giovedì 1 ottobre 2026

1 Ottobre 1995: Juventus - Napoli

È il 1 ottobre 1995 e Juventus e Napoli si sfidano nella quinta giornata del campionato di calcio di Serie A 1995-96  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus, guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver vinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà il secondo posto. Dall'altra parte c'è un Napoli che, guidato in panchina da Vujadin Boskov, conclude il campionato a metà classifica.

Buona Visione!

 



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Stagione 1995-1996
Campionato di Serie A - 5 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 ottobre 1995 ore 15.00
JUVENTUS-NAPOLI 1-1
MARCATORI: Pecchia 52, Vialli 55

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Ferrara C., Tacchinardi, Pessotto (Vierchowod 46), Di Livio (Sorin 68), Paulo Sousa, Deschamps, Del Piero (Padovano 82), Vialli, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

NAPOLI: Taglialatela, Cruz A., Bordin, Ayala (Policano 57), Pari, Tarantino (Baldini 50), Buso, Pizzi (Boghossian 71), Pecchia, Agostini, Imbriani
Allenatore: Vujadin Boskov

ARBITRO: Braschi
ESPULSIONI: Pecchia 89 (Napoli)





Lippi: scorie di Coppa Boskov: Visto che bravi? 
È IL VECCHIO IL PIÙ FELICE 

TORINO - Per vedere di nuovo una Juve ai vertici del rendimento bisognerà attendere dopo il 6 dicembre, quando la Champions League andrà in letargo. Lippi non lo dice, ma lo fa capire. L'Europa logora i giocatori, prosciuga le loro energie fisiche e mentali. 

Spiega il Marcello: 

«Quella coppa è una cosa speciale, per tutti è il sogno di una vita. Ci si avvicina ad ogni partita con grande intensità ed è normale che subito dopo si paghino le conseguenze». 

Ecco spiegata la vittoria a denti stretti contro il Vicenza (dopo il Borussia), ecco rivelato il segreto del pareggio con il Napoli a tre giorni dalla vittoria sulla Steaua. A questo bisogna aggiungere che la Juve non è per ora la squadra che tutto travolge. Molti sono in forma precaria, altri addirittura ko per infortunio. Ieri è toccato a Pessotto (stiramento della coscia sinistra); prima della partita ha alzato bandiera bianca Conte per una tendinite. La sosta per la Nazionale arriva come manna dal cielo. Ammette Lippi: 

«Non siamo al cento per cento, ma stiamo facendo l'impossibile per restare in corsa su tutti i fronti. Non sono preoccupato, anche se la squadra ha alti e bassi di rendimento. Alterniamo cose belle ad altre meno positive. Questa altalena non è un problema perché so che ci sono ampi margini di miglioramento e la strada è ancora lunga. Siamo soltanto ai primi chilometri della nostra Milano-Sanremo calcistica». 

E poi non si possono togliere meriti al Napoli. Lippi non è sorpreso: 

«Conosco questi giocatori, so che non c'è nulla di miracoloso in quello che stanno facendo. Se nei primi venti minuti della partita noi non abbiamo fatto nulla di buono, il merito è soprattutto loro. Dal 20' in poi abbiamo cominciato a giocare secondo le nostre possibilità, ma non c'è mai stata una superiorità vera. Soprattutto nel secondo tempo è stato tutto un alternarsi di azioni. Il careggio è quindi giusto. Potevamo superare il Milan, ma non possiamo rammaricarci anche per questo». 

Curioso il botta e risposta a distanza con Boskov. Sostiene il saggio Vujadin: 

«Bravo Lippi a togliere Pessotto, altrimenti Buso avrebbe continuato a dominare sulla fascia destra». 

Ma Marcello dissente totalmente: 

«Questo lo dice lui. Ho sostituito Pessotto per infortunio e poi mi pare che Buso abbia fatto le cose migliori nella ripresa, proprio quando Pessotto era negli spogliatoi». 

