Visualizzazione post con etichetta 2002-03. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 2002-03. Mostra tutti i post

giovedì 14 maggio 2026

14 Maggio 2003: Juventus - Real Madrid

Il nostro blog vi propone questo gustoso amarcord di questa data odierna. È il 14 maggio 2003 e Juventus Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno della semifinale della Champions League 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

È una Juventus lanciatissima quella che si appresta a rimontare in casa la doppia sfida contro la 'Casa Blanca'. Tra qualche settimana sarà incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Buona Visione!



juventus



Stagione 2002-2003 - Champions League - Semifinali, ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 14 maggio 2003 ore 20:45 
JUVENTUS-REAL MADRID 3-1
MARCATORI
: Trezeguet 12, Del Piero 43, Nedved 73, Zidane 89

JUVENTUS: Buffon, Thuram L., Tudor, Montero P., Birindelli (Pessotto G. 60), Zambrotta, Tacchinardi, Davids (Conte A. 89), Nedved, Trezeguet (Camoranesi 77), (c) Del Piero
A disposizione: Chimenti, Fresi, Di Vaio, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

REAL MADRID: Casillas, Salgado, Helguera, Hierro, Roberto Carlos, Flavio Conceição (Ronaldo 52), Guti, Cambiasso (McManaman 76), Figo, Zidane, Raúl
A disposizione: César, Morientes, Portillo, Solari, Pavón
Allenatore: Vicente Del Bosque

ARBITRO: Meier (Svizzera)
RIGORI FALLITI: Figo 67 (Real Madrid)
AMMONIZIONI: Montero P. 58, Tacchinardi 64, Nedved 82 (Juventus); Flavio Conceição 23, Salgado 58, Hierro 75, Figo 86 (Real Madrid)




Thuram spazza tutto, Davids è indemoniato 
LE PAGELLE DELLA JUVENTUS 
Zambrotta scatenato: un operaio in paradiso 

BUFFON 9. Nel primo tempo c'è un gran sorvolo di pallone sopra la sua porta. Una sola palla-gol vera per il Real, ma Guti cincischia e il gatto vestito di rosa neutralizza. Nella ripresa il Real mostra la faccia cattiva, ma Gigi ha i nervi di acciaio. E lo dimostra neutralizzando il rigore di Figo. 
THURAM 7,5. Lippi resiste alla tentazione di spostarlo al centro per avere una diga a destra, ovvero dalla parte in cui si inserisce Zidane. Va all'assalto, ma con prudenza, garantisce comunque una pressione costante in raddoppio con Zambrotta. Nel finale si piazza a centro difesa e respinge tutto. 
TUDOR 7. Non è un fulmine di guerra, ha perso in parte l'abitudine a fare il difensore, ma l'emergenza lo richiama agh antichi compiti. Vigila nella zona di Guti, svetta di testa. 
MONTERO 7. Deve pilotare la difesa, gli manca l'appoggio di Ferrara. Non tentenna, fa argine, usa le buone maniere come sempre in questa sua difficile stagione. Atterra Ronaldo e provoca un rigore su cui c'è poco da discutere. Lo salva super Buffon. 
BIRINDELLI 7,5. In forse fino all'ultimo, va in campo e trova subito Figo. Che fa, trema? Neppure per sogno. Domina. Intanto parte stoppando in area Zidane, poi batte Figo allo sprint e suona la carica con un martellamento continuo sul fianco sinistro. Si esalta nel corpo a corpo, esce perché spremuto nella difesa del fortino 
(dal 15' st Pessotto 7)
ZAMBROTTA 8,5. Come a Madrid soffia il posto a Camoranesi e riveste i panni di centrocampista. Scatenato ai livelli del Bernabéu quando nel finale prese in pugno la situazione. Dalla destra il pericolo arriva di continuo per Casillas. Un'autentica gemma da collezione, il lancio che manda in gol Nedved. 
TACCHINARDI 8. In grande condizione, lo conferma una volta di più dominando la zona centrale, sovrastando chiunque cerchi il contatto fisico. Smista decine di palloni, fa da rampa di lancio per gli attaccanti. 
DAVIDS 8. Un finale di stagione in crescendo, si è fatta sentire la sua assenza al Bernabéu. Chiude il primo tempo con un numero di prestigio che scatena il delirio. Tranquillo, sicuro, recupera e riparte come un indemoniato 
(dal 44' st Conte sv). 
NEDVED 8,5. Soffre, ma non si arrende. Dominatore della scena in campionato, cerca l'acuto anche in Champions. E lo trova presto con D cross da cui scaturisce il gol del vantaggio. Sfugge alla marcatura facendo la ronda da una parte all'altra del campo. Corona la sua prestazione da eroe con una rete da antologia. Ammonito, salterà la finale che era l'obiettivo di tutta una carriera. 
TREZEGUET 7. Un gol da rapinatore, ma anche da attaccante sopraffino. L'assist di Del Piero è perfetto, la girata del francese è un colpo di stiletto letale. Sempre in agguato, sempre nel vivo del gioco, obbliga Helguera a sfiancanti recuperi 
(dal 32'.st Camoranesi 7: aiuta nel drammatico finale. 
DEL PIERO 8,5. Magica notte per il capitano. Nella parata dei grandi, lui finalmente esce allo scoperto e si allinea ai campioni che fanno storica questa sfida. Corona un primo tempo impeccabile con un gol da autentico fuoriclasse. Il 29esimo nella Champions: agguanta Inzaghi. Ripresa altrettanto spettacolare con un secondo gol sfiorato da pochi passi.


