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lunedì 26 maggio 2025

5 Novembre 1980: Juventus - Widzew Łódź

É il 5 Novembre 1980 Juventus Widzew Lodz si sfidano nella gara di ritorno dei sedicesimi di finale dell Coppa UEFA 1980-81 allo 'Stadio Comunale' di Torino.

La gara di andata terminó con un successo dei polacchi per 3-1.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore. Ogni punti conquistato per i bianconeri significa un altro passo verso il diciannovesimo tricolore. Ad un passo dalla seconda stella, mentre gli altri si godono a malapena la prima.

Per quanto riguarda il palcoscenico europeo, la Juventus si vede terminare la propria corsa in Coppa UEFA per conto dei polacchi del Lodz. Una squadra che annovera nelle proprie fila un juventino in divenire: Zbigniew 'Zibi' Boniek.


Buona Visione!






Stagione 1980-1981 - Coppa UEFA - Sedicesimi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 5 novembre 1980 ore 20:30 
JUVENTUS-WIDZEW LODZ 3-1 - Dopo i calci di rigore (1-4)
MARCATORI: Tardelli 37, Furino 46, Pieta 58, Brady 60
SEQUENZA CALCI DI RIGORE: Tlokinski (gol), Causio (parato), Grebosz (gol), Cabrini (parato), Smolarek (gol), Brady (gol), Boniek (gol)

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino (Prandelli 91), Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega R., Brady, Fanna (Verza 91)
A disposizione: Carraro, Osti, Marocchino
Allenatore: Giovanni Trapattoni

WIDZEW LODZ: Mlynarczyk, Plich (Jezewski 99), Mozejko, Tlokinski, Zmuda, Grebosz, Pieta, Surlit, Boniek, Rozborski, Smolarek
A disposizione: Kepczynski, Romke, Lisiak
Allenatore: Jacek Machcinski

ARBITRO: Tokat (Turchia)
AMMONIZIONI: Furino 72 (Juventus); Plich 27, Surlit 90, Boniek 90, Pieta 102, Rozborski 110 (Widzew Lodz)




E in Coppa è eliminata con la beffa dei rigori: 5 a 4 
Infallibili dal dischetto i polacchi del Widzew, mentre sbagliano Causio e Cabrini
Nei 90' i bianconeri avevano restituito il 3-1 di Lodz con reti di Tardelli, Furino, Brady (e Pietà), ma neppure nei supplementari erano riusciti a prevalere 

TORINO — Per la Juve la giornata di ieri aveva avuto un inizio con doccia scozzese ed era proseguita sotto la pioggia. Il maltempo aveva trattenuto parecchia gente a casa, ma i circa 40 mila presenti allo stadio facevano un tifo ruggente, anche se molti erano «choccati» dai fulmini del giudice sportivo. Nonostante tutto, rabbiosa era la partenza della Juventus, per la quale la Coppa Uefa diventava un traguardo di vitale importanza per questa travagliata stagione. Il Widzew ripresentava la stessa formazione dell'andata, mentre i bianconeri allineavano le «novità» Causio e Cabrini. Ma, soprattutto, la variante tattica di Tardelli su Boniek. Anche le altre marcature erano scontate. 

Erano i polacchi, su punizione di Boniek, a impegnare per primi Zoff con un tiro innocuo di Rozborski. La Juventus si muoveva con troppa frenesia, a scapito della lucidità, il ritmo era molto elevato ed anche sul piano agonistico la partita, pur viaggiando sui binari della correttezza, registrava qualche fallo essenzialmente ad opera di Zmuda, che prima interveniva su Bettega e poi su Brady in maniera irregolare. Il Widzew subiva la pressione, ma si difendeva senza affanno e in contropiede, affidato ai veloci Surlit e Pietà, metteva in allarme la Juventus. Al 9' una combinazione Surlit-Pieta metteva in azione Smolarek, che inciampava in Cuccureddu e rovinava in area: per l'arbitro l'intervento del sardo era involontario. Tokat sorvolava poi su una carica di Furino in area ai danni di Boniek, il quale però non protestava. Nell'azione di filtro Brady lasciava un po' a desiderare e spesso i compagni si trovavano a fronteggiare un avversario in più. A volte l'irlandese finiva su Boniek quando Tardelli si sganciava. 

