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martedì 28 luglio 2026

9 Settembre 1990: Parma - Juventus

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 9 Settembre 1990 e ParmaJuventus si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Ennio Tardini' di Parma.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'piú forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27anni

Dall'altra parte un Parma (all'esordio assoluto in Serie A) che dopo aver disputato un campionato eccellente si rtirova in Coppa UEFA.

Buona Visione!



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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 1 andata
Parma - Stadio Ennio Tardini
Domenica 9 settembre 1990 ore 16.00
PARMA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Napoli N. 23, Baggio R. rigore 62, Melli rigore 88

PARMA: Taffarel, Gambaro, Grun, Minotti, Apolloni, De Marco (Mannari 73), Melli, Zoratto, Osio, Catanese, Brolin (Sorce 47)
Allenatore: Nevio Scala

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., Julio Cesar, Fortunato D. (Luppi 85), De Marchi M., De Agostini, Galia, Marocchi, Di Canio (Bonetti D. 78), Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Lanese



Domenica nove settembre 1990. Una data segnata in grassetto, da tramandare e mandare a memoria, nella secolare storia Crociata.

Quel giorno il Parma Calcio disputò la sua prima partita nella Serie A a girone unico.

Si giocò a Parma, in uno stadio Ennio Tardini che si stava pian piano rinnovando e che presentò per la prima volta i Distinti con la parte superiore in ponteggi, ma ancora senza copertura.

Il destino volle che l’avversario fosse la Juventus, allenata dal tecnico emergente Luigi Maifredi con l’estro di Roberto Baggio, il potenziale offensivo di Totò Schillaci, Pierluigi Casiraghi e Paolo Di Canio, il portiere Stefano Tacconi e la coppia straniera Julio Cesar (difensore brasiliano) e Thomas Hasler (centrocampista tedesco).

La Vecchia Signora del calcio italiano si manifestò con la nuova divisa da trasferta completamente nera.

Quella domenica, davanti a 18.333 spettatori (13.188 abbonati e 5.145 paganti per un incasso di 801.504 Lire) il Parma perse onorevolmente (1-2), ma già al termine di quel campionato la neopromossa squadra Crociata giunse sesta, un gradino più in alto della Juve, e si qualificò per la sua prima partecipazione alla Coppa Uefa.

Principio di un decennio di trionfi (otto) in Italia e in Europa e di alcune finali perse, a cui per un soffio mancò per due volte soltanto lo Scudetto tricolore di Campioni d’Italia.

Un incipit battezzato da quella sconfitta da applausi contro Madama Juventus.

Con il gol di sinistro da distanza ravvicinata del terzino juventino Nicolò Napoli (24’), i rigori trasformati da Baggio ‘Il Divin Codino’ (62’) colpo del mercato estivo e di Alessandro Melli (88’), le incursioni sino alla fine pericolose del fluidificante volante Enzo Gambaro, di Lorenzo Minotti e dello stesso Melli.

Domenica 9 Settembre 1990, Parma-Juventus allo stadio Tardini. Fu l’aurora di un’avventura che in Serie A durò ininterrottamente per diciotto consecutive stagioni.

tratto da: STORIA CROCIATA – 09/09/1990, IL DEBUTTO IN A SCONFITTI DI MISURA DALLA JUVE. CON UN PROFETICO “NE FAREMO DI TUTTI I COLORI” DEL TARDINI



Maifredi chiede tempo
"E' una vittoria dei singoli
bisogna ancora lavorare molto"