LE PAGELLE DEL REAL MADRID 
Roberto Carlos parte bene, poi si «dimette» 
Guti nervoso e Figo è l'ombra di sé stesso 

CASILLAS 6. Crivellato come un fagiano. Serata durissima perché la Juve parte subito a spron battuto e ne vede di tutti i colori. Becca due gol uno più bello dell'altro senza riuscire ad opporre resistenza. Si arrende anche a Nedved che gli arriva davanti come un proiettile. 
SALGADO 6. Cerca l'affondo in tandem con Figo, ma trova pane duro. Ouel Del Piero sempre molto defilato a sinistra è un pericolo costante, deve limitare le incursioni. 
HELGUERA 5,5. Aggrappato a Trezeguet, prova di tutto per limitare i danni. Durissimo fare argine contro questa Juve scatenata, esce spesso frastornato dai duelli che la partita gli impone. 
HIERRO 5. Il capitano manovra con calma, usa l'esperienza e tutti i ferri del mestiere per tenere a bada gli avversari. Ma è travolto pure lui. 
ROBERTO CARLOS 5. Partenza fulminea con un paio di sprint a razzo che esaltano la sua rapidità. Il pericolo sono le punizioni e infatti nel primo tempo ne calcia una che Buffon vede sfrecciare a un centimetro dal palo. Poi si dimette dalla partita. 
FLAVIO CONCEIÇÃO 5,5. Cerca Tacchinardi, ma è l'unico vero incontrista madrileno, così si sdoppia andando a rimorchiare Davids. Un lavoraccio, anche perché i compagni lo assistono poco, cerca più l'affondo che la copertura. E finisce per non combinare nulla di buono. Viene sacrificato dopo il doppio svantaggio 
(dal 7' st Ronaldo 6: un rischio metterlo in campo, ma serviva una scossa.) Si procura un rigore. 
GUTI 6. Nervoso, rischia l'espulsione per un regolamento di conti con Thuram. Anche lui dovrebbe tenere la posizione a copertura della difesa, ma in pratica si unisce quasi sempre al coro dei solisti e mette in difficoltà la squadra nella zona centrale. 
CAMBIASSO 5. Sorpresa dell'ultima ora. Dopo un lungo periodo fra le riserve, viene rispolverato per frenare l'emergenza. Non è in grande condizione, lo conferma galleggiando a, lungo nella zona centrale del campo senza spingere e senza fare la guardia 
(dal 31' st Mac Manaman sv). 
FIGO 5,5. A tutto pensava nella vita non di essere messo in difficoltà da Birindelli. Invece il bello del calcio è anche questo. Prova a partire da lontano, ma è lento e il difensore bianconero lo sovrasta sullo scatto. Ha la possibilità di rilanciare il Real, ma si fa ipnotizzare da Buffon che gli neutralizza il rigore. 
ZIDANE 6. Partita difficile per mille motivi. Non riesce a dribblare l'emozione del debutto contro gli ex compagni, per buona parte della sfida si limita all'essenziale. Non incide. A tratti sembra lo Zidane che quando era alla Juve vivacchiava ai margini del gioco. Mette la firma sulla partita con il rasoterra che crea un finale da brivido. 
RAUL 4,5. Operato di appendicite neppure un mese fa, ritorna titolare per il forfait iniziale di Ronaldo. È chiaramente il fantasma del campione che tutti conoscono, resta sempre in posizione defilata, non trova mai il guizzo che annichilisce l'avversario. 

