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domenica 2 febbraio 2025

7 Novembre 1984: Grasshoppers - Juventus

È il 7novembre 1984 e GrasshoppersJuventus si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di Finale di Coppa dei Campioni 1984-85 allo Stadio 'Letzigrund' di Zurigo (Svizzera).

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In questa gara infatti la Juve darà al mondo un'ulteriore prova di forza. Eliminati gli svizzeri, i bianconeri vanno diritti verso la conquista della Coppa. La cui conquista peròresterà per sempre macchiata dal sangue nella tragica notte del Heysel.

Buona Visione! 


grasshoppers



Stagione 1984-1985 - Coppa dei Campioni - Ottavi, ritorno
Zürich - Stadion Letzigrund
Mercoledì 7 novembre 1984 ore 20.00
GRASSHOPPERS-JUVENTUS 2-4
MARCATORI: Briaschi 21, Koller 30, Vignola 40, Platini 62, Schaellibaum 72, Platini rigore 86

GRASSHOPPERS: Brunner, In-Albon, Schaellibaum, Hermann, Rueda (Ladner 46), Wehrli, Koller, Lauscher, Müller, Ponte, Jara
Allenatore: Miroslav Blazevic

JUVENTUS: Tacconi, Tardelli (Prandelli 72), Cabrini, Bonini, Favero, Scirea, Briaschi, Vignola, Rossi P. (Limido 69), Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Fredriksson (Svezia)

 

 

Lucidità e estro di Platini con Bonini valido polmone 
Le pagelle dei protagonisti allo stadio di Letzigrund 

TACCONI 6,5 — Una incertezza in uscita nella fase iniziale del match, poi una validissima opposizione al bombardamento finale del Grasshopper. Nel fuoco d'artificio della partita, il portiere bianconero ha avuto la sua parte. 
TARDELLI 6 — Ha giocato senza strafare per scelta propria (e non era neppure necessario) verificando soltanto e con esito positivo la guarigione dalla sciatalgia che lo aveva tormentato. Sostituito al 72' da Prandelli, Marco sarà comunque pronto per San Siro. 
CABRINI 6,5 — In una formazione già chiaramente offensiva non ha dovuto spingersi molto in avanti, limitandosi a presidiare la sua fascia e a domare alla distanza Muller e Lauscher che si sono alternati nella sua zona. 
BONINI 7,5 — È suo destino che non possa divertirsi mai, ma sicuramente è sempre tra i migliori della Juventus. Il mediano ha giocato con grande generosità, andando a coprire i varchi e riuscendo nel finale a bloccare sul nascere molte delle avanzate avversarie, senza speranza ma comunque pericolose. 
FAVERO 6 — Per uno dei pochi difensori di ruolo, una partita non facile specialmente sul molti cross operati dal Grasshopper, ma affrontata con tranquillità e con buoni risultati personali. 
SCIREA 6,5 — Puntuale nelle chiusure difensive, ha iniziato con molta concentrazione sino a quando era necessario controllare il Grasshopper ed arrivare al gol del vantaggio che ha chiuso praticamente la partita dopo 20'. Nel finale ha forse pensato in qualche occasione al campionato. 
BRIASCHI 7 — Un gol prezioso, e tanto spazio specialmente nel secondo tempo dove sfogare la sua voglia di correre, il suo scatto. 
VIGNOLA 7 — Un gol che ha quasi ricopiato quello del vantaggio nella gara di andata, ed una parte nuova per lui. Non più una predisposizione all'attacco, ma una serata giocata con molta lucidità tattica, anche in fase di contenimento. 
ROSSI 6 — Davvero Pablito è in un momento dal «gol difficile». Molto bravo a liberarsi e scambiare la palla con i compagni, non è riuscito a centrare la porta come da lui si attende. Basta solo aspettarlo però, perché nei varchi giusti sa sempre infilarsi. 
PLATINI 7,5 — Per mezz'ora ha giocato una partita di assoluta lucidità tattica, in posizione più arretrata, comandando il gioco, raccogliendo i rinvii della difesa per proporre immediatamente l'azione offensiva, dopo è passato al puro divertimento, contentando soprattutto la foltissima tifoseria bianconera. 
BONIEK 7 — Aveva una gran voglia di gol, ancora una volta non è riuscito ad arrivarci. Comunque grande la sua prestazione sul piano dell'agonismo, della vivacità, ed ha rischiato di «morire» nel finale per alcuni lanci lunghi di Platini sui quali si è buttato con la consueta generosità strappando applausi al pubblico svizzero del Letzingrud ben abituato a gesti atletici di questo tipo. 
PRANDELLI e LIMIDO s.v. 

