Visualizzazione post con etichetta Juventus-Vicenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Juventus-Vicenza. Mostra tutti i post

mercoledì 17 settembre 2025

17 Settembre 1995: Juventus - Vicenza

É il 17 Settembre 1995 Juventus e Vicenza si sfidano nella Terza Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sará secondo posto. Dall'altre parte c'é un Vicenza che guidato in panchina da Francesco Guidolin conclude il campionato a metá classifica.

Buona Visione!


 

juve


 

Campionato di Serie A 1995-1996 - 3 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 17 settembre 1995 ore 16.00
JUVENTUS-VICENZA 1-0
MARCATORI: Vialli 21

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Ferrara C., Porrini, Pessotto, Di Livio (Deschamps 71), Paulo Sousa, Jugovic (Conte A. 37), Del Piero (Carrera M. 77), Vialli, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

VICENZA: Mondini, Sartor (Mendez 69), Bjoerklund, Lopez, Pistone, Di Carlo, Maini, Lombardini, Briaschi (Murgita 56), Rossi, Otero
Allenatore: Francesco Guidolin

ARBITRO: Pellegrino



Il capitano non è tenero con la sua squadra Gianluca: «Ci consola una bella classifica» 

TORINO. E' ancora Vialli l'uomo della provvidenza. Ed è proprio Gianluca a decidere una delle partite meno limpide della gestione Lippi. Non si fa vedere molto il bomber, però i suoi gol lasciano il segno. Non ha mai risparmiato critiche alla squadra quando serviva e anche questa volta non usa giri di parole: 

«Abbiamo giocato in modo molto discutibile, non siamo stati bravi come al solito. Merito del Vicenza, ma soprattutto colpa nostra. Eravamo stanchi fisicamente e psicologicamente, abbiamo risentito dei grandi sforzi compiuti nell'ultimo periodo. Il mio gol è stato importante, ma voi sapete bene che io penso più alla squadra che a me stesso». 

Prima della partita i soliti cori anti Sacchi

«Non so, io non ho sentito nulla». 

Ma non è il momento né dei processi, né degli allarmismi. Il preparatore atletico Ventrone, meticoloso programmatore della macchina Juventus, ha spiegato che è tutto sotto controllo: 

«Ci ha parlato dopo la partita spiega Vialli - dicendo che si tratta di un problema psicofisico. Questo calo di rendimento rientra nei programmi. Secondo Ventrone saremo presto al massimo della forma. Però a me non piace vincere giocando male e con l'aiuto della fortuna. Non voglio aveve debiti con la buona sorte». 

Concorda con Lippi su un punto: 

«L'unica cosa buona sono i tre punti, ma fin da domenica ci vorrà un'altra Juve. Per fortuna le rivali per lo scudetto ci danno una mano e questo non può che farci piacere, naturalmente».

Domenica sera ci sarà la sfida con un Cagliari disperato: 

«Non è un fatto piacevole, troveremo un ambiente molto caldo. Mi spiace vedere Trapattoni caduto così in basso. Sarà comunque una partita molto stimolante». 

