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martedì 17 febbraio 2026

17 Febbraio 1985: Milan - Juventus

É il 17 Febbraio 1985 e Milan Juventus si sfidano nella quarta Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85 allo Stadio 'San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

I Bianconeri sembrano piú concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'é sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto. Dall'altra parte c'é il Milan che termina il campionato al quinto posto proprio davanti ai bianconeri.

Buona Visione!


Milan




Stagione 1984-1985 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 17 febbraio 1985 ore 15:00
MILAN-JUVENTUS 3-2
MARCATORI: Virdis 3, Platini rigore 12, Rossi P. 30, Virdis 39, Di Bartolomei rigore 46

MILAN: Terraneo, Tassotti, Galli F., Icardi, Di Bartolomei, Evani, Verza, Wilkins, Hateley, Battistini S., Virdis
A disposizione: Nuciari, Russo, Manzo, Incocciati, Scarnecchia
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini, Bonini (Pioli 69), Brio, Scirea, Briaschi, Tardelli (Vignola 69), Rossi P., Platini, Boniek
A disposizione: Tacconi, Caricola, Prandelli
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Longhi



Trapattoni: «Non importa continueremo a batterci» 

DAL NOSTRO INVIATO MILANO — 

Giampiero Boniperti ha vissuto il rigore-sconfitta della Juventus a bordo della propria auto. Vi era appena salito dopo essere stato, nell'Intervallo, a rincuorare I giocatori bianconeri nello spogliatolo. 

«Un bel primo tempo, giocato bene da entrambi», 

riesce a commentare prima di salire sull'automobile, accendere la radio e sentire che Di Bartolomei si apprestava a battere un penalty. Stringere i denti non è bastato a far si che II milanista sbagliasse e, beffa aggiunta al danno, qualche tifoso presente ne ha approfittato per rivolgergli quegli sberleffi che prima gli erano stati risparmiati. 

Poi è partito alla volta di Torino. A fine partita, nello spogliatolo, il discorso con Trapattoni è iniziato dalla fine. Anziché della partita si è parlato subito del suol giocatori, del suo intervento per allontanare Cabrini e Briaschl dall'arbitro a fine gara, del gesto di stizza di Tardelli quando lo ha sostituito. 

«Cabrini e Briaschi — ha spiegato Il tecnico — stavano chiedendo lumi e non volevo accadesse qualcosa. In quanto a Tardelli lo posso anche capire: a nessuno piace essere sostituito. Conoscendo il temperamento del ragazzo, il suo è un gesto che non mi interessa, anch'io mal sopportavo di essere allontanato prima del tempo."

Spiegazioni rapide, cosi come lo è l'esame della partita: 

«Conoscevamo le caratteristiche di Hateley e Virdis e su queste abbiamo cercato di adattare II nostro gioco. I rigori? C'erano tutti e due». 

Il discorso si sposta quindi sulle conseguenze della sconfitta: 

«Indubbiamente questo risultato ci toglie possibilità, cancella quelle prospettive che potevano essere buone. Ci siamo allontanati, ma continueremo a lottare fino in fondo. La squadra ha creato buone palle gol, anche nel secondo tempo quando, anziché cercare la manovra aggirante sulle fasce come nel primo, ha accentrato maggiormente il gioco. Questo è stato il nostro maggiore errore. Ma rimane iI fatto che la Juventus si è mostrata viva, In salute. E questa è un'ottima prerogativa guardando al futuro». 

Trapattonl conclude con una riflessione. 

«Certo San Siro quest'anno non ci ha portato fortuna. Sette gol al passivo e due sconfitte. Si è trattato però di partite differenti: contro l'Inter erano mancati Brio, Rossi, Bonlek; questa volta invece I presupposti sono stati ben differenti».

Giorgio Barberis
tratto da:La Stampa 18 febbraio 1985





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la stampa

vittoria finale

Virdis-Favero

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giovedì 15 gennaio 2026

4 Ottobre 1981: Milan - Juventus

É il 4 Ottobre 1981 e Milan Juventus si sfidano nella quarta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

A fine campionato la Juventus conqusiterá la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte c'é il Milan allenato prima da Gigi Radice, poi da Italo Galbiati che non riesce a salvarsi da una clamorosa retrocessione sul campo.