GRASSHOPPER: Brunner 5; Schallibaum 5,5, In Albon 6,5; Rueda 6 (46' Ladner 6), Wehrli 6,5, Hermann 7; Koeller 6, Lauscher 6,5, Muller 6,5, Ponte 5,5, Jara 6,5. 

ARBITRO: Fredriksson (Svezia) 7

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 8 novembre 1984






COPPA DEI CAMPIONI /GRASSHOPPERS-JUVENTUS 2-4
Continua la marcia trionfale dei bianconeri nella grande Coppa: quattro vittorie su quattro partite. A Zurigo lezione di calcio con Platini e Boniek in cattedra. E il sogno si avvicina...
Signora Europa

ZURIGO. Quella era la Juventus con un Boniek più Platini nel motore, come dire una squadra quasi disumana per un complesso di cursori dotati e gagliardi, ma in minoranza nel palleggio e nella fantasia, come i biancoblù del Grasshoppers. Quella del 7 novembre era anche la Juve più bella vista all'estero a memoria mia; e ne ho viste di Juventus e di calcio da quando sono polpa-
strellodipendente. Una concomitanza di fattori l'aveva portata a dover giocare all'attacco per l'attacco, una difesa smembrata dalle assenze di Brio e Pioli, le cattive condizioni di Tardelli, la paura di subire il primo quarto d'ora decantato come proverbiale degli svizzerotti. Così, dopo alcune schermaglie neutre, la Juve aveva cominciato ad affidarsi alle sue proprie risorse, al suo più garibaldino campione, alla regia di Platini il francese, a quanto ne fa la squadra nostra più originale, forse più romantica. Non bisogna sottacere la capacità grande della Juve di essere squadra dove ogni altra non sa esserlo, almeno in Italia, checché ne abbia potuto pensare Trapattoni detto Trap fino a Verona, dovendosi dare ragione a Platini che predicava una squadra contro qualsiasi avversario consapevole della sua forza. La pura verità, perché il Grasshoppers è stato da questa forza principalmente tecnica schiantato: la dolce violenza del piccolo Vignola, ad esempio nella circostanza del secondo gol. E il gol su azione di Platini, davvero grandissimo. Nessuno al mondo vale il Platini goleador.

BONIPERTI. Boniperti ha parlato, nella notte degli entusiasmi e delle carezze, di come la sua squadra avesse perduto solo una volta in ventidue partite, proprio ad Atene. Vero vero, riconosceva il grandioso Amleto del calcio. Il novarese che amerebbe dire tutto senza dirlo, attraverso smorfie, ammiccamenti, sorrisi. Ed elogiava anche Briaschi. 
«Quando ho visto uno partire così svelto, alla mancata presa del loro portiere, sul nostro primo gol ho detto: è stato Rossi. Ed invece era Briaschi. Cresce davvero bene questo ragazzo."
La Juventus ha stritolato il Grasshoppers con le sue artistiche trame, il suo gioco di possesso a tratti vellutato, le sue partenze verticali in contro-piede. È stata una lezione di calcio al Grasshoppers, ad esempio il secondo gol, la triangolazione Platini-Boniek-Rossi culminava su Vignola e il piccolo veronese scoccava col sinistro la sua inflessibile sventola forse deviata di un'enne ininfluente, gol grandioso. Ed era il 2 a 1. Avevamo ragione noi, fin da Verona, a predicare una Juve votata al gioco, cosciente dei suoi mezzi, non catenacciaria come vorrebbero certe aderenze sentimentali di Trap al suo passato nonché a retrodatati seppur prestigiosi scrivani. È sicuramente questa la Juve che può arrivare al traguardo che ormai insegue da trent'anni; quando il Grasshoppers con uno slancio protervo si era portato al non avevamo per niente temuto che la vena juventina si esaurisse. Come fermare la potenza estrosa sgretolatrice di un Boniek, il pilastro della squadra dovunque il gioco va a rinascere, in grado di scorrere profondi cinquanta, sessanta metri? Indimenticabile Juve di Boniek, si può asserire, a proposito di un tandem di Zibi con Platini che lo vedeva presentarsi solo su Brunner e risparmiarlo con un bolide appena appena impresso. Come non riconoscere in questo polacco il più generoso calciatore straniero militante nel nostro calcio, uno dei campioni atleti più veri della stessa storia della pedateria? Non piace all'avvocato Agnelli? Piace a tutti gli juventini sparsi nel mondo, agli emigrati in particolar modo, ma vorrei dire che piace a chi ha cuore.

