lunedì 27 novembre 2023

28 Novembre 1982: Ascoli - Juventus

È il 28 novembre 1982 ed AscoliJuventus si sfidano nell'undicesima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Cino e Lillo Del Duca' di Ascoli Piceno.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra più forte del mondo' avendo in rosa molti elementi della nazionale italiana campione del mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek

A fine campionato la Juventus finirà in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm mentre i marchigiani finiranno ad un soffio dalla zona rossa della classifica, giusto in tempo per evitare la retrocessione in Serie B.

Buona Visione! 


juventus


 

Campionato di Serie A 1982-1983 - 11 andata
Ascoli - Stadio 'Cino e Lillo Del Duca'
Domenica 28 novembre 1982
ASCOLI-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Novellino 25, Novellino 45

ASCOLI: Brini, Anzivino, Boldini, Menichini, Gasparini, Nicolini, Novellino, De Vecchi, Pircher (Muraro 89), Greco (Carotti 76), Monelli
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Prandelli, Furino, Brio, Scirea (Bonini 46), Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Benedetti





La sconfitta di Ascoli non si chiama solo Boniek 
Se alla Juventus manca la voglia di combattere non è più uno squadrone  
E se fossero tanfo furbi ed avessero perso apposta? Dicono che la Juve vince lo scudetto ogni volta che, nell'anno, ha perso ad Ascoli. Che devo pensare? Al corrente delle statistiche, bene informati sui sortilegi, Zoff e compagni l'avranno fatto apposta a perdere? Hanno pure l'alibi: la trasferta nelle Marche è stata sino al loro ingresso in campo, ad Ascoli, un festeggiamento unico. Mah, direi che siamo alle solite. La provincia non garba ai sacri lombi dei campioni due volte campioni della Juve. Non garba perché non porta onore come gli scontri di Coppa o i confronti con le altre grandi squadre dei campionato. E anche perché da quelle parti (Avellino o Ascoli non importa, pure a Campobasso sarebbe lo stesso) si respira un'aria disdicevole per le delicate narici di certi purosangui bipedi. Da quelle parti, infatti, si usa correre e sudare, giocando più di volontà che di tecnica. Scherziamo? 
Platini e Boniek sono venuti in Italia per esibirsi su simili campi? Loro arricciano il naso e noi, popolo bianconero in preghiera, perdiamo. lo, di Ascoli-Juventus, ho ascoltato la radiocronaca. Per lunghissimi attimi, eterni per le mie coronarie, ho avuto l'impressione che in campo ci fossero solo i marchigiani e Furino. Una tantum si aveva notizia di un intervento di Bonini. Più tardi, con gli occhi sul televisore, mi sono arreso all'evidenza: c'erano davvero gli ascolani, Furino e furtive presenze. Vestivano alla marinara, in celeste, tranne uno in grigio, che le gazzette di stamane dicono sì trattasse di Zoff. Non è possibile. Secondo me era un portiere d'albergo raccattato in una hall di Grand Hotel, appunto. 
Zoff era rimasto nella sua stanza per un attacco di gotta. Data l'età... Non so se credere alla cabala o all'insipienza delle rivali della Juve. Perdiamo a Genova, perdiamo a Verona, perdiamo anche ad Ascoli, e, con tutto ciò, siamo ancora a due punti dalla Rometta. Ci condannano a giocare per lo scudetto, anche quando, come quest'anno... Ma devo proprio dire quello che penso?  
Alla Juventus è mancato il pugno del k.o. ed ha trovato invece «Monzon» Novellino, autore dell'uno-due decisivo. E' anche mancata, ai bianconeri di Trapattoni, la marcia in più di Boniek. Nessuno vuole addossare al fuoriclasse polacco la responsabilità della terza sconfitta esterna, poiché le colpe vanno divise fra tutti, ma si è sentita a centrocampo l'assenza dei suoi scatti, delle irresistibili proiezioni che aveva sfoderato nel derby e in particolare contro lo Standard Liegi. 
Boniek non era in giornata di vena e non perché avesse perso a Fabriano la sua collanina porta-fortuna. Semplicemente non gli riuscivano giocate che, di solito, lui sa fare benissimo. Merito anche di Nicolini, il suo diretto avversario. 
« Giudicatemi voi, io non lo posso fare, tuttavia la Juventus non è malata, anche se ha perso per la tersa volta lontano da Torino in campionato. In Italia basta una sconfitta per fare drammi, mentre c'è ancora tutto il tempo per recuperare», 
diceva «Zibì» negli spogliatoi. Lui, ovviamente, non c'entra con i due gol incassati. Sul primo c'è stata una leggera deviazione di Brio che ha un po' spiazzato Zoff, coricatosi a terra convinto di deviare il pallone che gli ha sfiorato le dita protese. Sul secondo, Zoff si è lasciato sorprendere dal tiro angolato e ad effetto scoccato da Novellino dalla lunetta. Il portiere forse non si aspettava che l'avversario calciasse da simile distanza. 
«Poche storie, è stato un gran gol», 
tagliava corto Zoff. E definiva autorete di Brio quella che aveva portato in vantaggio i marchigiani. Poi esclamava: 
«Se non ci diamo da fare, realizzando punti anche in trasferta, non vinceremo niente».
A Marassi con la Sampdoria e a Verona, la Juventus aveva perso anche perché qualche elemento stava cercando la forma migliore e la squadra, tatticamente, era troppo sbilanciata in avanti e non raccoglieva in proporzione alla semina. Ieri si è lasciata irretire dall'agonismo degli avversari. Anche i campioni d'Italia non fanno complimenti, ma l'elenco degli ammoniti comprende solo Tardelli fra gli ospiti e ben tre (Greco, Novellino e Boldini) fra i padroni di casa. Questo testimonia la grinta con la quale si sono battuti gli uomini di Mazzone per sopperire al divario di classe. Per una ventina di minuti la Juventus ha imbastito qualche trama piacevole. Rossi sembrava vivo ed ha sfiorato anche il gol. Platini ha cercato l'intesa con Bettega, che appariva impegnato e concentrato. Ma poi, dopo il primo gol di Novellino, la Juventus non ha reagito nella maniera migliore. Ha sciupato un'occasione con Bettega e il 2-0 le ha dato la mazzata definitiva. Sarebbe arrivato addirittura il terzo gol se, nella ripresa, Monelli non avesse girato sul palo con Zoff fuori causa. Cosi come la stessa Juventus avrebbe potuto rimettere tutto in discussione, un minuto dopo, se una punizione di Platini non si fosse stampata sul montante e Bettega non l'avesse ribattuta fuori bersaglio. 
I «se» ed i «ma» non servono. In certi stadi «caldi» ci vuole una Juventus da combattimento, come ad esempio a Firenze dove, tra l'altro, aveva centrato la sua unica vittoria esterna della stagione. Questo è lo spirito giusto anche in provincia, non solo contro squadre illustri o dirette concorrenti per lo scudetto. Trapattoni, alla vigilia, pensava che il problema fosse risolto, mentre ieri è tornato sul tappeto. Certo, ha ragione Boniek a dire che i due punti dalla Roma e quello da Verona e Inter non sono affatto incolmabili, ma se la Juventus continuerà ad avere alti e bassi, diventerà sempre più difficile rimontare e difendere lo scudetto, considerando che la Roma ha un passo più costante, che l'Inter è capace di vincere ad Avellino ed il Verona tiene a lungo in scacco la Fiorentina in trasferta, uscendone con un prezioso pareggio. 

