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martedì 3 novembre 2026

3 Novembre 1982: Juventus - Standard Liegi

È il 3 novembre 1982 e la Juventus, formata da campioni del mondo più Michel Platini e Zibì Boniek, affronta questa stagione con la consapevolezza di voler conquistare il mondo!

Contro i belgi dello Standard Liegi, i bianconeri in questa gara di ritorno degli Ottavi di Finale della Coppa dei Campioni 1982/83 partono dal 1-1 della prima gara in terra fiamminga. Sarà un'altra gara che darà la sensazione (ahimé sbagliata) che questa squadra è pronta per spiccare il volo....

A fine campionato la Juventus sarà solo seconda (dietro la Roma di Nils Liedholm), avrà sofferto le pene dell'inferno ad Atene nella famosissima sconfitta contro l'Amburgo di Felix Magath e ...( ? )  si dovrà 'accontentare' di sollevare solamente la Coppa Italia.

Buona Visione! 



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Coppa dei Campioni 1982-1983 - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 3 novembre 1982 ore 20.30
JUVENTUS-STANDARD LIEGI 2-0
MARCATORI: Rossi P. 14, Rossi P. 29

JUVENTUS: Zoff, Bonini, Prandelli, Furino, Gentile, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

STANDARD LIEGI: Preud'Homme, Onal (Sciascia 51), Plessers, Poel, Delangre, Van der Missen, Tahamata, Daerden, Haan, Wendt, Gruendel (Geurts 70)
Allenatore: Guy Goethals

ARBITRO: Galler (Svizzera)



È stata la partitissima sognata da tutti i tifosi 

TORINO — Un'ora prima della partita fra Juventus e Standard Liegi lo stadio comunale di Torino vedeva, quasi ad ogni ingresso, fantastiche esibizioni di gente che cercava di superare le barriere senza biglietto, invocando amici di amici, meriti speciali, cavalierati di Vittorio Veneto, figlioletto già entrato e bisognoso di assistenza. Gli addetti agli ingressi dicevano 
"Spiacenti, stasera non ci sono amici che tengano" 
con ciò lasciando intendere che altre volte gli amici funzionano. Visto un pullman arrivato da Benevento: 50 passeggeri, 40 biglietti e dieci improvvisatori. Lo stadio tutto pieno, appunto già un'ora prima, e di tutti juventini, e fuori ancora una marea. E bandiere bandiere bandiere, sventolate a maledire il riscaldamento sul verde dei belgi, però nessun insulto, anzi curiosità per le volate scioglie-gambe del turco Onal, uno con barba cattiva da parte minore in un film di Dario Argento. E poi il via, poliziotti già scudati presso una curva, carabinieri presso l'altra, tutti rivolti verso il pubblico, anche un cane lupo. Di fuori, i bengala. I fumogeni, pochi copioni prendono così, anche se straprevisti, occhi e sensi. 
Uno striscione a intrigare i colleghi belgi: 'Siamo nati per te. viviamo per te, forza magica Juve'. Credevamo che gli italiani facessero anche altre cose nella vita, gli spaghetti, l'amore, la politica. Sepolti i tifosi dello Standard: al mattino erano andati in Duomo, visita di pubbliche relazioni. Subito è stata la partita che la logica prevedeva, annunciava, comandava, cioè tutta ringhiata, tutta dura anche se abbastanza onesta, tutta parlata da far indovinare in tribuna le urla, gli insulti, forse anche le bestemmie. In tante lingue, poi, e due soli dello Standard a parlare francese come Platini, Preud'homme e Delangre, gli altri tutti fiamminghi, uno svedese, un turco (e nel secondo tempo sarebbe entrato un italiano di Sicilia). 
Già Platini. Ha giocato all'inizio contro il mondo, mica soltanto contro lo Standard. Palle lottate da poveraccio, dispute in tackle da angiporti, ma anche il dietro-front da ballerino e la disperazione geometrica del mimo dopo il fallo subito, la scalogna, l'errore. Proprio la partita che voleva la gente che ha pagato il biglietto per tempo, svellendo dei bei soldi dal portafoglio, fregando l'amico che il biglietto voleva anche lui. E il gol di Boniek-Rossi, al 14'. Era il gol che la gente aveva «fatto» nei giorni d'attesa e anche, sì, di paura dopo Liegi, un gol dove, come in teatro, l'attore recita parlando per tutti, dice il monologo molto atteso, quello che la gente attende lui faccia, però lui meglio di tutti. 
Così Bonlek, che ha eseguito l'azione-dribbling, scatto, volata, cross — clic insegna il prete all'oratorio, il maestro al Nagc, il tecnico da duecento milioni l'anno all'asso da cinquecento. Una delle più facili cose del mondo: basta sapere tutto del football e avere anche senso dell'invenzione e potenza atletica, robette. Ieri sera è venuta persino la voglia di un calcio a punti, tanti punti per il gol creato da Bonlek e segnato da Rossi, un gol che per pareggiarlo lo Standard non può fare soltanto una rete, mettiamo, su punizione di Haan lavorala da Wentdt e Vandersmissen come al 23', deve fare qualcosa di più. 
Intanto si svolgeva un'altra partita, specialissima, quella di Tardelli contro Tahamata, addosso a Tahamata, sopra Tahamata. Tardelli, che nacque terzino, ieri sera si è come restituito al ruolo e al sé stesso feroce di un tempo, e Tahamata per mezz'ora non ha avuto rapporti con la palla. E per Tardelli che spegneva un nemico, Rossi riaccendeva tutto Paolorossi con il secondo gol, mollo bello, ricamato e intanto possente. E nasceva la partita ideale non solo della Juventus, ma del calcio tutto, e la gente aveva persino voglia di gridare "basta!", come si fa al circo quando i trapezisti sono troppo bravi e a un certo punto si ha paura che, per divertirci e convincerci di quel che già sappiamo, finiscano per farsi male. 

