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domenica 8 marzo 2026

8 Marzo 1981: Juventus - Ascoli

É il 8 Marzo 1981 e Juventus ed Ascoli si sfidano nella quinta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81. Tutto si svolge allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima l'aveva beffato sul traguardo tricolore. Sará una vittoria per i bianconeri bella ed importante verso il cammino che porterá i nostri beniamini verso il dicianovesimo tricolore. 

Dall'altra parte c'é un Ascoli che dopo una stagione tribolata riesce ad evitare la retrocessione in Serie B per un soffio.

Buona Visione!


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Campionato di Serie A 1980-1981 - 5 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 8 Marzo 1981 ore 15.00
JUVENTUS-ASCOLI 3-0
MARCATORI: Bettega 7, Fanna 34, Cabrini 83

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Prandelli, Gentile, Scirea, Marocchino (Causio 73), Tardelli, Bettega, Brady, Fanna
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ASCOLI: Pulici, Mancini (Anzivino 46), Boldini (Trevisanello 73), Perico, Gasparini, Scorsa, Torrisi, Moro, Pircher, Scanziani, Bellotto
Allenatore : Carlo Mazzone

ARBITRO: Vitali



LE PAGELLE DEI BIANCONERI 
Zoff celebra la numero 500 

ZOFF — Festeggiava 500 partite in serie A e lo fa in maniera egregia. Respìnge, in uscita, due pericolosi palloni e si oppone con bravura al tentativo insidioso di Pircher. Bravo, Dino! 

CUCCUREDDU — Altra prova positiva di Antonello, ormai abituato a frenare l'impeto degli avversari. Pircher ne esce umiliato. 

CABRINI — E' fra gli uomini più in forma della squadra. Pieno di vivacità, di iniziativa, inarrestabile sul lungo linea sinistro e continua a segnare. Buon... segno. 

PRANDELLI — Forse gli avevano raccomandato di tenere posizione per fare da guardiano a Scirea. Ci è riuscito bene. Ed è servito anche come uomo di spinta. 

GENTILE — Ancora una volta costretto a marcare fantasmi, lui che gradirebbe un uomo sul quale ringhiare per poi sganciarsi in galoppate sulla zona di sua competenza. Prova positiva e maschia. 

SCIREA — Merita un elogio particolare per aver «dimenticato» l'infortunio patito mercoledì scorso ad Avellino. Disinvolto, preciso, è servito molto ai reparti avanzati. 

MAROCCHINO — Il migliore in campo. E' un aratro che trascina tutto e lascia il solco. Povero Boldini, non è mai riuscito a vederlo. E neppure Anzivino ha avuto grossi successi. Stupenda galoppate, magnifichì assist di Marocchino per Tardelli e per Brady. 

TARDELLI — Sempre prezioso con quel suo lavoro agile. Manca un paio di gol anche per la bravura di Pulici.

BETTEGA — Superbo.per tempismo, precisione e potenza nel suo gol. Per il resto normale amministrazione, con distribuzione di intelligenti passaggi. 

BRADY — Comincia alla grande, poi si affievolisce un poco. Eccezionali un paio di lanci di quaranta metri. Delizioso negli scambi ravvicinati. Precipitoso nell'azione del gol mancato. Può comunque fare meglio. 

FANNA — Volenteroso, deciso, pratico. Segna un gol con splendida azione personale e dà a Cabrini la palla del terzo punto. Fra i migliori in assoluto. 

CAUSIO — Gioca solo un quarto d'ora. Il «vecchio» barone tocca alcune palle deliziose. La classe non è acqua.

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 9 marzo 1981



 


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giovedì 11 settembre 2025

11 Settembre 1983: Juventus - Ascoli

É l' 11 Settembre 1983 e Juventus ed Ascoli si sfidano nella prima giornata del girone di anadata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quella che si batte con la Roma di Nils Liedholm per lo Scudetto. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe. Dall'altre parte i bianconeri marchigiani finiscono comodamente a metá classifica.

Buona Visione!