Bruno Bernardi





IL CASO/LA JUVENTUS
Costruita per le luci della ribalta europea, la squadra di Trapattoni soffre in campionato: i suoi due illustri stranieri patiscono il gioco italiano e scompaiono sui campi dove non possono fare passerella
Mal di provincia

ASCOLI. Ci sono due Juventus, ci sono molte facce, ci sono troppi alleluia, il tartufo è profumato, gli operai non vanno in Paradiso, Zibi Boniek si è arricchito e snobba l'aspra provincia. Per essere chiari fino in fondo, preciso: i due stranieri, il polacco Boniek e il francese Platini, giocano felicemente le partite di Coppa Campioni con la Juve, il loro apporto in occasione del doppio match con lo Standard è stato strategico, ma giocano male e peggio in campionato. Nella dura provincia (con Ascoli fanno tre sconfitte in trasferta in undici partite di campionato) il loro apporto si fa assai sporadico, quasi nullo, come è successo al «Del Duca» per quel che si riferisce a Boniek.

IL POLACCO. Boniek va interpretato in chiave onirica, cioè di sogno. Ad Ascoli è andato in campo sfoggiando un paio di cavigliere nuove. Evidentemente preoccupato per queste due appendici alle sue scarpe pure nuove ha corricchiato in punta di bulloni, permanendo nelle zone periferiche del gioco, ogni tanto accennando di evoluire in rovesciata su qualche parabola o allungando qualche felice colpetto volante in profondità. Lo marcava Nicolini, cavallone baffuto, uno che non teme nessuno quanto a coscia. Un operaio del pallone, come in origine era Boniek, come può essere considerato il poliedrico compare, che però ormai ha la superautomobile, si è arricchito e imborghesino, la provincia non gli piace, non lo diverte. Ad Ascoli non si è divertito e la Juve ha giocato in dieci. Almeno monsieur Platini è un drago del lancio fine a se stesso. Lo fa per sé che vale per tre. Nel clima internazionale gli riesce a menadito. Allora festeggia gol melodiosi. In realtà tre sono fino ad oggi le sconfitte esterne della Juve supercarrozzata in campionato.

