Visualizzazione post con etichetta Juventus-Perugia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Juventus-Perugia. Mostra tutti i post

domenica 10 maggio 2026

10 Maggio 2003: Juventus - Perugia

È il 10 maggio 2003 e Juventus e Perugia si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

Proprio in questa gara la Juve sarà incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e tifoseria.

La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Dall'altra parte c'è un Perugia che vive una stagione più che buona - protagonista in Coppa Italia, salvezza tranquilla ed avventura in Coppa Intertoto.

Buona Visione! 



juventus




Stagione 2002-2003 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
sabato 10 maggio 2003 ore 15:00 
JUVENTUS-PERUGIA 2-2
MARCATORI: Trezeguet rigore 25, Miccoli 36, Di Vaio 46, Grosso 90+2

JUVENTUS: Buffon (Chimenti 80), Birindelli (Montero P. 39), Ferrara C., Iuliano, Pessotto G., Camoranesi, (c) Conte A., Tacchinardi, Davids, Trezeguet (Nedved 56), Di Vaio
A disposizione: Tudor, Del Piero, Zambrotta, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

PERUGIA: Kalac, Sogliano, Di Loreto, Milanese, Zè Maria, Tedesco, Blasi, Obodo (Pagliuca 51), Grosso, Miccoli (Berrettoni 63), Vryzas (Crocetti 65)
A disposizione: Tardioli, Sulcis, Loumpoutis, Fusani
Allenatore: Serse Cosmi

ARBITRO: Bertini

AMMONIZIONI: Ferrara C. (Juventus); Blasi, Obodo, Grosso (Perugia)




JUVE27 La magia continua  

I BIANCONERI CAMPIONI D'ITALIA CON DUE GIORNATE D'ANTICIPO: È BASTATO IL PAREGGIO CONTRO IL PERUGIA. E MERCOLEDÌ LA SFIDA CHAMPIONS 

TORINO Finisce come l'anno scorso a Udine, con Lippi e gli juventini che si raggrumano davanti alla panchina per ascoltare alla radio la conclusione della partita dell'Inter, con la speranza che niente muti. Questa volta il calvario dura tre minuti. A San Siro si gioca ancora mentre il Perugia è già negli spogliatoi, ma come al solito c'è uno spirito irrequieto che non regge alla tensione e esulta, come se a Milano fosse finita: il falso allarme si propaga per lo stadio come una «ola» incontrollabile; in campo, qualcuno cade nell'equivoco, ma la vibrazione si estingue tra le urla di chi impone di stare zitti e aspettare incrociando le dita. Sarebbe il colmo che l'epilogo più scontato degli ultimi cinque anni si rovinasse nei secondi finali dei supplementari, rinviando una festa troppo annunciata, quasi digerita nelle settimane di avvicinamento al traguardo. Nemmeno la pioggia evoca sinistre coincidenze perugine: non ci sono pozzanghere in campo, non c'è Collina. Non c'è nemmeno Ancelotti e la sua sfiga cosmica. Lo scudetto è inevitabile. Subito dopo il gol di Di Vaio, lo speaker ha già invitato il pubblico a non invadere il campo come se fosse deciso, assodato, concluso che la Juve ha vinto e la porzione di partita che resta si risolverà senza sorprese. Ci sono stati sorrisetti in tribuna: il sospetto è una moda che non tramonta mai. Eppure non era sembrata (e non era) una partita finta, con Cosmi che smoccolava ad ogni decisione dell'arbitro e Blasi che rovinava il proprio futuro da juventino, sbattendo i tacchetti addosso a Tacchinardi e poi, più gravemente, contro Birindelli costretto ad uscire con una gamba malconcia. Moggi se l'è legata al dito. 

