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lunedì 6 aprile 2026

6 Aprile 1997: Milan - Juventus

È il 6 aprile 1997 e MilanJuventus si sfidano nella nona Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'Giuseppe Meazza' San Siro di Milano.

La Juventus è campione d'Europa in carica mentre il Milan è la squadra scudettata . A fine campionato i bianconeri saranno incoronati ancora Campioni d'Italia (sarà la ventiquattresima volta) mentre i rossoneri saranno distanti anni luce (ben ventitré punti) dai pluridecorati scudieri di Marcello Lippi.

Gara Storica, tutta da gustare!

Buona Visione!

 


milan



Campionato di Serie A 1996-1997 - 9 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 6 aprile 1997 ore 20.30
MILAN-JUVENTUS 1-6
MARCATORI: Jugovic 19, Zidane rigore 32, Jugovic 50, Vieri C. 71, Amoruso 73, Simone 75, Vieri C. 81

MILAN: Rossi S., Reiziger, Vierchowod, Baresi F., Maldini P., Savicevic, Desailly (Tassotti 81), Boban, Blomqvist (Baggio R. 60), Dugarry, Simone
Allenatore: Arrigo Sacchi

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini (Pessotto 74), Ferrara C., Iuliano, Dimas, Di Livio, Tacchinardi, Zidane (Lombardo 75), Jugovic, Boksic (Amoruso 39), Vieri C.
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Braschi


Il 6 aprile 1997 si assiste a una delle più clamorose goleade del calcio recente. A San Siro la Juventus di Marcello Lippi umilia il Milan di Arrigo Sacchi vincendo 6-1. Jugovic apre le danze, poi un rigore di Zidane porta le due squadre all'intervallo sul 2-0. Nella ripresa i bianconeri dilagano: ancora Jugovic, due volte Vieri e Amoruso mentre il gol di Marco Simone serve solo a rendere meno pesante il passivo. La Juve vincerà il campionato mentre per il Milan è il punto più basso di una stagione già fallimentare, che si chiuderà con l'undicesimo posto in classifica.

tratto da 6 aprile 1997, la Juventus umilia il Milan a San Siro: 6-1 



Il Milan sbatte contro la sicurezza di Peruzzi, la Juventus ne approfitta 
Jugovic dà inizio alla fiera del gol 
E San Siro insorge: Berlusconi, manda via Sacchi 

In attesa di concedere la rivincita all'Ajax, la Juventus prende a pallettoni il Milan di Arrigo Sacchi, rovesciandogli addosso un memorabile e mortificante sei a uno. Un altro passo, e che passo, verso il ventiquattresimo scudetto. La partita, quella, esiste per un tempo, quando il Milan sembra più spigliato degli avversari e Peruzzi, strepitoso, allontana la minaccia del pareggio (in quei frangenti, paradossalmente, neppure scandaloso: ma solo in quei frangenti). Alla distanza, in compenso, il Milan crolla di testa e di gambe, e la Juve lo raccoglie con il cucchiaino. Una mattanza. Povero Sacchi. 

Quando si lascia Baggio in panchina e ci si sfracella in questo modo, così umiliante, è difficile che il principale non prenda provvedimenti. Stiamo parlando di Berlusconi. Milan più aggressivo all'inizio: non è una burla. Quel poco che succede, succede tutto dalle parti di Dimas: Savicevic gli ancheggia sul tronco, imbeccando ora Dugarry ora Simone. La Juve non cavalca gli eventi: li aspetta, anche troppo. Il popolo ruggisce. Sacchi non può disporre di Weah, Albertini, Costacurta, Davids e Ambrosini. A Lippi mancano Del Piero, Deschamps, Conte, Montero, Padovano e Torricelli. Difese alte, squadre corte. Di Dimas e Savicevic abbiamo detto. Ferrara e Iuliano stringono su Dugarry e Simone. Porrini chiude a destra, spalleggiato da Di Livio, là dove transitano Blomqvist e, qualche volta, Maldini. Tacchinardi sbircia Boban, Zidane si destreggia nel settore di Desailly. Il pallido Reiziger patisce le ronde di Jugovic, mentre Baresi e Vierchowod presidiano i sentieri battuti da Vieri e Boksic. 

