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domenica 12 ottobre 2025

1 Febbraio 1976: Juventus - Perugia

È il 1 Febbraio 1976 e si gioca allo Stadio 'Comunale' di Torino la sfida Juventus-Perugia. La gara è valevole per la quindicesima giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1975-76.

Alla fine di quel Campionato la Juventus finirà alle spalle del Torino Campione d'Italia con solo due punti di ritardo.

Per quanto riguarda la coppa nazionale i nostri eroi non riusciranno neppure a superare il primo turno eliminatorio: saranno scavalcati nel girone dall' Inter. Invece la Coppa Italia la vince a sorpresa il Napoli che strapazza per 4-0 in finale l'altra sorpresa Hellas Verona.

Buona Visione!


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Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A - 15 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 1 febbraio 1976 ore 15.00
JUVENTUS-PERUGIA 1-0
MARCATORI
: Damiani 60

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Tardelli, Furino, Morini, Scirea, Damiani, Causio, Anastasi, Capello F., Bettega R.
Allenatore: Carlo Parola

PERUGIA: Marconcini, Nappi, Baiardo, Frosio, Berni, Agroppi, Scarpa, Curi (Marchei 75), Novellino, Vannini, Sollier
Allenatore: Ilario Castagner 

ARBITRO: Barbaresco



Le Pagelle Bianconere 

ZOFF — Brividi di freddo nel primo tempo, brividi di.... paura nella ripresa. Questa volta «san» Dino deve accendere un cero al suo santo protettore: sul bolide di Vannini che accarezza l'esterno del paio; ma soprattutto sull'incornata dello stesso Vannini che sbatte sul montante e gli consegna il pallone sulle braccia e sul bel colpo di testa di Berni che schizza sull'altro legno. 

CUCCUREDDU — Deve seguire Novellino che arretra: s'improvvisa ala ma conclude con precipitazione. Si distingue nel lavoro difensivo e per una punizionebomba che impegna Marconcini nel finale. 

TARDELLI — E' suo il tiro più pericoloso del primo tempo: Marconclni si oppone con bravura. Si rende assai utile con frequenti inserimenti sulla sinistra 

FURINO — Da marcatore diventa... marcato. C'è Curi alle sue costole. Si spinge anche sotto porta ma i palloni alti non sono il suo forte. Meno appariscente nella ripresa. 

MORINI — Tiene a bada Scarpa senza problemi. Ogni tanto si «apre» sull'esterno ma viene ignorato dal compagni. Sulle palle-gol del Perugia non ha responsabilità. 

SCIREA — Nel primo tempo riduca al minimo gli inserimenti per non Intasare un centrocampo sovraffollato. Nella ripresa rimane coinvolto nello sbandamento generale. 

DAMIANI — SI nota poco nel primo tempo perché i compagni preferiscono Impostare II gioco sulla sinistra. La musica cambia nella ripresa: prima sfiora II gol con un bel colpo di testa, poi centra II bersaglio. 

CAUSIO — E' Il più in forma e si prodiga par sbloccare il risultato. Cerca l'invenzione e la trova, In contropiede, al quarto d'ora della ripresa quando pennella il cross che Damiani trasforma. Festeggia cosi degnamente II 27° compleanno e la 150esima partita di campionato nella Juventus. 

ANASTASI — E' vivo, fa dannare Balardo ma difetta negli ultimi metri. Al 39' è atterrato dal diretto avversarlo In piena area ma l'arbitro, anziché fischiare il rigore lo punisce per simulazione. 

CAPELLO — La squadra ò sbilanciata in avanti e il «regista» non brilla; Agroppl lo marc^ a distanza ma con efficacia. 

BETTEGA — Gioca centravanti, lo cercano con i cross in diagonale ma Borni e Froslo lo anticipano. Non brilla.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 2 febbraio 1976




Record dei record, giro di boa a +3: questa è la Juve che nell'epoca delle esterofilie (Olanda o Polonia) si avvia a vincere lo scudetto giocando di rimessa
La Signora gioca italiano

TORINO Al tredicesimo minuto del secondo tempo, Barbaresco ha interrotto il gioco e, volgendo lo sguardo alla cabina radio, ha ordinato ai tecnici di impedire l'amplificazione della voce di Ameri da Cesena, attraverso gli altoparlanti rimasti erroneamente accesi. Secondo i perugini, le notizie sulla partita del Torino potevano raddoppiare le energie degli avversari, attenti ormai soltanto alle disgrazie granata. 

