È il 29 marzo 1981 e si gioca allo Stadio Giuseppe Meazza - San Siro di Milano il derby d'Italia Inter-Juventus.
I neroazzurri sono campioni d'Italia in carica, ma i bianconeri sono affamati di vittoria. Sarà una vittoria bella e importante nel cammino che porterà i nostri beniamini al 19esimo tricolore.
Ad un passo dalla seconda stella, mentre gli altri si godono a malapena la prima.
Buona Visione!
Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 8 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 29 marzo 1981 ore 15:30
INTER-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Muraro 61
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 29 marzo 1981 ore 15:30
INTER-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Muraro 61
INTER: Bordon, Bergomi, Baresi G., Marini, Canuti, Mozzini, Caso, Prohaska, Altobelli (Ambu 87), Beccalossi, Muraro (Tempestilli 81)
A disposizione: Cipollini, Pancheri, Pasinato
Allenatore: Eugenio Bersellini
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino, Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli Bettega R., Brady (Causio 66), Fanna (Prandelli 56)
A disposizione: Bodini, Osti, Verza
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Barbaresco
LA PARTITISSIMA/INTER-JUVENTUSSui bianconeri bloccati da una tempestosa vigilia, si scatena il rinnovato slancio dei Campioni d'Italia che, dopo i successi di Coppa, tornano a sognare lo scudetto. Nei cimenti europei e di campionato la carta vincente è Muraro, l'uomo della Stella... RossaSTELASSA!MILANO. Pareva sfiorito anzitempo e consegnato a un irreversibile declino. Sulle sue balenanti qualità di furetto del gol si era posata la patina dell'abulia, dalla quale non riuscivano a trarlo neppure le umiliazioni delle staffette e delle esclusioni tout-court. Sono bastati due gol a riproporlo nella sua dimensione di match-winner: a Belgrado ha proiettato l'Inter nelle semifinali di una Coppa dei Campioni ormai improbabile come una chimera; a San Siro ha inginocchiato Madama Juventus, quasi fiduciosa in una sorta di invulnerabilità, dopo sedici partite senza sconfitte. Così Carletto Muraro, con un doppio colpo di bacchetta magica, ha riaperto insperate prospettive a una stagione nerazzurra che andava assumendo contorni fallimentari. Di questa riscossa vibrante, che ha altri meritevoli protagonisti (l'impavido fanciulletto Bergomi, ad esempio, diventato a diciassette anni perno insostituibile della difesa campione d'Italia; o il regale Prohaska, come sempre solleticato dai grandi appuntamenti e dalle imponenti platee, tradizionale stimolo per gli uomini di classe pura) è stato lui, Carletto Muraro, il simbolo più immediato. Dopo aver sbancato Belgrado, persino violentando congenite tiepidezze di carattere, ha offerto subitanea controprova costringendo a una delle magre più amare della sua carriera un indomito guerriero come Gentile. Nelle due occasioni, si è visto un Muraro inedito, più completo e maturo. Non più (o non soltanto) il freddo opportunista, capace di far valere la sua strepitosa rapidità negli spazi brevi o la sua folgorante velocità di riflessi. Ma un giocatore capace di inserirsi appieno nel contesto tattico, di ripiegare e difendere, in sostanza di costituire un reparto da solo, nella prolungata e ormai cronica latitanza dell'ex gemello Altobelli, sempre preda di inspiegabili turbe, al punto di offrire alla vicenda soltanto insignificanti e stranite partecipazioni. Non è, intendiamoci, che Muraro possa spiegare tutto nella metamorfosi di quest'Inter miracolata. Ma certo, Bersellini ha visto diminuire sensibilmente i propri problemi nel momento in cui ha ritrovato un uomo capace di mettere dentro i palloni importanti.IL MIRACOLO DI ZOFF. Il gol, a volte, è solo l'epilogo casuale, anche se determinante, di una situazione. E in effetti la botta vincente di Muraro contro la Juventus non avrebbe particolari meriti per entrare nella galleria delle esecuzioni da ricordare. Un imperioso spunto di Beccalossi, favorito da un benevolo rimpallo, un impeccabile servizio e l'appoggio, prepotente e sicuro, ma tutto sommato agevole, nella porta di Zoff. Ma assolutamente eccezionale era stata, nel primo tempo, un'azione dirompente dello stesso Muraro, con slalom vertiginoso e irridente su Gentile e Scirea e schioccante sinistro a bersaglio: qui il vecchio Dino aveva esibito il capolavoro, con una prodigiosa intuizione e una provvidenziale manata a incrociare la folgore. Ecco, in quel momento San Siro e l'Inter avevano ritrovato il figliol prodigo. Uscito (è troppo sperare definitivamente?) da una lunga involuzione, spiegata con complicati ragionamenti tattici (il gioco mutato, il rallentamento imposto dal pur geniale Prohaska, l'abbandono