mercoledì 14 ottobre 2026

14 Ottobre 2017: Juventus - Lazio

È il 14 ottobre 2017 e Juventus e Lazio si sfidano nell'ottava giornata del girone di andata del campionato di calcio di Serie A TIM 2017-18 all'Allianz Stadium di Torino.

La squadra di Massimiliano Allegri si aggiudica ancora lo Scudetto. Sarà il 36esimo titolo. Dall'altra parte ci sono i capitolini che disputano un buon campionato che alla fine gli garantirà un piazzamento in Europa League.

Buona Visione! 



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Stagione 2017-2018 - Campionato di Serie A - 8 andata Torino - Allianz Stadium Sabato 14 ottobre 2017 ore 18:00 JUVENTUS-LAZIO 1-2 MARCATORI: Douglas Costa 23, Immobile 47, Immobile rigore 54
JUVENTUS: Buffon, Lichtsteiner (Sturaro 73), Barzagli, Chiellini, Asamoah, Khedira (Dybala 65), Bentancur, Matuidi, Douglas Costa (Bernardeschi 54), Higuaín, Mandzukic
Allenatore: Massimiliano Allegri
LAZIO: Strakosha, Bastos, De Vrij, Radu, Marusic, Parolo, Lucas Leiva, Milinkovic-Savic, Lulic (Patric 84), Luis Alberto (Nani 72), Immobile (Caicedo 76)
Allenatore: Inzaghi Simone
ARBITRO: Mazzoleni P. RIGORI FALLITI: Dybala 90+7 (Juventus)



Dopo oltre due anni i bianconeri cadono in casa in campionato. Apre Douglas Costa, nella ripresa uno-due dell'attaccante biancoceleste e al 97' Dybala fallisce il rigore del pari.

TORINO -  Neanche il var ha potuto salvare la Juve, neanche i rigori alla moviola riescono a tenere vivi i bianconeri che continuano a sbagliare con il loro giocatore migliore, improvvisamente sprofondato in una crisi senza senso. Dopo lo sbaglio di Bergamo, Dybala ha fallito anche stavolta, sempre davanti a un portiere albanese (quella volta Berisha, questa Strakosha), sembra alla medesima maniera (tirando, debolmente, quasi con pallore) e sempre nel momento irrimediabilmente decisivo. Stavolta si era nel pieno del settimo minuto di recupero, dopo che ce n'erano voluti un paio per giudicare falloso lo scriteriato intervento a piedi uniti (sulla palla, ma troppo focoso) di Patric su Bernardeschi. Mancavano sì e no dieci secondi alla Juve e quella sciocchezza avrebbe potuto costare alla Lazio una vittoria sacrosanta, esaltante, strameritata. Strakosha ha difeso alla grande quello che, giustamente, riteneva suo.

La Juve non perdeva in campionato allo Stadium da 41 partite (di cui 38 vinte). Da 783 giorni, cioè due e passa anni, da un remotissimo 0-1 con l'Udinese. Ma questa sconfitta non ha nulla di casuale o di estemporaneo come le poche altre (con l'Inter e la Sampdoria) capitate in queste stagioni di tirannia: questa è stata una débâcle  maturata quasi per inferiorità, perché la Lazio è stata gigantesca e se il risultato è stato in bilico fino all'ultimo secondo è stato soprattutto perché i biancazzurri (Milinkovic-Savic, Luis Alberto e in particolare Caicedo) non hanno giustiziato in contropiede i bianconeri, dimostrando che alla loro squadra manca solo una cosa per puntare allo scudetto, ovvero il cinismo. È vero che al 91' Dybala ha colpito il palo interno con un velenoso sinistro dal limite (evidentemente non era giornata), ma il discorso generale della partita ha spesso detto Lazio, soprattutto Lazio, che ha rimontato con i due gol di Immobile e costruito la gara perfetta.

Emanuele Gamba






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martedì 13 ottobre 2026

13 Ottobre 1985: Torino - Juventus

È il 13 ottobre 1985 e Torino e Juventus  si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del Campionato italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino. È il 'derby della Mole' ed il capoluogo piemontese si mobilita.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccioli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven-Göran Eriksson , vincendo 'in volata' lo Scudetto. 