Buona Visione!



milan



Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 4 andata
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 4 ottobre 1981 ore 15.00
MILAN-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Virdis 66


MILAN: Piotti, Tassotti, Maldera, Battistini S., Collovati (Antonelli 68), Baresi F., Buriani, Novellino, Jordan, Moro (Cuoghi 46), Romano
Allenatore: Luigi Radice


JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino (Prandelli 55), Brio, Scirea, Marocchino (Bonini 52), Tardelli, Bettega, Brady, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni


ARBITRO: D'Elia




 
Ma quanti sono i Pietro Paolo?

Normale partitella infrasettimanale, ovvero salutare galoppo di allenamento per distendere i muscoli contratti dallo sforzo contro il Celtic, respirare un poco di salubre aria milanese, seconda soltanto, come inquinamento, à quella di Glasgow, e prepararsi sènza troppo impegno al derby imminente. Uomo del giorno, prevedibile, Pietro Paolo Virdis, ovvero «Dall'ago al milione», ovvero «Dalla polvere all'altare», ovvero «Da pecoraio a bombardiere».  
Diceva Napoleone che ogni soldato aveva il bastone da maresciallo nello zaino. Virdis dimostra di avere, nel povero tascapane del guardiano di mandrie, quale lo si credeva due anni addietro, le cartucce al fulmicotone. La sua vera storia è questa. 
La madre di Virdis ha avuto due gemelli: Pietro e Paolo. Precisi identici, solo che uno, con gli anni, si rivelò una schiappa e servì a bidonare la Juve. La seconda volta è arrivato invece il gemello giusto quello che sa giocare. Nel frattempo, con qualche pasticcio all'anagrafe, tutti e due sono diventati Pietro e Paolo. Adesso la Juve deve solo stare attenta, per esempio marchiando a fuoco con la figura di una zebra e la firma di Boniperti la natica sinistra del Pietro Paolo che le serve, in modo da evitare che, questi, quando andrà in licenza in Sardegna, non venga poi sostituito con quell'altro. Adesso dobbiamo aggiungere che fino a ieri, nonostante la prova ciclopica con il Celtic, non eravamo tanto convinti che la classifica del campionato fosse veritiera, dato che i bianconeri avevano avuto un trio di incontri facilotti: Cesena, Avellino, Como. Ora non più: legnare il Milan (che non aveva mai subito un gol) in casa sua e con quel chiaro predominio, è cosa che fa aprire il cuore Mettiamoci nel numero anche «quelli là», i cugini color vino barbera Siamo curiosi di vedere che cosa faranno.. Chiudersi in area? Ohibò. Attaccare a perdifiato? Arci-ohibò. Juventini, fratelli, popolo mio: la squadra che vince sempre non c'è mai stata, però però... la nostra ci va. vicino. , 





Le pagelle: il confronto tra lo scozzese e Brio vinto dal bianconero 
Jordan, grande assente in campo 

Milan 
PIOTTI — Sempre attento, ingannato dai difensori sul gol di Virdis. 
TASSOTTI — Prima Bettega poi Marocchino, quindi a spingere la squadra in avanti; grande impegno, ma sa fare ancora meglio. 
MALDERA — E' tornato in forma. Un po' a disagio quando Radice l'ha spostato più avanti, ma magnifico per temperamento e grinta. 
BATTISTINI — Si è divertito di più a centrocampo, ma è stato valido anche come marcatore di Bettega. Una sicurezza. 
COLLOVATI — Meno brillante del solito, ma Virdis con i suoi passettini è difficile da domare. 
F. BARESI — Una gara generosa, utili proiezioni offensive, deciso in difesa. 
BURIANI — Sempre prezioso, a lungo ha costretto Cabrini ad arginare le sue avanzate. 
NOVELLINO — Grande combattività e palleggi pregevoli malgrado la marcatura di Gentile. Sa anche essere calmo, e cosi si fa apprezzare di più. 
JORDAN — Se non sta bene, come dice, è giustificato, ma ha trovato spazio (il poco che Brio gli ha lasciato) solo per pochi colpi di testa. 
MORO — Buona tecnica, ma passo lento, sostituito dopo 45 minuti. 
CUOGHI — Combattivo, tenace, pronto al tiro. Piace a Radice, e non a torto. 
ROMANO — Una delle sicurezze del Milan, gran ritmo e piedi buoni. 
ANTONELLI — Finalmente l'esordio nel Milan '81-82, ma solo negli ultimi venti minuti. Poco per «entrare» nella partita. 

