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giovedì 7 maggio 2026

7 Maggio 2000: Juventus - Parma

È il 7 maggio 2000 Juventus e Parma si sfidano nella sedicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1999-2000 allo Stadio delle Alpi di Torino.

La Juventus è guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Però una grande Lazio, un epilogo di campionato non da Vecchia Signora, ed un signore ornito di ombrello in un campo più da pallanuoto che da calcio, 'ruba' un tricolore più che meritato. 

Il Parma dall'altra parte disputa un campionato non all'altezza delle attese e finisce 'solo' al quinto posto.

Buona Visione! 



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Stagione 1999-2000 - Campionato di Serie A - 16 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 7 maggio 2000 ore 15:00 
JUVENTUS-PARMA 1-0
MARCATORI: Del Piero 60

JUVENTUS: Van der Sar; Ferrara C., Montero P., Iuliano (Tudor 68); (c) Conte A., Tacchinardi (Zambrotta 84), Davids, Pessotto G.; Zidane; Inzaghi (Kovacevic 87), Del Piero
A disposizione: Rampulla, Oliseh, Birindelli, Esnaider 
Allenatore: Carlo Ancelotti

PARMA: Buffon G.; Sartor, Thuram L., Cannavaro F.; Fuser (Stanic 46), Vanoli, Baggio D., Bolano, Benarrivo (Di Vaio 67); Crespo, Amoroso M
A disposizione: Guardalben, Dabo, Lassissi, Maini, Walem
Allenatore: Alberto Malesani

ARBITRO: De Santis
AMMONIZIONI: Tudor (Juventus); Bolano (Parma)




Contro il baluardo Montero il Parma non ha più fenomeni 

JUVENTUS 
VAN DER SAR 6,5. Tocca, al massimo, pallette innocue e para un colpo di testa di Crespo. 
FERRARA 7. Pulito nel controllo di Crespo e Amoroso, cerca qualche appoggio in attacco 
MONTERO 7,5. Cuore della squadra. Azzanna e chiude, contrasta in cielo e per terra, sfiora il gol al 37' con il colpo di lesta che Fuser respinge sulla linea, l'occasione più nitida del primo tempo: Cammarata non avrebbe fatto il fenomeno con l'uruguayano a Verona. 
IULIANO 7. Il momento d'oro dura da mesi con rare sbavature. Non spreca nulla, è elegante. Finché non si infortuna 
(23' st Tudor 6: è ingenuo sull'ammonizione, sarà squalificato). 
CONTE 6. Grandissimo coraggio, è il primo a impegnare Buffon. Esordisce con un'incursione che conclude con l'assist a Inzaghi, non ne ripete altro. 
TACCHINARDI 7. Rientro convincente, è forte nei contrasti, lucido nei lanci: l'unica pecca è il tiro 
(39' st Zambrotta sv) 
DAVIDS 6,5. Ha più benzina degli altri e lo si vede per come gestisce animosamente il finale e la partita, quando i suoi compagni frenano. Colpisce anche l'incrocio dei pali. Meno brillante se deve distribuire il gioco. 
PESSOTTO 7. I gol che hanno deciso le vittorie scacciacrisi a Bologna, il secondo con l'Inter e questo di Del Piero sono ispirati da suoi cross: se li calcia da fondocampo son micidiali e per questo dovrebbe cercarli di più. 
ZIDANE 5,5. Si coordina per il possibile 2-0, poi sbaglia la porta (vuota) anche se molti hanno l'illusione del gol. Dietro all'episodio c'è l'esibizione fragile di un grande palleggiatore che non e più illuminante. 
INZAGHI 5,5. Animoso ma poco pungente, ferma alcuni contropiede perche sta in fuorigioco. Buon primo tempo, invisibile nella ripresa in cui sbaglia il 2-1) 
(12'st Kovacevic sv) 
DEL PIERO 7. Voto alto perché il gol è importante, atteso, storico. Piazza bene la palla. Ma il resto della partita, a parte un paio di finte e un dribbling, sarebbe insufficiente. 
ANCELOTTI 7. Non inventa, ne potrebbe farlo. E' già una magia che abbia rigenerato in 7 giorni la squadra di Verona. 