Come al 13' 'Schizzo' al volo concludeva fuori bersaglio. Si cercava con troppa insistenza la testa di Bettega ed i cross erano spesso intercettati dalla «torre» Zmuda. Al 14' Bettega si produceva in uno spunto di forza, ma senza esito e un minuto dopo Zoff doveva uscire tempestivamente per fermare li lanciato Tlokinski: il portiere restava a terra contuso, ma si trattava di un infortunio di poco conto. 

Ripresa. Dopo appena 36" la Juventus raddoppiava. Brady conquistava il pallone sulla sinistra, scattava serviva sul centro Fanna: tocco laterale per Bettega, che apriva verso Furino che, di esterno destro, con un pallonetto carico d'effetto, insaccava. Dopo che un tiro di Tardelli aveva lambito la traversa al 51' su cross di Causio, Bettega di testa mancava di un soffio il terzo punto. Brady appariva molto più efficace: al 54' scodellava su punizione, per Bettega che incornava in tuffo, ma Mlynarczyk miracolosamente sventava. I polacchi si facevano però vivi al 55' nei pressi di Zoff con un improvviso contrattacco: la conclusione di Rozborski era fuori bersaglio, ma al 59' era Boniek (l'unico spunto da fuoriclasse) che scavalcava Scirea e con una impressionante progressione arrivava sul fondo e centrava sotto porta per Pietà, che deviava alle spalle di Zoff. I bianconeri però reagivano in modo stupendo e un minuto dopo realizzavano il terzo gol: Furino serviva Causio il cui cross spioveva accanto al primo palo dove Brady, di sinistro, dava il tocco decisivo.  
Ancora Brady al 63', su cross di Fanna, di testa impegnava il portiere avversario. Il Widsew badava ad amministrare il risultato pensando ai «supplementari» e Boniek, retrocesso a dar man forte alla difesa, commetteva un fallo su Tardelli in area: per l'arbitro era ostruzione e quindi una semplice punizione di seconda: il tiro di Fanna era di poco fuori bersaglio. 
La Juventus, pur già avendo speso molte energie, continuava a battersi alla ricerca del quarto gol, sospinta da un grande Scirea. Al 75' un violento destro di Tardelli era neutralizzato da Mlynarczyk. Al 78' un cross basso di Brady non era Intercettato da Bettega, all'82' un tiro di Scirea era respinto da... Causio.  
La Juventus, grande, commovente, appariva provata. Il generosissimo Tardelli, contuso, era visibilmente stanco, mentre la partita si trascinava verso i «supplementari». All'89' il Widzew andava a bersaglio con Boniek (servito da Tlokinski), ma l'arbitro, su segnalazione del guardalinee, annullava il punto, prima di fischiare la fine. Supplementari. L'ultimo brivido lo regalava Brady (127') con un grande destro che Mlynarczyk, davvero eccezionale questo portiere, riusciva a intuire e a deviare in angolo. Poi i calci di rigore condannavano la Juventus. 

Bruno Bernardi




Scesa in campo con i nervi a pezzi, due ore dopo aver conosciuto la mazzata di Barbé, la Juve pareggia i conti dell'andata, ma si arrende ai calci di rigore e abbandona la ribalta europea
Addio, vecchia signora