Il Torino, dal canto suo, si avvia verso un quinto posto finale e si assicura un posto in UEFA.

Buona Visione! 



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Campionato di Serie A 1985-1986 - 6ª andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 13 ottobre 1985 ore 15.00
TORINO-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Serena A. 4, Platini 28, Scirea autorete 39

TORINO: Martina, Corradini, Rossi E., Zaccarelli, Junior, Ferri G., Pileggi, Sabato, Schachner, Dossena, Comi
Allenatore: Luigi Radice

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Pin 76), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Pacione 85)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin Luigi

 


Molti duelli del combattuto incontro sono terminati alla pari 
A Manfredonia e Zaccarelli vanno le pagelle migliori 
Umberto Agnelli fa i complimenti ai granata: «Meritavano il pari» 
Sordillo: «Vorrei gli azzurri con la grinta di questi 22…» 
Un ritorno all'antico, ieri nel derby. Meno «zona», marcature a uomo strette. Nelle pagelle, torna quindi di moda il gioco delle coppie. 

MARTINA-TACCONI: per il granata due amarezze, ma minore impegno a parte l'uscita iniziale su Laudrup. Stefano, bravo a rispondere a Schachner e Junior (nel primo tempo), è stato impeccabile nelle uscite alte in mischia.

CORRADINI-SERENA: match pari senza squilli. Il difensore ha sofferto all'inizio, ma si è rifatto costringendo l'avversario diretto a ripiegare spesso nel secondo tempo. Serena ha cominciato duro (fallo su Pileggi dopo 11), poi ha eseguito, deviazione-gol a parte, poche giocate valide. 

ROSSI-LAUDRUP: uno scatto del danese ha fatto secco il granata in avvio, ma a gioco lungo è stato il difensore ad avere la meglio, risultando, anche per la spinta offensiva, fra i migliori della squadra. Negli ultimi 4 minuti al posto del bianconero è entrato Pacione, sfiorando il gol in extremis. 

FERRI-MAURO: coppia fissa a lungo (sino all'ingresso di Pin) e annullamento reciproco. Più concreto il granata, più spumeggiante ma poco incisivo il bianconero.

FAVERO-SCHACHNER: Un bel duello, fra le cose più interessanti della partita. Il bianconero ha giocato con estrema concentrazione, riuscendo quasi sempre a rientrare sull'avversario anche quando l'austriaco lo impensieriva con lo scatto. L'attaccante si è mosso bene, scattando a ripetizione per cercare spazio e proporli; è al passaggio. Ha fatto da spalla a Comi, con spirito di sacrificio.

BRIO-COMI: Hanno giocato una partita a parte; il difensore ha risolto con ripetuti falli (con astuzia, fuori area) i duelli sui palloni bassi, imponendosi su quelli alti. Il granata merita una sufficienza stretta per l'impegno, ma ha avuto solo nella ripresa uno spunto efficace (bel scatto e il tiro alto). 

CABRINI-PILEGGI: Lo slancio del granata ha costretto il difensore ad una partita di contenimento, priva quindi degli affondi che sono parte importante del suo gioco. Buonissima la partita del «tornante», che, se ha commesso qualche errore nel passaggio, è stato efficace e continuo nel sostenere sulla sinistra le sia pur vane offensive della squadra.

MANFREDONIA-DOSSENA: altro scontro-clou del derby. Ad un Dossena più continuo del solito, ricco di iniziativa, il bianconero ha opposto le sue grandi qualità di marcatore ed il suo notevole senso tattico. Ha costretto l'avversario a continui spostamenti nel tentativo di cercare, inutilmente, un minimo di spazio per «giocate» più meditate, e quando il granata ha cercato l'affondo, lo ha bloccato inesorabilmente. 

PLATINI-SABATO: uno dei pochi duelli più «elastici», con spazio reciproco. Il match-winner (la sua punizione è stata l'unico gol pulito e splendido della partita) dopo un avvio da regista offensivo si è via via limitato al ruolo di filtro, confermando le sue capacità di sacrificio. Il centrocampista granata è piaciuto per la continuità, anche se non è riuscito a proporsi con pericolosità nel tiro da fuori. 