Il Milan gioca, la Juve lo punta. Le azioni si intrecciano: 13', Dugarry-Savicevic-Simone, sventa Ferrara, allo spasimo; 14', Vieri sfrutta un bel movimento di Boksic e saetta a lil di montante. Bottiglia in campo, signorile omaggio degli ultra juventini. Improvviso, al 19', il gol di Madama. L'azione si sviluppa sul centro-destra: Vieri, servito da Porrini, si beve Baresi e stanga, Rossi ribatte, ma giusto sul piatto destro di Jugovic. A questo punto, entra in scena Peruzzi. Splendido, al 23', il volo con il quale corregge sopra la traversa un'incornata a spiovere di Dugarry, stimolato da Desailly. Due minuti, ed eccolo opporsi, marziale, a un'azionissima SavicevicBlomqvist-Simone, a testimonianza di come sia il Milan, ora più che mai, a fare la partita. Boban si procura tre punizioni dal limite, ma soltanto la prima disturba Peruzzi. Così, alla mezz'ora, ci scappa addirittura il l'addoppio. Un fortunoso rimpallo su tiro di Jugovic smarca Boksic a tu per tu con Rossi, in posizione regolare per sette miserabili centimetri. Maldini, sorpreso, lo aggancia da dietro. Rigore netto, e Braschi, consultatosi con il guardalinee, fuorigioco sì fuorigioco no? Lo decreta. E Zidane lo trasforma, malgrado il gran balzo del portiere. I berlusconiani schiumano di rabbia. Perso per perso, si sporgono dal davanzale e rischiano di cadere ancora: 33', Di Livio-Zidane, pericolo, e offside cervellotico; 36': contropiede di Vieri, brivido. La staffetta Boksic-Amoruso, determinata da un risentimento muscolare del croato, si colloca fra una staffilata di Desailly e una percussione di Savicevic, entrambe catturate da Peruzzi (non senza, nel secondo caso, il sospetto di un penalty). L'ansia del Milan. La serenità della Juve. 

Ne è specchio fedele il terzo gol, che Jugovic raccoglie in apertura di ripresa, al 5', su suggerimento di Amoruso, non prima di essersi scrollato di dosso Reiziger. Rossi, già protagonista di un pasticcio con Baresi, si corica in ritardo. Vierchowod lo manda a quel paese. Roberto Baggio-Roberto Baggio, la gente milanista insorge. È il 15', quando Arrigo, insultato dai curvaioli, si arrende: dentro il Codino, fuori Blomqvist. Boban divora un'occasione colossale, poi riprende la sfida Milan-Peruzzi, grande su Baggio e su Dugarry, nonnaie con Simone. Ma ormai il Milan è un guscio vuoto, un'armata allo sbando. La Signora straripa: 26', a segno Vieri, su lancio di Tacchinardi; 28', tocca ad Amoruso, dopo una respinta di Rossi su Jugovic. Pessotto e Lombardo avvicendano Porrini e Zidane. È di Simone, con una fucilata dalla lunetta, la rete della staffa. L'ultima, ingenerosa, raffica è di Vieri, sollecitato da Jugovic. L'ingresso di Tassotti, 37 anni, al posto di Desailly è il manifesto della partita, della resa, di tutto. Nel celebrare la Juve, San Siro si schiera: Silvio, manda via Sacchi. 