MEIER7. Arbitro che piace all'Uefa. Arbitra con equità, tiene a bada una partita di estrema delicatezza e mette a tacere le malelingue che pensavano a una direzione pro Real per evitare una finale tutta made in Italy. Inevitabile la decisione di assegnare un rigore per lo sgambetto di Montero a Ronaldo. Fiscale il giallo che nega a Nedved la finale.

Fabio Vergnano




maglia

juventus

pavel

juventus

david

alessandro

juventus

real

juventus

juventus

juventus

juventus

juventus

real

real




maglie






domenica 10 maggio 2026

10 Maggio 2003: Juventus - Perugia

È il 10 maggio 2003 e Juventus e Perugia si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

Proprio in questa gara la Juve sarà incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e tifoseria.

La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Dall'altra parte c'è un Perugia che vive una stagione più che buona - protagonista in Coppa Italia, salvezza tranquilla ed avventura in Coppa Intertoto.

Buona Visione! 



juventus




Stagione 2002-2003 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
sabato 10 maggio 2003 ore 15:00 
JUVENTUS-PERUGIA 2-2
MARCATORI: Trezeguet rigore 25, Miccoli 36, Di Vaio 46, Grosso 90+2

JUVENTUS: Buffon (Chimenti 80), Birindelli (Montero P. 39), Ferrara C., Iuliano, Pessotto G., Camoranesi, (c) Conte A., Tacchinardi, Davids, Trezeguet (Nedved 56), Di Vaio
A disposizione: Tudor, Del Piero, Zambrotta, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

PERUGIA: Kalac, Sogliano, Di Loreto, Milanese, Zè Maria, Tedesco, Blasi, Obodo (Pagliuca 51), Grosso, Miccoli (Berrettoni 63), Vryzas (Crocetti 65)
A disposizione: Tardioli, Sulcis, Loumpoutis, Fusani
Allenatore: Serse Cosmi

ARBITRO: Bertini

AMMONIZIONI: Ferrara C. (Juventus); Blasi, Obodo, Grosso (Perugia)




JUVE27 La magia continua  

I BIANCONERI CAMPIONI D'ITALIA CON DUE GIORNATE D'ANTICIPO: È BASTATO IL PAREGGIO CONTRO IL PERUGIA. E MERCOLEDÌ LA SFIDA CHAMPIONS 

TORINO Finisce come l'anno scorso a Udine, con Lippi e gli juventini che si raggrumano davanti alla panchina per ascoltare alla radio la conclusione della partita dell'Inter, con la speranza che niente muti. Questa volta il calvario dura tre minuti. A San Siro si gioca ancora mentre il Perugia è già negli spogliatoi, ma come al solito c'è uno spirito irrequieto che non regge alla tensione e esulta, come se a Milano fosse finita: il falso allarme si propaga per lo stadio come una «ola» incontrollabile; in campo, qualcuno cade nell'equivoco, ma la vibrazione si estingue tra le urla di chi impone di stare zitti e aspettare incrociando le dita. Sarebbe il colmo che l'epilogo più scontato degli ultimi cinque anni si rovinasse nei secondi finali dei supplementari, rinviando una festa troppo annunciata, quasi digerita nelle settimane di avvicinamento al traguardo. Nemmeno la pioggia evoca sinistre coincidenze perugine: non ci sono pozzanghere in campo, non c'è Collina. Non c'è nemmeno Ancelotti e la sua sfiga cosmica. Lo scudetto è inevitabile. Subito dopo il gol di Di Vaio, lo speaker ha già invitato il pubblico a non invadere il campo come se fosse deciso, assodato, concluso che la Juve ha vinto e la porzione di partita che resta si risolverà senza sorprese. Ci sono stati sorrisetti in tribuna: il sospetto è una moda che non tramonta mai. Eppure non era sembrata (e non era) una partita finta, con Cosmi che smoccolava ad ogni decisione dell'arbitro e Blasi che rovinava il proprio futuro da juventino, sbattendo i tacchetti addosso a Tacchinardi e poi, più gravemente, contro Birindelli costretto ad uscire con una gamba malconcia. Moggi se l'è legata al dito. 

