Visualizzazione post con etichetta Inter-Juventus. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Inter-Juventus. Mostra tutti i post

mercoledì 29 aprile 2026

29 Aprile 1984: Inter - Juventus

É il 29 Aprile 1984 ed Inter e Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo 'Stadio Giuseppe Meazza - San Siro'  di Milano.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida un Inter che lotta per le posizioni di vertice del campionato in corso. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini a strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe

Dall'altre parte i neroazzurri termineranno la stagione al quarto posto ad otto punti di distacco dalla Juventus Campione d'Italia.


Buona Visione! 





inter




Stagione 1983-1984 - Campionato di Serie A - 13 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 29 aprile 1984 ore 16:00 
INTER-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Cabrini 24, Platini 37, Altobelli rigore 45

INTER: Zenga, Ferri R. (Marini 56), Collovati, Bini, Bagni, Baresi G., Muller, Pasinato, Altobelli, Sabato, Serena A. 
A disposizione: Recchi, Meazza L., Beccalossi, Muraro
Allenatore: Luigi Radice

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, (c) Scirea, Vignola, Prandelli, Rossi P. (Caricola 69), Platini, Boniek
A disposizione: Bodini, Furino, Tavola, Penzo
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Tacconi, Gentile (Juventus); Sabato, Pasinato (Inter)




Gran primo tempo dei bianconeri, l'Inter insegue bene ma non riesce a recuperare
La partenza sprint arma della Juve
Un palleggio di Vignola trasformato in rete da una cannonata di Cabrini e un delizioso tocco di Platini hanno frastornato i nerazzurri, che soltanto su rigore dubbio di Altobelli hanno dimezzato le distanze 
Nella ripresa vano assalto al bunker protetto da un grande Tacconi