Il Perugia aveva giocato bene il primo tempo, la Juve no. Le ombre inquietanti si allungavano sulla partita con il Real Madrid perché, davanti all'impotenza bianconera, cresceva il dubbio che la squadra fosse stracotta e non soltanto distratta dalla Champions. Non c'era un reparto che si salvasse. Ze Maria sulla destra portava i pericoli, Vryzas faceva la sponda, Miccoli e Tedesco si incuneavano in una difesa slabbrata e mal coperta, al punto che Buffon (come poche altre volte gli avevamo visto fare) urlava e si sbracciava per svegliare i compagni. Il gol di testa di Tedesco era stato annullato al 9' per un fuorigioco visto dal guardalinee e in Italia pochi arbitri smentiscono i guardalinee. Le sirene dell'antiaerea suonavano ad ogni incursione degli umbri. La Juve invece non sapeva portarsi avanti. Il rigore fischiato a Di Vaio per un contatto con Di Loreto aveva permesso a Trezeguet di mettere la firma sul match scudetto al 24', come un anno fa. Ma, a parte una conclusione esplosiva di Ferrara respinta da Kalac e poi ribattuta da Tacchinardi contro il palo, il Perugia si avvicinava al pareggio molto più che i bianconeri al raddoppio. Il teorema di Sensi sui favori che la Juve riceve dai giocatori che le sono legati e stanno sparsi in altre squadre subiva un duro colpo dalla rete di Miccoli al 36', un destro fulminante su passaggio di Ze Maria. La gente si consolava perché il piccoletto l'anno prossimo giocherà a Torino ma, nel minuto successivo, senza la doppia parata di Buffon sulle conclusioni ravvicinate di Vryzas e Tedesco, la paura avrebbe cominciato a rotolare dai gradoni pieni, non pienissimi, del Delle Alpi. 

La ripresa si apriva sul gol di Di Vaio, l'acuto dell'ultimo giorno. Prendeva palla sulla sinistra, saltava un paio di difensori rientrando in area e fulminava il tuffo di Kalac con un destro angolato. Non c'era più il Perugia del primo tempo e la Juve garantiva sollievo alle sue genti preoccupate: come a Madrid, nella ripresa i bianconeri erano più vispi, quasi dovessero dimostrare che la benzina non è finita. Entrava Nedved, un rischio, nelle sue condizioni e infatti due botte terrificanti lo costringevano a zoppicare. Restava ancora fuori Dal Piero a macerarsi nel proprio malumore per la festa vissuta da spettatore. Di Vaio aveva altre palle buone che sprecava addosso al portiere e il popolo lo perdonava perché intanto, da Milano, era arrivata la notizia del gol del Parma. Mezz'ora alla fine. Insisteva lo speaker, ottimista: 

«Il pubblico è pregato... 

La preghiera di stare buoni non raggiungeva però Fabio Grosso, che deve giocarsi il futuro in una grande squadra: il cross del solito Ze Maria lo raggiungeva in pieno recupero passando sopra le teste dei difensori juventini. Lui batteva a rete, incredulo. Chimenti bagnava la partecipazione al match scudetto senza poter fermare quella sassata forte e centrale. C'è di nuovo da soffrire, adesso. Se l'Inter segna... Tre minuti. Poi Ferrara e Conte festeggiano la loro terza età gettandosi per primi sull'erba come ragazzini, Davids corre senza meta come un criceto in gabbia tenendo in una mano uno scudetto gigantesco e nell'altra il cartello con il numero 27. Arrivano mogli, fidanzate e figli. Tutti in processione come in una sagra di paese e Nedved ne approfitta per macinare di corsa l'ultimo chilometro attorno al campo. Ogni minuto è buono per allenarsi. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 11 maggio 2003






juventus

juventus

perugia

perugia

juventus

juve

juve


juventus

juventus


juve


hurrá


hurra´


hurrá

hurrá

juventus


perugia


maglie





domenica 22 marzo 2026

22 Marzo 1981: Juventus - Perugia

È il 22 marzo 1981 e Juventus e Perugia si sfidano nella settima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima l'aveva beffato sul traguardo tricolore. Sarà una vittoria per i bianconeri bella ed importante verso il cammino che porterà i nostri beniamini verso il diciannovesimo tricolore. 

Dall'altra parte c'è un Perugia che partito da una penalizzazione di cinque punti si ritrova in Serie B a fine stagione.

Buona Visione!


juventus



Campionato di Serie A 1980-1981 - 7 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 22 marzo 1981 ore 15.00
JUVENTUS-PERUGIA 2-1
MARCATORI: De Rosa 81, Brady rigore 85, Marocchino 89

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu (Brio 60), Cabrini, Furino, Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, Bettega, Brady, Fanna (Causio 69)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

PERUGIA: Mancini, Lelj, Ceccarini, Frosio, Pin C., Dal Fiume, Bagni (Di Gennaro 79), Butti, De Rosa, Goretti, Tacconi
Allenatore: Molinari

ARBITRO: Terpin




QUATTRO MESI FA esattamente alla settima giornata del girone d'andata si parlava di Juventus in crisi, di giocatori privi di stimoli, di ambiente che rifiutava dopo tanto tempo il mister, Giovanni Trapattoni. 

