I bianconeri (tra molti bassi e qualche timido alto!) riescono a conquistare un importante quarto posto finale. Dall'altra parte, la squadra viola conquista un settimo posto finale, il che le consente di partecipare alla prossima 'neonata' UEFA Conference League.
Buona Visione!
Stagione 2021-22 - Serie A - 12esima giornata Torino - Allianz Stadium Sabato 6 novembre 2021 ore 18.00 Juventus-Fiorentina 1-0 RETI: Cuadrado 46' st
JUVENTUS: Perin; Danilo, de Ligt, Rugani, Alex Sandro (1' st Pellegrini); Chiesa, McKennie, Locatelli, Rabiot (33' st Cuadrado); Morata (43' st Kaio Jorge), Dybala (47' st Bentancur) A disposizione: Pinsoglio, Israel, Ramsey, Bonucci, Bernardeschi, Kulusevski Allenatore: Massimiliano Allegri
FIORENTINA: Terracciano; Odriozola, Milenkovic, Martinez Quarta, Biraghi; Bonaventura (33' st Duncan), Torreira (19' st Amrabat), Castrovilli (33' st Nastasic); Callejon (30' st Igor), Vlahovic, Saponara (30' st Sottil) A disposizione: Rosati Cerofolini, Maleh, Terzic, Egharevba, Venuti, Benassi Allenatore: Vincenzo Italiano
ARBITRO: Sozza ASSISTENTI: Alassio, Mondin QUARTO UFFICIALE: Massimi VAR: Di Paolo, Baccini AMMONITI: 26' pt Martinez Quarta, 47' pt Danilo, 21' e 28' st Milenkovic, 36' st Nastasic, 41' st Sottil, 43' st Rugani ESPULSI: 28' st Milenkovic (F)
Segna Cuadrado nel recupero, come nel derby del 2015, quando la Juve era nella seconda metà della classifica e iniziò la Grande Rimonta.
Corsi e ricorsi storici, che servono alla squadra di Allegri per battere la Fiorentina in 10 uomini negli ultimi venti minuti e per sognare una scalata al vertice che, al momento, sembra complicatissima. Madama torna comunque alla vittoria dopo un pareggio e due sconfitte e aggancia proprio la squadra di Italiano: le due squadre non a caso si equivalgono a lungo e solo una magia del colombiano, entrato nel finale, rompe l’equilibrio.
Rinfrancata dalla vittoria con annessa qualificazione in Champions e compattata dalle ore trascorse in ritiro, la Juve – senza Szczesny per problemi a un costato e Chiellini, rimpiazzato da Rugani, per un fastidio all’adduttore - parte bene, pressando il portiere Terracciano che sbaglia un rinvio dopo 2’: Morata non ne approfitta. La Fiorentina cerca di tenere il pallone e di tenere la linea difensiva molto alta, con tutti i rischi del caso.
In uno scontro di gioco De Ligt colpisce all’occhio destro il portiere viola, che ha problemi di lacrimazione: a parte un’uscita tempestiva su Morata, imbeccato alla grande di Dybala, però non servono parate nel primo tempo. Stesso discorso anche nell’area juventina, dove transita qualche pallone pericoloso (Saponara calcia alto dopo una bella iniziativa di Odriozola da sinistra), ma Perin deve solo tenere le antenne dritte su qualche uscita alta.
A fine primo tempo, con il fischio dell’arbitro già arrivato e il pubblico già al bar, la Var richiama l’attenzione di Sozza per un tocco di mano di Danilo mentre salta in area, subito dietro a Castrovilli: non c’è rigore. L’inizio della ripresa sembra promettere una gara più spettacolare (Morata calcia di poco a lato dopo un sombrero su Milenkovic) ma non è così. Errori tecnici e falli tattici si susseguono e il dato più pesante sono le due ammonizioni che gravano sui due centrali della Fiorentina. Al 27’, per un fallo su Chiesa, Milenkovic prende il secondo giallo e lascia la sua squadra in 10. Italiano riassesta la squadra con 4 cambi, mentre Chiesa scuote la traversa con un destro improvviso e potente: la Juve è anche sfortunata, ma si accende poco, anche con la superiorità numerica.
