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venerdì 18 settembre 2026

18 Settembre 1985: - Jeunesse d'Esch - Juventus

Il 18 settembre 1985 Jeunesse d'Esch Juventus si sfidano nella gara di andata dei Sedicesimi di Finale di Coppa dei Campioni 1985-86 allo Stadio 'Josy Barthel' di Lussemburgo.

I 'nostri eroi' si concentrano principalmente sulla massima competizione europea, anche se alla fine riescono a vincere 'solo' in Italia. Infatti conquistano il 22esimo Scudetto dopo un testa a testa emozionante con la Roma di Sven Goran Eriksson.

Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni i bianconeri devono abbondare i sogni di gloria dopo l'eliminazione ai danni del Barcellona nei Quarti di Finale.

Buona Visione! 




Jeunesse d'Esch


Stagione 1985-1986 - Coppa dei Campioni - Sedicesimi, andata
Lussemburgo - Stadio Josy Barthel
mercoledì 18 settembre 1985 ore 19:30
JEUNESSE-JUVENTUS 0-5
MARCATORI: Laudrup 21, Cabrini 34, Ontano autorete 41, Serena A. 80, Serena A. 82

JEUNESSE (LUSSEMBURGO): Van Rijswijck, Teitgen (Simon 69), Muller, Ontano, Di Pentima (Stroz 78), Ferrassini, Scuto, Zwally, Mogenot, Barboni, Guillot
A disposizione: Hoffmann, Blasi, Koster. 
Allenatore: Pecqueur

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea (Pioli 46), Mauro, Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Pacione 63)
A disposizione: Bodini, Pin, Bonetti I
Allenatore: Trapattoni

ARBITRO: Mercier (Svizzera)





Squadra di dilettanti, seppure blasonatissima (20 scudetti). Affronterà la Juve sicura di perdere ma anche di richiamare tanto pubblico
Pronti a incassare

ESCH SUR ALZETTE. Venti titoli di campione più nove Coppe fanno della Jeunesse d'Esch un sottoborgo di Città del Lussemburgo a breve distanza dal confine della Francia, una delle squadre più titolate d'Europa. Dilettanti a ventiquattro carati (tutti, infatti, lavorano e va già bene se fanno gli impiegati!), i ragazzi in maglia bianco-nera traggono dal calcio poco più che i soldi per le sigarette: settanta, ottantamila lire per vittoria; poco più della metà quando pareggiano; una ventina di migliaia di lire quando perdono. Di più, per quelli che vanno in Nazionale, 300mila lire al mese di diaria fissa più altrettanto quando vincono (cioè mai o quasi mai) e centomila lire quale gettone di presenza. Il bilancio di una squadra come la Jeunesse (che vuol poi dire Juventus), soprattutto se paragonato con quello della maggior parte delle squadre europee, fa quasi sorridere: cento milioni di sponsorizza-zione da parte del titolare di una catena di grandi magazzi-ni più gli incassi che, se non sono ridicoli poco ci manca, visto che i posti allo stadio costano dalle tre alle cinquemi-la lire e visto soprattutto che il pubblico medio non supera le duemila unità: che è sempre pur il record del Lussemburgo! Ecco quindi spiegato perché l'arrivo della Juve è stato salutato come una specie di ...bonifico fuori stagione: per l'incontro con i bianconeri, infatti, è previsto il pubblico delle grandi occasioni e, quindi, un superincasso che metterà la squadra al coperto per quattro, cinque campionati.