Punti di vista. Lippi le ha provate tutte per vincere. Ha fatto debuttare in Serie A Sorin 

(«Speravo desse vivacità, ma ha pagato l'esordio»), 

Ha utilizzato anche Padovano, forse in ritardo, visti i problemi dei tre attaccanti. Ma il tecnico ha una spiegazione per tutto: 

«Non potevo togliere Ravanelli perché è l'unico ariete che abbiamo. Vialli può segnare in qualunque momento. Quanto a Del Piero, con Padovano avrebbe dovuto fare il centrocampista, ma nel finale è difficile che ci riesca. Al massimo può essere utilizzato in quella posizione all'inizio. 

Boskov ha molto da recriminare: 

«Babbo Natale è arrivato con tre mesi di anticipo a Torino. Abbiamo avuto delle palle-gol nitide, la Juve solo quella di Vialli. E se Imbriani non avesse sbagliato proprio al 90', avremmo ottenuto una vittoria giustissima. Purtroppo è ancora un ragazzino; ha un grande talento, ma gli manca l'esperienza. Accettiamo i suoi errori, perché siamo sicuri di avere a disposizione un campioncino. La cosa importante è che il Napoli è una grande squadra; sarà un delitto se non andrà in Uefa. Abbiamo tanti pregi e qualche difetto. Basteranno un paio di ritocchi per garantire a questa squadra un grande futuro». 

Il saggio Vujadin sa che i propri meriti si ingigantiscono anche attraverso le prodezze degli avversari: 

«La Juve è la grande squadra di sempre. Ha carattere, ha giocatori come Vialli che non puoi mai perdere di vista. Ma il Napoli l'ha messa alle corde. Abbiamo ottenuto finora tre vittorie e due pareggi. La nostra classifica ci onora». 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 2 ottobre 1995





Boskov voleva vincere
«Le vere occasioni sono state nostre»

Il silenzio stampa deciso dopo l'eliminazione in Coppa Italia contro il Lecce dai giocatori del Napoli prevede due eccezioni: Pari come giocatore più anziano e Boskov, anche perché per far stare zitto zio Vujadin ci vorrebbe, ammesso che basti, un'ingiunzione della magistratura. Oltretutto, a Napoli, per tradizione patria della scaramanzia, il non parlare, come ha ammesso lo stesso Pari, è ormai una cabala vincente, un sistema che ha illustri precedenti: la Nazionale a Spagna '82, tanto per citare uno dei casi più famosi. A Boskov la storia di squadra sorpresa o squadra rivelazione sta ormai un po' stretta. 

"L'avevo detto anche dopo la brutta partita di Lecce», ha cominciato, «se lo ribadisco oggi: questa squadra, piena di giovani interessantissimi, ha un grande futuro». 

Ma al tecnico slavo sta stretto anche il pareggio del Delle Alpi: 

«Abbiamo raccolto poco rispetto ai nostri meriti, poiché le vere palle-gol le abbiamo avute noi, mentre la Juve se ne è procurata una sola e per il resto è arrivata al tiro in modo velleitario. La classifica parla chiaro e non è bugiarda: il Milan capolista ha solo un punto più di noi e alla ripresa del campionato, visto che i rossoneri affronteranno la Juve, perché non pensare a un sorpasso»? 

L'appetito vien mangiando, insomma, e, sportivamente parlando, Boskov di fame ne ha ancora molta…

C'è anche il tempo per qualche suggerimento a Sacchi che Vujadin aveva invitato alla partita del Delle Alpi (ma il Ct ha preferito Padova-Parma); 

"Peccato, avrebbe visto una bella partita e notato il valore dei nostri giovani: Tarantino, Taglialatela e Buso meritano la Nazionale. Soprattutto Buso che contro la Juve ha giocato la miglior partita da quando sono a Napoli. Ha costretto Lippi a correggere la difesa. Se fosse rimasto in campo Pessotto, non so come sarebbe finita..." 

L'allegra brigata Boskov non smette insomma di stupire e di piacere.


Nonno Vujadin dimostra per l'ennesima volta di saperci fare. Il suo Napoli è una squadra costruita alla meglio, con tutte le traversie societarie che ha avuto, ma in campo c'è, e si vede, la mano del tecnico giramondo. Ormai, dopo la quinta partita utile, non si può più parlare di sorpresa. Il Napoli, per come sta giocando, è la più bella realtà del campionato. E se avesse vinto al Delle Alpi, non sarebbe certo stato uno scandalo.

