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martedì 12 maggio 2026

12 Maggio 1985: Juventus - Sampdoria

È il 12 maggio 1985 Juventus e Sampdoria si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85 allo Stadio 'Comunale' di Torino

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa, invece, c'è sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto

Dall'altra parte c'è la Samp che vive una stagione storica - oltre al quarto posto finale, i ragazzi di Bersellini conquistano anche la Coppa Italia.

Buona Visione!



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Stagione 1984-1985 - Campionato di Serie A - 14 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 12 maggio 1985 ore 16:00 
JUVENTUS-SAMPDORIA 1-1
MARCATORI: Platini 57, Scanziani 76

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, (c) Scirea, Vignola, Tardelli (Pioli 2 - Prandelli 78), Rossi P., Platini, Boniek 
A disposizione: Bodini, Limido, Koetting
Allenatore: Giovanni Trapattoni

SAMPDORIA: Bordon, Mannini, Galia, Pari, Vierchowod, Pellegrini, Scanziani, Casagrande (Vialli 62), Francis, Salsano, Mancini 
A disposizione: Bocchino, Gambaro, Paganin A., Picasso
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Paparesta R.
AMMONIZIONI: Boniek (Juventus); Casagrande (Sampdoria)
ESPULSIONI: Allenatore Bersellini (Sampdoria)



Ai bianconeri non basta un gol di Platini contro la Samp che replica con Scanziani
Adesso la Juve rischia l'Uefa
Gara combattuta ed equilibrata - 
Tardelli all'ospedale: sei punti di sutura al ginocchio sinistro ferito da un'involontaria «tacchettata» di Mancini al primo minuto 
Annullato per fuorigioco un gol di Mancini 
Espulso Bersellini


TORINO La Juventus rischia di perdere l'appuntamento con l'Uefa che, dopo l'1-1 di ieri firmato da Platini e Scanziani nel quadro di una partita combattuta, equilibrata e caratterizzata da sprazzi di gioco pregevoli, è invece alla portata della Sampdoria che ha ampiamente meritato il pareggio. Rischia perché qualcosa non funziona nei meccanismi della squadra di Trapattoni, che non vince in campionato da un mese, forse frenata inconsciamente dalla finale di Bruxelles, forse vittima di una sottile tensione che le voci di mercato, le partenze di Rossi, Tardelli e quella possibile di Boniek, nonché i probabili arrivi, concorrono ad alimentare.

Qualche pedina fondamentale non riesce a ritrovare lo smalto, la brillantezza delle giornate migliori. Come Platini, che, rispetto a quello spento di Napoli, è apparso in crescendo ed ha siglato un bel gol, il 17 in campionato, ma ha giocato a corrente alternata anche per il feroce marcamento di Casagrande, ammonito dall'arbitro e poi sostituito con Vialli (61'), mossa decisiva di Bersellini che con tre punte ha rimontato. 

Come Boniek, che non lesina l'impegno (è stato ammonito) ed ha propiziato l'1-0 con un lancio alla... Platini, ma non riesce ad avere continuità e rendimento, anche perché convalescente dalla distorsione alla caviglia sinistra.

I due stranieri si sono alternati di punta al posto di Briaschi, la cui indisponibilità comincia a pesare, ma non hanno trovato grande collaborazione, in Rossi, che s'è fatto parare da Bordon una favorevole palla-gol (17') e spesso s'è trovato con le spalle alla porta, in chiara difficoltà tra Vierchowod e Pellegrini. Neppure Vignola ha tonificato il centrocampo né Bonini si è sfiancato in un doppio lavoro di appoggio e copertura che, a gioco lungo, gli ha tolto lucidità, mandandolo fuori misura, a differenza di quanto accadde nel finale della scorsa stagione, quando si rivelò elemento chiave per la conquista dello scudetto e della Coppa delle Coppe. Ha sfiorato la rete in avvio, poi ha tentato finezze senza esito. Si è messo solo in evidenza dando l'abbrivio all'azione del gol.

Problemi che la spavalda Sampdoria, malgrado l'importante assenza di Souness squalificato, ha sottolineato e che la perdita di Tardelli, ferito al ginocchio sinistro da un involontaria tacchettata di Mancini al primo minuto e trasportato in barella negli spogliatoi e poi in ospedale dove gli hanno applicato 6 punti di sutura, ha acuito.

Pioli, il sostituto di Tardelli. Non s'è inserito in partita con quell'autorità che aveva all'inizio del campionato e che sembrava addirittura proporlo per un posto fisso da titolare. Galia ha sospinto in avanti parecchi palloni senza trovare molta opposizione da Pioli che, quando era chiamato a sostenere il lavoro offensivo, appariva titubante o impreciso.

