Visualizzazione post con etichetta Ascoli-Juventus. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ascoli-Juventus. Mostra tutti i post

sabato 17 maggio 2025

4 Maggio 1980: Ascoli - Juventus

É il 4 Maggio 1980 ed Ascoli e Juventus giocano questa partita valevole per la quattordicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80.

La gara in questione si gioca allo Stadio 'Cino e Lillo Del Duca' di Ascoli Piceno.

I Bianconeri finiranno secondi dietro l'Inter Campione d'Italia non prima peró di perdere in casa (per la prima volta) con i marchigiani nella gara di andata disputata a Torino

L' Ascoli del presidente Costantino Rozzi ed allenata da Giovann Battista Fabbri dal loro punto di vista conquisteranno uno storico ed insperato quarto posto. Mai più i bianconeri delle Marche ripeteranno questo risultato!


Buona Visione!




ascoli



Stagione 1979-1980 - Campionato di Serie A - 14 ritorno
Ascoli - Stadio Cino e Lillo Del Duca
domenica 4 maggio 1980 ore 17:00 
ASCOLI-JUVENTUS 2-3
MARCATORI: Bellotto 48, Bettega R. 51, Cuccureddu autorete 72, Scirea 83, Scirea 85

ASCOLI: Pulici, Anzivino, Boldini, Perico, Gasparini, Castoldi, Torrisi, Moro, Anastasi, Trevisanello, Bellotto
A disposizione: Muraro, Iorio, Pircher
Allenatore: Giovann Battista Fabbri

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino, Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega R., Tavola (Marocchino 65), Fanna
A disposizione: Bodini, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Benedetti
AMMONIZIONI: Fanna 56 (Juventus); Gasparini 73 (Ascoli)





Prova d'orgoglio dei bianconeri che nelle battute finali dell'incontro capovolgono il risultato 
La Juventus ad Ascoli conquista la «zona Uefa» 
Gli juventini si sono vendicati, con lo stesso punteggio, della sconfìtta subita nel girone di andata 
Fatale errore di generosità degli ascolani quando erano in vantaggio per 2-1 dopo che un'autorete di Cuccureddu aveva annullato il botta e risposta Bellotto-Bettega
Nel finale Scirea firma la riscossa 
DAL NOSTRO INVIATO 

ASCOLI — La Juventus si vendica dell'Ascoli nella sua giornata più difficile della stagione. Reduce dalle due ore tirate mercoledì scorso contro il Torino in Coppa Italia, e infastidita dalla notizia del deferimento, ha saputo reagire con grande orgoglio anche alle vicende della gara che si defilavano talvolta sinistre ed avverse. Battuta all'andata dai marchigiani per 3 a 2 al Comunale, ha restituito la scortesia con analogo risultato, mettendo un pizzico di suspense e di rabbia nella confezione dei tre gol realizzati con successione rocambolesca. Soprattutto olimpismo e serenità, che è prova di forza e di sicurezza in frangenti del genere, hanno consentito agli uomini di Trapattoni di ottenere il risultato che dà loro via libera in coppa Uefa il prossimo anno. Il successo è venuto nel finale, quando sembrava irraggiungibile perfino un pareggio. L'Ascoli, splendida squadra in eccellenti condizioni di forma fisica e mentale, ha tenuto in scacco per lunghi tratti l'avversarlo, ma forse sul 2 a 1 ha commesso un fatale errore di generosità. Se avesse dimostrato maggiore circospezione nell'architettare gli schemi, nel dosare le forze, oggi probabilmente sorriderebbe al successo. 

Ed invece è stato punito, fors'anche in modo eccessivo. La Juventus, dal suo canto, ad onta delle difficoltà di cui abbiamo accennato in precedenza, ha disputato una partita positiva, mai rinunciataria, dosando le energie per non pagare a dismisura il «supplemento» di mercoledì scorso. Ed è stata premiata. Ma quanta sofferenza! 

Già al suo ingresso in campo dalla curva sud, quella più sanguigna, si levavano impietose grida «venduti, venduti», grida cui ogni tanto si intercalava l'urlo «serie B, serie B». Superato subito questo piccolo trauma, la squadra bianconera (ieri in maglia azzurra) ha via via trovato serenità, ma è stata costretta a subire il sopravvento dell'Ascoli, squadra votata al calcio totale, con Anzivino e Boldini fluidificanti in appoggio del centrocampo, con Perico braccio di quella niente squisita che è Moro (il migliore dell'Ascoli). 