LO SCUDETTO D'INVERNO 

Sconfiggendo il Perugia, la Juventus ha girato la boa del girone di andata in testa alla classifica, stabilendo con i suoi ventisei punti il primato per tornei a sedici squadre. Molto raramente era accaduto di festeggiare i campioni d'inverno a quota +3 in media inglese, e di vedere una squadra a +1 come il Torino non al vertice della graduatoria ma bensì al secondo posto. Queste annotazioni statistiche esaltano il valore del calcio torinese, ma condannano, dopo la pagliaccia-ta azzurra di Nizza, la modestia delle altre pretendenti al titolo.

Dei bianconeri si è criticato giustamente il gioco poco avvincente, ma si è spesso ignorata ingiustamente la praticità d'azione, dimenticando che nel calcio purtroppo il risultato non è sempre proporzionale allo spettacolo. Si continua ad inneggiare al football olandese, tedesco o polacco, ma non si considera che il gioco della nostra principale squadra di club sembra costruita ad immagine e somiglianza del suo allenatore, aggiornato nelle idee ma conservatore nelle abitudini. Infatti nella formazione di Parola rivive il grande calcio all'italiana, modernizzato su una base dinamica di manovra grazie alla presenza di un solo difensore puro.

Non a caso è stato il gioco di rimessa a consentire ai juventini, fra gli altri episodi, le vittorie esterne di Cagliari, Milano e Roma, e proprio l'ul-timo successo in-terno contro il Perugia. Non a caso sono state le virtù di due contropiedisti come Causio e Damiani a trascinare i torinesi nelle recenti imprese. Non a caso continua ad essere la classe di Zoff a permettere ai compagni di speculare di fronte a chiunque.

Così la Juventus inizia con un cospicuo vantaggio il girone di ritorno, dopo aver segnato il passo soltanto contro il Torino, suo più temibile inseguitore. Allenatore e giocatori sostengono di potere affrontare la seconda parte del torneo con maggiore tranquillità, ma non devono scordare che nello scorso campionato qualche distrazione fu sufficien-te a trasformare un vantaggio di cinque punti in un probabile aggancio del Napoli. Unicamente con l'umiltà dimostrata fino ad oggi lo scudetto d'inverno diventerà lo scudetto d'estate.

LO STILE DEL BARONE 

Giocandosi alla quindicesima giornata di campionato, Juve-Perugia non poteva che risultare una partita emblematica dell' intero girone di andata juventino, poco brillante ma molto redditizia. Quello che la fortuna ha concesso ai torinesi, graziandoli nella parte finale della gara, è stato loro sottratto da Barbaresco, che ha sorvolato su due possibili rigori e ha confermato che la monotona antifona sul protezionismo arbitrale rimane un semplice pettegolezzo. Parola ha evitato corsi e ricorsi storici, ma si è sfogato nei confronti dei direttori di gara, che finora hanno concesso ai suoi uomini la massima punizione soltanto nella partita inaugurale del torneo, spaventati nelle domeniche successive dal marasma scatenatosi in quella circostanza, una sola volta ancora.

Dopo un'ora di attacchi continui, la squadra ha sbloccato paradossalmente il risultato soltanto in contropiede. I bianconeri hanno preteso di attuare il loro forcing ignorando quelle fasce laterali che ne dovevano costituire lo sbocco più logico. Così hanno giocato le loro carte sui traversoni da tre quarti di campo, con il risultato di non impegnare quasi mai Marconcini fino alla segnatura. Naturalmente una delle prime autentiche aperture della manovra, realizzata da Causio con una lunga fuga sull'estrema destra, ha permesso loro di passare in vantaggio.

Il pubblico torinese ha rivisto all'opera il tandem di punta Anastasi-Bettega, che non operava più al Comunale dal derby. Sul piano tecnico il rendimento dei due attaccanti non ha deluso, perché ad un Bettega in grado di ripetere le sue ultime prove confortanti si è affiancato un Anastasi sulla strada del recupero. Sul piano tattico invece Bettega ha risentito forse dell'assenza dei consueti interscambi con Gori, che gli consentivano di tentare il gol libero da pressanti marcature. Lasciando il compagno più avanzato, ha giocato quasi costan-temente fuori dall'area, e quando ha cercato di imporre la propria elevazione è stato regolarmente anticipato, essendo rimasto l'unico saltatore effettivo della formazione.