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1995





Ma non è crisi

La sfida del Delle Alpi proponeva due temi: la tenuta del sorprendente Napoli e il riscontro in campionato della grande Juve ammirata in Champions League. Partiamo dal primo punto. Non so fino a che punto il Napoli sia una squadra d'alta classifica. Per carità, gli uomini di Boskov giocano bene e sono pieni di entusiasmo. Ma sono anche molto giovani e dunque bisognerà vedere nei momenti più duri se avranno la personalità per fronteggiare le difficoltà. Credo che i risultati di queste prime domeniche non siano del tutto attendibili, anche se spero di sbagliarmi.

Penso che il Napoli non sia da primi cinque o sei posti. Una spiegazione ulteriore a questa interpretazione la colgo pro-prio dalla sfida con la Juve, la quale domenica non è stata impeccabile. Se il Napoli avesse avuto un uomo migliore a centrocampo e uno in attacco, avrebbe fatto sua la gara. Il Milan dei tempi migliori, per intenderci, avrebbe vinto 3-0 al Delle Alpi. Questo vuol dire che la Juve è in crisi? No, perché in Coppa ha dimostrato di essere una formazione fortissima. E allora? Semplicemente la concentrazione non può essere la stessa in tutte le partite. Un giocatore sarebbe un automa se rendesse sempre al 100 per cento. Non è una questione di volontà, nel senso che l'impegno rimane sempre uguale. Ma inconsciamente si è portati a rendere di più nelle gare che contano maggiormente. D'altronde, questa è proprio una caratteristica della Juventus: agli appuntamenti importanti si fa trovare ogni volta pronta. Lo sarà anche fra 15 giorni contro il Milan, in una partita chiaramente importante, anche se non decisiva vista la regola dei 3 punti. L'uomo determinante? Dico che sarà Ravanelli. Con il Napoli non l'ho visto in crisi come hanno detto molti...

Massimo Mauro
tratto da "Il Film del Campionato" del Guerin Sportivo anno 1995







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mercoledì 30 settembre 2026

30 Settembre 2015: Juventus - Siviglia

Attraverso il canale Youtube ufficiale della Juventus vi proponiamo questo gustoso amarcord di questa data odierna. 

È il 30 settembre 2015 e Juventus e Siviglia si sfidano in questa gara valevole per la seconda giornata del girone di qualificazione dell'UEFA Champions League 2015-16. 

Il tutto si svolge allo "Juventus Stadium" di Torino.

Buona Visione!


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Stagione 2015-2016 - Champions League - 2ª giornata
Torino - Juventus Stadium
mercoledì 30 settembre 2015 ore 20:45 
JUVENTUS-SIVIGLIA 2-0
MARCATORI
: Morata 41, Zaza 87

JUVENTUS (3-5-2): Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Cuadrado, Khedira (Alex Sandro 76), Hernanes, Pogba, Evra, Dybala (Rugani 88), Morata (Zaza 80)
A disposizione: Neto, Vitale, Lemina, Pereyra
Allenatore: Massimiliano Allegri

SIVIGLIA (4-4-2): Sergio Rico, Coke, Andreolli, Kolodziejczak, Tremoulinas, Konoplyanka, Nzonzi (Iborra 66), Krychowiak, Krohn-Dehli, Reyes (Munoz 79), Gameiro (Immobile 66)
A disposizione: Soria, Cristoforo, Luismi, Mariano Ferreira
Allenatore: Unai Emery

ARBITRO: Eriksson (Svezia)
AMMONIZIONI: Coke 78 (Siviglia)