Roberto Beccantini

Le Pagelle Bianconere

Peruzzi 8 - Ne ha passate tante, ma le difficoltà l'hanno aiutato a crescere con intelligenza. A 27 anni Peruzzi è un portiere che si muove con l'intuito del veterano, è potente, è formidabile nelle uscite basse e tra i pali. Appare davvero fenomenale. Nega il Gol a Dugarry di testa, a Simone da due passi a Savicevic (mano sul piede?), fa un miracolo su Baggio e se perde l'imbattibilità è perché la partita è ormai allo svacco.

Porrini 7 - L'unico milanese della Juve, uno dei due in campo, l'altro è Maldini. Dopo un'intervista impietosa sui difetti dell'Arrigo («Non mi piace perché è falso»), ogni suo sbaglio avrebbe potuto indurre Sacchi al sorriso: il che non avviene per mancanza di errori visibili. Chiude bene su Blomqvist e Dugarry ed è prezioso nell'azione dell'I-0 con l'assist a Vieri. Sai che risate con l'Arrigo. 
(Dal 29' St Pessotto sv). 

Ferrara 7 - La Fifa, convocandolo per la formazione mondiale che in estate giocherà in Oriente, ha sancito la sua statue di fuoriclasse della difesa. Gli riescono i contrasti con grande facilità, battaglia nelle mischie che nel primo tempo si accendono davanti a Peruzzi: è semplice ed essenziale, anche senza l'appoggio di Montero, rende saldo il cuore della difesa bianconera, che balbetta soltanto in avvio. 

Iuliano 6,5 - Gioca meglio al centro e lo si sapeva, anche se gli inserimenti dalla destra di Savicevic lo mettono in difficoltà perché dovrebbe fermare il montenegrino e nello stesso tempo occuparsi anche di Simone (che per fortuna della Juventus si ferma da sé), Iuliano è un difensore attento, ha buon fisico e piedi non marmorei, aumentando l'esperienza può costituire davvero il futuro della squadra bianconera.

Dimas 6 - Se le migliori azioni del Milan nel corso del primo tempo si producono sulla sinistra juventina non è soltanto perché da quella parte c'è Savicevic. Il portoghese pasticcia assai nel tocco e qualche volta viene pescato fuori posizione, insomma, la cosa migliore è un tiro che si stampa a un metro dalla porta a 123 km all'ora, record della gara. Nella ripresa la partita ovviamente è tutta in discesa.

Di Livio 6,5 - Ha una giocata bellissima sul 2-0, un pallonetto che scavalca tutta l'estrema linea milanista e si deposita sul piede di Zidane, smarcatissimo. Davvero una gran finezza. Smettiamola di chiamarlo Soldatino, se anche nei periodi in cui non è al massimo della forma per il troppo correre dell'annata non patisce Maldini e presidia bene la fascia. E la Juve deve salvaguardarlo dalle solite voci di mercato.

Zidane 7 - Non segnava da 4 mesi ed è tornato al gol su rigore assai arrischiato, perché Rossi lo intuisce. La sua rete vera sarebbe quella che realizza poco dopo il 30' e gli annullano per fuorigioco dubbio: ma la sua prestazione trascende i gol fatti o da fare, Zizou nella notte di Milano amministra con saggezza il gioco bianconero e si nota persino nei contrasti. Desailly lo patisce. 
(Dal 30' st. Lombardo sv.

Tacchinardi 6,5 - Non ha l'assatanamento di Deschamps che falcia il campo con le entrate basse, tuttavia centra contro Boban un'altra partita positiva che lo rilancia discretamente per il futuro. Gioca soprattutto da distruttore delle trame milaniste, ma se ritrova le sicurezze può anche migliorare in fase di costruzione perché ha buona visione di gioco, come dimostra in occasione dell'assist a Vieri che poi sigla il 4-0. 

Jugovic 8 - Un gol, il tiro che determina l'azione del secondo, un altro gol dopo aver scherzato con Reiziger, poi si concede una sosta sul 4-0 e scaglia un'altra sberla che agevola il gol di Amoruso e passa a Vieri la palla del 6-1. Quando vuole sa essere decisivo se poi lo affronta Reiziger... Aveva detto che in questa stagione gli mancava il gol, una serata come questa lo ripaga anche di quel piccolo cruccio.

