Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi omaggiamo questo ricordo della data odierna. É il 3 Ottobre 1976 e Lazio e Juventus si sfidano nella Prima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1976-77 allo Stadio ‘Olimpico‘ di Roma.
É un campionato dominato dalle squadre piemontesi questo. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia.
Dall'altra parte c'é una Lazio che dimenticati i fasti dello scudetto vinto un paio di stagioni prima adesso si dibattono nei bassifondi della classifica.
Buona Visione!
Stagione 1976-1977 - Campionato di Serie A - 1 andata
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 3 ottobre 1976 ore 15.00
LAZIO-JUVENTUS 2-3
MARCATORI: Bettega 12, Boninsegna 54, Re Cecconi 55, Bettega 70, Giordano 89
LAZIO: Pulici, Ammoniaci, Ghedin, Wilson, Manfredonia, Cordova, Rossi, Re Cecconi, Giordano, D'Amico, Badiani
Allenatore: Luis Vinicio
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino (Gori S. 57), Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Bergamo
Bettega, goleador con febbre
Si sentiva «un cane bastonato», è stato un mattatore Bettega, goleador con febbre
(Dal nostro inviato speciale) Roma, 3 ottobreUn fantasma. Pallido e avvolto da vapori di sudore, Roberto Bettega si aggira come stordito negli androni adibiti a vestibolo. Una luce violenta, che rimbalza a fiotti dalle vetrate, gli inquadra un sorriso smagliante. Due gol alla Lazio, arricchiti dalla solita intelligente e puntigliosa gara, tanto positiva da sembrare programmata, sono la ricompensa per tutto ciò che il bianconero soffre in campo. Sceso all'Olimpico con una temperatura alterata da una forma influenzale, con l'aggravante di una faringite cronica molto debilitante, Bettega esce vincitore, fra gli applausi del pubblico e i consensi di Fulvio Bernardini e della critica. Il conflitto con gli acciacchi, via via resisi più acri a ogni contrasto, non lo piega. E, questa di oggi pomeriggio, è una di quelle circostanze in cui l'elogio è stimolato non soltanto da fattori tecnici, ma da componenti umane.
A riprova che in campo la sofferenza è irrinunciabile ingrediente. Comincia con impaccio, al 10', appena sfiorando il pallone, alla ricerca di Boninsegna, della sua posizione, pei incrociare gli schemi e favorire la distribuzione e gli approvvigionamenti degli altri reparti. Corre quasi levitando. Passo leggero, ritmato secondo cadenze blande. Poi al 12' intuisce la traiettoria favorevole, approfitta del vuoto « costruitogli » da Boninsegna, che si apposta alle sue spalle « risucchiando » stopper e libero laziali. Gentile, molto bravo anche oggi, gli rimette un pallone teso. Bettega si avventa, dimenticando la spalla lussata e le sette linee di febbre sopra i valori normali. Tutti di sasso, compreso Felice Pulici.
Dopo 12', Bettega dimentica supposte e termometro, debolezza e pastina glutinata, lancia le braccia al cielo reclamando il giusto abbraccio dei compagni. La Juve si dispone per amministrare il match. La Lazio lancia acuti solforosi. Alla juve sta bene il risultato, alla Juve si addice l'arrembare. E Bettega è come se registrasse con ogni suo intervento ora l'attacco ora la metà campo ora la difesa. Forse l'elogio è spropositato e condizionato più dallo stato fisico dell'atleta che dalla realtà. Certo è che Bobby macina gioco e idee con consumata perizia, come se toccasse pallone leggendo i testi scritti dal più grande santone calcistico di lingua italiana. Bettega appare e scompare. E' un'impressione. La sostanza del match non gli sfugge dai piedi.
Furino, povero piccolo grande uomo, con le giunture acciaccate dai calci inglesi di mercoledì sera, claudica e soffre. Bettega gli va in aiuto e soccorre anche la Juve che rinuncerà, nella ripresa, a Beppe Furino. Segna Boninsegna. Accorcia la Lazio con Re Cecconi. Allora Bettega decide di riproporsi all'attenzione, con la complicità di un paio di svirgoloni laziali, Re Cecconi serve involontariamente Bettega, il cui sinistro è toccato dalla provvidenza. La palla è come schiacciata a terra, lenta si infila alle spalle di Pulici finito con il fondoschiena nell'erba. La febbre di Bettega contagia tutti. I bianconeri lo sommergono e comincia la sauna per l'ala sinistra della Juve. Una sauna che l'interessato finirà di consumare negli spogliatoi. Dopo di che le interviste, il frusciare noioso delle telecamere, le strette di mano, i complimenti, il suo sorriso, le sue pacate repliche. A chi gli domanda cosa avrebbe fatto oggi se fosse stato in normali condizioni fisiche, il bomber risponde con istintivo candore:
«Mi sentivo come un cane bastonato, dolori ovunque, come tanti reumi. Ho cercato di rendermi utile ora appoggiando a Boninsegna, ora congelando il gioco e temporeggiando a centrocampo. I gol? Uno bello, il secondo fortunoso. Ma questo è il calcio. Una vittoria, la nostra, utilissima. Anche se la Juve ha mostrato oggi i riflessi un po' appannati ». —La Nazionale gioca mercoledì contro la Rondinella. Lei ci sarà?