PARMA
DAL NOSTRO INVIATO

Esordio positivo per il vicepresidente esecutivo Montezemolo, venuto in elicottero al Tardini dopo aver trepidato via radio per la Ferrari. Il neoacquisto della Juventus dice: 
"Mi fa piacere per i ragazzi e per Maifredi. E bello essere subito primi. C'è ancora molto da lavorare, ma è un risultato, questo che fa morale. In certi momenti si è vista una bella Juve, anche spettacolare, in altri s'è notata una certa lentezza. E' stata sicuramente importante la batosta di Napoli"
Montezemolo abbraccia idealmente Parma che ha accolto la Juve nel migliore dei modi nonostante i problemi legati a uno stadio dalla capienza ridotta: 
«La Juve non ha quasi mai steccato all'esordio in campionato, è stato bello che sia riuscita a vincere qui, davanti a un pubblico fantastico che ha festeggiato con calore il debutto in A." 
E mette sullo stesso piano Ferrari e Juventus: 
«Entrambe avrebbero bisogno del piede destro a tavoletta di Senna. La maglia nera ci ha portato bene, Julio Cesar in nero era ancora piu elegante".
Il presidente Chiusano, finalmente raggiante: 
«Ho visto una discreta Juve, a volte anche buona. Siamo sulla strada giusta. La difesa, si sa, è il reparto con maggiori problemi ma si comincia a ingranare. Fisicamente ho trovato tutti migliorati rispetto a Napoli: Baggio ottimo, bravo Fortunato, mi è piaciuta la sua disinvoltura, De Agostini, uno che gioca sempre bene". 
Il tecnico Maifredi asserisce: 
"Siamo confortati da questa vittoria, ma sappiamo di dover ancora lavorare molte. In quanto a qualità si migliora prima anche se penso ci manchi un mese per arrivare ai necessari sincronismi e automatismi". 
E' una Juve che ha rischiato pochissimo: 
«Fino al 2-0 si, abbiamo lasciato poco spazio al Parma. Con il doppio vantaggio ci siamo un po adagiati e la squadra di Scala ha saputo lottare fino all'ultimo minuto. Sapevamo che avrebbero buttato la partita sul piano del ritmo, qualche volta noi abbiamo accelerato, nel finale abbiamo un po' tirato il fiato. C'è da considerare che è stata la prima uscita di pomeriggio dopo una serie di notturne, con il fresco". 

Un Parma un po' presuntuo so? 
"No, aveva di fronte una Juventus che non è ancora in linea con i progetti, che deve sicuramente migliorare e restare con i piedi per terra ma ha dalla sua una caratura tecnica superiore. Loro erano già collaudati, noi avevamo buoni giocatori".

Che vittoria è, infine? 
"E' ancora la vittoria dei singoli più che dei collettivo. Ma del resto è chiaro, quando si affronta una squadra più in forma e collaudata. Noi stiamo cambiando schemi e mentalità, ed è faticoso. Seguendo la strada vecchia sarebbe stato più facile, ma noi più che all'immediato guardiamo a un futuro roseo".

Novită importante. Ha parlato l'arbitro. Lanese non è sceso in particolari, fino a giovedi almeno non può. Sui rigori ha fatto capire che c'erano interventi ostruzionistici ai danni di Baggio e Osio. 

«Più importante, aggiunge, è stata la collaborazione con i guardalinee per stabilire i fuorigioco, abbiamo cercato di applicare al meglio la nuova regola, non è facile. Una buona partita, un bel pubblico".



Le Pagelle Bianconere

6,5 TACCONI

Para a terra un tiro di Gambaro, sfuggito ai difensori e presentatosi troppo solo davanti a lui. Svolge sempre un lavoro attento, come quando esce sui piedi di Melli invano rincorso da De Agostini. Piace in particolare la sua decisione nei momenti nevralgici.

7 NAPOLI

Firma con un sinistro al volo da goleador di razza il primo gol in campionato della Juve spettacolo. Anche questo è un segno importante della partecipazione dei difensori al gioco corale della squadra, avviata verso una completa crescita.

6 JULIO CESAR

Ancora un po' impacciato, quando gli spazi si allargano perde un po' il senso della misura, e cosi vengono a galla certi limiti in fatto di velocità. Ma sullo stretto difficilmente gli attaccanti gli sfuggono. Sa anche ricorrere alle maniere forti.

6,5 FORTUNATO

Svolge una diligente prova al servizio del collettivo. Non è ancora al cento per cento, ma gradualmente sta meritando la fiducia riposta in lui da Maifredi. É più essenziale che bello, conta anche questo però. 

Dall'83' lo sosituisce Luppi (s. v.).

6 DE MARCHI

Bravo negli stacchi aerei, gli difetta un po' di grinta nei momenti difficili. É innegabile che abbia senso della posizione, deve ancora eccelere in fatto di personalità. E poi Bonetti avrá da fare per riconquistare il posto da titolare al centro della difesa

6,5 DE AGOSTINI

Solita prova di grande carattere. É il primo a spaventare con un'incursione profonda e un tiro appena fuori la difesa del Parma, a il primo a flettere le gambe per spezzare le azioni avversarie. La fascia sinistra è sempre terreno minato per gli avversari.

