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martedì 7 aprile 2026

7 Aprile 2002: Perugia - Juventus

È il 7 aprile 2002 e Perugia Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Renato Curi' di Perugia.

È una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata un po' in sordina, adesso i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto è Storia! Dall'altra parte c'è il Perugia che agguanta un bellissimo ottavo posto e si procura un biglietto per l'Europa.

Buona Visione!


Perugia


Campionato di Serie A 2001-2002 - 13 ritorno
Perugia - Stadio Renato Curi
Domenica 7 aprile 2002 ore 15.00
PERUGIA-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Trezeguet 9, Del Piero rigore 45+1, Zenoni 57, Del Piero 62

PERUGIA: Cordoba, Sogliano (Soncin 46), Rezaei, Milanese, Zè Maria, Tedesco, O'Neill (Gatti 64), Baiocco, Blasi, Bazzani, Vryzas (Ahn 77)
Allenatore : Serse Cosmi

JUVENTUS: Buffon, Thuram (Birindelli 74), Ferrara C., Montero, Pessotto, Zenoni, Davids, Zambrotta, Nedved (Maresca 64 - Tacchinardi 67), Trezeguet, Del Piero
Allenatore : Marcello Lippi

ARBITRO: Gabriele





UN ALTALENA DI EMOZIONI DA TRE CAMPI: COSÌ SI SONO RIAPERTI I GIOCHI NELLA CORSA AL TITOLO
VOLATA SCUDETO: IMPRESE DELL'ATALANTA, CHE VINCE A SAN SIRO, E DEL VENEZIA GIÀ RETROCESSO CHE SFODERA ORGOGLIO E METTE PAURA Al GIALLOROSSI 
Dopo il ko dell'Inter la Juve di riprova 
Collina salva la Roma 
Grande prova e quattro gol dei bianconeri a Perugia, mentre Vieri non basta ai nerazzurri.
Solo due rigori nel finale rianimano Capello 

FERMI tutti. Dopo il Feyenoord, anche l'Atalanta mortifica l'Inter a San Siro. Collina rianima la Roma a Venezia, due rigori in tre minuti. La Juventus, data per dispersa, risorge a Perugia e rientra a pieno titolo nella bagarre-scudetto. Classifica: Inter 62, Roma 60, Juve 59. 

Doveva essere una normale domenica di transito: sulla sfida tra il Venezia retrocesso e la Roma campione non si accettavano addirittura scommesse, a conferma di quanto la Snai, a differenza delle agenzie inglesi, sia pavida e inattendibile. È successo il finimondo. A cominciare dal «Meazza». Delle quattro sconfitte a bilancio, tre l'Inter le ha subite in casa. Nel derby, con il Chievo e al cospetto di un'Atalanta che, come la squadra di Cuper, offre il meglio in trasferta. I miracolosi tuoni che Taibi e l'immancabile, lampo di Vieri non bastano, da soli, a mascherare un deficit di manovra già emerso a Firenze e, in parte, giovedì sera in Coppa Uefa. Approccio macchinoso, difesa a tre (?), cambi cervellotici e Recoba fuori registro come spesso gli capita all'indomani di un paio di partite azzeccate. È entrato Kallon, non Ronaldo: una scelta, immagino, dettata dalle contingenze atletiche. 

Inter poco lucida e sprecona; con l'aggravante, rispetto alla parentesi europea, di aver schierato la formazione tipo. E prima del Brescia, ci sarà di nuovo Feyenoord, a Rotterdam: un dettaglio da non trascurare. Cuper continua a battere il tasto della tranquillità: e il gioco? Atalanta e Venezia ribadiscono la scorza dura del nostro campionato. Una Roma svagata e rabberciata, orfana com'era di Totti e Samuel, rischia l'osso del collo in laguna. Sotto di due gol (Maniero, De Franceschi), riemerge nel finale grazie ai guizzi di Collina e alla mira di Montella. Se il primo rigore ci può stare (Bilica frana addosso a Batistuta), il secondo, visto e rivisto, proprio non c'è: Cassano «cerca» Marasco, e non viceversa. Fuoco alle polveri. 