Il primo tempo si spaccava come in due tronconi: 25 minuti condotti dai marchigiani, il resto pressione juventina. Questo improvviso cambiamento di tendenza trova forse una spiegazione: nel suo momento più bello. l'Ascoli subiva un significativo choc. Causio, da lunga distanza, colpiva l'incrocio dei pali e imponeva maggior prudenza all'antagonista. Da quel momento fino alla fine del primo tempo, la Juventus regolava con assoluta serenità le operazioni, impedendo all'Ascoli di nuocere come aveva fatto in precedenza. Ma i fuochi d'artificio dovevano ancora iniziarsi. 

E la ripresa diventava una giostra di gol, un tiro a segno che faceva vacillare il sistema nervoso del pubblico, obbligandolo a ripetuti colpi di scena. Si passava cosi dall'1 a 0 per l'Ascoli all'1 a 1. Poi ancora sotto di un gol la Juventus; e questa volta il suo destino pareva definitivamente segnato da una malaugurata autorete. Frattanto era uscito Tavola, infortunato ad una caviglia. La cerniera juventina rischiava di cedere sotto l'arrembare ascolano, talvolta ordinato e geometrico ma tal'altra arruffato come un gomitolo di lana di cui non si trova il capo. 

E appunto in questi frangenti la Juventus è stata all'altezza del difficilissimo compito. A cominciare da Scirea, l'uomo che risolverà la partita con due successi personali, per finire a Furino, Cabrini, Gentile, e a Tardelli si assisteva ad un collettivo sostegno a Bettega, Marocchino e Fanna i quali si vedevano alleviare i compiti offensivi e potevano godere di una maggiore libertà. 

L'Ascoli credeva di aver risolto la vertenza e. probabilmente, si deconcentrava quel tanto che gli era fatale. Due volte ancora si proiettava in avanti Scirea e per due volte (la prima di piede, la seconda di testa) colpiva l'Ascoli fino a stordirlo. Il finale riabilita la partita dei juventini i quali, ad eccezione di quei secondi venti minuti del primo tempo, non avevano mai dato la sensazione di potersi eleggere a protagonisti. 

La squadra ha comunque reagito sempre bene ad un insieme di situazioni disagevoli, a cominciare dalla fatica accumulatasi nel supplemento di mercoledì nel derby di Coppa Italia. C'erano ancora tossine nelle gambe dei juventini: la volontà e l'orgoglio hanno cancellato tutto. Scirea e Bettega (il quale consolida la sua' posizione di capocannoniere nel campionato) sono stati gli esecutori materiali della vittoria. Il collettivo, da Causio a Tardelli, da Cuccureddu a Gentile e a Cabrini, da Tavola a Fanna, da Zoff a Marocchino, ha creato le basi di questo soffertissimo 3 a 2. 

E a questo punto non ci resta che complimentarci con l'Ascoli. Bravo davvero. Ma a Giovan Battista Fabbri certi discorsi non possono bastare. 


Uno Scirea protagonista 

ZOFF — Incolpevole sul due gol; dimostra grande coraggio e tempismo allungandosi su un pericoloso traversone di Torrisi- destinato ad una testa ascolana.  

CUCCUREDDU — Dopo pochi minuti passa a marcare Anastasi, il quale, tranne un paio di guizzi, non fa granché. Prova più che positiva, elegante e misurata del bianconero. Sull'autorete ha avuto la sventura di imbattersi nella traiettoria del pallone.  

CABRINI — Prova discreta; si avvia alla forma ottimale. Deve opporsi a Torrisi e persino al fluidificante Anzivino. Dura la vita! Ma se la cava bene, anche come marcatore.  

FURINO — Sempre generoso, anche se un po' in difficoltà soprattutto nei primi venticinque minuti quando. Moro gode libertà assoluta. Poi c'è più collaborazione nelle file bianconere e il Beppe sale su di tono.  

GENTILE — Un secondo tempo stupendo, anche se concede troppa libertà a Bellotto nell'occasione del primo gol ascolano. Gentile è bravo di testa, duro nei tackles. Spinge in avanti moltissimi palloni.  

