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martedì 20 ottobre 2026

29 Marzo 1981: Inter - Juventus

È il 29 marzo 1981 e si gioca allo Stadio Giuseppe Meazza - San Siro  di Milano il derby d'Italia Inter-Juventus.

I neroazzurri sono campioni d'Italia in carica, ma i bianconeri sono affamati di vittoria. Sarà una vittoria bella e importante nel cammino che porterà i nostri beniamini al 19esimo tricolore. 

Ad un passo dalla seconda stella, mentre gli altri si godono a malapena la prima.

Buona Visione!



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Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 8 ritorno 
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 29 marzo 1981 ore 15:30
INTER-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Muraro 61

INTER: Bordon, Bergomi, Baresi G., Marini, Canuti, Mozzini, Caso, Prohaska, Altobelli (Ambu 87), Beccalossi, Muraro (Tempestilli 81)
A disposizione: Cipollini, Pancheri, Pasinato 
Allenatore: Eugenio Bersellini

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino, Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli Bettega R., Brady (Causio 66), Fanna (Prandelli 56)
A disposizione: Bodini, Osti, Verza 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Barbaresco







LA PARTITISSIMA/INTER-JUVENTUS

Sui bianconeri bloccati da una tempestosa vigilia, si scatena il rinnovato slancio dei Campioni d'Italia che, dopo i successi di Coppa, tornano a sognare lo scudetto. Nei cimenti europei e di campionato la carta vincente è Muraro, l'uomo della Stella... Rossa

STELASSA!

MILANO. Pareva sfiorito anzitempo e consegnato a un irreversibile declino. Sulle sue balenanti qualità di furetto del gol si era posata la patina dell'abulia, dalla quale non riuscivano a trarlo neppure le umiliazioni delle staffette e delle esclusioni tout-court. Sono bastati due gol a riproporlo nella sua dimensione di match-winner: a Belgrado ha proiettato l'Inter nelle semifinali di una Coppa dei Campioni ormai improbabile come una chimera; a San Siro ha inginocchiato Madama Juventus, quasi fiduciosa in una sorta di invulnerabilità, dopo sedici partite senza sconfitte. Così Carletto Muraro, con un doppio colpo di bacchetta magica, ha riaperto insperate prospettive a una stagione nerazzurra che andava assumendo contorni fallimentari. Di questa riscossa vibrante, che ha altri meritevoli protagonisti (l'impavido fanciulletto Bergomi, ad esempio, diventato a diciassette anni perno insostituibile della difesa campione d'Italia; o il regale Prohaska, come sempre solleticato dai grandi appuntamenti e dalle imponenti platee, tradizionale stimolo per gli uomini di classe pura) è stato lui, Carletto Muraro, il simbolo più immediato. Dopo aver sbancato Belgrado, persino violentando congenite tiepidezze di carattere, ha offerto subitanea controprova costringendo a una delle magre più amare della sua carriera un indomito guerriero come Gentile. Nelle due occasioni, si è visto un Muraro inedito, più completo e maturo. Non più (o non soltanto) il freddo opportunista, capace di far valere la sua strepitosa rapidità negli spazi brevi o la sua folgorante velocità di riflessi. Ma un giocatore capace di inserirsi appieno nel contesto tattico, di ripiegare e difendere, in sostanza di costituire un reparto da solo, nella prolungata e ormai cronica latitanza dell'ex gemello Altobelli, sempre preda di inspiegabili turbe, al punto di offrire alla vicenda soltanto insignificanti e stranite partecipazioni. Non è, intendiamoci, che Muraro possa spiegare tutto nella metamorfosi di quest'Inter miracolata. Ma certo, Bersellini ha visto diminuire sensibilmente i propri problemi nel momento in cui ha ritrovato un uomo capace di mettere dentro i palloni importanti.