Adesso appunto a quattro mesi di distanza e dopo il match di ritorno col Perugia parlare della Juventus significa parlare della squadra più in forma fra le sedici di Serie A, della formazione che dopo un esaltante inseguimento ha finalmente coronato il suo sogno di raggiungere in solitudine la vetta della classifica, scavalcando quella Roma che aveva condotto fin qui le operazioni. Già, la Roma. Privi di tre pedine fondamentali come Falcao, Pruzzo e Turone (tanto fondamentali che in panchina non c'era neanche il sedicesimo...), gli uomini di Liedholm hanno stentato a contenere il forcing 

del Catanzaro, ma alla fine sono riusciti a strappare un utilissimo pareggio grazie a una bella girata di Conti. Dopo Juventus e Roma, ecco il Napoli, reduce da un pareggio a reti bianche con l'Avellino e sempre in corsa per il titolo. Staccata di cinque punti dalla prima ma non ancora fuori corsa, segue l'Inter, vittoriosa fra le polemiche in quel di Pistoia. Da ricordare infine la vittoria del Torino a Como.

tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.13





Juventus, cronaca di una lunga sofferenza 
Il Perugia in vantaggio all'82' con De Rosa, raggiunto da Brady e battuto da Marocchino
Bianconeri generosi, ma in difficoltà contro l'inattesa e grintosa tattica ostruzionistica degli umbri
Dopo il gol degli ospiti, l'arbitro Terpin dava una mano ai torinesi
Prima dello scontro Tacconi-Furino (rigore), Marocchino aveva portato la palla oltre il fondo
A 42" dalla fine la rete vincente di Marocchino 
Azzeccate scelte tattiche di Trapattoni 

TORINO — Ottantadue minuti di rabbia, quattro di terrore, un primo respiro di sollievo, altri quattro minuti di assalto disperato con il cuore in gola, poi l'urlo del trionfo a 42" dalla fine del match: attraverso questi stati d'animo, in un finale raro per il nostro calcio, la Juventus ha battuto il Perugia, il cui dispetto per la clamorosa vittoria sfumata in extremis è tanto comprensibile quanto sono parse incomprensibili la sua tattica di gioco e il suo accanimento. La cronaca che conta, di un match agonisticamente magnifico ma povero di gioco per la tattica rinunciataria degli umbri, è racchiusa negli ultimi otto minuti, trascorsi in un'altalena di risultati che ha fatto rivivere a Liam Brady le emozioni del calcio inglese, dove le partite durano davvero un'ora e mezzo. 

All'82 segnava De Rosa. Un premio sproporzionato ai meriti del Perugia ma difesa e contropiede possono fruttare, l'Inter è pur tornata da Belgrado fra gli osanna. Pasticciavano sulla sinistra della difesa bianconera Cabrini e Furino, ne approfittava il «motorino» Butti che si impossessava della palla e quasi dal fondo centrava alto. Al centro riusciva un bello stacco a De Rosa, su Brio appena rientrato da una proiezione offensiva, e la deviazione di testa del capelluto centravanti perugino era fuori dalla portata di Zoff, alla sua sinistra. Juve in svantaggio, dopo una vana serie di attacchi. Disperazione bianconera in campo e sulle gradinate. Nel silenzio dello stadio la Juventus reagiva, ripartiva caparbiamente in avanti, e trovava insperatamente un aiuto nell'arbitro. Tentava un ennesimo affondo, di forza, Marocchino sulla sinistra del fronte offensivo, Terpin non si avvedeva che l'attaccante sospingeva la palla appena oltre il fondo, prima del cross. Partiva comunque il centro, lungo, la palla dalla parte opposta era toccata per Furino, il quale a sua volta partiva in affondo. Gli riusciva il primo dribbling, su di lui in seconda battuta arrivava in spaccata Tacconi: sfiora la palla (che cambiava direzione e finiva oltre il fondo per un ennesimo corner) ma toccava anche Furino, che rovinava a terra. Terpin indicava il dischetto per il penalty, al termine di un'azione viziata in partenza. Le proteste del Perugia erano vibranti quanto vane. Mancini, suo malgrado, poneva il pallone sul dischetto. Brady si avviava, ed al termine di una rincorsa tranquilla piazzava un pallone imprendibile, alto, alla sinistra del portiere perugino. Uno a uno. 

