È il 26 Maggio 1991 e Genoa e Juventus si sfidano nella diciasettesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Luigi Ferraris - Marassi' di Genova.
La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi.
Dopo un inizio di campionato incoraggiante i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo ben 27anni.
Buona Visione!
Genova - Stadio Luigi Ferraris
domenica 26 maggio 1991 ore 16:00
GENOA-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Branco 20, Skuhravy 46
GENOA: Braglia, Torrente, Branco, Eranio, Caricola, Signorini, Ruotolo, Bortolazzi, Aguilera, Skuhravy, Onorati
A disposizione: Piotti, Collovati, Ferroni, Fiorin, Pacione
Allenatore: Osvaldo Bagnoli
JUVENTUS: (c) Tacconi, Luppi, Napoli N., Galia, Julio Cesar, De Agostini, Haessler (Casiraghi 49), Marocchi, Schillaci, Baggio R. (Di Canio 20), Alessio
A disposizione: Bonaiuti, Bonetti D., De Marchi
Allenatore: Luigi Maifredi
ARBITRO: Luci
AMMONIZIONI: Alessio 9, Luppi 38, Galia 88 (Juventus); Bortolazzi 54, Branco 56 (Genoa)
Da Haessler frustate a Maifredi
"Lo confesso: non ho mai capito questo allenatore"
Camicia sbottonata, capelli ancora bagnati, le mani che accarezzano la barba ormai chiazzata da alcuni peli bianchi. Tacconi ha l'aria sbattuta al termine di una stagione che era stata annunciata trionfale troppo presto, senza la prudenza che ha contraddistinto sempre lo stile della Juventus. I miracoli non appartengono a questo mondo. Chỉ meglio di Tacconi può riassumere questa annata da dimenticare in fretta?
"Il sorriso, ammette Tacconi, bisogna meritarselo. Oggi tocca al Genoa e a chi ha finito il campionato davanti a noi. E' inutile rimpiangere ora le occasioni sciupate. Anche il rigore non segnato a Firenze potrebbe essere un alibi, ma sarebbe assurdo legarsi ad episodi. Anche perché perfino a Genova un pari ci sarebbe bastato, visti i risultati di Parma e Torino. Ma abbiamo sbagliato tutto. Il secondo gol ci ha tagliato le gambe, è stata la sintesi di una stagione storta. Per strada abbiamo perso troppi punti e siamo arrivati al finale che non aspettavamo".
Come mai la Juventus con il Genoa non ha raccolto almeno il pari?
"Perché tutte le volte che c'era in palio qualcosa quest'anno ci siamo sempre smarriti, non abbiamo mai centrato un obiettivo nei momenti che contavano".
Eppure la Juve era partita tra ali di entusiasmo...
"Il calcio è diverso da quello che si prevede. E' inutile dire vinceremo questo o quello se poi non sei capace di mantenere certi ritmi".
Traspaiono critiche a chi aveva annunciato troppo presto la rinascita bianconera.
Maifredi è sempre più preso di mira. E c'è Haessler che ha confidato:
"Non capisco questa sostituzione, non ho mai capito l'allenatore. Sono molto arrabbiato, è il giorno più triste della mia carriera...».
Anche per Montezemolo deve essere stato così, visto che dopo il primo tempo ha lasciato Marassi, evitando di assistere all'atto finale di una stagione sciagurata.
"Cerchiamo di trasformare questo campionato negativo in un'esperienza utile per il futuro - riprende Tacconi Maifredi, dopo il match, ha detto che abbiamo fatto il massimo, ma diciamo la verità, noi giocatori in questa stagione abbiamo sempre fatto il minimo. Lo stesso Montezemolo, nell'intervallo, ci aveva spronato, chiedendoci almeno quel pareggio che sarebbe bastato. E invece dopo un minuto ecco il 2-0. Le colpe sono di tutti, non solo dei singoli. Non è neppure possibile che abbiano disturbato certi cambiamenti tattici, solo da Napoli abbiamo giocato a uomo".
Che cosa vi siete detti al rientro negli spogliatoi?
"Alcuni erano più tristi di altri, ma credo che tutti abbiano accettato il verdetto inatteso".
Vi siete spiegati il tracollo del girone di ritorno?
"Non è mancata la volontà, le altre squadre si sono dimostrate più forti di noi. Dobbiamo rimproverarci di aver dato meno di quanto dovevamo. Ma, forse, più di questo non potevamo. Possiamo però dire che questa è la posizione in classifica che meritiamo".
Lei poteva impedire la rete di apertura di Branco?
"Era una fucilata, ha colpito ad effetto di esterno sinistro, un pallone che è passato sopra la barriera allontanandosi sempre più dalla portata... Il secondo gol è stato invece frutto di un errore collettivo. Nei primi tre mesi ho sicuramente tappato qualche falla. Poi mi è stato sempre più difficile, gli avversari continuavano a sbucarmi davanti, come è successo con Skuhravy, di nuovo, come all'andata...".
Genova fatale per la Juve. Due punti persi al Delle Alpi, due ieri, due con la Samp a Marassi, quelli che significarono l'addio allo scudetto.
"Che ci volete fare, si vede che è l'annata di Colombo...".
E adesso voi fuori, il Torino in Europa.
"Lo vedremo in tv al mercoledi, doveva succedere prima o poi".
Arriva Trapattoni.