Allegri inserisce Cuadrado e pur giocando sui nervi, la Juve accelera. Morata segna in fuorigioco e poi si calcia sulla mano davanti a Terracciano. Vlahovic dall’altra parte non trova mai la profondità e non è mai pericoloso. Chiesa invece sì, ma il portiere è attento. È proprio il colombiano nel primo minuto di recupero a trovare la giocata risolutiva sulla destra bianconera: dribbling su Biraghi e destro secco sul palo di Terracciano, che stavolta si fa sorprendere, forse a causa anche di una leggera deviazione del difensore. La Juve riparte, sbuffando, sudando, soffrendo. Ma riparte. E dopo la sosta ritrova Sarri, con la sua Lazio.
È una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimoScudetto. Nessuno può starle dietro, tant'è che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza.
Per quanto riguarda l'Atalanta, i bergamaschi evitano la retrocessione in Serie B per soli due punti.
Buona Visione!
Stagione 1977-1978 - Campionato di Serie A - 7ª giornata Torino - Stadio Comunale domenica 6 novembre 1977 ore 14:30 JUVENTUS-ATALANTA 1-1 MARCATORI: Benetti 4, Libera 28
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Virdis, Benetti, Bettega R. A disposizione: Marchese, Cabrini, Boninsegna Allenatore: Giovanni Trapattoni
ATALANTA: Pizzaballa, Cavasin, Mei, Vavassori, Marchetti, Mastropasqua, Manueli, Rocca, Paina, Festa, Libera A disposizione: Bodini, Zavarise, Scala A Allenatore: Giovanni Battista Rota
Pizzaballa invece si ritrova in panchina all’inizio della stagione 1977-78 perché Titta Rota decide di puntare su un giovane cresciuto nel vivaio: si chiama Luciano Bodini e ha appena portato in B una Cremonese allenata da una vecchia gloria nerazzurra, Stefano Angeleri, dove ha giocato con gente come Emiliano Mondonico, Giancarlo Finardi e Cesare Prandelli. Esordisce in Serie A contro il Perugia l’11 settembre parando un rigore al povero Renato Curi, tanto per far capire di che pasta è fatto. Nelle successive giornate difende la porta alla grande: l’Atalanta cade solo alla giornata numero 6 contro il Vicenza, quando l’Italia scopre Paolo Rossi che realizza due reti. Particolare curioso, in quella partita ci sono ben 3 doppiette, Rossi e Guidetti per i veneti, Rocca per i nerazzurri. La giornata dopo si va a Torino sul campo della Juventus, dove l’Atalanta manca dal dicembre 1972, quando la partita era finita a reti inviolate: i bianconeri si preparano giocando a tiro a segno in Coppa Campioni con gli irlandesi del Glentoran che tornano a Belfast con 5 pere (a zero) nel carniere.
Radiomercato dice che Bodini è già destinato ad affiancare la stagione dopo l’immarcescibile (solo poi si scoprirà davvero quanto…) Zoff per prenderne successivamente il posto. A Torino c’è molta curiosità di vedere in azione il 23enne portiere e, viste le bocche di fuoco bianconere, le occasioni non dovrebbero mancare: al Comunale nei turni precedenti il Foggia ha preso 6 reti e la Fiorentina 5, per capirci. Ma al fischio d’inizio, sorpresa, Bodini è in panchina, ufficialmente ko per un colpo di freddo, ma Corbani non esclude “un malanno forse diplomatico”. Paolo Arzano invece è più sottile, ma solo all’apparenza: “Certo Rota non ha voluto esporre il giovane e valido portiere in un incontro tanto difficile proprio al cospetto di una Juve che segue da vicino il giocatore”. In campo torna così Pizzaballa che non gioca una partita dallo spareggio di luglio a Bologna col Pescara. Dopo 3 minuti e 24 secondi sta già raccogliendo la palla che Benetti ha scagliato in rete dal limite. Sembra l’inizio di una Caporetto e invece è quello di un assedio rotto solo dal pareggio di Libera su una mezza papera di Zoff.