CAMPO NUOVO. Il terreno di gioco della Jeunesse è a non più di duecento metri dalla Francia ed è per questo che si chiama «Stadio della Frontiera»: la Juve, ad ogni modo, giocherà al campo Municipale, lo stesso della nazionale, che dispone di oltre il triplo dei posti dello stadio di casa. 
«Contro la Juve - dice il presidente della Jeunesse dottor Carlo Achen - giocheremo praticamente due volte in trasferta ma non conta: tra noi ed i nostri prossimi avversari la differenza è talmente grande che non possiamo nemmeno pensare lontanamente di colmarla; molto meglio, quindi, pensare ai soldi e metterci in tasca il maggior gruzzolo possibile». 
A proposito di gruzzolo, per Jeunesse-Juventus è già stato deciso un sostanzioso ritocco ai prezzi dei biglietti che, normalmente, vanno dalle tremila alle cinquemila lire e che saranno portati, rispettivamente, a venti-trentamila per la tribuna e a dodicimila per la gradinata. 
«Un furto?» domanda (e si domanda) il dottor Achen — «direi di no, visto lo spettacolo che proporremo e che dovrebbe superare quelli, peraltro sopraffini, offerti dal Real Madrid, dal Liverpool e dal Bayern che già furono avversari in Coppacampioni negli anni passati».
PREPARAZIONE. Potrà sembrare impossibile, ma anche i dilettanti vanno in vacanza per cui, delle forze a disposizione di Alex Pecqueur, allenatore della Jeunesse, una buona parte è via. Ad Esch sono rimasti solo gli ...irriducibili («o i più poveri», come dice Giampiero Barboni, ex italiano, nazionale e uno dei migliori della Jeunesse) che però cominciano già a sentire l'importanza dell'avvenimento. Il campionato, in Lussemburgo, comincia all'inizio di settembre e il big match che lo precede è la Supercoppa, una specie di Charity Shield dei poveri che oppone la squadra campione a quella che si è aggiudicata la Coppa. Quest'anno, la partita tra Jeunesse e Red Boys è programmata per il 24 agosto e, nell'occasione, allo stadio della Frontiera ci sarà un ospite d'eccezione in Francesco Morini che coglierà l'occasione sia per visionare i prossimi avversari della sua squadra sia per definire in ogni dettaglio l'organizzazione della trasferta e risolvere tutti i problemi logistici. «Per la Supercoppa - dice Barboni - dovremo già essere in condizioni più che accettabili anche se i giorni che avremo davanti prima dell'arrivo della Juventus ci serviranno a rifinire la condizione». Rispetto alla squadra che si è aggiudicata il suo ventesimo titolo, la Jeunesse ha perso due elementi di buona caratura: Hubert Meunier, infatti, si è trasferito all'Avenir di Beggen mentre Pierre Hoscheid ha scelto l'Ettelbruck in Seconda Divisione. 
«Pur riconoscendo il valore di questi giocatori - dice il presidente Achen - penso che il prossimo anno faremo meglio che in quello passato: nel nostro organico, infatti, ci sono alcuni giovani che premono e che continuare a sacrificare a Meunier e Hosceid non era più giusto. Forse avremo perso un po' in esperienza, ma abbiamo certamente guadagnato in freschezza e in voglia di affermarci. E la Juventus sarà il nostro banco di prova migliore: prenderemo un camion di gol, d'accordo, ma impareremo anche moltissimo. E poi, dove gli vogliamo mettere i soldi? Sono quelli che ci vogliono per andare avanti, altro che storie!».
Stefano Germano
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.28