Nella notte dell'ottimo esordio in gare ufficiali di Sami Khedira, i bianconeri centrano il primo successo casalingo stagionale: lo spagnolo sblocca lo stallo con il quinto gol nelle ultime cinque uscite continentali, nel finale l'ex Sassuolo chiude i conti. 
TORINO – La Champions League come un’isola felice, un rifugio da utilizzare per provare a dimenticare le amarezze del campionato. La Juventus ritrova in Europa la sua anima vincente, con Álvaro Morata che si conferma letale nel torneo più importante del Vecchio Continente: quinto gol nelle ultime cinque uscite di coppa per l’ex Real Madrid, è sua la firma necessaria per superare il Siviglia e volare a quota 6 punti nel “girone di ferro”. Nel finale c’è gloria anche per Zaza, che si alza dalla panchina e fissa il risultato sul 2-0 con una sgroppata conclusa alla perfezione col piede debole, il destro. Ma l’aspetto più positivo della notte dello Stadium è probabilmente l’impatto di Sami Khedira, che alla prima gara ufficiale in bianconero tiene alla grande per 75 minuti, regala alla mediana juventina la doppia dimensione che mancava e aiuta i compagni a centrare la prima vittoria casalinga stagionale. 
LA TATTICA BIANCONERA – Allegri risolve l’ultimo dubbio dando fiducia ad Hernanes a centrocampo; l’assetto tattico bianconero è particolarmente elastico: la “Vecchia Signora” difende con un 4-4-2 tradizionale, in cui Pogba è chiamato al sacrificio sulla corsia mancina di centrocampo e Barzagli deve adattarsi come terzino destro. In fase di possesso palla, i padroni di casa si schierano con un 3-5-2 che chiede molto a Evra, costretto a una sfiancante attività di proposta offensiva e rientro difensivo. L’ago della bilancia è Cuadrado, l’unico in grado di cambiare passo e di creare superiorità numerica: il colombiano semina il panico sulla fascia destra, Emery sceglie Krohn-Dehli in supporto a Tremoulinas non fidandosi dell’abnegazione di Konoplyanka, dirottato sul fronte opposto. 

Marco Gaetani 



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30 Settembre 1998: Rosenborg - Juventus

É il 30 Settembre 1998 e Rosenborg e Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di qualificazione della UEFA Champions League 1998-99 allo 'Lerkendal Stadion' di Rosenborg (Norvegia).

In casa bianconera sta per avvenire una clamorosa 'rivoluzione'. Il grande Marcello Lippi poco dopo questa partita rassegnerá le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverá il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l'iniziale scetticismo dei tifosi la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Peró alla fine sará solo un deludentissimo settimo posto che varrá solo l'accesso per l'europa verso la Coppa Intertoto. 

Dall'altra parte c'é il Rosenborg che vive (come il calcio norvegese di quegl'anni) un momento roseo; ed é sempre un ostacolo ostico da superare.

Buona Visione! 



rosenborg

 

Stagione 1998-1999 - Champions League - 2ª giornata
Trondheim - Lerkendal Stadion
Mercoledì 30 settembre 1998 ore 20.45
ROSENBORG-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Inzaghi 27, Skammelsrud rigore 69

ROSENBORG: Jamtfall, Basma, Bragstad, Hoeftun, Bergdoelmo, Strand (Winsnes 83), Skammelsrud, Berg, Soerensen (Hernes 55), Rushfeldt (Dahlum 62), Jakobsen
Allenatore: Trond Sollied

JUVENTUS: Rampulla, Birindelli, Tudor, Montero, Mirkovic (Pessotto 77), Tacchinardi, Deschamps, Zidane (Zalayeta 79), Davids, Inzaghi (Fonseca 61), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Ancion (Belgio)
RIGORI FALLITI: Skammelsrud 79 (Rosenborg)



Inzaghi ancora Rapinator mette il piedino ed è gol 

RAMPULLA 8. Grande protagonista della serata. Per mezz'ora non corre alcun pericolo. Ha il maglione fosforescente color carota e certo non passa inosservato. Non è bravo ma bravissimo nell'unica occasione da gol che i norvegesi creano nel primo tempo. Riflessi e scatto felino: perfetta la sua respinta d'istinto. Concede il bis tuffandosi a sventare una capocciata di Dahlum ed evitando un gol sicuro: esagera parando pure un rigore. 

BIRINDELLI 5,5. Parte su Jacobsen in un duello fra mini giocatori che fa tenerezza. Dopo mezz'ora Lippi lo dirotta a sinistra per arginare le avanzate di Sorensen che creano sempre scompiglio da quella parte. Ma non fa sfracelli. Spiana Skammelsrud provocando un rigore assolutamente indiscutibile. 