SCIREA — E' l'uomo meno in vista della squadra nel primo tempo, anche se tenta sortite continue verso la porta di Pulici. E invece finisce per diventare protagonista con i due gol. Due gol che valgono una Coppa Uefa.  

CAUSIO — Partita concreta; copre grandi spazi, suggerisce buoni palloni, cerca più volte con Bettega e Tardelli l'l-2. Splendida la sua traversa.  

TARDELLI — Meno appariscente di mercoledì sera, ma in via di recupero. Il suo passo e la sua duttile presenza in ogni settore del campo si avvertono sempre.  

BETTEGA — Segna il suo quindicesimo gol della stagione che consolida la posizione nella classifica dei cannonieri. Tanto lavoro oscuro il suo, tante «sponde» (di testa e di piede) per i compagni.  

TAVOLA — Solito motore che ha bisogno di tempo per carburare. Presente nella zona sinistra del campo, altre volte esce fuori con la palla al piede da complicate situazioni.  

FANNA — Un po' calato rispetto al recente passato. Anzivino non lo molla un attimo e il raddoppio delle marcature fa il resto. 
 
MAROCCHINO — Entra al 65' al posto di Tavola; tocca diversi palloni controllandoli in un utile gioco di «congelamento»

 

Angelo Caroli
tratto da:La Stampa 5 maggio 1980




ascoli

juventus

ascoli

juventus

ascoli

ascoli

ascoli

ascoli

ascoli

ascoli





mercoledì 29 gennaio 2025

29 gennaio 2006: Ascoli - Juventus

É il 29 Gennaio 2006 e Ascoli Juventus si sfidano nella Terza Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'Cino e Lillo del Duca' di Ascoli Piceno.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha solo nell' Inter il suo massimo antagonista per la vittoria finale. Putroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora piú grande verrá spazzata via dalla piú grande farsa del calcio moderno.

Dall'altra parte questo Ascoli disputerá una gran bella stagione, terminando il campionato in un bel decimo posto.

Buona Visione!


ascoli




Stagione 2005-2006 - Campionato di Serie A - 3 ritorno
Ascoli - Stadio Cino e Lillo Del Duca
Domenica 29 gennaio 2006 ore 15:00
ASCOLI-JUVENTUS 1-3
MARCATORI
: Trezeguet 8, Trezeguet 13, Trezeguet 18, Ferrante 33

ASCOLI: Coppola, Comotto, Domizzi, Paci, Tosto, Foggia, Guana, Parola, Fini (Giampà 73), Ferrante (Cariello 82), Bjelanovic (Quagliarella 65)
Allenatore: Giampaolo e Silva

JUVENTUS: Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi (Mutu 77), Emerson, Vieira, Nedved, Trezeguet (Ibrahimovic 69), Del Piero (Zalayeta 82)
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Racalbuto



Del Piero commenta la vittoria di ieri sul sito Internet: "Tre reti in venti minuti e tante palle gol: una partenza fulminea e travolgente, e ora sotto con la Roma in coppa e l'Udinese in campionato"

TORINO, 30 gennaio 2006 - E' stato David Trezeguet con la sua tripletta il grande protagonista della sfida contro l'Ascoli. Ma c'è stata gloria anche per Alessandro Del Piero, autore di un'assist per il francese e di una grandissima partita. Sempre più importante per la Juventus, sempre meno adatto al ruolo di "panchinaro" cui ha dovuto suo malgrado abituarsi con Capello in panchina. Pinturicchio in questi mesi ha lavorato in silenzio, mai una polemica, mai una parola di troppo, nonostante le tante punzecchiature dei giornalisti. Poi a ricompensarlo è arrivato il record di gol in bianconero (ora Ale è a quota 188), ed infine l'ottimo momento di condizione fisica che ha convinto Capello a preferirlo al pupillo Zlatan Ibrahimovic, in flessione di rendimento.