Il Perugia aveva giocato bene il primo tempo, la Juve no. Le ombre inquietanti si allungavano sulla partita con il Real Madrid perché, davanti all'impotenza bianconera, cresceva il dubbio che la squadra fosse stracotta e non soltanto distratta dalla Champions. Non c'era un reparto che si salvasse. Ze Maria sulla destra portava i pericoli, Vryzas faceva la sponda, Miccoli e Tedesco si incuneavano in una difesa slabbrata e mal coperta, al punto che Buffon (come poche altre volte gli avevamo visto fare) urlava e si sbracciava per svegliare i compagni. Il gol di testa di Tedesco era stato annullato al 9' per un fuorigioco visto dal guardalinee e in Italia pochi arbitri smentiscono i guardalinee. Le sirene dell'antiaerea suonavano ad ogni incursione degli umbri. La Juve invece non sapeva portarsi avanti. Il rigore fischiato a Di Vaio per un contatto con Di Loreto aveva permesso a Trezeguet di mettere la firma sul match scudetto al 24', come un anno fa. Ma, a parte una conclusione esplosiva di Ferrara respinta da Kalac e poi ribattuta da Tacchinardi contro il palo, il Perugia si avvicinava al pareggio molto più che i bianconeri al raddoppio. Il teorema di Sensi sui favori che la Juve riceve dai giocatori che le sono legati e stanno sparsi in altre squadre subiva un duro colpo dalla rete di Miccoli al 36', un destro fulminante su passaggio di Ze Maria. La gente si consolava perché il piccoletto l'anno prossimo giocherà a Torino ma, nel minuto successivo, senza la doppia parata di Buffon sulle conclusioni ravvicinate di Vryzas e Tedesco, la paura avrebbe cominciato a rotolare dai gradoni pieni, non pienissimi, del Delle Alpi. 

La ripresa si apriva sul gol di Di Vaio, l'acuto dell'ultimo giorno. Prendeva palla sulla sinistra, saltava un paio di difensori rientrando in area e fulminava il tuffo di Kalac con un destro angolato. Non c'era più il Perugia del primo tempo e la Juve garantiva sollievo alle sue genti preoccupate: come a Madrid, nella ripresa i bianconeri erano più vispi, quasi dovessero dimostrare che la benzina non è finita. Entrava Nedved, un rischio, nelle sue condizioni e infatti due botte terrificanti lo costringevano a zoppicare. Restava ancora fuori Dal Piero a macerarsi nel proprio malumore per la festa vissuta da spettatore. Di Vaio aveva altre palle buone che sprecava addosso al portiere e il popolo lo perdonava perché intanto, da Milano, era arrivata la notizia del gol del Parma. Mezz'ora alla fine. Insisteva lo speaker, ottimista: 

«Il pubblico è pregato... 

