È il 23 ottobre 1989 ed Ascoli e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio Cino e Lillo Del Duca di Ascoli Piceno.
È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro.
Dall'altra parte c'è un Ascoli che conquista una 'comoda' salvezza alla fine della stagione.
Buona Visione!
Ascoli - Stadio Cino e Lillo Del Duca
domenica 23 ottobre 1988 ore 14:30
ASCOLI-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Dell'Oglio 62, Laudrup 69
ASCOLI: Pazzagli, Destro, Gori, Benetti (Bongiorni 46), Fontolan, Arslanovic, Carillo, Giovannelli, Cvetkovic, Agostini, Dell'Oglio
A disposizione: Bocchino, Mancini O., Fioravanti, Aloisi
Allenatore: Ilario Castagner
JUVENTUS: Tacconi, Favero, De Agostini, Galia (Magrin 65), Brio, (c) Tricella, Marocchi, Rui Barros, Altobelli (Buso 46), Zavarov, Laudrup
A disposizione: Bodini, Bruno P., Mauro
Allenatore: Dino Zoff
ARBITRO: Baldas
AMMONIZIONI: Rui Barros 23 (Juventus); Benetti 23, Gori 35 (Ascoli)
Questa Juventus può bastare contro il Milan?
DAL NOSTRO INVIATOASCOLI La domanda, non poco preoccupata, che egli si pone dopo aver assistito ad Ascoli-Juventus è la seguente: che cosa sarà dei bianconeri domenica prossima, al lorché si troveranno di fronte al Milan? La Juventus prenda coraggio e si disponga pure all'ottimismo pensando al pareggio rossonero. Il calcio è mobile, e domani è un altro giorno.
Si è molto parlato di una Juventus rigenerata dal tocco zoffiano, di una squadra votata all'attacco al punto di sacrificare allo spettacolo le proprie reti difensive. Poi è successo qualcosa: quell'amore per il bello è costato due gol rifilati dal Cesena. Ad Ascoli quella Juve votata all'attacco ha deciso di votarsi alla circospezione, alla cautela. Ne è derivato uno snaturamento. Sostituendo Bruno con Favero, Zoff ha suonato un allarme e quell'allarme ha frenato, ovattato un gioco che soltanto pochi giorni prima si vantava di ardere.
Alle titubanze e ai timori si è unito, producendo un cocktail soporifero, un clima di cupezza, un'atmosfera di malinconia. Non un'emozione: un gioco strascicato e sonnambolico, un desiderio di finire in fretta, di uscire al più presto da quello stadio languido. Zavarov ha dato alla Juve l'apporto di una presenza appena ornamentale. Non è mai entrato nel cuore di una partita che pure aveva un piccolo cuore tremibondo. Non ha avuto un solo istante che ne sottolineasse il talento. Si è atteso invano il passo del campione, l'insegnamento del fuoriclasse, Barros si è caricato qua e là di passione. Ma anche lui era lontanissimo da sé stesso. Altobelli vagava a caccia di palloni fantasma, retrocedendo sino ai confini di Tacconi; Marocchi sgobbava in un lavoro vano. La difesa agiva sugli spilli.
Sono lievemente migliorate le cose alla ripresa. Una maggiore vivacità ha visitato Laudrup. L'inserimento di Buso al posto dell'infelice centravanti ha scosso, una minima scossa, l'attacco. Qualche azione decente è finalmente scocciata. Povere cose per una formazione che avanza verso una tanto desiderata riscossa. Ormai non esisteva più la possibilità di rinnovare il timbro della gara; veniva dai singoli un tentativo isolato di disincagliare si. Sprazzi seguiti da lunghe parentesi di aridità. Ricordiamo due momenti apprezzabili, un'incursione rapida orchestrata da Laudrup. De Agostini e Marocchi sono una di scesa lampo di Laudrup. Oltre al gol del danese in vena di riscatto, naturalmente, che ha sottratto la Juve a una sconfitta che avrebbe umiliato i programmi.
Programmi che non saranno di trionfo, ma che non debbono neppure essere di resa anticipata. I pareggi, abituati a quelli del Milan, dell'Inter e della Samp (sorvoliamo sul Niagara che il Napoli ha riversato sul Pescara), vanno considerati senza pigiare sull'acceleratore dei sentimenti. È chiaro che una vittoria avrebbe consentito ai bianconeri di recuperare sulle milanesi e sui blucerchiati il terreno perduto. Ma spostiamo il ragionamento avanti di sette giorni. E vediamo che alla partitissima contro il Milan, la Juve si presenterà in posizione arretrata, quella di un duellante che ha ancora affondi da sparare. E si facciano voti affinché Zavarov si rimetta dalla stanchezze sovietiche.
Gianni Ranieri
tratto da La Stampa del 24 ottobre 1988