Anastasi cerca di non cade nella stessa crisi che lo aveva bloccato nella scorsa stagione, anche se la misura non è ancora pari all'accanimento. Gori si sta ormai riprendendo dal suo infortunio e la considerazione già Gentile ha perso il posto di titolare per una semplice squalifica lo intimorisce. Damiani garantisce puntualmente il gol alla squadra pur senza eccellere, e dunque si sente forse al sicuro da nuovi accantonamenti. Così sta per nascere un altro ballottaggio, dopo quello fra i terzini, in seno all'attacco, e Parola irrigidisce ulteriormente il suo mutismo in materia di formazione.

Ma al di là di determinati schemi ormai prevedibili, l'attuale Juventus può avvalersi di un Causio capace di inventare lo spunto decisivo anche nella partita più scorbutica. II Barone ha voluto festeggiare il suo centocinquantesimo incontro in maglia bianconera e il suo ventisettesimo compleanno con un'altra esibizione convincente, e come già a Bergamo il gol è scaturito da un suo pezzo di repertorio. La settimana scorsa avevamo descritto in Claudio Sala la metamorfosi di un giocatore estemporaneo in atleta continuo. Ora dobbiamo spendere le stesse parole per un altro elemento che ha conservato il genio ma ha bandito la sregolatezza, e non a caso le vite parallele dei due campioni si legano alle sorti delle squadre in testa alla classifica. Si diceva che a Nizza con la Nazionale non dovesse giocare, perché il settore medico juventino temeva l'aggravarsi di un lieve malanno muscolare. Invece in Costa Azzurra è stato uno dei pochi a salvarsi, e questa volta la vecchia parte di prestigiatore da luna park l'ha lasciata agli altri.

Il sogno di Sollier 

La grande speranza dell'operaio Sollier di alzare il pugno chiuso verso Umberto Agnelli, seduto in tribuna, si è esaurita nei due pali con i quali il Perugia ha sfiorato il pareggio.

Fino al gol decisivo gli umbri hanno risposto all'assalto bianconero con un munitissimo catenaccio attivo. Castagner aveva dichiarato che non avrebbe costruito barricate, ma l'allineamento a zona di ben cinque centrocampisti davanti alla difesa, l'arretramento di Vannini e Agroppi a fianco di Frosio nelle mischie aeree, e l'isolamento dell'unica punta, Scarpa, hanno chiarito subito i suoi piani realizzati peraltro con efficacia. Dopo la rete, invece, i perugini hanno spiegato con i fatti le loro ultime rimonte contro Inter e Napoli. Con un sorprendente cambiamento di mentalità e di ritmo hanno affrontato a tutto campo gli avversari, e con le stesse armi delle quali si erano avvalsi in chiave difensiva, e cioè i colpi di testa di Berni e Vannini, hanno creato le loro occasioni più pro-pizie.

Il nuovo volto della squadra, in grado per il momento di assicurarle una classifica tranquilla, si spiega con due verità che già fece proprie l'Ascoli l'anno scorso per difendere la sua promozione. E' sopravvissuta l'organizzazione collettiva del com-plesso, che consente ai giocatori di intendersi in spazi brevi anche in differenti circostanze di gioco. E' cambiato però l'indirizzo tattico di Castagner, che dopo le sconfitte di Torino e di Firenze all'inizio del campionato, ha preparato la squadra in funzione della difesa, pur lasciandole con marcature allentate a centrocampo la libertà di esprimersi secondo natura.

Ma proprio questa... licenza è costata in parte cara agli umbri. Castagner si era arrovellato in set-timana alla ricerca di un controllore adeguato per il temutissimo Causio. Opponendogli in prima battuta Novellino e in seconda Vannini, ne ha contenuto spesso i movimenti laterali, ma ha sacrificato due palleggiatori ad una sorveglianza sin troppo approssimativa.

Carlo Nesti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.6




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martedì 27 maggio 2025

27 Maggio 2001: Juventus - Perugia

É il 27 Maggio 2001 e Juventus Perugia si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2000-01 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

La Juventus guidata in panchina da Carlo Ancelotti sta sfidando la Roma di Fabio Capello per la conquista dello Scudetto. Alla fine però sará solo un amarissimo secondo posto per i bianconeri. 