TORINO. Addio mia bella Signora. Bella così lo è stata raramente, forse mai nei tempi recenti. Ma non è bastato. La pregiata ditta Agnolin, Barbé & Boniek l'ha condannata a un'amarissima eliminazione, al termine della più vibrante, spettacolare, appassionante partita di Coppa che Torino abbia mai visto. Questa Juve martoriata ma arrembante meritava sicuramente di più. E' andata in campo con i nervi a pezzi, due ore dopo aver saputo della mazzata che i solerti guardalinee dell'arbitro mestrino le avevano vibrato con calcolata perfidia. Ha giocato venti minuti con rabbia cieca e la testa in fiamme. Ha rischiato il tracollo, evitatole da benevole interpretazioni dell'arbitro turco Tokat. Ma poi ha giocato calcio vero e sontuoso, trascinata da uno splendido Scirea e da un Brady fiammeggiante. Proprio il libero ha indicato la strada e infuso fiducia, con un tiro-folgore schiantatosi sulla traversa del miracoloso Mlynarczyk, acrobata dal nome impossibile e dai guizzi portentosi. Il colpo di testa vincente di Tardelli ha fatto rifiorire le speranze, confortato dopo trenta secondi della ripresa da un tiro avvolgente di Furino, carico di un «lift» imprendibile anche per il magico guardiano polacco. A quel punto era fatta. Ma Boniek si è scrollato di dosso Tardelli per un attimo e gli è stato sufficiente per inventare, a prò del bravissimo Pieta, il gol della staffa. Ha replicato Brady, Bettega ha inutilmente cercato il k.o. Logico che i supplementari e i successivi rigori privilegiassero la squadra che aveva speso meno, che aveva conservato energie e lucidità in misura superiore. Così la Juve ha conosciuto un'altra tappa del suo calvario. E' uscita dalla Coppa, dopo aver già pregiudicato le sue chances scudetto, a meno di improbabili rivoluzioni (con quella fortuna che si ritrova, poi). Le resta, in fatto di traguardi stagionali, la Coppa Italia, quasi una barzelletta. Così va il mondo. Dopo aver assaporato per tanto tempo i conforti destinati ai potenti, la Juve si trova a remare controcorrente, meglio gioca e più perde, è capitato a Lodz, nel derby e in questo retour-match. 
"Destino infame", 
dice Cuccureddu. 
"Un momentaccio», 
fa eco Furino. Sembrano attoniti, il rovescio della medaglia li ha colti, oltretutto, psicologicamente impreparati.

BONIEK E BRADY. E' stata, la partita, una fantasmagorica parata di stelle, in una cornice plumbea, pioggia battente e una nebbiolina calante, a isolare i protagonisti nella loro recita impietosa. Si attendeva la rivincita di Brady su Boniek, che l'aveva sovrastato all'andata. L'irlandese ha giocato in stato di grazia, mulinando il suo sinistro come un fioretto e traendone invenzioni superbe. Ha lottato e contrastato, addirittura emergendo alla distanza, a dispetto delle sue recenti attitudini che lo vedevano furoreggiare in apertura per poi lentamente declinare sotto lo sforzo prolungato. Ha confezionato la palla-gol per Tardelli, ha iniziato la manovra conclusa in rete da Furino (col tramite determinante di un ammirevole Bettega), ha personalmente firmato il terzo punto. Nulla, onestamente, gli si puó imputare. E' stato, anche, il solo bianconero a far centro dal dischetto, spezzando il sortilegio dell'imbattibile Mlynarczyk. Segno che è stato l'ultimo a cedere alla fatica e alla rassegnazione. Un Brady grandissimo, insomma, del tutto in linea con la sua fama. Ma non ci sentiamo di unirci al coro di chi ha visto Boniek offuscato, nel confronto. Boniek è giocatore forse non di tutti i giorni, ma di classe sublime. Il campione si vede proprio in questo: nella capacità di uscir fuori e rendersi determi-nante anche nelle circostanze meno favorevoli. Boniek, all'andata imperversante anche per la non irreprensibile guardia di Furino, questa volta ha avuto a che fare con Tardelli, implacabile controllore di fuoriclasse. Tardelli è stato per Boniek un argine spietato. Eppure estraiamo dal taccuino: 12' Boniek sta librandosi verso Zoff col piglio del giustiziere quando disperatamente, da tergo, Furino gli si aggrappa al braccio, lo avviluppa in un abbraccio affettuoso, lo trascina a terra. Solo in Turchia, probabilmente, non è rigore. 48': Boniek conquista palla nella sua tre quarti, infila a cento all'ora un corridoio sulla destra, resiste un tentativo di sgambetto, riacquista equilibrio, va sul fondo e serve a Pieta un assist puntualmente sfruttato in gol. 89': Boniek orchestra un mirabile contropiede, chiede e ottiene triangolo, fulmina Zoff. E' il 2-3 della qualificazione, per il Widzew, ma un guardalinee si impala sull'attenti con la bandierina alzata, Tokat annulla. Infine, nella estenuante kermesse ai rigori, Boniek realizza quello decisivo, che chiude la partita, Dice: non ha fatto quasi altro. A me pare che basti. E avanzi.