Ancora una volta ha avuto ragione il tecnico friulano, anche contro l'Ascoli Del Piero è stato decisivo, come già in coppa Italia giovedì, quando aveva realizzato una doppietta. "Tre reti in venti minuti e tante palle-gol: una partenza fulminea e travolgente - ha commentato il capitano juventino sulle pagine del suo sito Internet - che ha determinato la partita incanalandola nella direzione che volevamo, nonostante la reazione dei padroni di casa e il gol del 1-3. Siamo riusciti ad amministrare agevolmente la partita ed a controllare l'Ascoli senza soffrire troppo, rimanendo compatti e reattivi. E' stata una prova di carattere, di grande concentrazione e di capacità di fare squadra. Tutto questo oltre ai tre punti, un ricco bottino che ci portiamo a casa da questa trasferta". Poi l'ultima battuta sulla coppa Italia: "Si riparte domani, alla volta di Roma per il ritorno dei quarti di coppa Italia, mentre domenica pomeriggio ospiteremo l'Udinese per la 23ª giornata di campionato". All'Olimpico per conquistare la semifinale di coppa ci vorrà il miglior Del Piero: la Roma può amministrare il prezioso 3-2 esterno. A meno che Capello non confermi il suo status da novello titolare e lo risparmi per il campionato e l'Udinese. Per Pinturicchio sarebbe l'ennesima vittoria.

Alberto Mauro
tratto da: "Ad Ascoli prova di carattere"


 


trezeguet

zlatan

maglia

ascoli

ascoli

ascoli

ascoli

juve

juve

juve

juve

ascoli






lunedì 27 novembre 2023

28 Novembre 1982: Ascoli - Juventus

È il 28 novembre 1982 ed AscoliJuventus si sfidano nell'undicesima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Cino e Lillo Del Duca' di Ascoli Piceno.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra più forte del mondo' avendo in rosa molti elementi della nazionale italiana campione del mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek

A fine campionato la Juventus finirà in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm mentre i marchigiani finiranno ad un soffio dalla zona rossa della classifica, giusto in tempo per evitare la retrocessione in Serie B.

Buona Visione! 


juventus


 

Campionato di Serie A 1982-1983 - 11 andata
Ascoli - Stadio 'Cino e Lillo Del Duca'
Domenica 28 novembre 1982
ASCOLI-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Novellino 25, Novellino 45

ASCOLI: Brini, Anzivino, Boldini, Menichini, Gasparini, Nicolini, Novellino, De Vecchi, Pircher (Muraro 89), Greco (Carotti 76), Monelli
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Prandelli, Furino, Brio, Scirea (Bonini 46), Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Benedetti