MILANO Juventus, ad un passo dal trionfo. Voleva un punto, ne ha preso due a S. Siro dove non vinceva da sette anni laureandosi virtualmente campione d'Italia.  
L'apoteosi del 21' scudetto é solo rimandata a domenica prossima, in casa con l'Avellino. E stato però, questo quinto successo in trasferta, soffertissimo, costruito ablimente in contropiede nel primo tempo, con due gol-capolavoro di Cabrini e Platini. Due acuti alla Scala del calcio che avevano strappato in sincera ammirazione della folla e del presidente Interista Pellegrini, seduto in tribuna d'onore accanto al suo giolello Rummenigge.  
Quando la partita sembrava chiusa, un rigore concesso con molta severita da Agnolin per un fallo di Gentile su Altobelli (il difensore juventino scivolando, ha sbilanciato l'avversario con il gomito) e trasformato dallo stesso Spillo al 45' ha riacceso le speranze di un'Inter in salute, tonica, orgogliosa, che non ci stava a perdere l'autobus Uefa.
E così, dopo aver premuto a lungo, l'Inter ha letteralmente messo al muro la Juventus nella ripresa Fort-Tacconi. Lui ha resistito all'assedio che ha fruttato ai nerazzurri 14 corner ed anche 8 palle-gol. Il vento gelido, diventato un alleato della Juventus che con il caldo avrebbe potuto accusare la battaglia con il Manchester United, disturbava le traiettorie del pallone 
Ma la Juventus aveva in Tacconi, autore di due parate-gol su Serena (67) e Muller (87) un baluardo insuperabile, in Scirea un libero che benché claudicante: stroncava stoicamente ogni incursione con la collaborazione di una squadra compatta in cui tutti erano disposti a sacrificarsi. L'area juventina ribolliva di mischie. 
Il muro bianconero resisteva sino al termine malgrado l'accerchiamento. Ormai la Juventus aveva messo in banca due reti d'oro. La prima al 25. Platini, che aveva traccheggiato in posizione arretrata per risucchiare Bagni smorzarne, in campo largo, la carica agonistica. Imbeccava Vignola sul limite dell'area. Il piccolo Platini si esibiva in tre palleggi aerei e poi armava il sinistro di Cabrini che, dal vertice, esplodeva un missile che forse leggermente deviato da Bini, si infilava diagonalmente accanto al palo. Zenga, impotente, prendeva atto come il pubblico.
La Juventus, ripetendo la prestazione intelligente di mercoledì, conteneva le folate nerazzurre e affondava I colpi di rimessa. Rossi, che trovava l'ottimo Collovati a sbarrargli il passo, faceva da civetta lavorando gli inserimenti di Boniek e Platini. 
E, dopo un'incornata di Serena, che dirottava di poco sopra la traversa un cross di Bagni, la Juventus sfiorava tl raddoppio (32). Platini apriva per Rossi che centrava per la testa di Boniek: Il polacco spinto platealmente da Ferri mancava l'impatto con il pallone, reclamando invano il rigore. Agnolin ammoniva poi Pasinato (in precedenza eга toccato a Gentile, che adesso rischia la squalifica, e piú tardi Tacconi e Sabato) e lasciava correre.
Il 2-0, meritato, arrivava al 37. Una respinta di Bini finiva a Rossi che toccava a Bonini. Palla a Bontek e perfetto assist per Platini che di destro, dolcemente, accarezzava di esterno depositando con precisione millimetrica nell'angolo sulla sinistra di Zenga. Un gol astuto, alla Sivori, il ventesimo in campionato del fuoriclasse francese che non segnava dal 18 marzo scorso a Verona. 
Il gol era accusato dall'Inter che poteva subire il terzo al 42' se Prandelli, su traversone di Rossi, fosse stato piú preciso nella conclusione di testa. Ad una manciata di secondi dall'intervallo, su un centro apparentemente innocuo di Bagni e difficilmente controllabile per Altobelli, Gentile spostava l'avversario con il braccio e Agnolin indicava il dischetto. L'arbitro avrebbe dovuto usare la stessa fiscalitá anche sul precedente fallo di Ferri ai danni di Boniek ma non l'aveva fatto. Le proteste dei bianconeri non cambiavano la decisione e Altobelli insaccava rimettendo in discussione partita e risultato. 
Il margine di vantaggio consentiva alla Juventus di ripresentarsi ancora baldanzosa e di reagire rabbiosamente. Al 52' Platini offriva a Vignola un bel pallone ma Zenga opponeva i pugni alla sua botta di sinistro, violenta e centrale. 
Con Marini che ha preso il posto dell'infortunato Ferri (56) l'Inter piazzava Baresi su Boniek. Marini si occupava di Prandelli che s'era prodigato per non far rimpiangere Tardelli, un'assenza importante che é stata assorbita dal collettivo. 
Confermando il suo momento di forma atletica, l'Inter aggrediva la Juventus che al 68' aggiungeva un difensore in piú, Caricola in luogo di Rossi. Platini diventava centravanti, fiancheggiando Boniek, e procurava a Zenga, su punizione, l'ultimo brivido. 
Gli altri erano tutti per la Juventus e non solo di freddo, e il risultato che la riporta in perfetta media inglese e le consente di conservare 4 punti sulla Roma, non camblava piú

Bruno Bernardi




SCUDETTO/JUVENTUS SEMPRE PIÙ 21
Karl-Heinz Rummenigge, spettatore a San Siro, ha rivisto in maglia bianconera i diavoli che l'avevano mortificato a Madrid nella finale del Mundial. Ma per molti il platonico duello con l'Inter ha anticipato il vertice '85
Il giorno della zebra

IL 30 APRILE è dunque, quasi ufficialmente, «The day after»: il giorno dopo. Lo scudetto che già aveva individuato da alcune settimane con una certa esattezza la propria direzione prende definitivamente l'autostrada per Torino e va a posarsi, per la ventunesima volta, sulle maglie della Juventus. Dal giallorosso, ovvero dal tecnicolor, il campionato ritorna al bianco e nero nel breve volgere di dodici mesi. Abbiamo la sensazione che l'avvenimento verrà preso, sotto la Mole, con maggiore compostezza di quanto non accadde nella Capitale come lo scorso anno. Ma a Torino sono ormai abituati alla gloria: a Roma invece, in pace e in guerra ci si arriva sempre con cicli più lenti. D'altra parte è lo stesso valore dimostrato dalla squadra di Liedholm (valore confermato stupendamente in Coppa) a rendere più vero, più meritato, più importante questo ennesimo trionfo juventino. Sono due squadre, Roma e Juve, che comprendono in sé più che l'antologia, la storia contemporanea del calcio italiano. Esprimendo con diverse mentalità due modi di essere grandi. E non è detto che il modo apparentemente più antico, quello pragmatico di Trapattoni, non sia ancora e sempre il più attuale. In fondo è giusto che la squadra bianconera abbia celebrato la sua festa a San Siro: un po' perché San Siro resta sempre uno dei più grandi «teatri» del mondo dei piedi, un po' perché se San Siro tenne a battesimo il primo grande volo europeo delle nostre squadre negli anni Sessanta, la Juve non può che essere la più degna erede di questi fasti. Fasti a lungo sopiti ed ora, meritatamente, riproposti dalle due attuali capitali del calcio italiano.