IL MIRACOLO DI ZOFF. Il gol, a volte, è solo l'epilogo casuale, anche se determinante, di una situazione. E in effetti la botta vincente di Muraro contro la Juventus non avrebbe particolari meriti per entrare nella galleria delle esecuzioni da ricordare. Un imperioso spunto di Beccalossi, favorito da un benevolo rimpallo, un impeccabile servizio e l'appoggio, prepotente e sicuro, ma tutto sommato agevole, nella porta di Zoff. Ma assolutamente eccezionale era stata, nel primo tempo, un'azione dirompente dello stesso Muraro, con slalom vertiginoso e irridente su Gentile e Scirea e schioccante sinistro a bersaglio: qui il vecchio Dino aveva esibito il capolavoro, con una prodigiosa intuizione e una provvidenziale manata a incrociare la folgore. Ecco, in quel momento San Siro e l'Inter avevano ritrovato il figliol prodigo. Uscito (è troppo sperare definitivamente?) da una lunga involuzione, spiegata con complicati ragionamenti tattici (il gioco mutato, il rallentamento imposto dal pur geniale Prohaska, l'abbandono del contropiede), ma forse più semplicemente dovuta a una crisi di fiducia e di entusiasmo. Muraro non ha ancora ventisei anni; sarebbe stato imperdonabile dilapidare il suo genuino talento. Questo colpo d'ala al momento giusto non restituisce soltanto un goleador all'Inter: recupera anche al nostro calcio un attore di razza. Se di qui a Madrid anche Altobelli saprà dare un calcio ai fantasmi, quest'Inter potrebbe regalarci un clamoroso rilancio europeo. Diciamolo pure sottovoce: ma con la feroce concentrazione che l'anima, con la splendida condizione fisica che attualmente l'accompagna, la pattuglia di Bersellini è in grado di decollare, solo che l'assistono la freddezza e l'essenzialità dei suoi uomini-gol.

COLLAUDO SUPERATO. In questo senso, la Juventus ha comunque rappresentato un collaudo probante. Non era quella di San Siro, la Juve spavalda e dilagante delle sei vittorie consecutive. Una settimana di implacabile martellamento psicologico aveva lasciato il segno. Anziché cercare di imporre la propria teorica superiorità, la squadra di Trapattoni è apparsa preoccupata di limitare i danni, di lasciar passare la burrasca con il minor pregiudizio. Quando polemicamente si sottolinea la regolarità della partita, si dimentica che non del tutto regolari erano le condizioni di una delle contendenti, sballottata per tutta la lunga vigilia da accuse concentriche. E meno male che Barbaresco (alla sua miglior stagione: come il vino di cui porta il nome invecchiando migliora sempre) è stato impeccabile, refrattario ai condizionamenti, autoritario senza sconfinare mai nella demagogia. Questa Juve frenata rappresenta pur sempre il miglior collettivo del campionato: averla infine ridotta alla resa rappresenta per l'Inter un successo e una verifica che trascendono il pur prestigioso episodio. Non è vero, come si sostiene, che le fatiche ripetute logorano. A determinare l'usura sono le sconfitte, i cedimenti psicologici. La battaglia di Belgrado, lungi dal prostrare, ha rivitalizzato i nerazzurri. Che forse soltanto ora stanno conoscendo il vero Prohaska, giocatore di illimitate risorse atletiche ma anche di finissima grana tecnica. Neppure un marcatore tradizionalmente ringhioioso come Tardelli è riuscito a limitarne l'enorme raggio d'azione. L'austriaco ha toccato un'infinità di palloni senza sprecarne alcuno: e alla sua ombra ha saputo offrire - malgrado Furino - numeri deliziosi quel Beccalossi che deve soltanto capire come la vicinanza di Prohaska non lo limiti, ma anzi gli consenta di operare sul piano della qualità, che è ciò che da lui si pretende. Peccato che a questi automatismi l'Inter stia arrivando a fine stagione, quando ormai lo scudetto pare inafferrabile, a meno di sconvolgenti rivoluzioni. Esaurito il ciclo dei confronti diretti, l'Inter può solo contare su un crollo contemporaneo delle tre squadre che la precedono. Evento non matematicamente impossibile, ma da escludere sul piano della logica. Ma se la Coppa è stata il viatico per il rilancio in campionato, così un campionato affrontato con ritrovati stimoli può essere l'ideale preparazione ai cimenti europei. Sarebbe sufficiente per riscattare la stagione, già eccezionale sotto il profilo finanziario.