La sconfitta di Ascoli non si chiama solo Boniek 
Se alla Juventus manca la voglia di combattere non è più uno squadrone  
E se fossero tanfo furbi ed avessero perso apposta? Dicono che la Juve vince lo scudetto ogni volta che, nell'anno, ha perso ad Ascoli. Che devo pensare? Al corrente delle statistiche, bene informati sui sortilegi, Zoff e compagni l'avranno fatto apposta a perdere? Hanno pure l'alibi: la trasferta nelle Marche è stata sino al loro ingresso in campo, ad Ascoli, un festeggiamento unico. Mah, direi che siamo alle solite. La provincia non garba ai sacri lombi dei campioni due volte campioni della Juve. Non garba perché non porta onore come gli scontri di Coppa o i confronti con le altre grandi squadre dei campionato. E anche perché da quelle parti (Avellino o Ascoli non importa, pure a Campobasso sarebbe lo stesso) si respira un'aria disdicevole per le delicate narici di certi purosangui bipedi. Da quelle parti, infatti, si usa correre e sudare, giocando più di volontà che di tecnica. Scherziamo? 
Platini e Boniek sono venuti in Italia per esibirsi su simili campi? Loro arricciano il naso e noi, popolo bianconero in preghiera, perdiamo. lo, di Ascoli-Juventus, ho ascoltato la radiocronaca. Per lunghissimi attimi, eterni per le mie coronarie, ho avuto l'impressione che in campo ci fossero solo i marchigiani e Furino. Una tantum si aveva notizia di un intervento di Bonini. Più tardi, con gli occhi sul televisore, mi sono arreso all'evidenza: c'erano davvero gli ascolani, Furino e furtive presenze. Vestivano alla marinara, in celeste, tranne uno in grigio, che le gazzette di stamane dicono sì trattasse di Zoff. Non è possibile. Secondo me era un portiere d'albergo raccattato in una hall di Grand Hotel, appunto. 
Zoff era rimasto nella sua stanza per un attacco di gotta. Data l'età... Non so se credere alla cabala o all'insipienza delle rivali della Juve. Perdiamo a Genova, perdiamo a Verona, perdiamo anche ad Ascoli, e, con tutto ciò, siamo ancora a due punti dalla Rometta. Ci condannano a giocare per lo scudetto, anche quando, come quest'anno... Ma devo proprio dire quello che penso?  
Alla Juventus è mancato il pugno del k.o. ed ha trovato invece «Monzon» Novellino, autore dell'uno-due decisivo. E' anche mancata, ai bianconeri di Trapattoni, la marcia in più di Boniek. Nessuno vuole addossare al fuoriclasse polacco la responsabilità della terza sconfitta esterna, poiché le colpe vanno divise fra tutti, ma si è sentita a centrocampo l'assenza dei suoi scatti, delle irresistibili proiezioni che aveva sfoderato nel derby e in particolare contro lo Standard Liegi. 
Boniek non era in giornata di vena e non perché avesse perso a Fabriano la sua collanina porta-fortuna. Semplicemente non gli riuscivano giocate che, di solito, lui sa fare benissimo. Merito anche di Nicolini, il suo diretto avversario. 
« Giudicatemi voi, io non lo posso fare, tuttavia la Juventus non è malata, anche se ha perso per la tersa volta lontano da Torino in campionato. In Italia basta una sconfitta per fare drammi, mentre c'è ancora tutto il tempo per recuperare», 
diceva «Zibì» negli spogliatoi. Lui, ovviamente, non c'entra con i due gol incassati. Sul primo c'è stata una leggera deviazione di Brio che ha un po' spiazzato Zoff, coricatosi a terra convinto di deviare il pallone che gli ha sfiorato le dita protese. Sul secondo, Zoff si è lasciato sorprendere dal tiro angolato e ad effetto scoccato da Novellino dalla lunetta. Il portiere forse non si aspettava che l'avversario calciasse da simile distanza. 
«Poche storie, è stato un gran gol», 
tagliava corto Zoff. E definiva autorete di Brio quella che aveva portato in vantaggio i marchigiani. Poi esclamava: 
«Se non ci diamo da fare, realizzando punti anche in trasferta, non vinceremo niente».
A Marassi con la Sampdoria e a Verona, la Juventus aveva perso anche perché qualche elemento stava cercando la forma migliore e la squadra, tatticamente, era troppo sbilanciata in avanti e non raccoglieva in proporzione alla semina. Ieri si è lasciata irretire dall'agonismo degli avversari. Anche i campioni d'Italia non fanno complimenti, ma l'elenco degli ammoniti comprende solo Tardelli fra gli ospiti e ben tre (Greco, Novellino e Boldini) fra i padroni di casa. Questo testimonia la grinta con la quale si sono battuti gli uomini di Mazzone per sopperire al divario di classe. Per una ventina di minuti la Juventus ha imbastito qualche trama piacevole. Rossi sembrava vivo ed ha sfiorato anche il gol. Platini ha cercato l'intesa con Bettega, che appariva impegnato e concentrato. Ma poi, dopo il primo gol di Novellino, la Juventus non ha reagito nella maniera migliore. Ha sciupato un'occasione con Bettega e il 2-0 le ha dato la mazzata definitiva. Sarebbe arrivato addirittura il terzo gol se, nella ripresa, Monelli non avesse girato sul palo con Zoff fuori causa. Cosi come la stessa Juventus avrebbe potuto rimettere tutto in discussione, un minuto dopo, se una punizione di Platini non si fosse stampata sul montante e Bettega non l'avesse ribattuta fuori bersaglio. 
I «se» ed i «ma» non servono. In certi stadi «caldi» ci vuole una Juventus da combattimento, come ad esempio a Firenze dove, tra l'altro, aveva centrato la sua unica vittoria esterna della stagione. Questo è lo spirito giusto anche in provincia, non solo contro squadre illustri o dirette concorrenti per lo scudetto. Trapattoni, alla vigilia, pensava che il problema fosse risolto, mentre ieri è tornato sul tappeto. Certo, ha ragione Boniek a dire che i due punti dalla Roma e quello da Verona e Inter non sono affatto incolmabili, ma se la Juventus continuerà ad avere alti e bassi, diventerà sempre più difficile rimontare e difendere lo scudetto, considerando che la Roma ha un passo più costante, che l'Inter è capace di vincere ad Avellino ed il Verona tiene a lungo in scacco la Fiorentina in trasferta, uscendone con un prezioso pareggio. 