Gian Paolo Ormezzano





La magica serata di Boniek e i gol di un Paolo Rossi tornato al formato Mondiale hanno proiettato la Signora, malgrado le gravi assenze, nei quarti della Coppa più prestigiosa. E se continua così...
Lady Europa

IL PABLITO ruggente fa giustizia sommaria di tante critiche cattive e proietta la sua Juventus nell'élite della Coppa dei Campioni. I suoi gol sono due lampi che inceneriscono lo Standard: riconducendolo da incubo opprimente alla modesta figura di un volenteroso sparring-partner. È il più fantastico, naturale, uomo-gol che il calcio d'oggi possa proporre. E allora che senso ha sottolineare con sarcasmo qualche eventuale defaillance, ironizzare sulle sue difficoltà di inserimento in uno schema nuovo, addirittura montare la notizia di una sua cessione (con conguaglio...) per avere il pur eccellente Giordano? Paolino Rossi è il fresco trionfatore del Mundial, risponde con due gol d'autore e vola a Parigi a ricevere la Scarpa d'Oro e il Pallone d'Oro, miglior realizzatore e miglior giocatore di Spagna 82, possibile che sempre noi si debba discutere i rari talenti di casa nostra? Paolino Rossi è la punta acuminata di una Juve che ha in Boniek il suo motore, un motore che canta a pieni giri. Il polacco travolge in
progressione i satanassi di Goe-thals come fossero fuscelli, trancia le loro meticolose geometrie, fa saltare d'acchito la trappola del fuorigioco, altre volte mortale. E la Juve vola oltre l'ostacolo malgrado le occasionali emergenze, il menisco di Cabrini, il forfait di Brio, la difesa scompaginata senza marcatori di ruolo. La Juventus mostra, nella circostanza, non soltanto il consueto proverbiale temperamento. Mostra anche le stimmate della grande squadra di statura internazionale, in grado di spezzare (sarebbe ora) l'incantesimo e di aggiudicarsi la prima Coppa dei Campioni della sua storia. Intanto si è tolta dai piedi questi fastidiosissimi belgi e ha dato appuntamento a marzo. Le è rimasta intorno una concorrenza formidabile. Le due inglesi, Liverpool e Aston Villa, i panzer dell'Amburgo, la Dinamo Kiev dell'eterno Blokhin. Ma se Rossi continuerà a inventare gol, quale traguardo è impossibile? È stato così anche per la Nazionale, rifiorita a Barcellona quando Pablito ha ripreso a bombardare le reti avversarie. E Boniek e Platini possono deludere in campionato, ma sulle grandi ribalte saranno sempre presenti e puntuali, perché la classe non si cancella. Aspettiamola con fiducia questa squadra, che a fine maggio può incoronarsi Lady Europa.

TRIONFO. È stato un trionfo collettivo del calcio italiano. Tre squadre (una per Coppa) qualificate dopo due turni. Soltanto Germania e Spagna ne hanno di più, cinque, ma sono anche partite da posizioni di vantaggio.
Due sole (entrambe in Coppa dei Campioni) ne conserva l'Inghilterra, delle sette che aveva allineato ai nastri di partenza. E cancellate totalmente dalla scena sono Olanda e Ungheria, per dire due nomi celebri. È una conferma che il Mondiale non è stato un episodio stravagante. Ed è anche una conferma della rinnovata mentalità con cui le nostre squadre affrontano queste competizioni, che esigono calcolo e ardimento, in pari misura e a giuste dosi. Per strada, questa volta, è rimasto il Napoli. Aveva compromesso tutto nell'andata, in una sera agitata da fantasmi extracalcistici, le bombe, le minacce. In Germania si è battuto con Galassia, ha colpito un palo sullo 0-0, si è arreso solo alla fine, dopo essere stato numericamente menomato dall'arbitro.