Juventus 
ZOFF — Poco impegnato, ma sempre sicuro (ancora più difficile, con alle spalle un pubblico così turbolento). 
GENTILE — Un po' appannato, si è salvato con la grinta (ammonito) nell'acre duello con Novellino. 
CABRINI — Valida spinta, ma troppo spazio concesso a Buriani nel primo tempo. 
FURINO — E' rimasto in zona (anche per «coprire» Scirea) rendendosi utile, ma senza spiccare come nelle ultime gare. 
BRIO — Se Jordan ha deluso, gran parte del merito è delio stopper, che ha vinto il maggior numero dei duelli. 
SCIREA — Ha riacquistato brillantezza ed autorità, lo ha dimostrato con efficaci inserimenti in avanti. 
MAROCCHINO — Magnifico per slancio, coraggio, intraprendenza; il migliore dei bianconeri nel primo tempo. 
TARDELLI — In netto crescendo di condizione, la squadra ne ha tratto beneficio. 
BETTEGA — Encomiabile come pivot, difendendo palloni e facendo da spalla ai compagni con grande lucidità; 
BRADY — Prima più arretrato, poi in avanti dopo l'ingresso di Bonini al posto di Marocchino. Sempre in palla, e nel finale anche grintoso secondo necessità. 
VIRDIS — Momenti di pausa, ma sempre puntuale al momento delle conclusioni. Suo il gol, merito suo i ' pericoli per Piotti. 
BONINI — Prezioso per combattività e senso tattico, è andato tre volte a cercare il gol con decisione. 
PRANDELLI — Lineare ed efficace come sempre, malgrado la lunga assenza dal clima delle partite. 

ARBITRO D'ELIA — E' bravo, ma rovina tutto con la troppa teatralità. 

brani tratti da: La Stampa 5 ottobre 1981





IN COPERTINA
Per la fantastica Juventus una settimana trionfale. Dal Celtic al Milan, dalla Coppa al campionato, due fondamentali vittorie siglate dal ragazzo sardo che sta prendendosi tutte le rivincite. E adesso sul quadrante bianconero è scattata l'operazione...
Onda Virdis

DAL CELTIC al Milan, dalla grande Coppa al campionato, è scattata in casa bianconera l'operazione « Onda Virdis ». E' il ragazzo sardo a siglare la trionfale doppietta. Un suo fantastico gol accende il mercoledi sera gli entusiasmi di uno stadio impazzito e trascina Madama alla rimonta sugli scozzesi, chiusi a salvaguardia del vantaggio di Glasgow. E la domenica, in una cornice da fiaba, nell'arena di San Siro stipata e rutilante, è ancora Pietro Paolo a spezzare l'equilibrio di una partita certo meno bella, ma ugualmente intensa, tatticamente giocata al meglio dai due amici-rivali, Radice e Trapattoni, e che proprio Virdis strappa dalla mortificante conclusione dello zero a zero, con una zampata morbida e mortifera. Non è soltanto il calcio a un pallone che "Schizzo" Tardelli ha rimesso in gioco con una sensazionale prodezza atletica: è il calcio a un passato ancora vicino, fatto di umiliazioni e di ripudi, di una vendetta covata in silenzio e perfezionata con pazienza.

