domenica 16 marzo 2025

16 Marzo 1983 : Juventus - Aston Villa

Molti, ancora oggi, si domandono se quella squadra (stagione 1982-83) fosse la piú forte di sempre! Dopo la vittoria al Campionato del Mondo Spagna 1982 gli italiani presenti nella rosa bianconera erano innumerovoli, Oltre a questi aggiungiamoci fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zbigniew Boniek

É il 16 Marzo 1983 e Juventus e Aston Villa si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Coppa dei Campioni 1982-83 allo Stadio 'Comunale' di Torino. L'andata a Birmingham (casa dei Villans fini' con una storica vittoria bianconera per 2-1)

A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm mentre in Coppa Campioni la Juve si fermerá sul piú bello. Sará un'altra finale stregata ad Atene.

Buona Visione!

 

juventus


 

Coppa dei Campioni 1982-1983 - Quarti, Ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledi 16 Marzo 1983
JUVENTUS-ASTON VILLA 3-1
MARCATORI: Platini 14, Tardelli 26, Platini 68, Withe 81

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio (Furino 73), Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ASTON VILLA: Spink, Williams, Gibson, Mortimer, Evans, McNaught, Bremner, Shaw, Withe, Cowans, Walters
Allenatore: Tony Barton

ARBITRO: Keizer (Olanda)



Platini, show nello show con elegante scioltezza

TORINO Alle 12 un torpedone è arrivato allo Stadio, in via Filadelfia. Ne sono scesi 40 uomini, targati Caserta come il veicolo, nel senso che avevano abiti leggeri, capelli scuri, facce con voglia disperata di sole. Si sono messi a mangiare lunghi panini sotto la pioggia.

Non erano i primi: alle 9 erano arrivati, primissimi, quelli del Juventus Club di Torre Annunziata, staccando di 15' quelli del Juventus Club di Caserta (su 800 di questi sodalizi bianconeri, 500 erano tra i presenti a Juventus-Aston Villa, alcuni con molti dei loro iscritti), Quelli di Caserta sono stati però i primi a entrare nello stadio, ore 17,30, perché non hanno più mollato la posizione, non hanno smesso il bivacco davanti al portone della curva profondamente bianconera. Avevano viaggiato per 14 ore, incontrando neve, freddo, paure.

Alle 18, dopo meze'ora di cancelli aperti, lo stadio era già quasi pieno. Il quasi erano i biglietti ancora nelle mani dei bagarini: mazzette spesse, bagnate, offerte a prezzi sempre più bassi. Alle 20 la curva, 6000 Iire all'origine, 50 mila lire martedi, costava 1500 lire e nessuno la comprava.

Gli ultimi minuti prima del fischio d'inizio sono stati dilatati, allungati, fatti lievitare dall'attesa sofferta anche fisicamente: come gli ultimi chilometri dell'autostrada, quando si ha da arrivare a casa. Poi la partita è cominciata e non c'è stato nessun inglese subito appiccicato a Rossi, e questo se dio vuole è un'altra magia di Coppa del Pablito, più elaborata di quella del gol a freddo a Birmingham. Perché riuscire ancora a non farsi marcare, dopo quel fattaccio, è roba da mago Merlino.

Sul piano estetico la partita ha offerto all'inizio una Juventus sia troppo bella, laccata e anzi leccata, e un Platini finalmente con la maglia dentro i calzoncini, il che per lui deve equivalere a proletarizzarsi almeno un poco. Fatto il suo gol, al 13', Platini è corso verso la panchina della Juventus e ha abbracciato Bodini, il portiere di riserva, forse con questo volendo significare la sua gratitudine alla categoria del portieri, dopo che Spink, l'inglese, si era fatto passare la palla in mezzo alle mani e alle, gambe.