 

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Stagione 1983-1984 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 11 settembre 1983 ore 16.00
JUVENTUS-ASCOLI 7-0
MARCATORI: Rossi P. 11, Rossi P. 25, Penzo 34, Platini 43, Platini rigore 51, Boniek 82, Penzo 90

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini (Caricola 60), Brio, Scirea, Penzo, Tardelli (Vignola 70), Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ASCOLI: Corti, Mandorlini, Citterio, Trifunovic, Menichini, Bogoni, Novellino, De Vecchi, Borghi (Pochesci 46), Nicolini, Juary
Allenatore: Carlo Mazzone

ARBITRO: Paparesta R.
RIGORI FALLITI: De Vecchi 49 (Ascoli)




Al di lá della consistenza numerica del risultato (7-0) la partita con l'Ascoli ha mostrato le intenzioni della squadra bianconera
La Juventus «avverte» il campionato

Il campionato è avvertito: sette gol, spettacolo, coordinamento fra reparti, bella presentazione dei nuovi (hanno fatto tutti passerella) e due punti molto importanti. La vendemmiata del Comunale è coerente con il vento di rinnovamento (almeno così si spera) che soffia sul nostro campionato. Grappoli di gol un po' dovunque. Il Comunale non potrebbe esimersi e si è adeguato. La gente si è divertita, ha applaudito, è tornata a casa con i nervi distesi (in fondo il calcio non serve anche a questo?) e con il sorriso nelle labbra.

Questo è il succo di un pomeriggio che ha lanciato subito la Juventus al vertice della classifica e che ha avvilito la zona e l'espediente del fuorigioco che l'Ascoli ha applicato con un cuore troppo... leggero. Improvvisare nuovi marchingegni in Italia è sempre pericoloso. Se poi si affrontano squadre forti e particolarmente adatte a questo tipo di gioco i guai diventano tremendi. Ed è cosi che sull'Ascoli piovve acqua a catinelle.

Poiché era assodato che la Juventus si sarebbe ripulita in estate dalle scorie fisiche e mentali del dopo-mundial, e poiché la Coppa Italia sarebbe bastata a mettere in quadro certe distonie emerse a causa di una preparazione complicata dal viaggio negli Stati Uniti, i due punti risultavano già alla vigilia un bottino scontato. 

Piuttosto, dopo avere sentito parlare di un Ascoli come di una possibile rivelazione del campionato, ci ha stupito vederlo in campo così stornato e sballottato. Però il 7 a 0 va anche inquadrato nell'enorme potenzialità della Juventus, che, in giornata di grazia, è capace di qualsiasi impresa.

Sul piano generale, vanno sottolineati i miglioramenti in disciplina tattica, in coordinazione fra reparti e fra i singoli, e una ritrovata concentrazione sempre ispirata dalla fantasia e da una varietà di schemi notevoli. Passando ai singoli, si deve riconoscere a Tacconi, Penzo, Caricola e Vignola (i nuovi) di aver superato a pieni voti l'esame, che non si presentava facile.

Il portiere è stato autore di un paio di interventi molto tempestivi; poi Tacconi si è superato, parando a De Vecchi addirittura un calcio di rigore.. Ha già conquistato il cuore dei tifosi e da oggi potrà starsene fra i pali più sereno. Anche Penzo ha ricevuto i giusti e meritati applausi. E' andato in rete ed ha servito ai compagni di squadra preziosissimi palloni, avvalendosi della collaborazione di un Rossi (goleador e gran lavoratore) che sembra tornato ai momenti di massimo fulgore.

Per quanto concerne Caricola, nulla da aggiungere a quanto su di lui si sapeva. E' subentrato a Bonini ed ha sfoggiato una disarmante spigliatezza, eseguendo giocate da veterano. Sentiremo parlare spesso di questo ragazzo pugliese. Gloria anche per Vignola, autore di deliziosi passaggi e propiziatore dell'ultimo gol (Penzo ne rivendica la paternità precisando, a puro titolo cronistico, di aver toccato involontariamente la palla, nel tentativo di aprire le gambe per una finta.

Dei vecchi si sa tutto. E' piaciuto molto Tardelli, tornato a schizzare per il campo con la vitalità di un tempo, ma con maggior raziocinio. Bene Platini, già a segno due volte, ottimo Boniek, autore di una gara positiva per ordine e continuità e di uno spettacoloso gol in girata volante. In smaglianti condizioni anche il terzino-ala Cabrini. Di Rossi abbiamo detto indirettamente parlando di Penzo. Ed ora sotto con il Lechia Danzica: i polacchi sono in arrivo a Caselle. Mercoledi sera c'è il primo approccio stagionale con la Coppa delle Coppe.