Juventus, una facile goleada 
COPPA CAMPIONI Avversari troppo deboli ed ingenui per i bianconeri Juventus, una facile goleada Laudrup, Cabrini ed un autogol nel primo tempo - Doppietta di Serena nella ripresa - In campo anche Pioli e Pacione. 
DAL NOSTRO INVIATO LUSSEMBURGO — L'avvio di Coppa Campioni non poteva creare problemi alla Juventus. La partita vinta senza forzare per 5-0 sull'Esch è stata in definitiva un serio match di allenamento (anche con qualche spazio a Tacconi nella ripresa, per un logico allargamento delle maglie difensive bianconere). Persino difficile dare i voti in pagella. 
Dopo quello che doveva essere il minuto di silenzio, ridotto frettolosamente a 30 secondi dall'arbitro svizzero Mercler, la gara non ha mai avuto storia. Adesso il match di ritorno, nel Comunale deserto, poi il sorteggio del secondo turno. La Juve comincerà solo allora la vera difesa del suo blasone. In uno stadio dal fondo stupendo, dalle gradinate anguste ma personalmente troppo grandi (appena diecimila gli spettatori), i bianconeri di casa hanno giocato tutte le loro modeste carte, ma gettate sul terreno con coraggio e sacrificio fisico, nei primi dieci minuti sorprendendo un poco Platini e colleghi. Era anche giusto: partite come quella di ieri sera dove la differenza tecnica, atletica e tattica è un abisso, è sempre difficile per il più forte iniziare con il piede giusto. 
Persino Manfredonia, uno che a farsi maltrattare di regola non ci sta, ha accettato una botta del baffuto Barbode. La Juve ha scelto l'ultima strada, e dopo cinque minuti senza battere ciglio, i lussemburghesi mettevano subito alla frusta le loro punte ed i loro centrocampisti ci mostravano un'inedita marcatura a tre con i tre «lunghi» della squadra: il giovane e ricciuto Ontano (bel colpitore di testa e buono nell'anticipo sino a quando l'autogol non lo ha demoralizzato) addosso al centravanti, Ferrassin! Ubero e Di Pentina davanti. 
Una sorta di sandwich a tre. È affaticato gli altri lussemburghesi: in più di undici non si può giocare per tredici non si può correre. Ad ogni modo i lussemburghesi avevano almeno la soddisfazione di effettuare il primo tiro serio in porta: all'8' su punizione toccatagli da Barboni, Zwally faceva partire una botta maligna che Tacconi con fatica deviava in angolo. Per nulla impressionata la Juve iniziava a fare i suoi esperimenti, da verificare comunque contro avversari più concreti, e di migliore tenuta alla distanza. Il problema del cross dalla destra, viste le renitenze di un Mauro sempre propenso ad accentrarsi e comunque impreciso nella battuta alta, era risolto bene da ripetuti inserimenti di Bonini, mentre dall'altra parte con Laudrup più che mal mezzapunta ai fianchi di Serena, i riferimenti arrivavano da un Cabrini più offensivo o da alcuni spostamenti dello stesso Serena. Se sono rose, fioriranno, ovvero se non si tratta solo di impressioni legate ad una partita tra forze impari, fioriranno in campionato. 
Si portava spesso sotto anche Brio a cercare di bucare il bunker lussemburghese, che capitolava la prima volta al 21' quando Mauro stringendo come al solito al centro lanciava bene in verticale Platini il quale anticipava i portieri e dal fondo pennellava per la testa di Laudrup: botta secca che invano Ontano cercava di fermare con le mani sulla linea. Una volta che la Juve aveva rotto il ghiaccio, la partita prendeva la piega che si prevedeva. Al 26' su un cross dal fondo destra di Bonini, Platini alzava di piatto una palla che in un momento di maggiore concentrazione avrebbe utilizzato altrimenti, quindi al 34' era Cabrini a raddoppiare con un fendente trasversale dalla sinistra. 
Il finale era un tirassegno juventino con Van Rijswljck a volare tra i pali: respingeva botte di Serena, Platini ,e Mauro; vèniva graziato dallo stesso Mauro ma tradito da Ontano il quale al 42' deviava alle spalle del compagno un tiro cross basso di Cabrini. 
I bianconeri iniziavano la ripresa con Pioli al posto di Scirea, concedendo qualche offensiva agli avversari tanto per dar modo a Tacconi di cogliere la sua parte di applausi. Davanti a Van Rijswijk, comunque, Platini e Laudrup si prendevano qualche confidenza di troppo e soprattutto era l'eccessiva ricerca di andare in porta con «uno-due» stretti di aleatori risultati. Al 62' Platini a grande richiesta del pubblico provava la punizione: calciava basso e sfiorava il montante. Trapattoni mandava in campo Pacione al posto di Laudrup, e Serena visto che di cross non ne arrivavano più andava spesso a cercare palloni allargando. Platini come a Ferragosto a Villar Perosa contro la squadra ragazzi dirigeva con voce e gesti gli spostamenti dei compagni. Serena comunque arrivava al gol. Il quarto, al 79' con un secco colpo di testa su lancio di Mauro. A 3' dalla fine lanciato da Cabrini ancora Serena provava il destro e Van Rijswijk era battuto da un tiro basso ed angolato alla sua sinistra.  
Bruno Perucca









Jeunesse d'Esch

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Serena si diverte - La Juve si diverte in Lussemburgo. Apre la partita Laudrup con un tuffo di testa (1), raddoppia Cabrini con un raro gol di destro (2).  La Jeunesse «collabora» con un autogol e il primo tempo si chiude sul 3-0. Altre due reti nella ripresa, entrambe di Serena: il centravanti sfonda di testa (3) e poi va a segno di piede (4) negli ultimi minuti (foto Giglio)



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mercoledì 8 luglio 2026

14 Maggio 2003: Juventus - Real Madrid

Il nostro blog vi propone questo gustoso amarcord di questa data odierna. È il 14 maggio 2003 e Juventus Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno della semifinale della Champions League 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

È una Juventus lanciatissima quella che si appresta a rimontare in casa la doppia sfida contro la 'Casa Blanca'. Tra qualche settimana sarà incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Buona Visione!



