domenica 12 ottobre 2025

1 Febbraio 1976: Juventus - Perugia

È il 1 Febbraio 1976 e si gioca allo Stadio 'Comunale' di Torino la sfida Juventus-Perugia. La gara è valevole per la quindicesima giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1975-76.

Alla fine di quel Campionato la Juventus finirà alle spalle del Torino Campione d'Italia con solo due punti di ritardo.

Per quanto riguarda la coppa nazionale i nostri eroi non riusciranno neppure a superare il primo turno eliminatorio: saranno scavalcati nel girone dall' Inter. Invece la Coppa Italia la vince a sorpresa il Napoli che strapazza per 4-0 in finale l'altra sorpresa Hellas Verona.

Buona Visione!


juventus



Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A - 15 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 1 febbraio 1976 ore 15.00
JUVENTUS-PERUGIA 1-0
MARCATORI
: Damiani 60

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Tardelli, Furino, Morini, Scirea, Damiani, Causio, Anastasi, Capello F., Bettega R.
Allenatore: Carlo Parola

PERUGIA: Marconcini, Nappi, Baiardo, Frosio, Berni, Agroppi, Scarpa, Curi (Marchei 75), Novellino, Vannini, Sollier
Allenatore: Ilario Castagner 

ARBITRO: Barbaresco



Le Pagelle Bianconere 

ZOFF — Brividi di freddo nel primo tempo, brividi di.... paura nella ripresa. Questa volta «san» Dino deve accendere un cero al suo santo protettore: sul bolide di Vannini che accarezza l'esterno del paio; ma soprattutto sull'incornata dello stesso Vannini che sbatte sul montante e gli consegna il pallone sulle braccia e sul bel colpo di testa di Berni che schizza sull'altro legno. 

CUCCUREDDU — Deve seguire Novellino che arretra: s'improvvisa ala ma conclude con precipitazione. Si distingue nel lavoro difensivo e per una punizionebomba che impegna Marconcini nel finale. 

TARDELLI — E' suo il tiro più pericoloso del primo tempo: Marconclni si oppone con bravura. Si rende assai utile con frequenti inserimenti sulla sinistra 

FURINO — Da marcatore diventa... marcato. C'è Curi alle sue costole. Si spinge anche sotto porta ma i palloni alti non sono il suo forte. Meno appariscente nella ripresa. 

MORINI — Tiene a bada Scarpa senza problemi. Ogni tanto si «apre» sull'esterno ma viene ignorato dal compagni. Sulle palle-gol del Perugia non ha responsabilità. 

SCIREA — Nel primo tempo riduca al minimo gli inserimenti per non Intasare un centrocampo sovraffollato. Nella ripresa rimane coinvolto nello sbandamento generale. 

DAMIANI — SI nota poco nel primo tempo perché i compagni preferiscono Impostare II gioco sulla sinistra. La musica cambia nella ripresa: prima sfiora II gol con un bel colpo di testa, poi centra II bersaglio. 

CAUSIO — E' Il più in forma e si prodiga par sbloccare il risultato. Cerca l'invenzione e la trova, In contropiede, al quarto d'ora della ripresa quando pennella il cross che Damiani trasforma. Festeggia cosi degnamente II 27° compleanno e la 150esima partita di campionato nella Juventus. 

ANASTASI — E' vivo, fa dannare Balardo ma difetta negli ultimi metri. Al 39' è atterrato dal diretto avversarlo In piena area ma l'arbitro, anziché fischiare il rigore lo punisce per simulazione. 

CAPELLO — La squadra ò sbilanciata in avanti e il «regista» non brilla; Agroppl lo marc^ a distanza ma con efficacia. 

BETTEGA — Gioca centravanti, lo cercano con i cross in diagonale ma Borni e Froslo lo anticipano. Non brilla.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 2 febbraio 1976




Record dei record, giro di boa a +3: questa è la Juve che nell'epoca delle esterofilie (Olanda o Polonia) si avvia a vincere lo scudetto giocando di rimessa
La Signora gioca italiano

TORINO Al tredicesimo minuto del secondo tempo, Barbaresco ha interrotto il gioco e, volgendo lo sguardo alla cabina radio, ha ordinato ai tecnici di impedire l'amplificazione della voce di Ameri da Cesena, attraverso gli altoparlanti rimasti erroneamente accesi. Secondo i perugini, le notizie sulla partita del Torino potevano raddoppiare le energie degli avversari, attenti ormai soltanto alle disgrazie granata. 