Pizzaballa comincia a ribattere colpo su colpo: due tiri di Benetti, un colpo di testa di Bettega, uno di Tardelli, uno di Virdis, due occasioni di Causio, un’altra di Tardelli e due di Gentile. Una cosa mai vista, il portiere che para tutto e in tutti i modi e 10 compagni a supporto. Anzi, 9 perché a fine primo tempo Mastropasqua prende il secondo giallo e torna anzitempo negli spogliatoi. Anzi, 8 perché a un quarto d’ora dalla fine a Vavassori salta la mosca al naso e dopo un fallo non rilevato insulta arbitro e guardalinee in tandem beccando un rosso diretto. Dopo quasi 3 minuti di recupero arriva il fischio finale, con tutti i nerazzurri intorno a Pizzaballa che viene portato a braccia negli spogliatoi. “Credo di avere disputato una buona partita”, il suo commento all’insegna del minimalismo più totale, anche se incalzato da Giancarlo Gnecchi ammette che
“bloccare così la Juventus… C’è veramente da ubriacarsi anche se sono astemio”.
E il giorno dopo l’impresa spiega candidamente che “del resto un portiere in porta ci sta per parare, altrimenti può andare a fare qualsiasi altro mestiere”.
Ma dall’alto dei suoi 37 anni spiega anche di
“non ritenersi pagato perché alla mia età ho ancora molto da imparare e finché il fisico regge cerco di migliorarmi sempre di più”.
L'ATALANTA non ha voluto perdere a Torino per eliminare ogni sospetto. Subito dopo la promozione in Serie A, il presidente Bortolotti aveva annunciato il gemellaggio con la Juventus e il "Corriere dello Sport" aveva scritto che la frase del presidente dell'Atalanta poteva fornire materiale all'ufficio inchieste, perché il campionato di calcio non deve diventare come il Giro d'Italia dove gli assi hanno gregari anche nelle altre squadre. Recentemente era tornato sull'argomento anche Romolo Mombelli su "La Notte". E il giorno stesso della partita la "Gazzetta dello Sport" nel pezzo da Bergamo di G. B. Radici aveva inserito uno specchietto per ricordare i giocatori che dall'Atalanta in passato sono stati trasferiti alla Juventus e quelli che ci andranno l'anno prossimo (cioè Bodini e Tavola). È vero che il portiere dell'Atalanta Bodini è già alla Juventus, ma l'astuto Rota si è ben guardato dal mandarlo in campo a Torino. Ha parlato di disturbi gastrici, ma se così fosse non l'avrebbe certo portato in panchina. La verità è che Bodini era stato ritenuto colpevole della sconfitta casalinga contro il Vicenza e quindi fatto fuori.Se Bodini fosse andato a farfalle anche a Torino, Boniperti ne sarebbe stato felice per la Juventus ma avrebbe mandato a monte il trasferimento. Adesso probabilmente penserà che come sostituto di Zoff gli converrebbe comprare Pizzaballa che ha parato anche l'imparabile.
L'Atalanta ha resistito pure in nove e la Juventus può tirare in ballo la sfortuna sino ad un certo punto. Perché sul gol di Libera non si può parlare di jella, è stato un gentile regalo di Zoff; Giovanni Arpino non ha potuto commentare la partita perché "La Stampa" ha fatto sciopero. Però era sicuro del risultato e aveva garantito anche lo spettacolo, scrivendo in sede di presentazione:
"La Juve sa che lo stemma di certe partite porta una sola scritta: noblesse oblige. Deve divertire e divertirsi ."
Gino Bacci su "Tuttosport" ha parlato di una strana Juventus e di una strana partita. Ma Boninsegna aveva ammonito di andarci piano con il lancio di giovani e quindi Virdis e pure Gigi Riva aveva detto che non ci si doveva attendere miracoli dal suo erede. Troppo osannato dopo i tre gol al Glentoran, Piero Paolo ha fatto cilecca. Però Virdis è contento lo stesso. Perché ormai si è ambientato a Torino. L'ha confessato a Gian Paolo Ormezzano, che l'ha intervistato per "Il Giornalino". Gli ha spiegato:
"Sono riuscito a superare certe esitazioni anche perché ho capito che si può restare legati alla Sardegna pur vivendo lontano"
Elio Domeniconi tratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.45
Per la Juve a Torino tutto sembrava mettersi al meglio: dopo soli tre minuti, infatti, i campioni erano già in vantaggio grazie al gol di Benetti, ma ci pensava Zoff a rimettere tutto quanto in discussione, mancando nel modo più banale una facile presa e consentendo in tal modo a Libera di batterlo in acrobazia. E con le squadre sull'1-1, Pizzaballa (a fianco) inventava la partita epica e per i bianconeri tutto diventava tremendamente difficile al punto che nemmeno con un'Atalanta in 9 il risultato cambiava.