Dall'altra parte c'é un Perugia che vive una stagione tranquilla e finisce la propria corsa a metá classifica.

Buona Visione! 



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Stagione 2000-2001 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 27 maggio 2001 ore 20:30 
JUVENTUS-PERUGIA 1-0
MARCATORI: Trezeguet 55

JUVENTUS: Van der Sar; Tudor, Iuliano, Montero P., Athirson (Brighi Mat. 79); Zambrotta, Tacchinardi, Pessotto G.; Zidane (O'Neill 66); (c) Del Piero (Inzaghi 86), Trezeguet
A disposizione: Carini, Ferrara C., Birindelli, Fonseca
Allenatore: Carlo Ancelotti

PERUGIA: Mazzantini; Rivalta, Materazzi, Di Loreto; Blasi (Saudati 66), Paris (Gatti 76), Liverani, Guinazu (Robbiati 79), Pieri; Ahn, Vryzas
A disposizione: Tardioli, Hilario, Lombardi, Sogliano
Allenatore: Serse Cosmi

ARBITRO: Bolognino
AMMONIZIONI: Iuliano, O'Neill (Juventus); Mazzantini, Liverani (Perugia)




LE PAGELLE  
Tacchinardi, grande fatica a centrocampo 
Per Pessotto e Del Piero una serata senza squilli 

JUVENTUS 
VAN DER SAR 6,5. Un primo tempo di tutta tranquillità. C'era un solo pericolo, ma Vryzas lo grazia sparandogli addosso da ottima posizione. Poi respinge da campione una deviazione del greco. Inoperoso per tutta la ripresa, salvo un'altra bella parata su punizione dal limite. 
TUDOR 6. Deve vedersela con Pieri che fa molto movimento ma non deve faticare molto per tenerlo a bada. Mantiene un raggio d'azione molto limitato. 
IULIANO 6. Deve lavorare poco ma commette qualche errore di troppo. Meglio quando va in avanti ad aiutare i compagni. 
MONTERO 6. Puntuale e preciso nelle chiusure. 
ATHIRSON 6. Deve vedersela con lo sgusciante Blasi che lo sottopone a continui recuperi e non sempre lo neutralizza. Si disinteressa di spingere sulla fascia 
(dal 34' st Brighi, sv). 
ZAMBROTTA 6,5. Per tutto il 1' tempo si fa vedere poco. Solo in due occasioni riesce a saltare Di Loreto ma spreca tutto sbagliando i cross. Nella ripresa serve Trezeguet che segna. 
TACCHINARDI 6. II solito guerriero a tutto campo che deve faticare molto per contenere Liverani, regista del Perugia. 
PESSOTTO 6. Un po' spento e senza grinta. Gioca pochi palloni e li sbaglia quasi tutti. 
ZIDANE 6. Partenza pessima poi si riprende e inventa uno splendido duetto con Del Piero, ma il portiere avversario gli nega il gol. Non all'altezza delle ultime prestazioni con Fiorentina e Bologna 
(dal 21' st O'Neill 6; si mette davanti alla difesa a distribuire palloni e chiudere).
TREZEGUET 6,8. Per tutto il primo tempo gli creano una sola buona occasione: ma il suo pallonetto, su assist di Zidane, timbra la traversa. Lui si muove molto alla ricerca di spazi ma non riesce mai a trovarne. Bravo nell'esecuzione del gol del vantaggio: controlla con freddezza e batte imparabilmente Mazzantini. Poi spreca una facile deviazione. 
DEL PIERO 5,5. Nella giungla della difesa perugina non trova spazi per mettersi in mostra 
(dal 41 st Inzaghi, sv). 

