È il 30 aprile 1989 e Sampdoria e Juventus si sfidano nella nona giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio Luigi Ferraris - Marassi di Genova.
È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro.
Dall'altra parte c'è una Samp che disputa un'altra stagione ad alti livelli. Non solo conclude le proprie fatiche in quinta posizione ma riesce addirittura a vincere la Coppa Italia.
Buona Visione!
Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 9 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
domenica 30 aprile 1989 ore 16:00
SAMPDORIA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Mancini 20, De Agostini rigore 68, Galia 86
SAMPDORIA: Pagliuca, Pellegrini S. (Pradella 68), Carboni, Pari, Lanna, Pellegrini L., Víctor Muñoz, Cerezo (Salsano 56), Bonomi, Mancini, Dossena
A disposizione: Marcon, Chiesa, Vialli
Allenatore: Vujadin Boskov
JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bruno P., (c) Tricella, Marocchi, Rui Barros (Magrin 88), Buso, Zavarov, Mauro
A disposizione: Bodini, Favero, Altobelli
Allenatore: Dino Zoff
ARBITRO: Sguizzato
Contro la Juve terza sconfitta consecutiva dei blucerchiati a MarassiLa Samp rifà il trucco alla SignoraNel primo tempo il gol di Mancini illude i liguriPoi la rimonta bianconera: rigore di De Agostini e rete di Galia a quattro minuti dalla fineBoskov toglie Cerezo, Zoff ringrazia e ordina l'operazione sorpassoGENOVA — Va bene la coppa non proprio immediata ma imminente, va bene la scarsa considerazione in cui viene tenuta la Juventus, ma scelte tecniche come quelle di Boskov farebbero pensare a un harakiri programmato. Non cominciate a pensare al calcio scommesse, ma semplicemente alla follia proverbiale di Vujadin Boskov. Una Samp che rendeva agli avversari tre titolari del valore di Mannini, Vierchowod e Vialli, veniva privata a ripresa da poco iniziata di Toninho Cerezo per genialità del tecnico. Saltava il centrocampo blucerchiato che aveva retto fino a quel momento il peso intero della partita. La Juventus osava un poco di più, ma lo zingaro non se ne dava per inteso e commetteva il secondo errore della giornata.Stefano Pellegrini si procurava uno stiramento alla coscia (61') nel rimediare a un buco centrale, lasciato spalancato da Luca, fratello più celebre ma meno bravo. Il medico chiedeva la sostituzione, ma Boskov duro come un macigno decideva dalla panchina che un buon massaggio rimediava a tutto. Di lì a sei minuti Pellegrini junior si trovava a dover nuovamente chiudere una voragine, non un buco, ed era costretto a buttarsi addosso a Zavarov per impedirgli l'entrata solitaria in area. Era l'inizio della fine per la Samp e il resto, la vittoria, era merito della Juventus modesta magari, ma tenace come di rado era stata negli anni passati, più o meno con gli stessi uomini.E fra tante critiche adesso è quarta. Come avrete capito, una partita strana, un primo tempo in cui la Sampdoria ha dominato malgrado le assenze, con appendice fino all'uscita di Cerezo. Poi una Juventus che si ritrova, rimonta e vince con merito pieno e assoluto. Boskov ha riproposto la formazione vincente del secondo tempo col Malines, dando a Dossena il ruolo di punta vera con Mancini d'appoggio. A centrocampo a far da cerniera c'erano Victor, Cerezo, Bonomi e quello Stefano Pellegrini che controllava Zavarov con sufficienza, per essere lui stesso sempre protagonista in fase di appoggio. Errore non veniale sacrificare Pari con consegne precise su un Rui Barros non irresistibile, e comunque utilizzare Carboni, privo di avversario diretto e decisamente privo di qualità.Zoff opponeva i suoi secondo lo schema consueto e un po' obbligato dalla presenza di Zavarov, fuoriclasse soltanto in patria. Unica punta, spuntatina assai il ragazzo Buso, annullato dal ragazzo avversario Lanna. Poi in linea portoghese e lusso, con Mauro disperato nel non trovarli mai una volta liberi. Teoricamente da dietro avrebbero dovuto appoggiare gli uomini sulle fasce, ma mentre De Agostini sarebbe venuto fuori alla distanza appena Bonomi avesse finito di spingere in avanti come un dannato, Napoli è rimasto timoroso in zona. Blucerchiati ben padroni del campo quindi, con Dossena in giornata di vena capace di difendere palla e subito dopo inventare l'apertura migliore, e con Mancini pronto al dialogo su fondamentali calcistici perfetti e intuizioni di classe. C'era da aver paura di questa Samp vibrante e vitale e il gol che ha dettato il tema della partita per più di due terzi dell'incontro è venuto proprio dall'eccesso di paura. Napoli si è fatto rubar palla, nell'affanno di appoggiare un compagno, e l'unica buona giocata di Carboni ha trovato in Dossena l'ideale prosecutore. Controllo con le spalle voltate alla porta e assist a filtrare per Mancini: mezza girata e palla imprendibile sul secondo palo.I palloni dalle parti di Pagliuca arrivavano di rado. Sbagliava Galia (26') su un inserimento splendido, ma dall'altra parte ì doriani fallivano la consueta serie di palle gol. Clamorosa quella di Cerezo (55') che non riusciva a deviare un rasoterra assassino di Dossena passato a due metri dalla porta, mentre era Tacconi un minuto dopo a toccare con la punta delle dita l'ultimo tocco proprio di Dossena. Era proprio l'ultimo tocco doriano perché a questo punto cominciava lo show di Boskov. Zavarov (67') guadagnava il gettone facendosi atterrare dal mezzo Stefano Pellegrini rimasto in campo: De Agostini trasformava un minuto dopo, a soccorsi avvenuti, con Pagliuca in ritardo di una frazione di secondo. Poi nell'affanno generale ecco Galia (86) tentare il secondo affondo: lo pescava Tricella e lui non perdonava.Giorgio Viglinotratto da: La Stampa 1 maggio 1989