Il Perugia dimenticava tutto quanto era accaduto prima, per gli umbri il pareggio era un'ingiustizia, in panchina l'allenatore-avvocato Molinari prendeva a calci la cicca della sigaretta. Per la Juve il pari era già uno scampato pericolo, ma dava altro slancio. Ancora alcuni affondo, ed al 44 e 18 arrivava la vittoria. Causio che fa spiovere un pallone in area dalla destra, Brio che fa valere il suo vigore atletico, si fa largo e batte a rete, tiro respinto alla meglio, Marocchino che in qualche modo controlla e caccia dentro. Due a uno e «melina» finale per i bianconeri, con il Perugia che ancora si dibatte fra i fischi e cerca l'ultimo affondo senza impensierire Zoff. Così è finita Juventus-Perugia, un thriller che ha tenuto a lungo il pubblico con il fiato sospeso, prima di scuoterlo con un finale imprevedibile. La vittoria soddisfava ma non placava la Juventus, che a fine gara non si spiegava il contegno degli avversari. Il regolamento del calcio dice semplicemente che le squadre sono obbligate a mandare in campo la formazione migliore; è una raccomandazione per salvaguardare la regolarità del campionato. Il «come giocare» è a discrezione. Perché il Perugia ormai condannato alla B non abbia scelto la strada della manovra (senza dubbio più gradita ai bianconeri) ed abbia invece preferito una grinta-sissima gara tattica, come se fosse in gioco la salvezza, la Juve non riesce a spiegarselo. Ma se qualche bianconero si ricorda passate scintille (le ricordava già Paolo Sollier in un libro, raccontando la sua vita in Umbria), qualcosa può capire. E poi la rabbia della condannata alla B che esplode contro una grande. Altre sollecitazioni misteriose sono cose da retrobottega del football. Di certo un Perugia votato allo zero a zero è parso incomprensibile, ma la Juventus doveva accettare la situazione sin dall'avvio del match. 

Attaccava in forze, tentando la strada del gioco largo, portando avanti Gentile che in due occasioni arrivava al tiro in buona posizione ma senza fortuna. Cercava con la stessa sorte la botta da lontano Cuccureddu. Un tiro da lontano di Butti concretizzava una delle rare avanzate perugine, mentre prendeva corpo il duello, senza esclusione di colpi, fra Bagni e Cabrini, due galli da combattimento. Al 34' Mancini ribatteva una staffilata di Furino, partiva sulla risposta Goretti e Scirea prudentemente lo bloccava di brutto fuori area. Ma era sempre la Juve a dominare, a collezionare calci d'angolo. Venivano ammoniti Ceccarini (ostruzionismo), poi Bagni, Cabrini e Butti, tutti per rudezze. La Juve stentava, la spinta di Brady e Tardelli era difficile, con le punte bloccatissime da molti avversari. Al 15' della ripresa. Trapattoni cominciava dalla panchina a vincere la partita, anche se non poteva prevedere il finale strappacuore. Sostituiva Cuccureddu con Brio, che rientrava disinvolto (e applaudito) in Serie A andando subito a cercare fortuna con la sua forza, il suo colpo di testa, in area avversaria. Inserito l'ariete, Trapattoni si preoccupava dei rifornimenti, mandava Causio al posto di Fanna per eseguire i cross che mancavano. Il «barone» entrava bene nella parte, lavorava buoni palloni e li lanciava al centro. Il Perugia sostituiva l'esausto Bagni, anche per evitare un'espulsione al focoso attaccante, e si arrivava al gran finale. De Rosa di testa. Brady dal dischetto. Marocchino in mischia. Due a uno per la Juve, primo posto senza condomini. Sofferenza, paura? Tante, ma valeva la pena. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 23 marzo 1981




Juventus

Juventus

Juventus

Juventus

rosa

perugia

dino



Juventus

Perugia

juve
La Stampa 23 marzo 1981

juve
La Stampa 23 marzo 1981


Juventus

Juventus

Juventus












domenica 12 ottobre 2025

1 Febbraio 1976: Juventus - Perugia

È il 1 Febbraio 1976 e si gioca allo Stadio 'Comunale' di Torino la sfida Juventus-Perugia. La gara è valevole per la quindicesima giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1975-76.