FIAT-DAY. Quello di domenica è davvero stato un magnifico Fiatday a tutti i livelli. Perché non solo la Juve ha cucito sul proprio petto (qualcuno dice con una stagione di ritardo... grazie al Mundial) quel benedetto ventunesimo scudetto sulla cui strada era inciampata l'anno scorso, ma qualche migliaio di chilometri più a nord un'altra affiliata della «Agnelli holding», la signora Ferrari, ha rimesso il naso in Europa e nel mondo, trionfando con Michele Alboreto. Ovvero, col Platini della Nazionale rossa. L'accostamento non è casuale: da anni ormai la Ferrari e la Juventus rappresentano «l'Italia che vince». Non per nulla, pochi giorni fa, Giampiero Boniperti ci diceva che il consenso verso queste due grandi entità sportive sarebbe totale il giorno in cui, sulla Ferrari, venisse messa la... zebra al posto del Cavallino
(«in fondo - ci ha spiegato per rendere più "accettabile" questa sua spregiudicata proposta - anche il commendator Ferrari è un appassionatissimo tifoso juventino»).

PATRIMONIO. Se Alboreto per vincere a Zolder, ha corso con grinta e intelligenza, la Juve per vincere a San Siro, ha... invece usato esattamente le stesse armi (che evidentemente costituiscono un pregiatissimo patrimonio aziendale). Trapattoni ha prima fatto sfogare e contenuto l'Inter, poi l'ha trafitta con eleganza e cinismo, limitandosi nel secondo tempo ad amministrare quel doratissimo vantaggio conseguito con il minimo sforzo. Proprio come ha fatto Alboreto in Belgio nei confronti di Warwick e soci, modellando la gara così come nemmeno un grandissimo stratega avrebbe potuto concepire. E l'Inter, lo si sappia, non è stata certo meno pericolosa o meno competitiva della Renault: ha avuto il solo torto di trovarsi davanti a una squadra dalle idee come al solito terribilmente chiare. Karl Heinz Rummenigge, che era sceso da Monaco per spiare futuri compagni e futuri avversari, se ne è tornato a casa pensando che ci sarà molto, ma molto, da lavorare per scalzare da un qualsiasi tipo di vertice quei demoniacci che aveva già incontrato con la maglia azzurra e che ora lo hanno di nuovo spaventato con la divisa a strisce. A strisce come i carcerati: ma la Juve, si sa, è un'eterna prigioniera della sua sete di vittorie. Domenica a San Siro comunque (e prima ancora mercoledì contro il Manchester) s'è fatta una bella bevuta ristoratrice, che dovrebbe lenire per un po' di tempo la sua golosità e la sua arsura.

PREPOTENZA. Forse Rummenigge non avrebbe potuto scegliere una partita più significativa per il suo debutto italiano. Almeno come spettatore. Ha capito infatti, il biondone, quanto sia sottile la prepotenza
, segue juventina sul campionato. Così sottile da poter metter in affanno e difficoltà una squadra che, sul campo, non le si dimostra affatto inferiore. L'Inter, domenica ha corso (corso con la... c minuscola, purtroppo per i suoi ricordi e purtroppo per la sua attuale fame di genialità), la Juve, invece, ha vinto. L'Inter ha costruito e sprecato con Müller: la Juve ha distillato e concretizzato con Platini. L'Inter è andata avanti a strappi e senza lucidità: la Juve ha freddamente messo in moto da prima la sua trazione posteriore (Cabrini) e poi il suo turbo a trazione anteriore (Platini). E a quel punto, anche Karl Heinz, imperatore della Bassa Germania e futuro principe dell'Alta Italia, ha capito che ci sarebbe stato poco da sperare in quell'impari duello. Il cuore, difficilmente, le spunta contro la ragione, e la Juve, in questo momento, è la ragione applicata al calcio.