Boksic 6,5 - A San Siro ha giocato dieci minuti con l'Inter, ieri ne ha fatti meno di quaranta perché non ha accusato un risentimento all'inguine sinistro. Buon movimento, apre spazi a Vieri e si procura il rigore, anche se i maligni pensano che Maldini sia stato ingenuo ad atterrarlo: di solito quando tira Boksic non fa danni. 
(Dal 39" pt Amoruso 7: elegante l'apertura a Jugovic per il 3-0 e poi segna.) La conferma che c'è.

Vieri 7,6 - Il momento d'oro prosegue, con questi due gol maramaldi e una prestazione sempre pericolosa perché si getta negli spazi con coraggio ed è determinante anche nell'azione che sblocca la partita. Il giocare sempre gli ha dato il ritmo e la sicurezza, la Nazionale, inoltre, gli ha donato anche l'entusiasmo. Rende 15 anni a Vierchowod e 14 a Baresi. Ma chi ha detto che la giovinezza è un handicap?

Lippi 8 - I molti complimenti dell'Arrigo non lo hanno confuso perché Lippi, che ha solida esperienza, sa che certe cose talvolta si dicono per mettere le mani avanti. Gli mancano 6 uomini, non ci bada. Esce da trionfatore, con un 1º tempo persino benevolo con la Juve ma con una partita che distrugge l'avversario di sempre: match tosto, gagliardo, furbo e sicuro, com'è diventata la Juve in questi suoi anni.

Fabio Vergnano 
brani tratti da: La Stampa 7 aprile 1997

 



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mercoledì 1 aprile 2026

1 Aprile 1995: Milan - Juventus

È il 1 aprile 1995 e Milan e Juventus si sfidano nell'ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95 allo Stadio Giuseppe Meazza San Siro di Milano.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi

Il Milan - Campione d'Italia in carica - dal canto suo vive un campionato di transizione e finisce in quarta posizione.

È questo in effetti un ideale passaggio di consegna del tricolore.

Buona Visione! 




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Campionato di Serie A 1994-1995 - 8 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Sabato 1 aprile 1995 ore 20.30
MILAN-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Ravanelli 41, Vialli 84

MILAN: Rossi S., Panucci, Maldini P., Albertini (Sordo 79), Galli F., Baresi F., Eranio (Di Canio 46), Donadoni, Boban, Savicevic, Simone
Allenatore : Fabio Capello

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Torricelli (Porrini 85), Carrera M., Kohler, Paulo Sousa (Marocchi 75), Deschamps, Conte A., Vialli, Baggio R., Ravanelli
Allenatore : Marcello Lippi

ARBITRO: Boggi
ESPULSIONI: Boban 86 (Milan)

 

Estate 1994: dopo oltre un ventennio, finisce l’era manageriale di Boniperti. La Juventus si ristruttura con un nuovo assetto dirigenziale: nasce la cosiddetta Triade, formata dal direttore sportivo Luciano Moggi, dall’amministratore delegato Antonio Giraudo e dal vicepresidente Roberto Bettega, questo ultimo già bandiera bianconera da giocatore.

Rinnovato quindi lo stato maggiore, con qualche mugugno della tifoseria più accesa per le antiche stimmate granata di Giraudo Moggi, si procede anche al rinnovo dello staff tecnico, con il definitivo addio al Trap e l’ingaggio di Marcello Lippi, di cui è particolarmente piaciuta la stagione al Napoli. Bettega, vicepresidente esecutivo, rilancia la sua juventinità:

«Abbiamo il dovere di provare a vincere sempre e tutto, perché questo è il destino della Juventus. Mai accontentarsi di un ruolo da comprimari, che non rientra nelle corde di questa società”.