Alla fine di quel Campionato la Juventus finirà alle spalle del Torino Campione d'Italia con solo due punti di ritardo.

Per quanto riguarda la coppa nazionale i nostri eroi non riusciranno neppure a superare il primo turno eliminatorio: saranno scavalcati nel girone dall' Inter. Invece la Coppa Italia la vince a sorpresa il Napoli che strapazza per 4-0 in finale l'altra sorpresa Hellas Verona.

Buona Visione!


juventus



Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A - 15 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 1 febbraio 1976 ore 15.00
JUVENTUS-PERUGIA 1-0
MARCATORI
: Damiani 60

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Tardelli, Furino, Morini, Scirea, Damiani, Causio, Anastasi, Capello F., Bettega R.
Allenatore: Carlo Parola

PERUGIA: Marconcini, Nappi, Baiardo, Frosio, Berni, Agroppi, Scarpa, Curi (Marchei 75), Novellino, Vannini, Sollier
Allenatore: Ilario Castagner 

ARBITRO: Barbaresco



Le Pagelle Bianconere 

ZOFF — Brividi di freddo nel primo tempo, brividi di.... paura nella ripresa. Questa volta «san» Dino deve accendere un cero al suo santo protettore: sul bolide di Vannini che accarezza l'esterno del paio; ma soprattutto sull'incornata dello stesso Vannini che sbatte sul montante e gli consegna il pallone sulle braccia e sul bel colpo di testa di Berni che schizza sull'altro legno. 

CUCCUREDDU — Deve seguire Novellino che arretra: s'improvvisa ala ma conclude con precipitazione. Si distingue nel lavoro difensivo e per una punizionebomba che impegna Marconcini nel finale. 

TARDELLI — E' suo il tiro più pericoloso del primo tempo: Marconclni si oppone con bravura. Si rende assai utile con frequenti inserimenti sulla sinistra 

FURINO — Da marcatore diventa... marcato. C'è Curi alle sue costole. Si spinge anche sotto porta ma i palloni alti non sono il suo forte. Meno appariscente nella ripresa. 

MORINI — Tiene a bada Scarpa senza problemi. Ogni tanto si «apre» sull'esterno ma viene ignorato dal compagni. Sulle palle-gol del Perugia non ha responsabilità. 

SCIREA — Nel primo tempo riduca al minimo gli inserimenti per non Intasare un centrocampo sovraffollato. Nella ripresa rimane coinvolto nello sbandamento generale. 

DAMIANI — SI nota poco nel primo tempo perché i compagni preferiscono Impostare II gioco sulla sinistra. La musica cambia nella ripresa: prima sfiora II gol con un bel colpo di testa, poi centra II bersaglio. 

CAUSIO — E' Il più in forma e si prodiga par sbloccare il risultato. Cerca l'invenzione e la trova, In contropiede, al quarto d'ora della ripresa quando pennella il cross che Damiani trasforma. Festeggia cosi degnamente II 27° compleanno e la 150esima partita di campionato nella Juventus. 

ANASTASI — E' vivo, fa dannare Balardo ma difetta negli ultimi metri. Al 39' è atterrato dal diretto avversarlo In piena area ma l'arbitro, anziché fischiare il rigore lo punisce per simulazione. 

CAPELLO — La squadra ò sbilanciata in avanti e il «regista» non brilla; Agroppl lo marc^ a distanza ma con efficacia. 

BETTEGA — Gioca centravanti, lo cercano con i cross in diagonale ma Borni e Froslo lo anticipano. Non brilla.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 2 febbraio 1976




Record dei record, giro di boa a +3: questa è la Juve che nell'epoca delle esterofilie (Olanda o Polonia) si avvia a vincere lo scudetto giocando di rimessa
La Signora gioca italiano

TORINO Al tredicesimo minuto del secondo tempo, Barbaresco ha interrotto il gioco e, volgendo lo sguardo alla cabina radio, ha ordinato ai tecnici di impedire l'amplificazione della voce di Ameri da Cesena, attraverso gli altoparlanti rimasti erroneamente accesi. Secondo i perugini, le notizie sulla partita del Torino potevano raddoppiare le energie degli avversari, attenti ormai soltanto alle disgrazie granata. 