Fabio Vergnano


LE PAGELLE 

PERUZZI 6,5. Il rondò vicentino non attenta all'integrità del suo naso: rare le mischie, nessun colpo. I frillini veneti arrivano dalle parti sue, ma salvo due uscite basse su Otero e una parala a freddo su Briaschi non deve intervenire. La mira avversaria è quel che è. 
TORRICELLI 5,5. Ecco uno degli spompati di Dortmund: grandissimo mercoledì, piuttosto bollito ieri, sballottato da destra a sinistra per fermare Rossi, il vicentino più insidioso. 
FERRARA 7. Prende vigore quando capisce che non è giornata e se cede pure lui persino un attacco dalle punte arrotondate, com'è quello del Vicenza, può far danni. Messo al centro come in Coppa, blocca sulla tre quarti palloni che filtrerebbero pericolosamente, e fa massa nelle mischie. Insomma regge. 
PORRINI 6. Sostiene Ferrara, salvo un paio di svirgolate non gli si può rimproverare nulla. Intuisce al 40' la palla gol di Di Livio ma colpisce male, schiacciandola anziché spedirla con la fronte nella rete. Centra il palo. 
PESSOTTO 6. Sufficiente per un paio di discese quando gioca a sinistra. Poi si scambia con Torricelli. Ci pare che patisca troppo il salto nella Juve, con il Toro mostrava più personalità e più colore. 
DI LIVIO 7. In questo periodo basta dargli la carica e va: a destra finché c'è in campo Jugovic, quindi a sinistra quando il serbo si infortuna. Con lui l'azione della Juve ha sempre respiro, profondità. Il gol nasce da una sua giocata in velocità che stecchisce un giovanotto bravo e ambizioso: Pistone. 
(Dal 26' st Deschamps 6). 
SOUSA 6,5. Punto primo: cancellate il Sousa dell'anno scorso al cui confronto l'edizione attuale è come un libro Millelire rispetto a una copia in brossura. Punto secondo: anche in queste condizioni (non sta mai bene, tra pubalgia e tendinite) il gioco gira attorno a lui. Cresce a inizio di ripresa, pressa sempre, però sbaglia le aperture che non falliva un tempo. Perciò la Juve stenta ad attaccare. 
JUGOVIC 6. Brutta cosa perderlo adesso, così oscuro ma così sostanzioso a centrocampo. La maledizione sampdoriana si è compiuta: tre arrivati, tre infortunati. Chi è il gufo? 
(37' pt Conte 6: si affanna molto, cercando pure di lanciarsi in avanti. Non è più abituato a giocare due partite intense in 4 giorni). 
RAVANELLI 5. Ahi, ahi. Dopo la Nazionale è andato maluccio a Piacenza e si è spento ieri, benché non avesse nelle gambe il match di Coppa: gli capita una palla volante (sul destro) e si nasconde dietro il difensore anziché anticiparlo di testa come potrebbe spesso (antico difetto). A parte qualche rientro non incide nella partita. 
VIALLI 6. Più grintoso del suo canuto collega (come lui, non ha giocato in Coppa), segna anche un gol da quel rapinatore d'area che non è. Per il vero Vialli ci vedremo un'altra volta. 
DEL PIERO 5,5. Due conclusioni che non ricordano il Pinturicchio, piuttosto un madonnaro ambulante. Scorie europee nei muscoli e nel cuore. 
(Dal 32' st Carrera sv) 

MONDINI 6,5. Una grande parata su Sousa. Attento nelle altre occasioni. 
SARTOR 6. Scuola Juve di qualche anno fa. Non si fa vedere moltissimo. 
(Dal 24' st Mendel che si guadagna il 6). 
BJORKLUND 6. Nazionale svedese, uno degli stranieri a poco prezzo. Con gli attaccanti della Juve di ieri ci sta bene pure lui. 
LOPEZ 6,5 L'altro componente della coppia centrale, con qualche destrezza in più dello svedese quando c'è da impostare il gioco. 
PISTONE 5,5. Ne parlano bene, se ne intuiscono le qualità. Ma nell'azione del gol si fa bruciare dalla corsa di Di Livio: un pistone bruciato. 
ROSSI 7. Finora è il goleador del Vicenza in campionato: una rete alla Fiorentina. Ci ha provato un paio di volte anche ieri, sbagliando mira, ma ha tenuto la difesa in apprensione. 
DI CARLO 6,5. Navigato frequentatore del centrocampo, si oppone a Jugovic finché c'è, dà ordine e sostanza. 
MAINI 6. Una prova sicura, nel miglior reparto del Vicenza. 
LOMBARDINI 6. Primo tempo a ridosso di Otero, da mezzapunta, con l'ingresso di Murgita arretra assai. 
BRIASCHI 6,5. Ottimo inizio: un tiro e un assist prezioso. Partendo da esterno taglia bene la difesa juventina. Esce per far posto a una punta di ruolo. 
(Dall'11' st Murgita 6: se questo è il bomber...). 
OTERO 5,5 Uruguayano, discreto di piede, non ci pare un fulmine. 

L'arbitro PELLEGRINO 6,5. La tendenza a far giocare molto comporta qualche rischio nelle valutazioni, ma non sbaglia cose importanti (forse solo un fuorigioco errato contro il Vicenza).

Marco Ansaldo 
brani tratti da: La Stampa 18 Settembre 1995

 




marcelo

curva

rosa

juventus

vicenza

juve
Guerin Sportivo nr.38 - 1995

juve

juve

juve


maglie

juventus








sabato 23 agosto 2025

23 Agosto 1997: Juventus - Vicenza

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi omaggiamo di un altro pezzo di storia della esistenza bianconere.

É il 23 Agosto 1997 e Juventus e Vicenza si giocano la decima edizione della Super Coppa Italiana 1997 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua). Questa Super Coppa vinta contro i biancorossi sará la seconda messa in mostra in bacheca dai bianconeri.

