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lunedì 16 settembre 2024

15 Settembre 1991: Juventus - Milan

È il 15 settembre 1991 Juventus Milan si sfidano nella terza giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, è difficile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Così una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale!

Buona Visione!

 



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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 3 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 15 settembre 1991 ore 16.00
JUVENTUS-MILAN 1-1
MARCATORI: Casiraghi 13, Carrera M. autorete 90+2

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Reuter (Luppi 72), Kohler, Julio Cesar, Marocchi, Galia, Schillaci (Alessio 77), Baggio R., Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

MILAN: Rossi S., Tassotti, Maldini P., Albertini, Costacurta, Baresi F., Donadoni (Cornacchini 46), Rijkaard, Serena A., Gullit, Evani (Fuser 77)
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: D'Elia





Trapattoni deve ancora lavorare sul centrocampo e l'attacco che sono usciti troppo presto di scena.
Dalla prima posizione in classifica il tecnico bianconero può pensare con tranquillità a correggere gli errori. 
Piedistallo senza statua. 
Ottima difesa, qualche problema in avanti.

Un'ora di forcing milanista, in risposta alla rete di Casiraghi inventata da un geniale Baggio, ma solo una deviazione maligna e sfortunata di Carrera (abbracciato da Gullit...) ha battuto Tacconi e una difesa bianconera che sa reggere a tutti gli assalti. Si può dire, e sinceramente lo pensiamo, che per una volta Giovanni Trapattoni ha esagerato nella concretezza. Voleva far salire la Juve da sola in vetta alla classifica con la regola degli 1 a 0, stabilire una specie di record tutto suo. Ma di certo è uscito dal Delle Alpi ancora più convinto di quanto già aveva in mente: la base del piedistallo è di tutta sicurezza, adesso ha ancora da lavorare su centrocampo e attacco. Il contropiede di alleggerimento e di offesa è scomparso troppo presto dalla scena della partita. Le linee di difesa e di centrocampo del Milan hanno fatto cerniera serratissima e nessuna maglia bianconera ha trovato spazi. Questo è il lato negativo della prestazione juventina del secondo tempo, nel quale Casiraghi e Schillaci hanno dovuto via via arretrare a caccia di palloni che non venivano loro più offerti. 

Soprattutto non trovava più l'ispirazione Baggio, splendido suggeritore nella prima mezz'ora di spettacolo made in Juve, ma un po' assente quando era ora di far paura — o quantomeno di preoccupare — un Milan che andava prendendo nettamente il comando delle operazioni. Trapattoni ha le chiavi giuste per sapere che cosa è accaduto nel motore della squadra. 

Ci aveva detto la scorsa settimana: 

«Lasciatemi lavorare su una squadra tipo, non è con cambi continui che si può arrivare all'assetto ottimale. Dopo, gradualmente, potrò operare gli aggiustamenti che crederò opportuni». 

Di certo poter ragionare, lavorare, eventualmente ritoccare, stando in testa alla classifica alla pari con i due squadroni milanesi, è un bel vivere. Di questo si deve dare atto a Trapattoni, anche se ieri la sua Juve 2 (quella del finale di gara) non ci è piaciuta per niente. Chiusa, senza capacità di reazione. La grinta e la determinazione di Kohler non sono da tutti, è ovvio, e non è neppure una semplice questione tedesca, perché neppure Reuter è fatto con la pasta del difensore centrale. Come Kohler, solitamente, è Casiraghi. Ma ieri anche l'attaccante del coraggio è stato spesso costretto a perdersi in un lavoro di contenimento che francamente lo limita nelle iniziative. Qualche dribbling di troppo, qualche passaggio di meno, da parte di Schillaci poi sostituito da Alessio? Tutto vero, ma chiedete notizie al Milan. 