L'INTER. Non è stato facile, e lo si sapeva, per l'Inter, ma alla fine i gol delle due punte (proprio loro, Juary e Altobelli, gli eterni imputati) hanno ridotto alla ragione l'ostica AZ'67, una squadra che è lo specchio fedele dell'Olanda di oggi. Spartite le qualità tecniche dei super, ai tulipani sono rimaste la vitalità atletica e la rabbia agonistica, sovente ai limiti della scarponeria. L'AZ si lamenta di un arbitraggio contrario e in effetti l'espulsione di Tol è apparsa quanto meno discutibile, specie in rapporto al permessivismo mostrato dall'arbitro polacco in altre più gravi circostanze. Ma ricordiamoci dei torti arbitrali che l'Inter aveva subito all'andata, il clamoroso rigore negato ad Altobelli, i soprusi impunemente patiti da Juary. Il verdetto conclusivo è sostanzialmente esatto, delle due era l'Inter a meritare di andare avanti. Il quadro della Coppa delle Coppe è terrificante: il Bayern, le due lanciatissime spagnole, Barcellona e Real Madrid, gente che si chiama Rummenigge o Maradona o Schuster. Ma questa Inter è tosta e concreta, ci si può ragionevolmente puntare.

LA ROMA. Grande squadra di campionato, in Coppa mostra ancora una carente personalità. Ha perduto le due trasferte, a Ipswich (ed è al limite spiegabile) e a Norrköping (e la cosa è meno giustificabile). Macina gioco ma incide poco, Pruzzo si è mangiato gol incredibili, a conferma che una cosa è batter-si sulle ribalte di casa, un'altra è trovare gloria fuori dai confini. Alla fine, la grande abilità dei rigoristi, un merito di Liedholm di addestrare tanti specialisti, e la bravura di Tancredi hanno risolto tutto. Ora è arrivato un sorteggio impietoso. Il Colonia di Littbarski, Bonhof, Fischer, Schumacher, Slijvo, Klaus Allofs, Culman, Engels. Il Colonia viene da un 5-0 contro i Glasgow Rangers. Un banco di prova terribile. Ma anche l'Ipswich sembrava imbattibile...

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr.45






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mercoledì 30 settembre 2026

30 Settembre 2015: Juventus - Siviglia

Attraverso il canale Youtube ufficiale della Juventus vi proponiamo questo gustoso amarcord di questa data odierna. 

È il 30 settembre 2015 e Juventus e Siviglia si sfidano in questa gara valevole per la seconda giornata del girone di qualificazione dell'UEFA Champions League 2015-16. 

Il tutto si svolge allo "Juventus Stadium" di Torino.

Buona Visione!


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Stagione 2015-2016 - Champions League - 2ª giornata
Torino - Juventus Stadium
mercoledì 30 settembre 2015 ore 20:45 
JUVENTUS-SIVIGLIA 2-0
MARCATORI
: Morata 41, Zaza 87

JUVENTUS (3-5-2): Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Cuadrado, Khedira (Alex Sandro 76), Hernanes, Pogba, Evra, Dybala (Rugani 88), Morata (Zaza 80)
A disposizione: Neto, Vitale, Lemina, Pereyra
Allenatore: Massimiliano Allegri

SIVIGLIA (4-4-2): Sergio Rico, Coke, Andreolli, Kolodziejczak, Tremoulinas, Konoplyanka, Nzonzi (Iborra 66), Krychowiak, Krohn-Dehli, Reyes (Munoz 79), Gameiro (Immobile 66)
A disposizione: Soria, Cristoforo, Luismi, Mariano Ferreira
Allenatore: Unai Emery

ARBITRO: Eriksson (Svezia)
AMMONIZIONI: Coke 78 (Siviglia)