6 GALIA

Un lavoro dignitoso e puntuale, una continua spola tra difesa e attacco. Pronto negli inserimenti, ma anche abile a farsi trovare al momento giusto sulla linea bianca per evitare un quasi gol del Parma. Più confusionario quando deve appoggiare l'azione.

6,5 MAROCCHI

Nervoso (si fa anche ammomire), fatica a dare continuitá alla sua azione di spinta, comunque é sempre un tassello a cui è impossibile rinunciare. Detta il pressing del centrocampo e si batte per due aggiungendo come sempre una grinta notevole.

6 DI CANIO

Si impegna ma si vede che gli manca un po il ritmo partita. Sbaglia al 40' una grande occasione per raddoppiare. Raggiunge la sufficienza in pagella soltanto a prezzo di grande sacrificio, ed è una bella cosa per un fantasista della sua razza.

7 BAGGIO

Ottima prova, tutta al servizio della squadra. Pennella il corner dal quale nasce il vantaggio bianconero, impegna Taffarel in una difficile paraa su punizione, la trafigge come solo lui sa fare con un bellissimo penalty che va a procurarsi ostinatamente.

6,5 SCHILLACI

Non è ancora mister gol, ma con umiltà e abnegazione cerca di dare il contributo necessario. Sua la deviazione di testa che sbatte sulla traversa e viene rimandata in gol da Napoli. Dalla sua insistenza nasce l'azione del raddoppio per rigore su Baggio.

Arbitro - 6 LANESE

Il signor Lanese, in maglia rossa, ringiovanisce e riacquista di colpo la personalità smarrita un po nello scorso campionato. Assegna senza dubbi il rigore per fallo di Gambaro su Baggio e quello a favore del Parma per intervento di Luppi su Osio. 


 




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giovedì 23 luglio 2026

28 Ottobre 1990: Juventus - Inter

Attraverso il Canale Youtube ufficiale della Juventus vi facciamo gustare un'altra chicca storica di questa giornata odierna. É il 28 ottobre 1990 e JuventusInter si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni. Dall'altra parte i nerazzurri disputano un buon campionato e finiscono sul terzo gradino del podio.

Buona Visione!

 


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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 7 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 28 ottobre 1990 ore 14.30
JUVENTUS-INTER 4-2
MARCATORI: Baggio R. rigore 2, Casiraghi 15, Matthaeus 34, Schillaci 57, De Agostini 64, Klinsmann 80

JUVENTUS: Tacconi, Luppi (Alessio 83), Bonetti D., Fortunato D. (Corini 37), Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi, Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

INTER: Zenga, Bergomi (Paganin A. 14), Brehme, Baresi G., Ferri R., Battistini S., Bianchi A., Stringara, Klinsmann, Matthaeus, Serena A.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Pezzella



L'Inter s'inchina a Casiraghi, Baggio e Schillaci 
State attenti a quei tre! 

La vittoria della Juve sui nerazzurri non deve creare pericolose illusioni, ma va considerata come un grosso e confortante segno di progresso collettivo. E il gioco entusiasma i tifosi Haessler si sta rivelando una pedina molto importante nell'economia del gioco praticato dalla Juventus 

Attenti a quéi tre. Quando Baggio, Casiraghi e Schillaci inventano la Juve vola e soprattutto riesce a mostrare il suo volto migliore, quello che Maifredi sta cercando di modellare secondo i canoni del suo credo calcistico. La larga vittoria sull'Inter non deve illudere nessuno, ma non può non essere considerata come un confortante segno dei progressi della squadra bianconera, che ieri a sprazzi ha dato spettacolo disponendosi sul campo in maniera perfetta. Corta e grintosa, la Juve ha archiviato la pratica-Inter con una velocità degna di Speedy Gonzales. 

Dopo un quarto d'ora era già in vantaggio di due gol e dal quel momento ha giocato sul velluto, cioè nelle condizioni ideali per cercare scambi ed intesa proprio come piace a Maifredi. Ma se il terzetto di cui sopra è stato il finalizzatore della manovra juventina, non si può dimenticare che i bianconeri sono giunti ad una vittoria di così larghe proporzioni grazie da una grande prova collettiva. Ieri tutto ha funzionato alla perfezione come capita di rado, non si sono ripetuti i grossolani errori in cui la Juve era cadute nelle precedenti partite. Soltanto quando la squadra ha perso la sua compatezza e si è allungata, l'Inter si è resa pericolosa potendo sfruttare spazi maggiori. 