BONIPERTI. Boniperti non l'ha visto, a quell'ora per antica consuetudine il Giampiero è già da un pezzo fuori dello stadio, a soffrire con l'autoradio. Eppure la rivincita di Virdis è anche la sua. Andò in Sardegna, ricordate?, a convincere il ragazzo, riluttante ad abbandonare la sua isola, fosse pure per la dorata destinazione Juventus. Spese sino all'ultimo spicciolo la sua accattivante diplomazia, si piegò come per nessun altro giocatore ha mai fatto, lui presidente di un club che tutti pongono in cima ai propri sogni proibiti, il punto d'arrivo ideale di ogni carriera. E figurarsi sorrisetti ironici, dopo. Valeva proprio la pena, i soldi e il resto. Virdis trascinava per l'ostile Torino il fantasma del giocatore che aveva infiammato Cagliari, facendo balenare il mito rinnovato di Gigi Riva. Virdis sbagliava le cose più elementari, in un'orgia di fischi e di imprecazioni. Bell'affare, la Juve. Due miliardi spesi così gridavano proprio vendetta. Persino Gianni Agnelli canzonava garbatamente il presidente Giampiero, una volta gli disse in tribuna: 
"Quel gol che ha sbagliato oggi Virdis, l'avrei segnato anch'io", 
arrotando nobilmente le erre. Virdis passava da una disgrazia all'altra. Il ritorno a Cagliari, più che come un'improbabile operazione-recupero, fu visto come una restituzione al mittente. Vuoto a perdere.

LA MAGIA. E invece la magia dell'isola compì il miracolo. Sotto le
cure pazienti di Tiddia, che lo dosava in parsimoniose staffette per graduarne il recupero, Virdis ritrovò la propria dimensione tecnica. Quella psicologica non l'aveva perduta mai. Duro, orgoglioso, ha sempre rifiutato la condanna, né se n'è fatto un complesso. Gli restava dentro l'ansia di far rimangiare certi verdetti impietosi, certe stroncature brucianti. Per questo il nuovo viaggio verso Torino, che altri avrebbero scongiurato in mille maniere, lo trovò entusiasta e sicuro. Andava a prendersi le sue rivincite, con calma, senza fretta, ma inesorabilmente. Com'è nel costume della sua gente. Partiva con il ruolo di riserva, Trapattoni si era già bruciato una volta e intendeva andare sul sicuro. Aveva davanti a sé Fanna, nel presente; Fanna e Rossi, nel prossimo futuro. Fanna aveva impiegato tempo e sudore a rimuovere l'ostacolo Causio; il posto appena conquistato non l'avrebbe ceduto facilmente. Ma Virdis non era più il ragazzo buttato incautamente nelle fauci della città matrigna. Era un uomo maturo che aveva fatto l'esame di coscienza, che aveva chiesto la rivincita sicuro di non fallire. Spiega: 
«Non do agli altri, per quanto accaduto quattro anni fa. Principalmente avevo sbagliato io. Adesso sono un uomo sereno, consapevole. Coi compagni non nego di aver avuto, in passato, delle incomprensioni. Ma ho dimenticato tutto, adesso il dialogo è facile, problemi non ci sono e non ce ne saranno ».

COPPITALIA. La Coppitalia è stata il suo trampolino di lancio. Trapattoni è un allenatore moderno e flessibile. Sa mutare le proprie convinzioni, non si chiude gli occhi davanti all'evidenza e ha l'onestà di non nutrire preconcetti. Questo nuovo Virdis dava alla Juve qualcosa di più del pur ammirevole Fanna. Più concretezza, soprattutto, più inesorabilità in zona-gol. E poi Pietro-Paolo aveva trovato l'ideale sintonia con Bettega, che è sempre il deus ex machina delle situazioni bianconere, non nel senso del padrino, per carità, ma proprio sotto il profilo tecnico. Bettega può incantare tutti, come quando realizza lo stupendo gol al Celtic, oppure apparire ai superficiali lento e appannato. In ogni caso determina il gioco e detta la manovra, col suo sublime senso tattico. Bettega e Virdis chiudevano mirabilmente la diagonale d'attacco, sulle iniziative irresistibili di Marocchino, il cavallo pazzo delle fasce laterali. Così Virdis si è guadagnato la promozione sul campo e l'ha onorata, in campionato, con due gol vincenti, ad Avellino e a Milano. Le due conquiste esterne della Signora sono nate sui suoi gol e in mezzo c'è stato l'acuto contro il Celtic, quella miracolosa progressione in slalom, degna di un attaccante di razza, potente e guidato dalla giusta intuizione.