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Stagione 2002-2003 - Champions League - Semifinali, ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 14 maggio 2003 ore 20:45 
JUVENTUS-REAL MADRID 3-1
MARCATORI
: Trezeguet 12, Del Piero 43, Nedved 73, Zidane 89

JUVENTUS: Buffon, Thuram L., Tudor, Montero P., Birindelli (Pessotto G. 60), Zambrotta, Tacchinardi, Davids (Conte A. 89), Nedved, Trezeguet (Camoranesi 77), (c) Del Piero
A disposizione: Chimenti, Fresi, Di Vaio, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

REAL MADRID: Casillas, Salgado, Helguera, Hierro, Roberto Carlos, Flavio Conceição (Ronaldo 52), Guti, Cambiasso (McManaman 76), Figo, Zidane, Raúl
A disposizione: César, Morientes, Portillo, Solari, Pavón
Allenatore: Vicente Del Bosque

ARBITRO: Meier (Svizzera)
RIGORI FALLITI: Figo 67 (Real Madrid)
AMMONIZIONI: Montero P. 58, Tacchinardi 64, Nedved 82 (Juventus); Flavio Conceição 23, Salgado 58, Hierro 75, Figo 86 (Real Madrid)




Thuram spazza tutto, Davids è indemoniato 
LE PAGELLE DELLA JUVENTUS 
Zambrotta scatenato: un operaio in paradiso 

BUFFON 9. Nel primo tempo c'è un gran sorvolo di pallone sopra la sua porta. Una sola palla-gol vera per il Real, ma Guti cincischia e il gatto vestito di rosa neutralizza. Nella ripresa il Real mostra la faccia cattiva, ma Gigi ha i nervi di acciaio. E lo dimostra neutralizzando il rigore di Figo. 
THURAM 7,5. Lippi resiste alla tentazione di spostarlo al centro per avere una diga a destra, ovvero dalla parte in cui si inserisce Zidane. Va all'assalto, ma con prudenza, garantisce comunque una pressione costante in raddoppio con Zambrotta. Nel finale si piazza a centro difesa e respinge tutto. 
TUDOR 7. Non è un fulmine di guerra, ha perso in parte l'abitudine a fare il difensore, ma l'emergenza lo richiama agh antichi compiti. Vigila nella zona di Guti, svetta di testa. 
MONTERO 7. Deve pilotare la difesa, gli manca l'appoggio di Ferrara. Non tentenna, fa argine, usa le buone maniere come sempre in questa sua difficile stagione. Atterra Ronaldo e provoca un rigore su cui c'è poco da discutere. Lo salva super Buffon. 
BIRINDELLI 7,5. In forse fino all'ultimo, va in campo e trova subito Figo. Che fa, trema? Neppure per sogno. Domina. Intanto parte stoppando in area Zidane, poi batte Figo allo sprint e suona la carica con un martellamento continuo sul fianco sinistro. Si esalta nel corpo a corpo, esce perché spremuto nella difesa del fortino 
(dal 15' st Pessotto 7)
ZAMBROTTA 8,5. Come a Madrid soffia il posto a Camoranesi e riveste i panni di centrocampista. Scatenato ai livelli del Bernabéu quando nel finale prese in pugno la situazione. Dalla destra il pericolo arriva di continuo per Casillas. Un'autentica gemma da collezione, il lancio che manda in gol Nedved. 
TACCHINARDI 8. In grande condizione, lo conferma una volta di più dominando la zona centrale, sovrastando chiunque cerchi il contatto fisico. Smista decine di palloni, fa da rampa di lancio per gli attaccanti. 
DAVIDS 8. Un finale di stagione in crescendo, si è fatta sentire la sua assenza al Bernabéu. Chiude il primo tempo con un numero di prestigio che scatena il delirio. Tranquillo, sicuro, recupera e riparte come un indemoniato 
(dal 44' st Conte sv). 
NEDVED 8,5. Soffre, ma non si arrende. Dominatore della scena in campionato, cerca l'acuto anche in Champions. E lo trova presto con D cross da cui scaturisce il gol del vantaggio. Sfugge alla marcatura facendo la ronda da una parte all'altra del campo. Corona la sua prestazione da eroe con una rete da antologia. Ammonito, salterà la finale che era l'obiettivo di tutta una carriera. 
TREZEGUET 7. Un gol da rapinatore, ma anche da attaccante sopraffino. L'assist di Del Piero è perfetto, la girata del francese è un colpo di stiletto letale. Sempre in agguato, sempre nel vivo del gioco, obbliga Helguera a sfiancanti recuperi 
(dal 32'.st Camoranesi 7: aiuta nel drammatico finale. 
DEL PIERO 8,5. Magica notte per il capitano. Nella parata dei grandi, lui finalmente esce allo scoperto e si allinea ai campioni che fanno storica questa sfida. Corona un primo tempo impeccabile con un gol da autentico fuoriclasse. Il 29esimo nella Champions: agguanta Inzaghi. Ripresa altrettanto spettacolare con un secondo gol sfiorato da pochi passi.