È il 5 novembre 1986 e JuventuseReal Madridsi sfidano nella gara di ritorno degli ottavi di finale dellaCoppa dei Campioni 1986-87 allo Stadio 'Comunale' di Torino.
La Juventus è Campione d'Italiain carica e cerca di raggiungere ancora la vetta europea in Coppa dei Campioni. Dopo aver perso allo 'Santiago Bernabéu' per 0-1 adesso i bianconeri devono tentare il ribaltone in Piemonte. Non tutto andrà come sperato.
In campionato i bianconeri devono invece inchinarsi al Napoli guidato da Diego Armando Maradona. Per i nostri 'eroi' sarà 'solo' secondo posto.
Buona Visione!
Stagione 1986-1987 - Coppa dei Campioni - Ottavi, ritorno Torino - Stadio Comunale Mercoledì 5 novembre 1986 ore 20.30 JUVENTUS-REAL MADRID 1-0 - Dopo i calci di rigore (1-3) MARCATORI: Cabrini 9 SEQUENZA CALCI DI RIGORE: Sanchez (parato), Brio (parato), Butragueno (gol), Vignola (gol), Valdano (gol), Manfredonia (parato), Juanito (gol), Favero (fuori)
REAL MADRID: Buyo, Chendo, Camacho, Salguero, Sanchis, Gordillo (Juanito 115), Butragueno, Michel, Sanchez, Gallego, Valdano Allenatore: Leo Beenhakker
ARBITRO: Pauly (Germania Ovest)
L’andata, giocata il 20 ottobre, si concluse con la vittoria di misura degli iberici, grazie al gol del sempre presente Buitre. Durante quella partita a nulla valsero le proteste juventine su quel gol ingiustamente annullato a Manfredonia (succederà lo stesso, nella stessa porta, tre anni più tardi, quando Gullit si vedrà non convalidare un gol per fuorigioco assolutamente inesistente).
Il ritorno, giocato il 5 novembre, divenne decisivo. Uno Stadio Comunale stracolmo, e quasi impreparato a ricevere tanto entusiasmo, fece da testimone ad una disfatta inaspettata e bruciante. Di Cabrini la rete dell’1-0 (con un bel gol di sinistro dopo un passaggio di Mauro) che, di fatto, metteva la qualificazione in bilico. Si andò ai rigori, nell’annata terribile del calcio italiano.
Tacconi neutralizzò il primo tiro di Sanchez, salvo poi capitolare sui fendenti di Butragueno, Valdano e Juanito. Per i tiratori di Marchesi, invece, fu una serata da dimenticare. Di Vignola l’unico gol. Gli errori decisivi di Brio, Manfredonia e Favero.
La Juventus uscì ingiustamente da quella competizione, ultima delle italiane a perdere dal dischetto nell’arco di 35 giorni (dopo Roma, Napoli, Fiorentina e Nazionale Under 21).
Per ritrovare un precedente europeo tra Juventus e Real Madrid si deve aspettare 24 anni: è il 1986, e le due squadre si ritrovano per gli ottavi di finale di Coppa dei Campioni. La doppia sfida è equilibrata: al Bernabéu decide un gol di Butragueño, leggendario ‘avvoltoio’ dell’area di rigore che, in quell’occasione, riuscì ad avere la meglio su Stefano Tacconi.
Al ritorno, il 5 novembre 1986, i tempi regolamentari si chiudono ancora una volta sul risultato di 1-0, ma questa volta per la Juventus: è infatti Cabrini a ristabilire la parità di risultato, prima che il passaggio del turno venga deciso dalla lotteria dei rigori. Tacconi vola e con il guantone sinistro blocca il tiro dal dischetto di Sánchez, ma nulla può sul successivo penalty di Butragueño; gli errori dei bianconeri Manfredonia e Favero, alla fine, risulteranno decisivi.
