É il 5 Novembre 1980 e Juventus e Widzew Lodz si sfidano nella gara di ritorno dei sedicesimi di finale dell Coppa UEFA 1980-81 allo 'Stadio Comunale' di Torino.
La gara di andata terminó con un successo dei polacchi per 3-1.
I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore. Ogni punti conquistato per i bianconeri significa un altro passo verso il diciannovesimo tricolore. Ad un passo dalla seconda stella, mentre gli altri si godono a malapena la prima.
Per quanto riguarda il palcoscenico europeo, la Juventus si vede terminare la propria corsa in Coppa UEFA per conto dei polacchi del Lodz. Una squadra che annovera nelle proprie fila un juventino in divenire: Zbigniew 'Zibi' Boniek.
Buona Visione!
E in Coppa è eliminata con la beffa dei rigori: 5 a 4Infallibili dal dischetto i polacchi del Widzew, mentre sbagliano Causio e CabriniNei 90' i bianconeri avevano restituito il 3-1 di Lodz con reti di Tardelli, Furino, Brady (e Pietà), ma neppure nei supplementari erano riusciti a prevalereTORINO — Per la Juve la giornata di ieri aveva avuto un inizio con doccia scozzese ed era proseguita sotto la pioggia. Il maltempo aveva trattenuto parecchia gente a casa, ma i circa 40 mila presenti allo stadio facevano un tifo ruggente, anche se molti erano «choccati» dai fulmini del giudice sportivo. Nonostante tutto, rabbiosa era la partenza della Juventus, per la quale la Coppa Uefa diventava un traguardo di vitale importanza per questa travagliata stagione. Il Widzew ripresentava la stessa formazione dell'andata, mentre i bianconeri allineavano le «novità» Causio e Cabrini. Ma, soprattutto, la variante tattica di Tardelli su Boniek. Anche le altre marcature erano scontate.Erano i polacchi, su punizione di Boniek, a impegnare per primi Zoff con un tiro innocuo di Rozborski. La Juventus si muoveva con troppa frenesia, a scapito della lucidità, il ritmo era molto elevato ed anche sul piano agonistico la partita, pur viaggiando sui binari della correttezza, registrava qualche fallo essenzialmente ad opera di Zmuda, che prima interveniva su Bettega e poi su Brady in maniera irregolare. Il Widzew subiva la pressione, ma si difendeva senza affanno e in contropiede, affidato ai veloci Surlit e Pietà, metteva in allarme la Juventus. Al 9' una combinazione Surlit-Pieta metteva in azione Smolarek, che inciampava in Cuccureddu e rovinava in area: per l'arbitro l'intervento del sardo era involontario. Tokat sorvolava poi su una carica di Furino in area ai danni di Boniek, il quale però non protestava. Nell'azione di filtro Brady lasciava un po' a desiderare e spesso i compagni si trovavano a fronteggiare un avversario in più. A volte l'irlandese finiva su Boniek quando Tardelli si sganciava.Come al 13' 'Schizzo' al volo concludeva fuori bersaglio. Si cercava con troppa insistenza la testa di Bettega ed i cross erano spesso intercettati dalla «torre» Zmuda. Al 14' Bettega si produceva in uno spunto di forza, ma senza esito e un minuto dopo Zoff doveva uscire tempestivamente per fermare li lanciato Tlokinski: il portiere restava a terra contuso, ma si trattava di un infortunio di poco conto.Ripresa. Dopo appena 36" la Juventus raddoppiava. Brady conquistava il pallone sulla sinistra, scattava serviva sul centro Fanna: tocco laterale per Bettega, che apriva verso Furino che, di esterno destro, con un pallonetto carico d'effetto, insaccava. Dopo che un tiro di Tardelli aveva lambito la traversa al 51' su cross di Causio, Bettega di testa mancava di un soffio il terzo punto. Brady appariva molto più efficace: al 54' scodellava su punizione, per Bettega che incornava in tuffo, ma Mlynarczyk miracolosamente sventava. I polacchi si facevano però vivi al 55' nei pressi di Zoff con un improvviso contrattacco: la conclusione di Rozborski era fuori bersaglio, ma al 59' era Boniek (l'unico spunto da fuoriclasse) che scavalcava Scirea e con una impressionante progressione arrivava sul fondo e centrava sotto porta per Pietà, che deviava alle spalle di Zoff. I bianconeri però reagivano in modo stupendo e un minuto dopo realizzavano il terzo gol: Furino serviva Causio il cui cross spioveva accanto al primo palo dove Brady, di sinistro, dava il tocco decisivo.