Moratti da San Siro: 

«Sono successe cose strane». 

Moggi da Perugia: 

«Se fosse capitato alla Juve, ci avrebbero costruito su una settimana di trasmissioni». 

Capello da Venezia: 

«Collina è il miglior arbitro del mondo, come poteva confondersi?». 

E dal momento che l'anticipo di sabato fra Toro e Bologna era finito in farsa, con il labiale di Galante troppo malizioso per non giustificare almeno un'inchiesta, prepariamoci a un epilogo di stagione avvelenato come nelle nostre peggiori tradizioni. Torte vere o presunte, favori, ingiustizie: posto che nessuno può scagliare la prima pietra, sarebbe ora che ci dessimo una regolata. Sulla carta, l'avversario più tosto l'aveva la Juve. Alludo a quel Perugia che, al Curi, non perdeva dal 13 gennaio (2-0 con l'Inter) e si era aggiudicato quattro delle ultime cinque partite. L'Arcangelo Gabriele non ha inciso, a differenza dell'Arcangelo Collina. Gli si può addebitare, esclusivamente, la frettolosa espulsione di Cosmi. In cuor suo Sensi era terrorizzato dalla designazione dell'imberbe «notaio» di Frosinone, ignaro del piano Marshall che gli stava organizzando il Principe dei fischietti. Un punto in due gare, Lippi in pericolo, l'organico a pezzi: era questa la zavorra che si trascinava la Juve. La risposta non poteva essere più squillante. Il ventesimo sigillo di Trezeguet, una doppietta di Del Piero, a secco dal 16 febbraio, la splendida acrobazia di Cristiano Zenoni. Uniche note negative, la sciocca ammonizione di Nedved (niente Milan), il serio infortunio a Maresca e il censurabile minuetto che Buffon ha intrattenuto con i volgari balilla della curva. 

Il Perugia lamentava le squalifiche di Di Loreto e Grosso. Ha sfiorato l'1-1 e poi si è consegnato al superiore tasso tecnico degli avversari. Apprezzabile il contributo di Davids riciclato al centro. Prezioso il rientro di Montero. Rifiorito lo smalto atletico. Quattro giornate al termine, dodici punti in palio, tre dalla vetta: provarci non è più un miraggio, resta un dovere. 

Roberto Beccantini
tratto da: La Stampa 8 aprile 2002






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La Stampa 8 aprile 2002

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La Stampa 8 aprile 2002

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La Stampa 8 aprile 2002

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La Stampa 8 aprile 2002

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mercoledì 21 gennaio 2026

21 Gennaio 2001: Perugia - Juventus

É il 21 Gennaio 2001 Perugia e Juventus si sfidano nella quindicesima giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2000-01 allo Stadio 'Renato Curi' di Perugia.

La Juventus guidata in panchina da Carlo Ancelotti sta sfidando la Roma di Fabio Capello per la conquista dello Scudetto. Alla fine però sará solo un amarissimo secondo posto per i bianconeri. 

Dall'altra parte c'é un Perugia che vive una stagione tranquilla e finisce la propria corsa a metá classifica.

Buona Visione!

 


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Stagione 2000-2001 - Campionato di Serie A - 15 andata
Perugia - Stadio Renato Curi
Domenica 21 gennaio 2001 ore 15:00
PERUGIA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Inzaghi 59

PERUGIA (3-4-1-2): Mazzantini, Rivalta (Tarana 83), Materazzi, Di Loreto, Zè Maria, Blasi, Paris, Pieri, Ahn, Vryzas, Saudati
A disposizione: Tardioli, Hilario, Milanese, Sogliano, Tatti, Goretti
Allenatore: Serse Cosmi

JUVENTUS (4-3-1-2): Van der Sar, Birindelli (Paramatti 65), Iuliano, Montero, Pessotto G., Zambrotta, Tacchinardi, Davids, Zidane, Inzaghi (Kovacevic 86), Trezeguet (Conte A. 75)
A disposizione: Carini, Ferrara C., O'Neill, Del Piero
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: Collina
AMMONIZIONI: Montero, Zambrotta (Juventus); Blasi, Tarana (Perugia)