TUDOR 6. Perfetto o giù di lì nel controllo di Rushfeldt. Con il gigante norvegese ingaggia un duello ad alta quota in cui il croato ha quasi sempre la meglio. Soffre nella ripresa quando gli avversari si fanno meno timidi. 

MONTERÒ 6,5. Ci voleva il suo ritorno per dare compattezza alla difesa. Spazza via e pilota i compagni di reparto. In attesa di Ferrara è lui il collante della retroguardia juventina.

MIRKOVIC 5,5. Il meno efficace dei quattro difensori. Concede troppo spazio all'avversario che si proietta dalle sue parti, offre ogni volta un senso di desolante precarietà. Lippi allora lo sposta a destra cercando di semplificargli il compito. 

(Dal 32'st Pessotto sv). 

TACCHINARDI 5,5. Partenza gagliarda, fa muro a centrocampo dando man forte a Deschamps. Ma con il passare dei minuti patisce il dinamismo e lo spirito d'iniziativa di Berg. 

DESCHAMPS 6. Partita dopo partita sta ritrovando le cadenze normali. Prezioso intercettatore delle avanzate norvegesi, buono anche come rampa di lancio per gli attaccanti. 

DAVIDS 6,5. Nulla di nuovo da segnalare. Indispensabile nel ruolo di traghettatore di palloni, suo il tiro da cui scaturisce il gol del vantaggio. Dubbio il fallo che viene punito con il secondo rigore. 

DEL PIERO 6. Sta tornando quello di sempre. Si tuffa nel cuore della difesa del Rosenborg con spunti vecchia maniera. Prova il tiro che l'ha reso famoso in tutto il mondo, ma, almeno in quello, per ora la fortuna gli volta le spalle. Quelli del Rosenborg diventano matti per cercare di renderlo innocuo. Due volte al tiro in avvio di ripresa, nel primo caso fa tutto benissimo, ma purtroppo si impappina al momento della conclusione. 

INZAGHI 6,5. Ancora Pippo in versione Rapinator: guarda caso sul rasoterra di Davids c'è il suo piedino dorato, basta un tocco ed il gol è servito. Davvero un predestinato. 

(Dal 16'st Fonseca sv). 

ZIDANE 6. A volte fa tutto benissimo ed è lo Zizou che ha messo ko il Brasile. Altre volte sembra che lasci il posto al suo gemello, perchè si perde in ghirigori non degni della sua fama. Alla Juve così non può bastare. 

(Dal 34' st Zoloyetasv). 

LIPPI 6. Cinquanta panchine europee. Non le festeggia nel modo sperato, ma ritrova una Juventus che sa combattere, anche se si complica l'avventura di Coppa. 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 1 Ottobre 1998



 

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martedì 29 settembre 2026

29 Settembre 1985: Hellas Verona - Juventus

È il 29 settembre 1985 e si gioca Verona-Juventus valevole per la Quarta Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Marc'Antonio Bentegodi' di Verona.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'LeRoi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter) i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven Goran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto.

Dall'altra parte c'è un Verona (Campione d'Italia in carica) che forse anche perché distratto dagli impegni in Coppa dei Campioni vivrà una stagione altalenante e chiuderà solo al decimo posto.C'è da aggiungere pure che gli scaligeri verranno eliminati dalla massima competizione europea proprio dalla Juventus in uno scontro fratricida all'insegna delle polemiche.

Buona Visione!