TUTTOCOPPE/IL BILANCIO DOPO IL SECONDO TURNO INTER E TORINO SONO LE SOLE SOPRAVVISSUTE DELLO SQUADRONE ITALIANO CHE CON ORGOGLIOSA SICUREZZA AVEVA AFFRONTATO L'AVVENTURA EUROPEA. AI PRIMI RIGORI SONO CADUTE IN QUATTRO. DA «GRAZIE LO STESSO UNDER 21» A «GRAZIE LO STESSO JUVE». E INTANTO È SOPRATTUTTO LA SPAGNA A RINGRAZIARE Muchas Disgracias
SPENGO il televisore sull'ultimo rigore calciato (fuori) da Favero e già mi immagino i titoli del giorno dopo.
«Juve, grazie lo stesso».
Infatti. È singolare la metamorfosi che sta incontrando il calcio italiano. Un tempo era conosciuto come una spietata macchina da risultati, ottenuti a maggioranza con sistematiche violenze allo spettacolo. Cori di «ladri» accompagnavano le nostre squadre che uscivano dai campi di tutt'Europa con variopinti insulti ma con i due punti sotto il braccio. Adesso è scoccato il momento delle gloriose sconfitte. Sindrome pericolosissima. Ricordo il Messico, ultimi mondiali. La squadra di casa gioca la partita della sua vita contro la Germania, sfiora la vittoria che la proietterebbe in semifinale, ma alla fine viene beffata ai calci di rigore. I commentatori si sbrodolano in autoincensamenti. «Gloriosa derrota» è il ritornello. Sinché prende la parola un vecchio e dice:
«Io sono stufo di gloriose derrote. E dai tempi di Fernando Cortez che il Messico non vive un glorioso trionfo».
Mi trovo ad applaudire entusiasta. Non avrei mai pensato che, di lì a qualche mese, l'Italia calcistica si sarebbe trovata a vivere la medesima esperienza.
GRAZIE lo stesso all'Under 21, grazie lo stesso Juve. E intanto è soprattutto la Spagna a ringraziare. La Spagna ha battuto in finale (europea) la nostra under 16 ad Atene e la nostra under 21 nel doppio confronto Roma-Valladolid. Il Saragozza ha eliminato ai rigori la Roma e il Real Madrid ha eliminato ai rigori la Juventus. Lo scorso anno il Real Madrid aveva eliminato l'Inter e il Barcellona aveva eliminato la Juventus. Muchas gracias, señor. Però noi siamo contenti così. Depressi da indecenti spettacoli domenicali, ci entusiasmiamo talmente per ogni partita ben giocata, che il risultato non ci interessa più. Perdiamo e ringraziamo commossi. La Juventus è stata grande, intendiamoci. Grande di tecnica e soprattutto di cuore. Ma ha sbagliato e non sarebbe onesto dimenticarlo. Questi sono i suoi errori:
1) ha affrontato con spirito eccessivamente rinunciatario la partita di andata a Madrid. Non c'è dubbio, per ogni critico razionale, che, sull'arco del doppio confronto, il Real abbia meritato la promozione: perché ha giocato due partite, mentre la Juve ne ha giocata una sola, sia pur splendida;
2) l'eccezionale prestazione delle seconde scelte, dei cosiddetti gregari, ha ribadito quanto sia stato pretenzioso e assurdo mandare in campo a Madrid un Laudrup impresentabile, anziché un giocatore meno classico, ma in piena salute fisica;
3) la decisiva ronda dei rigori è stata gestita con molta superficialità. E qui magari sarà il caso di spiegarsi meglio.
IL REAL Madrid ha scelto subito la strada più naturale e spontanea. Chi è il rigorista principe della squadra? Hugo Sánchez. Chi sono le sue prime alternative? Butragueño, Valdano, Juanito (quando è in campo; normalmente è riserva). Di conseguenza, Hugo Sánchez ha tirato il primo rigore e gli altri gli sono andati appresso. Che poi lo specialista numero uno incorra in errore (o venga battuto da un portiere strepitoso, come nel caso di Tacconi) è un incidente di percorso sempre all'agguato, ma che non determina la fine del mondo. Cosa ha fatto invece la Juventus? I soliti calcoli di sublime furberia in cui noi siamo inarrivabili maestri. Il rigorista della Juve è Platini? E allora io me lo tengo per ultimo, quando la responsabilità pesa maggiormente. E a tirare mando prima i meno affidabili, così mi tolgo il dente subito. Ahimé, Platini è rimasto a guardare. Quando sarebbe venuto il suo turno, la partita era già decisa. Il Real aveva deputato a tirare e a vincere i suoi uomini più tecnici, i più familiari col gol. La Juventus si era affidata ai suoi cerberi di retroguardia, Brio e Favero. Dice: ma a Tokyo Brio aveva tirato e realizzato il primo rigore. E allora? Se capita un rigore nell'arco dei novanta minuti, chi lo tira, Platini o Brio? E dopo l'errore di Sanchez, non era ancor più il caso di calare subito l'asso, per sfruttare il vantaggio psicologico che sarebbe derivato dal prendere lo steccato?