LE PAGELLE 
Zidane, Ia mente e l' anima 
Mazzantini e Van der Sar, una sfida di giganti 

PERUGIA 

MAZZANTINI 8. Fortiere barocco, aggiunge funambolismo alla parata. Salva 3 gol sicuri nel pt. 
RIVALTA 6,5. Preciso e pulito 
(38'st Tarano sv). 
MATERAZZI 6,5. E' il più sicuro tra i difensori, finché Zidane non lo azzoppa. 
DI LORETO 6,5. Ci mette forza e attenzione, positivo. 
ZE MARIA 5. Buon avvio. Poi pasticcia alla brasiliana, dribbla fino a perdere palla, rallenta l'azione e nella ripresa scompare. Eppure era il più esperto. 
SIASI 6. A vent'anni è molto non farsi travolgere. Perde la palla che lancia la Juve in gol 
PARIS 5,5. Argentino preso dal Newell's Old Boy: per il passo lento su Zidane ci pare soltanto «old», pericolosamente vecchio 
PIERI 5. Cenerentola al ballo del principe fa tappezzeria. Il salto dal Grosseto a Madama è una favola: l'emozione frena la corsa ed evidenzia i limiti tecnici. 
AHN 6,5. Il coreano per ora non è Nakata, tuttavia entra in tutte le azioni più pericolose. 
VRYZAS 6. Meglio nei rientri che sotto porta, dove sbaglia un gol facile di testa. 
SAUDATI 5,5. Grandi potenzialità espresse al risparmio, con due azioni nel pt e il vuoto nel st. 
COSMI 6. Ha coraggio nel rattoppar la squadra evirata del centrocampo. Non fiuta il calo nel st e non interviene come dovrebbe. 

JUVENTUS 

VAN DER SAR 7,5. Molte conclusioni gli finiscono addosso però riempie la porta con piazzamento perfetto. Due mesi fa era un pericolo persino quando gli tiravano sulle braccia.
BIRINDELLI 5,5. Pallida figura di fronte al tremebondo Pieri 
( 19' st Paramatti 6: entra sull'1-0 ed è più facile). 
IULIANO 6. La sbandata iniziale lo coinvolge e sbaglia il tempo sulla palla gol di Vryzas. Emerge alla distanza. 
MONTERO 6. Saudati lo salta alla prima occasione e sfiora il gol, Vryzas lo costringe all'ammonizione. Avvio da brivido, al rientro si assesta: anche lo stomaco. 
PESSOTTO 7. La ripresa di impressionante sostanza cancella a prima mezz'ora, quando è dalla sua parte che Ze Maria e Ahn portano i maggior pericoli. 
ZAMBROTTA 6. Il nuovo assetto lo sposta dalla fascia al centro e ne esce il mediano che non è. Si arrangia. 
TACCHINARDI 6,5. Parte dal suo contrasto l'azione del gol, come altre. Buon collante. 
DAVIDS 7. Non ha la devastante continuità di una volta, ma quando parte sul contropiede decisivo è impossibile fermarlo. 
ZIDANE 7,5. Tra le giocate che ne hanno fatto la vera anima juventina, è un peccato che la più decisiva sia stata il fallo che ha messo fuori causa Materazzi. 
TREZEGUET 5. Si ferma alla prima e più clamorosa palla gol, al 32', che sparacchia addosso a Mazzantini 
(30' st Conte sv). 
INZAGHI 7. Nel gol (alla sua maniera, arriva solo davanti al portiere) mantiene freddezza; la bravura la mostra nella girata al 41' su cui vola Mazzantini. Sempre vivo 
(41 ' st Kovacevic sv). 
ANCELOTTI 6,5. Il calcio di oggi è un gioco di corsa e i difetti tattici di cui qualcuno l'accusa nella prima mezz'ora spariscono quando il Perugia cala e la Juve cresce. Non è cambiato niente, se non la voglia. 