LE PAGELLE DEL REAL MADRID 
Roberto Carlos parte bene, poi si «dimette» 
Guti nervoso e Figo è l'ombra di sé stesso 

CASILLAS 6. Crivellato come un fagiano. Serata durissima perché la Juve parte subito a spron battuto e ne vede di tutti i colori. Becca due gol uno più bello dell'altro senza riuscire ad opporre resistenza. Si arrende anche a Nedved che gli arriva davanti come un proiettile. 
SALGADO 6. Cerca l'affondo in tandem con Figo, ma trova pane duro. Ouel Del Piero sempre molto defilato a sinistra è un pericolo costante, deve limitare le incursioni. 
HELGUERA 5,5. Aggrappato a Trezeguet, prova di tutto per limitare i danni. Durissimo fare argine contro questa Juve scatenata, esce spesso frastornato dai duelli che la partita gli impone. 
HIERRO 5. Il capitano manovra con calma, usa l'esperienza e tutti i ferri del mestiere per tenere a bada gli avversari. Ma è travolto pure lui. 
ROBERTO CARLOS 5. Partenza fulminea con un paio di sprint a razzo che esaltano la sua rapidità. Il pericolo sono le punizioni e infatti nel primo tempo ne calcia una che Buffon vede sfrecciare a un centimetro dal palo. Poi si dimette dalla partita. 
FLAVIO CONCEIÇÃO 5,5. Cerca Tacchinardi, ma è l'unico vero incontrista madrileno, così si sdoppia andando a rimorchiare Davids. Un lavoraccio, anche perché i compagni lo assistono poco, cerca più l'affondo che la copertura. E finisce per non combinare nulla di buono. Viene sacrificato dopo il doppio svantaggio 
(dal 7' st Ronaldo 6: un rischio metterlo in campo, ma serviva una scossa.) Si procura un rigore. 
GUTI 6. Nervoso, rischia l'espulsione per un regolamento di conti con Thuram. Anche lui dovrebbe tenere la posizione a copertura della difesa, ma in pratica si unisce quasi sempre al coro dei solisti e mette in difficoltà la squadra nella zona centrale. 
CAMBIASSO 5. Sorpresa dell'ultima ora. Dopo un lungo periodo fra le riserve, viene rispolverato per frenare l'emergenza. Non è in grande condizione, lo conferma galleggiando a, lungo nella zona centrale del campo senza spingere e senza fare la guardia 
(dal 31' st Mac Manaman sv). 
FIGO 5,5. A tutto pensava nella vita non di essere messo in difficoltà da Birindelli. Invece il bello del calcio è anche questo. Prova a partire da lontano, ma è lento e il difensore bianconero lo sovrasta sullo scatto. Ha la possibilità di rilanciare il Real, ma si fa ipnotizzare da Buffon che gli neutralizza il rigore. 
ZIDANE 6. Partita difficile per mille motivi. Non riesce a dribblare l'emozione del debutto contro gli ex compagni, per buona parte della sfida si limita all'essenziale. Non incide. A tratti sembra lo Zidane che quando era alla Juve vivacchiava ai margini del gioco. Mette la firma sulla partita con il rasoterra che crea un finale da brivido. 
RAUL 4,5. Operato di appendicite neppure un mese fa, ritorna titolare per il forfait iniziale di Ronaldo. È chiaramente il fantasma del campione che tutti conoscono, resta sempre in posizione defilata, non trova mai il guizzo che annichilisce l'avversario. 