ANTICIPO. Ernesto Pellegrini, neopresidente interista, affrontava per la prima volta il suo cliente (cliente per parte... di ritiro) Giampiero Boniperti. Voleva strappargli, assieme alla tranquillità-scudetto, quei due punti che avrebbero potuto significare l'ingresso quasi sicuro in zona Uefa (e negli spogliatoi, a fine partita, è stato lapidato: 
«Contro il Verona dichiarato a muso duro glielo due punti». 
Stavolta, comunque, non ce l'ha fatta. Per ora, Boniperti, può ancora dunque dirgli (calcisticamente parlando) «ragazzo, lasciami lavorare». Ma forse non ha completamente torto chi ha ipotizzato che il quasi platonico Inter-Juve di domenica abbia in qualche modo anticipato lo scontro scudetto del prossimo anno. Pellegrini ci spera, Rummenigge ne è sicuro, purché resti Altobelli. Boniperti no. Viola fa gli scongiuri, Pontello chiama il banco, Verona reclama i diritti della provincia, il Torino (licenzia) e scalpita. L'Italia del pallone si sta facendo sempre più grande: è giusto che lo scudetto diventi una torta da mordere in tanti.

Marino Bartoletti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr.18




inter

inter

inter

inter

inter

inter

inter
inter

inter

juventus

inter

juventus

inter

inter

inter

inter

inter

inter

maglie









giovedì 16 aprile 2026

16 Aprile 2000: Inter - Juventus

È il 16 aprile 2000 e Inter e Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1999-2000 allo Stadio Giuseppe Meazza  di San Siro, a Milano.

La Juventus è guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Però una grande Lazio, un epilogo da campionato non da Vecchia Signora, ed un signore fornito di ombrello in un campo più da pallanuoto che di calcio, 'ruba' un tricolore più che meritato.

L'Inter, dall'altra parte, è guidata da Marcello Lippi (nella sua unica annata disastrosa in panchina) e deve affidarsi a uno spareggio con il Parma per acciuffare all'ultimo respiro l'ultimo posto per la Champions League .

Buona Visione!



inter


Campionato di Serie A 1999-2000 - 13 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 16 aprile 2000 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Kovacevic 55, Kovacevic 79, Seedorf 83

INTER: Peruzzi, Simic (Moriero 85), Blanc, Cordoba, Zanetti J., Cauet, Di Biagio, Serena M. (Mutu 69), Seedorf, Recoba, Zamorano
Allenatore : Marcello Lippi

JUVENTUS: Van der Sar, Ferrara C. (Tudor 88), Montero, Iuliano, Zambrotta, Conte A., Davids, Pessotto, Del Piero (Esnaider 85), Inzaghi (Tacchinardi 66), Kovacevic
Allenatore : Carlo Ancelotti

ARBITRO: Treossi


Kovacevic stende l'Inter
La Juve vede lo scudetto
Per i nerazzurri a segno Seedorf

MILANO - Di testa a Bologna, di piede e ancora di testa a Milano: Kovacevic scende dalla panchina nel momento più importante della stagione e in due domeniche appoggia il mantello tricolore sulle spalle della Juventus. Ancelotti lo schiera a sorpresa dall'inizio, spinto forse anche dal pari della Lazio a Firenze e l'attaccante lo ricambia come meglio non avrebbe potuto. I bianconeri costruiscono la loro vittoria più pesante con la stessa ricetta usata per tirar su la casa dello scudetto: con novanta minuti pieni di concretezza, carattere e una spruzzata di talento, che spingono i rivali a meno cinque.

