giovedì 22 ottobre 2026

16 Marzo 1986: Roma - Juventus

È il 16 marzo 1986 e Roma e Juventus si sfidano nella decima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza proprio la Roma di Sven Eriksson, che vince 'in volata' lo Scudetto. 

I Giallorossi saranno protagonisti tanto di una rimonta inaspettata quanto di una rovinosa caduta nella penultima gara di campionato in casa contro la già retrocessa Lecce.

Buona Visione! 



roma


Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 10 ritorno
Roma - Stadio Olimpico
domenica 16 marzo 1986 ore 15:00 
ROMA-JUVENTUS 3-0
MARCATORI: Graziani 3, Pruzzo 28, Cerezo 83

ROMA: Tancredi, Oddi, Gerolin, Boniek, Nela, Righetti, Graziani, Cerezo, Pruzzo, Ancelotti, Di Carlo
A disposizione: Gregori, Lucci, Desideri, Giannini, Tovalieri 
Allenatore: Sven Goran Eriksson - Sormani

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini (Pin 46), Brio, (c) Scirea (Caricola 58), Mauro, Manfredonia, Pacione, Platini, Laudrup
A disposizione: Bodini, Bonetti I., Buso
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Pruzzo 28, Pruzzo 82 (Roma)
ESPULSIONI: Pruzzo 82 (Roma)




All'Olimpico la Roma strapazza la Juventus e spera di aver riaperto il campionato
Graziani, Pruzzo e Cerezo
Folla ai cancelli già prima dell'apertura effettuata alle 10 del mattino.
Tutto lo stadio è coperto da sottili teli gialli e rossi.
La svolta del match con il gol immediato dell'ex granata (3'), autore di una generosa prova anche in fase di contenimento. Il raddoppio del centravanti al 28', ammonito per essersi tolto la maglia in segno di giubilo e poi espulso all'82 per un successivo cartellino giallo per fallo su Laudrup.
Il brasiliano sigla il risultato all'84 con la squadra in 10.
Nella ripresa subito Pin per Bonini e poi Caricola per Scirea, infortunati.

ROMA. Manfredonia libera su Ancelotti oltre il fondo. Batte dal corner Di Carlo, un centro preciso a mezza altezza sul primo palo: Ciccio Graziani sbuca in slalom su Cabrini, e inchinandosi rapido infila di testa in rete. Sono passati tre minuti soltanto e la superpartita, il confronto diretto tra le due grandi del campionato, appare segnata.

L'Olimpico, che tanti vorrebbero abbandonare per il mega-stadio, esplode oltre misura, ma il vero stadio, ancora a misura d'uomo, aveva dato spettacolo fin dal mattino. Se tensione c'è stata nella giornata, l'unico momento critico s'è avuto alle 9 e mezza della mattina quando parecchie migliaia di spettatori hanno cominciato a premere sui cancelli della curva Sud. Forse per la prima volta nella storia calcistica romana. I cancelli si sono aperti alle 10 in punto e il pubblico ha cominciato a sciamare verso l'alto delle gradinate. Soltanto un centinaio di ragazzi si sono infilati nel fossato a legare lunghe corde, poi sono saliti fino in cima, lavoraccio durato un paio d'ore a tendere dall'alto sempre quei cavi. Di tifo bianconero nemmeno l'ombra. Quando i giocatori hanno fatto capolino dal tunnel degli spogliatoi, lungo quelle teleferiche tese con tanta costanza sono scesi sottili teli gialli e rossi che hanno coperto l'intero stadio.

Dopo tre minuti il gol e quindi il delirio. La Roma, in campo, prendeva però bene il dominio della situazione. Senza lasciarsi frastornare dall'entusiasmo per il vantaggio acquisito, impostava il gioco a proprio modo. In difesa mancava Bonetti, ma bastavano gli altri quattro che ruotavano con lui nelle sostituzioni continue, mentre davanti Ciccio Graziani prendeva molto sul serio il suo ruolo di uomo a tutto campo facendo da filtro sul lato destro. Ancelotti e Boniek a darsi il turno in una posizione più avanzata del consueto con Di Carlo e con un ammirevole Cerezo a tutto campo.

