gentile, Libia). Ne più fortunati erano stati i tifosi, un paio sono finiti ammanettati al commissariato, in Belgio con la polizia non si scherza. Allo stadio abbiamo visto gli striscioni del Juventus Club Torino, dell'Albese, del Valdobbiadene, del Juventus Superstar e del Juventus Primo Amore. Era nutrita anche la rappresentanza del Juventus Club di Parma che assegna ogni anno il "Battistero d'oro". E due rappresentanti dell' "Euro Parma TV", Paolo Oppici e Pier Paolo Albertini erano addirittura in campo per cogliere al volo le impressioni dei protagonisti. Ero sul terreno di gioco anch'io e nell'intervallo al microfono di questa TV libera, mi ero detto sicuro di vedere un gol della Juventus nella ripresa. Invece ho visto solo Benetti che si sputacchiava con Krieger e poi faceva beffe al pubblico, aizzandolo. Si vede che era nervoso pure lui per tradire così vistosamente lo stile-Juventus.

Elio Domeniconi 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.16





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lunedì 16 settembre 2024

14 Settembre 2005: Bruges - Juventus

É il 14 Settembre 2005 e Bruges Juventus si sfidano nella Prima Giornata dei Gruppi Eliminatori della UEFA Champions League 2005-06 allo 'Jan Breydel Stadion' di Bruges (Belgio).

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto. Putroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora piú grande verrá spazzata via dalla piú grande farsa del calcio moderno.

Per quanto riguarda la Champions League i bianconeri sono fra i favoriti alla vittoria finale ma dopo aver superato senza problemi la fase iniziale saranno eliminati dagli inglesi dell' Arsenal nei Quarti di Finale.

Buona Visione!

 

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Stagione 2005-2006 - Champions League - 1ª giornata
Bruges - Jan Breydel Stadion
mercoledì 14 settembre 2005 ore 20.45
BRUGES-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Nedved 66, Trezeguet 74, Yulu Matondo 85

BRUGES: Stijnen, De Cock, Spilar, Maertens, Valgaeren (Victor 74), Vermant (Leko 84), Englebert, Vanaudenaerde, Yulu Matondo, Portillo (Blondel 52), Balaban
Allenatore: Jan Ceulemans

JUVENTUS: Abbiati, Blasi, Kovac, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi (Giannichedda 89), Vieira, Emerson, Nedved, Trezeguet (Zalayeta 89), Ibrahimovic
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Medina Cantalejo (Spagna)



Juve show, Trezeguet fa 100 

CAMPIONI D'ITALIA STRARIPANTI. 

NEDVED FIRMA IL VANTAGGIO, UNICA NOTA STONATA L'ESPULSIONE DI VIEIRA NEL FINALE 

Doppia festa per il francese: gol-sicurezza e cifra tonda in bianconero 

Dal nostro inviato a BRUGES 

Cosa pensare della Juve dopo averla vista vincere a Bruges la prima partita della Champions League? L'opinione più benevola è che in certi momenti anche una grandissima squadra, come si era dimostrata fino a dieci minuti dalla fine, tanto padrona da pensare che quest'anno può farcela in Europa, ha un regresso infantile. La più negativa è che qualcuno tra i bianconeri ha perso il senso della misura e gioca a fare il fenomeno persino quando potrebbe e dovrebbe attenersi al concreto: Ibrahimovic, sontuoso, divertente, ironico per quasi tutto il match finché non ha deciso di esagerare, ne è un esempio ma se ne possono trovare altri. 

Così un incontro dominato come domenica ad Empoli e con almeno dieci palle gol nitide si è chiuso con un 2-1 a rischio di pareggio nei minuti finali, dopo la rete di Yulu, quando i belgi hanno messo l'anima nella ricerca del pareggio impossibile. La Juve si è difesa con un uomo in meno per l'espulsione di Vieira, che deve darsi una regolata nelle entrate a centrocampo, altrimenti di partite ne finirà poche in Champions. I suoi precedenti nell'Arsenal purtroppo non confortano. Peccato perché la Juve è da applausi, di quelli sinceri. Da molti anni non la vedevamo giocare all'estero con la scioltezza e l'abilità nel fraseggio dimostrate contro il Bruges. Azioni ariose, ben congegnate. Partivano dal centro e si concludevano con i cross dalle fasce di Ibra, Camoranesi, Nedved o Blasi (impiegato da terzino) come insegnano i manuali. Ibrahimovic ci metteva la sua vena di follia ed era spettacolo. Trezeguet martellava la porta per trovare il centesimo gol in bianconero e lo coglieva finalmente alla mezz'ora della ripresa consegnando in mondovisione l'immagine di Monetta, il magazziniere, con la t-shirt dipinta con il 100: diceva Andy Warhol che chiunque ha diritto a un quarto d'ora di celebrità, Monetta ne ha già goduto per alcuni secondi. 

Per luoghi tratti il Bruges, modesto parente della squadra che trent'anni fa diceva la sua in Europa si incartava su se stesso, consegnando alla Juve il pallone o sbatacchiandolo fuori. La differenza di qualità si palpava. L'unico neo era il gol, che non arrivava per un'ora. Capita a tutti di giocare, prima o poi, la partita della vita. Miller, l'attaccante della Scozia, dieci giorni fa fece ammattire Nesta e Cannavaro a Glasgow e non lo conosceva nessuno. Di Stijnen, il portiere dei belgi, si sapeva ancora meno. Unici indizi conosciuti: riserva del poco infallibile croato Butina; l'anno scorso giocò solo tre partite nel Bruges; suo padre, poco lucido per i festeggiamenti a base di Leffe, davanti all'ufficiale dell' anagrafe non trovò altro nome che la ripetizione accorciata del cognome, per cui ne è uscì sul registro un improbabile Stijn Stijnen. Quest'uomo ieri ha evitato da solo per tutto il primo tempo che la diga dei belgi si sbiciolasse, come il leggendario ragazzino che, non lontano da qui, salvò il paese dall'inondazione otturando con il dito la falla in un argine. 