Fatta più tranquilla dal gol juventino, la partita, ha permesso apprezzamenti vari, peculiari della serata. Lo scurirsi nei capelli di Shaw e Bonini, biondi, e anche Bettega bianco sotto l'acqua, il progressivo farsi giallo e blu della folla, mano a mano che procedeva la vendita di impermeabilini plastici usciti da chissà quale magazzino magico. E anche l'uscita (en fin) della maglia di Platini dai calzoncini, al 25, mentre la gente urlava: 

"Roma vaffan....", 

pensando con la voce di arrivare fino a Lisbona. E segnava Tardelli, e sul 2-0 il calcio, grazie ai bianconeri, saltva ai suoi massimi storici, la gente gridando felice passava dall'alè all'olè, stradivertendosi.

Lontano, nella sua porta sempre più sicura, il santissimo Dino Zoff adempiva ai suoi riti sempre uguali, metodici, di giusti passetti, i guanti di riserva sistemati e risistemati al posto solito, la metodicità ossessionata del suo omologo letterario, Joseph Bloch, il portiere dello straordinario romanzo "Prima del calcio di rigore" del tedesco Peter Handke: quel Bloch che è uno Zoff per maniacale precisione di gesti, di azioni, per impeccabili geometrie anche quando strangola la sua amica di giorno.

E Platini (encore) cominciava uno show nello show, un'esibizione di straordinaria scioltezza anzi souplesse di movimenti, ad avviluppare il match con corde segrete, e a qualcuno con un po' di età veniva in mente Di Stefano, il quale in campo era come quet gatti che appaiono e compaiono.

E si frequentava persino, dopo tanta acre vigilia, un sentimento, pensateci bene, sublime, quello della noia. Regalare noia é stata, ieri sera, una chicca della favolosa Juventus. Ma noia colta, erudita, opium latino e non abadiglio volgare. Fuori, dei loro biglietti moralmente e materialmente marci, i bagarini manco potevano fare coriandoli. Finale con Zeffirelli mandato, da almeno 30 mila in coro, a fare compagnia alla Roma, altro gol di Platini, stavolta el finesse, cotillons (il gol regalato agli inglesi) e ricchi premi (ai bianconeri)

Gian Paolo Ormezzano
tratto da: La Stampa 17 marzo 1983





COPPA DEI CAMPIONI/JUVENTUS-ASTON VILLA 3-1
Straordinaria notte a Torino, quasi un anticipo del clima della finalissima. Gli inglesi subito zittiti da Platini e poi travolti dal gioco irresistibile di una squadra che non sembra conoscere ostacoli
Chiamami Signora

TORINO - Andiamo a vedere dove comincia e dove finisce la Juve. Andiamo a vederlo nello specchio magico di questo retour-match Juventus-Aston Villa, spettatori paganti 65.941 per un incasso di 986.792.500, il press-agent Refrigeri, amico mio, stordito e quasi suonato dal viluppo di impegni per tener testa alle richieste (quanti amici nuovi scopre di avere Madama quando rifulge il suo gioco), lo stadio comunale retrodato (fu inaugurato nel 1933) ma sempre in gamba. E pioveva pioveva, ma la cornice era stipata, fremente, palpitante. Tutti si chiedevano: cosa farà stasera monsieur Platini? Ecco è divenuta la Juventus di questo francese dritto e vorace di articoli e di gol. Che gioca divinamente bene. Che è l'unico al mondo che sappia fare il regista e poi tramutarsi in tiratore provetto quasi rubando il mestiere a Pablito Rossi. Ma ora la Juve ne agevola la creatività. Se Platini rallenta, rallenta la squadra. Se monsieur accelera, accelera la squadra. Lui va a cercare palla con movimenti profondi, equidistanti. Si muove in modo felpato, corre senza annunziare che arriva, d'improvviso c'è, tocca, tira. Platini è un compare sfizioso. Lo solleticano le situazioni scorbutiche. Da certi viluppi esce fuori palla al piede. Con certi lanci fa d'improvviso la luce. Da vicino e da lontano imposta per il gol. E il gol il suo grande amore.

