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mercoledì 30 aprile 2025

30 Aprile 1989: Sampdoria - Juventus

É il 30 Aprile 1989 e Sampdoria Juventus si sfidano nella nona giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Luigi Ferraris - Marassi' di Genoa.

É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le RoiMichel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è una Samp che disputa un'altra stagione ad alti livelli. Non solo conclude le proprie fatiche in quinta posizione ma riesce addirittura a vincere la Coppa Italia

Buona Visione! 




sampdoria




Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 9 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
domenica 30 aprile 1989 ore 16:00 
SAMPDORIA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Mancini 20, De Agostini rigore 68, Galia 86

SAMPDORIA: Pagliuca, Pellegrini S. (Pradella 68), Carboni, Pari, Lanna, Pellegrini L., Victor Munoz, Cerezo (Salsano 56), Bonomi, Mancini, Dossena
A disposizione: Marcon, Chiesa, Vialli
Allenatore: Vujadin Boskov

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bruno P., (c) Tricella, Marocchi, Rui Barros (Magrin 88), Buso, Zavarov, Mauro
A disposizione: Bodini, Favero, Altobelli
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Sguizzato





Contro la Juve terza sconfitta consecutiva dei blucerchiati a Marassi 
La Samp rifà il trucco alla Signora 
Nel primo tempo il gol di Mancini illude i liguri 
Poi la rimonta bianconera: rigore di De Agostini e rete di Galia a quattro minuti dalla fine 
Boskov toglie Cerezo, Zoff ringrazia e ordina l'operazione sorpasso 

GENOVA — Va bene la coppa non proprio immediata ma imminente, va bene la scarsa considerazione in cui viene tenuta la Juventus, ma scelte tecniche come quelle di Boskov farebbero pensare a un harakiri programmato. Non cominciate a pensare al calcio scommesse, ma semplicemente alla follia proverbiale di Vujadin Boskov. Una Samp che rendeva agli avversari tre titolari del valore di Mannini, Vierchowod e Vialli, veniva privata a ripresa da poco iniziata di Toninho Cerezo per genialità del tecnico. Saltava il centrocampo blucerchiato che aveva retto fino a quel momento il peso intero della partita. La Juventus osava un poco di più, ma lo zingaro non se ne dava per inteso e commetteva il secondo errore della giornata. 

Stefano Pellegrini si procurava uno stiramento alla coscia (61') nel rimediare a un buco centrale, lasciato spalancato da Luca, fratello più celebre ma meno bravo. Il medico chiedeva la sostituzione, ma Boskov duro come un macigno decideva dalla panchina che un buon massaggio rimediava a tutto. Di li a sei minuti Pellegrini junior si trovava a dover nuovamente chiudere una voragine, non un buco, ed era costretto a buttarsi addosso a Zavarov per impedirgli l'entrata solitaria in area. Era l'inizio della fine per la Samp e il resto, la vittoria, era merito della Juventus modesta magari, ma tenace come di rado era stata negli anni passati, più o meno con gli stessi uomini. 

E fra tante critiche adesso è quarta. Come avrete capito una partita strana, un primo tempo in cui la Sampdoria ha dominato malgrado le assenze, con appendice fino all'uscita di Cerezo. Poi una Juventus che si ritrova, rimonta e vince con merito pieno e assoluto. Boskov ha riproposto la formazione vincente del secondo tempo col Malines, dando a Dossena il ruolo di punta vera con Mancini d'appoggio. A centrocampo a far da cerniera c'erano Victor, Cerezo, Bonomi e quello Stefano Pellegrini che controllava Zavarov con sufficienza, per essere lui stesso sempre protagonista in fase di appoggio. Errore non veniale sacrificare Pari con consegne precise su un Rui Barros non irresistibile, e comunque utilizzare Carboni, privo di avversario diretto e decisamente privo di qualità. 

Zoff opponeva i suoi secondo lo schema consueto e un po' obbligato dalla presenza di Zavarov, fuoriclasse soltanto in patria. Unica punta, spuntatina assai il ragazzo Buso, annullato dal ragazzo avversario Lanna. Poi in linea portoghese e lusso, con Mauro disperato nel non trovarli mai una volta liberi. Teoricamente da dietro avrebbero dovuto appoggiare gli uomini sulle fasce, ma mentre De Agostini sarebbe venuto fuori alla distanza appena Bonomi avesse finito di spingere in avanti come un dannato, Napoli è rimasto timoroso in zona. Blucerchiati ben padroni del campo quindi, con Dossena in giornata di vena capace di difender palla e subito dopo inventare l'apertura migliore, e con Mancini pronto al dialogo su fondamentali calcistici perfetti e intuizioni di classe. C'era da aver paura di questa Samp vibrante e vitale e il gol che ha dettato il tema della partita per più di due terzi dell'incontro è venuto proprio dall'eccesso di paura. Napoli si è fatto rubar palla, nell'affanno di appoggiare a un compagno, e l'unica buona giocata di Carboni ha trovato in Dossena l'ideale prosecutore. Controllo con le spalle voltate alla porta e assist a filtrare per Mancini: mezza girata e palla imprendibile sul secondo palo. 

I palloni dalle parti di Pagliuca arrivavano di rado. Sbagliava Galia (26') su un inserimento splendido, ma dall'altra parte ì doriani fallivano la consueta serie di palle gol. Clamorosa quella di Cerezo (55') che non riusciva a deviare un rasoterra assassino di Dossena passato a due metri dalla porta, mentre era Tacconi un minuto dopo a toccare con la punta delle dita l'ultimo tocco proprio di Dossena. Era proprio l'ultimo tocco doriano perché a questo punto cominciava lo show di Boskov. Zavarov (67') guadagnava il gettone facendosi atterrare dal mezzo Stefano Pellegrini rimasto in campo: De Agostini trasformava un minuto dopo, a soccorsi avvenuti, con Pagliuca in ritardo di una frazione dì secondo. Poi nell'affanno generale ecco Galia (86") tentare il secondo affondo: lo pescava Tricella e lui non perdonava.

Giorgio Viglino




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