Calato Baggio, è stato solo Totò a mettere paura alla difesa di Fabio Capello. Ma tutto sommato è addirittura bello poter «criticare» il pareggio bianconero contro un ottimo Milan, in un campionato nel quale il fattore campo ha sempre meno valore. Trap lo sa bene, e continua a lavorare sereno.

tratto da: La Stampa 16 Settembre 1991





LA JUVENTUS TRADISCE TRAPATTONI
LA SIGNORA SUICIDI

TORINO. Un pareggio imposto dal Milan o cercato dalla Juventus? Sfortuna o trapattonite acuta? Rossoneri e bianconeri hanno lasciato lo Stadio delle Alpi regalando un bel tema al campionato, non troppo originale ma accattivante. E su quel pallone carambolato sulla testa di Carrera e nella porta di Tacconi al 92' minuto si scatenano dibattiti, accuse e difese. Bisogna insomma stabilire se la Juve può avere assimilato in fretta tutto il meglio di Trapattoni (solidità, pragmatismo, accortezza, temperamento, sveltezza di riflessi, cinismo) o abbia già assorbito anche quel vizio di forma che qualcuno chiama difensivismo: 

«Ma non esiste, è una parola assurda: le mie squadre», spiega il Trap «hanno sempre giocato con due punte e un tornante e oggi la Juve ha un'ala destra, un rifinitore e due attaccanti fissi. Non vi basta?».

Tutto giusto, anche il richiamo alle statistiche che indicano come i reparti offensivi del Trap siano sempre stati i migliori d'Italia. Però è innegabile che il secondo tempo di Juventus-Milan abbia visto una squadra sola imporre il gioco, cioè quella rossonera, mentre l'altra arretrava la propria azione ogni minuto di più. 

«Non sono stato io a ordinare ai ragazzi di difendersi, il fatto è che l'avanzamento di Baresi ci ha creato qualche problema e del resto la nostra è una squadra in via di formazione. Ci manca qualcosa a livello caratteriale, ma ci arriveremo presto».

Trapattoni rifiuta ogni addebito e accusa i critici di scarsa originalità. Perché se quella beffarda parabola a tempo scaduto non avesse infilato Tacconi, forse ora si parlerebbe di tattica perfetta, di brillante replica di quanto era accaduto nell'amichevole di agosto a San Siro. In effetti, il tecnico juventino sembrava poter ripetere ogni mossa vincente. In particolare era riuscito a fermare il Milan nei settori-chiave del suo gioco, cioè le fasce laterali. De Agostini e Casiraghi a sinistra, Reuter e Galia a destra avevano infatti tamponato ogni avanzata di Donadoni, Tassotti, Evani e Maldini. Implacabile in difesa con Carrera e soprattutto eccezionale con Kohler, ispirata a centrocampo da un Baggio rinnovato e ritrovato, la Juve per mezza partita ha imposto una spietata consuetudine: gol e gestione del risultato, ma senza barricate. Poi la fatica e la convinzione di poter chiudere la gara senza danni hanno trasformato questa accortezza in disagio. Il Milan l'ha capito, e va ricordato che il pareggio è giunto dopo una serie di parate decisive di Tacconi.

Vecchia malattia o peccato di giornata? Quelle undici maglie bianconere costrette nella propria metà campo per 45 minuti non consentono, per ora, una risposta sicura. Certo è che le pericolose seduzioni del difensivismo possono essere allontanate solo crescendo in carattere e fiducia. In caso contrario, la tentazione dell'1-0 a ogni costo diventerebbe il limite maggiore di una squadra dalle enormi potenzialità.



PAREGGIO THRILLING
JUVENTUS MILAN 1-1

IL MIGLIORE: KOHLER 7,5

Lo stopper tedesco si conferma l'acquisto numero 1 della Juventus trapattoniana. Assolutamente perfetta la sua partita: nel primo tempo annulla Gullit, nel secondo cancella Serena.

IL PEGGIORE: SERENA 5

La legge dell'ex non ha funzionato, o forse ha funzionato troppo: infatti, più che un ex bianconero, è sembrato un ex e basta.

Maurizio Crosetti
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1991 n.38







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