Nella notte dell'ottimo esordio in gare ufficiali di Sami Khedira, i bianconeri centrano il primo successo casalingo stagionale: lo spagnolo sblocca lo stallo con il quinto gol nelle ultime cinque uscite continentali, nel finale l'ex Sassuolo chiude i conti. 
TORINO – La Champions League come un’isola felice, un rifugio da utilizzare per provare a dimenticare le amarezze del campionato. La Juventus ritrova in Europa la sua anima vincente, con Álvaro Morata che si conferma letale nel torneo più importante del Vecchio Continente: quinto gol nelle ultime cinque uscite di coppa per l’ex Real Madrid, è sua la firma necessaria per superare il Siviglia e volare a quota 6 punti nel “girone di ferro”. Nel finale c’è gloria anche per Zaza, che si alza dalla panchina e fissa il risultato sul 2-0 con una sgroppata conclusa alla perfezione col piede debole, il destro. Ma l’aspetto più positivo della notte dello Stadium è probabilmente l’impatto di Sami Khedira, che alla prima gara ufficiale in bianconero tiene alla grande per 75 minuti, regala alla mediana juventina la doppia dimensione che mancava e aiuta i compagni a centrare la prima vittoria casalinga stagionale. 
LA TATTICA BIANCONERA – Allegri risolve l’ultimo dubbio dando fiducia ad Hernanes a centrocampo; l’assetto tattico bianconero è particolarmente elastico: la “Vecchia Signora” difende con un 4-4-2 tradizionale, in cui Pogba è chiamato al sacrificio sulla corsia mancina di centrocampo e Barzagli deve adattarsi come terzino destro. In fase di possesso palla, i padroni di casa si schierano con un 3-5-2 che chiede molto a Evra, costretto a una sfiancante attività di proposta offensiva e rientro difensivo. L’ago della bilancia è Cuadrado, l’unico in grado di cambiare passo e di creare superiorità numerica: il colombiano semina il panico sulla fascia destra, Emery sceglie Krohn-Dehli in supporto a Tremoulinas non fidandosi dell’abnegazione di Konoplyanka, dirottato sul fronte opposto. 

Marco Gaetani 



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giovedì 24 settembre 2026

24 Settembre 2002: Juventus -Dynamo Kyiv

È il 24 settembre 2002 e Juventus e Dynamo Kyiv si sfidano nella seconda partita del girone di qualificazione della Champions League 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

È una Juventus lanciatissima quella che si appresta a dominare questa gara nel nostro stadio. Tra qualche mese sarà incoronata Campione d'Italia per la 27ª volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Buona Visione!

 

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Stagione 2002-2003 - Champions League - 1ª fase, 2ª giornata
Torino - Stadio Delle Alpi
Martedì 24 settembre 2002 ore 20.45
JUVENTUS-DYNAMO KYIV 5-0
MARCATORI: Di Vaio 14, Del Piero 22, Di Vaio 52, Davids 67, Nedved 79

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Ferrara C., Montero (Baiocco 75), Moretti, Camoranesi, Tacchinardi (Tudor 68), Davids, Nedved, Di Vaio (Trezeguet 72), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

DYNAMO KYIV: Reva, Peev, Sablic, Ghioane, Gavrancic, Nesmachnyi, Leko, Husin, Cernat, Khatskevich (Melashchenko 71), Shatskikh
Allenatore: Alexej Mikhailichenko

ARBITRO: Stark (Germania)

 


CHAMPIONS LEAGUE: BIANCONERI E ROSSONERI CONFERMANO DI ATTRAVERSARE UN MOMENTO MAGICO 
Juve e Milan show, valanga di gol in Europa 
Di Vaio, Del Piero, Davids e Nedved suonano la Dinamo: che musica 

TORINO Dall'8 novembre del 1998, quando si infortunò a Udine, non avevamo più visto Alessandro Del Piero. Ne avevamo rintracciato i brandelli in edizione straordinaria, dentro in un gol o un assist illuminato, tuttavia ci stavamo rassegnando all'evidenza che l'Italia avesse mantenuto un calciatore intelligente e capace di sacrificarsi, come altri più presuntuosi non sanno fare, ma ne avesse smarrito l'enorme talento giovanile. Lo si sosteneva, e talvolta esaltava, per umana simpatia e perché, nel parco di nani che è diventato il nostro calcio, lui è comunque tra i pochi a saper fare uno stop. 

Ma il rimpianto per «quel» Del Piero coglieva chi nel calcio cerca ancora qualcosa di bello. L'inizio di questa stagione sembra chiudere il quadriennio grigio. C'è di nuovo Del Piero e non per i gol, che sono comunque l'indicatore del benessere, ma per come gli riescono giocate riposte in chissà quali cassetti della memoria. Se persiste, il Trap faticherà a tenerlo in seconda fila e la Juve ne riceverà una spinta formidabile al bel gioco, che ieri ha contagiato tutti trasformando la partita con gli ucraini in un'apoteosi. 

Gran cosa l'emulazione, se Di Vaio si sblocca con i gol e persino Edgar Davids ritrova lo spirito per inventarsi una rete entusiasmante, e che l'ha conciliato con gli juventini almeno quanto le vicissitudini romane lo stanno convincendo che è stata una fortuna non andare a Trigoria. Una serata magica, se non fosse per il «giallo» di Salas, che secondo alcuni avrebbe litigato con Lippi. Il primo tempo di Del Piero contro i giovani della Dinamo Kiev, i cuginetti sprovveduti dello squadrone che Lobanowski creò negli anni '80, è sembrato un comò ricoperto di ninnoli preziosi: il più banale in fondo era il gol del 2-0 che assicurava la prima vittoria della Juve nella Champions League affrontata di nuovo con il piglio della grande squadra. Il dribbling di Alex, ma anche i palloni messi negli spazi giusti per Nedved e Di Vaio rendevano fluida e pericolosa la trama offensiva della Juve, che altrimenti difettava di alternative, tutta incentrata su quei tre e, a volte, su Peperino Camoranesi. 