Marco Ansaldo 

tratto da: La Stampa 15 Settembre 2005


ESPULSIONI: Vieira 89 (Juventus)

 






 


Juve show, Trezeguet fa 100 
CAMPIONI D'ITALIA STRARIPANTI. 
NEDVED FIRMA IL VANTAGGIO, UNICA NOTA STONATA L'ESPULSIONE DI VIEIRA NEL FINALE 
Doppia festa per il francese: gol-sicurezza e cifra tonda in bianconero 

Dal nostro inviato a BRUGES 

Cosa pensare della Juve dopo averla vista vincere a Bruges la prima partita della Champions League? L'opinione più benevola è che in certi momenti anche una grandissima squadra, come si era dimostrata fino a dieci minuti dalla fine, tanto padrona da pensare che quest'anno può farcela in Europa, ha un regresso infantile. La più negativa è che qualcuno tra i bianconeri ha perso il senso della misura e gioca a fare il fenomeno persino quando potrebbe e dovrebbe attenersi al concreto: Ibrahimovic, sontuoso, divertente, ironico per quasi tutto il match finché non ha deciso di esagerare, ne è un esempio ma se ne possono trovare altri. 

Così un incontro dominato come domenica ad Empoli e con almeno dieci palle gol nitide si è chiuso con un 2-1 a rischio di pareggio nei minuti finali, dopo la rete di Yulu, quando i belgi hanno messo l'anima nella ricerca del pareggio impossibile. La Juve si è difesa con un uomo in meno per l'espulsione di Vieira, che deve darsi una regolata nelle entrate a centrocampo, altrimenti di partite ne finirà poche in Champions. I suoi precedenti nell'Arsenal purtroppo non confortano. Peccato perché la Juve è da applausi, di quelli sinceri. Da molti anni non la vedevamo giocare all'estero con la scioltezza e l'abilità nel fraseggio dimostrate contro il Bruges. Azioni ariose, ben congegnate. Partivano dal centro e si concludevano con i cross dalle fasce di Ibra, Camoranesi, Nedved o Blasi (impiegato da terzino) come insegnano i manuali. Ibrahimovic ci metteva la sua vena di follia ed era spettacolo. Trezeguet martellava la porta per trovare il centesimo gol in bianconero e lo coglieva finalmente alla mezz'ora della ripresa consegnando in mondovisione l'immagine di Monetta, il magazziniere, con la t-shirt dipinta con il 100: diceva Andy Warhol che chiunque ha diritto a un quarto d'ora di celebrità, Monetta ne ha già goduto per alcuni secondi. 

Per luoghi tratti il Bruges, modesto parente della squadra che trent'anni fa diceva la sua in Europa si incartava su se stesso, consegnando alla Juve il pallone o sbatacchiandolo fuori. La differenza di qualità si palpava. L'unico neo era il gol, che non arrivava per un'ora. Capita a tutti di giocare, prima o poi, la partita della vita. Miller, l'attaccante della Scozia, dieci giorni fa fece ammattire Nesta e Cannavaro a Glasgow e non lo conosceva nessuno. Di Stijnen, il portiere dei belgi, si sapeva ancora meno. Unici indizi conosciuti: riserva del poco infallibile croato Butina; l'anno scorso giocò solo tre partite nel Bruges; suo padre, poco lucido per i festeggiamenti a base di Leffe, davanti all'ufficiale dell' anagrafe non trovò altro nome che la ripetizione accorciata del cognome, per cui ne è uscì sul registro un improbabile Stijn Stijnen. Quest'uomo ieri ha evitato da solo per tutto il primo tempo che la diga dei belgi si sbiciolasse, come il leggendario ragazzino che, non lontano da qui, salvò il paese dall'inondazione otturando con il dito la falla in un argine. 

Gli attaccanti della Juve un po' l'hanno aiutato come quando al 10', Trezeguet gli si è smarcato davanti sfruttando il tocco scellerato di un difensore e gli ha tirato addosso. In un'altra occasione, al 36', si è frapposto l'incrocio dei pali a respingere la botta del centravanti francese. Ma lo Stijnstijnen se l'è cavata spesso di suo, con uno stile naif ed efficace. Ha salvato su Nedved servito da Ibrahimovic al 9', su un destraccio di Zambrotta al 10', su un paio di conclusioni di Vieira e ancora sulla deviazione di testa (45') di Trezeguet, cui non sembrava vero di arrivare tanto vicino al centesimo gol per venirne respinto da quell'accidente. In questi casi si parla di porta stregata. L'incantesimo lo spezzava il mago Nedved al 21' della ripresa e dopo tanto mulinare di azioni era una botta da fermo, su punizione per atterramento di Ibrahmovic, a schiudere la porta. La Juve aveva altre occasioni, lo Stijnstijnen fermava di piedi e di mani, in un caso lo salvava il palo colpito da Ibrahimovic nel tentativo di strafare dopo aver messo a terra il portiere. Nel frattempo, Trezeguet aveva raddoppiato con un pallonetto sublime a concretizzare il tocco smarcante di Camoranesi. Poi il finale. La rete di testa di Yulu Matondo, un personaggio da Garda Marquez, puniva il sempre incerto Abbiati e sporcava il risultato e le coscienze.

Marco Ansaldo

tratto da: La Stampa 15 Settembre 2005 

 

 

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