Per il resto la squadra di Trapattoni è rimasta intrappolata nella ragnatela bianconera, senza mai riuscire ad impensierire Tacconi, autore comunque di interventi compiuti in assoluta sicurezza. All'Inter così sono rimaste le briciole. Baresi è diventato matto nel tentativo di frenare la verve di Baggio, Ferri ha ingaggiato con Casiraghi un duello a colpi spiccata. Certo, gli manca il lancio di quaranta metri (che non aveva comunque neppure Barros) e secondo noi è solo una questione di inserimento. Appena Haessler si sarà sbloccato (magari con un gol, ma non ne ha mai fatto una questione e, ripetiamo, per lui non è necessario farli) mentalmente riuscirà anche a tracciare il campo con aperture smarcanti. Insomma Maifredi può dormire sonni tranquilli. E possiamo dire che aveva anche ragione. Non era Julio Cesar il problema, non lo era Haessler. 

Tra l'altro, se questi giocatori danno di gomiti, riuscendo soltanto in parte ad arginare la grande potenza del centravanti juventino. Serena e Klinsmann non hanno avuro scampo, presi in mezzo tra Bonetti e Julio Cesar. Il brasiliano, in particolare, ha disputato ancora una partita di buon livello, a conferma che per lui si trattava prima di tutto di ambientarsi in un contesto calcistico del tutto nuovo. Ma a mettere nei guai l'Inter, oltre ad un Baggio a tratti incontenibile, con giocate di grande classe, è stato soprattutto Haessler, che ha saputo sottrarsi abilmente ad ogni tipo di marcatura con grande astuzia, ma soprattutto con un movimento incessante. 

Haessler è uno di quei giocatori che giocano decine di palloni e che coprono enormi spazi, pronti a dare una mano al compagno in difficoltà ed incuranti di sprecare tesori di energie. La vittoria di ieri avrà quindi un peso determinante nella crescita della Juventus. I giocatori avevano bisogno di un risultato di prestigio che servisse da stimolo, che desse alla Juve la sicurezza dei propri mezzi. Com'è vero che l'Inter non potrà essere sempre la squadra spenta e poco convinta vista ieri, è altrettanto vero che Schillaci e compagni troveranno altre giornate opache com'è nella logica delle cose. Ma la sensazione è che la Juve abbia imboccato la strada giusta, che l'approssimazione di gioco dei mesi scorsi sia ormai superata in maniera confortante. Al resto penseranno i suoi fuoriclasse, i giocatori che possono fare in ogni momento la differenza. E visto che Schillaci si è sbloccato, ora Maifredi potrà contare in pieno sui suoi «cecchini». 

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 29 Ottobre 1990




Juventus: I gol. 58": Schillaci è atterrato in area da Ferri. Il rigore è una carezza vincente di Baggio. 14': cross di Hässler e decisivo stacco di testa di Casiraghi. 57: Baggio colpisce il palo, la palla termina sui piedi di Schillaci che festeggia il primo gol in campionato. 64: Baggio, ancora grande, crea le premesse perché il sinistro di De Agostini superi per la quarta volta Zenga.

Cosa funzione. Quasi tutto. Finalmente, la zona di Maifredi, l'allineamento dei difensori per scoraggiare le altrui offensive con l'espedi­ente del fuorigioco, l'accorciamento intelligente della squadra e un pressing che stordisce finiscono per paralizzare l'avversario.

Cosa non funziona. La difesa corre ancora qualche rischio e subisce due gol, ma è naturale, per un complesso che spende tanto e che si sbilancia in avanti.


Inter: I gol. 33: Intervento scorretto di Bonetti su Serena. Dalla lunga distanza Matthäus infila Tacconi (era coperto?) con un bel «piazzato». 80: Assist di Matthäus e gran destro nel «sette» di Klinsmann.

Cosa funzione. La capacità di reagire alla superiorità dell'avversario e allo svantaggio. E la ricerca di un uomo smarcato con buon palleggio.

Cosa non funziona. La difesa bunker è diventata una gruviera. Il collettivo si perde in fraseggi senza cercare la profondità (merito anche della zona bianconera). È insufficiente la concretezza di Klinsmann e Serena, un tandem che ha difficoltà di convivenza.

