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mercoledì 23 luglio 2025

Stelle Bianconere: Alessio Tacchinardi

Attraverso il nostro blog JLSSN - Juventus La Storia Siamo Noi vi regaliamo questo filmato sulla leggenda bianconera Alessio Tacchinardi.

Dopo gli inizi da tornante nel settore giovanile dell' AtalantaCesare Prandelli, suo tecnico nella formazione Primavera dei bergamaschi, lo sposta a regista di centrocampo per meglio sfruttarne personalità, senso della posizione e lancio in avanti. Con l'approdo alla Juventus, nel primo biennio a Torino Marcello Lippi lo arretra inizialmente con successo a difensore centrale, in uno schieramento a zona. Dopo la positiva stagione 1994-1995 in questo ruolo, tuttavia, una successiva crisi tecnica lo porta ad abbandonare il reparto arretrato per ritornare stabilmente, dal 1997, a centrocampo, posizione in cui sporadicamente trova anche la rete grazie a potenti conclusioni dalla distanza.

Nell'estate 1994 viene acquistato dalla Juventus per 4 miliardi di lire. Nella stagione d'esordio con i bianconeri, nonostante la giovane età, Marcello Lippi gli concede 24 presenze in campionato, contribuendo attivamente alla conquista del ventitreesimo scudetto della storia bianconera; nella stessa annata solleva anche la Coppa Italia. L'anno successivo la Juventus vince la Champions League, anche se non scende in campo nella finale di Roma contro gli olandesi dell' Ajax. Con i bianconeri vince negli anni successivi altri quattro campionati, due dei quali, 2001-2002 e 2002-2003, lo vedono protagonista del centrocampo bianconero in coppia con Edgar Davids.

 Buona Visione!



alessio



 

È sempre stato juventino dentro, Alessio Tacchinardi, fin dalla nascita. Colori che scorrono più forti che mai, continuamente, nelle sue vene perché: 
«Mi sono sentito sempre uno della curva, ho gioito, sofferto e lo faccio ancora con loro, i miei tifosi».
Giocava accanto a gente del calibro di Zidane, Davids, Deschamps, ma non si faceva mai intimorire dal blasone altrui anzi era il primo a lottare, la sua grinta non aveva eguali, rubava palloni e subito impostava, da vero e proprio leader. Ha passato lunga vita alla corte della sua dama, donandole tutti gli ornamenti più belli, tutto quello che c’era da conquistare. L’unico suo rimpianto è stato quello:
«Di non aver chiuso la carriera nella mia squadra del cuore, ci tenevo tanto, ma se poi mi dicono che dovevo fare la riserva a Tiago e Almirón...».
Parole di amore, di rabbia, tristezza. Frasi da juventino vero. Concetti e pensieri che emergono ancora oggi, tanto che Alessio parla di disastro, confusione ed errori imperdonabili per spiegare quello che sta succedendo alla Vecchia Signora e invita a trovare la possibile soluzione alla crisi coniando il seguente motto: 
«Dare la Juventus agli juventini, dal settore giovanile alla prima squadra».

tratto da Calcio GP - marzo 2011 

 



Su Gaetano Scirea: "La cosa che mi colpiva di più era la sua eleganza palla al piede. Si vede che aveva origini da centrocampista e non le aveva dimenticate" - Alessio Tacchinardi


"Lo Juventisimo é una cosa che prende i tifosi, la squadra e la società e li rende un blocco unito contro tutto e tutti. E che si esprime nella voglia di vincere sempre, di essere i più forti sapendo di ricevere in cambio odio da ogni altro elemento esterno al mondo Juve. Un odio che nutre la fame di vittorie, e che rende i nostri successi ancora più belli. Prima di diventare un calciatore bianconero ero un semplice tifoso, all'interno dello spogliatoio ho capito meglio il senso della Juve. All'inizio non capivo le facce dei compagni quando si pareggiava, mi dicevo che in fondo avevamo fatto un punto. Poi ho capito che se giochi nella Juve, il pareggio equivale a una sconfitta. Conta unicamente il successo, esattamente come dice Boniperti" - Alessio Tacchinardi


"Di finali di Champions League io ne ho perse tre su quattro, le finali sono drammatiche. Non ci voglio pensare perché poi è talmente tanta la delusione che ti porti dietro che vivi male anche tutta l'estate e la preparazione successiva" - Alessio Tacchinardi

alessio

"Il primo flash che mi viene in mente del 5 Maggio 2002? Beh, la faccia del mister! Lippi l'unico che forse ci credeva. Ricordo che in quella settimana la squadra non si era allenata con la testa giusta perché si pensava che l'Inter avrebbe vinto. E invece Lippi seppe trasferire in noi le sue motivazioni feroci, mentre la società ci martellava tutti i giorni: "Non è finita, non è finita...". Io in panchina, insieme ai compagni, faticavo a capire cosa stesse succedendo nella folle partita di Roma. Certo, sentivamo le urla dei tifosi e quando dissi: "Mister, adesso sono 4-2...", lui mi rispose: "Come?". E io: "In che senso? Prima dici che dobbiamo crederci e ora che faccia fai...". Lippi rimase incredulo. La radiolina? Ce l'aveva Aldo Esposito, il fisioterapista solo che a un certo punto non andava più. Maresca a quel punto fece da filtro con i tifosi e noi ci chiedemmo cosa fosse accaduto guardando mezzo stadio che esultava, l'altro in silenzio e viceversa" - Alessio Tacchinardi