Buona Visione! 

 

juve



Stagione 1997-1998 - Supercoppa Italiana - Finale
Torino - Stadio Delle Alpi
Sabato 23 agosto 1997 ore 20:30
JUVENTUS-VICENZA 3-0
MARCATORI: Inzaghi 48, Inzaghi 55, Conte A. 80

JUVENTUS: Peruzzi, Birindelli, Ferrara C., Montero, Pessotto G., Conte A., Deschamps (Tacchinardi 80), Zidane (Pecchia 65), Di Livio, Inzaghi, Del Piero (Padovano 65)
Allenatore: Marcello Lippi

VICENZA: Brivio, Viviani, Stovini, Canals, Coco, Schenardi, Di Carlo, Baronio (Zauli 69), Ambrosini, Ambrosetti (Beghetto 60), Luiso (Otero 74)
Allenatore: Francesco Guidolin

ARBITRO: Bazzoli

 

 

La Juve conquista il primo trofeo stagionale: una doppietta dell'inafferrabile Inzaghi manda ko il Vicenza 

TORINO. Il vero fascino della finale di Supercoppa italiana è che per vincerla bisogna poterla giocare e per giocarla bisogna aver vinto qualcosa di importante, lo scudetto oppure la Coppa Italia. Juve e Vicenza si sono affrontate, ieri sera, per questo retaggio di una stagione straordinaria che molti pare abbiano già dimenticato: poca la gente di parte bianconera, 8 mila persone, non di più, decisamente più entusiasti i cinquemila vicentini compressi in un settore ristretto mentre tutto attorno era il vuoto. Nell'insieme, un pubblico da amichevole e neppure di lusso mentre a S. Siro martedì erano in ottantamila per celebrare il primo impatto tra il Milan e la Juve. La gente consuma gli ultimi spiccioli di vacanza e fiuta i grandi match. 

Quello di ieri non lo è stato per una buona metà. La cornice scialba ha fatto il paio con lo spettacolo poco intenso che nel primo tempo s'è tradotto nel più scontato degli 0 a 0. Là ripresa, marchiata subito dal gol di Inzaghi, che si sarebbe poi rivelato il protagonista assoluto, ha avuto invece cadenze briose e accettabili grazie ai bianconeri che hanno segnato 3 reti, hanno dominato e concesso a Inzaghi un esordio a Torino di quelli che non dimenticherà. Il nuovo bomber ha segnato due gol rapinosi e ha firmato la vittoria confermando che, quando può muoversi vicino a rete e viene assistito come si deve, il suo guizzo è letale. Se lo si manda a correre per il campo si adatta però non punge. E se non lo fa lui, sono dolori per una squadra cui mancano (per il momento?) alcune chiavi per raggiungere il gol: i cross alti e le percussioni di potenza, soprattutto. Nel primo tempo, con il match blindato, le rare occasioni sono venute da pallette in mischia e proiettili vaganti dalle parti di Brivio. La Juve ha colto dunque con un largo 3-0 il primo traguardo della stagione, il meno importante, ma è quanto poteva prendere e con l'esperienza (diremmo il paziente cinismo) di chi si è abituato a giocare tutto in una partita, lo ha acchiappato. Non è stato facile. Il Vicenza è di patrimonio inglese e di filosofia molto, molto italiana. Di un'Italia di provincia. 

«Noi non andiamo in campo per non vincere, però se affrontiamo la Juve ci proviamo tenendoci coperti», ci aveva spiegato Guidolin un paio di settimane fa. 

E questo ha fatto. Il Vicenza si è disposto con quattro difensori in linea e cinque centrocampisti. Luiso, il Toro di Sora, se n'è rimasto a osservare i suoi compagni che persino nel loro momento migliore, la prima mezz'ora, lo hanno lasciato senza un pallone da spedire verso Peruzzi, il Cinghiatone di Viterbo. L'espressione tattica di Guidolin (cui è mancato all'ultimo momento anche Mendez, ricoverato d'urgenza all'alba in ospedale per una colica renale) era quella di chi punta a non prendere gol per giocarsi il trofeo ai rigori. Il piano ha retto benissimo per 45 minuti. Zidane dopo 10' si è costruito una buona occasione, sparacchiata sopra la traversa. Poi Conte al 27' ha impegnato Brivio in una parata centrale, Montero al 31' ha calciato malamente sul corner lungo di Zidane e non si è visto altro. Inzaghi e Del Piero si cercavano un po' più del solito, ma l'azione era sempre ingabbiata negli spazi stretti e ben presidiati da Stovini e dall'uruguayano Canals, cui giungeva spesso l'aiuto di Di Carlo, utilissimo. Sui cross dalla sinistra di Di Livio non c'era juventino che potesse arrivare e l'impressione era di povertà offensiva. Tanto più che mancava il contributo di Zidane, in ombra come a S. Siro: in questa Juve, che deve arrivare in porta con triangolazioni rapide, scatti secchi e lampi di genio, la buona vena del francese è ancora più indispensabile dell'anno scorso. Non c'era profondità nel gioco e meno che mai fantasia. 

