È l'8 gennaio 1995 e Parma e Juventus si sfidano nella quindicesima giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95 allo Stadio 'Ennio Tardini' di Parma.
La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi.
Il Parma, dal canto suo, contende ai bianconeri ben tre tornei in questa stagione. Persa quindi sia la lotta scudetto sia quella per la Coppa Italia, i gialloblu si fanno valere almeno sul palcoscenico europeo. Vincono infatti la Coppa UEFA nel doppio confronto a Milano ed in Emilia.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1994-1995 - 15ª andata
Parma - Stadio Ennio Tardini
Domenica 8 gennaio 1995
PARMA-JUVENTUS 1-3
MARCATORI: Baggio D. 57, Paulo Sousa 61, Ravanelli 70, Ravanelli rigore 74
PARMA: Bucci (Galli G. 30), Sensini, Di Chiara (Benarrivo 48), Minotti, Apolloni, Fernando Couto, Branca, Baggio D., Crippa, Zola, Asprilla
Allenatore : Nevio Scala
JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Torricelli, Fusi (Jarni 60), Carrera M., Paulo Sousa (Marocchi 84), Tacchinardi, Conte A., Vialli, Del Piero, Ravanelli
Allenatore : Marcello Lippi
ARBITRO: Ceccarini
ESPULSIONI: Fernando Couto 87 (Parma)
I bianconeri reagiscono al gol di Dino Baggio e vincono la partita verità.
Juve leone si mangia il Parma
Ripresa ruggente: tre zampate in 12 minuti
PARMA DAL NOSTRO INVIATOLa Juventus si avventa sull'anno nuovo con un bagliore accecante. Rimonta e travolge il Parma nella sua reggia, balza di nuovo al comando della classifica e porta a cinque le vittorie in trasferta, segno di una spavalderia che spesso sconfina nel dominio assoluto. La sorte le strizza l'occhio in due occasioni, infortunio di Bucci, gol del pareggio, ma è giusto spazzare il tavolo dagli equivoci: mai come ieri, e non è la prima volta, gli dèi premiano i più meritevoli.
La partita è un aspro tamburello, tridente contro tridente, ma sin dalle battute introduttive il meglio lo sfodera Madama, solida e lesta a prendere il rivale per le corna. Dal 9' all'I7, Del Piero, Vialli e Ravanelli bussano minacciosi alla porta del Parma. Vialli è un leone ferito: e dunque, ancor più pericoloso. Almeno nel primo tempo, lo spettacolo non è esaltante. Più agile, più reattiva, la Juve non rinuncia mai a stuzzicare un avversario che avanza con la laboriosità di un Tir, senza fantasia, braccato per ogni zolla. È soprattutto a centrocampo, teatro di ammucchiate selvagge, che Lippi rosola Scala. Tacchinardi, preferito a Di Livio, e Conte affiancano e liberano un Sousa famelico nello sradicare palloni e proporre iniziative. Conte si dedica a Crippa e sbircia Baggio, Tacchinardi zampetta sornione fra un Sensini arretrato e un Asprilla sul quale se la cava benissimo Torricelli. Il Parma si spacca in due. Davanti, Zola, Branca e il pistolero colombiano finiscono sistematicamente per essere adescati e strapazzati da Ferrara, Carrera e Torricelli, protetti da Fusi. In mezzo, è tutto un ribollir di tiri, visto che Baggio e Crippa, quando va bene, sono in due contro tre, Sensini è troppo cogitabondo, oltre che disturbato, a turno, da un fromboliere juventino, e Di Chiara idem: appena si sgancia, Vialli, Conte o chi per loro lo azzannano. Per tacere di Minotti, Apolloni e Couto, respinti a valle dal movimento forsennato di Ravanelli, Vialli e Del Piero, generosi nell'offrire ai compagni una vasta gamma di sbarramenti e soluzioni d'attacco.