LO SCUDETTO D'INVERNO 

Sconfiggendo il Perugia, la Juventus ha girato la boa del girone di andata in testa alla classifica, stabilendo con i suoi ventisei punti il primato per tornei a sedici squadre. Molto raramente era accaduto di festeggiare i campioni d'inverno a quota +3 in media inglese, e di vedere una squadra a +1 come il Torino non al vertice della graduatoria ma bensì al secondo posto. Queste annotazioni statistiche esaltano il valore del calcio torinese, ma condannano, dopo la pagliaccia-ta azzurra di Nizza, la modestia delle altre pretendenti al titolo.

Dei bianconeri si è criticato giustamente il gioco poco avvincente, ma si è spesso ignorata ingiustamente la praticità d'azione, dimenticando che nel calcio purtroppo il risultato non è sempre proporzionale allo spettacolo. Si continua ad inneggiare al football olandese, tedesco o polacco, ma non si considera che il gioco della nostra principale squadra di club sembra costruita ad immagine e somiglianza del suo allenatore, aggiornato nelle idee ma conservatore nelle abitudini. Infatti nella formazione di Parola rivive il grande calcio all'italiana, modernizzato su una base dinamica di manovra grazie alla presenza di un solo difensore puro.

Non a caso è stato il gioco di rimessa a consentire ai juventini, fra gli altri episodi, le vittorie esterne di Cagliari, Milano e Roma, e proprio l'ul-timo successo in-terno contro il Perugia. Non a caso sono state le virtù di due contropiedisti come Causio e Damiani a trascinare i torinesi nelle recenti imprese. Non a caso continua ad essere la classe di Zoff a permettere ai compagni di speculare di fronte a chiunque.

Così la Juventus inizia con un cospicuo vantaggio il girone di ritorno, dopo aver segnato il passo soltanto contro il Torino, suo più temibile inseguitore. Allenatore e giocatori sostengono di potere affrontare la seconda parte del torneo con maggiore tranquillità, ma non devono scordare che nello scorso campionato qualche distrazione fu sufficien-te a trasformare un vantaggio di cinque punti in un probabile aggancio del Napoli. Unicamente con l'umiltà dimostrata fino ad oggi lo scudetto d'inverno diventerà lo scudetto d'estate.

LO STILE DEL BARONE 

Giocandosi alla quindicesima giornata di campionato, Juve-Perugia non poteva che risultare una partita emblematica dell' intero girone di andata juventino, poco brillante ma molto redditizia. Quello che la fortuna ha concesso ai torinesi, graziandoli nella parte finale della gara, è stato loro sottratto da Barbaresco, che ha sorvolato su due possibili rigori e ha confermato che la monotona antifona sul protezionismo arbitrale rimane un semplice pettegolezzo. Parola ha evitato corsi e ricorsi storici, ma si è sfogato nei confronti dei direttori di gara, che finora hanno concesso ai suoi uomini la massima punizione soltanto nella partita inaugurale del torneo, spaventati nelle domeniche successive dal marasma scatenatosi in quella circostanza, una sola volta ancora.

Dopo un'ora di attacchi continui, la squadra ha sbloccato paradossalmente il risultato soltanto in contropiede. I bianconeri hanno preteso di attuare il loro forcing ignorando quelle fasce laterali che ne dovevano costituire lo sbocco più logico. Così hanno giocato le loro carte sui traversoni da tre quarti di campo, con il risultato di non impegnare quasi mai Marconcini fino alla segnatura. Naturalmente una delle prime autentiche aperture della manovra, realizzata da Causio con una lunga fuga sull'estrema destra, ha permesso loro di passare in vantaggio.

Il pubblico torinese ha rivisto all'opera il tandem di punta Anastasi-Bettega, che non operava più al Comunale dal derby. Sul piano tecnico il rendimento dei due attaccanti non ha deluso, perché ad un Bettega in grado di ripetere le sue ultime prove confortanti si è affiancato un Anastasi sulla strada del recupero. Sul piano tattico invece Bettega ha risentito forse dell'assenza dei consueti interscambi con Gori, che gli consentivano di tentare il gol libero da pressanti marcature. Lasciando il compagno più avanzato, ha giocato quasi costan-temente fuori dall'area, e quando ha cercato di imporre la propria elevazione è stato regolarmente anticipato, essendo rimasto l'unico saltatore effettivo della formazione.