Finché, dopo tre minuti della ripresa, la difesa del Vicenza finalmente si squarciava. Il cross di Pessotto dalla sinistra restituiva a Inzaghi il gusto della giocata rapinosa: il tiro sbatteva contro il palo, Brivio rispediva la palla fuori dalla porta ma Inzaghi era lì a ricacciarla dentro con un tocco ravvicinato. Non c'era più dubbio, a quel punto, che la Supercoppa sarebbe finita alla Juve perché il Vicenza non sapeva passare dalla fase di difesa a quella di attacco e i bianconeri trovavano nuovi entusiasmi. Al 10' Inzaghi scambiava con Conte e segnava di destro in diagonale e al 35' Conte chiudeva emblematicamente una parentesi travagliata della sua carriera con un gran tiro dal limite, ancora su tocco di Inzaghi che nel finale dava a Padovano (subentrato a Del Piero e assai vivace) la palla del quarto gol, che un recupero della difesa vicentina impediva. 





alessandro

supercoppa

stadio

juve

juventus

vicenza

francesco
Francesco Guidolin

antonio

supercoppa

maglie










giovedì 5 giugno 2025

14 Gennaio 1979: Juventus - Vicenza

É il 14 Gennaio 1979 Juventus e Lanerossi Vicenza si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1978-79 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus (Campione d'Italia in carica) con grandi giocatori, un allenatore vincente (Giovanni Trapattoni) che peró non riuscirá a ripetere la conquista tricolore. Infatti lo Scudetto andrá al Milan

Il Vicenza dal canto suo non riuscirá ad evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



juventus



Stagione 1978-1979 - Campionato di Serie A - 14 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 14 gennaio 1979 ore 14:30 
JUVENTUS-VICENZA 1-2
MARCATORI: Marangon L. 30, Tardelli 53, Rossi P. 81

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino, Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna (Fanna 72), Benetti R., Bettega R
A disposizione: Alessandrelli, Morini
Allenatore: Giovanni Trapattoni

VICENZA: Galli E., Secondini, Marangon L., Guidetti, Prestanti, Callioni, Cerilli, Salvi, Rossi P., Faloppa, Rosi (Briaschi 79)
A disposizione: Bianchi, Bombardi. 
Allenatore: Giovann Battista Fabbri

ARBITRO: Reggiani
AMMONIZIONI: Bettega R. (Juventus); Rosi (Vicenza)






Il kappaò arriva da Paolo Rossi 
A 9 minuti dalla fine 
Attacchi senza lucidità dei bianconeri, contropiede dei vicentini 
Di Marangon e Tardelli le altre reti 

TORINO — Le storie d'amore, più intense sono e più sono inframmezzate da drammi. La lunga love story calcistica fra la Juventus e Paolo Rossi passa anche attraverso la sconfitta di ieri: il giovane centravanti ha concretizzato il 2 a 1 dell'impietoso Vicenza, per affrettarsi a dichiarare negli spogliatoi che il suo domani, potendo scegliere, sarà bianconero. I tifosi l'hanno accolto ed accompagnato con l'affetto di chi «è della famiglia», lui in campo ha fatto la sua parte con la determinazione del professionista. Non poteva certo frenarsi, anche se il suo splendido diagonale che ha battuto Zoff a nove minuti dalla fine del match ha troncato gli ultimi sogni di scudetto della Juve. 