 


verona


 

Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 4ª andata
Verona - Stadio Marc'Antonio Bentegodi
Domenica 29 settembre 1985 ore 15.00
VERONA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Laudrup 18

VERONA: Giuliani, Ferroni (Bruni 77), Volpati, Tricella, Fontolan, Briegel, Vignola (Turchetta 77), Verza, Galderisi, Di Gennaro, Sacchetti
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Pin 87), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Tullio Lanese



Il quarto successo consecutivo della Juventus è stato ottenuto proprio sul campo più difficile, in quello stadio di Verona dove i bianconeri avevano subito fra campionato e Coppa Italia cinque sconfitte consecutive negli ultimi tre anni - 
È stato il giovane danese a propiziare la vittoria con un tiro imparabile da fuori area a metà del primo tempo. 
Siluro di Laudrup, poi barricate. 
VERONA — Autoritaria per venti minuti, tanto da tenere in soggezione un Verona privo di Elkjaer e con Briegel tòlto dal vivo del gioco, essendo impiegato nell'assurdo compito di terzino sinistro, ed in vantaggio con uno strepitoso gol (18') di Michelino Laudrup, la Juventus è via via scomparsa dal terreno come squadra capace d'imporre il proprio giocò, si è accontentata di un secondo tempo di puro contenimento correndo i suol rischi con molti affanni. 

I bianconeri hanno dato l'impressione nella ripresa di non riuscire più a organizzare uscite «pulite» se non nel finale, ancora con il danese scatenato negli spazi larghi che i gialloblù, proiettati in avanti, lasciavano per loro precisa scelta. La logica reazione dei campioni d'Italia allo svantaggio giustifica soltanto in parte la Juve provinciale della ripresa. Spiegano meglio le cose la giornata grigia di Platini, che ha tolto alla squadra bianconera l'uomo che solitamente organizza il giòco e tiene sulla corda i rivali, e la resa di Bagnoli nel secondò tempo alle esigenze di squadra: riportando Briegel al suo ruolo di centrocampista ed allargando Volpati sulla fascia, il Verona finalmente ha trovato spinta e forza d'urto, il tedesco si è portato frequentemente davanti a Tacconi; Galderisi (magnificò il duello con Brio, finito alla pari) ha cosi avuto un supporto. 

I bianconeri hanno più volte tremato ma sono riusciti a reggere, confermando le caratteristiche concrete di una squadra che pur vantando un potenziale offensivo che nessun'altra può vantare, sa anche diventare umile e badare al risultato. La squadra di Trapattoni ha rinunciato a tenere in pugno l'incontro. Costante l'iniziativa nella ripresa da Briegel tornato a centrocampo.

Malumore (ingiustificato) del pubblico. C'è stata una bagarre tra i tifosi, a fine partita. L'arbitraggio di Lanese ha indispettito i fans gialloblù che proprio ieri, nella giornata dell'amarezza, hanno ritrovato i sopiti entusiasmi sino alla rabbia. In realtà il direttore di gara messinese ha forse peccato di tempestività nell'usare il cartellino giallo; ma sul piano delle decisioni di gioco non ha commesso errori decisivi. Su un offside di Laudrup, scattato oltre la linea di difesa su lancio di Platini e poi anticipato da Giuliani in uscita, Lanese è stato tradito dal guardalinee, e sul fallo a carico di Briegel che più ha fatto indispettire i veronesi, c'è da dire che il tedesco era partito con un'azione di gioco pericolosa. 

È la sconfitta, in definitiva, ad aver provocato le reazioni dei tifosi gialloblù dopo un secondo tempo giocato quasi ad una porta sola (dieci corner, contro nessuno della Juve, il bilancio), ma questa pur comprensibile reazione emotiva non vale da giustificazione alle violente proteste. La Juventus a due volti dovrebbe meritare due giudizi e due pagelle. Ma al tirar delle somme i cardini più sicuri sono stati quattro: Tacconi, splendido nelle uscite e sicuro nello scegliere fra presa e respinta, Brio che aveva, di fronte nel più piccolo Galderisi l'avversario per lui più difficile, Manfredonia il quale sa sacrificarsi quando è necessario, ma aveva già svettato nei compiti d'interdizione anche nel momento della Juve. Laudrup magnifico nella conclusione in rete e sempre pronto a scattare su ogni pallone utile. Favero, Cabrini e Scirea hanno fatto baluardo, ma sono anche stati capaci di sganciarsi per cercare di rompere l'assedio veronese, Mauro nella sua posizione di tornante ha lavorato buoni palloni. Nella giornata sottotono di Platini è stato coinvolto Bonini, ora vivace ora stordito, mentre Serena a lungo abbandonato in avanti e mal cercato per il suo colpo di testa, ha toccalo ben pochi palIoni, sempre anticipato implacabilmente dall'ottimo Fontolan. 