QUESTA dei rigori sta diventando una maledizione, ma non credo si possa più parlare di caso o di lotteria. Nelle precedenti tre eliminazioni stagionali (Fiorentina, Napoli, Roma; quattro, se ci aggiungiamo l'Under 21) avevamo avuto lo svantaggio di affrontare la delicatissima fase psicologica sempre in trasferta, quindi nelle più sfavorevoli condizioni ambientali. E magari con scomodi ricordi, come la Roma che ancora si porta dietro il trauma di una Coppa dei Campioni perduta proprio dal dischetto, contro il Liverpool. Ma questa volta ... Si giocava a Torino, davanti a un pubblico di incredibile calore. In lizza era la Juventus, la nostra squadra più attrezzata agli stress, più tetragona alle emozioni. Una Juve che proprio ai calci di rigore aveva affidato la sua ultima conquista, la Coppa Intercontinentale a Tokyo contro l'Argentinos Juniors, e poteva disporre dell'identica batteria di tiratori, fatta eccezione per Laudrup, già sostituito. Quale perverso meccanismo è dunque scattato? Resto fedele a un concetto già espresso. I calciatori italiani si giocano sempre una posta infinitamente superiore a quella degli altri e arrivano alla resa dei conti in condizioni morali più fragili. Gli altri la prendono più allegramente. Mandano al dischetto i tiratori più collaudati o più abili, in ordine decrescente. E buonanotte. Noi ci alambicchiamo: qual è il rigore più importante? E chi decide il quarto (chissà poi perché), chi il quinto. Invece è sempre valida la vecchia regola empirica delle risse da strada: chi colpisce per primo, colpisce due volte. Comunque, grazie lo stesso, Juventus.
LA PARTITA è stata straordinaria per intensità agonistica e buonissima per livello tecnico. Il Real si è confermato formazione formidabile: subito il gol, ha attaccato senza paura, a rischio di scoprirsi, dando l'impressione di non digerire neppure la sconfitta parziale. Emilio Butragueño è un giocatore stellare. Voglio vedere se i nostri amici francesi riusciranno a non dargli il pallone d'oro, quest'anno. Però, che cuore, che anima, che palle (scusate), questa Juventus. Caricola, riserva della riserva, si è battuto meravigliosamente. Mauro ha giocato la partita della sua vita, Bonini e Manfredonia hanno entusiasmato e commosso. Peccato che Platini, pur generosissimo questa volta, abbia ormai limiti fisici invalicabili (Plafini, perfidamente perfidamente dicono i francesi) e che Laudrup non riesca a venir fuori dai suoi malanni muscolari. Cabrini e Serena hanno continuato a battersi oltre le severe menomazioni, il portiere Tacconi ha fatto prodigi rivaleggiando col suo collega Buyo (ma quanti portieri ha la Spagna? Abbiamo visto due mostri come Ablanedo e Buyo e in Nazionale giocano Zubizarreta e Urruti...). Tutto inutile. Auguro rimorsi eterni ai vecchi bacucchi dell'Uefa che non sono ancora riusciti a studiare un meccanismo per evitare questi scontri al secondo turno. Risultato; escono la Juventus, la detentrice, e Steaua, arriva ai quarti il Besiktas. Complimenti. Va avanti il Real e lo merita. Chi aveva scritto - con superficialità pari soltanto alla disinformazione che in trasferta i madrileni sono una nullità - è invitato a una severa autocritica.
Adalberto Bortolotti tratti dal Guerin Sportivo anno 1986 n.46