PLATINI. Che il francese valga per tre ce ne accorgiamo soprattutto dalla lettura dei giornali. C'è sempre. Il suo inguine ha popolato i quotidiani sportivi e non di fulgide articolesse. Poi anche monsiuer è andato a Fabriano a festeggiare con i suoi compari. La passerella è cominciata e non è finita, bacioni di qua e là, complimenti a tonnellate. Com'erano tutti contenti nelle Marche di toccare con mano i campioni del mondo! Com'era lontano ancora Novellino. Poi è arrivata la partita sotto il livido cielo e Walter Novellino, ex Perugia, ex Milan, ex tantissime cose, costato all'Ascoli soltanto 700 milioni, ha cominciato la sua vendetta. Si è fatto cattivo Walter Novellino. Ora che non è più... Novellino. Che ha i suoi quasi 29 anni, i suoi tanti ricordi, due figlie che crescono.

NOVELLINO. La figura si è ispessita, il suo gioco si è ulteriormente scaltrito. Non sta più a fare dribbling di troppo, va al sodo. Novellino per andare al sodo ha subito acciaccato Gaetano Scirea, il libero più bravo del mondo, e Scirea nella ripresa non si è presentato. Poi è andato a farfalle su Tardelli e non contento si è ripetuto su Furino. Nel frattempo, aveva beccato in ritardo il grande, divino, secondo per immortalità solo a Garibaldi, Dino Zoff, alla 551 partita in Serie A, inamovibile e immarcescibile, con un tiraccio di sinistro, spurio, tutto istinto della sofferenza, tutto libidine di vendetta. Nel tempo in cui Zoff si è gettato, pesante di lombi come una matrona romana, è cresciuta sul prato una margheritina. La vendetta di Novellino, dunque. Ma siamo seri. Il primo gol di Novellino è arrivato al 25' e c'era tutto il tempo per riparare. Ma come ripara la Juve se è una squadra troppo ricca di fronzoli, troppo ricca di tutto meno che di semplicità e umiltà almeno in quelli che la dovrebbero rendere irresistibile? Nel tempo in cui si sposta Platini, tutto l'Ascoli si piazza. Quanto a Boniek, preoccupato dei suoi legacci bianchi, non poteva pensare alla Juve.

COPPA. La Juve viene dopo. Oltretutto, avendo giocato benissimo a Torino contro lo Standard, la Juve promette di giocare altrettanto bene nella prossima partita della Coppa dei Campioni. Lui ha già dichiarato che è venuto alla Juventus per farle vincere la Coppa dei Campioni! Strana, stranissima Juve nata con questi due. Boniperti non ha sbagliato nulla, ha preso i più forti. Ma i due foresti non quagliano nella «sua» Juve. Boniek quaglierebbe se ne avesse voglia. Non ci sarebbero problemi se giocasse come gioca al Comunale. Ma la provincia lo disarma, si è arricchito e snobba la fatica, vuole il pallone sul piede, lo aspetta disimpegnato, vuol fare vedere quanto è bravo pure lui a fare numeri. Nicolini gli rubava tutte le traiettorie, non gli faceva vedere palla.

DUE SQUADRE. Il discorso tecnico va fatto senza ipocrisia: questi due fuoriclasse sono troppo atipici per calarsi in un collettivo come questo della Juve, contrassegnato da precise geometrie, da antiche abitudini, da uno spirito unitario in cui la rinuncia al fronzolo era sostanziale per andare avanti. E così oggi la Juve ha due squadre in una: sulla prima, dei calciatori indigeni, sorvegliano Bettega e Furino; della seconda fanno parte in solitudine questi due stranieri impegnati a mostrare il miracolo della loro tecnica sopraffina e superflua. Sì, tra le ragioni della batosta di Ascoli ci possono stare anche i troppi festeggiamenti di Fabriano, con l'onorevole Merloni troneggiante. Ma il mal di provincia non è contingente. Tre sconfitte in trasferta, tre legnate non possono essere spiegate con la classica buccia di banana. Non sono scivoloni. Non sono circostanze. Documentano un malessere. Trapattoni non ce l'ha fatta a calare i due stranieri nel respiro della squadra. Ma non ha colpe il Trap. Dovreste vederlo il Platini come sculetta con i suoi numeri e numerini: interpreta il calcio come virtuosismo danzante. Da noi i calciatori puntano al sodo, vogliono il risultato che alimenta la cassaforte. Ormai la cassaforte di monsieur è piena.

PASSERELLA. Ahimè che gliene frega a questi due eccezionali stranieri di una Juve autarchia piena di grandi valori, documento della classe e dell'umiltà di un nucleo di uomini! Sono adusi alla passerella, amano il clima delle partite internazionali in not-turna. Uno è supernazionale di Francia, l'altro supernazionale di Polonia. Giocano troppo bene per il nostro calcio arido, prosaico, contropiedistico. Se poi, nella Juve, dovesse essere declinante Zoff, sarebbero guai seri. Ma l'uomo è tale che pensiamo essersi trattato di una domenica amara. I troppi festeggiamenti dispiacevano anche a Garibaldi, che era notoriamente un musone. E Zoff lo è, come Garibaldi. Solo Boniperti può curare il mal di provincia. Questo è il problema del momento in Galleria San Federico. Bisogna trovare l'antidoto. Ci pensi, Boniperti.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr.48





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