SCIREA E PIETA. Un altro mattatore è Scirea. Forse il solo a mostrare perfetta lucidità sin dall'inizio, a non lasciarsi condizionare dalla bufera. Non fa quasi mai il battitore libero, nella interpretazione canonica del ruolo. Traversa il campo allentato incessantemente, con aerea falcata e grande senso tattico. Serve palloni doviziosi, conclude più volte in modo pericoloso. E. quando scatta il maligno contropiede polacco, è sempre miracolosamente presente a chiudere. Uno Scirea a livello argentino, quando al Mundial contese a Passarella e a Krol il primato del ruolo. Nelle file polacche è ammirevole l'attaccante Pieta, che gioca largo, col numero sette, ed è preda di un Gentile livido, incattivito dalle disgrazie. Gentile lo picchia senza remissione, nei contrasti e a gioco fermo. Quando Pieta chiede comprensione, l'arbitro lo ammonisce. Le sue gambe, alla fine, saranno istoriate di tacchetti e di carezze. Eppure Pieta non si tira mai indietro, subisce con stoica rassegnazione, si ripaga col gol, ottenuto di puro coraggio, buttandosi sul cross di Boniek fra tre avversari pronti a stringere la morsa. Un bel prototipo di attaccante moderno, uno che nel nostro campionato ci starebbe a pennello.

BETTEGA E CAUSIO. Sono i sorvegliati speciali. Bettega gioca con lena ardimentosa, retrocede a costruire e ad aprire varchi, sui cross (visto che Zmuda è insuperabile in elevazione), parte da dietro cercando fulminei inserimenti. Il gioco gli riesce un paio di volte. Una sua conclusione di testa in tuffo (ahi, vecchi ricordi) fa gridare al 3-0, prima che quel mostro di portiere riesca a metterci una pezza. Insomma, Bettega è vivo, la magra danese va attribuita in massima parte a un ruolo sbagliato. Causio, invece, parla un altro, linguaggio. La Juve arremba con furore a lui, il barone, si diletta di sterili palleggi, di numeretti da avanspettacolo, alla ricerca della gloria passata. Il terreno e gli avversari, ringhiosi, sono ostacoli insormontabili. E' lui che il Trap dovrebbe avvicendare. Invece, per rispetto, chiama fuori Fanna, sciagurato in alcune esecuzioni, ma almeno vivo, caparbio, guizzante. Dice il Trap: Causio mi serviva per i rigori. E infatti il barone sbaglia il primo. quello più importante. Dal centrocampo si era avvicinato al dischetto a passo lento, col capochino, quasi presago della condanna. In una Juve di lusso, risultato a parte, proprio Causio è stato il corpo estraneo. Un problema, ecco.