BONIPERTI E AMERI. Dicevamo prima della Juventus, della sua delicata vigilia, che ha finito per riflettersi, almeno parzialmente, sul rendimento in campo. Il tardivo tatto dell'Ufficio Inchieste, che ha rinviato l'interrogatorio di Bettega a dopo la partita di San Siro, non poteva certo bastare per dissipare le ombre in casa bianconera. Della tensione, che ha contagiato un ambiente solitamente refrattario a ogni polemica scoperta, è sintomatica testimonianza un episodio capitato la sera del sabato all'hotel Touring, dove la Juventus trascorreva la vigilia del match. Incontrando Enrico Ameri, il conduttore del processo del lunedì sulla terza rete, Boniperti si è lamentato vibratamente dell'impostazione data alla partita col Perugia, ricostruita con dovizia di particolari negli episodi che avrebbero favorito la vittoria bianconera. E anche del fatto che, contrariamente a quanto affermato in trasmissione, nessun rappresentante della Juventus vi era stato invitato. La discussione ha raggiunto toni molto accesi, risolvendosi in un vero e proprio scontro (verbale, beninteso). Se teniamo presente che la Juventus ha sempre replicato col silenzio a presunte ingiustizie di trattamento, è facile arguire che questa volta la società bianconera si sia sentita colpita sul vivo. Sarà bastata la sconfitta di San Siro (evidentemente da molti a lungo invocata) per togliere il veleno allo sprint finale del campionato? 

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 n.14



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lunedì 19 ottobre 2026

19 Ottobre 2002: Inter - Juventus

È il 19 ottobre 2002 e Inter e Juventus si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2002-03 allo 'Stadio Giuseppe Meazza - San Siro' di Milano.

È una Juventus lanciatissima quella che si appresta a vincere questa gara nella capitale. Tra qualche settimana sarà incoronata Campione d'Italia per la 27ª volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e della tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo. 

Dall'altra parte c'è un Inter che tallona 'da vicino' i bianconeri. Sarà un'altra fatica inutile: il titolo di più forti d'Italia scappa ancora in Piemonte!

Buona Visione!

 


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Stagione 2002-2003 - Campionato di Serie A - 6 andata
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Sabato 19 ottobre 2002 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Del Piero rigore 90, Vieri C. 90+6

INTER: Toldo, Cordoba, Materazzi, Cannavaro F., Zanetti J., Almeyda (Emre 63), Di Biagio, Coco, Recoba (Morfeo 78), Vieri C., Crespo
Allenatore: Héctor Cuper

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Ferrara C., Iuliano, Birindelli (Zambrotta 63), Camoranesi, Tudor (Conte A. 83), Davids, Nedved, Salas (Zalayeta 69), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Collina
ESPULSIONI: Conte A. 90+2 (Juventus); Morfeo 90+2 (Inter)


Le Pagelle Bianconere 

BUFFON 7. Potrebbe anche iscriversi a un corso di origami per il tempo libero che gli lascia l'Inter nel primo tempo. Si supera nella ripresa quando aspetta Vieri lanciato verso di lui e gli ruba il pallone dai piedi con un intervento magistrale. 

THURAM 7. Sempre robusto e attento il pattugliamento della fascia destra anche se a turno si inseriscono in tanti. Trova spesso l'opportunità di sganciarsi e si trova perfino a tu per tu con Toldo dopo un assist di Del Piero. Un gigante. 

FERRARA 7. Vieri o Crespo, Vieri e Crespo. Benvenuto a San Siro, paraggi dell'inferno. Usa ogni mezzo lecito per imporsi; conferma che gli anni non hanno scalfito la sua immagine. Nelle mischie prevale spesso la sua capoccia; prende il tempo alla gente con dieci anni meno di lui. Se pensiamo a difensori azzurri... 

IULIANO 6. Quasi sempre fa da bodyguard a Vieri e non è come fare da balia a un neonato anche se Bobone esce da un infortunio. Lotta, si impone con tranquillità, si concede alleggerimenti velleitari che non riesce mai a cancellare. Lascia troppa mano libera a Vieri nella ripresa. 

BIRINDELLI 6. Sta qualche passo più avanti della linea difensiva con il compito di neutralizzare Zanetti. L'argentino deve avere un paio di polmoni di scorta, il bianconero evita di sfiancarsi aspettandolo in zona e assolvendo con abnegazione, ma senza sussulti da protagonista, un compito davvero difficile 

(dal 17' st Zambrotta 6: spinge più del compagno, con qualche affanno). 

CAMORANESI 6. Contribuisce a dare spessore all'inizio folgorante della Juve, ovvero il periodo in cui i bianconeri sprecano un patrimonio di occasioni. Non fa cose memorabili, ma è sempre molto presente nel gioco in una parte del campo in cui non trova grande opposizione da Coco. Diventa protagonista nel finale della partita. 