AGNELLI, IL SUO PUPILLO E LO SCUDETTO JUVE
SOGNI MANCINI
Ci sono il titolo (ma solo nel '92) e il fuoriclasse della Samp nel futuro di Madama. Lo ha detto l'Avvocato, ridimensionando i russiSogni proibiti e tiri Mancini. Ma si può rovesciare: tiri proibiti e sogni Mancini. L'avvocato Agnelli piomba in tribuna a Genova (proverbio aggiornato: l'occhio del padrone ingrassa la zebra) e subito il suo antico pupillo l'onora con un gol d'autore, di quelli che cava dal cassetto con accurata parsimonia. È un gol che fa sanguinare il cuore bianconero, ma crudelmente solletica la vocazione al talento. L'Avvocato è sensibile al talento come nessuno, e nessuno, fra i nostri calciatori, ha il talento sovente inespresso, soffocato, contorto, ma indubitabile di Roberto Mancini. Per questo il feeling ha radici antiche. Ma Roberto parla anche al cuore di Paolo Mantovani, uno che non deve chiedere (mai!) e che può consentirsi lo sfizio di dire no con un sorriso, ovviamente, al signor Fiat. Amore contrastato e difficile; ma amore. Nascosto con elegantissima perifrasi
(«Ho applaudito Mancini, ha segnato davvero un gran bel gol»).
L'Avvocato, che è reduce dall'aver deliziato gli studenti della Sorbona, cui ha parlato con uguale e sbalorditiva competenza delle prospettive dell'economia europea e del destro magico di Michel Platini, tiene banco anche a Genova. Sistema Zavarov
(«chi l'ha detto che alla Juve non si rischi il posto? Solo gli impiegati dello Stato il posto non lo perdono mai»)
ridimensiona il progetto bonipertiano su Luca Pellegrini
(«è stato bravo e meno bravo. Si è presentato con un fallo abbastanza ridicolo»);
allunga un'altra stilettata al suo presidente
(«mі avevano detto che Vialli non era da Juve, ma ancora nessuno mi spiega il perché»);
porge una consolatoria carezza a Dino Zoff
(«è tale quale al passato: serio, conosce il calcio e gli uomini, deve poter lavorare a medio e lungo termine»).
Certo, deve essere una noia questa Juventus applicata e proletaria, per un raffinato degustatore di squisitezze estrose come l'Avvocato. E infatti le ha subito allungato i termini di guarigione. Aveva detto che sarebbe tornata grande nel Novanta, dopo averla vista all'opera, si è concesso un aggiustamento di tiro:
«Tutto lascia prevedere che si dovrà attendere il Novantadue. La Juve non è squadra di solisti (si può immaginare un sospiro, in sottofondo, ndr) né di combinazioni. È una squadra in lenta formazione».
Non è mai stato uno specialista nelle attese, quello che voleva ha cercato di prenderselo subito e quasi sempre ci è riuscito. Ma per Mancini, forse, farà un'eccezione.
La Juve che torna a vincere nel Novantadue, quando cadono le barriere con l'Europa. Il tempo giusto concesso alla Sampdoria per sbarcarsi come tutti le auguriamo con le Coppe e dar via libera al suo gioiello. Un disegno fantastico? Forse meno di quanto sembri. Mancini, dopo aver compitamente ringraziato per i complimenti, ha lanciato il messaggio:
«Una Thema Ferrari 4x4 potrebbe commuovermi».
Come dire, ci vuole proprio qualcosa di speciale, un prototipo (per ora inesistente) confezionato su misura. Mancini a Genova ci sta da nababbo, ma chissà che non lo solletichi l'idea di uscire dall'ombra di Vialli, gemello protettivo, affettuoso, ma anche un tantino scomodo e ingombrante. Alla Juve la via russa è sempre battuta con attenzione, ma forse Zavarov ha raffreddato gli entusiasmi, e non soltanto per l'impossibilità di invitarlo a cena, per difficoltà di lingua e congenita timidezza. L'Avvocato si è fatto un'idea.
«Ho visto Urss-Germania Est, in TV, e Zavarov ha giocato meglio di Mikhailichenko».
La seconda affermazione è conseguente:
«Dovessi prendere un altro russo, sceglierei Protasov e non Mikhailichenko».
La terza illuminante:
«È difficile esser sicuri di poter risolvere i problemi della Juventus, non sono convinto che possano riuscirci i russi, certo possono migliorare la situazione».
Tramontato il miracolo che viene dall'Est, forse si spiega anche così il ritorno di fiamma. Ci sono lo scudetto e Mancini nel futuro:prossimo o remoto, questo è il problema.
Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1989 n.18
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