JUNIOR-BONINI: il brasiliano è in un momento di evidente affaticamento; le sue iniziative non sono sorrette dalla lucidità necessaria per consentirgli di sfruttare i notevoli mezzi tecnici. Errori nel passaggio, insistenza di Ili nel consegnare — sugli angoli — i palloni alla presa di Tacconi. Solo in uno sfortunato affondo in dribbling Junior è parso al suo livello. Bonini ha marcato e si è smarcato, ma senza la consueta efficacia.
 
SCIREA-ZACCARELLI: nel duello a distanza fra i «Uberi», il bianconero è stato costretto ad un puro lavoro di contenimento senza poter uscire a centrocampo. Zaccarelli, ancora una volta, è stato splendido per la scelta del tempo nelle chiusure più difficili (quando la Juve, giocando di rimessa, aveva più spazio) e negli appoggi. 

ARBITRO AGNOLIN: pignolo nel lodevole intento di tenere in pugno il match, ha capito poco nei duelli Corradin-Serena (il bianconero spesso è il primo ad appoggiarsi e sgomitare, per subire poi il fallo) e Brio-Comi. Un dubbio sul rigore nella ripresa: comunque le durezze dello stopper andavano contenute sin dall'avvio, almeno con un richiamo verbale.

Fabio Vergnano
Tratto da: La Stampa 14 ottobre 1985






IN COPERTINA/SIGNORA IN FUGA
Serena, l'uomo del destino, ferisce il Toro; Platini, col suo primo gol, lo mata. E la valanga bianconera minaccia di travolgere il campionato
Juve no stop

QUAL è la vera Juventus, quella che acceca il Toro con un avvio scintillante, contrappuntato dalle invenzioni che zampillano senza tregua dal piede fatato di Platini; o quella che poi si adegua a difendere il vantaggio con provincialissima modestia, che eleva a protagonisti i Brio e i Favero, cioè l'anima proletaria della squadra? L'una e l'altra, meglio l'una fusa nell'altra, rappresentano la vera, nuova Juventus. E questa versatilità tattica, questo saper alternare con uguale disinvoltura i lustrini e la tuta da fatica, la rende imbattibile, al momento. Ho visto il derby, che era l'attesa prova della verità, in una stupenda cornice di tifo, appena macchiata da qualche striscione imbecille (in netta minoranza, peraltro, nel grande afflato folclorico dell'insieme). Ho visto Monsieur Plus giocare venti minuti da favola, depistando l'onesto Sabato che Radice aveva chiamato al sacrificio con autentico genio tattico. Ora annidandosi fra i suoi difensori, ora sortendone con lanci tra trancianti o con improvvise folgoranti iniziative, Platini è stato l'iniziale padrone della partita. Ma poi, placato anche dal suo primo sospirato bersaglio stagionale, Michel si è ritirato fra le quinte. La Juve aveva perfezionato il suo uno-due e andava a recitare la seconda parte del copione. Via libera allo slancio agonistico del Torino, generosamente proteso in forcing: ma che implacabile Maginot ai limiti della propria area, che protervo Brio nell'impari duello con il giovane e acerbo Comi, sballottato senza ritegno. È inappuntabile Favero contro il farfallone Schachner, tormentato, senza falli, con un anticipo martellante. Forse la Juve ha un pochino ecceduto nella sua contrazione progressiva. Ma Junior aveva tolto dal cilindro il coniglio bianco del gol e il Toro se n'era rianimato, al punto da scovare inimmaginabili risorse atletiche. Ecco, qui la Juve ha affrontato il primo autentico collaudo ad altissimo livello della sua caratura da scudetto. E l'ha superato in pieno, pur facendo aggrottare il sopracciglio agli esteti. Così, in fondo, si vincono i campionati, non con gli inutili sacrifici al calciospettacolo. La Juve è tosta e completa. Non sempre potrà continuare sull'onda di questo momento magico (Serena che sblocca il match con un gol… di stomaco, un segno del destino), ma metterla sotto sarà un'impresa per tutti. E questo vantaggio, in classifica e in media inglese (dove ha attinto la ragguardevole quota di più di tre), la pone nella condizione di giostrare secondo attitudini. Lungi da me l'idea di archiviare lo scudetto dopo sei giornate, ma insomma, se avessi due spiccioli da scommettere, saprei dove piazzarli.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.42





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13 Ottobre 1974: Juventus - Milan

È il 13 ottobre 1974 e Juventus e Milan si sfidano nella seconda giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1974-75 allo Stadio 'Comunale'  di Torino.