I MERITI. Visto che si è trattato del passo d'addio, diamo a questa Juve i meriti che le competono. II Widzew è squadra dalla difesa fortissima, nel campionato polacco (che guida con buon margine) ha subito meno di mezzo gol a partita. I bianconeri l'hanno perforata tre volte, e altre capitolazioni sono state evitate da prodigi del portiere, a parte la traversa di Scirea. La Juve ha quindi sviluppato ottimo gioco d'attacco, malgrado la cronica insufficienza di punte (gli autori dei gol sono stati i due interni e il mediano laterale, la traversa è stata colpita dal libero: le cifre dicono pur qualcosa). Sul piano morale, la sua eliminazione è una beffa: il solo conforto può essere rappresentato dal buon valore della formazione che l'ha fatta fuori. E' indubbio che, senza la tegola delle squalifiche, avrebbe affronta-to l'impegno più serena e non sciupato venti minuti a sciogliere la tensione. Se si è voluto piazzare una bomba sotto la poltrona della Vecchia Signora, nessun dubbio che il timer abbia funzionato a puntino, la deflagrazione è avvenuta proprio al momento giusto. E' molto edificante questa immagine del calcio italiano, le cui varie componenti, tutte prese dalle loro guerricciole intestine, si stropicciano bellamente dell'interesse comune. Perché una squadra in più nelle Coppe europee avrebbe fatto comodo a tutti. O no?

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1980 nr.46





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domenica 6 aprile 2025

6 Aprile 1983: Juventus - Widzew Łódź

Siamo nella stagione calcistica 1982-83. L'Italia del pallone vive tra l'euforia ancora presente della vittoria del Campionato del Mondo Spagna 82 e l'incertezza per le prestazioni sempre piú deludenti della Nazionale.
Anche per i club il viaggio annuale nelle varie coppe europee va a rilento. Se non fosse per la 'Vecchia Signora Omicidi' che tra uno Scudetto e l'altro riesce anche a fare suo anche il vecchio continente ...

É il 6 Aprile 1983 e Juventus e Widzew Lodz (Polonia) giocano alla 'Stadio Comunale' di Torino. Il tutto é valevole per la gara di andata della  Semifinale della Coppa dei Campioni 1982-83.

Buona Visione!



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Coppa dei Campioni 1982-1983 - Semifinali, andata Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 6 aprile 1983
JUVENTUS-WIDZEW LODZ 2-0
MARCATORI: Grebosz autorete 8, Bettega 59
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P. (Marocchino 77), Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni
WIDZEW LODZ: Mlynarczyk, Kaminski, Swiatek, Tlokinski, Wojcicki, Grebosz, Wraga (Myslinski 81), Surlit, Romke, Rozborski, Smolarek
Allenatore: Władysław Zmuda
ARBITRO: Ponnet (Belgio)