Bruno Bernardi





IL CASO/LA JUVENTUS
Costruita per le luci della ribalta europea, la squadra di Trapattoni soffre in campionato: i suoi due illustri stranieri patiscono il gioco italiano e scompaiono sui campi dove non possono fare passerella
Mal di provincia

ASCOLI. Ci sono due Juventus, ci sono molte facce, ci sono troppi alleluia, il tartufo è profumato, gli operai non vanno in Paradiso, Zibi Boniek si è arricchito e snobba l'aspra provincia. Per essere chiari fino in fondo, preciso: i due stranieri, il polacco Boniek e il francese Platini, giocano felicemente le partite di Coppa Campioni con la Juve, il loro apporto in occasione del doppio match con lo Standard è stato strategico, ma giocano male e peggio in campionato. Nella dura provincia (con Ascoli fanno tre sconfitte in trasferta in undici partite di campionato) il loro apporto si fa assai sporadico, quasi nullo, come è successo al «Del Duca» per quel che si riferisce a Boniek.

IL POLACCO. Boniek va interpretato in chiave onirica, cioè di sogno. Ad Ascoli è andato in campo sfoggiando un paio di cavigliere nuove. Evidentemente preoccupato per queste due appendici alle sue scarpe pure nuove ha corricchiato in punta di bulloni, permanendo nelle zone periferiche del gioco, ogni tanto accennando di evoluire in rovesciata su qualche parabola o allungando qualche felice colpetto volante in profondità. Lo marcava Nicolini, cavallone baffuto, uno che non teme nessuno quanto a coscia. Un operaio del pallone, come in origine era Boniek, come può essere considerato il poliedrico compare, che però ormai ha la superautomobile, si è arricchito e imborghesino, la provincia non gli piace, non lo diverte. Ad Ascoli non si è divertito e la Juve ha giocato in dieci. Almeno monsieur Platini è un drago del lancio fine a se stesso. Lo fa per sé che vale per tre. Nel clima internazionale gli riesce a menadito. Allora festeggia gol melodiosi. In realtà tre sono fino ad oggi le sconfitte esterne della Juve supercarrozzata in campionato.

PLATINI. Che il francese valga per tre ce ne accorgiamo soprattutto dalla lettura dei giornali. C'è sempre. Il suo inguine ha popolato i quotidiani sportivi e non di fulgide articolesse. Poi anche monsiuer è andato a Fabriano a festeggiare con i suoi compari. La passerella è cominciata e non è finita, bacioni di qua e là, complimenti a tonnellate. Com'erano tutti contenti nelle Marche di toccare con mano i campioni del mondo! Com'era lontano ancora Novellino. Poi è arrivata la partita sotto il livido cielo e Walter Novellino, ex Perugia, ex Milan, ex tantissime cose, costato all'Ascoli soltanto 700 milioni, ha cominciato la sua vendetta. Si è fatto cattivo Walter Novellino. Ora che non è più... Novellino. Che ha i suoi quasi 29 anni, i suoi tanti ricordi, due figlie che crescono.

NOVELLINO. La figura si è ispessita, il suo gioco si è ulteriormente scaltrito. Non sta più a fare dribbling di troppo, va al sodo. Novellino per andare al sodo ha subito acciaccato Gaetano Scirea, il libero più bravo del mondo, e Scirea nella ripresa non si è presentato. Poi è andato a farfalle su Tardelli e non contento si è ripetuto su Furino. Nel frattempo, aveva beccato in ritardo il grande, divino, secondo per immortalità solo a Garibaldi, Dino Zoff, alla 551 partita in Serie A, inamovibile e immarcescibile, con un tiraccio di sinistro, spurio, tutto istinto della sofferenza, tutto libidine di vendetta. Nel tempo in cui Zoff si è gettato, pesante di lombi come una matrona romana, è cresciuta sul prato una margheritina. La vendetta di Novellino, dunque. Ma siamo seri. Il primo gol di Novellino è arrivato al 25' e c'era tutto il tempo per riparare. Ma come ripara la Juve se è una squadra troppo ricca di fronzoli, troppo ricca di tutto meno che di semplicità e umiltà almeno in quelli che la dovrebbero rendere irresistibile? Nel tempo in cui si sposta Platini, tutto l'Ascoli si piazza. Quanto a Boniek, preoccupato dei suoi legacci bianchi, non poteva pensare alla Juve.