MEIER7. Arbitro che piace all'Uefa. Arbitra con equità, tiene a bada una partita di estrema delicatezza e mette a tacere le malelingue che pensavano a una direzione pro Real per evitare una finale tutta made in Italy. Inevitabile la decisione di assegnare un rigore per lo sgambetto di Montero a Ronaldo. Fiscale il giallo che nega a Nedved la finale.

Fabio Vergnano




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venerdì 22 maggio 2026

22 Maggio 1996: Juventus - Ajax

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo questo gustoso amarcord di questa data odierna.

É il 22 Maggio 1996 Juventus ed Ajax Amsterdam si sfidano nella Finale (a gara unica ed in campo neutro) della UEFA Champions League 1995-96 allo Stadio 'Olimpico' di Roma

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League. Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sará secondo posto. 

Dall'altre parte c'é un Ajax che da Campione d'Europa in carica incute timore e si rispettare fino all'ultimo tiro in porta.

Buona Visione! 



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Stagione 1995-1996 - Champions League - Finale
Roma, campo neutro - Stadio Olimpico
mercoledì 22 maggio 1996 ore 20:30 
AJAX-JUVENTUS 1-1 - Dopo i calci di rigore (2-4)
MARCATORI: Ravanelli 12, Litmanen 41
SEQUENZA CALCI DI RIGORE: Davids (parato), Ferrara C. (gol), Litmanen (gol), Pessotto G. (gol), Scholten (gol), Padovano (gol), Silooy (parato), Jugovic (gol)

AJAX: Van der Sar, Silooy, Blind, De Boer F. (Scholten 69), Bogarde, De Boer R. (Wooter 91), Finidi, Davids, Kanu, Litmanen, Musampa (Kluivert 46)
A disposizione: Grim, Van den Bergh
Allenatore: Louis Van Gaal

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Pessotto G., Torricelli, Vierchowod, Paulo Sousa (Di Livio 57), Deschamps, Conte A. (Jugovic 44), (c) Vialli, Del Piero, Ravanelli (Padovano 77)
A disposizione: Rampulla, Porrini
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Diaz Vega (Spagna)
AMMONIZIONI: Jugovic 50, Deschamps 86, Torricelli 102, Di Livio 106 (Juventus); Finidi 22, Blind 83, Wooter 92 (Ajax)





I bianconeri contro l'Ajax conquistavano la finale di Roma ai rigori: Jugovic decisivo, con Vialli che avrebbe dovuto battere il quinto penalty. 


La Juventus, quasi tre decenni fa, alzava la sua ultima Champions League. Una gioia datata, quindi, 22 maggio 1996. Con Gianluca Vialli, capitano di quella squadra, a sollevare la coppa dalle grandi orecchie al cielo di Roma. 

Una gioia incredibile per la Signora, caratterizzata dalle idee di Marcello Lippi. Un innovatore, a tratti visionario, con un carattere schivo e riservato. Insomma, perfetto per il mondo bianconero. Lo stesso che ha avuto modo di amarlo alla follia.  

Una rosa qualitativamente eccelsa, impreziosita dalle linee guida stilate dal tecnico viareggino, sbarcato all'ombra della Mole nell'estate del 1994. Primo anno nel capoluogo piemontese, subito tricolore; che mancava da quelle parti dal 1986. Insomma, mai scelta fu più azzeccata, con Madama a toccare l'apice all'Olimpico, imponendosi sui Lancieri.

Può capitare che una finale di Champions possa finire ai rigori. Dunque, occorre pianificare tutto al minimo dettaglio: undici metri, ovviamente, compresi. E la storia narra che, proprio grazie ai penalty, la Juve sia riuscita a superare l'ostica formazione guidata da Louis Van Gaal.
Un aspro duello fino alla fine. Aperto da Fabrizio Ravanelli, pareggiato da Jari Litmanen. A proposito del finlandese, giocatore di livello assoluto, ecco le parole di Sergio Porrini, in panchina in quella partita:

"Era senza dubbio il più pericoloso, era in un momento in cui se toccava palla faceva goal. E infatti lo fece. Erano molto bravi anche gli esterni di quel 4-3-3, l’olandese Kiki Musampa e il nigeriano Finidi George, che potevano far male in attacco ma allo stesso tempo concedere molto dietro".