Tratto da E alla fine arrivò Lippi…




Lippi: ho 20 titolari «Qui nessuno si sente escluso» 

TORINO. Scusi, Lippi: sabato ha visto lo scudetto? Il Marcello sgrana gli occhi come se gli avessero chiesto se aveva incontrato la Madonna e ancora una volta si chiama fuori: 
«Sì, l'ho visto. Era cucito sulle maglie dei giocatori del Milan. 
Inutile cercare di scalfire il muro di prudenza che il tecnico bianconero ha innalzato per tenere lontani gli adulatori di professione, i celebratori di trionfi anticipati. 
«Non sono affatto sicuro di vincere lo scudetto, ho solo delle belle sensazioni», 
aggiunge con una suprema concessione al popolo. Lippi è così. Troppo poco sbruffone per cadere nella trappola dei facili entusiasmi. E si conferma pure un inguaribile pignolo: 
«Rivedrò la partita con il Milan che è stata una delle migliori sotto il profilo tattico. Ma sono sicuro che troverò anche questa volta qualcosa da migliorare». 
Ma non si inoltra nei dettagli tecnico-tattici, almeno in maniera ufficiale. Ai giocatori ha spiegato ieri mattina quello che non ha funzionato. Dettagli? Forse per i più, non per l'Incontentabile di Viareggio, che ha fatto del perfezionismo un'arma vincente e dell'unità di gruppo un credo da cui non derogare. Infatti spiega: 
«Una squadra di calcio è composta da venti giocatori, ma soprattutto è un gruppo di lavoro. Se uno non si sente utile, è come se non ci fosse. Invece con me tutti hanno avuto la sensazione di poter giocare, di essere partecipi. Gli impegni si moltiplicano, quando un giocatore va in riserva, c'è subito l'altro pronto a subentrare. Questa credo che sia la nostra forza». 
Contro il Milan si è visto un Baggio a scartamento ridotto. Lippi non nega una verità lampante, ma riesce lo stesso a trovare lati positivi nella sbiadita prestazione del Codino: 
«Non è al cento per cento. Dopo tre mesi di inattività è partito bene, poi ha avuto un calo. Tutto nella norma. Ora non sono in grado di sostenere i ritmi di una partita intensa come è stata quella di Milano. Ma è proprio nei momenti più delicati che viene fuori la sua intelligenza. Sabato non riusciva a giocare in posizione avanzata, così si è ritagliato un ruolo più defilato a sinistra, con il quale è riuscito comunque ad impegnare Panucci. E in quella zona smistava palloni importanti». 
E adesso il Borussia. Lippi avrà problemi da risolvere a centrocampo. Squalificato Conte, ci sono incertezze sull'impiego di Sousa e Deschamps che ieri non si sono allenati perché accusavano i duri colpi patiti contro il Milan. Soprattutto il francese o in dubbio. Ma a Lippi la scelta non manca. Ci sono Di Livio e Marocchi pronti a subentrare (ecco il benedetto turnover) e anche Tacchinardi, un po' in ombra negli ultimi tempi, ma sempre presente nei pensieri di Lippi. 

Fabio Vergnano



La partita - Una Juventus letteralmente scatenata, nonostante la classifica non le imponga il successo a tutti i costi: gli uomini di Lippi vanno all'assalto dal primo minuto, frenando il Milan con un micidiale pressing a tutto campo e attivando un continuo gioco d'attacco. Al 40' Baggio lanciato da Torricelli arriva davanti a Rossi ma si fa parare il debole tiro. Due minuti dopo, il capolavoro: Ravanelli a Vialli che lancia in area (Penna Bianca): campanile a superare Rossi e testa al volo in gol. Nella ripresa, inutili assalti del Milan e bis di Vialli nel finale, liberato in area da un superbo lancio di Marocchi.

tratto da Il Film del Campionato - Guerin Sportivo Stagione 1994-95
 





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La Stampa 2 aprile 1995

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La Stampa 2 aprile 1995

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La Stampa 2 aprile 1995

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martedì 17 febbraio 2026

17 Febbraio 1985: Milan - Juventus

É il 17 Febbraio 1985 e Milan Juventus si sfidano nella quarta Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85 allo Stadio 'San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

I Bianconeri sembrano piú concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'é sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto. Dall'altra parte c'é il Milan che termina il campionato al quinto posto proprio davanti ai bianconeri.