Anche Bearzot e Hidalgo in tribuna 
Agnelli: Troppi falli il 2 a 0 può bastare 

TORINO — E' l'intervallo. In tribuna d'onore si respira la stessa aria pesante che deve gravare sul campo dove la battaglia è accesissima. Il vantaggio di un gol viene guardato come elemento positivo ma non sufficiente per dare garanzie e tranquillità in vista della gara di ritorno e per garantire la conquista della finale di Atene. 
"Non è una gran bella partita — ammette Giovanni Agnelli che non ha voluto mancare all'appuntamento —, è difficile giocare contro questa gente il cui unico scopo è l'ostruzionismo e non si spaventa neppure di fare molti falli." 
«Sono avversari ostici — prosegue dopo una breve pausa l'avvocato — Non hanno già lasciato giocare gli inglesi del Livcrpool. La classe di questi polacchi è bassissima, sarà dura anche a Lodz, però la Juve non teme nessuno». 
Agnelli parla quindi del singoli: 
«Boniek? Procede in maniera alterna. Bettega? E' senz'altro il migliore. Platini? Non può giocare come gli è solito: troppi falli, si è persino innervosito. Smolarek? E' molto forte: se gioca sempre cosi può ambire al campionato italiano». 
Sostanzialmente d'accordo con Agnelli è Luca Montezemolo, amministratore delegato della Cinzano: 
«I polacchi sono forti, una squadra molto dura. La Juventus non riesce ad esprimersi ai suoi livelli migliori in quanto è obbligata a cercare di non scoprirsi. Forse è più facile incontrare il Widzew a casa sua. Smolarek è forte e duro." 
In tribuna ci sono due commissari tecnici, Bearzot ed Hidalgo. Non si sono incontrati e la partita l'hanno osservata con occhio differentemente interessato. Osserva Bearzot: 
«Il Lodz è compatto, unito, fresco. Il fatto che da loro il campionato sia cominciato a marzo li avvantaggia, sono più freschi. Se la Juventus fosse riuscita a realizzare il secondo gol la situazione probabilmente sarebbe cambiata. Il gioco del polacchi di rimessa? Concedendo pochi spazi agli avversari. Smolarek non solo è un grande giocatore, ma un guerriero. Con Gentile comunque il suo duello finora si può giudicare alla pari. Certo alla Juventus non giova che Brio si ritrovi sovente senza avversario». 
Hidalgo, invece, è soprattutto venuto a Torino per osservare Platini che spera di avere a disposizione il 23 aprile per Francia-Jugoslavia, anche se, trattandosi di un sabato, la Juventus dovrebbe rinunciare ad utilizzarlo il giorno dopo nella partita di Catanzaro: 
«Michel è molto utile per la squadra e per il pubblico — spiega Hidalgo — per questo spero di averlo." 
Ed ecco il giudizio del ct. francese sulla partita: 
«É una gara molto difficile, i polacchi sono molto chiusi. La Juventus trova qualche difficoltà per fare I gol." 
Infine il vicepresidente del Coni, Nebiolo, sinceramente ammirato dalla prestanza atletica degli uomini del Widzew: 
«Che complesso, che forza del collettivo: anche se si tratta di una squadra senza tanti campionissimi, sa dimostrarsi molto compatta e trova in quello Smolarek un vero gladiatore». 
L'avvocato Agnelli ha lasciato lo stadio a sette-otto minuti dalla fine. Questo il suo commento: 
«Non è calcio giocare cosi una semifinale di Coppa dei Campioni. Il 2-0? Non so se basta, ma noi stiamo meglio di loro». 

Giorgio Barberis


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I giustizieri del Liverpool si inchinano alla maggior classe dei Campioni d'Italia, trascinati alla vittoria da un grande Bettega e da un Boniek mundial: la finalissima è dietro l'angolo

La B2 di Von Trap

TORINO. Il vigore lampadag-giante di Zbigniew Boniek ha risolto contro il Lodz mezza semifinale per la Juventus di Coppa Campioni che ormai sogna Atene. Così può sintetizzarsi un match squisitamente tattico, un match al calor bianco e alla marcatura sull'unghia, per cui il solo Boniek, con la sua potenza atletica, è riuscito a trovare i varchi vincenti e soltanto gli sprazzi di Tardelli e soprattutto Bettega hanno regalato alla Juventus situazioni di gioco vantaggiose. È stata una partita rognosa, i polacchi di Zmuda l'avevano messa sul loro terreno ideale, la ragnatela della zona ha delimitato il fantasista Platini che è talentuoso ma ha senz'altro qualcosa in meno, ad esempio, di un Rivera, che con un passaggio di prima, da vero architetto del gioco, sapeva inventare il gol. Platini di più, può avere il gol suo personale, ma in spartiti come quello di mercole-dì notte, spazi vincenti erano pura utopia, si giocava sul metro, quasi sul centimetro, bisognava anzi che la Juve non scoprisse le spalle al contropie-de saettante di Smolarek.

COOPERATIVA. Vladimir Smolarek e Kristof Surlit sono stati i migliori del Widzew. Io l'ho visto così. La squadra polacca "respira» in un centrocampo potentissimo, di tutti i pedalatori senza nessun artista. Ne fa a meno degli artisti. È una mutua cooperativa di soccorso. La Juve ha dovuto soffrire le 7 camicie per costruirsi le sue azioni da gol. L'ha fatto soprattutto Boniek, che conosceva a menadito gli avversari, per averci giocato insieme 8 anni e, oltre ad aver patrocinato il gol di Bettega, ne ha pensati lui due, uno lo ha mancato per una paratona scintillante di Mlynarczyk, che sarà brutto, sarà goffo nello stile, ma arieggia i portieri di una volta, quando i portieri erano portieri, cioè un saltimbanco. Ma torniamo ai due di sopra. Il duello Gentile-Smolarek è stato furioso. Smolarek è un'ala che attaccava in tutti i sensi. È entrato a gamba tesa sull'italiano nel primo tempo. I suoi blitz a tutto-campo obbligavano le gambe a x del tripolino a una corsa continua. Ma Gentile dice che un'altra cosa è Littbarski, più opportunista e con più fantasia. Smolarek, aggiunge, ha soprattutto doti di scatto e potenza di tiro. Sono stato colpito da Kristof Surlit, il suo gioco senza palla, i suoi spostamenti donavano al Widzew nuove possibilità di gioco. Surlit cerca anche la conclusione personale. È stato sfortunato ma assai valoroso. È l'erede di Boniek in casa polacca.