PARMA 
BUFFON 6,5. Alcune respinte lo assolvono, non ha niente da spartire con il gol 
SARTOR 5. Dalla sua fuga scriteriata in attacco nasce l'azione della rete juventina. 
THURAM 7. Come la dea Kali ha braccia e gambe che si moltiplicano a respingere i palloni e le mire di Inzaghi. 
CANNAVARO 7. L'attaccante più pericoloso del Parma: sfiora un gol nel primo tempo e segna quello, non concesso, nella ripresa. In difesa é inappuntabile 
VANOLI 5,5. Non trova posizione, galleggia sulla fascia. 
FUSER 6. Chiude a destra il bunker emiliano, si vede poco in attacco (dove reclama un rigore), si nota più spesso in difesa e ribalte il tirò gol di Montero 
(1'st Stanic 5: inconcludente e irritante) . 
SOLANO 6. Cala nella ripresa, quando il Parma devo attaccare. Ne ammiriamo il primo tempo, di efficace rottura. 
BAGGIO D. 6. Sia in mezzo, da frangiflutti. Non lo si ricorderà per gli sputi all'arbitro, come successe all'andata. 
BENARRIVO 6. Gioca in posizione più centrale, quindi frenato 
(22'st Di Vaio 5) 
AMOROSO 5. Chissà a cosa pensa, al 41', quando non tira, solo davanti a Van der Sar. Non é una scelta da goleador. 
CRESPO 5. Accoglie l'invito di Ancelotti: per riconoscenza verso Carlelto, non gioca. 
MALESANI 5. Tattica solo difensiva, a cercar il contropiede. Il Parma non sa più attaccare. 
L'arbitro DE SANTIS 5. Gestisce, più di quanto non arbitri, un match corretto. Anche sul gol di Cannavaro fischia la situazione di pericolo (su angolo forse inesistente) più della percezione di una spinta.

Marco Ansaldo





JUVE-LAZIO SCUDETTO e POLEMICHE 
Del Piero gol su azione, De Santis ferma Cannavaro. 
Moggi: tutto regolare 
Un fischio misterioso fa infuriare Cragnotti 

SPIACE dover spingere alla periferia della domenica il primo gol su azione di Alessandro Del Piero dopo 567 giorni, la vittoria della Juventus contro il Parma, la fiammeggiante replica della Lazio a Bologna, l'onestà balistica di Beppe Signori (due reti, senza esultare). La Juve campione per tre minuti, i due punti di dote che difenderà strenuamente domenica, nella tana di un Perugia già salvo, l'estremo assalto della Lazio alla Reggina e allo scudetto: tutto sprofonda inghiottito dal fischio che esala il romano De Santis un attimo prima che, al minuto 90, Fabio Cannavaro firmi di testa, su calcio d'angolo che probabilmente non c'era, il pareggio del Parma e l'aggancio della Lazio. Mai come in questo caso, occhio umano e occhio televisivo concorrono a escludere scorrettezze tali da giustificare un'infrazione: e, dunque, l'intervento del giudice. Resta quel fischio: un mistero imbarazzante. Il livello dei nostri arbitri è mediocre: e il coraggio, in giro, merce sempre più rara. Luciano Moggi 
(«tutto regolare, naturalmente») 
apre il libro della contabilità alla pagina del Tardini, 1-1 il 9 gennaio scorso, pareggio di Crespo al 93' in fuorigioco. Sergio Cragnotti ripensa al rigore che Treossi gli sfilò a Firenze, il 15 maggio del 1999, quando ancora aveva un punto di vantaggio sul Milan. C'è chi grida alla casualità e chi al complotto. Mettetevi nei panni di Cragnotti: perdere due campionati di fila, e sempre allo stesso modo, farebbe imbufalire un abate, figuriamoci un capitano d'industria. Come Sensi e Moratti, il padrone della Lazio medita di rivoltare il Palazzo. Dal 1992 (compreso) lo scudetto è affare di Milan e Juve: sono le società meglio organizzate e più forti, in tutti i sensi. Sia chiaro: la vittoria, la Juve l'aveva meritata. Ma il gol di Cannavaro era gol. Le flebo di rugby e il fresco ai un pomeriggio così lontano dalla fornace di Verona hanno restituito un po' di ossigeno alla squadra di Ancelotti. E' destino che, a portata di mano, ci siano sempre, o spesso, regali non richiesti, ma preziosi. Per come si è sviluppato l'intreccio, lo spareggio auspicato dall'Italia non bianconera sarebbe stato, e sarebbe ancora, l'epilogo più legittimo e rispettoso dei valori espressi. A Perugia, la Juve smarrì lo scudetto del 1976, a beneficio del Toro di Gigi Radice. Perugia, la scorsa stagione, lo ha consegnato al Milan. Lo stadio intitolato a Renato Curi si accinge ad assegnare il primo titolo del Duemila. La Juve deve vincere. La Lazio deve attendere. 