tratto da Kovacevic stende l'Inter La Juve vede lo scudetto 



LE PAGELLE 
Nel derby uruguaiano di San Siro Montero batte nettamente Recoba  
INTER 
PERUZZI 5. Grave indecisione sul raddoppio aereo di Kovacevic, responsabilità inesistenti sul primo gol. Pesa poco il miracolo finale su Esnaider. 
SIMIC 5,5. Trova saporiti gli stinchi di Inzaghi. Che sul primo hurrà juventino riesce a sfuggire alla museruola 
(dal 40° Moriero sv: nient'altro che alcuni cross scialbi). 
BLANC 6. Regale di testa, elegante di piedi. Che non sia una freccia lo si sa da un pezzo, 
CORDOBA 6. Una fatica del diavolo contro Kovacevic, nel duello tra ossi duri. Se lo perde sulla seconda rete, aspettando l'uscita di Peruzzi. 
ZANETTI 5,5. Impiega mezz'ora per affondare contro Pessotto. Da fuori prova nel primo tempo, trovando l'estensione di Van der Sar a negare la prodezza. 
CAUET 5,5. Colpisce quasi tutto quello che gli passa accanto: pallone e giocatori. 
DI BIAGIO 5. Non incide mai, non inventa nulla. Ammonito. 
SERENA 6. Crea problemi a Zambrotta con discese frequenti, si affloscia dopo un'ora 
(24'st Mutu sv. Trova il tempo di farsi ammonire. 
SEEDORF 6. Teorico punto d'incontro tra fosforo e manovalanza. Nella ripresa firma l'inutile gol con rasoiata al curaro. 
ZAMORANO 6. Solo contro i centurioni rivali, si attorciglia di lesta e sfiora il gol un paio di volte, una per tempo. 
RECOBA 5. Pochissime cose da ricordare, mai un'esecuzione al momento giusto. 
LIPPI 6. Con un attacco spuntato impossibile organizzare uno spettacolino migliore.  
JUVENTUS 
VAN DER SAR 6. Trova una sberla di Zanetti, non arriva sul destro di Seedorf. 
FERRARA 6,5. Dalla sua parte arrivano minimo in due, talvolta in 3. Ma dove c'è lui non si passa 
(dal 43st Tudor sv: per guadagnare tempo). 
MONTERO 7. L'unico errore della sua partita libera è Zamorano al tiro. Perfetto, per il resto. 
lULIANO 6,5. Svolge il compito come un vigile urbano. 
ZAMBROTTA 6,5. Copre quantità industriale di chilometri, cresce nella ripresa. Ammonito, 
CONTE 7. Da un suo break nasce il gol. Sentinella inappuntabile e costante. 
DAVIDS 7,5. Un tritacarne con scarpini e treccine. Uomo ovunque che fa pentole e coperchi. Ammonito. 
PESSOTTO 6. Meglio l'inizio della fine. Rincula pericolosamente contro Zanetti. 
DEL PIERO 7. Brilla spesso, nel conto totale le luci oscurano le ombre. Se ritrova anche i tempi riscoprirà presto anche il piacere del gol 
(dal 40° Esnaider sv: fallisce il terzo gol, assai semplice). 
INZAGHI 6.Da manuale l'assist per il primo gol di Kovacevic. Si muove alla moviola, sbaglia un'occasione ghiotta nel primo tempo 
(dal 20' Tacchinardi sv: stucco per il centrocampo quando c'è da tirare su il ponte levatoio). 
KOVACEVIC 8. Dopo quello di Bologna, firma altri due gol-scudetto: 6 in tutto il campionato, una media straordinaria considerando i mozziconi di partita. 
ANCELOTTI 7. Osa con Del Piero, dietro le due punte. E stavolta non fallisce il matchpoint. 

TREOSSI 6,5. Direzione all'inglese, non prende decisioni di cui pentirsi.