TUDOR 6,5. Parte molto bene e sfiora perfino il gol con un piattone al volo che sorvola Toldo. Lo svolgimento della partita lo porta quasi sempre a essere al centro delle operazioni e mette a frutto la sua natura di difensore per aiutare i compagni nei ripiegamenti 

(dal 37' st Conte 5). 

DAVIDS 6,5. Grande impegno, una percentuale di errore a volte eccessiva. Il movimento continuo è la sua dote migliore, considerato che le necessità lo portano a giocare in zone in cui non si sente a suo agio. 

NEDVED 6. Toccano a lui le occasioni da gol più allettanti nella fase di partenza, entrambe su suggerimento di Salas. Le spreca come spesso gli capita, perché è uno che lavora una montagna di palloni, ma poi sembra sempre che l'ultima parte dell'azione non lo riguardi più. 

SALAS 6,5. Sceglie l'occasione giusta per dare un segnale. Ispirato, generoso, non risparmia pressoché su nulla, mettendo il suo marchio sulla partita. Gli manca soltanto la piroetta vincente sotto porta, infatti fallisce il clamoroso match-ball che l'avrebbe fatto diventare l'uomo del destino
 
(dal 24' st Zalayeta sv). 

DEL PIERO 6,5. Decima partita ufficiale da titolare. Gli succhiano anche il sangue e un po' si vede che comincia a battere in testa. Ma non ci fosse lui, chi farebbe girare la palla con tocchi sempre delicati, chi inventerebbe quella girata che soltanto un Toldo mostruoso evita che si trasformi in un gol da fenomeno paranormale? 

COLLINA 6. Un arbitro all'altezza della sfida più bella e appassionante. Incute rispetto ai giocatori, domina la scena anche se non è una partita difficile da arbitrare. Nel finale non è lucidissimo.

Fabio Vergnano 




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mercoledì 29 aprile 2026

29 Aprile 1984: Inter - Juventus

É il 29 Aprile 1984 ed Inter e Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo 'Stadio Giuseppe Meazza - San Siro'  di Milano.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida un Inter che lotta per le posizioni di vertice del campionato in corso. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini a strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe. 

Dall'altre parte i neroazzurri termineranno la stagione al quarto posto ad otto punti di distacco dalla Juventus Campione d'Italia.


Buona Visione! 





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Stagione 1983-1984 - Campionato di Serie A - 13 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 29 aprile 1984 ore 16:00 
INTER-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Cabrini 24, Platini 37, Altobelli rigore 45

INTER: Zenga, Ferri R. (Marini 56), Collovati, Bini, Bagni, Baresi G., Muller, Pasinato, Altobelli, Sabato, Serena A. 
A disposizione: Recchi, Meazza L., Beccalossi, Muraro
Allenatore: Luigi Radice

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, (c) Scirea, Vignola, Prandelli, Rossi P. (Caricola 69), Platini, Boniek
A disposizione: Bodini, Furino, Tavola, Penzo
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Tacconi, Gentile (Juventus); Sabato, Pasinato (Inter)




Gran primo tempo dei bianconeri, l'Inter insegue bene ma non riesce a recuperare
La partenza sprint arma della Juve
Un palleggio di Vignola trasformato in rete da una cannonata di Cabrini e un delizioso tocco di Platini hanno frastornato i nerazzurri, che soltanto su rigore dubbio di Altobelli hanno dimezzato le distanze 
Nella ripresa vano assalto al bunker protetto da un grande Tacconi