Angelo Caroli

 

Boniek ha già cominciato a mantenere le promesse

Zbignew Boniek è partito con il piede giusto, anzi con entrambi visto che ha propiziato il primo gol soffiatogli da Rossi con il destro ed ha realizzato, con una spettacolare rovesciata di sinistro (su perfetto cross di Pablito che gli ha restituito la... cortesia), il sesto. L'asso polacco aveva promesso una grande stagione, con almeno dieci gol, e la prestazione di ieri conferma che è deciso a mantenere fede ai suoi propositi.

Il pubblico, specie quello in curva Filadelfia, l'ha incitato a gran voce e gli applausi che hanno sottolineato le sue azioni più belle, gli danno la carica. Anche se ama definirsi un anarchico del calcio, Boniek appare più disciplinato tatticamente perché ha capito cosa gli chiede Trapattoni ed asseconda l'allenatore nei suoi disegni. Agisce sulla sinistra in sintonia con gli sganciamenti di Cabrini, pronto però ad accentrarsi, quando Penzo e Rossi gli aprono dei varchi, per andare a concludere.

Nella scorsa stagione, pur dimostrando in alcune partite la sua potenza, aveva accusato problemi di ambientamento. Adesso conosce a memoria i compagni, le insidie del campionato italiano e gli è più facile far risaltare le sue qualità (che sono notevoli, ma l'anno scorso erano rimaste spesso inespresse). Ieri non ha soltanto dato il la al gol che ha sbloccato il risultato e a quello, tutto suo, del 6-0, ma ha svolto un lavoro efficace, anche umile, in funzione della squadra. Sua la punizione che Cabrini, sull'1-0, ha dirottato di testa contro il palo. Suo il calibrato traversone che Cabrini ha stupendamente appoggiato a Penzo nell'azione del terzo gol

Un Boniek rimesso a nuovo, dunque, con la mente sgombra da certi problemi d'ambientamento che quasi tutti gli stranieri debbono risolvere e superare. E' animato da una feroce volonta di riscattare una stagione con più ombre che luci, anche se non erano mancate le partite ad alto livello. E' già lanciato, ma quando avra' raggiunto il top della forma saranno guai per gli avversari

Ieri ha prodotto qualche accelerazione, però i suoi spunti potranno diventare irresistibili con il supporto della miglior condizione atletica e se in squadra girerà a mille come con il malcapitato Ascoli.

Per Boniek è importante star bene fisicamente, avere il morale alto e sentire attorno a sé la fiducia della squadra e del pubblico. Quella fiducia che si è ormai conquistato e che non intende tradire. II 7-0 con l'Ascoli porta anche la sua inconfondibile impronta. Sì, Boniek è proprio partito con il piede giusto: deve soltanto continuare, e mercoledi sera, al Comunale, nell'andata di Coppa delle Coppe, troverà i suoi connazionali del Lechia Danzica.

Bruno Bernardi
brani tratti da: La Stampa 12 settembre 1983 




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mercoledì 10 settembre 2025

10 Settembre 1989: Juventus - Ascoli

É il 10 Settembre 1989 Juventus ed Ascoli si sfidano nella quarta giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!

Dall'altra parte c'é un Ascoli che precipita in Serie B dopo un campionato molto deludente.

Buona Visione! 

 


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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 4 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 10 settembre 1989 ore 16.00
JUVENTUS-ASCOLI 3-1
MARCATORI: Zavarov 1, Bonetti D. 22, Casagrande 53, Sabato autorete 70

JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Alejnikov, Rui Barros, Zavarov, Marocchi (Bruno P. 75), Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

ASCOLI: Lorieri, Destro, Rodia (Didonè 46), Colantuono, Aloisi, Arslanovic, Cvetkovic, Sabato, Cavaliere (Benetti 82), Carillo, Casagrande
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Sguizzato




Undici reti in quattro giornate, nessuno segna come gli uomini di Zoff 
Alla Juve i gol non bastano mai 
E l'Ascoli s'inchina davanti a Zavarov 

TORINO. Un grande Zavarov ha illuminato la vittoria della Juventus sull'Ascoli. Un gol dopo 54 secondi, l'assist su punizione per il raddoppio di Dario Bonetti e una serie di giocate spettacolari hanno caratterizzato la magnifica prestazione dello zar, autentico leader di una Juventus, finalmente attrezzata per recitare un ruolo da protagonista in campionato. La squadra di Dino Zoff ha chiuso nel modo più brillante il trittico di partite sostenute in otto giorni, con tre convincenti successi che l'hanno proiettata al comando, a quota 7. Nella fuga della Juventus, solo il Napoli tiene botta ma sarà l'Inter, sconfitta a Marassi dalla Samp, domenica a S. Siro, a dire la verità, dopo l'intermezzo delle Coppe europeee, sulle ambizioni-scudetto dei bianconeri. 