LO SCUDETTO D'INVERNO 

Sconfiggendo il Perugia, la Juventus ha girato la boa del girone di andata in testa alla classifica, stabilendo con i suoi ventisei punti il primato per tornei a sedici squadre. Molto raramente era accaduto di festeggiare i campioni d'inverno a quota +3 in media inglese, e di vedere una squadra a +1 come il Torino non al vertice della graduatoria ma bensì al secondo posto. Queste annotazioni statistiche esaltano il valore del calcio torinese, ma condannano, dopo la pagliaccia-ta azzurra di Nizza, la modestia delle altre pretendenti al titolo.

Dei bianconeri si è criticato giustamente il gioco poco avvincente, ma si è spesso ignorata ingiustamente la praticità d'azione, dimenticando che nel calcio purtroppo il risultato non è sempre proporzionale allo spettacolo. Si continua ad inneggiare al football olandese, tedesco o polacco, ma non si considera che il gioco della nostra principale squadra di club sembra costruita ad immagine e somiglianza del suo allenatore, aggiornato nelle idee ma conservatore nelle abitudini. Infatti nella formazione di Parola rivive il grande calcio all'italiana, modernizzato su una base dinamica di manovra grazie alla presenza di un solo difensore puro.

Non a caso è stato il gioco di rimessa a consentire ai juventini, fra gli altri episodi, le vittorie esterne di Cagliari, Milano e Roma, e proprio l'ul-timo successo in-terno contro il Perugia. Non a caso sono state le virtù di due contropiedisti come Causio e Damiani a trascinare i torinesi nelle recenti imprese. Non a caso continua ad essere la classe di Zoff a permettere ai compagni di speculare di fronte a chiunque.

Così la Juventus inizia con un cospicuo vantaggio il girone di ritorno, dopo aver segnato il passo soltanto contro il Torino, suo più temibile inseguitore. Allenatore e giocatori sostengono di potere affrontare la seconda parte del torneo con maggiore tranquillità, ma non devono scordare che nello scorso campionato qualche distrazione fu sufficien-te a trasformare un vantaggio di cinque punti in un probabile aggancio del Napoli. Unicamente con l'umiltà dimostrata fino ad oggi lo scudetto d'inverno diventerà lo scudetto d'estate.

LO STILE DEL BARONE 

Giocandosi alla quindicesima giornata di campionato, Juve-Perugia non poteva che risultare una partita emblematica dell' intero girone di andata juventino, poco brillante ma molto redditizia. Quello che la fortuna ha concesso ai torinesi, graziandoli nella parte finale della gara, è stato loro sottratto da Barbaresco, che ha sorvolato su due possibili rigori e ha confermato che la monotona antifona sul protezionismo arbitrale rimane un semplice pettegolezzo. Parola ha evitato corsi e ricorsi storici, ma si è sfogato nei confronti dei direttori di gara, che finora hanno concesso ai suoi uomini la massima punizione soltanto nella partita inaugurale del torneo, spaventati nelle domeniche successive dal marasma scatenatosi in quella circostanza, una sola volta ancora.

Dopo un'ora di attacchi continui, la squadra ha sbloccato paradossalmente il risultato soltanto in contropiede. I bianconeri hanno preteso di attuare il loro forcing ignorando quelle fasce laterali che ne dovevano costituire lo sbocco più logico. Così hanno giocato le loro carte sui traversoni da tre quarti di campo, con il risultato di non impegnare quasi mai Marconcini fino alla segnatura. Naturalmente una delle prime autentiche aperture della manovra, realizzata da Causio con una lunga fuga sull'estrema destra, ha permesso loro di passare in vantaggio.