Con un centrocampo che non garantiva il filtro indispensabile, anche la difesa, che a Napoli era stata imprescindibile, ha sofferto in più occasioni sui contropiedi sampdoriani, azionati da Scanziani, Salsano e Galia che hanno avuto in Francis e Mancini (cui Paparesta ha annullato per fuori gioco il gol sull'1-1) gli elementi di maggiore spicco nonostante la buona prestazione di Brio, la generosità di Favero e la tempestività di Scirea. Tасconi ha sfoderato almeno un paio di grandi parate: la prima con uno splendido colpo di reni al 6' su un tocco volante di Casagrande servito alla perfezione da Francis; la seconda su staffilata di Mancini (36'). Ha anche respinto un pericoloso colpo di testa di Mannini (67').

Il portiere ha un po' guastato la brillante serie di interventi sull'1-1 di Scanziani (76'). L'azione, nata da un corner, era stata confusa: rimpallo tra Salsano e Scirca, tiro di Pari deviato da Vierchowod con il pallone che si allargava e Tacconi, ritenendolo ormai fuori dalla portata di Scanziani, si tuffava in ritardo e veniva trafitto dal capitano dei blucerchiati. Dopo il pareggio, Trapattoni inseriva Prandelli al posto di Pioli, che zoppicava per un dolore muscolare e, da qualche minuto, aveva chiesto il cambio.

La Juventus, più con la volontà che con lucidità e raziocinio, produceva un caotico e sterile forcing, esponendosi alle controffensive della Sampdoria che all'81', come s'è detto, andava a bersaglio su combinazione Francis-Mancini, ma il guardalinee sbandierava l'offside e Paparesta annullava, aggiungendo un'altra arrabbiatura per Bersellini, espulso al 64' perché si agitava troppo in panchina protestando per un presunto fallo di Cabrini su Mancini in area, rimasto all'imbocco del sottopassaggio. Bersellini era nervoso perché vuole a tutti i costi l'Uefa, un traguardo storico.


Bruno Bernardi




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Il gol del 1-0 di Platini

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Il gol del pareggio di Scanziani

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In uno scontro con Mancini, Tardelli ha riportato una ferita a un ginocchio che ha richiesto sei punti di sutura: ecco il bianconero che lascia il campo in barella


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martedì 31 marzo 2026

31 Marzo 1985: Torino - Juventus

È il 31 marzo 1985 e Torino e Juventus si sfidano nella nona giornata del girone di ritorno del campionato italiano di calcio di Serie A 1984-85 allo Stadio 'Comunale' di Torino. È il 'Derby della Mole' e tutto il capoluogo piemontese si mobilita.

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa, invece, c'è sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto.

Dall'altra parte c'è il Toro che lotta con i sorprendenti scaligeri per la vetta della classifica. Infatti questa sconfitta nel derby sarà fatale per le ambizioni dei granata.

Buona Visione!




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Campionato di Serie A 1984-1985 - 9 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 31 marzo 1985 ore 15.30
TORINO-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Briaschi 11, Platini rigore 87

TORINO: Martina, Danova, Corradini, Galbiati, Junior, Ferri G., Pileggi, Beruatto, Schachner (Comi 67), Dossena, Serena A.
Allenatore : Luigi Radice

JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini, Bonini, Caricola, Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi P. (Pioli 76), Platini, Vignola (Prandelli 85)
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.

 



Nessuno sottrae lo scettro a monsieur Platini 

TORINO 

MARTINA — Sorpreso, come i compagni della difesa dal gol di Briaschi, bravo a rimediare con un balzo all'indietro alla posizione troppo avanzata sul pallonetto di Platini. Paradossalmente, non ha avuto neppure troppo lavoro… per gli errori degli avversari.
DANOVA — Non è ancora in condizione (lo si nota negli insicuri colpi di testa), ma ha cuore; per questo gli vanno perdonati alcuni errori.
CORRADINI — Un passo indietro rispetto alle recenti buone prestazioni. Marcare in spazi larghi non è il suo pane.
GALBIATI — Brutta giornata per il libero di fronte al contropiede bianconero. Spesso fuori tempo e lento nello scatto. 
JUNIOR — Cantare e portare la croce sono difficili anche per un asso come lui. Non brillante come di consueto, è stato spesso sin troppo generoso (andando fuori zona) negli appoggi ai compagni. 
FERRI — La diligenza non basta. Ha faticato su Platini senza riuscire a rendersi utile in appoggio. 
PILEGGI — Buono continuità, grande impegno. Il più caparbio nell'appoggiare gli avanti. 
BERUATTO — Radice gli chiede troppo, in appoggio. Non è riuscito a dare un apporto concreto al gioco d'attacco. 
SCHACHNER — Tanti scatti, controlli a volte aleatori secondo caratteristiche. Chissà perché, però, tocca sempre a lui la sostituzione. 
COMI — Come non fosse centrale, la gara era già decisa. 
DOSSENA — Caduto nella confusione generale. Incapace di essere lui a dare conforto ai compagni: si pretende troppo? 
SERENA -- Non gli forniscono il «materiale» che predilige, il cross dal fondo. Una botta all'inizio ne ha limitato i movimenti. 