Ancora Brady al 63', su cross di Fanna, di testa impegnava il portiere avversario. Il Widsew badava ad amministrare il risultato pensando ai «supplementari» e Boniek, retrocesso a dar man forte alla difesa, commetteva un fallo su Tardelli in area: per l'arbitro era ostruzione e quindi una semplice punizione di seconda: il tiro di Fanna era di poco fuori bersaglio.
La Juventus, pur già avendo speso molte energie, continuava a battersi alla ricerca del quarto gol, sospinta da un grande Scirea. Al 75' un violento destro di Tardelli era neutralizzato da Mlynarczyk. Al 78' un cross basso di Brady non era Intercettato da Bettega, all'82' un tiro di Scirea era respinto da... Causio.
La Juventus, grande, commovente, appariva provata. Il generosissimo Tardelli, contuso, era visibilmente stanco, mentre la partita si trascinava verso i «supplementari». All'89' il Widzew andava a bersaglio con Boniek (servito da Tlokinski), ma l'arbitro, su segnalazione del guardalinee, annullava il punto, prima di fischiare la fine. Supplementari. L'ultimo brivido lo regalava Brady (127') con un grande destro che Mlynarczyk, davvero eccezionale questo portiere, riusciva a intuire e a deviare in angolo. Poi i calci di rigore condannavano la Juventus.Bruno Bernarditratto da: La Stampa 6 novembre 1980
Scesa in campo con i nervi a pezzi, due ore dopo aver conosciuto la mazzata di Barbé, la Juve pareggia i conti dell'andata, ma si arrende ai calci di rigore e abbandona la ribalta europeaAddio, vecchia signoraTORINO. Addio mia bella Signora. Bella così lo è stata raramente, forse mai nei tempi recenti. Ma non è bastato. La pregiata ditta Agnolin, Barbé & Boniek l'ha condannata a un'amarissima eliminazione, al termine della più vibrante, spettacolare, appassionante partita di Coppa che Torino abbia mai visto. Questa Juve martoriata ma arrembante meritava sicuramente di più. E' andata in campo con i nervi a pezzi, due ore dopo aver saputo della mazzata che i solerti guardalinee dell'arbitro mestrino le avevano vibrato con calcolata perfidia. Ha giocato venti minuti con rabbia cieca e la testa in fiamme. Ha rischiato il tracollo, evitatole da benevole interpretazioni dell'arbitro turco Tokat. Ma poi ha giocato calcio vero e sontuoso, trascinata da uno splendido Scirea e da un Brady fiammeggiante. Proprio il libero ha indicato la strada e infuso fiducia, con un tiro-folgore schiantatosi sulla traversa del miracoloso Mlynarczyk, acrobata dal nome impossibile e dai guizzi portentosi. Il colpo di testa vincente di Tardelli ha fatto rifiorire le speranze, confortato dopo trenta secondi della ripresa da un tiro avvolgente di Furino, carico di un «lift» imprendibile anche per il magico guardiano polacco. A quel punto era fatta. Ma Boniek si è scrollato di dosso Tardelli per un attimo e gli è stato sufficiente per inventare, a prò del bravissimo Pieta, il gol della staffa. Ha replicato Brady, Bettega ha inutilmente cercato il k.o. Logico che i supplementari e i successivi rigori privilegiassero la squadra che aveva speso meno, che aveva conservato energie e lucidità in misura superiore. Così la Juve ha conosciuto un'altra tappa del suo calvario. E' uscita dalla Coppa, dopo aver già pregiudicato le sue chances scudetto, a meno di improbabili rivoluzioni (con quella fortuna che si ritrova, poi). Le resta, in fatto di traguardi stagionali, la Coppa