Gli aneddoti a distanza di anni si sprecano, vedi quello svelato da Vialli al 'Corriere della Sera':
"Io dovevo tirare il quinto o il sesto. Fu un sollievo infinito. All’Olimpico avevo sbagliato un rigore al Mondiale del '90 contro gli Stati Uniti, e mi ero rotto un piede tirandone un altro contro la Roma. Quella notte sapevo che era la mia ultima occasione per vincere la Champions. Pensi gli incubi, se no".

L'uomo di Cremona, appunto, non è arrivato a tirarlo. Compito affidato ai piedi di Ferrara, Pessotto, Padovano e Jugovic. Tutti a segno. Tutti chirurgicamente a segno, nonostante gli sforzi di Van der Sar.

Eroe tra gli eroi, ovviamente, Jugovic. Il pallone posizionato meticolosamente, lo sguardo rivolto all'estremo difensore olandese, tiro a incrociare e poi...delirio bianconero: 4-2.

"Sono felice e orgoglioso di essere nella storia della Juve e nel cuore dei tifosi. Non ero nemmeno il quinto rigorista, ma è capitato comunque a me: evidentemente qualcuno dall’alto mi ha regalato l’emozione che conserverò sempre".

Resta la fotografia di un giovane Alex Del Piero in formato campione d'Europa, con una curiosità raccontata da Marcello Lippi in chiave Mondale 2006: 

"Quando a Berlino dovevamo tirare i rigori, si fece avanti Del Piero per calciare il quarto: “l’ho fatto già alla finale di Champions contro l’Ajax e fui decisivo”, mi disse. E io: ma che dici, Alessandro, tu non l’hai nemmeno tirato a Roma”.

Romeo Agresti
tratto da: 22 maggio 1996, la Juve trionfa in Champions: la storia dei rigoristi





La Juve piega l'Ajax dal dischetto
mercoledì 22 maggio 1996
AFC Ajax - Juventus 1-1, la Juve vince 4-2 dcr

Vladimir Jugović trasforma il rigore decisivo per i Bianconeri dopo le parate di Angelo Peruzzi su Edgar Davids e Sonny Silooy.

"Abbiamo atteso a lungo questo momento. Quella del 1985 non l'abbiamo mai considerata una vera vittoria a causa dell'Heysel". 

Il dirigente della Juventus Roberto Bettega non ha dubbi sul significato della conquista della UEFA Champions League 1995/96. A Roma, contro l'AFC Ajax, i bianconeri possono finalmente festeggiare una “vera” vittoria, ma solo al termine di una gara combattuta.

La partita si mette subito bene per i bianconeri, complice un avvio di gara all'insegna dei tanti errori da parte della giovane formazione campione in carica. Al 12', Frank de Boer giudica male un colpo di testa, permettendo a Fabrizio Ravanelli di inserirsi tra lui e Edwin van der Sar e di insaccare da posizione molto defilata.

Il gol ha l'effetto di distendere i nervi dell'Ajax, sconfitto soltanto una volta nelle ultime 20 partite del torneo. I lancieri iniziano a premere, risultando insidiosi sui calci da fermo. Un grande intervento di Angelo Peruzzi nega il gol a Nwankwo Kanu sugli sviluppi di un corner. Al 40', i bianconeri non riescono ad allontanare il pallone dalla zona di pericolo e vengono puniti.

Danny Blind si apposta per battere di destro una punizione che invece calcia a sorpresa Frank de Boer di sinistro. Peruzzi può soltanto respingere verso l'area affollata, dove Litmanen è il più lesto a ribadire in rete. La Juventus riprende in mano le redini del gioco e potrebbe imporsi già nei tempi regolamentari, ma Gianluca Vialli calcia sull'esterno della rete da buona posizione.

La sfida si allunga ai supplementari, dove succede poco. Sfida a senso unico dal dischetto. Gli olandesi sbagliano con Edgar Davids e Sonny Silooy, mentre la squadra di Marcelo Lippi ne trasforma quattro su quattro. Il rigore decisivo è di Vladimir Jugović, campione d'Europa con l'FK Crvena zvezda nel 1991, che fissa il 4-2. In casa juventina possono finalmente iniziare i  festeggiamenti.

tratto dal sito UEFA.com 



 



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