La Juve è guidata in panchina da Carlo Parola e si appresta a vincere il suo sedicesimo scudetto. Dall'altra parte c'è il Milan guidato in panchina da Gustavo Giagnoni, che dopo un campionato altalenante chiude al quinto posto, sette punti dietro la Vecchia Signora - Campione d'Italia.

Buona Visione!


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Stagione 1974-1975 - Campionato di Serie A - 2 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 13 ottobre 1974 ore 15.00
JUVENTUS-MILAN 2-1
MARCATORI: Bettega R. 20, Benetti 32, Anastasi 57

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Morini, Spinosi, Damiani, Causio, Anastasi (Altafini 76), Capello F., Bettega R.
Allenatore: Carlo Parola

MILAN: Albertosi, Bet, Sabadini, Zecchini, Turone, Maldera, Bigon, Benetti, Calloni (Gorin 79), Rivera, Chiarugi
Allenatore: Gustavo Giagnoni

ARBITRO: Gialluisi




Anastasi chiede scusa 
Il giocatore non aveva gradito la sostituzione con Altafini - 
Negli spogliatoi chiarificazione con Parola - 
Elogi del trainer a Spinosi - 
Zoff: "La mia non è stata una papera" - 
I complimenti di Boniperti 

Trentunesimo della ripresa. Parola fa spogliare Altafini per sostituire Anastasi che, cinque minuti prima, aveva ricevuto un colpo al basso ventre in uno scontro con Zecchini ma si era subito ripreso. La mossa di Parola sorprende Anastasi che protesta, è restio a lasciare il campo e si abbandona ad un gesto d'insofferenza verso la panchina — meno clamoroso di quello di Chinaglia, a Monaco nei confronti di Valcareggi — poi si sfila la fascia di capitano, la consegna a Furino e, contrariato, prende la via degli spogliatoi. La reazione di Pietro — anche se a « caldo » è difficile mantenere il « self control » — è parsa poco opportuna. Tutto finisce nel migliore dei modi, con la meritata vittoria della Juventus e con una chiarificazione negli spogliatoi: Anastasi si scusa con Parola. 

"Non volevo uscire perché mi sentivo in buone condizioni ed avevo ormai assorbito la botta di Zecchini" 

— dice Anastasi, che si era battuto bene ed aveva siglato, con un magnifico sinistro, di controbalzo, il gol decisivo —. 

"C'è stato un malinteso. Durante il primo tempo avevo riportato una contusione al ginocchio: nell'intervallo avevo detto all'allenatore che, se avessi avvertito le conseguenze dell'infortunio, sarei stato io stesso a chiedere la sostituzione. Invece ho ricevuto l'ordine dalla panchina. A chiunque piacerebbe uscire in una partita così importante. Ora tutto è stato chiarito ». 

Ecco la versione di Parola. 

« Anastasi aveva preso un colpo alla rotula che si presentava un po' gonfia — spiega il trainer —. Nel secondo tempo sembrava non risentirne ed ha segnato un magnifico gol. Poi ha subito un altro colpo. A questo punto, vedendo che il Milan stava premendo, ho ritenuto opportuno sostituire Anastasi con il fresco Altafini per alleggerire il gioco. Con José abbiamo anche creato due pericolosi contropiede ». 