Roberto Beccantini
brani tratti da: La Stampa 8 maggio 2000





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giovedì 16 aprile 2026

16 Aprile 2000: Inter - Juventus

È il 16 aprile 2000 e Inter e Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1999-2000 allo Stadio Giuseppe Meazza  di San Siro, a Milano.

La Juventus è guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Però una grande Lazio, un epilogo da campionato non da Vecchia Signora, ed un signore fornito di ombrello in un campo più da pallanuoto che di calcio, 'ruba' un tricolore più che meritato.

L'Inter, dall'altra parte, è guidata da Marcello Lippi (nella sua unica annata disastrosa in panchina) e deve affidarsi a uno spareggio con il Parma per acciuffare all'ultimo respiro l'ultimo posto per la Champions League .

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1999-2000 - 13 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 16 aprile 2000 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Kovacevic 55, Kovacevic 79, Seedorf 83

INTER: Peruzzi, Simic (Moriero 85), Blanc, Cordoba, Zanetti J., Cauet, Di Biagio, Serena M. (Mutu 69), Seedorf, Recoba, Zamorano
Allenatore : Marcello Lippi

JUVENTUS: Van der Sar, Ferrara C. (Tudor 88), Montero, Iuliano, Zambrotta, Conte A., Davids, Pessotto, Del Piero (Esnaider 85), Inzaghi (Tacchinardi 66), Kovacevic
Allenatore : Carlo Ancelotti

ARBITRO: Treossi


Kovacevic stende l'Inter
La Juve vede lo scudetto
Per i nerazzurri a segno Seedorf

MILANO - Di testa a Bologna, di piede e ancora di testa a Milano: Kovacevic scende dalla panchina nel momento più importante della stagione e in due domeniche appoggia il mantello tricolore sulle spalle della Juventus. Ancelotti lo schiera a sorpresa dall'inizio, spinto forse anche dal pari della Lazio a Firenze e l'attaccante lo ricambia come meglio non avrebbe potuto. I bianconeri costruiscono la loro vittoria più pesante con la stessa ricetta usata per tirar su la casa dello scudetto: con novanta minuti pieni di concretezza, carattere e una spruzzata di talento, che spingono i rivali a meno cinque.