Anche quello di Lippi è un gioco che non prescinde dalle invenzioni personali e questo Del Piero che salta gli avversari ne è il toccasana: attorno a lui la squadra prende quota, energia, persino voglia di spettacolo. C'era pubblico al Delle Alpi (quando i prezzi sono onesti, la gente torna negli stadi) e si è divertito. La Dinamo ha contribuito alle piacevolezze. Gioca con una banda di ventenni o poco più, ingenuotti ma con il gusto per l'azione veloce e creativa. Lesti Cemat e Peev, efficace Khatskevich, talentuoso Leko. Questa squadra, che riassume il vecchio Patto di Varsavia per le nazionalità che vi ospita, metteva un po' in affanno la Juve tra il primo gol (testa di Di Vaio su angolo di Del Piero) e il secondo (palla persa dal libero Ghioane, assist pronto di Camoranesi per l'appoggio facile di Del Piero). Al 17' sul colpo di testa di Khatskevich, Buffon mandava a sbattere la palla contro la traversa, evitando il pareggio. Dal 2-0 il gioco della Juve decollava, tracimava, spandeva entusiasmo. C'era quasi allegria, mentre la Dinamo esponeva tutti i propri difetti negli spazi che lasciava troppo larghi. Cominciava lo show, uno dei rari a cui abbiamo assistito ultimamente: se fossero queste le partite, il calcio tornerebbe a divertire. 

Nedved si affiancava alle intuizioni di Alex; Tacchinardi (altro recupero fondamentale, dopo una stagione da dimenticare) cuciva il gioco. Così nella ripresa, salvo una gran parata di Buffon al 16' che inseriva il portierone nella magia della serata, era solo Juventus. Di Vaio, ancora di testa sul lancio di Nedved, firmava la serata della sua possibile svolta (3-0 al 7'), dopo che il ceco aveva colpito il palo. Entrava anche Trezeguet, per una breve ma significativa comparsata. La rete bruciante di Davids e un sinistro tuonante di Nedved completavano il punteggio mandandoci a casa consapevoli che questo calcio purtroppo è come un grande vino: impossibile berlo tutti i giorni. 

Record anche per Alex che supera Altafini: ora è il cannoniere del torneo. L'olandese e il ceco danno la spinta decisiva. Di Vaio e Camoranesi fanno festa a Del Piero, che con la rete segnata ieri è ora il capocannoniere italiano in Champions League con 25 gol.

 


LE PAGELLE BIANCONERE 
Thuram e Tacchinardi autorevoli 
«Viallino», doppietta e applausi 

BUFFON 8. Pronti via ed è già SuperGigi: mette i pugni su un'incomata maligna facendo schizzare la palla sulla traversa. Fa il gattone nella ripresa quando vola a sventare un gol sicuro. 

THURAM 7. Bene, bravo, bis. Sta cancellando l'immagine del giocatore svagato e svogliato che non voleva saperne di adattarsi al ruolo di terzino. Difende e si spinge oltre le linee nemiche. La curva approva battezzandolo migliore persino di Nesta. 

FERRARA 7. Nulla da segnalare che già non si sapesse. Contiene l'uzbeko che ha il compito di fare da guastatore. Lippi potrebbe avere trovato per lui la soluzione ideale: lo conserva per l'Europa facendolo riposare in campionato. 

MONTERO 7. Gli avversari sono veloci e fastidiosi come moscerini che spuntano dappertutto. Se le insidie sono ridotte all'osso, è evidente che il merito è come sempre anche suo. Esce zoppicando 

(dal 31° Baiocco sv). 

MORETTI 6,5. Poteva essere con i viola a Gualdo, invece prende contatto con l'Europa che conta e si fa trovare pronto. Brillante nelle volate in fascia, anche se limita il suo apporto offensivo. 

CAMORANESI 7. Ha preso coscienza del fatto che nella Juve può avere un ruolo di primo piano. Lo dimostra facendo ogni cosa con sicurezza, concedendosi giocate importanti come quella che manda in gol Del Piero. 

TACCHINARDI 7. In dubbio fino a poche ore dall'inizio, gioca senza risentire del problema muscolare patito a Empoli. E adesso i tifosi lo chiamano a gran voce, perché è solido e motivato 

(dal 23' st Tudor 6). 