« Spero proprio che mi lascino una settimana per ricuperare. Ne ho veramente bisogno ». —Dicono che lei sia il più completo giocatore d'Italia.
« Grazie per il complimento; cercherò di esserne degno, adoperandomi sempre a spalleggiare Boninsegna e a sostenere il centrocampo ».A questo punto chiudiamo l'elogio sottolineando che Roberto difficilmente mercoledì sarà a disposizione di Bearzot e Bernardini.
Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 4 ottobre 1976
LAZIO-JUVENTUS: 2-3
Per Bernardini e Vinicio ha vinto... la LazioVISTO CHE Bearzot, vecchio cuore granata, era andato a gridare Forza Toro! Fuffo nostro ha fatto una rimpatriata a Roma, sia per gustare l'abbacchio sia per vedere all'opera la Juventus contro la Lazio. Data la delicatezza della carica, avrebbe voluto starsene zitto o parlare solo di tennis, poi i colleghi-giornalisti l'hanno stuzzicato e l' oracolo di Trastevere ha ignorato la diplomazia e ha detto quello che pensa. Dal l'alto della sua cattedra (40 anni di insegnamento!) si è permesso di dare al giovane Trapattoni alcuni consigli. Ha premesso Tardelli mezzala proprio non lo vedo e ha aggiunto che il centrocampo della Juve non esiste quasi. A suo modesto avviso Trapattoni (o Boniperti) farebbe meglio a riportare Tardelli a fianco di Gentile spostando a centrocampo Cuccureddu. L'ha detto naturalmente nell'interesse della Juventus, ma a Torino si sono indignati. Hanno risposto che Bernardini deve impicciarsi degli affari suoi, che ce l'ha da lustri con la Juventus perché gli Agnelli non l'hanno mai voluto come allenatore. A commentare Lazio-Juventus, la Gazzetta dello sport (che sta per perdere anche il condirettore Giorgio Mottana) ha mandato l'esperto di problemi giuridico sportivi Mino Mulinacci ben noto a Roma per la sua campagna a favore dell'Ascoli e quindi contro la Lazio. E Mulinacci ha scritto di non dar retta a quanti hanno raccontato di una Lazio scippata. Però l'inviato della rosea ha stroncato anche un giocatore della Juventus, Scirea: gli ha dato 5 sulla pagella mentre Giglio Panzo gli ha attribuito 7 su Tuttosport e su Stampa sera Bruno Bernardi ha assicurato che il libero bianconero è stato all'altezza della situazione. Secondo il quotidiano torinese, all'Olimpico si è vista una
"Juve pratica, più gol che gioco"e questa è anche l'autorevole opinione di Giorgio Tosatti, neosposo e neo-direttore del Corriere dello sport (La Signora non è bella, ma pratica). La Juventus ha tifosi in tutta Italia e i giornali nazionali non vogliono perderli. I quotidiani romani non hanno invece dimenticato il campanilismo che alimenta la tiratura. Il Messaggero ha parlato di una bella Lazio, e Gianni Melidoni ha scritto che
"si è visto più Lazio che Juve".Aldo Biscardi su "Paese sera" ha spiegato la sconfitta parlando di una
"Lazio ingenua";secondo "Il Tempo" invece contro la
"Juve squinternata la Lazio ha perso perché è stata «elegante ma suicida"(proprio quello che Pesaola aveva rimproverato al Napoli di Vinicio). Vinicio, comunque, è contento. Dice che ha perso la partita, ma ha trovato la squadra. Contento lui, sono contenti anche i giocatori. Nel clan della Lazio l'unico imbronciato è Bob Lovati, il quale ha raccontato di essere
"a pane e acqua perché papà Lenzini non gli ha ancora rinnovato il contratto."Visto che adesso figura come direttore sportivo l'ex-allenatore Tommaso Maestrelli, Lovati se vuole rimanere alla Lazio dovrà accontentarsi di uno stipendio da impiegato di concetto. L'intellettuale Cordova, che si diverte a leggere
tutti i giornali, ha notato che mentre il "Messaggero" l'ha giudicato degno di un bel 7, sul "Corriere della sera" Gianni de Felice gli ha rifilato un 5. Secondo il genere di Marchini in questi casi fa testo "Paese sera": siccome Biscardi non l'ha nemmeno citato è segno che ha giocato bene.
Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.41

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