MILANO Juventus, ad un passo dal trionfo. Voleva un punto, ne ha preso due a S. Siro dove non vinceva da sette anni laureandosi virtualmente campione d'Italia.  
L'apoteosi del 21' scudetto é solo rimandata a domenica prossima, in casa con l'Avellino. E stato però, questo quinto successo in trasferta, soffertissimo, costruito ablimente in contropiede nel primo tempo, con due gol-capolavoro di Cabrini e Platini. Due acuti alla Scala del calcio che avevano strappato in sincera ammirazione della folla e del presidente Interista Pellegrini, seduto in tribuna d'onore accanto al suo giolello Rummenigge.  
Quando la partita sembrava chiusa, un rigore concesso con molta severita da Agnolin per un fallo di Gentile su Altobelli (il difensore juventino scivolando, ha sbilanciato l'avversario con il gomito) e trasformato dallo stesso Spillo al 45' ha riacceso le speranze di un'Inter in salute, tonica, orgogliosa, che non ci stava a perdere l'autobus Uefa.
E così, dopo aver premuto a lungo, l'Inter ha letteralmente messo al muro la Juventus nella ripresa Fort-Tacconi. Lui ha resistito all'assedio che ha fruttato ai nerazzurri 14 corner ed anche 8 palle-gol. Il vento gelido, diventato un alleato della Juventus che con il caldo avrebbe potuto accusare la battaglia con il Manchester United, disturbava le traiettorie del pallone 
Ma la Juventus aveva in Tacconi, autore di due parate-gol su Serena (67) e Muller (87) un baluardo insuperabile, in Scirea un libero che benché claudicante: stroncava stoicamente ogni incursione con la collaborazione di una squadra compatta in cui tutti erano disposti a sacrificarsi. L'area juventina ribolliva di mischie. 
Il muro bianconero resisteva sino al termine malgrado l'accerchiamento. Ormai la Juventus aveva messo in banca due reti d'oro. La prima al 25. Platini, che aveva traccheggiato in posizione arretrata per risucchiare Bagni smorzarne, in campo largo, la carica agonistica. Imbeccava Vignola sul limite dell'area. Il piccolo Platini si esibiva in tre palleggi aerei e poi armava il sinistro di Cabrini che, dal vertice, esplodeva un missile che forse leggermente deviato da Bini, si infilava diagonalmente accanto al palo. Zenga, impotente, prendeva atto come il pubblico.
La Juventus, ripetendo la prestazione intelligente di mercoledì, conteneva le folate nerazzurre e affondava I colpi di rimessa. Rossi, che trovava l'ottimo Collovati a sbarrargli il passo, faceva da civetta lavorando gli inserimenti di Boniek e Platini. 
E, dopo un'incornata di Serena, che dirottava di poco sopra la traversa un cross di Bagni, la Juventus sfiorava tl raddoppio (32). Platini apriva per Rossi che centrava per la testa di Boniek: Il polacco spinto platealmente da Ferri mancava l'impatto con il pallone, reclamando invano il rigore. Agnolin ammoniva poi Pasinato (in precedenza eга toccato a Gentile, che adesso rischia la squalifica, e piú tardi Tacconi e Sabato) e lasciava correre.
Il 2-0, meritato, arrivava al 37. Una respinta di Bini finiva a Rossi che toccava a Bonini. Palla a Bontek e perfetto assist per Platini che di destro, dolcemente, accarezzava di esterno depositando con precisione millimetrica nell'angolo sulla sinistra di Zenga. Un gol astuto, alla Sivori, il ventesimo in campionato del fuoriclasse francese che non segnava dal 18 marzo scorso a Verona. 
Il gol era accusato dall'Inter che poteva subire il terzo al 42' se Prandelli, su traversone di Rossi, fosse stato piú preciso nella conclusione di testa. Ad una manciata di secondi dall'intervallo, su un centro apparentemente innocuo di Bagni e difficilmente controllabile per Altobelli, Gentile spostava l'avversario con il braccio e Agnolin indicava il dischetto. L'arbitro avrebbe dovuto usare la stessa fiscalitá anche sul precedente fallo di Ferri ai danni di Boniek ma non l'aveva fatto. Le proteste dei bianconeri non cambiavano la decisione e Altobelli insaccava rimettendo in discussione partita e risultato. 
Il margine di vantaggio consentiva alla Juventus di ripresentarsi ancora baldanzosa e di reagire rabbiosamente. Al 52' Platini offriva a Vignola un bel pallone ma Zenga opponeva i pugni alla sua botta di sinistro, violenta e centrale. 
Con Marini che ha preso il posto dell'infortunato Ferri (56) l'Inter piazzava Baresi su Boniek. Marini si occupava di Prandelli che s'era prodigato per non far rimpiangere Tardelli, un'assenza importante che é stata assorbita dal collettivo. 
Confermando il suo momento di forma atletica, l'Inter aggrediva la Juventus che al 68' aggiungeva un difensore in piú, Caricola in luogo di Rossi. Platini diventava centravanti, fiancheggiando Boniek, e procurava a Zenga, su punizione, l'ultimo brivido. 
Gli altri erano tutti per la Juventus e non solo di freddo, e il risultato che la riporta in perfetta media inglese e le consente di conservare 4 punti sulla Roma, non camblava piú