Lo stopper è stato il migliore della difesa veronese, mentre Ferroni è colpevole di avere lasciato troppo spazio a Laudrup (il danese quando non è marcato stretto diventa irresistibile) anche nell'azione del gol che ha deciso la partita. Di Briegel e del suo decisivo cambio di compiti si è detto. Fra' i gialloblu, ancora, continuo pur se non brillantissimo Di Gennaro, ottimi spunti da parte di Verza, senza peccato .Tricella che ha giocato il finale come appoggio all'attacco, caparbio come sempre Galderisi, ma ancora una volta evanescente Vignola beccato anche dal suo pubblico. 

Con il ritorno di Elkjaer e con l'impiego di Briegel centrocampista, il Verona può riprendere il suo ritmo. Proprio nella giornata più deludente, la decisione di Bagnoli di restituire il tedesco ai compiti che preferisce può essere la mossa della svolta futura. Il Verona della prima mezz'ora era chiaramente in soggezione. Laudrup "dava" un avvertimento con un tiro in diagonale che lambiva il palo alla sinistra di Giuliani, ma più che altro impressionava la facilità con la quale la Juve chiudeva gli spazi davanti agli attacchi gialloblù e ripartiva con volate imperiose. 

Al 18' la superiorità degli uomini di Trapattoni si concretizzava. Palla da Mauro a Platini, ancora a Mauro, quindi a Bonini che centrava dalla destra: Serena alzava la palla di testa, Sacchetti rinviava in sforbiciata, al limite dell'arca Laudrup controllava di destro e di sinistro, batteva con forza a rete, con traiettoria angolata. Sembrava l'inizio di una marcia bianconera, ma il Verona si scuoteva immediatamente. Subito, al 21° minuto, la prima risposta efficace: manovra Tricella-Galderisi-Tricéila-Sacchetti, cross dalla destra che Di Gennaro al volo deviava appena alto sulla traversa. 

Ma era nella ripresa, con Briegel all'assalto di Tacconi, che la gara cambiava decisamente volto: la pressione del Verona era totale, assillante. Tacconi era concentratissimo, i difensori davanti a lui facevano muro anche con il corpo di fronte ai tiri gialloblù. Andavano fuori di poco deviazioni di testa di Di Gennaro e di Briegel, erano scintille tra Brio e Galderisi. Poi, in pieno forcing veronese, ancora Laudrup via due volte nel finale; abbrancato (non c'era altra difesa sul dribbling del danese) prima da Tricella, quindi dà Fontolan. Bastava per legittimare il successo, anche se la Juve aveva rinunciato troppo, per le sue possibilità e per il suo blasone.

BRUNO PERUCCA 


 


Il «segreto» della Juve? 
Semplice: Laudrup e Brio
Uno davanti e uno dietro 
I due bianconeri artefici del successo di Verona con il loro gioco e la loro grinta  


Dal nostro inviato a VERONA — Ha detto ieri Francesco Morini, lasciando a Verona lo spogliatoio della Juventus di cui è ds: 
«Visto che bel vecchio Padova?». 
L'ha detto proprio con il punto esclamativo e con quello interrogativo, cioè con anche una domanda, però già completa di risposta. Morini si riferiva alla Juventus del secondo tempo, fortemente bunkerizzata. La Juventus che al Verona per noi non è brutta, non decadente, non volgarmente traditrice del se stesso di un anno fa, ha opposto un muro chiamato Brio ed una paratia mobilissima chiamata Laudrup. Il calcio è un gioco collettivo, si sa, vince la squadra, non il singolo, e giustamente e diplomaticamente e onestamente insieme Platini ha ieri sottolineato che il fatto che lui non segni alla Juventus fino a che sta a punteggio pieno non importa nulla. 