juventus

"Con la Juve ho vinto molto [...]. La vittoria più bella rimane la Champions conquistata contro l'Ajax nel 1996. La soddisfazione più grande è invece quella di avere giocato undici anni con una squadra gloriosa come la Juve, e soprattutto di essermi meritato una stella con il mio nome tra i 50 giocatori più rappresentativi della storia bianconera nel nuovo stadio." - Alessio Tacchinardi

alessandro

"Andavo a vedere Platini al Comunale, quindi vivere quei campi da protagonista mi scatenava grandissime emozioni." - Alessio Tacchinardi

antonio

"Ho un rapporto molto forte con Andrea Agnelli: siamo coetanei e ricordo che veniva spesso a vedere gli allenamenti. Si vedeva che aveva tanta passione. Sono contento che abbia avuto la possibilità di riprendere in mano le redini della società e l'abbia riportata a essere quella che era prima, ricordo che quando diventò presidente gli mandai un messaggio dicendo che ero sicuro al 100% che questa squadra, nelle sue mani, sarebbe tornata forte come lo era una volta. Credo poi che lui ci abbia messo qualcosa in più anche per onorare la memoria di suo padre. Gliel'ho anche detto: quanto sarà orgoglioso, lì dal cielo, di vedere i risultati che stai raggiungendo!" - Alessio Tacchinardi

 

 

 




alessio







I Signori del Calcio - Alessio Tacchinardi

Noi JLSSN - Juventus La Storia Siamo Noi vi facciamo entrare nel mondo bianconero di uno dei protagonisti della Juventus vincente e leggendaria dell'era Marcello Lippi: Alessio Tacchinardi.

Vi offriamo quindi il servizio filmato andato in onda sulle reti di Sky Sport Italia 'I Signori del Calcio'.

Buona Visione!

 

alessio


 

Per vedere il servizio filmato in esclusiva e senza alcun inganno clicca qua!

 

Juve con un Tacchinardi in più 
Promosso titolare, l'ex monellaccio promette di non tradire la fiducia di Lippi 
«Non voglio più sbagliare» 
CHATILLON DAL NOSTRO INVIATO

Anche a 23 anni (compiuti proprio ieri) puoi fermarti a riflettere per fare un primo bilancio della tua vita. Tacchinardi ha portato a termine con successo questa operazione che a volte non riesce neppure ai cinquantenni. E si è accorto che non si può fare i monellacci in eterno. Andare a cento all'ora può dare emozioni forti, ma poi ti devi fermare. Soprattutto se non hai la vocazione dell'hippy, ma sei un campione in carriera. Tacchinardi non ha fatto tutto da solo. L'hanno aiutato in tanti a crescere, anche con le maniere forti. Più di tutti il fratello, in una certa misura anche Lippi che, mettendolo spesso in castigo (leggi panchina o tribuna), gli ha fatto capire tante cose della vita. E oggi il «Tacchi» passa a riscuotere. 
E' finito il tempo delle illusioni-delusioni, è arrivata l'ora di svoltare. Insomma, come ha spiegato Lippi, il ragazzo fa carriera e parte titolare. Per ora, in attesa dei nazionali, a tempo pieno; più avanti si vedrà. Così il centrocampo della Juve viene sottoposto all'ennesimo restyling. Tacchinardi, un tempo definito proprio da Lippi un sosia di Rijkaard, potrà essere utilizzato in triplice versione: come esterno di destra quando in mezzo al campo saranno in quattro; come centrale accanto a Deschamps quando saranno in cinque; come vice Deschamps se il francese accuserà le fatiche mondiali. E visto che Lippi ha preannunciato una Juve pronta a cambiare aspetto in corsa più velocemente di come una top model cambia vestito in passerella, il lavoro non gli mancherà. 
L'anno di Tacchinardi titolare inizia con una confessione: «Per me gli ultimi quattro sono stati anni difficili. Due ritiri fa mi sono perfino chiesto cosa ci facevo qui io. Lippi mi diceva che dovevo fare esperienza, ma era difficile cambiare se non giocavo mai. Così l'anno scorso ho pensato fosse giusto andare via per giocare, ma ogni trattativa è andata in fumo e per me si è iniziata un'altra stagione difficile. Fer fortuna qualcosa è cambiato, ho messo insieme 23 presenze, a Parma ho svoltato. Lippi mi ha mandato in campo sullo 0-2 e mi sono chiesto: ora che faccio? Invece con un assist e un gol ho aiutato la squadra a pareggiare. Poi ho disputato altre cinque partite di seguito e di lì tutto è cambiato». Nel senso che il Marcello ha finalmente visto Tacchinardi con occhi diversi e a fine stagione si è sbilanciato: da luglio diventi titolare. Nulla è casuale nella metamorfosi di un giocatore bravo e sfortunato, bloccato per 4 mesi da una polmonite quando Sacchi era pronto a portarlo in azzurro. Forse sarebbe cresciuto e maturato anche prima senza etichette di fenomeno. Ora che ha imparato a non percorrere il cammino della vita a velocità supersonica, saprà accettare anche eventuali delusioni: 
«Sì, sono molto tranquillo. Ho fiducia in Lippi, ma so che lui non ha riguardi per nessuno: se giochi male finisci in panchina. Sono al punto cruciale e non posso compromettere tutto. Il contratto scade nel 2001, ma la cosa non mi importa. Conta fare bene, in lontananza vedo anche una maglia azzurra».
 
E forte della conquistata maturità, aggiunge: 
«Mi spiace per Conte, so cosa prova per averlo vissuto. Il posto si perde e si riconquista, la ricetta è lavorare molto e parlare poco».
 
Che ci crediate o no, è davvero Tacchinardi.  
Fabio Vergnano
tratto da : La Stampa 24 luglio 1998

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