Il pubblico torinese ha rivisto all'opera il tandem di punta Anastasi-Bettega, che non operava più al Comunale dal derby. Sul piano tecnico il rendimento dei due attaccanti non ha deluso, perché ad un Bettega in grado di ripetere le sue ultime prove confortanti si è affiancato un Anastasi sulla strada del recupero. Sul piano tattico invece Bettega ha risentito forse dell'assenza dei consueti interscambi con Gori, che gli consentivano di tentare il gol libero da pressanti marcature. Lasciando il compagno più avanzato, ha giocato quasi costan-temente fuori dall'area, e quando ha cercato di imporre la propria elevazione è stato regolarmente anticipato, essendo rimasto l'unico saltatore effettivo della formazione.

Anastasi cerca di non cade nella stessa crisi che lo aveva bloccato nella scorsa stagione, anche se la misura non è ancora pari all'accanimento. Gori si sta ormai riprendendo dal suo infortunio e la considerazione già Gentile ha perso il posto di titolare per una semplice squalifica lo intimorisce. Damiani garantisce puntualmente il gol alla squadra pur senza eccellere, e dunque si sente forse al sicuro da nuovi accantonamenti. Così sta per nascere un altro ballottaggio, dopo quello fra i terzini, in seno all'attacco, e Parola irrigidisce ulteriormente il suo mutismo in materia di formazione.

Ma al di là di determinati schemi ormai prevedibili, l'attuale Juventus può avvalersi di un Causio capace di inventare lo spunto decisivo anche nella partita più scorbutica. II Barone ha voluto festeggiare il suo centocinquantesimo incontro in maglia bianconera e il suo ventisettesimo compleanno con un'altra esibizione convincente, e come già a Bergamo il gol è scaturito da un suo pezzo di repertorio. La settimana scorsa avevamo descritto in Claudio Sala la metamorfosi di un giocatore estemporaneo in atleta continuo. Ora dobbiamo spendere le stesse parole per un altro elemento che ha conservato il genio ma ha bandito la sregolatezza, e non a caso le vite parallele dei due campioni si legano alle sorti delle squadre in testa alla classifica. Si diceva che a Nizza con la Nazionale non dovesse giocare, perché il settore medico juventino temeva l'aggravarsi di un lieve malanno muscolare. Invece in Costa Azzurra è stato uno dei pochi a salvarsi, e questa volta la vecchia parte di prestigiatore da luna park l'ha lasciata agli altri.

Il sogno di Sollier 

La grande speranza dell'operaio Sollier di alzare il pugno chiuso verso Umberto Agnelli, seduto in tribuna, si è esaurita nei due pali con i quali il Perugia ha sfiorato il pareggio.

Fino al gol decisivo gli umbri hanno risposto all'assalto bianconero con un munitissimo catenaccio attivo. Castagner aveva dichiarato che non avrebbe costruito barricate, ma l'allineamento a zona di ben cinque centrocampisti davanti alla difesa, l'arretramento di Vannini e Agroppi a fianco di Frosio nelle mischie aeree, e l'isolamento dell'unica punta, Scarpa, hanno chiarito subito i suoi piani realizzati peraltro con efficacia. Dopo la rete, invece, i perugini hanno spiegato con i fatti le loro ultime rimonte contro Inter e Napoli. Con un sorprendente cambiamento di mentalità e di ritmo hanno affrontato a tutto campo gli avversari, e con le stesse armi delle quali si erano avvalsi in chiave difensiva, e cioè i colpi di testa di Berni e Vannini, hanno creato le loro occasioni più pro-pizie.

Il nuovo volto della squadra, in grado per il momento di assicurarle una classifica tranquilla, si spiega con due verità che già fece proprie l'Ascoli l'anno scorso per difendere la sua promozione. E' sopravvissuta l'organizzazione collettiva del com-plesso, che consente ai giocatori di intendersi in spazi brevi anche in differenti circostanze di gioco. E' cambiato però l'indirizzo tattico di Castagner, che dopo le sconfitte di Torino e di Firenze all'inizio del campionato, ha preparato la squadra in funzione della difesa, pur lasciandole con marcature allentate a centrocampo la libertà di esprimersi secondo natura.

Ma proprio questa... licenza è costata in parte cara agli umbri. Castagner si era arrovellato in set-timana alla ricerca di un controllore adeguato per il temutissimo Causio. Opponendogli in prima battuta Novellino e in seconda Vannini, ne ha contenuto spesso i movimenti laterali, ma ha sacrificato due palleggiatori ad una sorveglianza sin troppo approssimativa.

Carlo Nesti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.6




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