SQUILIBRI. Ma diciamo sulla Juve le cose che contano e cioè che nel primo spartito europeo quasi all'italiana si sono smarriti certi suoi estri sfiziosi e si è visto Michel Platini giustamente celebrato in precedenza non riuscire a fare lievitare la sua regia. La Juve è ormai costruita attorno a Platini. Questo significa che, limitando lui, si limita il gioco della squadra. Bisogna allora richiamare l'allenatore Trapattoni alla realtà del calcio d'oggi, il regista inteso in un certo modo è anacronistico, una squadra deve darsi respiro corale, deve sapere creare la sorpresa da tutti i punti del campo, nella Juve con Platini e Boniek è cresciuto senza meno il capitale artistico, ma in pratica il collettivo è meno valido. I gol che arrivavano dalle retrovie non fioccano più. Perché il filtro di centrocampo è lacunoso e questo obbliga uno Scirea a permanente preoccupazione con rischio di squilibrarne il delicato stile di alfiere delle geo-metrie corali. In passato, a turno nella Juve, risalivano il campo i Cabrini, Scirea, Gentile, per non dire Brio; da questi inserimenti nascevano irresistenti situazioni da gol. A me pare che la Juve di oggi sia più classica, più manierosa, più distaccata, più prevedibile. Somi-glia a Platini, ha guadagnato un asso ma è tornata indietro, 112 a 0 dell'andata, infatti, non garantisce al cento per cento il superamento del turno.

BONIEK. Rincuora comunque la grande prova di Zibi Boniek, vero protagonista, con Bettega, del match d'andata. Finalmente si vede anche in Italia chi è Boniek. Egli ha giocato contro la squadra della sua gioventù con enorme saggezza. Nel primo tempo ha acceso una girandola di spostamenti efficaci, di tocchi di precisione, per scatenarsi poi alla distanza alla sua irresistibile maniera. Le sue titaniche sgroppate hanno tranciato da parte a parte il Lodz. Rimanevano come a guardarlo ammirati i suoi vecchi compagni. Due volte soltanto l'hanno falciato. Boniek si era tolto di dosso ogni complesso. Tor-nava protagonista. otagonista. La sua azione mostruosa arginava e annullava il collettivo polacco. Il «di-più» era lui. Lui era il simbolo di un calcio che ha valicato le frontiere. Certo, farà gran giorno la Juve quando questo Boniek e il miglior Platini faranno squadra. Ma io ripeto, perché il Trap capisca, dopo la rinuncia a Furino, occorrono intese morali più salde, la squadra deve rinvigorire il suo carattere, cioè darsene uno. Attualmente è più bella che pratica, più fumosa che limpida, più accademica che virtuosa. E come l'ha voluta Agnelli, più che Boniperti. E guai se dovesse fallire il traguardo stagionale! Ma questo, me ne accorgo, è soltanto senno del poi del prudente scrivano. La Juve ad Atene 90 su 100 ci andrà. A Lodz il 20 prossimo sarà lotta continua. Ma la Juve ha tutte le armi per vincere.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.15

 


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La Stampa 7 aprile 1983

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La Stampa 7 aprile 1983

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La Stampa 7 aprile 1983

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La Stampa 7 aprile 1983

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La Stampa 7 aprile 1983

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La Stampa 7 aprile 1983


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