JUVENTUS 

BODINI — Ha salvato la vittoria (sull'1-0) togliendo dalla porta una staffilata di Junior finita da Beruatto. Poi altri interventi difficili nel forcing granata. Complimenti. 
FAVERO — Non ha dato spazio a Schachner, diventando il miglior difensore nel finale, con alcune prepotenti uscite palla al piede e rilanci precisi. 
CABRINI — È stato in zona, aspettando Pileggi, adeguandosi al gioco di rimessa che piace (adesso) a Trapattoni. 
BONINI — Altissimo livello di rendimento. Dinamismo, tackles determinanti, anche sbalzi al momento giusto. Cosa ci vuole a centrocampo (la Figc ha accettato senza battersi che resti alla Nazionale di San Marino…). 
CARICOLA — Di testa e di piede è arrivato più volte al momento giusto a risolvere, in mischia, situazioni delicate. Buon freno a Serena. 
SCIREA — Sempre tempista nelle chiusure, ha gran parte del merito nell'annullamento delle offensive granata, bloccandone molte alle soglie dell'area di rigore. 
BRIASCHI — Un gran gol, poi ha rifiatato nella ripresa sino allo scatto che ha provocato il rigore. Discontinuo ma determinante. 
TARDELLI — Ottimo lavoro come filtro, pronti gli inserimenti sul contropiede. Sente odore di Coppa Campioni.
ROSSI —Ha messo il fiato grosso ad un marcatore come Danova. La sostituzione non le è gradita, e si capisce. 
PIOLI — Non ha avuto modo di farsi vedere. 
PLATINI — Fulcro del gioco di rimessa, ha trovato un modo nuovo per essere utilissimo e per divertirsi. Il pallone che per poco non ha scavalcato Martina è stato un capolavoro per lucidità di riflessi. 
VIGNOLA — Buone giocate e qualche pausa. Può fare meglio, soprattutto cercando il tiro. 
PRANDELLI — Cinque minuti, tanto per partecipare.

ARBITRO AGNOLIN — Un po' pignolo, ma attento e preciso nelle valutazioni. 

Bruno Perucca 
tratto da: La Stampa 1 aprile 1985



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La Stampa 1 aprile 1985

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La Stampa 1 aprile 1985

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La Stampa 1 aprile 1985

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martedì 24 marzo 2026

24 Marzo 1985: Juventus - Inter

È il 24 marzo 1985 e Juventus Inter si sfidano nell'Ottava Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa, invece, c'è sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto.

Dall'altra parte c'è l'Inter che termina il campionato sull'ultimo gradino del podio con due punti in più dei nostri eroi.

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1984-1985 - 8 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 24 marzo 1985 ore 15.30
JUVENTUS-INTER 3-1
MARCATORI: Altobelli 38, Tardelli 40, Boniek 62, Briaschi 87

JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini, Bonini (Pioli 89), Caricola, Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi P. (Vignola 42), Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

INTER: Zenga, Bergomi, Mandorlini (Pasinato 84), Baresi G., Collovati, Ferri R., Sabato (Causio 71), Marini, Altobelli, Brady, Rummenigge K.
Allenatore: Ilario Castagner

ARBITRO: Bergamo
ESPULSIONI: Pasinato 90 (Inter)



Elogi del tecnico alle parate di Zenga
Trap: «Vittoria per il prestigio»

TORINO - E così lo scudetto prende la strada di Verona. Trapattoni lo consegna direttamente a Bagnoli dopo la netta vittoria sull'Inter: 

«Penso proprio che i giochi siano fatti», ammette, «anche se c'è ancora il Torino che non molla». Vediamo ora se nel derby riusciremo a fermare anche la macchina granata." 

Intanto il Trap si gusta un successo che voleva ad ogni costo

"Lo 0-4 dell'andata non ci ha stimolato in maniera particolare - prosegue - volevamo una vittoria per il prestigio e per non perdere di vista la zona Uefa. Questi due punti ci servono intanto per affiancare il Milan e ci danno la possibilità di migliorare ancora la classifica nelle prossime sette partite."

Ma eccoci alla partita. Dice Trapattoni

"Nel primo tempo abbiamo avuto due-tre occasioni da gol buone, ma Zenga è sempre stato bravo. Nella ripresa il palo di Marini poteva cambiare le cose, ma la nostra vittoria non fa una grinza. Tranne venti minuti di abulia nel secondo tempo durante i quali sembrava non volessimo affondare, abbiamo poi preso il largo, favoriti anche dalla tattica dell'Inter, che non poteva accontentarsi del pareggio e ci ha dato spazio." 