C'erano dodici spettatori in più, ieri tra i non paganti, undici ascolani e Tacconi, che assistevano allo «show» della Juve. E il pubblico si spellava le mani per la girandola di manovre, travolgenti. Quella che ha fulminato Lorieri è stata da manuale del calcio. Fortunato intercettava il pallone sulla tre quarti ascolana, allungava a Schillaci che serviva Barros nel corridoio giusto. Scatto del portoghese in posizione di ala destra e cross radente sul versante opposto a pescare lo smarcati ssimo Zavarov: controllo di destro e saetta di sinistro, imprendibile. Erano dieci mesi che Sacha non segnava in campionato, dal 20 novembre scorso, con il Napoli. Non era trascorso un minuto che l'Ascoli era in ginocchio. Privi dell'infortunato Giovannelli, i marchigiani subivano la superiorità della Juve che dominava la scena con Zavarov, Aleinikov e Marocchi. Al quarto d'ora Colantuono tagliava la strada a Marocchi in area. Sguizzato, in pessima giornata, sorvolava. Era il primo di una serie di errori, ininfluenti sul risultato, ma non sul giudizio sull'arbitro. Al 17' Marocchi, sceso in campo con un punto nel calcagno destro e una scarpa speciale, scuoteva con una cannonata da oltre 20 metri l'incrocio dei pali. Il raddoppio era rimandato al 22'. Su punizione, Zavarov pennellava un pallone d'oro per Bonetti la cui incornata ravvicinata piegava le dita protese di Lorieri.
 
Tutto facile per questa Juventus, potente e compatta. L'Ascoli si avvicinava a Tacconi, malconcio per l'infrazione costale, solo al 37' con Cavaliere, ex centrocampista del Moncalieri che aveva una claque personale venuta da Collegno: il giovanotto sballava la mira. E Schillaci? Il bomber siciliano, non sempre servito a dovere, su combinazione AleinikovDe Agostini, sferrava un gran destro ma Lorieri gli negava il gol (43'). E, come capita quando si domina senza concretizzare tutte le occasioni, l'Ascoli riduceva le distanze al 53' sul primo pallone utile toccato da Casagrande. Il brasiliano, servito da Cvetkovic, approfittava di un appisolamento della difesa e di Bonetti per freddare, di sinistro, Tacconi. Era così netto il «gap» tecnico tra le due squadre che la Juve non tardava a rimettere tutto sul binario della tranquillità. Al 54' Bonetti, su assist di testa di Schillaci, falliva il 3-1. Un fallo di Destro su Schillaci non era ritenuto da massima punizione da Sguizzato che ammoniva lo juventino. Lorieri respingeva un bolide di Zavarov e al 71 doveva arrendersi, spiazzato dalla deviazione di Sabato, sulla violenta punizione di Schillaci da fuori area. 

Sul 3-1 non era ancora finita. Tacconi effettuava una parata su sinistro dal limite di Casagrande (che negli spogliatoi ha polemizzato con Rozzi minacciando di tornarsene in Brasilo), ma era Lorieri ad opporsi ad una bomba di Schillaci e poi alla rovesciata di Barros. Per Totò Schillaci nessun problema: in questa Juventus di gol ne segnerà parecchi. 