Cosa c'è da fare. Riscoprire la forma di Ferri e Bergomi, pilastri fondamentali della difesa, e recuperare Berti. Senza un uomo a percussione come lui, l'Inter non è abbastanza incisiva.




IL TECNICO DALLA POLVERE ALL'ALTARE
MAI DIRE MAIFREDI

Gran calcio al Delle Alpi, estrema tensione del pubblico, rapito dai capitoli di Juve-Inter come se fosse costretto a leggere pagine di un capolavoro di letteratura ricco di suspense. Per confezionare uno spettacolo calcistico sontuoso sotto l'aspetto tecnico, tattico ed emotivo, occorre la partecipazione di entrambe le squadre. E, sembra un paradosso, anche l'organico di Trapattoni (che conclude il match travolto e deluso) contribuisce all'allestimento di uno spettacolo di rara bellezza.

La Juventus sembra finalmente prestare attenzione al-le semiserie profezie di Gigi Maifredi, il quale chiedeva soltanto un arco di tempo ragionevole per presentare il vero volto della squadra da lui preparata in questi primi mesi operativi. Contro l'Inter, la Juve conferma il 4-0 inflitto in Coppa all'Austria Vienna ed esce dal tunnel dentro cui, fino a una settimana fa, si confondevano anarchia, confusione di idee, discontinuità, cospicui rischi in difesa. I quattro gol regalati al pubblico di fede bianconera hanno avuto l'efficacia di altrettanti colpi di spugna.

Soprattutto nei primi 30 minuti la Juventus esibisce una «zona» attenta e pressante, con allineamento dei difensori proiettati in avanti ogni qualvolta Battistini o Matthaus, Bianchi o Brehme, concepiscono un'idea offensiva verticale per Klinsmann e Serena. E come vedere una macchia compatta di bianco e nero spostarsi, avanti e indietro, con sincronismo stupefacente. L'Inter ne resta stordita. Ma il pressing della squadra juventina non può durare in eterno, anche perché l'Inter, nonostante la defezione forzata di Berti e l'uscita prematura di Bergomi, è truppa di gagliardi e vigorosi uomini mai rassegnati al punteggio e al destino.

E alla flessione bianconera negli ultimi 15 minuti del primo parziale, corrisponde una serie di iniziative pericolose dei nerazzurri, che però sbagliano con Klinsmann l'opportunità per pareggiare i conti. A quel punto, il match sembra un tessuto allentato, come sfilacciato, e le sollecitazioni individuali prevalgono sui toni corali; su tutti emerge il talento inarrivabile di Baggio (che il Signore lo conservi a lungo all'Italia di Vicini). Julio Cesar è sempre all'altezza della situazione, Hassler corre come se calzasse gli stivali delle sette leghe ed è utile ovunque si proietti. Casiraghi dimentica i colpi ricevuti da Ferri e sfoggia ripetute prodezze (vedi il gol) e un coraggio da leone. Corini è più vitale di Fortunato, Schillaci è in ripresa. Ma è il collettivo a funzionare, e Maifredi ne va logicamente fiero. Ora è importante continuare.

L'Inter dà un buon apporto all'aspetto scenico della partita, però vive giorni di crisi, vuoi per le incertezze di un reparto arretrato diventato vulnerabilissimo (il solo Brehme esce dalla palude grigia), vuoi per la forma carente di Bergomi, Ferri, Serena e Battistini. E, infine, perché un elemento prezioso come Berti non è sostituibile dal modesto Stringara. Che l'Inter sia farcita da elementi di razza lo dimostrano la reazione e l'irriducibilità ammirate quando si trovava sotto di due e anche di tre gol. Ma le spinte emotive non sempre bastano quando le idee sono confuse, quando più di un uomo è lontanissimo dal top della condizione e quando i leader di un tempo non hanno più voce per farsi sentire dai gregari. 

Angelo Caroli
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1990 n.44




 



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mercoledì 8 luglio 2026

14 Maggio 2003: Juventus - Real Madrid

Il nostro blog vi propone questo gustoso amarcord di questa data odierna. È il 14 maggio 2003 e Juventus Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno della semifinale della Champions League 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

È una Juventus lanciatissima quella che si appresta a rimontare in casa la doppia sfida contro la 'Casa Blanca'. Tra qualche settimana sarà incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Buona Visione!