L'arbitro COLLINA 8. Una partita difficile in cui non sbaglia niente. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 22 gennaio 2001





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sabato 13 settembre 2025

13 Settembre 1998: Perugia - Juventus

É il 13 Settembre 1998 e Perugia e Juventus si sfidano nella Prima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1998-99 allo Stadio 'Renato Curi' di Perugia.

In casa bianconera sta per avvenire una clamorosa 'rivoluzione'. Il grande Marcello Lippi rassegnerá le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverá il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l'iniziale scettiscimo dei tifosi la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Peró alla fine sará solo un deludentissimo settimo posto che varrá solo l'accesso per l'europa verso la Coppa Intertoto

Dall'altra parte c'é il Perugia che riesce ad evitare la Serie B per un soffio.

Buona Visione!

 

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Campionato di Serie A 1998-1999
1a Giornata del Girone di Andata
Perugia - Stadio Renato Curi
Domenica 13 settembre 1998
PERUGIA-JUVENTUS 3-4
MARCATORI: Davids 23, Tudor 32, Pessotto 45, Nakata 52, Nakata 59, Fonseca 65, Bernardini rigore 88

PERUGIA: Pagotto, Sogliano, Matrecano, Rivas, Sussi, Petrachi (Melli 90+2), Manicone (Bernardini 46), Campolo, Rapajc, Nakata, Tovalieri (Erceg 74)
A disposizione: Docabo, Tangorra, Maspero, Ripa
Allenatore: Ilario Castagner

JUVENTUS: Peruzzi, Birindelli, Tudor, Iuliano (Mirkovic 48), Pessotto, Tacchinardi, Deschamps, Zidane (Fonseca 24), Davids, Inzaghi, Del Piero (Di Livio 67)
A disposizione: Rampulla, Blanchard, Dimas, Pecchia
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Tombolini
Ammoniti: Birindelli, Pessotto, Davids, Mirkovic (J), Sogliano, Sussi, Campolo, Tovalieri (P)

 



Davids guida la carica 
E Tacchinardi e Deschamps lo seguono 

PAGOTTO 5. Decisivo l'errore che manda in vantaggio la Juve. 
SOGLIANO 5,5. Picchia a sproposito. 
MATRECANO 5,5. Sempre fuori posizione sui calci da fermo della Juve, sul gol di Fonseca è abbattuto in area. 
RIVAS 5,5. L'ex interista condivide il giudizio con Matrecano. 
SUSSI 5. Di rara disutilità. 
PETRACHI 6,5. Gioca a destra da ala vera. E la Juve fatica a contenerlo. 
(Dal 47' st Medi sw). 
CAMPOLO 6. Modestuccio, migliora nella ripresa. 
MANICONE 5. Lento e un po' alla frutta. 
(Dal 1' st Bernardini 6. Gioca quando la Juve perde equilibrio: rende più vivace l'azione). 
NAKATA 7,5, Già visto ai Mondiali, dimostra che il talento sboccia ovunque, persino in Giappone. Ha il fiuto del gol e non si esime dal contrasto: molto in piccolo è un Platini. Idolo dei tifosi e degli albergatori: mai visti tanti giapponesi per le strade di Perugia. 
RAPAJC 7,5. Anarchico puro ma che potenza. Le sue strappate sulla fascia sono un incubo per Pessotto nella ripresa. 
TOVALIERI 4,5. Più lucertolina che cobra: sbaglia tutto. 
(Dal 29' st Erceg sw). 