Se Rossi rientrerà davvero nella società in cui ha imparato a giocare, salvo miracoli non potrà trovarsi subito in Coppa Campioni, come sogna. Potrà però dare il suo contributo, e che contributo, ad una pronta rinascita. Perché pur in una gara caotica, giocata tatticamente in modo scriteriato, alla Juve di ieri è mancato ancora una volta soprattutto il gol, anche se la imprecisione dei rifornimenti non è stata certo di aiuto a Boninsegna, e ad un Bettega portato in avanti forse più che da una scelta dalle s/tesse vicende della partita.  
I novanta minuti contro il Vicenza hanno sottolineato tutti i malanni che hanno condizionato i campioni d'Italia in questa stagione amara: malanni non solamente di natura fisica (Tardelli che fatica, il via via più spento Benetti ed il sempre evanescente Bettega), ma anche legati all'impiego dei singoli (il più evidente disagio è rappresentato dall'utilizzazione di Gentile come centrocampista, ed a destra soprattutto) ed alla difficoltà di trovare schemi d'attacco validi, in alternativa a quelli che servivano un tempo.  
La Juventus in questo girone d'andata è diventata improvvisamente vecchia. In alcuni uomini anche anagraficamente, ma soprattutto nelle idee di tutti. Lo si è avvertito giorno per giorno dall'inizio della stagione, e Trapattoni non è riuscito a trovare nei ricambi il modo di ovviare alla situazione di gioco sempre meno allegra. La delusione — complice la sfortuna, anche, da ricercarsi nei ricorrenti guai di ogni tipo — offerta da Virdis ha complicato le cose, facendo perdere tempo nella ricerca di un qualcosa che non si è mai verificato. Fanna, al quale per altro si riconoscono limiti di carattere, non ha ancora potuto dar prova di sé (della sua forza e dei suoi limiti).  
Si sarebbe dovuto tentare il recupero di Bettega attaccante, ma Roberto — a parte l'evanescenza perdurante — è stato ritenuto a lungo più utile in un centrocampo dove molti zoppicano, anche se nessuno può essere incolpato di scarso impegno. La diagnosi di Trapattoni dovrà essere impietosa, ed andare oltre alle indicazioni del match perso con un Vicenza al quale, ieri, tutto è filato sin troppo per il giusto verso. E' andato in gol due volte su ben pochi contropiede efficaci, con una irripetibile media fra azioni offensive e realizzazioni, si è salvato più volte con affanno, rischiando autogol e gol, tanto è vero che per realizzare la rete del pareggio la Juventus ha dovuto realizzare la più bella e nitida azione dell'anno. 
Rivedendo i pericoli corsi dai due portieri, non ci sarebbe stato nulla da eccepire se i torinesi avessero vinto, non solo pareggiato. I vicentini non sanno difendersi, lo hanno fatto ripiegando davanti a Galli per pura esigenza di classifica: lo aveva anticipato, anima candida, il trainer G.B. Fabbri alla vigilia.  
«Non vedrete la squadra di sempre, dobbiamo badare ai punti». 
Così i biancorossi non si sono neppure preoccupati troppo di bloccare le avanzate di Cabrini, mai sul fronte sinistro del suo attacco la Juventus ha trovato così scarsa opposizione. Quella di Fabbri è stata una scelta tattica della quale Cabrini, sprecando cross e conclusioni, ed i suoi compagni non hanno saputo approfittare. Il Lanerossi ha affrontato la Juventus con Callioni libero improvvisato davanti a Galli, Marangon (autore del primo gol, un altro del vivaio bianconero...) dalla parte di Causio ma libero di portarsi avanti secondo ispirazione, l'atletico Prestanti addosso a Boninsegna, Secondini a seguire Bettega. A centrocampo, Giovanbattista Fabbri ha organizzato una «zona» che ha colto la Juve impreparata. Guidetti, Salvi, Rosi e Faloppa, cui si è unito il mancino Cerilli dopo un inizio da ala destra fissa, sono stati pronti a ripiegare a far barriera e ad aprirsi in contropiede con facilità assoluta, segno della scarsezza delle contromisure avversarie. Davanti, stabilmente ma pronto a rientrare per avviare molti scambi, Paolino Rossi, per nulla intimorito dall'ottima guardia di Cuccureddu e non sfiduciato dai lunghi periodi di isolamento in attacco.  