DAVIDS 8. A Roma volano i cazzotti, qui si raccolgono le vittorie. Edgar dovrebbe ringraziare Moggi di aver resistito alle offerte di Sensi. Gioca sciolto, cerca quelle magie che prima gli riuscivano soltanto nello spot del suo sponsor tecnico. Trova il gol in slalom alla Tomba e finisce in crescendo come l'orsetto dalla pile inesauribile. 

NEDVED 8. Quando inserisce le marce, è difficile per chiunque tenergli testa. Lo trovi in tutte le azioni più pericolose. Sfiora più volte il gol dalla lunga distanza, trova un palo a negargli la rete e sul proseguimento della stessa azione fa l'assist perfetto per il Di Vaio bis. Chiude da trionfatore con un sinistro dal limite che scuote con violenza la rete. 

DI VAIO 7,5. Ecco i primi gol ufficiali del Viallino. Di fronte a Sacchi scalda i motori in vista del Parma. Primo centro di testa, secondo quasi in fotocopia con una zuccata perentoria. Sta entrando nei meccanismi di gioco 

(dal 27' st Trezeguet sv). 

DEL PIERO 8,5. In alto i calici: il capitano saluta Altafini e sale a quota 25 gol in Champions, capocannoniere per i club italiani. Il record è la ciliegina sulla torta e fa risplendere ancora di più le gesta di un campione ritrovato. In questo momento non gli manca nulla; è di nuovo pienamente padrone delle sue infinite risorse tecniche. Getta nella mischia una rabbia che non aveva dal giorno dell'infortunio.

Fabio Vergnano 
brani tratti da: La Stampa 25 settembre 2002




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venerdì 18 settembre 2026

18 Settembre 1985: - Jeunesse d'Esch - Juventus

Il 18 settembre 1985 e Jeunesse d'Esch e Juventus si sfidano nella gara di andata dei Sedicesimi di Finale di Coppa dei Campioni 1985-86 allo Stadio 'Josy Barthel' di Lussemburgo.

I 'nostri eroi' si concentrano principalmente sulla massima competizione europea, anche se alla fine riescono a vincere 'solo' in Italia. Infatti conquistano il 22esimo Scudetto dopo un testa a testa emozionante con la Roma di Sven Goran Eriksson.

Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni i bianconeri devono abbondare i sogni di gloria dopo l'eliminazione ai danni del Barcellona nei Quarti di Finale.

Buona Visione! 




Jeunesse d'Esch


Stagione 1985-1986 - Coppa dei Campioni - Sedicesimi, andata
Lussemburgo - Stadio Josy Barthel
mercoledì 18 settembre 1985 ore 19:30
JEUNESSE-JUVENTUS 0-5
MARCATORI: Laudrup 21, Cabrini 34, Ontano autorete 41, Serena A. 80, Serena A. 82

JEUNESSE (LUSSEMBURGO): Van Rijswijck, Teitgen (Simon 69), Muller, Ontano, Di Pentima (Stroz 78), Ferrassini, Scuto, Zwally, Mogenot, Barboni, Guillot
A disposizione: Hoffmann, Blasi, Koster. 
Allenatore: Pecqueur

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea (Pioli 46), Mauro, Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Pacione 63)
A disposizione: Bodini, Pin, Bonetti I
Allenatore: Trapattoni

ARBITRO: Mercier (Svizzera)





Squadra di dilettanti, seppure blasonatissima (20 scudetti). Affronterà la Juve sicura di perdere ma anche di richiamare tanto pubblico
Pronti a incassare

ESCH SUR ALZETTE. Venti titoli di campione più nove Coppe fanno della Jeunesse d'Esch un sottoborgo di Città del Lussemburgo a breve distanza dal confine della Francia, una delle squadre più titolate d'Europa. Dilettanti a ventiquattro carati (tutti, infatti, lavorano e va già bene se fanno gli impiegati!), i ragazzi in maglia bianco-nera traggono dal calcio poco più che i soldi per le sigarette: settanta, ottantamila lire per vittoria; poco più della metà quando pareggiano; una ventina di migliaia di lire quando perdono. Di più, per quelli che vanno in Nazionale, 300mila lire al mese di diaria fissa più altrettanto quando vincono (cioè mai o quasi mai) e centomila lire quale gettone di presenza. Il bilancio di una squadra come la Jeunesse (che vuol poi dire Juventus), soprattutto se paragonato con quello della maggior parte delle squadre europee, fa quasi sorridere: cento milioni di sponsorizza-zione da parte del titolare di una catena di grandi magazzi-ni più gli incassi che, se non sono ridicoli poco ci manca, visto che i posti allo stadio costano dalle tre alle cinquemi-la lire e visto soprattutto che il pubblico medio non supera le duemila unità: che è sempre pur il record del Lussemburgo! Ecco quindi spiegato perché l'arrivo della Juve è stato salutato come una specie di ...bonifico fuori stagione: per l'incontro con i bianconeri, infatti, è previsto il pubblico delle grandi occasioni e, quindi, un superincasso che metterà la squadra al coperto per quattro, cinque campionati.