tratto da Kovacevic stende l'Inter La Juve vede lo scudetto 



LE PAGELLE 
Nel derby uruguaiano di San Siro Montero batte nettamente Recoba  
INTER 
PERUZZI 5. Grave indecisione sul raddoppio aereo di Kovacevic, responsabilità inesistenti sul primo gol. Pesa poco il miracolo finale su Esnaider. 
SIMIC 5,5. Trova saporiti gli stinchi di Inzaghi. Che sul primo hurrà juventino riesce a sfuggire alla museruola 
(dal 40° Moriero sv: nient'altro che alcuni cross scialbi). 
BLANC 6. Regale di testa, elegante di piedi. Che non sia una freccia lo si sa da un pezzo, 
CORDOBA 6. Una fatica del diavolo contro Kovacevic, nel duello tra ossi duri. Se lo perde sulla seconda rete, aspettando l'uscita di Peruzzi. 
ZANETTI 5,5. Impiega mezz'ora per affondare contro Pessotto. Da fuori prova nel primo tempo, trovando l'estensione di Van der Sar a negare la prodezza. 
CAUET 5,5. Colpisce quasi tutto quello che gli passa accanto: pallone e giocatori. 
DI BIAGIO 5. Non incide mai, non inventa nulla. Ammonito. 
SERENA 6. Crea problemi a Zambrotta con discese frequenti, si affloscia dopo un'ora 
(24'st Mutu sv. Trova il tempo di farsi ammonire. 
SEEDORF 6. Teorico punto d'incontro tra fosforo e manovalanza. Nella ripresa firma l'inutile gol con rasoiata al curaro. 
ZAMORANO 6. Solo contro i centurioni rivali, si attorciglia di lesta e sfiora il gol un paio di volte, una per tempo. 
RECOBA 5. Pochissime cose da ricordare, mai un'esecuzione al momento giusto. 
LIPPI 6. Con un attacco spuntato impossibile organizzare uno spettacolino migliore.  
JUVENTUS 
VAN DER SAR 6. Trova una sberla di Zanetti, non arriva sul destro di Seedorf. 
FERRARA 6,5. Dalla sua parte arrivano minimo in due, talvolta in 3. Ma dove c'è lui non si passa 
(dal 43st Tudor sv: per guadagnare tempo). 
MONTERO 7. L'unico errore della sua partita libera è Zamorano al tiro. Perfetto, per il resto. 
lULIANO 6,5. Svolge il compito come un vigile urbano. 
ZAMBROTTA 6,5. Copre quantità industriale di chilometri, cresce nella ripresa. Ammonito, 
CONTE 7. Da un suo break nasce il gol. Sentinella inappuntabile e costante. 
DAVIDS 7,5. Un tritacarne con scarpini e treccine. Uomo ovunque che fa pentole e coperchi. Ammonito. 
PESSOTTO 6. Meglio l'inizio della fine. Rincula pericolosamente contro Zanetti. 
DEL PIERO 7. Brilla spesso, nel conto totale le luci oscurano le ombre. Se ritrova anche i tempi riscoprirà presto anche il piacere del gol 
(dal 40° Esnaider sv: fallisce il terzo gol, assai semplice). 
INZAGHI 6.Da manuale l'assist per il primo gol di Kovacevic. Si muove alla moviola, sbaglia un'occasione ghiotta nel primo tempo 
(dal 20' Tacchinardi sv: stucco per il centrocampo quando c'è da tirare su il ponte levatoio). 
KOVACEVIC 8. Dopo quello di Bologna, firma altri due gol-scudetto: 6 in tutto il campionato, una media straordinaria considerando i mozziconi di partita. 
ANCELOTTI 7. Osa con Del Piero, dietro le due punte. E stavolta non fallisce il matchpoint. 

TREOSSI 6,5. Direzione all'inglese, non prende decisioni di cui pentirsi.

Giancarlo Laurenzi 
tratto da:  La Stampa 17 aprile 2000




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La Stampa 17 aprile 2000

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La Stampa 17 aprile 2000

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venerdì 20 febbraio 2026

20 Febbraio 2000: Venezia - Juventus

È il 20 febbraio 2000 e VeneziaJuventus si sfidano nella Quinta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1999-2000 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus è guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Però una grande Lazio, un epilogo di campionato non da Vecchia Signora e un signore ornito di ombrello in un campo più da pallanuoto che da calcio, 'ruba' un tricolore più che meritato. 

Il Venezia, dall'altra parte, dovrà salutare la Serie A dopo un campionato non all'altezza.

Buona Visione!


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Campionato di Serie A 1999-2000 - 5 ritorno
Venezia - Stadio Pierluigi Penzo
Domenica 20 febbraio 2000
VENEZIA-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Del Piero rigore 35, Inzaghi 79, Inzaghi 90+1, Inzaghi 90+5

VENEZIA: Casazza, Cardone, Luppi (Budan 90+2), Bilica, Bettarini (Carnasciali 69), Orlandini, N'Gotty, Pedone, Nanami, Maniero, Ganz
Allenatore: Giuseppe Iachini

JUVENTUS: Van der Sar, Ferrara C., Montero (Tudor 46), Iuliano, Zambrotta (Mirkovic 90+1), Conte A., Davids, Pessotto, Zidane (Esnaider 89), Inzaghi, Del Piero
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: Pellegrino



LE PAGELLE 
Zidane, il nuovo «Re Sole » 
Del Piero migliora a piccoli passi 
In crisi la coppia Ganz-Maniero 