Tutto vero, però se ieri la Juventus non aveva Brio dietro e Laudrup davanti, perdeva, o almeno non vinceva. E arriviamo a dire che perdeva anche se aveva al posto dei due altri ottimi giocatori. Perché ieri Brio è stato per la Juventus quello che Garella era l'anno scorso col Verona, quando smetteva di fare il portiere e giocava come spazzatore. E Laudrup è stato il gol, un gol che è nato da un'invenzione, da una decisione del singolo, un gol se si vuole estraneo alla squadra, anche se generato da una pressione della squadra nell'area del Verona. Balisticamente, uno dei massimi gol mai visti, così che Laudrup nel dopopartita ne parlava socchiudendo un po' gli occhi, come si fa quando si vuole meglio gustare un ricordo, e si ha paura, guardandone la ricostruzione a parole che dagli occhi sbarrati ne scappi via un po'. 

Sui libri di lettura sta scritto (adesso le prose sportive vengono accolte sempre,più sovente nelle antologie) che la squadra è un tutt'unó, il singolo deve sparire. Però auguriamo al ragazzo che vuol fare il mestiere di calciatore di essere sovente un Laudrup o un Brio, perché ad un certo punto anche la partita meglio strategicizzata si lega ad un piede messo così, ad una testa opposta così, a quel tiro riuscito e a quel tiro impedito. Il vecchio Padova ieri a Verona non ce l'avrebbe fatta se Laudrup non avesse deciso (una decisione da juventino, comunque, sia chiaro, da attaccante, cioè di una grande squadra destinata a vincere: come laziale, Laudrup non avrebbe mai potuto prendere una decisione simile) di effettuare quel tiro. E se Brio non avesse fatto, della sua concentrazione ormai classica, proverbiale, addirittura una Verona specie di durissimo diamante, a costo anche di scambiarsi brutte frasi con il vecchio caro bambino Galderisi: 
«Io in campo non rispetto nessuno, neanche mio padre». 
Alla prossima partita magari toccherà ad altri. Ma è importante che ieri, di questi tipi «extra», la Juventus ne abbia avuti due, uno per non perdere e uno per vincere, e sia così riuscita a fermare, invertendo anzi in pieno la tendenza, la serie di vittorie del Verona a Verona sui bianconeri. Il Verona secondo noi non è in crisi, gli è mancato, gli sta mancando il tipo-extra, che l'anno scorso era Galderisi, appunto, oppure Garella, oppure Brlegel. E quanto a Elkjaer, un club è grande quando col suo giocatore ha un rapporto pieno: se, come ci ha detto Laudrup nel dopopartita 
«Io lo sapevo già da mercoledì», 
Era perfettamente certo che Elkjaer non potesse giocare, perché «sciupare» un reclamo, farlo ammonire con diffida, il che significa prossima squalifica, portarlo in panchina per niente, quando era molto più opportuno e utile fargli consumare, da zoppo, la squalifica? Ma torniamo a Laudrup e a Brio. Un po' si sono resi conto di avere fatto una cosa, due cose, tante cose eccezionali. Un po' hanno recitato la parte dei bravi soldatini. 
Laudrup: 
«Con la Juve gioco per vincere, sessanta palloni a match, non dieci come nella Lazio quando giocavo per non retrocedere: e così provo di tutto, è normale, scoccare grandi tiri». 
Brio: 
«Mi adatto alla partita, all'avversario. Contro il Verona e contro Galderisi dovevo giocare in un certo modo, gladiatorio come dite voi anche se non mai cattivo». 

Laudrup: 
«Ho patito il freddo mercoledì a Mosca, è il caldo a Verona, però, nel finale ho fatto due fughe che potevano essere da gol». 
Brio: 
«I nuovi hanno capito tutto della Juventus, stimoli e volontà sono al massimo. 
Laudrup: 
«Devo molto a Platini». 
Brio: 
«Devo tutto a Trapattoni, mi ha creato, se lui dice che ho fatto uno scatto di qualità gli credo e lo ringrazio». 
La nazionale per Laudrup: 
«Non mi distrae, come vedete». 
Per Brio: 
«Non ci penso, il mio azzurro è la Juventus»
Perfetti sicuri chiari onesti nonché coscienti del loro valore. E intanto modesti. 
«Son modesto e me ne vanto», diceva una creatura di Trilussa.


 




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