Bruno Bernardi




Ma De Agostini s'infuria se sente parlare di scudetto 

A Torino era arrivato a 26 anni suonati. E c'era venuto con la legittima speranza di essere uno degli uomini-guida per la nuova Juventus immaginata da Boniperti. Due stagioni sono trascorse senza troppa gloria, mentre i compagni di squadra andavano e venivano con un ritmo inusuale in casa bianconera. 
Lui, Gigi De Agostini, è rimasto. E adesso, a 28 anni, può sognare. Ma non vuole proprio ammetterlo: 
«Non è ancora il momento. É vero, stiamo andando bene: ma prima di conoscere il nostro reale valore dobbiamo passare attraverso i test che sono i più impegnativi». 
Dice che la parola scudetto è ancora tabù: 
«Davvero, non l'abbiamo mai pronunciata. É inutile illudersi prima del tempo». 
L'uomo è così: educato, cordiale, a volte anche espansivo. Mai spaccone, però. Ha trovato la giusta misura, che in casa Juventus è sempre apprezzata. In campo ha fin qui collezionato prove maiuscole: poche sbavature, qualche chicca da incorniciare. Prendiamo la partita d'esordio con il Bologna: fuga sulla sinistra, dribbling stretto e cross pennellato per la testa di Marocchi. Un pezzo di bravura finalizzato da Cicciobello. Eppure, proprio il Bologna gli ha lasciato l'amaro in bocca: 
«Per forza, quella era una partita che meritavamo assolutamente di vincere. Abbiamo dominato e siamo stati puniti ben oltre le nostre colpe. Con quella vittoria saremmo a punteggio pieno, primi e soli». 
Anche così, però, non c'è di che lamentarsi. Sette punti in quattro partite, dodici gol fatti e quattro subiti: una marcia sicura, pur ammettendo che le avversarie di rango devono ancora venire. Il segreto della nuova Juventus è certamente da scovare nel centrocampo. La linea mediana è senza dubbio tutt'altra cosa rispetto a quella dell'anno scorso e garantisce alla difesa una copertura puntuale. Anche ieri, contro l'Ascoli, il fenomeno si è ripetuto. Tanto che per tutto il primo tempo gli uomini di Berseìlini non sono mai arrivati al tiro: 
«D'accordo, ma un po' di merito ce l'avremo anche noi difensori. Non siete d'accordo?» 
sbotta il Gigi. Ma, subito, aggiunge: 
«Piuttosto mi preoccupa questa coincidenza: teniamo i nostri avversari a distanza e poi, al primo tiro, buschiamo il gol». 
Cos'è, una frecciatina per Tacconi? 
«Ma no, ci mancherebbe. É pura sfortuna, perché erano tiri imprendibili». 
Non c'è che dire, un bel modo per sviare il discorso dal campo minato delle ambizioni juventine: 
«No, nessun campo minato. Andiamo avanti per la nostra strada, ma tutti quanti sappiamo che i favoriti sono altri. Le milanesi ad esempio, ci sono superiori sulla carta. Certo, la carta non conta nulla, è il campo che dà i responsi. E da domenica cominceremo a misurarci su questo terreno». 
Prima di quella data, però, l'ostacolo Gornik. La Juventus arriva all'appuntamento con una difesa rivoluzionata. Non saranno della partita i vari Tricella, Napoli, Bonetti e Galia. Insomma, dei titolari ci sarà soltanto lei: 
«É una bella combinazione, d'accordo. Ma non mi preoccupo neanche un po'. A questi livelli chi sta in panchina è in grado di non far rimpiangere i titolari. E sono convinto che anche in Polonia accadrà la stessa cosa». 
Ma, insomma, è o non è la migliore Juventus da che lei gioca a Torino? 
«Forse sì, ma anche le altre non erano affatto da buttare via. Però quando si cambia tanto c'è quasi sempre uno scotto da pagare». 
E Gigi De Agostini saluta lo stuolo di cronisti che gli si erano fatti intorno con quell'aria sveglia e discreta, mette gli indumenti nella valigia, prima di salire sull'aereo che lo ha condotto, ieri sera, in Polonia, a Katowice. 

Giampiero Paviolo
brani tratti da: La Stampa 11 settembre 1989

 


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venerdì 18 aprile 2025

18 Aprile 1982: Juventus - Ascoli

Poco prima che il Campionato del Mondo di Calcio Spagna 82 cominci il proprio spettacolo c'é un appassionante duello nel massimo torneo italiano.

É il 18 Aprile 1982 Juventus ed Ascoli si sfidano nell' undicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

A fine campionato la Juventus conqusiterá la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte c'é l'Ascoli che disputa un campionato eccezionale: sesto posto finale a soli tre punti da un posto nelle Coppe Europee.

Buona Visione!