La preghiera di stare buoni non raggiungeva però Fabio Grosso, che deve giocarsi il futuro in una grande squadra: il cross del solito Ze Maria lo raggiungeva in pieno recupero passando sopra le teste dei difensori juventini. Lui batteva a rete, incredulo. Chimenti bagnava la partecipazione al match scudetto senza poter fermare quella sassata forte e centrale. C'è di nuovo da soffrire, adesso. Se l'Inter segna... Tre minuti. Poi Ferrara e Conte festeggiano la loro terza età gettandosi per primi sull'erba come ragazzini, Davids corre senza meta come un criceto in gabbia tenendo in una mano uno scudetto gigantesco e nell'altra il cartello con il numero 27. Arrivano mogli, fidanzate e figli. Tutti in processione come in una sagra di paese e Nedved ne approfitta per macinare di corsa l'ultimo chilometro attorno al campo. Ogni minuto è buono per allenarsi. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 11 maggio 2003






juventus

juventus

perugia

perugia

juventus

juve

juve


juventus

juventus


juve


hurrá


hurra´


hurrá

hurrá

juventus


perugia


maglie





mercoledì 22 aprile 2026

22 Aprile 2003: Barcellona - Juventus

É il 22 Aprile 2003 e Barcellona e Juventus si sfidano nella Gara di ritorno dei Quarti di Finale della UEFA Champions League 2002-03 allo Stadio 'Camp Nou' di Barcellona (Spagna).

 

Dopo l'1-1 dell'andata (con gol di Paolo Montero e Javier Saviola), la Juventus si presenta al Camp Nou con l'obbligo di fare risultato (ovvero: segnare e non perdere). Le cose sembrano mettersi bene con il vantaggio bianconero firmato Pavel Nedved, ma poi - dopo un errore clamoroso sotto porta di Luis Enrique (!) - tutto si complica: il pareggio di Xavi, l'espulsione di Edgar Davids e una battaglia in 10 contro 11 che prosegue con i tempi supplementari... La Juve è sulle gambe ma sono i subentrati a confezionare il miracolo: cross da destra di Alessandro Birindelli, zampata del "Panteron" Marcelo Zalayeta e popolo juventino in estasi.

fonte: Eurosport.it

 

 Buona Visione!

 


barcellona


Champions League 2002-2003 - Quarti, ritorno
Barcellona - Stadio Camp Nou
Martedi 22 Aprile 2003
BARCELLONA-JUVENTUS 1-2 - Dopo i tempi supplementari
MARCATORI: Nedved 53, Xavi 66, Zalayeta 114

BARCELLONA : Bonano, Puyol, Andersson (Mendieta 61), De Boer F., Reiziger (Gerard 91), Overmars (Riquelme 85), Xavi, Motta, Luis Enrique, Saviola, Kluivert
Allenatore : Radomir Antic

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Ferrara C., Montero, Zambrotta, Camoranesi (Birindelli 46), Tacchinardi, Davids, Nedved, Di Vaio (Zalayeta 46), Del Piero (Tudor 83)
Allenatore : Marcello Lippi

Arbitro : Graham Poll (Inghilterra)
Espulsioni : Davids 79 (Juventus)



LE PAGELLE 
Thuram e Buffon i due giganti della difesa 
Davids, Montero e Tacchinardi squalificati 

BARCELLONA 
BONANO 6. Portiere di basso profilo. Dicono. Ma almeno bisognerebbe tentare di impegnarlo. Al 1' assalto Nedved lo infila sul primo palo, al 2' affondo del ceco vola a salvare il bis di Pavel. 
PUYOL 5,5- Smaliziato, controlla bene Del Piero, patisce quando a sinistra si materializza Nedved. 
ANDERSSON 5,5. Difensore di emergenza, non gioca mai, fa il possibile per limitare i danni 
(dal 16'st Mendieta 6). 
DE BOER 5,5. Anche lui salta come un tappo di champagne quando Nedved azzecca la percussionegol. 
REIZIGER 5. In difficoltà con Camoranesi, non meno precario su Zambrotta (dal 1' ts Gerard sv). 
MOTTA 6. Mastino su Nedved, ma anche molto pulito nelle giocate che contano. 
OVERMARS 6. In difficoltà a trovare spazio sulla destra, Antic gli cambia fascia senza grosso successo 
(dal 40' st Riquelme 5,5). 
XAVI 6,5. Gran combattente, filtra il gioco, trova il pareggio con un destro a pelo d'erba che è un'autentica sassata. 
LUIS ENRIQUE 6,5. Capitano e anima, trascina i suoi, cerca il gol con un rasoterra che fa sussultare novantamila cuori. 
KLUIVERT 7. Devastante nel fare male alla difesa della Juve. Mette a dura prova Ferrara, in ogni azione d'attacco c'è sempre il marchio dell'olandese. 
SAVIOLA 5,5. Temibilissimo perchè sguscia via imprendibile. A volte sembra si nasconda, poi riappare nelle zone in cui è più facile soprendere l'avversario. 