VENEZIA 
CASAZZA 6,5. Limita, si fa per dire, il passivo salvando almeno un altro paio di gol 
CARDONE 5,3. Le punte juventine lo mettono quasi sempre in croce. 
LUPPI 5,5. Confusionario, in grande difficoltà nel secondo tempo quando la Juve dilaga (dal 49'st Budan sv). 
BILICA 4. Un mistero come possa essere nazionale brasiliano. Ha sulla coscienza la tripletta di Inzaghi
BETTARINÌ 5. Farebbe miglior figura alle sfilate di moda milanesi di quanto non faccia come incursore sulla fascia sinistra. Si infortuna
(dal 24'st Carnasciali sv) 
ORLANDINI 5,5. Primo tempo senza polpa. Si rianima un poco nella ripresa, ma spinge sulla fascia senza ricavarne alcunché di concreto. 
PEDONE 5. Davids ne fa polpette. 
N'GOTTY 5. Dovrebbe occuparsi di Zidane, ma non gli fanep pure il solletico, e lasciare spazio a Zizou è come suicidarsi. 
NANAMI 5. Se il centrocampo regge un tempo scarso, la colpa è anche della sua fragilità
GANZ 5. Si perde risucchiato dallo «idrovore» della difesa juventina. Gira lontano dall'aera alla ricerca di maggior spazio. 
MANIERO 5,5. Rispetto a Ganz ha il merito di non rifiutare lo scontro con la retroguardia bianconera e si catapulta in attacco mettendoci volontà.

JUVENTUS 
VAN DER SAR 6. In mezzo relax, evita il senza voto con un'uscita spericolalta che anticipa Ganz. 
FERRARA 6. Prestazione normale, presidia la zona destra senza rischiare nulla
MONTERO 6. Arrivato sabato dall'Uruguay, dà tutto nel 1o tempo poi Ancelotti lo risparmia 
(dal 1' st, Tudor 7: non sbaglia nulla, spazza via con tempismo e precisione). 
IULIANO 6,5. Bene nel 1o tempo, benissimo nel 2' quando il Venezia cerca il pareggio. 
ZAMBROTTA 6,5. Ammonito, salterà la Roma, Un'assenza pesante, porche anche ieri si è sentito il suo peso sulla fascia destra 
(dal 47' st Mirkovic sv). 
CONTE 6,5. Recuperato all'ultimo momento dimostra di stare benissimo. Infatti, il meglio di se lo dà nel 2o tempo, tamponando e rilanciando l'azione con caparbietà e sacrificio
DAVIDS 7. Sta tornando sui livelli di assoluta eccellenza come prima dell'intervento al l'occhio. Grande ramazzatore di palloni, vince per ko il duello con Pedone
PESSOTTO 6,5. Argina Orlandini, é un prezioso puntello
ZIDANE 7.5. Dà spettacolo come gli capita ormai da tempo. A tratti é imprendibile, i suoi dribbling, le sue invenzioni fanno deragliare il Venezia 
(dal 44' si Esnaider 6,5. gioca pochissimo, incide tantissimo. Suoi gli assist, uno di tacco, per il secondo e terzo gol di Inzaghi)
INZAGHI 7. Anonimo per gran parte della partita, esplode come un mortaretto nel finale e torna al gol in trasferta dopo quasi un anno
DEL PIERO 6. La sfortuna o l'egoismo di Inzaghi gli negano il primo gol su azione. Risale la china a piccolo passi. 

L'arbitro PELLEGRINO 4,5. Generoso nel concedere il rigore su Inzaghi. Non ne vede un altro per fallo dell'attaccante juventino su Cardone. E nel convalidare il primo gol di Inza ghi, ha l'alibi di non essersi trovato in posiziono felice per vedere il braccio galeotto di Pippo. Poi grazia Zidane che da uno schiaflo a Luppi. 

Fabio Vergnano



Nemmeno lo scarto più rotondo della stagione salva la squadra di Ancelotti dalle polemiche 
Inzaghi a Venezia, tripletta al veleno 
Procura il rigore, si aiuta con un braccio 

