È il 1 novembre 1987 e la Juventus ospita l'Avellino allo Stadio Comunale di Torino in una gara valida per la settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1987-88.
La gara di oggi viene ricordata per lo più per via della maglia di gara juventina (di colore rosa) che è stata adottata per festeggiare i 90 anni della nostra gloriosa Vecchia Signora.
È ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare la solita quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e, dopo un emozionante spareggio contro il Torino , acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli.
I nostri avversari irpini, dall'altra parte, alla fine si dovranno inchinare alla tremenda legge della retrocessione dopo ben dieci stagioni di Serie A.
Buona Visione!
Torino - Stadio Comunale
domenica 1 novembre 1987 ore 14:30
JUVENTUS-AVELLINO 3-0
MARCATORI: Colantuono autorete 39, Rush 75, Alessio 87
JUVENTUS: Tacconi, Favero, Bruno P., Napoli N., (c) Brio, Tricella, Alessio, Magrin (Vignola 46), Rush, De Agostini, Laudrup (Bonini 71)
A disposizione: Bodini, Scirea, Buso
Allenatore: Rino Marchesi
AVELLINO: Di Leo, Ferroni, Murelli (Mariani 76), Benedetti, Colantuono, Storgato, Bertoni, Gazzaneo, Anastopoulos, Colomba (Di Mauro 64), Schachner
A disposizione: Coccia, Amodio, Grasso
Allenatore: Eugenio Bersellini
ARBITRO: Baldas
AMMONIZIONI: Ferroni 25, Murelli 59, Anastopoulos 63, Benedetti 69 (Avellino)
La Juventus, con la maglia di 90 anni fa, liquida l'Avellino ma non entusiasma
Tre gol della Signora in rosa
Troppe novità tutte insieme: anche Napoli a centrocampo al posto di Bonini
A segno Colantuono (autorete), Rush e Alessio
Magrin contestatoTORINO Tre gol fanno bene, sono di buon augurio (doppio, nella giornata del novant'anni bianconeri) ma non consentono di sognare: I tifosi fra lo choc della maglia rosa pallido e, soprattutto, quello provato per aver visto una squadra tanto generosa quanto povera di gioco sono usciti dal Comunale chiedendosi quanto ci vorrà alla Juve del rinnovamento per trovare la quadratura della manovra. Forse, ieri, Rino Marchesi voleva cogliere una occasione per vedere in campo tutti assieme gli ultimi arrivati (e gli è andata bene, grazie alla pochezza dell'avversario) ma sicuramente ha esagerato: recuperato Favero, che pareva dover lasciare il posto a Napoli, ha schierato ugualmente l'ex messinese ma al posto di Bonini, il solo superstite del centrocampo di ieri, il solo in definitiva ad avere in mente cosa si deve fare nella zona cruciale del terreno.
Napoli è considerato un Jolly, ma non bisogna chiedergli troppo, e ieri non ha confermato il buono che aveva fatto negli ultimi minuti a San Siro, domenica scorsa.
I tasselli, tutti del nuovo corso, non avevano gli incastri giusti: della situazione ha sofferto soprattutto Magrin, il quale dopo qualche errore nel passaggio si e sentito arrivare nelle orecchie l'urlo Vignola, Vignola! della curva Filadelfia. Anche De Agostini alternava cose buone a momenti di latitanza, mentre Alessio sulla fascia destra soffriva nel primo tempo (ha offerto cose migliori nella ripresa, arrivando al gol) la marcatura arcigna di Murelli, e gli scarsi suggerimenti ricevuti. In difesa, Brio faticava non poco a domare Anastopoulos (più pericoli correva Favero, perché Schachner magari vede poco la porta ma ha ancora uno scatto che lascia il segno) da potersi portare avanti non appena intuiva l'occasione utile, Sua, al 38, la schiacciata di testa (punizione dalla destra) che carambolando fra Rush e Colantuono, ma toccata per ultimo dal difensore, rotolava in rete sbloccando lo 0 a 0. Un gol importante ma del quale Rush - da professionista serissimo non osava gloriarsi. -
Su Rush, in seconda battuta alle spalle di Colantuono, agiva il libero Storgato, e per un poco la coppia ha funzionato, in un pacchetto difensivo che a gioco lungo ha mostrato la corda, ma all'inizio ha fatto blocco con salvataggi affannosi, da partita-salvezza. Il gallese ha dimostrato il suo impegno andando in campo con la caviglia destra gonfia: ha cercato qualche smarcamento, ha segnato di prepotenza (75') la rete del 2-0, ma come sempre ha ricevuto pochi rifornimenti. Solo un'azione bianconera da applausi in tutta la gara: al 43' Laudrup (ancora fra sprazzi e latitanze) lavorava caparbiamente il pallone al limite dell'area, resistendo a due avversari, per far partire il passaggio profondo sullo scatto del gallese. Ian riceveva la palla sul suo fianco sinistro, la proteggeva da Colantuono e con una torsione la agganciava. La botta era un po' centrale, e Di Leo si trovava sulla traiettoria.
A fronte di questa Juve diligente ma capace solo di compitini elementari, l'Avellino si difendeva per tutto il primo tempo (anche dopo lo svantaggio) lasciando in avanti Schachner a scorrazzare dietro a palloni lanciati avanti a casaccio dai suoi difensori, in compagnia di un Anastopoulos evanescente. Solo in avvio di ripresa, mentre Vignola non riusciva a cambiare volto alla Juve (per l'ovazione del tifosi bastava una punizione fuori bersaglio), gli irpini riuscivano in una fiammata tanto inattesa da sorprendere la difesa bianconera. Protagonista principale Alessandro Bertoni, il quale si era stancato di fare il terzino destro, trasgredendo agli ordini (bell'idea...) di Bersellini. Minuto 53, proprio Bertoni partendo da lontano e saltando avversari arrivava al tiro. Tacconi in tuffo bloccava a terra. Minuto 54, bel triangolo Benedetti-Bertoni-Benedetti e deviazione di testa di Anastopoulos con risposta del portiere. Minuto 55, tempestiva l'uscita di Tacconi per anticipare Schachner lanciato da Murelli. Minuto 56, cross di Bertoni dalla destra, bella rovesciata di Schachner, volo di Tacconi a respingere. La Juve reagiva, almeno in controppiede, e al 75' Colantuono sbagliava il rinvio di testa lasciando la palla a Rush che scattava, saltava Storgato con un fallo (gamba tesa, irregolarità che Baldas non rilevava, come già aveva lasciato correre un intervento da rigore su Alessio nel primo tempo) e tagliava fuori con il tiro di Di Leo.
E la difesa irpina si apriva completamente a tre minuti dalla fine. Alessio era freddo e preciso nel battere Di Leo, andatogli incontro, con un pallonetto. Tre a zero poteva bastare, anche per un compleanno importante.
Bruno Perucca
tratto da La Stampa del 2 novembre 1987