PERUZZI 5. Ha colpe su entrambi i gol di Nakata. Sorprendente. 
BIRINDELLI 5,5. Perde sicurezza quando si piazza al centro. 
TUDOR 6,5. Largheggiamo con un esordiente. Prestazione incoraggiante, in stile S.Siro contro il Milan. Birindelli e Iuliano lo coprono quando serve la velocità, al croato non rimane che sfruttare la potenza e lo fa bene: in attacco poi diventa la torre che la Juve non ha più avuto nel dopo-Vieri. Patisce molto la ripresa, con l'uscita di Iuliano. 
IULIANO 6,5. Finché rimane in campo la Juve ha solo impercettibili sbandate. Con il suo infortunio la difesa frana: e adesso? 
(Dal 2' st Mirkovic 5,5: l'avvio è preoccupante ma è grazie al suo spostamento a sinistra che Lippi argina la falla più evidente nella ripresa, sul 3-2). 
PESSOTTO 5,5. Un gol straordinario da 8 pieno, un primo tempo valido anche a supporto del centrocampo e un secondo da dimenticare in chiave difensiva. I gol perugini nascono dove sta lui, con Nakata e con Rapajc, il suo torturatore, che lo segue quando si sposta a destra, Provoca il rigore sul croato. 
TACCHINARDI 6,5. Un po' incerto se lo piazzano sull'esterno, più incisivo quando l'asse del centrocampo juventino gli permette di accentrarsi. Buona la ripresa. 
DESCHAMPS 7. Tampona meglio di quanto costruisce. Sempre prezioso. 
DAVIDS 7,5. Sul campo dove si spezzò una gamba (in uno scontro con Bucci) torna ai livelli dell'anno scorso: prepotente ma non falloso, tempista e coraggioso. Il gol è più di Pagotto che suo. 
DEL PIERO 5,5. Gli gridano «tossico», grazie a Zeman. Lo picchiano molto, grazie al fatto che è lento e confuso. Non va oltre due calci d'angolo battuti benissimo e trasformati in gol. 
(Dal 21' st Di Livio sv: Lippi lo considera alternativa a sinistra ed è utile a raffreddare il match). 
INZAGHI 6. Tantissimo lavoro, arretra persino a centrocampo. Ma un po' lo servono male, un po' gli manca la lucidità e non è mai pericoloso. 
ZIDANE sv. L'abbattono presto ma in 20' minuti aveva sfiorato due gol, da terza punta. 
(Dal 23'pt Fonseca 7: gira molto al largo però si fionda in area per la deviazione giusta e perde pochi palloni).

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 14 settembre 1998





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venerdì 13 giugno 2025

30 Ottobre 1977: Perugia - Juventus

É il 30 Ottobre 1977 Perugia Juventus si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1977-78 allo 'Stadio Comunale di Pian di Massiano' di Perugia.

É la gara che é rimasta negl'annali della cronaca per la tragica morte sul campo del giocatore del Perugia Renato Curi.

"Nel primo tempo Curi, uno dei migliori in campo per la puntua­lità della gestione della manovra, si infortuna leggermente in uno scontro con Causio. Nella ripresa tuttavia rientra, ma dopo cinque minuti, sotto la pioggia, si acca­scia improvvisamente al suolo. Il gesticolare disperato dei giocato­ri juventini accanto a lui, Benetti, Bettega e Scirea, fa pensare a qualcosa di grave, ma nessuno riesce a comprendere, non essen­dosi visti contrasti di gioco vio­lenti. Arriva la barella, il giocato­re esanime viene portato fuori dal campo. I medici del Perugia gli praticano due iniezioni, il massaggio cardiaco, la respira­zione bocca a bocca: Curi è pao­nazzo, il battito del cuore è incep­pato. Mentre la partita, tra com­pagni e avversari ignari, prose­gue, viene caricato su un’au­toambulanza e portato al Policli­nico di Perugia. Dove tuttavia ar­riva praticamente cadavere: i tentativi di rianimarlo proseguo­no per una quarantina dì minuti, finché, alle 16,30 (in lugubre, perfetta contemporaneità con la fine della partita fischiata dal­l’arbitro Menegali) il giocatore viene dichiarato ufficialmente morto. Una fine terribile per la sua fulmineità."

tratto da: Renato Curi: Morte nel pomeriggio 

Buona Visione!  