del contropiede), ma forse più semplicemente dovuta a una crisi di fiducia e di entusiasmo. Muraro non ha ancora ventisei anni; sarebbe stato imperdonabile dilapidare il suo genuino talento. Questo colpo d'ala al momento giusto non restituisce soltanto un goleador all'Inter: recupera anche al nostro calcio un attore di razza. Se di qui a Madrid anche Altobelli saprà dare un calcio ai fantasmi, quest'Inter potrebbe regalarci un clamoroso rilancio europeo. Diciamolo pure sottovoce: ma con la feroce concentrazione che l'anima, con la splendida condizione fisica che attualmente l'accompagna, la pattuglia di Bersellini è in grado di decollare, solo che l'assistono la freddezza e l'essenzialità dei suoi uomini-gol.COLLAUDO SUPERATO. In questo senso, la Juventus ha comunque rappresentato un collaudo probante. Non era quella di San Siro, la Juve spavalda e dilagante delle sei vittorie consecutive. Una settimana di implacabile martellamento psicologico aveva lasciato il segno. Anziché cercare di imporre la propria teorica superiorità, la squadra di Trapattoni è apparsa preoccupata di limitare i danni, di lasciar passare la burrasca con il minor pregiudizio. Quando polemicamente si sottolinea la regolarità della partita, si dimentica che non del tutto regolari erano le condizioni di una delle contendenti, sballottata per tutta la lunga vigilia da accuse concentriche. E meno male che Barbaresco (alla sua miglior stagione: come il vino di cui porta il nome invecchiando migliora sempre) è stato impeccabile, refrattario ai condizionamenti, autoritario senza sconfinare mai nella demagogia. Questa Juve frenata rappresenta pur sempre il miglior collettivo del campionato: averla infine ridotta alla resa rappresenta per l'Inter un successo e una verifica che trascendono il pur prestigioso episodio. Non è vero, come si sostiene, che le fatiche ripetute logorano. A determinare l'usura sono le sconfitte, i cedimenti psicologici. La battaglia di Belgrado, lungi dal prostrare, ha rivitalizzato i nerazzurri. Che forse soltanto ora stanno conoscendo il vero Prohaska, giocatore di illimitate risorse atletiche ma anche di finissima grana tecnica. Neppure un marcatore tradizionalmente ringhioioso come Tardelli è riuscito a limitarne l'enorme raggio d'azione. L'austriaco ha toccato un'infinità di palloni senza sprecarne alcuno: e alla sua ombra ha saputo offrire - malgrado Furino - numeri deliziosi quel Beccalossi che deve soltanto capire come la vicinanza di Prohaska non lo limiti, ma anzi gli consenta di operare sul piano della qualità, che è ciò che da lui si pretende. Peccato che a questi automatismi l'Inter stia arrivando a fine stagione, quando ormai lo scudetto pare inafferrabile, a meno di sconvolgenti rivoluzioni. Esaurito il ciclo dei confronti diretti, l'Inter può solo contare su un crollo contemporaneo delle tre squadre che la precedono. Evento non matematicamente impossibile, ma da escludere sul piano della logica. Ma se la Coppa è stata il viatico per il rilancio in campionato, così un campionato affrontato con ritrovati stimoli può essere l'ideale preparazione ai cimenti europei. Sarebbe sufficiente per riscattare la stagione, già eccezionale sotto il profilo finanziario.BONIPERTI E AMERI. Dicevamo prima della Juventus, della sua delicata vigilia, che ha finito per riflettersi, almeno parzialmente, sul rendimento in campo. Il tardivo tatto dell'Ufficio Inchieste, che ha rinviato l'interrogatorio di Bettega a dopo la partita di San Siro, non poteva certo bastare per dissipare le ombre in casa bianconera. Della tensione, che ha contagiato un ambiente solitamente refrattario a ogni polemica scoperta, è sintomatica testimonianza un episodio capitato la sera del sabato all'hotel Touring, dove la Juventus trascorreva la vigilia del match. Incontrando Enrico Ameri, il conduttore del processo del lunedì sulla terza rete, Boniperti si è lamentato vibratamente dell'impostazione data alla partita col Perugia, ricostruita con dovizia di particolari negli episodi che avrebbero favorito la vittoria bianconera. E anche del fatto che, contrariamente a quanto affermato in trasmissione, nessun rappresentante della Juventus vi era stato invitato. La discussione ha raggiunto toni molto accesi, risolvendosi in un vero e proprio scontro (verbale, beninteso). Se teniamo presente che la Juventus ha sempre replicato col silenzio a presunte ingiustizie di trattamento, è facile arguire che questa volta la società bianconera si sia sentita colpita sul vivo. Sarà bastata la sconfitta di San Siro (evidentemente da molti a lungo invocata) per togliere il veleno allo sprint finale del campionato?Adalberto Bortolottitratto dal Guerin Sportivo anno 1981 n.14