CAMPO NUOVO. Il terreno di gioco della Jeunesse è a non più di duecento metri dalla Francia ed è per questo che si chiama «Stadio della Frontiera»: la Juve, ad ogni modo, giocherà al campo Municipale, lo stesso della nazionale, che dispone di oltre il triplo dei posti dello stadio di casa. 
«Contro la Juve - dice il presidente della Jeunesse dottor Carlo Achen - giocheremo praticamente due volte in trasferta ma non conta: tra noi ed i nostri prossimi avversari la differenza è talmente grande che non possiamo nemmeno pensare lontanamente di colmarla; molto meglio, quindi, pensare ai soldi e metterci in tasca il maggior gruzzolo possibile». 
A proposito di gruzzolo, per Jeunesse-Juventus è già stato deciso un sostanzioso ritocco ai prezzi dei biglietti che, normalmente, vanno dalle tremila alle cinquemila lire e che saranno portati, rispettivamente, a venti-trentamila per la tribuna e a dodicimila per la gradinata. 
«Un furto?» domanda (e si domanda) il dottor Achen — «direi di no, visto lo spettacolo che proporremo e che dovrebbe superare quelli, peraltro sopraffini, offerti dal Real Madrid, dal Liverpool e dal Bayern che già furono avversari in Coppacampioni negli anni passati».
PREPARAZIONE. Potrà sembrare impossibile, ma anche i dilettanti vanno in vacanza per cui, delle forze a disposizione di Alex Pecqueur, allenatore della Jeunesse, una buona parte è via. Ad Esch sono rimasti solo gli ...irriducibili («o i più poveri», come dice Giampiero Barboni, ex italiano, nazionale e uno dei migliori della Jeunesse) che però cominciano già a sentire l'importanza dell'avvenimento. Il campionato, in Lussemburgo, comincia all'inizio di settembre e il big match che lo precede è la Supercoppa, una specie di Charity Shield dei poveri che oppone la squadra campione a quella che si è aggiudicata la Coppa. Quest'anno, la partita tra Jeunesse e Red Boys è programmata per il 24 agosto e, nell'occasione, allo stadio della Frontiera ci sarà un ospite d'eccezione in Francesco Morini che coglierà l'occasione sia per visionare i prossimi avversari della sua squadra sia per definire in ogni dettaglio l'organizzazione della trasferta e risolvere tutti i problemi logistici. «Per la Supercoppa - dice Barboni - dovremo già essere in condizioni più che accettabili anche se i giorni che avremo davanti prima dell'arrivo della Juventus ci serviranno a rifinire la condizione». Rispetto alla squadra che si è aggiudicata il suo ventesimo titolo, la Jeunesse ha perso due elementi di buona caratura: Hubert Meunier, infatti, si è trasferito all'Avenir di Beggen mentre Pierre Hoscheid ha scelto l'Ettelbruck in Seconda Divisione. 
«Pur riconoscendo il valore di questi giocatori - dice il presidente Achen - penso che il prossimo anno faremo meglio che in quello passato: nel nostro organico, infatti, ci sono alcuni giovani che premono e che continuare a sacrificare a Meunier e Hosceid non era più giusto. Forse avremo perso un po' in esperienza, ma abbiamo certamente guadagnato in freschezza e in voglia di affermarci. E la Juventus sarà il nostro banco di prova migliore: prenderemo un camion di gol, d'accordo, ma impareremo anche moltissimo. E poi, dove gli vogliamo mettere i soldi? Sono quelli che ci vogliono per andare avanti, altro che storie!».
Stefano Germano
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.28