Il marchio di Filippo Inzaghi sulla prima vittoria netta della Juve dei pochi gol e delle tante occasioni fallite. Tre volte a segnare il centravanti che da quasi un anno non segnava in trasferata, tre timbri nel giro di quindici minuti in un finale di partita scoppiettante, con un Venezia alle corde come un pugile suonato. Ma sulla quarta vittoria esterna dei bianconeri pesa anche il sospetto, diciamo pure la certezza, che gli errori arbitrali abbiano dato la spinta decisiva. Dopo aver concesso con generosità un rigore alla Juve per fallo di Cardone su Inzaghi, Pellegrino ha ignorato uno spintone in area del centravanti ai danni dello stesso Cardone e soprattutto non ha visto il colpo di braccio con cui ancora Inzaghi si è aggiustato il pallone in occasione del secondo gol, quello che ha steso il Venezia, episodi detonninanti che offuscano l'impresa di una Juve piuttosto in affanno nella prima parte dell'incontro, poi bravissima a capitalizzare la propria superiorità, scandita, oltre che dai gol di Inzaghi, dalla onnai arcinota sicurezza della difesa e dallo giocate di Davids e Zidane, che hanno volteggiato a centrocampo dando spettacolo. È la risposta alla Roma che sabato ha travolto la Fiorentina con identica goleada e che domenica sera si presenterà al Delle Alpi per una sfida che promette scintille. La Juve non segnava quattro gol fuori casa dal settembre del '98, prima di campionato a Perugia, illusorio preludio di una stagione con i connotati della disfatta. Ieri ha concesso il bis al culmine di una partita che serve per mandare un segnale chiaro alla concorrenza: a Venezia, hanno perso Inter, Lazio e Fiorentina. La squadra di Ancelotti gode di ottima salute, ha la rabbia di chi vuole cancellare il passato, sa approfittare in maniera spietata delle debolezze altrui. Per quasi mezza partita la luce del gioco si è accesa a intermittenza, poi dopo aver assorbito il ritorno di un Venezia in cui la coppia GanzManiero ha steccato senza atteggiamenti, la Juve ha accelerato ed è volata via imprendibile, passeggiando fra le rovine della difesa veneta con la spinta non richiesta della pessima tema arbitrale. Su tutti la prestazione da incubo del brasiliano Bilica, protagonista negativo in tutte le azioni decisive. Poco o nulla da segnalare fino al discusso rigore del vantaggio juventino al 34' del primo tempo. Assist di Del Piero per Inzaghi che nel contatto in area con Cardone cade a terra: Pellegrino non ha dubbi, noi qualche perplessità l'avremmo sulla legittimità di un rigore che farà discutere i moviolisti. Del Piero trasforma per la quinta volta quest'anno dal dischetto. La reazione del Venezia si materializza soltanto all'inizio della riprosa, quando Ancelotti dà respiro a Montero, fresco di Nazionale e di trasvolata atlantica e inserisce un Tudor in grande spolvero. È in questa fase ricca di azioni concitate dalle parti di Van der Sar che Inzaghi spintona Cardone in area: Pellegrino fa proseguire, la Juve si salva e comincia a gettare le basi di quella sua galoppata vincente. Cresce Conte, Zidane detta i tempi del gioco, il centrocampo del Venezia si sgretola passo dopo passo, e comincia anche la disperata caccia al gol di Del Piero, grande come fomitore di assist, sfortunato nella sua vana rincorsa alla prima rete su azione. Al 7' Alex mira giusto, ma Luppi respinge sulla linea di porta. Al 9' è Casazza a deviare sul palo una conclusione dell'attaccante. Infine il mini show di Del Piero si conclude (15') con un assist di tacco per Conte che trova sulla sua strada un Casazza in vena di prodezze. Partila ancora appesa a un filo, finché non ci pensa Bilica a sbloccarla in un finale in cui succede di tutto. Il primo errore del pelato brasiliano coincide con il 35' e ne approfitta Inzaghi che si invola aggiustandosi il pallone con il braccio sinistro. Come Maradona ai Mondiali messicani Pippo la fa franca, aggira Casazza e mette i tre punti in cassaforte, Venezia furibondo, ma Pellegrino e il guardalinee Cerofolini convalidano il gol. È la resa per gli uomini di Oddo che nei minuti di recupero vanno in tilt altro due volte, e in entrambi i casi c'è lo zampino decisivo di Esnaider, mandato in campo da Ancelotti al posto di Zidane, al 46' l'argentino smarca Inzaghi con un colpo di tacco, Pippo vola verso Casazza e lo balte ignorando Dol Piero e negando al compagno la gioia del gol. Alex non gradisce e non nasconde il suo malumore restando immobile a osservare il compagno che esulta rivolto alla curva dei tifosi. Poi al 50' azione in fotocopia: ancora Esnaider, ancora Inzaghi goleador. Fine delle ostilità, inizio dei soliti veleni. 

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 21 febbraio 2000




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Pippo Inzaghi

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