È il 6 maggio 1987 e Juventus e Cagliari si sfidano nella gara di ritorno dei quarti di finale della Coppa Italia 1986-87. Il tutto si svolge allo Stadio 'Comunale' di Torino. La gara di andata si chiuse con il punteggio
La Juventus è Campione d'Italia in carica mentre i sardi annaspano impietosamente in coda alla Serie B. A fine campionato i bianconeri saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato) mentre gli isolani finiranno addirittura in Serie C.
Buona Visione!
Stagione 1986-1987 - Coppa Italia - Quarti, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 6 maggio 1987 ore 20:30
JUVENTUS-CAGLIARI 2-2
MARCATORI: Bergamaschi 27, Soldà 34, Platini 60, Piras 83
JUVENTUS: Tacconi, Favero, Caricola, Soldà (Bonini 56), Brio, (c) Scirea, Laudrup (Briaschi 69), Manfredonia, Buso, Platini, Vignola (Bonetti I. 46)
A disposizione: Bodini, Bruzzano
Allenatore: Rino Marchesi
CAGLIARI: Sorrentino, Marchi, Valentini, Pecoraro, Miani, Venturi, Pallanch (Piras 72), Pulga (Pani 64), Montesano, Bernardini (Pellegrini 79), Bergamaschi
A disposizione: Dore, Davin
Allenatore: Gustavo Giagnoni
ARBITRO: Sguizzato
CROLLANO LE GRANDI DAVANTI ALLE COMPAGINI DI B.LA JUVE PERDE LA FACCIA AL «COMUNALE» COL CAGLIARI GIÀ CON UN PIEDE IN CI: COSÌ SFUMA PER MARCHESI IL TERZO OBIETTIVO STAGIONALE E IL MODO ANCORA OFFENDE...I CADETTI DI VERGOGNAJUVENTUS. Il tonfo più clamoroso lo firma Madama: Marchesi presenta col Cagliari al Comunale di Torino, dopo l'uno a uno sofferto dell'andata, il rendiconto della sua prima stagione bianconera. E una Juve sagomata sull'indeterminatezza, squadra incapace di tonificare il proprio gioco e i propri esiti col conforto della continuità. Una compagine perennemente in bilico tra la grande prestazione e il naufragio senza attenuanti: un filo sottilissimo lega il passato al presente, i residui della grande squadra affiorano talora sul pelo dell'acqua come stracci sospinti dai misteriosi giochi delle correnti, senza una logica che li giustifichi confortando i presagi. Il trionfo e la resa restano figli del caso, dadi tecnici pronti a rimbalzare sul tavolo aperti a ogni esito. La tattica di Marchesi segue ragioni che la ragione non sempre comprende: Soldà è, a turno, il libero del futuro, con Scirea in panchina, e il nuovo profeta di un centrocampo che abiura Bonini, simbolo della Juve corrusca del Trap. Buso entra ed esce come la folla all'ingresso di una metropolitana, le ritrosie sanitario-agonistiche di Laudrup alimentano il serbatoio dell'alea, che sembra il segno distintivo di questa squadra, capace a tutto e capace di tutto. Giagnoni, che già aveva tolto di mezzo il Toro, ha così eliminato l'altra squadra della città che lo amò con metà del proprio cuore: lo ha fatto accozzando come sempre la formazione, addirittura presentando al Comunale uno schieramento ad unica punta (Montesano) e molto affidandosi all'estro dei singoli. Se Bergamaschi indovina il trasciante da guerre stellari su punizione e Pellegrini (che Giagnoni utilizza con meticolosa, suicida parsimonia) fa il verso a Rivera indirizzando Piras al gol del due a due, non c'è Platini che tenga. La Juve frana, si specchia nell'usura del tempo, nei giorni in declino di una stagione sbagliata, sfilacciata, clamorosamente all'incontrario rispetto all'avanzare addirittura impetuoso degli anni gagliardi del Trap.Carlo F. Chiesatratto dal Guerin Sportivo anno 1987 n.20