RADICE. L'ultima vittima di Pietro Paolo Virdis è stato Radice e la cosa ha un risvolto sentimentale. Radice, nel suo anno di Cagliari, fu conquistato da quel ragazzotto nerissimo di capelli, dallo sguardo fiero e dal gioco nobile. Lo lanciò in pianta stabile, cercò poi in tutti i modi di portarselo dietro al Torino, che pure aveva allora Pulici e Graziani in pieno splendore. Per dire della fiducia. Ricorda, Gigi: 
«Virdis aveva allora diciassette anni, ma già portava impresse le stimmate del super. Forte con entrambi i piedi, eccellente nel gioco di testa e moralmente convinto di sé, capace di prendere rischi e iniziative. Non poteva sbagliare. Anche quando ha avuto quei momenti neri, quando pareva perduto per il grande calcio, non ho mai dubitato che sarebbe riuscito a riemergere». 
Virdis ammette: 
«Radice è uno dei pochi che ha sempre parlato bene di me. Per questo, e per l'importanza che ebbe sui miei inizi di carriera, gli debbo molto». 
Proprio Radice gli è toccato giustiziare, nell'arena di San Siro. Ma questo è il calcio, ci mancherebbe. 

ROSSI. Ora non è il caso di amareggiare il momento magico di Virdis, ricordandogli brutalmente che, in fondo, egli sta scaldando il posto che sarà di Paolo Rossi, ai primi di maggio (salvo condoni). Oltreché di cattivo gusto, il rilievo sarebbe probabilmente inesatto. Diciamo, per cominciare, che proprio un Virdis di questa dimensione è uno stimolo continuo per Pablito a non addormentarsi sulle glorie passate. Ma poi, Virdis è in perenne evoluzione tecnica, mica fa solo i gol, triangola, prepara i varchi, scambia perfettamente di prima intenzione, è insomma un giocatore completo destinato a migliorare ancora. Che proprio lui debba essere immolato al ritorno del figliol prodigo non è affatto scontato. Non vuol sentire parlare del passato, perché tormentarlo col futuro? Lasciamogli godere il presente, se c'è uno che ne ha diritto è proprio lui, questo Virdis risuscitato contro tutto e contro tutti, questo Virdis che ha vinto le sue battaglie con silenziosa pazienza, questo Virdis che guida la galoppata della Vecchia Signora con gol puntuali e travolgenti. L'onda Virdis, appunto.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.41






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Il Milan cerca invano di mettere in difficoltà la Juve adottando un ritmo molto sostenuto e chiedendo ai propri giovani un elevato impegno agonistico. Neppure il rientro di Jordan risolve i suoi problemi offensivi (in quattro partite ha segnato soltanto un gol e su autorete!) perché lo scozzese resta isolato in avanti e sui palloni alti subisce la statura e la decisione di Brio. La Juventus si limita ad amministrare il gioco con molta autorità e nella ripresa centra l' « en plein » con Virdis, che sfrutta una prodezza atletica di Tardelli, in chiara ripresa. Lo stadio di San Siro, ricolmo e vibrante di tifo, saluta così la quarta consecutiva vittoria dei bianconeri


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domenica 16 novembre 2025

16 Novembre 1975: Milan - Juventus

É il 16 Novembre 1975 e Milan e Juventus si sfidano nella Sesta Giornata del Girone di Andata della Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1975-76  allo 'Stadio San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

In campionato i bianconeri battagliano fino all'ultimo con i cugini granata per la vittoria dello Scudetto ma devono cedere lo scettro al Torino che vince così il suo settimo tricolore. 

Dall'altra parte i rossoneri lombardi terminano la loro stagione in un bel terzo posto finale.

