É il5 Novembre 2008 eReal Madride Juventus si sfidano nella quarta giornata dellegruppo di qualificazione iniziale della UEFA Champions League 2008-09 allo Stadio 'Santiago Bernabeu' diMadrid (Spagna).
Siamo al minuto 93':
Al comparire del numero 10 sulla lavagnetta elettronica, invece il sempre esigente pubblico del 'Santiago Bernabéu' si alza in piedi per tributare una standing ovation all'assoluto protagonista della serata. Gesto ricambiato da Alessandro Del Piero con un inchino 'Real' e indimenticabile anche nella ricca carriera di un campione assoluto, tanto che il diretto interessato qualche tempo fa ha ammesso come quella serata sia per lui seconda solo a un'altra notte da ricordare - quella del gol in semifinale contro la Germania a Dortmund nel 2006!
Buona Visione!
Stagione 2008-2009 - Champions League - 4ª giornata Madrid - Stadio Santiago Bernabéu mercoledì 5 novembre 2008 ore 20:45 REAL MADRID-JUVENTUS 0-2 MARCATORI: Del Piero 17, Del Piero 67
REAL MADRID (4-3-3): Casillas, Sergio Ramos, Cannavaro F., Heinze (Saviola 82), Marcelo, Diarra, Sneijder (Higuain 65), Guti, Drenthe, Raul, Van Nistelrooy (Van der Vaart 82) A disposizione: Dudek, Salgado, Gago, Javi Garcia Allenatore: Bernd Schuster
Ci sono notti che non si dimenticano, che non passano mai. Il calcio italiano è sempre stato riconosciuto fuori dai nostri confini per la sua competitività e qualità e lo stesso vale per i nostri campioni. Uno dei calciatori più amati degli ultimi trent'anni è stato, senza dubbio, Alessandro Del Piero.
L'ex numero 10 della Juventus ha segnato un'epoca nel club bianconero e dopo aver vissuto l'inferno della Serie B con la Vecchia Signora stava cercando di riportare il club ai vertici del calcio italiano ed europeo. La Juve era ripartita dopo Calciopoli e con Claudio Ranieri in panchina aveva raggiunto il secondo posto nel torneo 2007/2008 conquistandosi un posto per la Champions League successiva.
Nel girone della squadra piemontese l'urna inserì lo Zenit, il BATĖ Borisov e il Real Madrid dell'ex Fabio Cannavaro.
In casa del Real Madrid il numero 10 bianconero, quella sera in tenuta oro, firmò una bellissima doppietta in uno dei tempi del calcio mondiale e quando Ranieri decise di sostituirlo nel recupero, per far entrare un giovane De Ceglie, il pubblico spagnolo si alzò in piedi ad applaudirlo. Una standing ovation bellissima, che Del Piero commentò così a distanza di tempo:
"La mia standing ovation al Bernabeu? A un certo punto mi sono chiesto ‘le persone stanno applaudendo per me?' È stato un momento speciale. Quando questo accade nello stadio di un avversario è ancora meglio. Ancora di più al Real Madrid al Bernabéu. È stato unico come vincere un trofeo."
Mentre usciva dal campo il 10 fece un specie di inchino per ringraziare gli spettatori, ma quella manifestazione di affetto era assolutamente giustificata: Pinturicchio prese sulle sue spalle la Juventus e da vero trascinatore portò i suoi alla vittoria con due perle: nella prima frazione di gioco firmò il vantaggio con un preciso tiro di sinistro sul secondo palo dopo una lunga conduzione di palla con l'altro piede e chiuse il match subito dopo l'ora di gioco con una deliziosa punizione dai 25 metri che lasciò impietrito l'incolpevole Casillas.
La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' affidando la guida tecnica a un allenatore del famigerato 'calcio champagne',Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra la carenza di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni. Dall'altra parte i nerazzurri disputano un buon campionato e finiscono sul terzo gradino del podio.
Buona Visione!
Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 7ª giornata Torino - Stadio Delle Alpi Domenica 28 ottobre 1990 ore 14.30 JUVENTUS-INTER 4-2 MARCATORI: Baggio R. rigore 2, Casiraghi 15, Matthaeus 34, Schillaci 57, De Agostini 64, Klinsmann 80
JUVENTUS: Tacconi, Luppi (Alessio 83), Bonetti D., Fortunato D. (Corini 37), Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi, Baggio R., Schillaci Allenatore: Luigi Maifredi
INTER: Zenga, Bergomi (Paganin A. 14), Brehme, Baresi G., Ferri R., Battistini S., Bianchi A., Stringara, Klinsmann, Matthaeus, Serena A. Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Pezzella
L'Inter s'inchina a Casiraghi, Baggio e Schillaci State attenti a quei tre!
La vittoria della Juve sui nerazzurri non deve creare pericolose illusioni, ma va considerata come un grosso e confortante segno di progresso collettivo. E il gioco entusiasma i tifosi. Haessler si sta rivelando una pedina molto importante nell'economia del gioco praticato dalla Juventus
Attenti a quei tre. Quando Baggio, Casiraghi e Schillaci inventano, la Juve vola e soprattutto riesce a mostrare il suo volto migliore, quello che Maifredi sta cercando di modellare secondo i canoni del suo credo calcistico. La larga vittoria sull'Inter non deve illudere nessuno, ma non può non essere considerata come un confortante segno dei progressi della squadra bianconera, che ieri a sprazzi ha dato spettacolo disponendosi sul campo in maniera perfetta. Corta e grintosa, la Juve ha archiviato la pratica-Inter con una velocità degna di Speedy Gonzales.
Dopo un quarto d'ora era già in vantaggio di due gol e da quel momento ha giocato sul velluto, cioè nelle condizioni ideali per cercare scambi ed intesa proprio come piace a Maifredi. Ma se il terzetto di cui sopra è stato il finalizzatore della manovra juventina, non si può dimenticare che i bianconeri sono giunti ad una vittoria di così larghe proporzioni grazie a una grande prova collettiva. Ieri tutto ha funzionato alla perfezione come capita di rado, non si sono ripetuti i grossolani errori in cui la Juve era caduta nelle precedenti partite. Soltanto quando la squadra ha perso la sua compatezza e si è allungata, l'Inter si è resa pericolosa potendo sfruttare spazi maggiori.
Per il resto la squadra di Trapattoni è rimasta intrappolata nella ragnatela bianconera, senza mai riuscire a impensierire Tacconi, autore comunque di interventi compiuti in assoluta sicurezza. All'Inter così sono rimaste le briciole. Baresi è diventato matto nel tentativo di frenare la verve di Baggio; Ferri ha ingaggiato con Casiraghi un duello a colpi spiccati. Certo, gli manca il lancio di quaranta metri (che non aveva comunque neppure Barros) e secondo noi è solo una questione di inserimento. Appena Haessler si sarà sbloccato (magari con un gol, ma non ne ha mai fatto una questione e, ripetiamo, per lui non è necessario farli) mentalmente riuscirà anche a tracciare il campo con aperture smarcanti. Insomma, Maifredi può dormire sonni tranquilli. E possiamo dire che aveva anche ragione. Non era Julio Cesar il problema, non lo era Haessler.
Tra l'altro, se questi giocatori danno di gomiti, riuscendo soltanto in parte ad arginare la grande potenza del centravanti juventino. Serena e Klinsmann non hanno avuto scampo, presi in mezzo tra Bonetti e Julio Cesar. Il brasiliano, in particolare, ha disputato ancora una partita di buon livello, a conferma che per lui si trattava prima di tutto di ambientarsi in un contesto calcistico del tutto nuovo. Ma a mettere nei guai l'Inter, oltre ad un Baggio a tratti incontenibile, con giocate di grande classe, è stato soprattutto Haessler, che ha saputo sottrarsi abilmente ad ogni tipo di marcatura con grande astuzia, ma soprattutto con un movimento incessante.