Italia, quasi una barzelletta. Così va il mondo. Dopo aver assaporato per tanto tempo i conforti destinati ai potenti, la Juve si trova a remare controcorrente, meglio gioca e più perde, è capitato a Lodz, nel derby e in questo retour-match."Destino infame",dice Cuccureddu."Un momentaccio»,fa eco Furino. Sembrano attoniti, il rovescio della medaglia li ha colti, oltretutto, psicologicamente impreparati.BONIEK E BRADY. E' stata, la partita, una fantasmagorica parata di stelle, in una cornice plumbea, pioggia battente e una nebbiolina calante, a isolare i protagonisti nella loro recita impietosa. Si attendeva la rivincita di Brady su Boniek, che l'aveva sovrastato all'andata. L'irlandese ha giocato in stato di grazia, mulinando il suo sinistro come un fioretto e traendone invenzioni superbe. Ha lottato e contrastato, addirittura emergendo alla distanza, a dispetto delle sue recenti attitudini che lo vedevano furoreggiare in apertura per poi lentamente declinare sotto lo sforzo prolungato. Ha confezionato la palla-gol per Tardelli, ha iniziato la manovra conclusa in rete da Furino (col tramite determinante di un ammirevole Bettega), ha personalmente firmato il terzo punto. Nulla, onestamente, gli si puó imputare. E' stato, anche, il solo bianconero a far centro dal dischetto, spezzando il sortilegio dell'imbattibile Mlynarczyk. Segno che è stato l'ultimo a cedere alla fatica e alla rassegnazione. Un Brady grandissimo, insomma, del tutto in linea con la sua fama. Ma non ci sentiamo di unirci al coro di chi ha visto Boniek offuscato, nel confronto. Boniek è giocatore forse non di tutti i giorni, ma di classe sublime. Il campione si vede proprio in questo: nella capacità di uscir fuori e rendersi determi-nante anche nelle circostanze meno favorevoli. Boniek, all'andata imperversante anche per la non irreprensibile guardia di Furino, questa volta ha avuto a che fare con Tardelli, implacabile controllore di fuoriclasse. Tardelli è stato per Boniek un argine spietato. Eppure estraiamo dal taccuino: 12' Boniek sta librandosi verso Zoff col piglio del giustiziere quando disperatamente, da tergo, Furino gli si aggrappa al braccio, lo avviluppa in un abbraccio affettuoso, lo trascina a terra. Solo in Turchia, probabilmente, non è rigore. 48': Boniek conquista palla nella sua tre quarti, infila a cento all'ora un corridoio sulla destra, resiste un tentativo di sgambetto, riacquista equilibrio, va sul fondo e serve a Pieta un assist puntualmente sfruttato in gol. 89': Boniek orchestra un mirabile contropiede, chiede e ottiene triangolo, fulmina Zoff. E' il 2-3 della qualificazione, per il Widzew, ma un guardalinee si impala sull'attenti con la bandierina alzata, Tokat annulla. Infine, nella estenuante kermesse ai rigori, Boniek realizza quello decisivo, che chiude la partita, Dice: non ha fatto quasi altro. A me pare che basti. E avanzi.SCIREA E PIETA. Un altro mattatore è Scirea. Forse il solo a mostrare perfetta lucidità sin dall'inizio, a non lasciarsi condizionare dalla bufera. Non fa quasi mai il battitore libero, nella interpretazione canonica del ruolo. Traversa il campo allentato incessantemente, con aerea falcata e grande senso tattico. Serve palloni doviziosi, conclude più volte in modo pericoloso. E. quando scatta il maligno contropiede polacco, è sempre miracolosamente presente a chiudere. Uno Scirea a livello