Bruno Bernardi




SCUDETTO/JUVENTUS SEMPRE PIÙ 21
Karl-Heinz Rummenigge, spettatore a San Siro, ha rivisto in maglia bianconera i diavoli che l'avevano mortificato a Madrid nella finale del Mundial. Ma per molti il platonico duello con l'Inter ha anticipato il vertice '85
Il giorno della zebra

IL 30 APRILE è dunque, quasi ufficialmente, «The day after»: il giorno dopo. Lo scudetto che già aveva individuato da alcune settimane con una certa esattezza la propria direzione prende definitivamente l'autostrada per Torino e va a posarsi, per la ventunesima volta, sulle maglie della Juventus. Dal giallorosso, ovvero dal tecnicolor, il campionato ritorna al bianco e nero nel breve volgere di dodici mesi. Abbiamo la sensazione che l'avvenimento verrà preso, sotto la Mole, con maggiore compostezza di quanto non accadde nella Capitale come lo scorso anno. Ma a Torino sono ormai abituati alla gloria: a Roma invece, in pace e in guerra ci si arriva sempre con cicli più lenti. D'altra parte è lo stesso valore dimostrato dalla squadra di Liedholm (valore confermato stupendamente in Coppa) a rendere più vero, più meritato, più importante questo ennesimo trionfo juventino. Sono due squadre, Roma e Juve, che comprendono in sé più che l'antologia, la storia contemporanea del calcio italiano. Esprimendo con diverse mentalità due modi di essere grandi. E non è detto che il modo apparentemente più antico, quello pragmatico di Trapattoni, non sia ancora e sempre il più attuale. In fondo è giusto che la squadra bianconera abbia celebrato la sua festa a San Siro: un po' perché San Siro resta sempre uno dei più grandi «teatri» del mondo dei piedi, un po' perché se San Siro tenne a battesimo il primo grande volo europeo delle nostre squadre negli anni Sessanta, la Juve non può che essere la più degna erede di questi fasti. Fasti a lungo sopiti ed ora, meritatamente, riproposti dalle due attuali capitali del calcio italiano.

FIAT-DAY. Quello di domenica è davvero stato un magnifico Fiatday a tutti i livelli. Perché non solo la Juve ha cucito sul proprio petto (qualcuno dice con una stagione di ritardo... grazie al Mundial) quel benedetto ventunesimo scudetto sulla cui strada era inciampata l'anno scorso, ma qualche migliaio di chilometri più a nord un'altra affiliata della «Agnelli holding», la signora Ferrari, ha rimesso il naso in Europa e nel mondo, trionfando con Michele Alboreto. Ovvero, col Platini della Nazionale rossa. L'accostamento non è casuale: da anni ormai la Ferrari e la Juventus rappresentano «l'Italia che vince». Non per nulla, pochi giorni fa, Giampiero Boniperti ci diceva che il consenso verso queste due grandi entità sportive sarebbe totale il giorno in cui, sulla Ferrari, venisse messa la... zebra al posto del Cavallino
(«in fondo - ci ha spiegato per rendere più "accettabile" questa sua spregiudicata proposta - anche il commendator Ferrari è un appassionatissimo tifoso juventino»).

PATRIMONIO. Se Alboreto per vincere a Zolder, ha corso con grinta e intelligenza, la Juve per vincere a San Siro, ha... invece usato esattamente le stesse armi (che evidentemente costituiscono un pregiatissimo patrimonio aziendale). Trapattoni ha prima fatto sfogare e contenuto l'Inter, poi l'ha trafitta con eleganza e cinismo, limitandosi nel secondo tempo ad amministrare quel doratissimo vantaggio conseguito con il minimo sforzo. Proprio come ha fatto Alboreto in Belgio nei confronti di Warwick e soci, modellando la gara così come nemmeno un grandissimo stratega avrebbe potuto concepire. E l'Inter, lo si sappia, non è stata certo meno pericolosa o meno competitiva della Renault: ha avuto il solo torto di trovarsi davanti a una squadra dalle idee come al solito terribilmente chiare. Karl Heinz Rummenigge, che era sceso da Monaco per spiare futuri compagni e futuri avversari, se ne è tornato a casa pensando che ci sarà molto, ma molto, da lavorare per scalzare da un qualsiasi tipo di vertice quei demoniacci che aveva già incontrato con la maglia azzurra e che ora lo hanno di nuovo spaventato con la divisa a strisce. A strisce come i carcerati: ma la Juve, si sa, è un'eterna prigioniera della sua sete di vittorie. Domenica a San Siro comunque (e prima ancora mercoledì contro il Manchester) s'è fatta una bella bevuta ristoratrice, che dovrebbe lenire per un po' di tempo la sua golosità e la sua arsura.