E' questo Vicenza «a fisarmonica», abile e fortunato, ad aver definitivamente inguaiato la Juventus. I bianconeri avevano iniziato bene, illudendo. La pressione iniziale era forte ma non ancora confusa, Cabrini entrava facile sulla sinistra e Causio a destra per quanto ben contrastato con raddoppi della marcatura (Guidetti aiutava spesso Marangon) si mostrava vivace. Bettega si faceva vedere più spesso del solito in area di rigore, e già al quinto minuto mancava di poco il gol, anticipando difensori e portiere su corner di Causio deviato da Cabrini. La palla usciva di poco alla sinistra di Galli. Al 13' era ancora Bettega a raccogliere e portare avanti con il petto un cross di Gentile lanciato da Benetti: Roberto vedeva il suo tiro respinto alia meglio dalla coppia Galli-Callioni.  
Presto lo slancio di Bettega si spegneva, ed il Vicenza cominciava a far vedere l'efficacia del palleggio dei suoi centrocampisti, che uscivano «giocando» senza affanno dalla stretta degli avversari. Zoff doveva uscire per anticipare uno scatto di Rossi su lancio di Marangon (ma chi doveva seguirlo, quando lasciava Causio per partire all'attacco?), replicava Causio cercando il «sette» alla sinistra di Galli ma il tiro usciva sul fondo. 
Cabrini al 19' centrava lungo, il portiere vicentino giudicava fuori la sfera che invece accarezzava la traversa senza che nessun bianconero fosse pronto al rimbalzo. Su centro di Causio corretto da Tardelli cercava un difficile aggancio Boninsegna, ma la difesa vicentina liberava alla meglio. Ancora due avanzate del rapido Marangon (prima il suo affondo era stroncato con decisione da Scirea, quindi il lancio per Rossi era appena lungo e Zoff usciva a chiudere) e poi il terzino a forza di insistere andava in gol, alla mezz'ora. Iniziava l'azione Secondini, di forza, che saltava due avversari in dribbling per toccare a destra per Marangon, che an- dava via sin sul fondo, per battere Zoff — il quale badava anche a coprire un eventuale e più logico cross — con una violenta staffilata bassa che si infilava fra le gambe del portiere.  
La reazione della Juventus era veemente ma scoordinata, per lunghi periodi il Vicenza era chiuso nella sua metà campo e si salvava con affanno e fortuna. Al 37' una deviazione di Bettega era ribattuta, una botta di Benetti non era trattenuta da Galli e Causio riceveva al rimbalzo il pallone in viso senza poterlo controllare. Non aveva fortuna un aggancio in mischia di Boninsegna, ed allo scadere del tempo su corner Scirea, che stava colpendo di testa a tre metri dalla porta, era letteralmente tolto dal pallone senza che l'arbitro Reggiani vedesse gli estremi per il rigore. 
I bianconeri insistevano con foga in apertura di ripresa, ed all 8' pareggiavano, con una manovra splendida. Tardelli scambiava con Bettega, il tocco di ritorno era perfetto e «Schizzo», inseritosi nella difesa con scatto rabbioso, toccava con freddezza rasoterra sulla destra di Galli. L'uno a uno non ridava lucidità ai bianconeri, Causio si vedeva ribattere da Galli un bel tiro, Bettega e Rosi erano ammoniti per proteste, Rossi con un contropiede ficcante lanciava un allarme che Scirea non raccoglieva, continuando a gettarsi in avanti a intasare la metà campo avversaria. Trapattoni sostituiva Boninsegna con Fanna cercando l'attacco manovrato, Fabbri rispondeva mandando in campo Briaschi — più punta che centrocampista — al posto dell'esausto Rosi. 
A nove minuti dalla fine, il dramma. Cerilli in scivolata bloccava un lento fraseggio degli avversari, toccava per Salvi che vedeva Rossi davanti e lo «pescava» con un lancio preciso alle spalle di Cuccureddu. Scirea sembrava chiudere il centravanti ma aveva una indecisione, il terzino tentava un recupero disperato, ma Rossi confermava tutta la sua classe. Anticipava Cuccureddu e tagliava fuori Zoff con un rasoterra da destra a sinistra che si infilava in rete. Ancora un rischio per parte, ma soprattutto impietosi fischi per gli sconfitti. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 15 gennaio 1979