Giancarlo Laurenzi 
tratto da:  La Stampa 17 aprile 2000




zidane

darko

rosa

inter

la gazzetta

inter
La Stampa 17 aprile 2000

inter
La Stampa 17 aprile 2000

inter

inter

juventus

juventus

inter

juve


maglie






 



giovedì 12 febbraio 2026

12 Febbraio 2006: Inter - Juventus

É il 12 Febbraio 2006 e InterJuventus si sfidano nella Sesta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'Giuseppe Meazza' San Siro di Milano.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha proprio nei nerazzurri il suo massimo antagonista per la vittoria finale. Sará una gara epica contrassegnata dalla punizione di Alessandro Del Piero che decide il match e dalla sua esultanza con la lingua di fuori che diventerá leggenda. 

Putroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora piú grande verrá spazzata via dalla piú grande farsa del calcio moderno.

Buona Visione!


inter


 


Campionato di Serie A 2005-2006 - 6 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 12 febbraio 2006 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Ibrahimovic 63, Samuel 74, Del Piero 85

INTER: Julio Cesar, Zanetti J., Cordoba, Samuel, Burdisso, Figo, Veron (Kily Gonzalez 36), Cambiasso, Stankovic, Adriano (Recoba 83), Martins (Cruz J. 72)
Allenatore: Roberto Mancini

JUVENTUS: Buffon, Balzaretti, Thuram, Cannavaro, Chiellini (Blasi 89), Camoranesi (Mutu 76), Emerson, Vieira, Nedved, Ibrahimovic (Del Piero 70), Trezeguet
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Paparesta G.


L’ultimo derby d’Italia prima di Calciopoli

Quando si parla di Inter e Juve si pensa però indiscutibilmente anche all’infelice capitolo di Calciopoli, i nerazzurri da protagonisti in positivo ed i bianconeri dalla parte dei “cattivi”. Lo scandalo pose fine al dominio della Vecchia Signora che durava ormai da anni.

Il campionato 2005-2006 fu assegnato quindi all’Inter, in cui si trasferirono Vieira e Ibrahimovic la stagione successiva. Parleremo dunque dell’ultimo match andato in scena tra le due squadre prima della retrocessione punitiva juventina. Febbraio 2006, 25esima giornata di campionato e si affrontarono le due squadre mai retrocesse dalla loro fondazione. I bianconeri di Capello arrivarono a San Siro con 9 punti di vantaggio, sarebbe dunque bastato loro un pareggio per vivere in tranquillità l’ultima parte di stagione. Il titolo fu consegnato invece proprio ai nerazzurri, nonostante fossero arrivati terzi dietro Milan e Juve.

Tornando a quel 12 febbraio 2006, la squadra di Mancini fece di tutto per ridurre i punti di distacco, che a fine gare divennero 12. La partita la vinse infatti la Juve per 2 a 1 dopo un primo tempo sofferto ma conclusosi comunque 0 a 0, causa anche il gol annullato ad Adriano. La seconda parte di gara si aprì con il vantaggio Juve arrivato al 18esimo grazie al gol di Ibrahimovic che, passando l’anno successivo all’Inter, fu considerato in casa Agnelli il più grande dei traditori.

Dieci minuti dopo lo stacco imperioso di Samuel, che gli permise di superare addirittura Vieira, pareggiò i conti. Quando tutto lasciava presagire che la partita sarebbe finita in parità, a 6 minuti dalla fine l’arbitro Paparesta fischiò fallo su Nedved al limite dell’area. A incaricarsi della battuta fu ovviamente Del Piero, che insaccò sotto l’incrocio il match point del 2 a 1. La squadra di Capello volò così a più dodici sull’Inter , credendo di aver messo in cassaforte quello scudetto assegnato poi proprio alla squadra di Mancini.

tratto da: Amarcord, l’Inter-Juventus di Calciopoli 





I bianconeri battono 2-1 l'Inter a San Siro grazie ai gol di Ibrahimovic e Del Piero: ora i punti di vantaggio sono 12. Nerazzurri illusi dal pari di Samuel

MILANO, 12 febbraio 2006 - Game over. La Juventus vince a San Siro (guarda le immagini dell'incontro) e mette una seria ipoteca sul campionato. Il pallone è tondo e può rimbalzare in modi strani, ma il 2-1 con cui i bianconeri hanno battuto l’Inter a domicilio ha tutta l’aria di essere un colpo da ko. La squadra di Capello stende i nerazzurri per la seconda volta in stagione, e porta a 12 i punti di vantaggio sull’accoppiata Milan-Inter. Mancano 13 giornate alla fine, un’eternità, però il vantaggio anche psicologico sulle inseguitrici è enorme.