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Stagione 2002-2003 - Champions League - Semifinali, ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 14 maggio 2003 ore 20:45 
JUVENTUS-REAL MADRID 3-1
MARCATORI
: Trezeguet 12, Del Piero 43, Nedved 73, Zidane 89

JUVENTUS: Buffon, Thuram L., Tudor, Montero P., Birindelli (Pessotto G. 60), Zambrotta, Tacchinardi, Davids (Conte A. 89), Nedved, Trezeguet (Camoranesi 77), (c) Del Piero
A disposizione: Chimenti, Fresi, Di Vaio, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

REAL MADRID: Casillas, Salgado, Helguera, Hierro, Roberto Carlos, Flavio Conceição (Ronaldo 52), Guti, Cambiasso (McManaman 76), Figo, Zidane, Raúl
A disposizione: César, Morientes, Portillo, Solari, Pavón
Allenatore: Vicente Del Bosque

ARBITRO: Meier (Svizzera)
RIGORI FALLITI: Figo 67 (Real Madrid)
AMMONIZIONI: Montero P. 58, Tacchinardi 64, Nedved 82 (Juventus); Flavio Conceição 23, Salgado 58, Hierro 75, Figo 86 (Real Madrid)




Thuram spazza tutto, Davids è indemoniato 
LE PAGELLE DELLA JUVENTUS 
Zambrotta scatenato: un operaio in paradiso 

BUFFON 9. Nel primo tempo c'è un gran sorvolo di pallone sopra la sua porta. Una sola palla-gol vera per il Real, ma Guti cincischia e il gatto vestito di rosa neutralizza. Nella ripresa il Real mostra la faccia cattiva, ma Gigi ha i nervi di acciaio. E lo dimostra neutralizzando il rigore di Figo. 
THURAM 7,5. Lippi resiste alla tentazione di spostarlo al centro per avere una diga a destra, ovvero dalla parte in cui si inserisce Zidane. Va all'assalto, ma con prudenza, garantisce comunque una pressione costante in raddoppio con Zambrotta. Nel finale si piazza a centro difesa e respinge tutto. 
TUDOR 7. Non è un fulmine di guerra, ha perso in parte l'abitudine a fare il difensore, ma l'emergenza lo richiama agh antichi compiti. Vigila nella zona di Guti, svetta di testa. 
MONTERO 7. Deve pilotare la difesa, gli manca l'appoggio di Ferrara. Non tentenna, fa argine, usa le buone maniere come sempre in questa sua difficile stagione. Atterra Ronaldo e provoca un rigore su cui c'è poco da discutere. Lo salva super Buffon. 
BIRINDELLI 7,5. In forse fino all'ultimo, va in campo e trova subito Figo. Che fa, trema? Neppure per sogno. Domina. Intanto parte stoppando in area Zidane, poi batte Figo allo sprint e suona la carica con un martellamento continuo sul fianco sinistro. Si esalta nel corpo a corpo, esce perché spremuto nella difesa del fortino 
(dal 15' st Pessotto 7)
ZAMBROTTA 8,5. Come a Madrid soffia il posto a Camoranesi e riveste i panni di centrocampista. Scatenato ai livelli del Bernabéu quando nel finale prese in pugno la situazione. Dalla destra il pericolo arriva di continuo per Casillas. Un'autentica gemma da collezione, il lancio che manda in gol Nedved. 
TACCHINARDI 8. In grande condizione, lo conferma una volta di più dominando la zona centrale, sovrastando chiunque cerchi il contatto fisico. Smista decine di palloni, fa da rampa di lancio per gli attaccanti. 
DAVIDS 8. Un finale di stagione in crescendo, si è fatta sentire la sua assenza al Bernabéu. Chiude il primo tempo con un numero di prestigio che scatena il delirio. Tranquillo, sicuro, recupera e riparte come un indemoniato 
(dal 44' st Conte sv). 
NEDVED 8,5. Soffre, ma non si arrende. Dominatore della scena in campionato, cerca l'acuto anche in Champions. E lo trova presto con D cross da cui scaturisce il gol del vantaggio. Sfugge alla marcatura facendo la ronda da una parte all'altra del campo. Corona la sua prestazione da eroe con una rete da antologia. Ammonito, salterà la finale che era l'obiettivo di tutta una carriera. 
TREZEGUET 7. Un gol da rapinatore, ma anche da attaccante sopraffino. L'assist di Del Piero è perfetto, la girata del francese è un colpo di stiletto letale. Sempre in agguato, sempre nel vivo del gioco, obbliga Helguera a sfiancanti recuperi 
(dal 32'.st Camoranesi 7: aiuta nel drammatico finale. 
DEL PIERO 8,5. Magica notte per il capitano. Nella parata dei grandi, lui finalmente esce allo scoperto e si allinea ai campioni che fanno storica questa sfida. Corona un primo tempo impeccabile con un gol da autentico fuoriclasse. Il 29esimo nella Champions: agguanta Inzaghi. Ripresa altrettanto spettacolare con un secondo gol sfiorato da pochi passi.


