É il 12 Settembre 1982 e Sampdoria e Juventus si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Marassi - Luigi Ferraris' di Genova.
I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zbigniew 'Zibì' Boniek.
A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm mentre i blucerchiati genovesi disputeranno una stagione tranquilla, piú vicina alla zona europea che a quella per la salvezza.
Buona Visione!
Serie A 1982-83: 1a Giornata Andata SAMPDORIA-JUVENTUS 1-0 MARCATORI: Ferroni 67
Allenatore: Renzo Ulivieri
Allenatore: Giovanni Trapattoni
L'allenatore contrariato per la sconfitta ammette ritardi nella preparazione
Accuse di Trapattoni alla squadra «Non si vince suonando il violino »
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE
GENOVA — Prima fucilata alla lepre bianconera. E' un accostamento che non
piace a Trapattoni. il quale arriccia il naso e replica:“Ma che lepre! Siamo partiti con II piede sbagliato e dobbiamo lavorare ancora moltissimo, a conferma di quanto facevo osservare nei giorni scorsi. La classe va bene, ma non vorrei ritrovarmi con una aquadra piena di individualità e senza certi equilibri.”É chiaro che Trapattoni si riferisce al collettivo, che per adesso manca e che ha dovuto ammainare le vele nel golfo di Genova di fronte
all'arrembante continuità di una generosissima Sampdoria. E l'epilogo, é realizzato con una tipica azione di rimessa, sembra non trovare sprovvisto l'allenatore bianconero, che prosegue il suo esame di coscienza con voce seccata e con animo abbacchiato, e contrariato.“Siamo indietro, e inutile nasconderlo. Le mie paure nonBoniek é stato sostituito. Le ipotesi sono tante, ma vengono immediatamente respinte da Trapattoni, il quale fornisce questo chiarimento:
erano casuali quando osservavo che avremmo potuto rischiare grosso in contropiede. Non si ottengono i risultali suonando il violino, ma cercandoli con concentrazione e con volontà. Cè ancora tanto lavoro da svolgere e bisogna rimboccarsi le maniche. É un luogo comune, ma mi pare molto efficace. In
quanto alla Sampdoria che aggiungere? Ha disputato una gara con attenzione e con determinazione, ingredienti che sono mancati a noi!”.«Il polacco aveva giocato in Finlandia ed era un po' stanco. E mi sembra che nel primo tempo abbia tirato molto la carretta. Ma e meglio parlare del collettivo e non dei singoli. Ripeto, c'è tanta qualità, ma non serve se non l’accompagniamo dai punti.”Lo spogliatoio si spalanca soltanto dopo venti minuti dal termine della gara. C’é poco da sorridere.
Dispiacere e rabbia si mescolano in un calderone di sensazioni facilmente intuibili. Beppe Furino. 36 anni, pochi capelli e tanta grinta, ancora una volta si é segnalato fra i migliori in campo. Il dott. La Neve, il massaggiatore De Maria gli curano la ferita che ha riportato all'arcata sopracciliare sinistra. Nonostante questo handicap, il capitano juventino ha continuato a dare zuccate al pallone senza nessun timore. Il
suo sfogo i pacato, ma chiaro. Vi si legge facilmente fra i risvolti.“Adesso, dopo tante esaltazioni iniziali, ci sono dei discorsi diversi da fare. Per vincere si deve lottare, in campo bisogna dare di più tutti. E non voglio mai parlare della mia partita, voglio soltanto vincere.In un angolo ce Boniek che raccatta la roba per depositarla nel borsone da viaggio. Parla giá un italiano abbastanza comprensibile.