Buona Visione!


Milan




Stagione 1984-1985 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 17 febbraio 1985 ore 15:00
MILAN-JUVENTUS 3-2
MARCATORI: Virdis 3, Platini rigore 12, Rossi P. 30, Virdis 39, Di Bartolomei rigore 46

MILAN: Terraneo, Tassotti, Galli F., Icardi, Di Bartolomei, Evani, Verza, Wilkins, Hateley, Battistini S., Virdis
A disposizione: Nuciari, Russo, Manzo, Incocciati, Scarnecchia
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini, Bonini (Pioli 69), Brio, Scirea, Briaschi, Tardelli (Vignola 69), Rossi P., Platini, Boniek
A disposizione: Tacconi, Caricola, Prandelli
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Longhi



Trapattoni: «Non importa continueremo a batterci» 

DAL NOSTRO INVIATO MILANO — 

Giampiero Boniperti ha vissuto il rigore-sconfitta della Juventus a bordo della propria auto. Vi era appena salito dopo essere stato, nell'Intervallo, a rincuorare I giocatori bianconeri nello spogliatolo. 

«Un bel primo tempo, giocato bene da entrambi», 

riesce a commentare prima di salire sull'automobile, accendere la radio e sentire che Di Bartolomei si apprestava a battere un penalty. Stringere i denti non è bastato a far si che II milanista sbagliasse e, beffa aggiunta al danno, qualche tifoso presente ne ha approfittato per rivolgergli quegli sberleffi che prima gli erano stati risparmiati. 

Poi è partito alla volta di Torino. A fine partita, nello spogliatolo, il discorso con Trapattoni è iniziato dalla fine. Anziché della partita si è parlato subito del suol giocatori, del suo intervento per allontanare Cabrini e Briaschl dall'arbitro a fine gara, del gesto di stizza di Tardelli quando lo ha sostituito. 

«Cabrini e Briaschi — ha spiegato Il tecnico — stavano chiedendo lumi e non volevo accadesse qualcosa. In quanto a Tardelli lo posso anche capire: a nessuno piace essere sostituito. Conoscendo il temperamento del ragazzo, il suo è un gesto che non mi interessa, anch'io mal sopportavo di essere allontanato prima del tempo."

Spiegazioni rapide, cosi come lo è l'esame della partita: 

«Conoscevamo le caratteristiche di Hateley e Virdis e su queste abbiamo cercato di adattare II nostro gioco. I rigori? C'erano tutti e due». 

Il discorso si sposta quindi sulle conseguenze della sconfitta: 

«Indubbiamente questo risultato ci toglie possibilità, cancella quelle prospettive che potevano essere buone. Ci siamo allontanati, ma continueremo a lottare fino in fondo. La squadra ha creato buone palle gol, anche nel secondo tempo quando, anziché cercare la manovra aggirante sulle fasce come nel primo, ha accentrato maggiormente il gioco. Questo è stato il nostro maggiore errore. Ma rimane iI fatto che la Juventus si è mostrata viva, In salute. E questa è un'ottima prerogativa guardando al futuro». 

Trapattonl conclude con una riflessione. 

«Certo San Siro quest'anno non ci ha portato fortuna. Sette gol al passivo e due sconfitte. Si è trattato però di partite differenti: contro l'Inter erano mancati Brio, Rossi, Bonlek; questa volta invece I presupposti sono stati ben differenti».

Giorgio Barberis
tratto da:La Stampa 18 febbraio 1985





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