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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 11 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 18 aprile 1982 ore 15:30
JUVENTUS-ASCOLI 1-1
MARCATORI: Tardelli 13, Pircher 58

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Osti, Scirea, Marocchino, Tardelli, Galderisi (Fanna 70), Brady, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ASCOLI: Brini, Menichini, Boldini, Scorsa (De Ponti 46), Gasparini, Mandorlini, Torrisi, De Vecchi, Pircher, Greco (Carotti 72), Nicolini
Allenatore: Carlo Mazzone 

ARBITRO: Menegali




Il tecnico bianconero già pensa alla gara con l'Inter 
Trapattoni: «Troppi regali speriamo di non ripeterci » 

TORINO — 
«Chi regala tanti gol alla fine può anche essere beffato»: 
cosi Trapattoni anticipa le domande del fine partita presentandosi in tuta, pronto a tornare sul campo per allenare chi non ha giocato, soprattutto Paolo Rossi che non soltanto Bearzot attende a questo punto con ansia. Dilapidato il vantaggio pur minimo di un punto nei confronti della Fiorentina, l'allenatore bianconero sembra non avere nulla da imputare alla sua squadra: 
«Il primo tempo è stato a senso unico — ricorda — e con maggiore fortuna avremmo chiuso la partita. Invece c'è stato il palo di i Marocchino, le parate di Brini su Scirea e Galderisi. ; Bravo il portiere ascolano : ma anche un po' demerito nostro per aver sbagliato». 

«Il resto — prosegue Trapattoni — lo avete visto: l'Ascoli ha motivo di dire che non ha rubato nulla, ma anche i miei giocatori hanno mostrato una condizione generale buona. La partita era difficilissima, lo sapevamo; il calcio è fatto anche di pareggi ed a ogni stagione capita di trovare la squadra che ti crea problemi più delle altre ». 
Così il tecnico cerca di giustificare i tre punti complessivamente lasciati ai marchigiani tra andata e ritorno. Ma quello che stupisce è la sua affermazione sulla tenuta della Juventus: ad un buon primo tempo è seguito infatti una ripresa nella quale i bianconeri sono apparsi in netta fase calante. 
"Se a maggio c'è qualcuno che corre di più...» 
replica Trapattoni a chi glielo fa notare, rifiutandosi poi di entrare nel merito di quelli che possono essere ì problemi azzurri di Bearzot. Continua: 
«Ormai la frase storica è: il campionato inizia domenica. Niente di più vero. D'altronde io il torneo non l'ho mai ritenuto chiuso: era la critica a pensarlo e dire diversamente». 
Quindi Trapattoni spiega la sostituzione di Galderisi: 
«Il suo apporto fino a quel momento aveva pareggiato quello di Virdis, ma mi occorreva uno che sapesse chiudere di testa. E del sardo, Infatti, sono stati tre colpi di testa nel finale con i quali siamo andati nuovamente vicini al gol. A volte certe sostituzioni da fuori possono essere difficili da capire sul plano della logica, ma hanno significato in chiave tattica». 
La volata tra Juventus e Fiorentina inizierà per i bianconeri ospitando l'Inter: 
«Io mi auguro che ci capitino le stesse occasioni avute contro l'Ascoli —conclude Trapattoni —sarebbe già un ottimo presupposto: eppoi non è detto che rimetteremo nuovamente tra le braccia del portiere palloni che possono chiudere la partita...». 
Le dichiarazioni dei giocatori sono simili a quelle dell'allenatore. Gentile, che si è lussato il pollice della mano sinistra cadendo a terra, fa comunque autocritica: 
«Per cercare di chiudere la partita ci siamo sbilanciati In avanti. E' stato un grosso errore. Sul rilancio dal quale è nato il gol ascolano, infatti, io sono saltato con De Ponti che mi ha fatto leggermente 'ponte'. Cosi la palla è passata sopra la mia testa senza che la toccassi: dietro non c'era nessuno...». 
Scirea, intanto, verifica sulla bilancia come la partita di ieri gli sia costata due chili: 
«Faceva abbastanza caldo — commenta — e noi slamo stati anche sfortunati nelle conclusioni. Brini è riuscito a parare quel mio colpo di testa con un gesto d'istinto. Eppoi, invece, quel pallone nel finale che quasi ci beffava: nello scontro tra Carotti e Zoff la sfera mi ha picchiato sul petto e sono riuscito ad impedirle di finire In rete proprio all'ultimo». 
Conclude Tardelli: 
«É normale pareggiare partite nelle quali si hanno tante occasioni: guai quando non si riesce a sfruttarle. Anzi siamo stati fortunati a non perdere. Vuol dire che le ultime giornate saranno più Interessanti, a partire da domenica quando ospiteremo l'Inter». 
Contro i nerazzurri, comunque, la Juventus dovrà quasi sicuramente fare a meno di Furino, ammonito ieri per gioco scorretto, che già era diffidato per lo stesso motivo. 

Giorgio Barberis





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La Stampa 19 aprile 1982

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La Stampa 19 aprile 1982

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La Stampa 19 aprile 1982

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