SUPER BONINI. Nella ripresa, il Grasshoppers si gettava in un inseguimento disperato, scoprendosi ulteriormente e dopo una parentesi di riflessione la Juve recuperava il suo fraseggio, le sue voglie, i suoi piaceri costruttivi, il gusto del gioco ricamato, insomma, tornava a dettare legge la ditta Boniek-Platini. Nel clima internazionale anche Vignola può inserirsi proficuamente; anche lui con le sue pause, abbinate a quelle di Platini. Gli unici a non prendersi pause erano Bonini e Boniek, da domandarsi dove vanno a prendere le forze, il maratoneta sammarinese ormai inserito perfettamente negli schemi, con piedi peranco buoni, con uno spirito di sofferenza che lo fa progredire in ogni match, anche come senso tattico, cioè capacità di essere dove serve di più, incessante e periglioso; il polacco in possesso di sostanza atletica per cui può consentirsi di sfidare fino a tre avversari alla volta nella lotta fisica per il possesso della Juventus. F. Platini per il suo piede destro prodigioso. Era una partita di cui la televisione non può avere dato nulla col suo freddo schematismo di immagini sul piccolo schermo: perfino Martellini appareva entusiasta della Juve, questo signore pieno di macerato equilibrio che ha sempre parlato al mio cuore più di tanti pseudo-cantori, non lesinava elogi. Aveva assistito, diceva, a un'indimenticabile partita.

BONIEK. Tiriamo ora le somme. La Juventus superò il sette novembre, insieme al secondo turno, una serie di remore storiche giocando un calcio universale con immensa scioltezza. Non penso che ci potranno essere tante giornate così radiose per il nostro calcio perché di Juventus ce n'è una sola. Questa squadra è gestita in modo perfetto. Boniperti-Giuliano-Trapattoni è il trittico vincente, ma non soltanto loro, attenzione. Però questi tre hanno costituito un vertice operativo che ci consente pochi sbagli. Boniperti è la grinta della conduzione logica, giolittiana; Giuliano è la pura passione juventina alla sorgente; Trapattoni è il tecnico onesto e leggero, ammanicato con le tattiche, ma estremamente competente e capace di riconoscere un errore. Questo scrivo dopo aver sottolineato che anche senza difesa la Juve è in grado di battere chiunque in casa e all'estero, ma la deve sorreggere lo stesso spirito di Zurigo. Mi diceva Boniek, un po' il demiurgo della compagine: 
"Sì, perché le assenze di Brio e dello stesso Pioli sono importanti. Ma una squadra deve sapere la sua forza e ignorare quella dell'avversario. Nel momento in cui ha questa coscienza è grande." 
Da qualche parte ho letto che la patria è dove si vive; che non si abita un paese ma una lingua; Boniek parla benissimo l'italiano. Boniek asso juventino, vive in Italia. E cresce «per» la Juve!

Vladimiro Caminiti 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 n.46







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