Anastasi cerca di non cade nella stessa crisi che lo aveva bloccato nella scorsa stagione, anche se la misura non è ancora pari all'accanimento. Gori si sta ormai riprendendo dal suo infortunio e la considerazione già Gentile ha perso il posto di titolare per una semplice squalifica lo intimorisce. Damiani garantisce puntualmente il gol alla squadra pur senza eccellere, e dunque si sente forse al sicuro da nuovi accantonamenti. Così sta per nascere un altro ballottaggio, dopo quello fra i terzini, in seno all'attacco, e Parola irrigidisce ulteriormente il suo mutismo in materia di formazione.

Ma al di là di determinati schemi ormai prevedibili, l'attuale Juventus può avvalersi di un Causio capace di inventare lo spunto decisivo anche nella partita più scorbutica. II Barone ha voluto festeggiare il suo centocinquantesimo incontro in maglia bianconera e il suo ventisettesimo compleanno con un'altra esibizione convincente, e come già a Bergamo il gol è scaturito da un suo pezzo di repertorio. La settimana scorsa avevamo descritto in Claudio Sala la metamorfosi di un giocatore estemporaneo in atleta continuo. Ora dobbiamo spendere le stesse parole per un altro elemento che ha conservato il genio ma ha bandito la sregolatezza, e non a caso le vite parallele dei due campioni si legano alle sorti delle squadre in testa alla classifica. Si diceva che a Nizza con la Nazionale non dovesse giocare, perché il settore medico juventino temeva l'aggravarsi di un lieve malanno muscolare. Invece in Costa Azzurra è stato uno dei pochi a salvarsi, e questa volta la vecchia parte di prestigiatore da luna park l'ha lasciata agli altri.

Il sogno di Sollier 

La grande speranza dell'operaio Sollier di alzare il pugno chiuso verso Umberto Agnelli, seduto in tribuna, si è esaurita nei due pali con i quali il Perugia ha sfiorato il pareggio.

Fino al gol decisivo gli umbri hanno risposto all'assalto bianconero con un munitissimo catenaccio attivo. Castagner aveva dichiarato che non avrebbe costruito barricate, ma l'allineamento a zona di ben cinque centrocampisti davanti alla difesa, l'arretramento di Vannini e Agroppi a fianco di Frosio nelle mischie aeree, e l'isolamento dell'unica punta, Scarpa, hanno chiarito subito i suoi piani realizzati peraltro con efficacia. Dopo la rete, invece, i perugini hanno spiegato con i fatti le loro ultime rimonte contro Inter e Napoli. Con un sorprendente cambiamento di mentalità e di ritmo hanno affrontato a tutto campo gli avversari, e con le stesse armi delle quali si erano avvalsi in chiave difensiva, e cioè i colpi di testa di Berni e Vannini, hanno creato le loro occasioni più pro-pizie.

Il nuovo volto della squadra, in grado per il momento di assicurarle una classifica tranquilla, si spiega con due verità che già fece proprie l'Ascoli l'anno scorso per difendere la sua promozione. E' sopravvissuta l'organizzazione collettiva del com-plesso, che consente ai giocatori di intendersi in spazi brevi anche in differenti circostanze di gioco. E' cambiato però l'indirizzo tattico di Castagner, che dopo le sconfitte di Torino e di Firenze all'inizio del campionato, ha preparato la squadra in funzione della difesa, pur lasciandole con marcature allentate a centrocampo la libertà di esprimersi secondo natura.

Ma proprio questa... licenza è costata in parte cara agli umbri. Castagner si era arrovellato in set-timana alla ricerca di un controllore adeguato per il temutissimo Causio. Opponendogli in prima battuta Novellino e in seconda Vannini, ne ha contenuto spesso i movimenti laterali, ma ha sacrificato due palleggiatori ad una sorveglianza sin troppo approssimativa.

Carlo Nesti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.6




perugia


juventus

juventus

juve

juve

juve

juve

juve

juve
juve

juve

juve

maglie

gori