juventus

juve

juve

juve

II Vicenza si ripete al "Comunale" torinese vent'anni dopo: l'ultimo successo dei biancorossi sulla Juve risale, infatti, al 30 novembre 1958 quando finì 2-3 con gol di Charles, Agnoletto, Boniperti, Menti IV e Sergio Campana. Domenica, invece, l'ouverture è stata dei vicentini: scendono in tandem i terzini di Fabbri, Scirea viene saltato e Marangon supera Zoff con un tiro a fil di palo.

juve

All'8' della ripresa Tardelli pareggia poi al 36' il lancio di Salvi per il gol-vittoria realizzato da Rossi

juventus

vicenza

juve

juve

juve

juve

juve
 
Pablito Rossi e G.B.Fabbri

juve

Renato Falloppa contro Franco Causio


juventus

vicenza




mercoledì 28 maggio 2025

28 Maggio 1972: Juventus - Vicenza

É il 28 Maggio 1972 e Juventus e Vicenza si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1971-72 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus ,con questi due punti, vince il suo Quattordicesimo Scudetto dopo una battaglia senza esclusioni di colpi con Milan e Torino

Dall'altra parte c'é il Vicenza che vince il suo 'scudetto personale' - cioé una insperata permanenza in Serie A.

Alla fine di questo Campionato la classifica si legge così :
Prima e Campione d'Italia : Juventus Punti 43
Seconda/Terza : Milan e Torino Punti 42

Buona Visione!



juventus




Stagione 1971-1972 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 28 maggio 1972 ore 17:00 
JUVENTUS-VICENZA 2-0
MARCATORI: Haller 26, Spinosi 30

JUVENTUS: Piloni, Spinosi, Longobucco, Marchetti G., Morini, (c) Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello F., Haller (Novellini 83)
A disposizione: Carmignani
Allenatore: Cestmir Vycpalek

VICENZA: Bardin, Stanzial, Poli, Fontana, Volpato, Calosi, Damiani, Cinesinho, Maraschi, Faloppa, Ciccolo
A disposizione: Anzolin, Berti
Allenatore: Umberto Menti

ARBITRO: Monti



Anche Boniperti sotto la doccia
Le lacrime di Bettega 
Salvadore: "Il più bello dei miei quattro scudetti"
Haller: "Pagherei tre volte la multa di Wolverhampton per ripetere questa festa"