COPPA. La Juve viene dopo. Oltretutto, avendo giocato benissimo a Torino contro lo Standard, la Juve promette di giocare altrettanto bene nella prossima partita della Coppa dei Campioni. Lui ha già dichiarato che è venuto alla Juventus per farle vincere la Coppa dei Campioni! Strana, stranissima Juve nata con questi due. Boniperti non ha sbagliato nulla, ha preso i più forti. Ma i due foresti non quagliano nella «sua» Juve. Boniek quaglierebbe se ne avesse voglia. Non ci sarebbero problemi se giocasse come gioca al Comunale. Ma la provincia lo disarma, si è arricchito e snobba la fatica, vuole il pallone sul piede, lo aspetta disimpegnato, vuol fare vedere quanto è bravo pure lui a fare numeri. Nicolini gli rubava tutte le traiettorie, non gli faceva vedere palla.

DUE SQUADRE. Il discorso tecnico va fatto senza ipocrisia: questi due fuoriclasse sono troppo atipici per calarsi in un collettivo come questo della Juve, contrassegnato da precise geometrie, da antiche abitudini, da uno spirito unitario in cui la rinuncia al fronzolo era sostanziale per andare avanti. E così oggi la Juve ha due squadre in una: sulla prima, dei calciatori indigeni, sorvegliano Bettega e Furino; della seconda fanno parte in solitudine questi due stranieri impegnati a mostrare il miracolo della loro tecnica sopraffina e superflua. Sì, tra le ragioni della batosta di Ascoli ci possono stare anche i troppi festeggiamenti di Fabriano, con l'onorevole Merloni troneggiante. Ma il mal di provincia non è contingente. Tre sconfitte in trasferta, tre legnate non possono essere spiegate con la classica buccia di banana. Non sono scivoloni. Non sono circostanze. Documentano un malessere. Trapattoni non ce l'ha fatta a calare i due stranieri nel respiro della squadra. Ma non ha colpe il Trap. Dovreste vederlo il Platini come sculetta con i suoi numeri e numerini: interpreta il calcio come virtuosismo danzante. Da noi i calciatori puntano al sodo, vogliono il risultato che alimenta la cassaforte. Ormai la cassaforte di monsieur è piena.

PASSERELLA. Ahimè che gliene frega a questi due eccezionali stranieri di una Juve autarchia piena di grandi valori, documento della classe e dell'umiltà di un nucleo di uomini! Sono adusi alla passerella, amano il clima delle partite internazionali in not-turna. Uno è supernazionale di Francia, l'altro supernazionale di Polonia. Giocano troppo bene per il nostro calcio arido, prosaico, contropiedistico. Se poi, nella Juve, dovesse essere declinante Zoff, sarebbero guai seri. Ma l'uomo è tale che pensiamo essersi trattato di una domenica amara. I troppi festeggiamenti dispiacevano anche a Garibaldi, che era notoriamente un musone. E Zoff lo è, come Garibaldi. Solo Boniperti può curare il mal di provincia. Questo è il problema del momento in Galleria San Federico. Bisogna trovare l'antidoto. Ci pensi, Boniperti.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr.48





ascoli

ascoli


ascoli

ascoli

walter

ascoli

ascoli

ascoli
ascoli

juve

ascoli

juve

maglie









giovedì 23 novembre 2023

24 Novembre 1991: Ascoli - Juventus

É il 24 Novembre 1991 e Ascoli e Juventus si sfidano nell' undicesima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'Cino e Lillo Del Duca' di Ascoli Piceno.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale : un secondo posto finale piú che positivo. Dall'altra parte c'é un Ascoli che deve salutare la Serie A dopo un amara retrocessione.