Haessler è uno di quei giocatori che giocano decine di palloni e che coprono enormi spazi, pronti a dare una mano al compagno in difficoltà ed incuranti di sprecare tesori di energie. La vittoria di ieri avrà quindi un peso determinante nella crescita della Juventus. I giocatori avevano bisogno di un risultato di prestigio che servisse da stimolo, che desse alla Juve la sicurezza dei propri mezzi. Com'è vero che l'Inter non potrà essere sempre la squadra spenta e poco convinta vista ieri, è altrettanto vero che Schillaci e compagni troveranno altre giornate opache com'è nella logica delle cose. Ma la sensazione è che la Juve abbia imboccato la strada giusta, che l'approccio al gioco dei mesi scorsi sia ormai superato in maniera confortante. Al resto penseranno i suoi fuoriclasse, i giocatori che possono fare in ogni momento la differenza. E visto che Schillaci si è sbloccato, ora Maifredi potrà contare in pieno sui suoi «cecchini».
Juventus: I gol. 58": Schillaci è atterrato in area da Ferri. Il rigore è una carezza vincente di Baggio. 14': cross di Hässler e decisivo stacco di testa di Casiraghi. 57: Baggio colpisce il palo, la palla termina sui piedi di Schillaci che festeggia il primo gol in campionato. 64: Baggio, ancora grande, crea le premesse perché il sinistro di De Agostini superi per la quarta volta Zenga.
Cosa funzione. Quasi tutto. Finalmente, la zona di Maifredi, l'allineamento dei difensori per scoraggiare le altrui offensive con l'espediente del fuorigioco, l'accorciamento intelligente della squadra e un pressing che stordisce finiscono per paralizzare l'avversario.
Cosa non funziona? La difesa corre ancora qualche rischio e subisce due gol, ma è naturale, per un complesso che spende tanto e che si sbilancia in avanti.
Inter: I gol. 33: Intervento scorretto di Bonetti su Serena. Dalla lunga distanza Matthäus infila Tacconi (era coperto?) con un bel «piazzato». 80: Assist di Matthäus e gran destro nel «sette» di Klinsmann.
Cosa funzione. La capacità di reagire alla superiorità dell'avversario e allo svantaggio. È la ricerca di un uomo smarcato con buon palleggio.
Cosa non funziona? La difesa bunker è diventata una gruviera. Il collettivo si perde in fraseggi senza cercare la profondità (merito anche della zona bianconera). È insufficiente la concretezza di Klinsmann e Serena, un tandem che ha difficoltà di convivenza.
Cosa c'è da fare? Riscoprire la forma di Ferri e Bergomi, pilastri fondamentali della difesa, e recuperare Berti. Senza un uomo a percussione come lui, l'Inter non è abbastanza incisiva.
IL TECNICO DALLA POLVERE ALL'ALTARRE MAI DIRE MAIFREDI
Gran calcio alle Alpi, estrema tensione del pubblico, rapito dai capitoli di Juve-Inter come se fosse costretto a leggere pagine di un capolavoro di letteratura ricco di suspense. Per confezionare uno spettacolo calcistico sontuoso sotto l'aspetto tecnico, tattico ed emotivo, occorre la partecipazione di entrambe le squadre. E, sembra un paradosso, anche l'organico di Trapattoni (che conclude il match travolto e deluso) contribuisce all'allestimento di uno spettacolo di rara bellezza.
La Juventus sembra finalmente prestare attenzione alle semiserie profezie di Gigi Maifredi, il quale chiedeva soltanto un arco di tempo ragionevole per presentare il vero volto della squadra da lui preparata in questi primi mesi operativi. Contro l'Inter, la Juve conferma il 4-0 inflitto in Coppa all'Austria Vienna ed esce dal tunnel dentro cui, fino a una settimana fa, si confondevano anarchia, confusione di idee, discontinuità, cospicui rischi in difesa. I quattro gol regalati al pubblico di fede bianconera hanno avuto l'efficacia di altrettanti colpi di spugna.
