domenica 6 aprile 2025

6 Aprile 1983: Juventus - Widzew Łódź

Siamo nella stagione calcistica 1982-83. L'Italia del pallone vive tra l'euforia ancora presente della vittoria del Campionato del Mondo Spagna 82 e l'incertezza per le prestazioni sempre piú deludenti della Nazionale.
Anche per i club il viaggio annuale nelle varie coppe europee va a rilento. Se non fosse per la 'Vecchia Signora Omicidi' che tra uno Scudetto e l'altro riesce anche a fare suo anche il vecchio continente ...

É il 6 Aprile 1983 e Juventus e Widzew Lodz (Polonia) giocano alla 'Stadio Comunale' di Torino. Il tutto é valevole per la gara di andata della  Semifinale della Coppa dei Campioni 1982-83.

Buona Visione!



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Coppa dei Campioni 1982-1983 - Semifinali, andata Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 6 aprile 1983
JUVENTUS-WIDZEW LODZ 2-0
MARCATORI: Grebosz autorete 8, Bettega 59
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P. (Marocchino 77), Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni
WIDZEW LODZ: Mlynarczyk, Kaminski, Swiatek, Tlokinski, Wojcicki, Grebosz, Wraga (Myslinski 81), Surlit, Romke, Rozborski, Smolarek
Allenatore: Władysław Zmuda
ARBITRO: Ponnet (Belgio)



Anche Bearzot e Hidalgo in tribuna 
Agnelli: Troppi falli il 2 a 0 può bastare 

TORINO — E' l'intervallo. In tribuna d'onore si respira la stessa aria pesante che deve gravare sul campo dove la battaglia è accesissima. Il vantaggio di un gol viene guardato come elemento positivo ma non sufficiente per dare garanzie e tranquillità in vista della gara di ritorno e per garantire la conquista della finale di Atene. 
"Non è una gran bella partita — ammette Giovanni Agnelli che non ha voluto mancare all'appuntamento —, è difficile giocare contro questa gente il cui unico scopo è l'ostruzionismo e non si spaventa neppure di fare molti falli." 
«Sono avversari ostici — prosegue dopo una breve pausa l'avvocato — Non hanno già lasciato giocare gli inglesi del Livcrpool. La classe di questi polacchi è bassissima, sarà dura anche a Lodz, però la Juve non teme nessuno». 
Agnelli parla quindi del singoli: 
«Boniek? Procede in maniera alterna. Bettega? E' senz'altro il migliore. Platini? Non può giocare come gli è solito: troppi falli, si è persino innervosito. Smolarek? E' molto forte: se gioca sempre cosi può ambire al campionato italiano». 
Sostanzialmente d'accordo con Agnelli è Luca Montezemolo, amministratore delegato della Cinzano: 
«I polacchi sono forti, una squadra molto dura. La Juventus non riesce ad esprimersi ai suoi livelli migliori in quanto è obbligata a cercare di non scoprirsi. Forse è più facile incontrare il Widzew a casa sua. Smolarek è forte e duro." 
In tribuna ci sono due commissari tecnici, Bearzot ed Hidalgo. Non si sono incontrati e la partita l'hanno osservata con occhio differentemente interessato. Osserva Bearzot: 
«Il Lodz è compatto, unito, fresco. Il fatto che da loro il campionato sia cominciato a marzo li avvantaggia, sono più freschi. Se la Juventus fosse riuscita a realizzare il secondo gol la situazione probabilmente sarebbe cambiata. Il gioco del polacchi di rimessa? Concedendo pochi spazi agli avversari. Smolarek non solo è un grande giocatore, ma un guerriero. Con Gentile comunque il suo duello finora si può giudicare alla pari. Certo alla Juventus non giova che Brio si ritrovi sovente senza avversario». 
Hidalgo, invece, è soprattutto venuto a Torino per osservare Platini che spera di avere a disposizione il 23 aprile per Francia-Jugoslavia, anche se, trattandosi di un sabato, la Juventus dovrebbe rinunciare ad utilizzarlo il giorno dopo nella partita di Catanzaro: 
«Michel è molto utile per la squadra e per il pubblico — spiega Hidalgo — per questo spero di averlo." 
Ed ecco il giudizio del ct. francese sulla partita: 
«É una gara molto difficile, i polacchi sono molto chiusi. La Juventus trova qualche difficoltà per fare I gol." 
Infine il vicepresidente del Coni, Nebiolo, sinceramente ammirato dalla prestanza atletica degli uomini del Widzew: 
«Che complesso, che forza del collettivo: anche se si tratta di una squadra senza tanti campionissimi, sa dimostrarsi molto compatta e trova in quello Smolarek un vero gladiatore». 
L'avvocato Agnelli ha lasciato lo stadio a sette-otto minuti dalla fine. Questo il suo commento: 
«Non è calcio giocare cosi una semifinale di Coppa dei Campioni. Il 2-0? Non so se basta, ma noi stiamo meglio di loro». 