Non sono a caccia di gloria, poiché non ho più vent'anni. Una cosa e certa: a pochi giorni dal nostro debutto in Coppa dei Campioni questa sconfitta ci farà solamente del bene. La
Sampdoria? Buona squadra, bene organizzata da Brady e pericolosa con Francis. E con questo chiudo il discorso”.“Da una sola partita non si può giudicare il campionato italiano, se cioè sia cattivo o bello, se mi piace oppure no. Come non è il caso di pensare che questa sconfitta ci taglia fuori dalla lotta per lo scudetto. Forse che lo scorso anno la Juventus non aveva mai perduto? Eppure il titolo è arrivalo lo stesso. Perciò vi preghiamo di non avere fretta nel trarre conclusioni. Per quanto concerne il caldo non lo tirerei in ballo come scusa. Faceva caldo per me, per I miei compagni ma anche per i sampdoriani."Angelo Caroli tratto da: La Stampa 13 Settembre 1982
TERZO TEMPO - IN PRINCIPIO FU IL CAOS... Gli errori della Juve LA CACCIA ALLA JUVENTUS, squadra grandemente temuta da un'Italia calcistica che trema all'idea di vedere il suo campionato chiuso troppo presto, si è imprevedibilmente tramutata in una caccia della Juventus alle squadre che hanno esordito con un successo. E subito i pronosticatori del già accaduto hanno coniato lo slogan dell'ovvio: nel calcio non esistono squadre imbattibili. Vediamo di leggere la mano a questa Juventus. Già in fase di preparazione, la squadra bianconera ha sofferto di non pochi contrattempi: giusto il ritardo nell'inizio della preparazione, ma non giustificabili completamente gli episodi successivi. I tre dissidenti che per una decina di milioni disertano due incontri ufficiali; la trasferta dei migliori a New York si dice una partita sicuramente a sfondo umanitario ma che aveva un contorno di miliardi da arraffare, per un solo miliardo finito ai beneficati; Boniek che chiede licenza e che se ne va a giocare all'estero; Platini che minaccia di farlo: e si tratta di due grandi giocatori che non stanno affatto bene in salute, per differenti motivi; Bettega che ha ancora preoccupazioni per un recupero miracoloso; tuttora incompleto Rossi ci venga perdonata l'impertinenza, suggeritaci dallo stesso ambiente juventino che pare dedicarsi alla sua prima professione solo quando le altre attività lo lasciano libero. E poi, le difficoltà a regolarizzare certi rapporti interni, secondo norme di convivenza non scritte, quindi da inventare ogni volta, per ogni seduta di allenamento. Prima fra tutte, le difficoltà di lingua, dopo che, dall'inglese di Brady, si è passati al francese di Platini e al polacco di Boniek. Comunque, tutti mali superabilissimi e forse fa parte della solita fortuna della Juventus, questo repentino richiamo alla realtà dopo soli novanta minuti di gioco. Adesso tutti sono tornati con i piedi per terra, la trasferta di Coppa consentirà molti esami di coscienza, lontano da casa e alle prese con un nuovo impegno di altrettanta importanza. IN PRIMO LUOGO, i «mondiali» juventini, Boniek e Platini debbono subito scordarsi i temi tecnici che, in Spagna, ci hanno consentito di vincere: o meglio, su quelli debbono lavorare per operare in senso contrario. Un commentatore televisivo ha espresso un'osservazione abbastanza suggestiva: Ferroni ha segnato il gol del successo ricevendo la palla da Rossi (uno stop sbagliato) cosiccome Rossi ricevette da un brasiliano la palla che, tramutata in gol, ci spedì nelle semifinali. In poche parole, la juventus si scordi il contropiede, né pensi di poter risolvere molti dei suoi problemi offensivi con gli inserimenti dei due terzini, Gentile e Cabrini. D'altro canto, è grottesco il solo pensarlo, quando si hanno a disposizione quattro fra i dieci o dodici migliori attaccanti del mondo... Ricordando che il quinto è Bettega. Bisogna ovviare ad un inconveniente che si è concretamente manifestato all'uscita dalla campagna acquisti: con Boniek e Platini si è acquistato il meglio che c'era in giro, ma non si è ingaggiato quello che realmente serviva. A nostro parere, fra le tre o quattro cose messe in pratica da Bearzot (per quanto ci riguarda, imprevedibilmente) vi è stato il modo intelligente di utilizzare