Paga, Scala, la rinuncia a un ragioniere della stoffa di Pin. Sousa ne approfitta in lungo e in largo. La sosta, inoltre, ci restituisce uno Zola svagato e comunque incenerito dalla prestanza marziale di Ferrara. La Juve è più armonica e ormonica: non a caso, il sacrificio di Bucci si rende indispensabile per un raid improvviso di Torricelli, un difensore. Al di là del soffuso equilibrio, la Juve dà sempre l'impressione di essere più padrona. Di Peruzzi, rete a parte, non ricordiamo che un avvitamento in mischia, su Branca. La sfida s'impenna nella ripresa. Al Parma non basta portare Crippa più a destra, alternare Asprilla e Branca sulle fasce, trovare il gol, in simil-contropiede, al culmine di un ricamo (l'unico) Asprilla-Baggio. Ecco, è a questo punto che gli dèi si ribellano. Lippi richiama Fusi, arretra Carrera nel ruolo di libero, innesta Jarni a sinistra e sposta Torricelli sull'altro versante. Il pareggio è manna che piove dal cielo, un crossettino di Sousa che sfugge al radar di Galli, speronato da Couto aggrappato a Ravanelli. Una perla da Gialappa's. Viceversa, è splendida l'azione Torricelli-Vialli-Ravanelli che porta al raddoppio, e limpido il rigore che, trasformato dal Grigione, sigilla il risultato e firma il trionfo. Tre reti in dodici minuti, e le ultime due, addirittura in tre. Ganci al mento e al fegato che stendono un dirimpettaio frastornato, barcollante e mai in grado, se non alla periferia più nebbiosa della partita, di giocare come avrebbe dovuto, e come ci aveva abituati. La staffetta tra Di Chiara e Benarrivo, il cambio Sousa-Marocchi e l'espulsione di Couto appartengono alla tappezzeria del salotto. Grande Juve, e non è una novità. Vialli, Sousa, Ravanelli, Ferrara e Torricelli cancellano assenze (R. Baggio, Kohler, Deschamps) ed eclissi (di Del Piero). La squadra ha cuore, schemi e polmoni.
Sarà dura schiodarla da lassù.
Roberto Beccantini
tratto da: La Stampa 9 gennaio 1995
Marcello Lippi, uomo-chiave della rinascita juventina
La mia Signora
Con la sua politica dei piccoli passi il tecnico bianconero ha dimostrato carattere e idee chiare, modellando una squadra-scudettoPARMA. La «politica dei piccoli passi» che costruisce la fortuna di mister Henry Kissinger, allenatore vincente della politica internazionale, Marcello Lippi ce l'ha nel sangue. Ha edificato su quella falsariga la propria carriera, gradino dopo gradino, solo una volta tentando di saltare una classe al modo di certi studenti privatisti, e pagando poi regolare pedaggio. Oggi sta armando con identica filosofia la Juve del nuovo corso, sempre più padrona del testimone tricolore abbandonato dall'ex super Milan di Capello. Mosse i primi passi in C2, il tecnico juventino, guidando il Pontedera, poi venne esonerato a Siena, in C1, e ripeté la C2 a Pistoia. Dalla C1 di Carrara il gran salto alla A nel Cesena, una salvezza col fiatone e poi l'esonero l'anno successivo: un piccolo peccato di presunzione espiato recuperando l'anno cadetto alla guida della Lucchese. Infine, la A, partendo dalla provincia (Atalanta), passando per il grande club decaduto da riassestare (Napoli) e approdando infine alla chance-scudetto.
SCUDETTO.
«Non ho paura a dire quella parola, anzi, ho cominciato a pronunciarla fin dal mio primo giorno alla Juve: per dire che il nostro obiettivo era ed è cercare di co-struire una squadra in grado di giocarsi il titolo assieme alle quattro o cinque grandi".