Juventus, una facile goleada 
COPPA CAMPIONI Avversari troppo deboli ed ingenui per i bianconeri Juventus, una facile goleada Laudrup, Cabrini ed un autogol nel primo tempo - Doppietta di Serena nella ripresa - In campo anche Pioli e Pacione. 
DAL NOSTRO INVIATO LUSSEMBURGO — L'avvio di Coppa Campioni non poteva creare problemi alla Juventus. La partita vinta senza forzare per 5-0 sull'Esch è stata in definitiva un serio match di allenamento (anche con qualche spazio a Tacconi nella ripresa, per un logico allargamento delle maglie difensive bianconere). Persino difficile dare i voti in pagella. 
Dopo quello che doveva essere il minuto di silenzio, ridotto frettolosamente a 30 secondi dall'arbitro svizzero Mercler, la gara non ha mai avuto storia. Adesso il match di ritorno, nel Comunale deserto, poi il sorteggio del secondo turno. La Juve comincerà solo allora la vera difesa del suo blasone. In uno stadio dal fondo stupendo, dalle gradinate anguste ma personalmente troppo grandi (appena diecimila gli spettatori), i bianconeri di casa hanno giocato tutte le loro modeste carte, ma gettate sul terreno con coraggio e sacrificio fisico, nei primi dieci minuti sorprendendo un poco Platini e colleghi. Era anche giusto: partite come quella di ieri sera dove la differenza tecnica, atletica e tattica è un abisso, è sempre difficile per il più forte iniziare con il piede giusto. 
Persino Manfredonia, uno che a farsi maltrattare di regola non ci sta, ha accettato una botta del baffuto Barbode. La Juve ha scelto l'ultima strada, e dopo cinque minuti senza battere ciglio, i lussemburghesi mettevano subito alla frusta le loro punte ed i loro centrocampisti ci mostravano un'inedita marcatura a tre con i tre «lunghi» della squadra: il giovane e ricciuto Ontano (bel colpitore di testa e buono nell'anticipo sino a quando l'autogol non lo ha demoralizzato) addosso al centravanti, Ferrassin! Ubero e Di Pentina davanti. 
Una sorta di sandwich a tre. È affaticato gli altri lussemburghesi: in più di undici non si può giocare per tredici non si può correre. Ad ogni modo i lussemburghesi avevano almeno la soddisfazione di effettuare il primo tiro serio in porta: all'8' su punizione toccatagli da Barboni, Zwally faceva partire una botta maligna che Tacconi con fatica deviava in angolo. Per nulla impressionata la Juve iniziava a fare i suoi esperimenti, da verificare comunque contro avversari più concreti, e di migliore tenuta alla distanza. Il problema del cross dalla destra, viste le renitenze di un Mauro sempre propenso ad accentrarsi e comunque impreciso nella battuta alta, era risolto bene da ripetuti inserimenti di Bonini, mentre dall'altra parte con Laudrup più che mal mezzapunta ai fianchi di Serena, i riferimenti arrivavano da un Cabrini più offensivo o da alcuni spostamenti dello stesso Serena. Se sono rose, fioriranno, ovvero se non si tratta solo di impressioni legate ad una partita tra forze impari, fioriranno in campionato. 
Si portava spesso sotto anche Brio a cercare di bucare il bunker lussemburghese, che capitolava la prima volta al 21' quando Mauro stringendo come al solito al centro lanciava bene in verticale Platini il quale anticipava i portieri e dal fondo pennellava per la testa di Laudrup: botta secca che invano Ontano cercava di fermare con le mani sulla linea. Una volta che la Juve aveva rotto il ghiaccio, la partita prendeva la piega che si prevedeva. Al 26' su un cross dal fondo destra di Bonini, Platini alzava di piatto una palla che in un momento di maggiore concentrazione avrebbe utilizzato altrimenti, quindi al 34' era Cabrini a raddoppiare con un fendente trasversale dalla sinistra. 
Il finale era un tirassegno juventino con Van Rijswljck a volare tra i pali: respingeva botte di Serena, Platini ,e Mauro; vèniva graziato dallo stesso Mauro ma tradito da Ontano il quale al 42' deviava alle spalle del compagno un tiro cross basso di Cabrini. 
I bianconeri iniziavano la ripresa con Pioli al posto di Scirea, concedendo qualche offensiva agli avversari tanto per dar modo a Tacconi di cogliere la sua parte di applausi. Davanti a Van Rijswijk, comunque, Platini e Laudrup si prendevano qualche confidenza di troppo e soprattutto era l'eccessiva ricerca di andare in porta con «uno-due» stretti di aleatori risultati. Al 62' Platini a grande richiesta del pubblico provava la punizione: calciava basso e sfiorava il montante. Trapattoni mandava in campo Pacione al posto di Laudrup, e Serena visto che di cross non ne arrivavano più andava spesso a cercare palloni allargando. Platini come a Ferragosto a Villar Perosa contro la squadra ragazzi dirigeva con voce e gesti gli spostamenti dei compagni. Serena comunque arrivava al gol. Il quarto, al 79' con un secco colpo di testa su lancio di Mauro. A 3' dalla fine lanciato da Cabrini ancora Serena provava il destro e Van Rijswijk era battuto da un tiro basso ed angolato alla sua sinistra.  
Bruno Perucca









Jeunesse d'Esch

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Serena si diverte - La Juve si diverte in Lussemburgo. Apre la partita Laudrup con un tuffo di testa (1), raddoppia Cabrini con un raro gol di destro (2).  La Jeunesse «collabora» con un autogol e il primo tempo si chiude sul 3-0. Altre due reti nella ripresa, entrambe di Serena: il centravanti sfonda di testa (3) e poi va a segno di piede (4) negli ultimi minuti (foto Giglio)



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