Buona Visione! 


ascoli


 

Campionato di Serie A 1991-1992 - 11 andata
Ascoli - Stadio Cino e Lillo Del Duca
Domenica 24 novembre 1991 ore 14.30
ASCOLI-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Kohler 1, Casiraghi 61

ASCOLI: Lorieri, Aloisi, Marcato, Di Rocco, Benetti, Piscedda (D'Ainzara 69), Pierleoni, Troglio, Giordano (Maniero 74), Bernardini, Zaini
Allenatore: Giancarlo De Sisti

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., Luppi, Galia, Kohler, Julio Cesar, Alessio, Reuter, Schillaci, Baggio R. (Conte A. 80), Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Lo Bello R.
ESPULSIONI: Galia 63 (Juventus)


pagelle

La Stampa 25 Novembre 1991


ascoli

juventus

curva

ascoli

juventus

ascoli








martedì 17 ottobre 2023

19 Ottobre 1986: Ascoli - Juventus

É il 19 Ottobre 1986 ed  Ascoli Juventus  si sfidano nella Sesta giornata del Girone di Andata del Campionato di Calcio di Serie A 1986-87 allo Stadio ' Cino e Lillo Del Duca 'di Ascoli Piceno.

La Juventus é Campione d'Italia in carica mentre l'Ascoli annaspa nelle posizioni di retrovia. A fine campionato i bianconeri piemontesi saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato) mentre i marchigiani finiranno salvi a solo due punti dalla zona retrocessione.

Buona Visione! 


ascoli


 

Stagione 1986-1987 - Campionato di Serie A - 6 andata
Ascoli - Stadio Cino e Lillo Del Duca
Domenica 19 ottobre 1986 ore 14.30
ASCOLI-JUVENTUS 0-5
MARCATORI: Briaschi 24, Briaschi 62, Buso 70, Bonetti I. 72, Platini 80

ASCOLI: Pazzagli, Destro (Vincenzi 32), Benedetti, Iachini (Carillo 6), Trifunovic, Dell'Oglio, Bonomi, Marchetti, Barbuti, Brady, Greco
Allenatore: Aldo Sensibile

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Caricola, Bonini, Brio, Scirea (Bonetti I. 46), Mauro, Soldà, Briaschi, Platini, Vignola (Buso 59)
Allenatore: Rino Marchesi

ARBITRO: Casarin



Per Bonetti e Buso gioia tutta speciale 
DAL NOSTRO INVIATO ASCOLI PICENO — 

Ivano Bonetti e Renato Buso sono il ritratto della felicità: ad Ascoli, infatti, entrambi hanno festeggiato il loro primo gol in serie A. Dice Bonetti: 

"Da tempo sognavo una giornata simile, stento ancora a credere a quel che è avvenuto"

Prende fiato, poi aggiunge: 

"Speravo di giocare, mi sarebbe già bastato essere mandato In campo." 

Qualche settimana fa, proprio Bonetti e Caricola avevano protestato con i dirigenti dicendosi stanchi di andare in panchina e chiedendo di essere trasferiti a una squadra che li avesse utilizzati ogni domenica. I tempi della contestazione, ormai, sembrano lontanissimi. 

"Marchesi — ribatte con slancio Bonetti — è un allenatore molto bravo perché sa dare il giusto spazio ai giovani." 

A questo punto, un cenno d'ammirazione per Platini, vero ispiratore del gol segnato da Bonetti. 

«Michel mi ha fatto un lancio stupendo, sarebbe stato un peccato sprecarlo». 

Ed ecco Buso: 

«Provo una gran gioia, che stento perfino ad esprimere». 

Dopo aver spiegato che dedica la sua prodezza ai genitori Alberto e Pierina. 

"Hanno fatto tanti sacrifici, si meritano queste soddisfazioni»

Il ragazzo ricorda come ha segnato: 

«Dopo aver raccolto un rinvio di Tacconi, ho proseguito di rettamente verso l'area, approfittando del fatto che si erano aperti degli spazi nella difesa ascolana. Dal limite ho sferrato il tiro e mi è andata bene». 

Due partite nella massima divisione, un gol: bella media, non c'è che dire. Che cosa si prova a giocare davanti a un grande pubblico? Risponde Buso: 

«Pensare di essere osservati da quarantamila persone dà una sensazione impagabile. Ma è una sensazione che può diventare tremenda quando le cose vanno male." Ribatte pronto: 

«Lo credo, ma per me fortunatamente, fino ad ora non è stato cosi»

P.C. Alfonsetti
tratto da: La Stampa 20 Ottobre 1986





ascoli

juventus

ascoli

ascoli

juventus

juventus

ascoli