Beltega piange, volano tappi di champagne che scorre a fiumi, non soltanto nei bicchieri, Spinosi suggerisce a gran voce di infilare Boniperti sotto la doccia. Il presidente accetta, ebbro di felicità, e poi debbono portarlo via a viva forza altrimenti rischia di annegare. La stessa sorte tocca a La Neve, a Furino che ha seguito la partita in tribuna stampa. Abbracci, baci, strette di mano, congratulazioni, negli spogilatoi della Juventus si festeggia il quattordicesimo scudetto, il sesto di Boniperti, il quarto di Salvadore, il secondo di Haller, il primo di tutti gli altri.
Roberto Bettega che nel corso della festa piange fa tenerezza, ma è il simbolo di una stagione sofferta, di uno scudetto strappato con i denti. E' stato Boniperti ad insistere perché Roberto venisse a Torino per l'ultima partita. 
"La mia resistenza è stata debole," spiega Roberto, temevo la confusione e le emozioni. Pero il presidente ha insistito e ho accettato". 
Bettega è arrivato alla stadio poco prima dell'intervallo, ha preso posto in tribuna d'onore ma è stato subito notato e così ha riassaporato il gusto degli applausi, dopo quattro mesi di assenza dal campo torinese. S'e messo a piangere quando Monti ha fischiato la fine, continuando a piangere negil spogliatoi mentre compagni lo abbracciavano, Lo ritroviamo un po ingrassato, ma quella sua pancetta con i primi allenamenti, nel prossimo agosto, sparira'.
"Sono stati magnifici" 
dice Bettega riferendosi ai compagni di squadra, "è uno scudetto che hanno meritato perché voluto, contro la sfortuna ei momenti più difficili."
Perché plangi? Gli chiedono. 
"Non lo so, " risponde Roberto, "non so se per la gioia oppure per la tristezza, perché in campo non c'ero e non sono come loro, cioé come i miei compagni."
La maglia numero 11 è sempre sua.
"Si, ma vedo che Haller la porta bene, sono felice per Helmut, è sempre un grande giocatore."
Boniperti, che ha deposto i suoi vestiti fradici per cambiarli con altri, chiama i giocatori in disparte, proprio nei pressi della doccia. La porta si chiude al giornalisti e fotografi per qualche minuto. Anche Bettega, ovviamente, partecipa al discorsetto del presidente che, ci riferiranno più tardi, dice pressapoco: 
"Vi ringrazio, siete stati magnifici, non ho parole, anzi ho sonno perché la notte scorsa non sono riuscito a chiudere occhio, ma non credo di essere stato l'unico! Complimenti, però dobbiamo andare avanti. C'è la Coppa Italia, ci sará, un altro campionato, la Coppa dei Campioni. Insomma prendiamolo come un esaltante punto di partenza ma non di arrivo."
I giocatori escono levando negli spogliatoi un grido corale, quello che a volte avvertivano dagli spalti nei momenti più difficili della loro stagione e che ora lo ripropongono come una rivincita: 
"góba, góba, góba!"
Capello nell'entusiasmo riesce a concentrarsi uncora per un momento sulla vittoria con il Vicenza: 
"Nei primi venti minuti siamo andati vicini al gol quattro volte. Io, subito ho colpito la traversa, Anastasi pensava fosse già gol ed ha tentennato un attimo prima di interventre, così l'azione é sfumata sul fondo fino al 2-0 non ci siamo sentiti sicuri dice Spinosi, autore del raddoppio. 
Morini mi ha detto: vai avanti che segni. Missione compiuta, l'ultimo gol l'avevo fatto in Coppa Italia a Marassi. Sono felice da impazzire."
Causio: 
"Dedico questo scudetto a mio figlio che sta per nascere. Ma lo dedico anche a Picchi che non abbiamo mai dimenticato, al signor Vycpalek, al presidente, ai nostri tifosi. L'abbiamo strappato con i denti, soffrendolo fino all'ultimo, però al di là dei valori, ce to siamo meritato perché la nostra forza consiste nell'umiltà e siamo tutti uniti. Se qualche volta in campo ci siamo lasciati andare a qualche gesto di insofferenza non è stato per mancanza di reciproco rispetto ma perché la tensione accumulata in tante partite ci aveva resi nervosi. Debbo fare i complimenti al Torino. Bravi cugini granata, fortissimi." 
Morini: 
"Scudetto sudato, a metà campionato l'avevamo in mano poi la concorrenza e la sfortuna l'hanno messo in pericolo. Abbiamo dimostrato che siamo maturi, abbiamo vinto contro tutti e anche contro chi non si è limitato ad attaccarci sul campo."
Anastasi riceve i complimenti di Pino Caruso, il noto comico siciliano, a Torino per girare un film. 
Pietro gli dice: 
"Il primo scudetto dei siciliani miei, di Furino, di Vycpalek, suo anche. Speravo di segnare un gol nell'ultima partita ma non importa, abbiamo vinto. Dedico questo scudetto a mia moglie perché lo scorso anno quando non andavo bene mi ha aiutato. E lo dedico anche agli sportivi che mi applaudivano persino quando giocavo male. Sono felice che non avete un'idea. Questa è anche la risposta a certa gente che non credeva in noi e che non ha perso occasione per criticarci."
Haller subito chiede tempo:
"Devo prendere fiato e poi ho il cuore che batte troppp forte, per l'emozione," spiega. Qualche minuto dopo mentre beve un bicchiere di champagne gli dicono: 
Questo, costa di meno rispetto a quello di Wolverhampton
"Si, risponde, ho pagato due milioni di multa, ma pur di vincere un altro scudetto sarei disposto a pagarne tre di queste multe. A Wolverhampton avevo sbagliato, però in seguito ho cercato di dimostrare, che pur con trentatre anni sulle spalle conto ancora qualcosa. Anzi mi sento come se ne avessi ventotto. Dedico questo scudetto al presidente, ai dirigenti, a Vycpalek, ma in particolare a Picchi che mi ha insegnato ad essere uomo e non soltanto giocatore in campo. Peccato che per lui questo titolo sia arrivato troppo tardi, l'abbiamo vinto due volte, per il gioco e contro la afortuna. Tutte queste sofferenze serviranno ai nostri giovani per maturare ancora più in fretta. Spesso in mezzo a loro io divento bambino ma è importante che mi credano quando chiedo che giochassimo la palla di prima."
E emozionato anche capitan Salvadore. 
Spiega: 
"Dei quattro che ho vinto questo è il piú bello perché é piú sofferto. L'abbiamo vinto perché siamo stati sempre tutti molto amici tra noi. E sempre eccitante sentirsi campioni d'Italia. Che pubblico, però, per tutto l'anno. Gli dobbiamo non poco ".
Gli spogilatoi a poco a poco si vuotano. Restano negli angoli bottigile vuote di champagne. Bettega è fra gli ultimi ad andarsene. 
"Non vedevo gli spogliatoi da quattro mesi," dice "aprevo proprio voglia di cambiarmi e giocare una partita." 
Se ne va con gli occhi ancora lucidi mentre la Festa prosegue fuori, in una città che per qualche ora ricorda Rio de Janeiro, quando il carnevale impazza e la gente balla e beve per la strada, bloccando il traffico. 
Salutiamo Marchetti: 
"Piacere," dice "Giampiero Marchetti, campione d'Italia. Fa un bel l'effetto, non le sembra?

Franco Costa





juventus

vicenza

juventus

vicenza

juve

juve
juve