Commentando il risultato, Parola aggiunge: 

"La partita era delicata per entrambe le squadre. Se non avessimo perso a Bologna, si sarebbe potuto fare un gioco più brillante. Invece c'era un po' di nervosismo: dovete capire lo stato d'animo dei bianconeri. Dopo il primo gol hanno giocato più distesi: la calma è stata determinante. Nel complesso si è visto un incontro piacevole sul piano tecnico. La vittoria è stata sofferta ma meritata. Abbiamo sfiorato il terzo gol di un soffio. Causio è in progresso rispetto a Bologna. In difesa mi è piaciuto molto Spinosi: si è mosso con una freddezza olimpica e si è spinto in avanti, alla Beckenbauer, al momento giusto ». 

Spinosi accetta i complimenti ma dice che il suo compito è stato facilitato dai compagni di reparto. Ieri Spinosi ha dimostrato la sua adattabilità anche al ruolo di libero: l'anno scorso l'esperimento non aveva dato risultati apprezzabili perché non gli era stato concesso il tempo, ma i tecnici avevano visto giusto. Adesso la Juventus sa che, in caso di necessità, può puntare su Spinosi come vice-Scirea. Davanti ai microfoni della Rai, Parola s'incontra con Giagnoni. L'allenatore rossonero ammette che, dopo un primo tempo equilibrato, la Juventus ha preso il sopravvento. Parola ringrazia e replica: 

« Ho visto un grosso Milan. Quando troverà l'amalgama s'inserirà d'autorità nel gruppo delle candidate al titolo ». 

Riferiscono a Parola che i milanisti rivendicano due rigori. Parola dissente: 

« Non c'erano questi rigori. Chiarugi è un bravo attaccante ma sa andare giù al momento giusto. E non dico altro. Morini, poi, non ha commesso alcuna "manovra". 

Anche gli interessati negano. Gentile dice di non aver commesso fallo su Chiarugi: 

« Nel rialzarsi da terra è inciampato sui miei piedi. L'ho fermato come a Lucca ». 

E Morini: 

"Il tiro di Calloni, da distanza ravvicinata, mi ha preso sul ventre .». 

Si discute anche sul gol incassato da Zoff: 

« La fucilata di Benetti, da fuori area, non è parsa irresistibile, se questa è una "papera" — dice il portiere — allora io sono un mostro. Il tiro di Benetti era forte: sono riuscito a toccare la palla ma non a deviarla. Tutto qui. Per il resto i difensori bianconeri sono stati eccezionali. Ho visto una buona Juventus. La squadra ha dimostrato di essersi ritrovata in pieno. Due punti importantissimi ». 

Bettega ha ritrovato la via del gol ma non è completamente soddisfatto di sé stesso.

« Abbiamo sprecato un po' meno, in fase conclusiva, delle altre volte», osserva Bettega. Ho segnato il gol più difficile, colpendo il pallone di punta, ed ho sbagliato il gol più facile per il vizio di essere perfezionista. Per la rabbia avrei mangiato i pali della porta di Albertosi. Meno male che non era un gol decisivo ». 

Causio dice: 

« Sono andato meglio che a Bologna. Questa era una partita in cui contava solo il risultato. Abbiamo vinto e le acque si sono calmate ». 

Boniperti, invece, si complimenta con i bianconeri. 

« Una bella Juventus che ha dato prova di maturità in una gara difficile — rileva il presidente. Il Milan visto al "Comunale" avrebbe vinto con qualsiasi squadra. Mi sembra questo l'elogio più bello per la Juventus che ha cancellato la sconfitta di Bologna ». 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 14 ottobre 1974



La Juventus ha snobbato l'Hilton

Non c'è più Allodi a dominare il mercato e Boniperti non è certo il tipo da gettarsi nella mischia. Si era limitato ad affidare a Moggi le vendite minori; Boniperti si era mosso solo per ingaggiare Riva e si era già accordato con Arrica, anche se le richieste del presidente del Cagliari francamente gli erano sembrate esagerate. Ma sapeva che con Riva avrebbe costruito una Juventus irresistibile ed avrebbe pure accontentato Agnelli. Sfumato il Superman, si è accontentato di Damiani del Vicenza. C'era poi da risolvere il problema del libero perché il patetico Salvadore era ormai maturo per la lista gratuita. Boniperti l'ha risolto acquistando dall'Atalanta Scirea, definito il nuovo Beckenbauer.