Buona Visione!



milan


 

Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A - 6 andata
Milano - Stadio San Siro
Domenica 16 novembre 1975 ore 14:30
MILAN-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Gori S. 75

MILAN: Albertosi, Anquilletti, Maldera, Turone (Biasiolo 34), Bet, Scala, Gorin, Benetti, Bigon, Rivera, Vincenzi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Tardelli, Furino, Morini, Scirea, Causio, Gori S., Anastasi, Capello F., Bettega R.
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Menicucci



Inizia al piccolo trotto per una contrattura poi si scatena 
Il "barone", timoroso di forzare all'inizio per un indolenzimento muscolare, si è poi scatenato ed il gioco bianconero ha preso altro respiro - 
I rossoneri attaccano a lungo con scarsa incisività - 

(Dal nostro Inviato speciale) 
Milano, 16 novembre. La Juventus è già sola al vertice della classifica con un magnifico gol di Gori, che in estate era stato sul punto di passare al Milan: ha conquistato a San Siro una vittoria preziosissima quanto insperata e, approfittando della sconfitta del Napoli a Torino, ha preso il volo. Il Milan non meritava di perdere, anzi era andato vicinissimo al gol tre volte contro una Juventus contratta e nervosa che aveva qualche uomo sotto tono ed era riuscita a costruire la sua prima occasione al 22' della ripresa con Anastasi che al volo di sinistro aveva sparato fuori bersaglio. 
Il Milan è stato invece beffato in contropiede: a poco meno di un quarto d'ora dalla fine su irresistibile azione di Causio: il « barone » partiva da metà campo con due finte si liberava dell'ormai spento Rivera, che zampettava a vuoto e perdeva progressivamente terreno, noi pennellava in velocità il cross sotto porta per Gori che anticipava Scala e di testa indirizzava nel sette. Scala saltato in ritardo correggeva forse leggermente la traiettoria del pallone, comunque non in modo determinante. Un minuto dopo Bigon, ben servito da Benetti, si liberava di Gentile e Furino, si presentava davanti a Zoff e lo graziava sballando in modo incredibile di sinistro la facile conclusione che avrebbe riequilibrato la situazione. Già nel primo tempo (41') Bigon aveva fallito di testa l'occasione per portare in vantaggio i rossoneri. 
Il Milan dunque deve recitare il mea culpa per questa sconfitta. La Juventus non ha scippato il successo perché se è vero che il Milan aveva esercitato una chiara supremazia territoriale senza esaltare è altrettanto innegabile che sia pure tardivamente i bianconeri crescevano di tono sfiorando dopo il matchball di Gori il raddoppio altre due volte. Il » mestiere » dei campioni d'Italia a gioco lungo ha avuto la meglio su un Milan generoso, impreciso ma anche sfortunato in zona gol. La svolta si è avuta quando Causio si è improvvisamente risvegliato. In precedenza si era visto poco perché giocava con il timore di strapparsi: dopo appena due minuti si era avvicinato alla panchina per segnalare, al dott. La Neve e a Parola, una contrattura alla coscia destra. Parola gli chiedeva di restare in campo. Frenato, Causio non poteva rendere al massimo e consentiva al suo guardiano Maldera frequenti ed insidiose incursioni offensive. La stessa cosa si verificava poi con Gorin che aveva preso in consegna Causio poco dopo la mezz'ora, in seguito all'uscita dell'infortunato Turone: anche Gorin offriva, specie nella ripresa, un notevole rendimento nel duplice compito di marcare e sostenere l'attacco, poiché Causio evitava, prudenzialmente di rincorrere II suo diretto avversario. Poi, di colpo, Causio decideva di rischiare e la sua stupenda impennata determinava il successo della Juventus. 