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Stagione 1977-1978 - Campionato di Serie A - 6 andata
Perugia - Stadio Comunale di Pian di Massiano
domenica 30 ottobre 1977 ore 14:30 
PERUGIA-JUVENTUS 0-0

PERUGIA: Grassi, Nappi, Dall'Oro, Frosio, Zecchini, Amenta, Bagni, Curi (Matteoni 52), Novellino, Vannini, Speggiorin
A disposizione: Malizia, Scarpa
Allenatore: Ilario Castagner

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, (c) Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti R., Bettega R. 
A disposizione: Marchese, Cabrini, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Menegali




Il dolore di compagni e di avversari negli spogliatoi di Perugia dopo la gara 
"Via, via mi tiro su,, le sue ultime parole Questa la frase mormorata da Curi a Bettega che accorreva
Il commosso ricordo di Vannini ed Agroppi
Il tragico annuncio dall'ospedale allo stadio 

(Dal nostro inviato speciale) 
Perugia, 30 ottobre. 

La partita è finita. Il cielo ha sfogato la sua rabbia e, dopo il diluvio, il sole si apre un varco fra la nuvolaglia. La gente sfolla dallo stadio di Pian di Massiano affondando nel fango e commentando lo zero a zero ma chiedendosi, soprattutto, come sta Renato Curi. La notizia della sua morte sta già circolando ma è ancora nota a pochissime persone. Scendo dalla tribuna e raggiungo gli spogliatoi attraversando il campo, che sembra una risaia: nell'acquitrino spuntano, qua e là, le zolle sconvolte. Superato il tunnel varco la soglia che immette nell'atrio davanti agli stanzoni delle due squadre. Per un puro caso sono l'unico giornalista — insieme ad un collega di una televisione locale — ad essere testimone del dramma che si sta consumando all'interno. Dal policlìnico hanno appena telefonato allo stadio confermando il decesso di Curi e il general manager del Perugia, Silvano Ramaccioni, scoppia in un pianto dirotto. 
«No, non è possibile" 
grida con la voce rotta dai singhiozzi. Lo sorreggono. La porta del camerone bianconero si apre e compaiono il dottor La Neve, il general manager Giuliano, Trapattoni e I giocatori. Hanno saputo e, sconvolti, chiedono particolari, si recano in pellegrinaggio negli spogliatoi perugini. Morini è pallido come un cencio. 
«Ero il più vicino al povero Curi — racconta lo stopper —, stavo seguendo il pallone, finito in fallo laterale, quando ho visto Curi accasciarsi al suolo come fulminato. Non riusciva a respirare, aveva gli occhi rovesciati e ho capito che era grave». 
Un urlo interrompe il dialogo con Morini. E' l'allenatore in seconda Molinari, molto affezionato a Curi, che non regge al dolore e, vittima di una crisi nervosa, si accascia: debbono praticargli una iniezione cardiotonica per calmarlo. La scena è straziante. Mi avvicino al camerino dell'arbitro dove c'è uno dei medici sociali. Il dottor Giorgi, che sta parlando con Menegali e i due guardalinee. Chiedo a Giorgi di diagnosticare la causa del decesso. 
«Posso solo dire che Curi non aveva subito traumi — risponde —. Si tratta di un collasso che sottintende però altre cose». 
Infatti solo l'autopsia, che verrà effettuata domattina dal prof. Severi o dal prof. Boris, potrà accertare le cause del decesso ed eventuali responsabilità dì terzi. Insisto per sapere se a Curi — che aveva subito una botta alla gamba destra da Causio al 38' del primo tempo — durante I quattro minuti in cui era rimasto ai bordi del campo per le cure del caso gli fosse stata praticata una iniezione antidolorifica. Il dottor Giorgi scuote il capo asserendo che non è stato necessario, sia in quel momento che nell'intervallo, praticargli iniezioni e pertanto non si può parlare di choc anafilattico. Fuori c'è ressa. I giornalisti vogliono entrare, ma le porte si aprono soltanto per Sandro Ciotti, che, informato della disgrazia, più tardi, darà la notizia attraverso la radio. C'è sgomento, confusione, dolore: un'atmosfera allucinante. Anche Malizia, il portiere di riserva, perde il controllo, piange e sì dispera. Arrivano due donne, sono le mogli di Amenta e di Ceccarìni. 
"No, no", grida la signora Amenta. Ed aggiunge con un gemito: «Perché ha voluto giocare? Perché?». 
Le portano via. I giocatori cominciano ad uscire alla spicciolata. Ecco Furino. Il capitano della Juventus, quando Curi era crollato sull'erba fradicia, aveva richiamato l'attenzione della panchina del Perugia e dell'arbitro rendendosi immediatamente conto delle condizioni disperate del giocatore biancorosso. 