PERUGIA  
MAZZANTINI 6,5. Si salva come può sulle incursioni avversarie. Lo aiuta una traversa e poi di piede toglie il gol a Zidane. Si fa ammonire dall'arbitro perché perde troppo tempo nel rimettere la palla in gioco. Non può fare nulla sul gol di Trezeguet. 
RIVALTA 5. Ben protetto dai ritorni dei centrocampisti, tiene la posizione e non deve faticare molto a contenere Del Piero. Non anticipa Trezeguet sul gol dello juventino. 
MATERAZZI 6. Mobile e preciso calamita di testa i pochi cross che arrivano in area. 
DI LORETO 6. Vigile e perfetto nel controllare Zambrotta e quelli che tentano di passare dalla sua parte. 
BLASI 5,5. Gioca davanti alla difesa pronto a bloccare ogni buco 
(dal 21' st Saudati 5; si è messo davanti all'area avversaria, ma non ha avuto alcuna occasione).
PARIS 5,5. Si vede poco e non è determinante nel contenere tentativi di affondo degli avversari 
(dal 31'st Gatti, sv). 
LIVERANI 6,5. Il solito grande inventore di gioco. Ma i suoi suggerimenti sono sprecati perche cadono quasi sempre nel vuoto. Rimedia un'ammonizione per fermare Del Piero. 
GUINAZU 3,5. Tanto movimento, tanti recuperi ma poca precisione nei suggerimenti. Bravo in alcuni anticipi su Zidane 
(dal 34' st Robbiati, sv). 
PIERI 6. Corre e pressa a tutto campo. 
VRYZAS 5,5. Nel primo tempo ha una grandissima occasione: si libera bene di Iuliano e si presenta tutto solo in area ma spreca sparacchiando sul portiere. Suo lo spunto di testa nel finale che costringe Van der Sar a una difficile respinta. 
AHN 5. Molto movimento, tanto fumo ma poco arrosto.

Arbitro BOLOGNINO 6. Partita tranquilla che può amministrare con facilità. 

Nino Sormani




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sabato 10 maggio 2025

10 Maggio 2003: Juventus - Perugia

É il 10 Maggio 2003 e Juventus e Perugia si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

Proprio in questa gara la Juve sará incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma é un altro il chiodo fisso della societá e tifoseria.

La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Dall'altre parte c'é un Perugia che vive una stagione piú che buona - protagonista in Coppa Italia, salvezza tranquilla ed avventura in Coppa Intertoto.

Buona Visione! 



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Stagione 2002-2003 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
sabato 10 maggio 2003 ore 15:00 
JUVENTUS-PERUGIA 2-2
MARCATORI: Trezeguet rigore 25, Miccoli 36, Di Vaio 46, Grosso 90+2

JUVENTUS: Buffon (Chimenti 80), Birindelli (Montero P. 39), Ferrara C., Iuliano, Pessotto G., Camoranesi, (c) Conte A., Tacchinardi, Davids, Trezeguet (Nedved 56), Di Vaio
A disposizione: Tudor, Del Piero, Zambrotta, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

PERUGIA: Kalac, Sogliano, Di Loreto, Milanese, Zè Maria, Tedesco, Blasi, Obodo (Pagliuca 51), Grosso, Miccoli (Berrettoni 63), Vryzas (Crocetti 65)
A disposizione: Tardioli, Sulcis, Loumpoutis, Fusani
Allenatore: Serse Cosmi

ARBITRO: Bertini

AMMONIZIONI: Ferrara C. (Juventus); Blasi, Obodo, Grosso (Perugia)




JUVE27 La magia continua  

I BIANCONERI CAMPIONI D'ITALIA CON DUE GIORNATE D'ANTICIPO: É BASTATO IL PAREGGIO CONTRO IL PERUGIA. E MERCOLEDÌ LA SFIDA CHAMPIONS 

TORINO Finisce come l'anno scorso a Udine, con Lippi e gli juventini che si raggrumano davanti alla panchina per ascoltare alla radio la conclusione della partita dell'Inter, con la speranza che niente muti. Questa volta il calvario dura tre minuti. A San Siro si gioca ancora mentre il Perugia è già negli spogliatoi ma come al solito c'è uno spirito irrequieto che non regge alla tensione e esulta, come se a Milano fosse finita: il falso allarme si propaga per lo stadio come una «ola» incontrollabile; in campo, qualcuno cade nell' equivoco ma la vibrazione si estingue tra le urla di chi impone di stare zitti e aspettare incrociando le dita. Sarebbe il colmo che l'epilogo più scontato degli ultimi cinque anni si rovinasse nei secondi finali dei supplementari, rinviando una festa troppo annunciata, quasi digerita nelle settimane di avvicinamento al traguardo. Nemmeno la pioggia evoca sinistre coincidenze perugine: non ci sono pozzanghere in campo, non c'è Collina. Non c'è nemmeno Ancelotti e la sua sfiga cosmica. Lo scudetto è inevitabile. Subito dopo il gol di Di Vaio, lo speaker ha già invitato il pubblico a non invadere il campo come se fosse deciso, assodato, concluso che la Juve ha vinto e la porzione di partita che resta si risolverà senza sorprese. Ci sono stati sorrisetti in tribuna: il sospetto è una moda che non tramonta mai. Eppure non era sembrata (e non era) una partita finta, con Cosmi che smoccolava ad ogni decisione dell'arbitro e Blasi che rovinava il proprio futuro da juventino, sbattendo i tacchetti addosso a Tacchinardi e poi, più gravemente, contro Birindelli costretto ad uscire con una gamba malconcia. Moggi se l'è legata al dito. 