I bianconeri disposti in campo con le sole marcature fisse di Brio su Pruzzo e Favero su Di Carlo, lasciavano spazi ampi a Boniek che avrebbe dovuto essere controllato da due a turno e non lo era mai da nessuno. Il maggiore scompiglio lo portava Graziani, che quando andava in avanti non era marcato, e in fase di ripiego finiva per diventare l'uomo in più da raddoppio di marcatura. Una entrata dura di Manfredonia (4) su Ancelotti. L'unica della giornata fa pensare a un volgere della partita verso la rissa e invece tutto continua su binari di correttezza, con Agnolin impegnato a fischiare il meno possibile, per non spezzettare il gioco se non quando l'intervento diventa indispensabile. La Juventus vorrebbe reagire ma non riesce e Graziani, serissimo nella sua interpretazione del ruolo di secondo stopper, respinge di testa (9) prima sul corner di Platini, poi su quello successivo, originato dalla deviazione di Ancelotti su gran destro di Cabrini. È la Roma che gioca. Spazia, imposta a largo raggio, non lascia respiro all'avversario. Trapattoni non vuole far scoprire eccessivamente i suoi, ma senza togliere l'iniziativa all'avversario di strada se ne fa poca, e si finisce per coprire. Pacione cerca da sganciarsi in avanti ma non riceve che raramente palle giocabili; Laudrup cerca da ricucire tra quell'unica punta avanzata e i compagni, ma ca vorrebbe un aiuto anche das Mauro che invece e evane-scente anche piu del consueto Pacione prova la deviazione (16) su tiro di Mauro, ma mancava forza all'inizio. La Roma parte in velocità ogni volta. 15: Gerolin-Di Carlo-Nela è tiraccio alto. 18: D Carlo-Nela-Boniek in profondità, con Ancelotti dall'altro lato di Brio, molto in difficoltà nel recupero: Tacconi va in uscita su Boniek che non serve il compagno e si impegna a fermare. 23 Graziani allunga a Zibi sulla destra e stavolta non prevale l'egoismo, assist per Pruzzo e Di Carlo accorrenti ma disperato anticipo di Scirea.

25: punizione di Platini a spallone in area, respinta corta e Pacione con ottima coordinazione supera con un pallonetto Tancredi: Righetti accorre verso la porta e respinge, ma probabilmente la traiettoria era destinata al fondo per centimetri. Tutta Roma, con Pruzzo pescato in fuori gioco piuttosto dubbio (26), con Boniek a valanga e fuori (27), in gol con Pruzzo (28). Ancelotti conquista uno dei suoi tanti palloni, salta due avversari e avanza sulla destra per entrare in area, saltando Manfredonia: cross preciso a spallone per Pruzzo, che inzucca in modo perfetto. Mentre Brio era fuori posizione, Favero tenta soltanto una goffa spinta. Pruzzo, il cannoniere, si esibisce in un festeggiamento nuovo, stilandosi la maglia, roteandola sopra il capo e correndo a festeggiare sotto la curva Sud per un'ammonizione certa: uno più uno uguale espulsione all'az quando farà un inutile fallaccio su Laudrup. Di rischi la Roma ne corre uno solo (42) quando Laudrup entra bene dalla destra, poi fa velo a Pacione che scocca il tiro al volo: Tancredi arriva a deviare in corner con la punta delle dita. Ribattono i romanisti a percussione ad ogni minuto di gioco disponibile, ma Cerezo manca incredibilmente l'angolaccio, solissimo in area, poi Cicco conclude con un gran tiro misto a parabola che sfila all'incrocio dei pali.

Quarantacinque minuti di fuochi d'artificio. Fatalmente quelli che seguono hanno meno botti, la Roma affonda meno i colpi, e i bianconeri costretti ad attaccare lasciano pericolosi spazi vuoti dietro attorno ai loro pilastri difensivi abbastanza a disagio in spazi larghi. È uscito Bonini alla fine del primo tempo per evitare guai muscolari; uscirà Scirea, toccato duramente da Pruzzo, ma la Juventus non entra mai in partita e la Roma ad andare vicino al gol con Ancelotti (65), con due punizioni di Di Cario con Boniek in girata (80'), parata da Tacconi e poi a segnare ormai in dieci. 84: Ancelotti lancia Nela sulla fascia sinistra e questo cross arriva a un metro dalla linea: Cerezo compare al centro della porta e infila Tacconi con una deviazione d'esterno destro. La festa è finita, ma dura a lungo sugli spalti con Graziani e Toninho Cerezo in mezzo agli ultras. Boniek solo al centro del campo con una maglia bianconera legata alla vita, tutti a prolungare questo momento magico, forse il più grande della stagione. Allo Scudetto nessuno vuole pensare.

Giorgio Viglino
tratto da La Stampa del 17 marzo 1986





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