JUVENTUS 
BUFFON 7. Gli assalti del Barcellona producono effetti devastanti sulle sue coronarie. Una parata su Saviola e una su Overmars nel pt. La sventola di Xavi è imparabile, il finale ùria bolgia, sì esalta con un miracolo su Kluivert. 
THURAM 8. Prima Luis Enrique poi Overmars. Dalla sua parte il Barcellona è un fiume in piena. Ci vuole grinta e fortuna per fare argine. Disputa un partitone, nei pulso supplementari ha ancora la forza per partire in contropiede e da centrale difensivo è mostruso. 
FERRARA 7. Kluivert fa danni in lungo e in largo. Ogni avanzata azulgrana fa scattare il segnale d'allarme. Svetta nei duelli aerei. 
MONTERO 5. In grave difficoltà nel gestire le manovre difensive, si salva con interventi spericolati e spesso avventurosi. Quando riesce almeno a bloccare l'avversario. Ammonito per un placcaggio rugbistico sarà squalificato. 
ZAMBROTTA 6. Poca sostanza, ma impegno a dosi industriali. Difende, si sgancia con qualche impaccio. Nella ripresa riparte da destra. 
CAMORANESI 6. Ha l'avversario, Reiziger, meno tignoso, riesce a divincolarsi e a cercare la profondità 
(dal 1'st Birindelli 6,5: la dietro sì rischia il Titanic, Lippi aggiunge una scialuppa di salvataggio. E lui fa il cross-qualificazione). 
TACCHINARDI 5,5. Gran fatica a centrocampo,razione non riparte mai in scioltezza, il traffico è da ora di punta, ma non riesce a disciplinarlo come altre volte. Sarà squalificato. 
DAVIDS 5. Balla la samba fra troppi avversari. Recapita parecchi palloni che i compagni non sanno sfruttare. Già ammonito si fa espellere per un fallo sciocco. 
NEDVED 7. Come all'andata Motta lo marca in maniera spietata. Fa il solito giochetto del pendolo, non riesce a trovare il varco giusto. Bell'assist per Del Piero che svanisce nel nulla. Si scatena nella ripresa, cui dà spessore con il gol del vantaggio e una bordata che impegna Bonano. Nei supplementari diventa punta. 
DI VAIO 4,5. La partita comincia, ma nessuno l'avverte. Estraneo al gioco, molle, deambula per il campo senza essere di nessuna utilità. E Lippi perde la pazienza
(dal 1' st Zalayeta 7: a lungo un disastro, poi la prodezza che lo farà passare alla storia). 
DEL PIERO 5,5. La partita che sognava diventa subito un groviglio di difficoltà.'Non ha appoggi da Di Vaio, non ha la forza di cercare soluzioni personah. Occasione perduta, quando esce ha l'aria delusa, 
(dal 38' st Tudor 6).

Fabio Vergnano





LIPPI STRATEGA AL CAMP NOU: «SIAMO STATI FANTASTICI ANCHE IN DIECI«
Zalayeta: una Juve eroica
Nedved: voglio la Coppa
L'uruguaiano: «Vincere ai supplementari, una fatica che fa felici« 
Il ceco: «Real o Manchester, l'importante è essere in semifinale«


«La semifinale è un traguardo che la Juve attendeva da anni - esulta Marcello Lippi -. Siamo una squadra pratica più che spettacolare, ma nel calcio non sempre è necessario esse-re belli. Peccato per l'espulsione di Davids, che è stato il migliore in campo, comunque anche in 10 siamo stati fantastici. Real o Manchester? Non ho preferenze».

L'eroe della notte di Barcellona è Marcelo Zalayeta. 

«Non, eoica è tutta la squadra - precisa il bomber -. Ho segnato il gol più importante della mia carriera. Non so se cambierà il mio futuro, in questo momento non mi importa». 