Il Perugia aveva giocato bene il primo tempo, la Juve no. Le ombre inquietanti si allungavano sulla partita con il Real Madrid perché, davanti all'impotenza bianconera, cresceva il dubbio che la squadra fosse stracotta e non soltanto distratta dalla Champions. Non c'era un reparto che si salvasse. Ze Maria sulla destra portava i pericoli, Vryzas faceva la sponda, Miccoli e Tedesco si incuneavano in una difesa slabbrata e mal coperta, al punto che Buffon (come poche altre volte gli avevamo visto fare) urlava e si sbracciava per svegliare i compagni. Il gol di testa di Tedesco era stato annullato al 9' per un fuorigioco visto dal guardalinee e in Italia pochi arbitri smentiscono i guardalinee. Le sirene dell'antiaerea suonavano ad ogni incursione degli umbri. La Juve invece non sapeva portarsi avanti. Il rigore fischiato a Di Vaio per un contatto con Di Loreto aveva permesso a Trezeguet di mettere la firma sul match scudetto al 24', come un anno fa. Ma, a parte una conclusione esplosiva di Ferrara respinta da Kalac e poi ribattuta da Tacchinardi contro il palo, il Perugia si avvicinava al pareggio molto più che i bianconeri al raddoppio. Il teorema di Sensi sui favori che la Juve riceve dai giocatori che le sono legati e stanno sparsi in altre squadre, subiva un duro colpo dalla rete di Miccoli al 36', un destro fulminante su passaggio di Ze Maria. La gente si consolava perché il piccoletto l'anno prossimo giocherà a Torino ma, nel minuto successivo, senza la doppia parata di Buffon sulle conclusioni ravvicinate di Vryzas e Tedesco, la paura avrebbe cominciato a rotolare dai gradoni pieni, non pienissimi, del Delle Alpi. 

La ripresa si apriva sul gol di Di Vaio, l'acuto dell'ultimo giorno. Prendeva palla sulla sinistra, saltava un paio di difensori rientrando in area e fulminava il tuffo di Kalac con un destro angolato. Non c'era più il Perugia del primo tempo e la Juve garantiva sollievo alle sue genti preoccupate: come a Madrid, nella ripresa i bianconeri erano più vispi, quasi dovessero dimostrare che la benzina non è finita. Entrava Nedved, un rischio, nelle sue condizioni e infatti due botte terrificanti lo costringevano a zoppicare. Restava ancora fuori Dal Piero a macerarsi nel proprio malumore per la festa vissuta da spettatore. Di Vaio aveva altre palle buone che sprecava addosso al portiere e il popolo lo perdonava perché intanto, da Milano, era arrivata la notizia del gol del Parma. Mezz'ora alla fine. Insisteva lo speaker, ottimista: 

«Il pubblico è pregato...... 

La preghiera di stare buoni non raggiungeva però Fabio Grosso, che deve giocarsi il futuro in una grande squadra: il cross del solito Ze Maria lo raggiungeva in pieno recupero passando sopra le teste dei difensori juventini. Lui batteva a rete, incredulo. Chimenti bagnava la partecipazione al match scudetto senza poter fermare quella sassata forte e centrale. C'è di nuovo da soffrire, adesso. Se l'Inter segna... Tre minuti. Poi Ferrara e Conte festeggiano la loro terza età gettandosi per primi sull'erba come ragazzini, Davids corre senza meta come un criceto in gabbia tenendo in una mano uno scudetto gigantesco e nell'altra il cartello con il numero 27,. Arrivano mogli, fidanzate e figli. Tutti in processione come in una sagra di paese e Nedved ne approfitta per macinare di corsa l'ultimo chilometro attorno al campo. Ogni minuto è buono per allenarsi. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 11 maggio 2003




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domenica 27 aprile 2025

27 Aprile 1980: Juventus - Perugia

É il 27 Aprile 1980 e Juventus e Perugia si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri dopo aver conteso fino all'ultimo lo Scudetto all'Inter giocano questa ultima gara senza alcuna pressione. 