PREPOTENZA. Forse Rummenigge non avrebbe potuto scegliere una partita più significativa per il suo debutto italiano. Almeno come spettatore. Ha capito infatti, il biondone, quanto sia sottile la prepotenza
, segue juventina sul campionato. Così sottile da poter metter in affanno e difficoltà una squadra che, sul campo, non le si dimostra affatto inferiore. L'Inter, domenica ha corso (corso con la... c minuscola, purtroppo per i suoi ricordi e purtroppo per la sua attuale fame di genialità), la Juve, invece, ha vinto. L'Inter ha costruito e sprecato con Müller: la Juve ha distillato e concretizzato con Platini. L'Inter è andata avanti a strappi e senza lucidità: la Juve ha freddamente messo in moto da prima la sua trazione posteriore (Cabrini) e poi il suo turbo a trazione anteriore (Platini). E a quel punto, anche Karl Heinz, imperatore della Bassa Germania e futuro principe dell'Alta Italia, ha capito che ci sarebbe stato poco da sperare in quell'impari duello. Il cuore, difficilmente, le spunta contro la ragione, e la Juve, in questo momento, è la ragione applicata al calcio.

ANTICIPO. Ernesto Pellegrini, neopresidente interista, affrontava per la prima volta il suo cliente (cliente per parte... di ritiro) Giampiero Boniperti. Voleva strappargli, assieme alla tranquillità-scudetto, quei due punti che avrebbero potuto significare l'ingresso quasi sicuro in zona Uefa (e negli spogliatoi, a fine partita, è stato lapidato: 
«Contro il Verona dichiarato a muso duro glielo due punti». 
Stavolta, comunque, non ce l'ha fatta. Per ora, Boniperti, può ancora dunque dirgli (calcisticamente parlando) «ragazzo, lasciami lavorare». Ma forse non ha completamente torto chi ha ipotizzato che il quasi platonico Inter-Juve di domenica abbia in qualche modo anticipato lo scontro scudetto del prossimo anno. Pellegrini ci spera, Rummenigge ne è sicuro, purché resti Altobelli. Boniperti no. Viola fa gli scongiuri, Pontello chiama il banco, Verona reclama i diritti della provincia, il Torino (licenzia) e scalpita. L'Italia del pallone si sta facendo sempre più grande: è giusto che lo scudetto diventi una torta da mordere in tanti.

Marino Bartoletti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr.18




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giovedì 16 aprile 2026

16 Aprile 2000: Inter - Juventus

È il 16 aprile 2000 e Inter e Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1999-2000 allo Stadio Giuseppe Meazza  di San Siro, a Milano.

La Juventus è guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Però una grande Lazio, un epilogo da campionato non da Vecchia Signora, ed un signore fornito di ombrello in un campo più da pallanuoto che di calcio, 'ruba' un tricolore più che meritato.

L'Inter, dall'altra parte, è guidata da Marcello Lippi (nella sua unica annata disastrosa in panchina) e deve affidarsi a uno spareggio con il Parma per acciuffare all'ultimo respiro l'ultimo posto per la Champions League .

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1999-2000 - 13 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 16 aprile 2000 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Kovacevic 55, Kovacevic 79, Seedorf 83

INTER: Peruzzi, Simic (Moriero 85), Blanc, Cordoba, Zanetti J., Cauet, Di Biagio, Serena M. (Mutu 69), Seedorf, Recoba, Zamorano
Allenatore : Marcello Lippi

JUVENTUS: Van der Sar, Ferrara C. (Tudor 88), Montero, Iuliano, Zambrotta, Conte A., Davids, Pessotto, Del Piero (Esnaider 85), Inzaghi (Tacchinardi 66), Kovacevic
Allenatore : Carlo Ancelotti

ARBITRO: Treossi


Kovacevic stende l'Inter
La Juve vede lo scudetto
Per i nerazzurri a segno Seedorf