Soprattutto nei primi 30 minuti la Juventus esibisce una «zona» attenta e pressante, con allineamento dei difensori proiettati in avanti ogni qualvolta Battistini o Matthaus, Bianchi o Brehme, concepiscono un'idea offensiva verticale per Klinsmann e Serena. E come vedere una macchia compatta di bianco e nero spostarsi, avanti e indietro, con sincronismo stupefacente. L'Inter non resta stordita. Ma il pressing della squadra juventina non può durare in eterno, anche perché l'Inter, nonostante la defezione forzata di Berti e l'uscita prematura di Bergomi, è truppa di gagliardi e vigorosi uomini mai rassegnati al punteggio e al destino.
E alla flessione bianconera negli ultimi 15 minuti del primo parziale, corrisponde una serie di iniziative pericolose dei nerazzurri, che però sbagliano con Klinsmann l'opportunità per pareggiare i conti. A quel punto, il match sembra un tessuto allentato, come sfilacciato, e le sollecitazioni individuali prevalgono sui toni corali; su tutti emerge il talento inarrivabile di Baggio (che il Signore lo conservi a lungo all'Italia di Vicini). Julio Cesar è sempre all'altezza della situazione, Hassler corre come se calzasse gli stivali delle sette leghe ed è utile ovunque si proietti. Casiraghi dimentica i colpi ricevuti da Ferri e sfoggia ripetute prodezze (vedi il gol) e un coraggio da leone. Corini è più vitale di Fortunato; Schillaci è in ripresa. Ma è il collettivo a funzionare, e Maifredi ne va logicamente fiero. Ora è importante continuare.
L'Inter dà un buon apporto all'aspetto scenico della partita, però vive giorni di crisi, vuoi per le incertezze di un reparto arretrato diventato vulnerabilissimo (il solo Brehme esce dalla palude grigia), vuoi per la forma carente di Bergomi, Ferri, Serena e Battistini. E, infine, perché un elemento prezioso come Berti non è sostituibile dal modesto Stringara. Che l'Inter sia farcita di elementi di razza lo dimostrano la reazione e l'irriducibilità ammirate quando si trovava sotto di due e anche di tre gol. Ma le spinte emotive non sempre bastano quando le idee sono confuse, quando più di un uomo è lontanissimo dal top della condizione e quando i leader di un tempo non hanno più voce per farsi sentire dai gregari.
Angelo Caroli brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1990 n.44
Torino -
Juventus Stadium Domenica 25
ottobre 2015 ore 15.00 JUVENTUS-ATALANTA
2-0 MARCATORI:
Dybala 28, Mandzukic 49 JUVENTUS:
Buffon, Padoin, Bonucci, Chiellini, Evra, Khedira (Sturaro 87), Marchisio C.,
Pogba, Pereyra (Asamoah 36), Dybala, Mandzukic (Morata 76) Allenatore:
Massimiliano Allegri ATALANTA:
Sportiello, Bellini (Masiello A. 46), Toloi, Paletta, Dramè, Grassi, De Roon (Migliaccio
73), Kurtic, D'Alessandro, Pinilla, Moralez (Gomez A. 51) Allenatore:
Edy Reja ARBITRO: Di
Bello RIGORI
FALLITI: Pogba 79 (Juventus) ESPULSIONI:
Toloi 73 (Atalanta)
Una rete dell'argentino nel primo tempo e la prima in A di Mandzukic chiudono la pratica contro i bergamaschi, troppo rinunciatari e mai pericolosi. Sportiello nella ripresa para un rigore a Pogba poco dopo l'espulsione di Toloi per doppia ammonizione
TORINO – Una Juventus in versione Champions, ripensando soprattutto al successo contro il Siviglia. I bianconeri disputano la miglior partita del campionato e chiudono la pratica Atalanta grazie a un gol per tempo con Dybala e Mandzukic. 2-0 ai bergamaschi mai pericolosi e schiacciati dalla voglia di vincere dei campioni d’Italia. Nel finale, Toloi è espulso per doppia ammonizione e Sportiello limita i danni parando un calcio di rigore a Pogba.