La vittoria della Vecchia Signora è griffata Ibrahimovic, croce e delizia bianconera, la variabile ics di una corazzata in cui tutto il resto è magnificamente prevedibile. Ma soprattutto Del Piero. Il capitano e simbolo della Juve, che fa staffetta con Ibrahimovic e pennella una punizione da Pinturicchio, forse da 29° scudetto. L’Inter ha giocato alla pari, forse non avrebbe meritato la sconfitta, ma non ha mai messo spalle al muro, come doveva, la Juventus, in una gara in cui contava un solo risultato, la vittoria, come aveva detto Mancini alla vigilia.

Le formazioni. Mancini sceglie Martins come partner d’attacco di Adriano. In panchina Recoba e Cruz. In difesa confermata la scelta di Burdisso come terzino sinistro, come sostituto dell’infortunato Favalli. Capello risolve i dubbi dela vigilia schierando sulle fasce in difesa Balzeretti e Chiellini: largo alla linea giovane, gli esclusi sono Pessotto e Blasi. In avanti i Giganti: Trezeguet-Ibrahimovic, entrambi non al meglio, ma recuperati. Del Piero si accomoda in panchina. Il primo tempo è (molto) più tattico che spettacolare. San Siro è trasformato in un’enorme scacchiera, Mancini e Capello giocano una partita paziente ed equilibrata.

Alla ricerca di un punto debole nello schieramento difensivo degli avversari, entrambe le fazioni si concentrano sulla stessa fascia. L’Inter cerca gli uno contro uno di Figo su Balzaretti, mancino schierato sulla corsia destra, mentre nella metà campo opposta Camoranesi punta Burdisso, destro (e più un centrale che un esterno) schierato sulla fascia sinistra. Sono punture di spillo, più di tanto non si passa. In mezzo le coppie Emerson-Vieira e Cambiasso-Veron, pedoni con licenza di affondare, ballano a specchio. Insomma, tra mosse e contromosse l’equilibrio regna sovrano.

Qualche guizzo c’è, per carità, un destro al volo dal limite di Emerson respinto da Julio Cesar, un paio di partenze da sprinter di Martins, a cui non corrispondono adeguati arrivi. Poi il primo colpo di scena: Veron si allunga in scivolata su Vieira e resta a terra, prova a stringere i denti, ma è costretto ad uscire. Entra Kily Gonzalez, Mancini sposta il cavallone Stankovic in mezzo: meno geometrie, più arrembaggi. Le emozioni restano poche. Poi, repentino, lo scacco. Presunto. Adriano tira fuori dal suo cilindro una gemma su punizione, ma il calcio piazzato era di seconda, per un gioco pericoloso fischiato a Chiellini. San Siro espolde, ma è un falso allarme, tutto da rifare. Si va al riposo sullo 0-0.

Ripresa. L’Inter prova a cambiare atteggiamento, a spingere di più. Deve vincere, alla Juve il pari basta e avanza. Ma sono solo buone intenzioni. Al primo affondo in contropiede la Juve passa: Camoranesi salta Burdisso, poi mette in mezzo un pallone d’oro che Ibrahimovic, battendo sul tempo Cordoba e Zanetti, trasforma nell’1-0. L’Inter reagisce buttando il cuore oltre l’ostacolo e trovando il pari con Samuel, che di testa su angolo di Figo svetta, gigante, sopra la contraerea Vieira. Entrano Del Piero, Cruz e Recoba, tutti cavalli di razza, ma quello che lascia il segno è il numero 10 bianconero, che mette all’incrocio dei pali una punizione telecomandata dal limite. Quella stupenda di Recoba, a tempo scaduto, si schianta sul palo. La Juve tira un sospiro di sollievo, se ci si mette anche la fortuna, il campionato non può sfuggirle.

Riccardo Pratesi
tratto da: Juve, le mani sullo scudetto

 





linguaccia


balzaretti

juventus

samuel

inter

inter

inter

juve



maglie