Graziani e Conti: dovevano occupare le fasce laterali del campo, fare le ali tradizionali, ancorché correndo da una bandierina all'altra, per essere all'occorrenza anche difensori, comunque impegnati a presidiare quella zona del campo che in Italia, ormai da una dozzina di anni, tutti ignorano con colpevole disinvoltura. La Juventus non ha ali, è pura accademia affermare che tutti debbono diventarlo a turno, a seconda delle circostanze, ben sapendo che Cabrini e Gentile non sono li solo per quello. È un poco come quando si diceva che il regista non serve più, ma che regista, di volta in volta, è il giocatore che dispone del pallone: un sottile gioco di parole, capace di suscitare suggestioni nuove, ma che in pratica è soltanto una stupidaggine. LA JUVENTUS attuale aiuta le avversarie a stringersi dinnanzi al proprio portiere e chi va al cross quasi mai gente di ruolo non può far altro che spedire il pallone nel mucchio. Se qualcuno avesse l'amabilità di andarsi a rivedere i gol segnati da Rossi ai Mondiali, si accorgerebbe che il ragazzo ha corretto in rete, in stato di assoluta libertà, senza nemmeno saltare, anzi chinandosi e segnare, abbassando la testa: è particolare che merita attenzione. A Genova, la Juventus ha spedito in area decine di palloni alti; solo due, e «sporchi», sono giunti a Bettega. Vada per la posizione di Platini che soltanto un Tardelli generoso può esaltare, ma sperare nel fattore sorpresa contando su Gentile e Cabrini è pericoloso: potrà riuscire al massimo tre-quattro volte in un campionato. Se Bettega non può fare l'ala, se Boniek non vuol farla, chi ci rimette è Rossi che ha bisogno di «comandare» il reparto, nello stesso tempo rendendo grandi chi gli presta collaborazione, come è toccato in azzurro a Graziani e a Conti, due personaggi che non ringrazieremo mai abbastanza. Perché Rossi si può anche bloccare, come può accadere per tutti i centravanti che non dispongono della massa idonea per «sfondare», ma se non si seguono le indicazioni che lo stesso Rossi impartisce con i suoi spostamenti, in pratica sono i suoi stessi compagni, ammalati di protagonismo, a renderlo inefficace. L'AZIONE OFFENSIVA della Juventus ha bisogno di Tardelli e di mutate incombenze per Bettega e Boniek: se Rossi scarta sulla sinistra, Bettega può restare al centro per attenderne il cross, ma qualcu-no deve andare a destra: facciamo Platini o Tardelli qualche volta, ma Boniek spessissimo. Lo stesso discorso vale se la manovra si sviluppa al contrario. Ma se tutti si fanno attrarre dalla zona di Rossi, allora si crea un assembramento dinnanzi al portiere avversario e bastano i tanti difensori che hanno seguito i loro diretti avversari e un libero o uno stopper di buona altezza a salvare la situazione. E dato ancora che una buona squadra si costruisce soltanto se appoggiata ad una buona difesa, il reparto arretrato della Juventus non può permettersi il lusso di lasciare grandi spazi agli avversari. Infine, Boniek e Platini un'occhiata al diretto avversario devono darla, per non far perdere alla squadra il privilegio del libero. Come dicevamo, tutto è rimediabile perché la Juventus ha uomini di classe; vi saranno, a suo vantaggio, anche le partite vinte dalle prodezze dei singoli e perse da avversari che non dispongono di uomini adatti per per tramutare in gol le poche occasioni create. Contro la Samp, i migliori tiri sono stati di due difensori, Vullo e Ferroni, e non sarà quasi mai così. Paradossalmente, si potrebbe anche concludere che questa sconfitta di Genova è proprio quello che ci voleva, per affrettare l'ambientamento di Platini e di Boniek, e se vogliamo, anche di Rossi, che in pratica disputava, con la sua nuova squadra, appena la quarta partita di campionato. Trapattoni, quando ha sbattuto il muso su certi infortuni, ha sempre trovato la solu-zione idonea, magari procedendo anche a qualche dolorosa esclusione. Cosicché a Genova potrebbe essere accaduto un epi-sodio stimolante solo per farci parlare di cose inaspettate, ma domenica prossima tutto potrebbe tornare come prima. Gualtiero Zanetti tratto dal Guerin Sportivo nr. 37(1982)



