L’ATALANTA ASPETTA – Allegri non attua l’ampio turnover annunciato. Riposano infatti solo Barzagli, Cuadrado e Morata. Nel 4-3-3 bianconero in difesa c’è Padoin a fare il terzino destro con Evra a sinistra. Attacco affidato a Dybala, Mandzukic e Pereyra. Reja risponde col 4-3-3 ma senza il Papu Gomez: gioca D’Alessandro. In difesa si rivede Bellini che prende il posto a destra di Masiello. Centrocampo con Grassi, Kurtic e de Roon. L’atteggiamento tattico degli ospiti è semplice: tutti dietro la linea della palla ad aspettare la Juventus per poi magari ripartire in contropiede. Ma i bianconeri lo sanno e raramente concedono ripartenze ai bergamaschi.
Anzi, l’inizio dei piemontesi è arrembante e dopo una manciata di minuti Sportiello è già chiamato in causa per parare un colpo di testa di Bonucci dopo una punizione di Dybala. Su un angolo vanno tutti a vuoto, tranne Mandzukic, che però devia col corpo, e Sportiello blocca. Ancora il portiere ospite che blocca una conclusione di Dybala al 12’.
COLPO DYBALA – Poi arrivano i tiri da fuori di Pogba che però non ha fortuna. Sul fronte opposto una rara occasione viene sprecata da Grassi che in area spara alto dopo un cross di Moralez. Ci prova da fuori anche Kurtic: out. Chiellini festeggia le 300 partite in A e lo fa alla grande quando al 26’ anticipa Pinilla che era pronto a deviare in rete un cross basso di Dramè. Al 28’ la Juventus si sblocca: gran sinistro dal limite di Dybala col pallone che ha uno strano effetto e inganna Sportiello che ci va con una mano ma senza riuscire a salvare. Tegola per Allegri al 35’ quando Pereyra accusa un problema muscolare alla coscia ed è costretto a lasciare il campo: entra Asamoah. Anche Bellini si fa male dopo un contrasto: un colpo da ko al volto. Ma il capitano orobico finisce il primo tempo in campo. Non succede più niente fino all’ultimo dei tre minuti di recupero quando Dybala cerca il bis su assist di Pogba, ma stavolta Sportiello col piede respinge da campione.
IL PRIMO SIGILLO DI MANDZUKIC – L’Atalanta comincia la ripresa senza il capitano Bellini: Masiello al suo posto. La Juventus chiude in pratica la partita dopo 4’: splendido colpo di tacco di Pogba al limite dell’area che innesca Dybala a sinistra, assist basso e Mandzukic non può sbagliare il tocco vincente. Primo gol in Serie A per il croato. Reja inserisce Gomez al posto di Moralez e il Papu dà quella vivacità che mancava ai nerazzurri. Sono suoi i migliori spunti sulla corsia di sinistra e su uno di questi D’Alessandro non riesce a deviare in porta da buona posizione. Pinilla si vede poco: al 20’ tenta un tiro da fuori ma la sfera sfila sul fondo non di molto.
POGBA SBAGLIA, TOLOI IN ROSSO – Dybala è sicuramente il migliore in campo e al 24’ va vicino al 3-0 con una punizione che sfiora il palo. Un minuto dopo, ennesima combinazione tra Pogba e Dybala, col francese che smarca in area il compagno, tocco morbido ma Sportiello salva in corner. Nell’Atalanta entra Migliaccio al posto di De Roon, nella Juve Morata rileva Mandzukic. Alla mezz’ora piove sul bagnato per gli ospiti: Toloi, già ammonito, riceve il secondo giallo e lascia i suoi in inferiorità numerica. Al minuto 33 Paletta ingenuamente stende in area Dybala: rigore netto. Sul dischetto ci va Pogba che calcia potente ma abbastanza centrale e Sportiello respinge limitando i danni. La Juventus decide che il 2-0 va bene, rallenta e controlla il risultato fino al 90’ col pensiero all’imminente turno infrasettimanale contro il Sassuolo.