Anche II Milan all'inizio era piuttosto prudente: attaccava ma senza sbilanciarsi. La Juventus con Causio menomato, non replicava con efficacia. Il gioco era continuamente spezzato. Anastasi che accusa un appannamento di forma, non riusciva a scrollarsi di dosso Bet né ad entrare nel vivo del gioco. Gori agiva di punta ed era tallonato da Scala mentre Bettega, che fungeva da rifinitore, era seguito da Anquilletti. Non si è capito perché il Milan non abbia provveduto a cambiare marcatura per consentire a Scala di contribuire con la sua spinta a dar man forte al centrocampo. Con Causio a mezzo servizio ne risentivano sia l'attacco che il centrocampo. Maldera diventava un costante pericolo con i suoi sganciamenti ma Scirea tamponava, Furino anticipava costantemente Vincenzi, mentre Gentile neutralizzava Bigon. Furino fronteggiava Rivera che si batteva con impegno fornendo anche qualche buon pallone. Dovendo anche chiudere i corridoi, Furino concedeva inevitabilmente un po' di libertà al «presidente». Menicucci che ha commesso diversi errori di valutazione e un paio di sviste madornali anche se non decisive ai fini del risultato ammoniva Scìrea (8') per un fallo ai danni di Turone. Dieci minuti dopo per una scorrettezza su Rivera anche lardelli finiva sul cartellino giallo. Dopo un contropiede juventino sfumato per una rifinitura sbagliata di Causio, il Milan costruiva la prima azione pericolosa (17'): la sventola bassa di Maldera era respinta in tuffo da Zoff. 
Il portiere era bersaglio inerme dei teppisti che gli lanciavano ortaggi dalle gradinate (prima della partita quando si era recato ad ispezionare il campo era stato sfiorato da una candela per auto) e richiamava l'attenzione dell'arbitro. Poco dopo una sbarra di ferro si conficcava nell'erba, fortunatamente lontano dai giocatori, e Menicucci la gettava ai bordi. L'atmosfera sugli spalti si surriscaldava quando Anastasi in rovesciata colpiva alla fronte Bet, abbassatosi per respingere di testa. Bet si accasciava al suolo semistordito e sanguinante. Mentre medico e massaggiatore provvedevano a curarlo fasciandolo con un turbante di garza (ridotto ad un cerotto dopo l'intervallo) i «commandos» rossoneri lanciavano altri oggetti. Benetti interveniva per calmarli. 
Al 31' si infortunava Turone: colpito da Tardelll, il «libero» crollava al suolo. Le cure non bastavano per rimetterlo in sesto e «Ramon» doveva rientrare negli spogliatoi. Al suo posto c'era Biasiolo e il Milan doveva rivoluzionare i piani difensivi: Anquilletti diventava libero con Gorin terzino «elastico» su Causio e Maldera su Bettega. C'era un po' di confusione anche nella Juventus: Tardelli avrebbe dovuto occuparsi di Biasiolo, poi capiva e si portava sul tredicesimo. Al 41' su corner battuto da Gorin Bigon anticipava di testa Gentile e la palla sorvolava la traversa. Era l'ultimo brivido del primo tempo peraltro privo di spunti interessanti. Molto più emozionante la ripresa che vedeva Rivera spostarsi spesso sulla destra, un po' per rifiatare, un po' per cercare di costringere Furino ad allargarsi. Furino, invece, ordinava a Tardelli di seguire Rivera e si occupava di Benetti. 
Menicucci ammoniva il vivacissimo Gorin per proteste (3') poi ammoniva per lo stesso motivo Morini e ignorava un «mani» di Anquilletti. Il Milan produceva il suo «forcing». Zoff era costretto ad uscire sul piedi di Vincenzi ben lanciato da Maldera (13'). Al 17' era Gentile a spezzare, in extremis, una insidiosa combinazione Gorin - Vincenzi - Bigon. Passata la sfuriata del Milan la Juventus sfiorava il gol con Anastasi (22') mentre incombeva il buio. Le puntate dei bianconeri nell'area di Albertosi si facevano sempre più frequenti e al 31' si registrava il magnifico gol di Gori. Poi Bigon mancava il pareggio e Causio falliva di un soffio il raddoppio calciando sull'esterno della rete dopo aver percorso sessanta metri. Il Milan nel finale appariva rassegnato al peggio e il risultato non mutava più. 






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