Trapattoni si è infuriato quando Bergamo non ha concesso il rigore per l'atterramento di Briaschi da parte di Ferri. 

Spiega

"Dalla panchina è sempre difficile giudicare, ma la palla era lontana dai due». 

Chiarisce poi l'impiego di Caricola in sostituzione di Brio

"Ho a disposizione valide alternative, da Pioli, a Prandelli, a Caricola appunto, che nella circostanza mi è sembrato il più adatto a marcare Altobelli, perché è il più veloce dei tre."

Forse ha pesato sulla scelta anche il ricordo della partita d'andata. Allora il vice Brio fu Prandelli.

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 25 marzo 1985




IL CAMPIONATO / TORINO VINCE LA SFIDA CON MILANO
La Juve strapazza l'Inter, il Toro beffa il Milan: dai bagliori del Comunale al buio di San Siro bianconeri e granata affondano i rivali, in una lotta di comprimari, col Verona già campione
Damigelle d'onore

È STATA, a voler enfatizzare, una specie di danza vorticosa: con la Juve che vince e stravince il derby tra le grandi d'Europa, col Toro a espugnare Milano nell'altro tête-à-tête di vertice tra le due capitali d'industria. Un gran luccichio di lustrini, ma sì, un discreto sfolgorio di lamé e gioielli di famiglia: ma, a ben guardare, solo un raggrumarsi nemmeno troppo convinto di damigelle d'onore. Per il corteo nuziale del Verona, naturalmente, ormai impegnato a consumare con largo anticipo le sue prime nozze-scudetto.

ROVESCIO. Mentre i giallo-blù si divertivano a gozzovigliare al banchetto imbandito generosamente al Bentegodi dalla Cremonese (che continua a difendere gelosamente il suo inattaccabile en plein di sconfitte in trasferta), al Comunale di Torino le grandi di Coppa hanno cercato reciprocamente di farsi lo sgambetto, pur in una sfida priva dei clangori della lotta-scudetto. Al di là degli ottimismi di maniera, infatti, fondati sulla matematica intesa più o meno come un'opinione, l'Inter si è ormai liberata, al cospetto dell'evidenza, di ogni velleità di primato: il pesante distacco dal Verona, le stesse glorie europee che ammiccano con sempre maggiore intenzione dovrebbero aver dissuaso anche i sognatori più accaniti. Gli scontri tra Juve e Inter, però, hanno un sapore tutto particolare, come ferri incrociati su un blasone che non ammette defezioni d'impegno. Curiosamente, si è ripetuta, rovesciata, la situazione dell'andata: allora la Juve scese a San Siro imbaldanzita dalla scampagnata a suon di gol con il Grasshoppers, e venne brutalizzata dall'Inter formato Kalle, reduce dai robusti scrolloni del Rangers di Glasgow. Questa volta era Castagner a venire da una straripante abbuffata europea: per tentare di ribadire il concetto contro la Juve sconfitta a Praga, ha pensato bene di tornare, per l'ennesima volta, alla formazione «Cinque mulini» (cioè tutto podismo) che evidentemente predilige al limite dell'infatuazione. Fuori Causio e le possibili invenzioni dell'ex, dentro Sabato a far da argine e magari trampolino per un'improbabile operazione di riscossa. Così è finita che questa volta lo sfizio della goleada se l'è tolto chi era reduce da una debacle, sia pure platonica, in Coppa. Dall'altra parte, infatti, è bastato dare la scossa agli antichi ardori di Tardelli e soprattutto far rimbombare il tuono di Boniek, temporale polacco, per travolgere ogni residua, fragile illusione interista. Specchiate sul terreno del Comunale, invischiate nel gagliardo botta e risposta che ha rallegrato di emozioni la partita, Juve e Inter non hanno fatto, pur nell'esito opposto di risultato, che confermare se stesse: due squadre cui entro i confini nazionali è sempre mancato qualcosa, in questa stagione che continua per entrambe a brillare di scintille esclusivamente europee; due squadre ora col fiato corto, ora dagli ardori scoperchiati in faccia ad avversari e antiche e sempre nuove nobilità di stirpe. Due compagini, in definitiva, senza il passo-scudetto, ma forse con la misura giusta per i rapidi e brevi uno-due europei, come l'equa spartizione di posta nei due confronti diretti (entrambi conditi dallo stesso numero di gol) ha dimostrato. L'Inter ha realizzato una rete anche in trasferta, e in questo particolare, forse, per due entità che si misurano col metro di Coppa, sta la differenza di classifica che ancora le divide.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.13





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La Stampa 25 marzo 1985

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La Stampa 25 marzo 1985

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