La tranquillità dei nervi distesi magari non gli alberga nell'animo, ma è già un bel vantaggio poterla ostentare in ogni circostanza, non solo quelle felici come l'attuale che segue il meritato trionfo di Parma. D'altronde, che Lippi non sia propriamente un uomo di torpori lo dimostrano l'alto tasso di fumo e quello altrettanto elevato di... umidità di cui è capace di connotare le proprie partite vissute dalla panchina, secondo una testimonianza televisiva rimasta celebre. Eppure riesce a galleggiare al di sopra delle reazioni impulsive, relegando ardori e passioni ai confini di commenti invariabilmente sottovoce, finendo magari col destare l'impressione della mediocrità. Ecco spiegato in parte l'effetto non esaltante provocato undici mesi fa dall'annuncio che proprio a lui, brillante per quanto defilato timoniere del Napoli, sarebbe toccato tentar di domare il futuro bizzoso della Signora. Sorseggio l'amaro di certi commenti come una medicina inevitabile, prometto a me stesso di giocarsi la carta misurando ogni passo, curando ogni dettaglio come decisivo, prodigandosi onde trarre il meglio di sé stesso anche dagli angoli meno significativi della propria cultura e personalità. Un'attenzione quasi maniacale ai particolari che, aggiunta all'autoimposto aplomb di fronte ai rovesci, è alla base dei progressi lenti ma costanti della sua Juve, torna a primeggiare dopo otto interminabili stagioni.
SCACCHI. Tutto della Juve '94-95 parla il linguaggio misurato di Marcello Lippi. La goccia che erode il sasso più che non l'assalto squarscante di una marea. Lippi ha lavorato con la pazienza del tornitore: costruendo in estate una Juve incapace di prendere il volo e poi correggendola prontamente con l'idea audace del tridente. E che dire del lavoro certosino di scalpello, alla maniera di un grande scultore, su due colossi come Vialli e Paulo Sousa? Di entrambi si rinvenivano scarse tracce in avvio di torneo, appesantito il primo dalle ruggini della lunga stagione di astinenza, frenato il secondo da evidenti problemi di ambientamento.
Il tecnico non li ha mai messi in discussione, come pure avrebbe potuto sull'onda delle delusioni e delle critiche, continuando anzi a somministrare loro robuste dosi di fiducia fino a vederli rinascere, uno dopo l'altro, a misure di gioco degne del loro blasone. Portati per mano, si sarebbe tentati di dire, dai giovani così sapientemente dosati da offrire subito un contributo decisivo: Tacchinardi, solido pilone di centrocampo di precoce ma personalità, Del Piero, sensazionale cacciatore di gol d'arte e perfino Grabbi, colto nel suo primo vagito-gol al momento giusto. Tutto ciò già avrebbe potuto raccontare le doti di un tecnico pronto a trattare da pari a pari coi grandi. Mancava tutta via, per perfezionare il mosaico, un grande successo tattico, lo scacco matto a un avversario illustre indispensabile al pedigree dello stratega autentico. Il big match di Parma è capitato a proposito, offrendo come contraltare il geniale Nevio Scala. Lippi lo ha piegato su tutta la scacchiera, come se già nei lunghi studi pre-partita fosse riuscito a prevederne e prevenirne ogni sviluppo. Torricelli per bloccare Asprilla, Tacchinardi a fianco di Paulo Sousa a occupare militarmente il centrocampo, il tridente mobilissimo per perforare da più posizioni la difesa a cinque del Parma. Con la ben nota sportività, Scala alla fine si è riconosciuto battuto sul piano personale: un'investitura prestigiosa quasi quanto quel primo posto in solitudine che sa tanto di promessa tricolore.
Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1995 n.2
Una «tripla» bianconera sbanca il Tardini
La partitaParma in vantaggio al 57' con diagonale di Dino Baggio lanciato da Asprilla. Rocambolesco pareggio juventino quattro minuti più tardi: sul traversone di Paulo Sousa, Galli in uscita si scontra con Fernando Couto e Ravanelli e non può intercettare il pallone che termina in rete. Al 69' Vialli affonda sulla destra poi centra per Ravanelli che di testa in tuffo devia in rete. Al 73' Apolloni, in area, entra in scivolata su Vialli e lo stende: rigore ineccepibile che Ravanelli trasforma.
tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1995 n.2
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