Contro questo Milan (imbattuto in Serie A), perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, è difficile ottenere più di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Così una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale!
Dall'altra parte c'è un Napoli che disputa un campionato d'alta classifica e finisce la propria corsa italica in un rassicurante quarto posto.
Buona Visione!
Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 7 andata Napoli - Stadio San Paolo domenica 20 ottobre 1991 ore 14:30 NAPOLI-JUVENTUS 0-1 MARCATORI: De Agostini 45+2
NAPOLI: Galli G., Ferrara, Francini, De Agostini S. (Pusceddu 46), Alemao, Blanc, Corradini, De Napoli (Filardi 82), Careca, Zola, Padovano
A disposizione: Sansonetti, Tarantino, Elia
Allenatore: Claudio Ranieri
JUVENTUS: (c) Tacconi, Carrera M., De Agostini (Luppi 72), Reuter, Kohler, Julio César, Marocchi, Galia, Schillaci, Baggio R. (Corini 52), Casiraghi
A disposizione: Peruzzi, Alessio, Di Canio
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Amendolia AMMONIZIONI: Kohler 36, Schillaci 63, Julio Cesar 79 (Juventus); Careca 58 (Napoli)
IL CASO/I BIANCONERI RIPRENDONO LA MARCIA JUVENTUSIASMANTE Con la vittoria di Napoli, gli uomini di Trapattoni salgono al primo posto in compagnia del Milan. Che, però, deve recuperare una partita.
NAPOLI. Gira e rigira, il punto è sempre lo stesso: sono davvero Milan e Juve, di nuovo coppia di testa della classifica, le regine del campionato? La risposta della settima giornata è all'apparenza categorica: dovunque è pianto e stridore di pareggi, a Genova addirittura i campioni della Samp si piantano davanti all'Atalanta, i due punti, in casa e fuori, restano prerogativa di Milan e Juve, uniche grandi in grado di onorare degnamente i pronostici. I loro successi su Parma e Napoli, squadre fino a quel punto imbattute, appaiono in effetti particolarmente pesanti. Insomma, il tormentone estivo, con l'area scudetto estesa nelle previsioni come una piazza d'armi, starebbe sbriciolandosi contro la realtà, che vede gli uomini di Capello e Trapattoni destinati a monopolizzare la lotta per il titolo. Arrigo Sacchi avrebbe dunque un serbatoio privilegiato cui attingere per non trovarsi senza carburante. Ma è davvero tutto così scontato? La manciata di punti che raggruma oltre la metà delle protagoniste nella parte alta della classifica giustifica più d'un dubbio. E allora è proprio nel contrastato processo di... beatificazione di Milan e Juve, anche in chiave azzurra, che il campionato celebra il suo «caso».
C'è chi ha cambiato strada e adesso si trova a metà del guado, mentre affiorano a pelo d'acqua le fauci spalancate di dubbi e polemiche. C'è chi ha cambiato già il manico e chi medita su come «tagliare» uno o più stranieri senza ferire più di tanto il buon senso. E poi ci sono Capello e Trapattoni, ovvero la forza dei nervi distesi. Partono da punti di vista diametralmente opposti; l'uno pretende lo spettacolo, secondo coattiva filosofia societaria, l'altro è afflitto dalla fame e sa che solo i risultati sono in grado di placare certi appetiti robusti. L'importante però, per Milan e Juve, è che entrambi sanno cosa vogliono e soprattutto come ottenerlo. Superate le voci rossonere su «squali» e croati, i terzetti stranieri non sono assolutamente in discussione, mentre appare sempre più evidente la ricchezza dei relativi organici. Un esempio di giornata? Al Milan manca Rijkaard e va in campo un certo Ancelotti. La Juve deve fare a meno di Baggio nella ripresa ed entra Corini, leaderino naturale in odore d'azzurro.