MILANO - Di testa a Bologna, di piede e ancora di testa a Milano: Kovacevic scende dalla panchina nel momento più importante della stagione e in due domeniche appoggia il mantello tricolore sulle spalle della Juventus. Ancelotti lo schiera a sorpresa dall'inizio, spinto forse anche dal pari della Lazio a Firenze e l'attaccante lo ricambia come meglio non avrebbe potuto. I bianconeri costruiscono la loro vittoria più pesante con la stessa ricetta usata per tirar su la casa dello scudetto: con novanta minuti pieni di concretezza, carattere e una spruzzata di talento, che spingono i rivali a meno cinque.

tratto da Kovacevic stende l'Inter La Juve vede lo scudetto 



LE PAGELLE 
Nel derby uruguaiano di San Siro Montero batte nettamente Recoba  
INTER 
PERUZZI 5. Grave indecisione sul raddoppio aereo di Kovacevic, responsabilità inesistenti sul primo gol. Pesa poco il miracolo finale su Esnaider. 
SIMIC 5,5. Trova saporiti gli stinchi di Inzaghi. Che sul primo hurrà juventino riesce a sfuggire alla museruola 
(dal 40° Moriero sv: nient'altro che alcuni cross scialbi). 
BLANC 6. Regale di testa, elegante di piedi. Che non sia una freccia lo si sa da un pezzo, 
CORDOBA 6. Una fatica del diavolo contro Kovacevic, nel duello tra ossi duri. Se lo perde sulla seconda rete, aspettando l'uscita di Peruzzi. 
ZANETTI 5,5. Impiega mezz'ora per affondare contro Pessotto. Da fuori prova nel primo tempo, trovando l'estensione di Van der Sar a negare la prodezza. 
CAUET 5,5. Colpisce quasi tutto quello che gli passa accanto: pallone e giocatori. 
DI BIAGIO 5. Non incide mai, non inventa nulla. Ammonito. 
SERENA 6. Crea problemi a Zambrotta con discese frequenti, si affloscia dopo un'ora 
(24'st Mutu sv. Trova il tempo di farsi ammonire. 
SEEDORF 6. Teorico punto d'incontro tra fosforo e manovalanza. Nella ripresa firma l'inutile gol con rasoiata al curaro. 
ZAMORANO 6. Solo contro i centurioni rivali, si attorciglia di lesta e sfiora il gol un paio di volte, una per tempo. 
RECOBA 5. Pochissime cose da ricordare, mai un'esecuzione al momento giusto. 
LIPPI 6. Con un attacco spuntato impossibile organizzare uno spettacolino migliore.  
JUVENTUS 
VAN DER SAR 6. Trova una sberla di Zanetti, non arriva sul destro di Seedorf. 
FERRARA 6,5. Dalla sua parte arrivano minimo in due, talvolta in 3. Ma dove c'è lui non si passa 
(dal 43st Tudor sv: per guadagnare tempo). 
MONTERO 7. L'unico errore della sua partita libera è Zamorano al tiro. Perfetto, per il resto. 
lULIANO 6,5. Svolge il compito come un vigile urbano. 
ZAMBROTTA 6,5. Copre quantità industriale di chilometri, cresce nella ripresa. Ammonito, 
CONTE 7. Da un suo break nasce il gol. Sentinella inappuntabile e costante. 
DAVIDS 7,5. Un tritacarne con scarpini e treccine. Uomo ovunque che fa pentole e coperchi. Ammonito. 
PESSOTTO 6. Meglio l'inizio della fine. Rincula pericolosamente contro Zanetti. 
DEL PIERO 7. Brilla spesso, nel conto totale le luci oscurano le ombre. Se ritrova anche i tempi riscoprirà presto anche il piacere del gol 
(dal 40° Esnaider sv: fallisce il terzo gol, assai semplice). 
INZAGHI 6.Da manuale l'assist per il primo gol di Kovacevic. Si muove alla moviola, sbaglia un'occasione ghiotta nel primo tempo 
(dal 20' Tacchinardi sv: stucco per il centrocampo quando c'è da tirare su il ponte levatoio). 
KOVACEVIC 8. Dopo quello di Bologna, firma altri due gol-scudetto: 6 in tutto il campionato, una media straordinaria considerando i mozziconi di partita. 
ANCELOTTI 7. Osa con Del Piero, dietro le due punte. E stavolta non fallisce il matchpoint. 

TREOSSI 6,5. Direzione all'inglese, non prende decisioni di cui pentirsi.

Giancarlo Laurenzi 
tratto da:  La Stampa 17 aprile 2000




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La Stampa 17 aprile 2000

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