PORTIERI. Ma gli capita d'imbattersi in portieri come Roberto Corti dell'Udinese o questo fanciullone di Niegel Spink, che è un '58, è ancora acerbotto. Al 14' Platini tirava di collo destro come aveva tirato contro l' Udinese. Questo Spink, come quel Corti, si abbassava come a raccogliere il pallone. Ma un pallone viscido, un pallone inquieto. Spink se lo vedeva sfuggire tra i guantoni. Però aveva anche le gambe divaricate. Il pallone rotolava beffardamente e lentamente alle sue spalle. Castigata l'imperizia. E castigato l'Aston. Mai aveva perso in trasferta, in Coppa dei Campioni. In verità, da quel momento, la Juventus ha suonato di santa ragione l'Aston Villa. Saranno state le marcature allentate, sarà il clima della Coppa, ma era una Juventus-superstar. Era una squadra dalla trama irrestibile, in grado di far gioco da dietro e di arrivare al gol con chiunque. Ci arrivava al 26' con un pezzo di bravura tutto italiano, perché Gentile, operando tra due inglesi, smistava in profondità a Pablito Rossi e costui, dall'out destro, azzeccava questo cross fiondante, sul quale fiondava come un siluro Tardelli di testa, alla sua maniera, schizzando come sa, deviazione bruciante e Nigel Spink bruciato di nuovo.

MILLE PULLMAN. Il tempo finiva due a zero. Mille pullman avevano scaricato in mattinata gente da tutte le province e regioni. Io mi chiedo: cosa resta di grande se la Juve molla? E rispondo: i nemici che ha sono solo invidiosi. La squadra è gestita da specialisti di settore che in tutti gli altri campi del vivere sociale latitano. Boniperti amministra la Juventus con scrupolo, soprattutto con amore. Il terzo gol della Juventus arrivava al 13' del secondo tempo. C'era stata un'azione sfolgorante di Boniek, centrale, alla sua maniera, aveva sfondato andando via a tre inglesi, poi aveva smistato tra Rossi e Platini e questo pallone era rimasto li, brillava sul prato, il gigantesco McNaught era rimasto sulle sue, un attimo, in quell'attimo Platini gli rubava il pallone e decideva tutto. Cioè mollava il suo destro indiavolato, puntuale, ed era il tre a zero della Juventus nello stadio, in paradiso.

STRATEGIA. A memoria mia, una Juventus così elegante, così caparbia, così straripante, non la ricordavo. Eppure ne ho viste di Juventus negli ultimi venticinque anni. Mi sciroppai tutta la Coppa Uefa poi vinta e tutta la Coppa Campioni che nel '73 fini in quella delusione di popolo tricolore per le vie di Belgrado. Ma ora questa Juve sembra in grado di completare quel capolavoro. Non c'è un Ajax e, semmai, l'Ajax dei tempi nostri è proprio la Juve. Il suo gioco incrociato, che catapulta verso i portieri giocatori sempre diversi, con Boniek unico a divagare nello schema ma dove ciascuno ha compiti fissi; Gentile deve difendere e può avanzare a turno con Cabrini; Bonini deve occupare più campo possibile, sgobbando per monsieur Platini; Bettega deve fare da pendolo, da ago della bilancia, da centravanti mascherato; cosi Rossi deve spostarsi sull'out, creare varchi, e Tardelli può schizzare solo quando la sua parte la prende o Gentile o Bonini. C'è in questa squadra molta libertà per il singolo, in un collettivo legato da un sincero spirito di emulazione. Si è svegliata forse tardi la Juve, bersagliata da critici in mala fede quando non vince tutto. Ma è impossibile vincere tutto. Come ricordarsi di tutti, per un cronista in buona fede. Stavo dimenticandomi di Sergio Brio di cui in questo stesso giornale, dove con la fantasia continuano a palpitare le disegnate di Carlin, racconto la vita e il successo. Brio ha ostruito completamente quel gigante di Withe senza mai fare un fallo e Withe ha potuto segnare soltanto quando è uscito Brio. Cito volentieri Bortolotti che ritiene il' leccese indispensabile alla difesa bianconera, con la sua mole, con la sua classe plebea. Un campione vero, di quelli che si raccontano coi fatti, che lasciano un grande vuoto in campo quando per qualche motivo debbo-no farsi sostituire.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.12





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La Stampa 17 marzo 1983

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La Stampa 17 marzo 1983

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La Stampa 17 marzo 1983

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