Giorgio Barberis


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I giustizieri del Liverpool si inchinano alla maggior classe dei Campioni d'Italia, trascinati alla vittoria da un grande Bettega e da un Boniek mundial: la finalissima è dietro l'angolo

La B2 di Von Trap

TORINO. Il vigore lampadag-giante di Zbigniew Boniek ha risolto contro il Lodz mezza semifinale per la Juventus di Coppa Campioni che ormai sogna Atene. Così può sintetizzarsi un match squisitamente tattico, un match al calor bianco e alla marcatura sull'unghia, per cui il solo Boniek, con la sua potenza atletica, è riuscito a trovare i varchi vincenti e soltanto gli sprazzi di Tardelli e soprattutto Bettega hanno regalato alla Juventus situazioni di gioco vantaggiose. È stata una partita rognosa, i polacchi di Zmuda l'avevano messa sul loro terreno ideale, la ragnatela della zona ha delimitato il fantasista Platini che è talentuoso ma ha senz'altro qualcosa in meno, ad esempio, di un Rivera, che con un passaggio di prima, da vero architetto del gioco, sapeva inventare il gol. Platini di più, può avere il gol suo personale, ma in spartiti come quello di mercole-dì notte, spazi vincenti erano pura utopia, si giocava sul metro, quasi sul centimetro, bisognava anzi che la Juve non scoprisse le spalle al contropie-de saettante di Smolarek.

COOPERATIVA. Vladimir Smolarek e Kristof Surlit sono stati i migliori del Widzew. Io l'ho visto così. La squadra polacca "respira» in un centrocampo potentissimo, di tutti i pedalatori senza nessun artista. Ne fa a meno degli artisti. È una mutua cooperativa di soccorso. La Juve ha dovuto soffrire le 7 camicie per costruirsi le sue azioni da gol. L'ha fatto soprattutto Boniek, che conosceva a menadito gli avversari, per averci giocato insieme 8 anni e, oltre ad aver patrocinato il gol di Bettega, ne ha pensati lui due, uno lo ha mancato per una paratona scintillante di Mlynarczyk, che sarà brutto, sarà goffo nello stile, ma arieggia i portieri di una volta, quando i portieri erano portieri, cioè un saltimbanco. Ma torniamo ai due di sopra. Il duello Gentile-Smolarek è stato furioso. Smolarek è un'ala che attaccava in tutti i sensi. È entrato a gamba tesa sull'italiano nel primo tempo. I suoi blitz a tutto-campo obbligavano le gambe a x del tripolino a una corsa continua. Ma Gentile dice che un'altra cosa è Littbarski, più opportunista e con più fantasia. Smolarek, aggiunge, ha soprattutto doti di scatto e potenza di tiro. Sono stato colpito da Kristof Surlit, il suo gioco senza palla, i suoi spostamenti donavano al Widzew nuove possibilità di gioco. Surlit cerca anche la conclusione personale. È stato sfortunato ma assai valoroso. È l'erede di Boniek in casa polacca.

SQUILIBRI. Ma diciamo sulla Juve le cose che contano e cioè che nel primo spartito europeo quasi all'italiana si sono smarriti certi suoi estri sfiziosi e si è visto Michel Platini giustamente celebrato in precedenza non riuscire a fare lievitare la sua regia. La Juve è ormai costruita attorno a Platini. Questo significa che, limitando lui, si limita il gioco della squadra. Bisogna allora richiamare l'allenatore Trapattoni alla realtà del calcio d'oggi, il regista inteso in un certo modo è anacronistico, una squadra deve darsi respiro corale, deve sapere creare la sorpresa da tutti i punti del campo, nella Juve con Platini e Boniek è cresciuto senza meno il capitale artistico, ma in pratica il collettivo è meno valido. I gol che arrivavano dalle retrovie non fioccano più. Perché il filtro di centrocampo è lacunoso e questo obbliga uno Scirea a permanente preoccupazione con rischio di squilibrarne il delicato stile di alfiere delle geo-metrie corali. In passato, a turno nella Juve, risalivano il campo i Cabrini, Scirea, Gentile, per non dire Brio; da questi inserimenti nascevano irresistenti situazioni da gol. A me pare che la Juve di oggi sia più classica, più manierosa, più distaccata, più prevedibile. Somi-glia a Platini, ha guadagnato un asso ma è tornata indietro, 112 a 0 dell'andata, infatti, non garantisce al cento per cento il superamento del turno.

BONIEK. Rincuora comunque la grande prova di Zibi Boniek, vero protagonista, con Bettega, del match d'andata. Finalmente si vede anche in Italia chi è Boniek. Egli ha giocato contro la squadra della sua gioventù con enorme saggezza. Nel primo tempo ha acceso una girandola di spostamenti efficaci, di tocchi di precisione, per scatenarsi poi alla distanza alla sua irresistibile maniera. Le sue titaniche sgroppate hanno tranciato da parte a parte il Lodz. Rimanevano come a guardarlo ammirati i suoi vecchi compagni. Due volte soltanto l'hanno falciato. Boniek si era tolto di dosso ogni complesso. Tor-nava protagonista. otagonista. La sua azione mostruosa arginava e annullava il collettivo polacco. Il «di-più» era lui. Lui era il simbolo di un calcio che ha valicato le frontiere. Certo, farà gran giorno la Juve quando questo Boniek e il miglior Platini faranno squadra. Ma io ripeto, perché il Trap capisca, dopo la rinuncia a Furino, occorrono intese morali più salde, la squadra deve rinvigorire il suo carattere, cioè darsene uno. Attualmente è più bella che pratica, più fumosa che limpida, più accademica che virtuosa. E come l'ha voluta Agnelli, più che Boniperti. E guai se dovesse fallire il traguardo stagionale! Ma questo, me ne accorgo, è soltanto senno del poi del prudente scrivano. La Juve ad Atene 90 su 100 ci andrà. A Lodz il 20 prossimo sarà lotta continua. Ma la Juve ha tutte le armi per vincere.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.15

 


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La Stampa 7 aprile 1983

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La Stampa 7 aprile 1983

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La Stampa 7 aprile 1983

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La Stampa 7 aprile 1983

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La Stampa 7 aprile 1983

roberto
La Stampa 7 aprile 1983


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