Dice: mamma mia, che Juve sparagnina, un gol e via. Questo Trap ha fatto del cinismo una religione. Lui, l'interessato, risponde a tono. Prima di Napoli-Juve, fa notare che tutti incensavano Ranieri senza sognarsi di bollarlo come difensivista anche se gioca con un terzino Corradini all'ala destra; poi, dopo il successo, finge di inalberarsi:
«Altro che un gol e via!» digrigna; «Abbiamo giocato partite in cui potevamo vincere sette a zero!».
La battuta è di quelle da incorniciare: perché nel frattempo è sceso in campo al San Paolo rinunciando a un tornante di ruolo (Di Canio o Alessio) per appiccicare a Zola il francobollo Galia. Ma con quella difesa-monstre può fare ciò che vuole. E cioè bloccare l'avversario e sfruttarne gli errori per riempire il proprio carniere. Fateci caso: dopo sette giornate anche la Juve di Maifredi aveva dieci punti in classifica: eppure tutti la discutevano. Mentre adesso la Juve del Trap mette solo una gran paura addosso all'intera concorrenza.
Certi moviolisti da tivù si dotano dell'ingombrante attrezzatura di Reinhold Messner e partono alla conquista degli specchi. Il fallo di Carrera su Padovano in area di rigore era penalty, perché l'intervento (classico) «palla o piede» non può essere assolto. Ferlaino ha promesso tuoni e fulmini, per una decisione arbitrale che sicuramente ha messo a soqquadro la partita. Però, se Amendolia dovrebbe piangere, Ranieri non ride. Il suo Napoli è apparso vistosamente carente nella costruzione del gioco: Zola è grande, ma avrebbe bisogno di un supporto adeguato, specie sulla fascia destra. Se manca Crippa è notte, perché al calo di quantità nessuno sa contrapporre un pizzico di qualità in più.
Arrigo Sacchi si è concesso un «vernissage» azzurro a Napoli. Per un fanatico del bel gioco come lui, è inevitabile pensare a un testa o croce tecnico-tattica tra Baggio e Zola. Non ha rilasciato alcuna dichiarazione, ma quello che gli è passato per la testa possiamo facilmente intuirlo. Lo juventino non era al massimo della condizione fisica (tanto che ha dovuto lasciare anzitempo); il successore di Diego era ugualmente in situazione complicata, dovendo gestire il proprio patrimonio di classe e personalità in una squadra chiaramente non in giornata. Bene: il sardo ha vinto alla grande, confermando doti di palleggio e fulminanti intuizioni in verticale che ne fanno l'autentico uomo nuovo del calcio italiano. Anziché scomparire in una partita soffocata dai controlli spietati, è emerso come un piccolo gigante, fiammeggiando oltretutto anche nel finale, a dimostrazione di una tenuta fisica che la taglia ridotta non lascerebbe supporre. Il de profundis per il Milan di Sacchi era stato nelle prime giornate perfino accorato. Poi, a poco a poco, la squadra di Capello ha preso a crescere prepotentemente, estraendo di nuovo gli artigli del gioco e di mostrando in aggiunta una concretezza nuova. Anche i rossoneri hanno gli stessi punti dell'anno scorso, ma con un paio di dettagli non trascurabili: devono recuperare una partita e sono rimasti l'unica compagine imbattuta del torneo, mentre allora avevano già perso una volta, per di più a San Siro (con la Sampdoria). Ecco: il Milan di Capello sembra più capace di tradurre in gol i ricami del bel gioco. Ergo: attenti alla Juve, sì, ma occhio a non sottovalutare questo gran Milan.
DECIDE L DE AGOSTINI NAPOLI JUVENTUS 0-1
IL MIGLIORE: L. DE AGOSTINI 7,5
Un gol strepitoso, con quella imparabile bomba da fuori area. Però anche un costante contributo di idee e cross sulla fascia sinistra. La vera chiave del gioco juventino.
IL PEGGIORE: PADOVANO 5
Avrebbe potuto decidere la partita, per il fallo da rigore subito che Amendolia ha ignorato. Però se il Napoli ha giocato male è anche colpa sua.
Carlo F. Chiesa brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1991 n.43