LE PAGELLE DEL REAL MADRID 
Roberto Carlos parte bene, poi si «dimette» 
Guti nervoso e Figo è l'ombra di sé stesso 

CASILLAS 6. Crivellato come un fagiano. Serata durissima perché la Juve parte subito a spron battuto e ne vede di tutti i colori. Becca due gol uno più bello dell'altro senza riuscire ad opporre resistenza. Si arrende anche a Nedved che gli arriva davanti come un proiettile. 
SALGADO 6. Cerca l'affondo in tandem con Figo, ma trova pane duro. Ouel Del Piero sempre molto defilato a sinistra è un pericolo costante, deve limitare le incursioni. 
HELGUERA 5,5. Aggrappato a Trezeguet, prova di tutto per limitare i danni. Durissimo fare argine contro questa Juve scatenata, esce spesso frastornato dai duelli che la partita gli impone. 
HIERRO 5. Il capitano manovra con calma, usa l'esperienza e tutti i ferri del mestiere per tenere a bada gli avversari. Ma è travolto pure lui. 
ROBERTO CARLOS 5. Partenza fulminea con un paio di sprint a razzo che esaltano la sua rapidità. Il pericolo sono le punizioni e infatti nel primo tempo ne calcia una che Buffon vede sfrecciare a un centimetro dal palo. Poi si dimette dalla partita. 
FLAVIO CONCEIÇÃO 5,5. Cerca Tacchinardi, ma è l'unico vero incontrista madrileno, così si sdoppia andando a rimorchiare Davids. Un lavoraccio, anche perché i compagni lo assistono poco, cerca più l'affondo che la copertura. E finisce per non combinare nulla di buono. Viene sacrificato dopo il doppio svantaggio 
(dal 7' st Ronaldo 6: un rischio metterlo in campo, ma serviva una scossa.) Si procura un rigore. 
GUTI 6. Nervoso, rischia l'espulsione per un regolamento di conti con Thuram. Anche lui dovrebbe tenere la posizione a copertura della difesa, ma in pratica si unisce quasi sempre al coro dei solisti e mette in difficoltà la squadra nella zona centrale. 
CAMBIASSO 5. Sorpresa dell'ultima ora. Dopo un lungo periodo fra le riserve, viene rispolverato per frenare l'emergenza. Non è in grande condizione, lo conferma galleggiando a, lungo nella zona centrale del campo senza spingere e senza fare la guardia 
(dal 31' st Mac Manaman sv). 
FIGO 5,5. A tutto pensava nella vita non di essere messo in difficoltà da Birindelli. Invece il bello del calcio è anche questo. Prova a partire da lontano, ma è lento e il difensore bianconero lo sovrasta sullo scatto. Ha la possibilità di rilanciare il Real, ma si fa ipnotizzare da Buffon che gli neutralizza il rigore. 
ZIDANE 6. Partita difficile per mille motivi. Non riesce a dribblare l'emozione del debutto contro gli ex compagni, per buona parte della sfida si limita all'essenziale. Non incide. A tratti sembra lo Zidane che quando era alla Juve vivacchiava ai margini del gioco. Mette la firma sulla partita con il rasoterra che crea un finale da brivido. 
RAUL 4,5. Operato di appendicite neppure un mese fa, ritorna titolare per il forfait iniziale di Ronaldo. È chiaramente il fantasma del campione che tutti conoscono, resta sempre in posizione defilata, non trova mai il guizzo che annichilisce l'avversario. 

MEIER7. Arbitro che piace all'Uefa. Arbitra con equità, tiene a bada una partita di estrema delicatezza e mette a tacere le malelingue che pensavano a una direzione pro Real per evitare una finale tutta made in Italy. Inevitabile la decisione di assegnare un rigore per lo sgambetto di Montero a Ronaldo. Fiscale il giallo che nega a Nedved la finale.

Fabio Vergnano




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