«Avevo calciato io la palla in fallo laterale — racconta Furino —, poi in attesa che riprendesse il gioco ho visto Curi stramazzare. Ho cercato di rialzarlo, stava ancora facendo del movimenti ma poi l'ho udito rantolare». 
In quel momento, attorno a Curi c'erano diversi juventini, fra i quali Bettega e Gentile. Bettega ha udito Curi dire: 
« Via, via, mi tiro su ». 
E queste sono state le ultime parole del centrocampista perugino. 
« E' un fatto terribile che si commenta da solo — dice Bettega —. Una dolorosa pagina che sconvolge lo sport e l'ambiente del calcio e che deve farci meditare. La gente ovviamente non c' entra in questa disgrazia, ma certe esasperazioni di tifo non si debbono più verificare. Il calcio deve tornare ad essere un gioco ». 
Trapattoni si associa a Bettega: 
« Ci si deve rendere tutti conto che le esasperazioni creano tensione ».
Il clan della Juventus è attonito. C'è Causio che rimpiange di non aver colpito Curi più forte in quel tackle al 38' del primo tempo. Con un fil di voce aggiunge: 
« Cosi non sarebbe tornato in campo e di conseguenza sarebbe ancora vivo ». 
Nell'altro camerone Castagner è sconvolto, ha i lineamenti contratti. Non piange, si tiene tutto dentro, non fa dichiarazioni. Avvicino Novellino e Speggiorin, che stanno appoggiati ad un muro. Novellino ha gli occhi arrossati, lo sguardo fisso nel vuoto, le mani abbandonate lungo i fianchi. E' distrutto dal dolore per la scomparsa di un compagno al quale voleva bene. 
« Era cosi contento di rientrare in squadra, la vita è davvero crudele e per la famiglia di Renato e per noi è una grande sciagura », 
si lascia sfuggire Novellino a bassa voce, come parlando fra sé e sé. Curi era il più piccolo giocatore della serie A e Vannini il più alto: lì chiamavano il braccio e la mente. Entrambi provenivano dal Como e da tre stagioni militavano nel Perugia che con il loro apporto, aveva compiuto la brillante escalation dalla serie B alla massima divisione. Vannini non si dà pace per la scomparsa del compagno, che considerava un fratello. S'aggira nello spogliatoio come un automa. 
"Gli volevamo tutti bene — riesce a dire —. Sua figlia Sabrina era nata il 7 ottobre, come me, e si festeggiava insieme il compleanno. E adesso... ». 
S'interrompe, non riesce a proseguire. Piange, piangono tutti. Si viene a sapere che il presidente D'Attoma è corso al Policlinico a bordo di un'auto della polizia. 
« Incredibile », 
ha detto il massimo dirigente del Perugia al momento di lasciare Pian di Masslano. D'Attoma era allegro prima della partita. Raccontava ai cronisti di aver regalato un portasigarette d'argento a Boniperti durante la cena di sabato sera che era servita a chiarire alcuni equivoci. Scherzava dicendo che aveva chiesto a Boniperti il 10 per cento sulla quota degli ingaggi decurtati ai bianconeri un anno fa grazie alla sconfitta della Juventus sul campo perugino, nell'ultima partita del campionato '75-76 successo propiziato da un gol di Curi. A chi gli chiedeva se era sorto una specie di « gemellaggio » fra le due società, D'Attoma replicava: 
« Sarebbe un onore. Ma non parlate di pace fra noi e la Juventus. Non ce n'era bisogno. L'incontro è servito unicamente per la gente. Come si fa non essere amici di un grande club come quello bianconero ». 
Appariva sicuro che il pubblico si sarebbe comportato bene (e cosi è stato) ed ottimista sull'esito della gara. Non presagiva certo la tragica fine di Curi, una grossa perdita sia sul plano umano sia su quello economico. Gli spogliatoi sì stanno svuotando. Le due squadre lasciano lo stadio dirette all'obitorio del Policlinico, dove intendono rendere un commosso omaggio alla salma di Curi. Ormai è buio. Passa in secondo piano la notizia che, durante il secondo tempo, una voce anonima, attraverso il telefono, aveva annunciato che in tribuna c'era una bomba. Il solito mitomane. In quel momento Curi stava morendo. E adesso lo piange tutta una città. E lo piange anche Aldo Agroppi, che a tarda sera, rientrando da Ferrara, dove ha accompagnato la squadra ragazzi, si reca al Policlinico. 
"Renato viveva per la famiglia — dice Aldo —. Lo ammiravo per la sua semplicità, è una grossa perdita per tutti noi". 