argentino, quando al Mundial contese a Passarella e a Krol il primato del ruolo. Nelle file polacche è ammirevole l'attaccante Pieta, che gioca largo, col numero sette, ed è preda di un Gentile livido, incattivito dalle disgrazie. Gentile lo picchia senza remissione, nei contrasti e a gioco fermo. Quando Pieta chiede comprensione, l'arbitro lo ammonisce. Le sue gambe, alla fine, saranno istoriate di tacchetti e di carezze. Eppure Pieta non si tira mai indietro, subisce con stoica rassegnazione, si ripaga col gol, ottenuto di puro coraggio, buttandosi sul cross di Boniek fra tre avversari pronti a stringere la morsa. Un bel prototipo di attaccante moderno, uno che nel nostro campionato ci starebbe a pennello.BETTEGA E CAUSIO. Sono i sorvegliati speciali. Bettega gioca con lena ardimentosa, retrocede a costruire e ad aprire varchi, sui cross (visto che Zmuda è insuperabile in elevazione), parte da dietro cercando fulminei inserimenti. Il gioco gli riesce un paio di volte. Una sua conclusione di testa in tuffo (ahi, vecchi ricordi) fa gridare al 3-0, prima che quel mostro di portiere riesca a metterci una pezza. Insomma, Bettega è vivo, la magra danese va attribuita in massima parte a un ruolo sbagliato. Causio, invece, parla un altro, linguaggio. La Juve arremba con furore a lui, il barone, si diletta di sterili palleggi, di numeretti da avanspettacolo, alla ricerca della gloria passata. Il terreno e gli avversari, ringhiosi, sono ostacoli insormontabili. E' lui che il Trap dovrebbe avvicendare. Invece, per rispetto, chiama fuori Fanna, sciagurato in alcune esecuzioni, ma almeno vivo, caparbio, guizzante. Dice il Trap: Causio mi serviva per i rigori. E infatti il barone sbaglia il primo. quello più importante. Dal centrocampo si era avvicinato al dischetto a passo lento, col capochino, quasi presago della condanna. In una Juve di lusso, risultato a parte, proprio Causio è stato il corpo estraneo. Un problema, ecco.I MERITI. Visto che si è trattato del passo d'addio, diamo a questa Juve i meriti che le competono. II Widzew è squadra dalla difesa fortissima, nel campionato polacco (che guida con buon margine) ha subito meno di mezzo gol a partita. I bianconeri l'hanno perforata tre volte, e altre capitolazioni sono state evitate da prodigi del portiere, a parte la traversa di Scirea. La Juve ha quindi sviluppato ottimo gioco d'attacco, malgrado la cronica insufficienza di punte (gli autori dei gol sono stati i due interni e il mediano laterale, la traversa è stata colpita dal libero: le cifre dicono pur qualcosa). Sul piano morale, la sua eliminazione è una beffa: il solo conforto può essere rappresentato dal buon valore della formazione che l'ha fatta fuori. E' indubbio che, senza la tegola delle squalifiche, avrebbe affronta-to l'impegno più serena e non sciupato venti minuti a sciogliere la tensione. Se si è voluto piazzare una bomba sotto la poltrona della Vecchia Signora, nessun dubbio che il timer abbia funzionato a puntino, la deflagrazione è avvenuta proprio al momento giusto. E' molto edificante questa immagine del calcio italiano, le cui varie componenti, tutte prese dalle loro guerricciole intestine, si stropicciano bellamente dell'interesse comune. Perché una squadra in più nelle Coppe europee avrebbe fatto comodo a tutti. O no?Adalberto Bortolottitratto dal Guerin Sportivo anno 1980 nr.46