"Speriamo che ci vada meglio con lui, non ci vuole tanto per migliorare. Può arrivare chiunque, siamo noi che dobbiamo dare di più. E forse sarà un bene non avere altri impegni per la testa, potremo concentrarci sul campionato, lo scudetto ci manca da troppo tempo, sento che è giunto il momento".
tratto da: La Stampa 27 maggio 1991
Genoa I gol: 19' Punizione di Branco per fallo su Skuhravy. Una bomba nell'angolino. Quando Tacconi se ne accorge, il pallone è già in fondo alla rete. 47' Da Aguilera a Eranio, poi assist per Skuhravy. Il cecoslovacco resiste alla carica di Luppi e poi fulmina Tacconi in uscita.
Cosa funziona. Come sempre la legione straniera. Branco e Skuhravy hanno deciso la partita, Aguilera è stato sempre pericoloso. Contro la Juventus hanno però funzionato tutti i reparti. La squadra è stata galvanizzata da un pubblico stupendo. Lo stadio, colmo sino all'inverosimile, era tutto rossoblù. Il Genoa è solo andato in Uefa (avvenimento storico), ma per i tifosi è come se avesse vinto lo scudetto.
Juventus Cosa funziona: NULLA! Non è bastato nemmeno il pungolo finanziario, la promessa di 200 milioni a testa per andare in Uefa, che pure doveva essere il traguardo minimo per una squadra programmata per lo scudetto. Uno sfascio sotto tutti i punti di vista.
Cosa non funziona: A Marassi non ha funzionato niente. Il gol di Branco su punizione ha messo kappaò i bianconeri, che del resto erano scesi in campo convinti che nella migliore delle ipotesi potessero arrivare al pareggio. Quando si sono accorti che invece il Genoa voleva vincere, si sono rassegnati alla sconfitta. Anzi, negli spogliatoi qualcuno ha dato l'impressione di esserne contento. Perché così il fallimento dell'odiato Maifredi è più completo.
Elio Domeniconi
LA SIGNORA IN ROSSO
Poche rivoluzioni si sono rivelate tanto funeste quanto quella che la Juventus ha programmato e ostinatamente realizzato nel sacro nome del l'immagine. Vi si può vedere, volendo, una nemesi del calcio, dei suoi valori antichi, tradizionali e probabilmente immutabili. Non è un discorso di retrogardigia, ma una constatazione dettata dal buon senso: ogni settore va governato da specialisti e competenti. Diffidate dai «troppo bravi»: quelli che trasferiscono disinvolta mente il loro proteiforme talento da una branca all'altra, fra loro diversissime. Che si riempiono la bocca di paroloni, dietro i quali nascondere una desolante impreparazione. La stagione della Juventus, fallimentare oltre ogni limite di previsione, rappresenta un capolavoro alla rovescia. E stata ereditata da solide e patriarcali strutture, un bilancio sportivo invidiabile, due Coppe vinte e un terzo posto in campionato. La si è voluta rivoltare dalle fondamenta, recidendo il cordone ombelicale con un passato gloriosissimo. Vi si è investita una somma colossale, dai sessanta ai settanta miliardi, con maggiori attenzioni alla risonanza che all'attendibilità tecnica delle operazioni. La si è tolta a un collaudato e amatissimo uomo dell'apparato come Zoff, per affidarla a un'affascinante (quanto imprevedibile) incognita quale Maifredi. Per poi lasciare il prescelto solo, esposto a tutte le intemperie, offerto con scherno al ruolo di esclusivo capro espiatorio.
La Juventus è stata eliminata dalla Coppa Italia, dalla Coppa delle Coppe, è arrivata settima in campionato, ha perduto il diritto a partecipare alle competizioni europee, che frequentava ininterrottamente da ventotto anni. I suoi giocatori si sono lacerati in polemiche, il tiratore scelto dei Mondiali ha perduto la quotazione e la Nazionale, il più costoso giocatore di ogni tempo, Baggio, è diventato un orpello da salotto.
Il popolo bianconero è scorato e attonito. Credo che una giornata cosi, con la volatilizzazione dell'ultimo possibile traguardo di consolazione, abbia creato un contraccolpo pari a quello della Coppa dei Campioni perduta contro l'Amburgo, nel 1983 ad Atene. Ma allora, almeno, il senso della disfatta era attenuato dalla solida convinzione di avere, in ogni caso, una grande squadra prossima alla rivincita. Ora, ogni opinione affonda nelle sabbie mobili del dubbio. Quanto vale questa Juventus, che ha fatto quindici punti nelle diciassette partite del girone di ritorno (media da salvezza risicata)? Quali dei suoi molti presunti fuoriclasse sono ripresentabili? Come potrà muoversi un pur navigato stratega come Trapattoni in una società che non è più quella che ha lasciato cinque anni fa, che non ha il punto di riferimento di Boniperti, mai tanto rimpianto, che pare governata più dal capriccio che dalla razionalità?
Forse soltanto oggi ci si accorge quali immensi meriti avesse accumulato il grande Giampiero. In grado di filtrare i desideri e le volubili smanie del suo potente padrone, di opporsi silenziosamente ma fermamente a operazioni suicide o azzardate, anche se ispirate dalla real casa. Quel filtro è caduto e la Juventus è diventata una società ricca di quadri, di nomine, di funzionari, ma irrimediabilmente lontana dal calcio vero.
Viene istintivo e automatico, forse crudele e neppure inedito, un parallelo con la Ferrari, dalla stessa politica portata a uno dei punti più bassi della sua parabola. Li paga Fiorio, qui Maifredi: ma non è questo il punto, non sono questi i rimedi. Trapattoni è uso meditare attentamente le sue scelte. E infatti raramente le sbaglia. Al suo solido pragmatismo sono ora legate le speranze di rivedere la vera Juventus, dopo la caduta.
Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.22