Al termine del campionato infatti sará solo secondo posto dietro i nerazzurri mentre gli umbri chiudono a metá classifica - un risultato piú che soddisfacente per loro.

Buona Visione! 



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Stagione 1979-1980 - Campionato di Serie A - 13 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 27 aprile 1980 ore 16:30 
JUVENTUS-PERUGIA 3-0
MARCATORI: Fanna 46, Tavola 58, Bettega R. rigore 66

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino, Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega R., Tavola, Fanna (Marocchino 68)
A disposizione: Bodini, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni

PERUGIA: Mancini, Nappi, Ceccarini, Frosio, Pin C., Tacconi, Goretti, Butti, Rossi P., De Gradi (Vittiglio 72), Bagni
A disposizione: Malizia, Mingucci
Allenatore: Ilario Castagner

ARBITRO: Ciulli
AMMONIZIONI: Bagni (Perugia)




Le pagelle dei bianconeri 
Pietro Fanna lunghe volate 

ZOFF — Un tuffo su corto invito di Paolo Rossi per Bagni, un anticipo sul centravanti pescato di testa da Tacconi. Questa è la giornata del sempre positivo portierone. 

CUCCUREDDU — Agile, più attento che nei precedenti , incontri con Paolo Rossi. Ha anticipato e guardato da vicino il sempre bravo ma troppo isolato Paolino. Ed ha vinto il duello. 

CABRINI — Finalmente scattante, preciso nel mantenimento della palla, moderato nei suoi affondi sul lungo linea-sinistro. Butti ha avuto con luì poco spazio. 

FURINO — La sua partita è stata costruita più su fondamenta razionali che dinamiche. Ha lottato fra De Gradi e chi gli capitava a tiro. 

GENTILE — Aveva l'uomo più scorbutico, quel Bagni che si agita come un'anguilla nell'acqua. Gentile, con le buone e con le dure maniere, ha ridotto alla ragione il perugino. 

SCIREA — Ha fatto molto il mediano, con proiezioni perfino nell'area di rigore avversaria. La sua partita è positiva, realizzata sempre con stile impeccabile.
 
CAUSIO — Ha talento e lo getta al vento; ha classe e la mortifica con inspiegabile apatia. Come dire: tanto ci sono gli altri che vincono la partita! Pomeriggio poco felice il suo, del tutto in sintonia con la partita di mercoledi in Coppa. 

TARDELLI — E' in crescendo. Lo vedremo al massimo ai campionati europei. Ora ha ingranato la marcia giusta, affonda quella sua falcata da mezzofondista che disorienta qualunque avversarlo. Buonissimo quel passaggio diagonale per Fanna, al 21' del primo tempo. 

BETTEGA — Sta bene fisicamente e lo dimostra con buoni scambi e rincorse, nonostante le difficoltà incontrate nel primo tempo per l'assidua marcatura di Pin e per l'ancora scompaginata manovra bianconera. Perfetta l'esecuzione su calcio di rigore. 

TAVOLA — Ha un motore diesel ed ha dunque bisogno di tempo per rendere. In palleggiò aereo compie un capolavoro di tempismo e di potenza con quel suo gol.

FANNA — Il bianconero più fresco e più vispo. Ha il controllo di palla delle occasioni migliori, mostra velocità notevole, corsa bella ed efficace. Ceccarini va sempre a vuoto. E Fanna esce promosso da questo secondo esame nello spazio di quattro giorni. 

MAROCCHINO — Entra al 68' e scaraventa subito un gran destro verso Mancini, con palla che finisce a lato. Poi si intestardisce In dribbling, che ignorano i colleghi.

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 28 aprile 1980



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Il 2-0 è opera di Tavola mentre, su rigore, è Bettega a fare centro battendo Mancini

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Eliminata in Coppa dall'Arsenal, la Juve si riprende in campionato e coglie un bel successo sul rovinoso Perugia. Al 46' va in gol Fanna che approfitta della distrazione della difesa umbra.

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