venerdì 16 ottobre 2026

30 Dicembre 1990: Milan - Juventus

Attraverso YouTube vi facciamo gustare un'altra chicca storica di questa giornata odierna. È il 30 dicembre 1990 e Milan e Juventus si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni. 

Dall'altra parte i rossoneri disputano un ottimo campionato e finiscono sul secondo gradino del podio.

Buona Visione!





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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 14 andata
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 30 dicembre 1990 ore 14:30 
MILAN-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Ancelotti 46, Gullit 55

MILAN: Pazzagli, Tassotti, Carobbi, Carbone A., Costacurta, Baresi F., Donadoni (Stroppa 89), Rijkaard, Massaro, Gullit (Agostini 85), Ancelotti
A disposizione: Rossi S., Galli F., Gaudenzi
Allenatore: Arrigo Sacchi

JUVENTUS: (c) Tacconi, Bonetti D. (Alessio 67), Luppi, Corini, De Marchi, De Agostini, Haessler, Marocchi, Schillaci, Baggio R., Di Canio (Galia 81)
A disposizione: Bonaiuti, Napoli N., Fortunato D. 
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Beschin
AMMONIZIONI: Corini 18 (Juventus)





I ROSSONERI TRAVOLGONO MADAMA
AL DIAVOLO LA JUVE

Una vittoria della squadra campione del mondo non dovrebbe fare notizia. Eppure, ogni successo del Milan viene accompagnato da (meritatissimi) squilli di tromba. Possono mancare Van Basten, o Gullit, o Donadoni, o Maldini, o Ancelotti (o molti di questi tutti insieme), però lo spettacolo viene sempre onorato. In altre parole, cambiano i fattori ma non il risultato.

Col tempo, infatti, il Diavolo ha imparato a fare le pentole e pure i coperchi: pressing, gioco di prima, schemi meravigliosamente mandati a memoria. E, a condire la raffinata delicatessen sacchiana, tanti solisti di prima qualità, ognuno in grado di risolvere a modo suo la partita. E questa la forza del Milan: ragazzi del coro che seguono scrupolosamente lo spartito senza disdegnare l'acuto personale.

Prendete Gullit. Dopo il calvario, Ruud era quasi tornato ai consueti livelli: gli mancava, forse, un pizzico di fortuna per tradurre in moneta sonante (gol) i consistenti investimenti fatti sotto forma di volontà e potenza atletica. In attesa di chiudere i conti con la dea bendata (quasi cieca, a giudicare dai tranelli che gli ha teso) Gullit si è messo ordinatamente al servizio dei compagni senza strafare, senza peccare d'orgoglio. E adesso il campione può finalmente passare alla cassa per ritirare la meritata gloria.

Ma, come detto, non si vive di solo Gullit. Lo squadrone rossonero fa leva sulla lucidità di Rijkaard, sulla baldanzosa danza del giovane (e colpevolmente trascurato a certi livelli) Costacurta, sulla concretezza di Ancelotti, sulla voglia di riscatto di Donadoni, sulla gagliardia di Baresi, sulla sicurezza di Tassotti: con simili premesse, nessun traguardo può essere fuori dalla portata milanista.

Anche se in vetta alla classifica spuntano le corna del diavolo, sarebbe un delitto trascurare la Juventus. Madama ha cambiato tanto, sottoponendosi a un restyling che merita di essere seguito con interesse e con tanta pazienza. Certo, le magagne difensive ci sono, come evidenziato dagli «infortuni» occorsi contro Cagliari e Milan. Però queste magagne non devono far dimenticare i primi venti minuti di gran gioco mostrato al «Meazza», su un campo che penalizza i finisseur, esalta i fondisti e fa maledire il Mondiale.

Hässler si danna l'anima, è il genio di una lampada che funziona a intermittenza. Baggio è quello di sempre: immenso, quando è in palla; inutile, quando la vena si essicca, come gli è capitato recentemente. In difesa, poi, i nodi vengono impietosamente al pettine. All'inizio gli sberleffi erano per Julio Caesar, ma c'è da pensare più al colore della pelle che non a effettive carenze tecniche. Adesso la croce è sulle spalle di De Marchi e Luppi, giovanotti di belle speranze che Maifredi ha voluto portare con sé da Bologna. Ma il processo alla Juve non può essere così sommario e deve tener conto di un'attenuante: il nuovo tecnico sta lavorando per fare della nuova Signora una squadra che sappia giocare a memoria, che possa tenere in mano le redini dell'incontro dal primo all'ultimo minuto. Una squadra ironia della sorte come il Milan...

E al buon Gigi, troppo schietto per essere diplomati-co, non si può certo imputare anche il clamoroso calo di Schillaci, travolto da un inso-lito destino azzurro: sull'altare la scorsa estate, nella polvere a pochi mesi di distanza. Coraggio, Totò: solo chi cade può risorgere. O almeno è questo che la Juventus si augura.

Marco Montanari
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.1




Il gol. 46': Lunga rimessa laterale di Massaro. La difesa juventina ribatte, Ancelotti colpisce il pallone in volo e indovina l'incrocio dei pali. 54': Rijkaard trova il corridoio giusto per lanciare Gullit che batte Tacconi.

Cosa funziona. Tutto, nonostante le assenze di Van Basten, Maldini ed Evani. Ma nel Milan, come era già noto, più dei singoli è importante il gioco. E che gioco...

Cosa non funziona. Forse è inutile sottolinearlo, però ancora una volta a uscire sconfitto è stato il campo. Il metodo «Cesare Ragazzi» (ovvero il graduale ricambio delle zolle) è solo un generoso tentativo per rimediare a un incredibile pasticcio.

Cosa c'è da fare. Per vincere lo scudetto, i rossoneri dovrebbero sperare in una lunghissima squalifica di «Meazza»: se potessero giocare tutte le partite a Milanello, non avrebbero rivali.

Cosa funziona. La Juventus ha affrontato da gran Signora il match, sciorinando nei primi venti minuti un gioco brillante e mai banale. Poi, alla distanza, la vena di Hässler non è bastata per mettere in soggezione il Milan. Corini si conferma regista dalle notevoli doti, anche se costretto ad agire in posizione molto arretrata. Ma quando davanti c'è un certo Baggio, bisogna ovviamente adeguarsi...

Cosa non funziona. Madama accusa paurosi sbandamenti difensivi e le incertezze di un paio di elementi (De Marchi e Luppi) rischiano di mandare in barca pure Tacconi.

Cosa c'è da fare. Chiedere scusa a Julio Cesar: evidentemente non era colpa sua se la Juventus faceva acqua in difesa. Poi bisognerà aspettare il rientro di Casiraghi e sperare che Schillaci ritrovi se stesso.





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