Bruno Bernardi



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Tanto rumore per nulla

DOVEVA essere una bella giornata di sport, dopo la cena della pace tra D'Attoma e Boniperti nella villa da nababbo del dirigente Ciai (caviale, champagne e belle signore, come nei film di Hollywood); è stata invece una giornata di lutto. Boniperti ha rischiato l'infarto quando ha appreso che l'arbitro sarebbe stato Menegali, proprio quello della sconfitta-scudetto del '76, con un gol del povero Curi.
Se non fosse stato per la tragedia, ora la Juventus farebbe festa per il pareggio, del resto ampiamente meritato. A tifare per il Perugia c'era anche Brera. Su "Il Giorno" si è mimetizzato scrivendo:
"Al solito, avevo cercato di prevenire i brutti vizi del mio cuore, che è decisamente vecchio, baccagliando come un qualsiasi spettatore core tifoso. Prendevo anche parte, non dico quale...".
Ma conoscendo il suo pensiero sulla Juventus è facile dedurre che tifava per il Perugia. La Juventus resta comunque un quiz. E il radiocronista-rivelazione Franco Zuccalà ha scritto su "La Sicilia" di Catania, il quotidiano della sua città: 
"Qui non si riesce a capire finalmente se la Juventus è in crisi oppure no. Persino il sommo Brera, quando i bianconeri perdono, è pronto a menare il torrone con la storia della stanchezza per il campionato scorso mentre quando vincono è pronto a dire che gli avversari non valgono una cicca. E se non riesce a raccappezzarsi lui che come ha detto una volta a un suo interlocutore per zittirlo, "è pagato per dare giudizi", figurarsi il sottoscritto". 
Gian Paolo Ormezzano ha sparso la voce che Boniperti si appresta a lasciare la Juventus per sostituire Catella al vertice del comitato piemontese del CONI. Il bello è che Ormezzano non l'ha scritto su «Tuttosport», di cui è direttore, bensì su "Il Messaggero" di Roma. Sulla "Domenica del Corriere" Mike Bongiorno, in attesa di riprendere la sua fortunata trasmissione, ha scritto: 
"Scommettiamo che la mia Juventus anche quest'anno vince il campionato?". 
Dopo aver intervistato in tutti i modi Roberto Bettega i rotocalchi sono passati alla moglie, Emanuela Peverali. "Eva Express" ha sparato questo titolo all'intervista rilasciata a Donata Giachini:
"Mi ha sposata nonostante il mio peccato di gioventù". 
Niente scandali, il peccato di gioventù non sottintende alcun figlio segreto. Solo, prima di conoscere Bettega, Emanuela tifava per l'Inter. Cose che capitano.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.44





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Una rovesciata di Roberto Boninsegna sotto gli occhi di Mauro Amenta

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