Ma il motore della Juve è sempre di più Pavel Nedved: 

«Ho dato tutto, era una partita a cui tenevo tantissimo. La Champions League è un traguardo che inseguo da tutta la carriera. Non penso al Pallone d'Oro, non mi sento all'altezza di giocatori come Figo, ma voglio vincere questa coppa». 

Sui tanti cartellini subiti dalla Juve, l'autore del primo gol bianconero è categorico: 

«Se c'è da combattere, è normale arrivare al limite. Real o Manchester ora non fa differenza». 

Dai piedi di Birindelli è partito il cross decisivo: 

"Qualcuno sostiene che io abbia calciato a occhi chiusi, se l'avesse fatto qualcun altro direbbero che è un fenomeno. Questa sera abbiamo dimostrato che nei momenti difficili diamo il meglio».

Edgar Davids, rientrato senza una parola negli spogliatoi dopo l'espulsione, ha seguito i minuti finali dei supplementari con i nervi a fiori di pelle. Il suo è stato il primo e unico cartellino rosso subito dai bianconeri in questa edizione di Champions League, un po' meglio rispetto a un passato costellato di cacciate illustri, e comunque senza Davids la Juve ha dovuto modificare assetto perdendo tranquillità. Edgar assai dispiaciuto, dunque:

«Il mio fallo su Mendieta non era cattivo, non meritavo l'espulsione. Luis Enrique ha fatto di peggio per tutta la partita. Mi è spiaciuto molto perché ho lasciato i compagni in difficoltà nel momento decisivo della partita. Meno male che loro sono riusciti nell'impresa, straordinari, bravissimi tutti».

Come contorno alla grande sfida anche le solite voci di mercato. Sostiene Marcello Lippi che dall'inizio della stagione saranno almeno 700 i nomi di giocatori che interesserebbero alla Juventus. E' una provocazione, ma fra tante trattative che non andranno mai a buon fine, ce ne sono altre che sono state avviate anche se neppure queste per ora si può dire che siano in dirittura d'arrivo.

Una, la più concreta del momento, riguarda il difensore olandese della Lazio, Stam. In aperto disaccordo con la politica societaria del club romano, Stam ormai ha deciso di prendere in considerazione le offerte che arrivano dalle squadre italiane nordiste. Anche ieri fonti romane attendibili davano per sicura la trattativa con la Juve, che ha bisogno di un difensore per migliorare la qualità di un reparto solido, ma non più granitico come un tempo. Su tutti preoccupano le condizioni di Montero che sta concludendo una stagione difficile durante la quale Lippi gli ha spesso risparmiato accumuli di fatica. E Ferrara, pur avendo prolungato di un anno il contratto, è a rischio con i suoi 35 anni suonati. Stam non è un pivello, ha 31 anni, tuttavia gode di una condizione fisica strepitosa ed è in grado di ricoprire diversi ruoli della difesa.

Difesa da rimpolpare, ma non solo. C'è anche un problema attacco, perché i capricci di Trezeguet non sono piaciuti affatto ai dirigenti juventini. Quel «forse potrei farcela, ma non me la sento» sta spazientando un po' tutti. David è un campione, ma la Juve sta rivalutando la sua situazione prima di cominciare a trattare l'eventuale rinnovo del contratto. All'estero non mancano gli estimatori del francese che in bianconero potrebbe essere sostituito da un altro laziale, Corradi. Per arrivare all'attaccante che ha anche debuttato in Nazionale, Moggi potrebbe girare alla Lazio Di Vaio, che ha deluso alla prima esperienza importante. E l'ex del Parma accetterebbe di buon grado un ritorno a casa. In alternativa c'è Miccoli, che faticherebbe a trovare una sistemazione in una squadra che ha già Del Piero. 

Fabio Vergnano
brani tratti da: La Stampa 23 aprile 2003






juventus

pavel

pavel

pavel nedved

saviola

marcelo

marcelo

edgar

barca

birindelli

ciro

barca

barca
La Stampa 23 aprile 2003

juventus

juventus

barca

barca




maglie