Forse Boniperti avrebbe voluto privarsi anche di Altafini; l'ha riconfermato con malavoglia sia per i 50 milioni che costa sia per il dualismo con Bettega. Ma temeva che Altafini andasse a segnare altrove, e non ha voluto correre rischi. 

Morini è contestato, ma è stato offerto invano all'Inter, così è rimasto. Ma forse partirà riserva, con Spinosi stopper. Gentile, merita la promozione a titolare. Potrebbe fare il mediano con l'arretramento di Furino in terza linea. Come laterale di spinta, Furino accusa troppe pause; come terzino, dovrebbe essere in grado di farsi valere ancora. Pensando al futuro, la Juventus ha opzionato (per 172 milioni) il ragazzo prodigio del Giulianova Jachini, perché l'impostazione della società prevede sempre di puntare sui giovani. Ma i tifosi, delusi per il mancato arrivo del terzo scudetto consecutivo, si preoccupano soprattutto del presente. Per calmarli, Boniperti è deciso a emarginare il suo fraterno amico Vycpalek, e l'ha sostituito con Carletto Parola (altro suo ex compagno di squadra, tanto per cambiare). Parola ha promesso allenamenti all'inglese e controllo continuo dei giocatori che dovranno timbrare il cartellino come gli impiegati. Parola vivacchiava da sei anni in Serie B nel Novara, ha idee approssimative sul massimo campionato, ma i maligni assicurano che non ce n'è bisogno. Perché si limiterà ad obbedire a Boniperti. Quindi nella Juventus non cambierà nulla.

Guerin Sportivo nr.23 1974 


 


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lunedì 12 ottobre 2026

12 Ottobre 1986: Fiorentina - Juventus

È il 12 ottobre 1986 e  Fiorentina e Juventus  si sfidano nella quinta giornata del girone di andata del Campionato di Calcio di Serie A 1986-87 allo Stadio 'Comunale' di Firenze.

La Juventus è Campione d'Italia in carica mentre la Fiorentina annaspa nelle posizioni di retrovia. A fine campionato i bianconeri saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato) mentre i Viola finiranno a metà classifica a solo quattro punti dalla zona retrocessione.

Buona Visione! 


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Stagione 1986-1987 - Campionato di Serie A - 5ª andata
Firenze - Stadio Comunale
Domenica 12 ottobre 1986 ore 15.00
FIORENTINA-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Diaz 10, Vignola 58

FIORENTINA: Landucci, Gentile, Carobbi, Oriali (Contratto 46), Pin C., Galbiati, Di Chiara (Berti 57), Battistini S., Diaz, Onorati, Monelli
Allenatore: Eugenio Bersellini

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Caricola, Bonini, Brio, Scirea, Mauro, Manfredonia, Buso, Soldà (Vignola 46), Briaschi (Bonetti I. 78)
Allenatore: Rino Marchesi

ARBITRO: D'Elia



Ha cominciato in panchina poi ha segnato il gol del pari 
La rivincita di Vignola «Non ce l'ho con Marchesi». 

Due protagonisti, nel bene e nel male, della partita. Da una parte Vignola, dall'altra Tacconi. Il centrocampista ha prima provato una grande amarezza, poi una gioia infinita. Racconta: 

«Quando Marchesi mi ha comunicato che sarei rimasto fuori, ci sono rimasto male. Mancava Platini e credevo proprio che fosse arrivato il mio momento. Poi quel gol mi ha fatto dimenticare tutto e in quella capriola sul prato ho voluto scaricare tutta la mia rabbia. Non me la prendo però con Marchesi, che ha fatto delle scelte in base al tipo di partita. Mi ha detto che voleva un centrocampo più quadrato e che, anche se si rendeva conto che mi sarebbe dispiaciuto, preferiva portarmi in panchina». 

Racconta il suo gol da favola: 

«Ho conteso la palla a Contratto e l'ho tenuta in campo mentre lui forse pensava che sarebbe andata sul fondo. Poi ho finto di passare a Brio, così ho sbilanciato il portiere Landucci e l'ho superato facendogli passare la palla sotto il corpo. È forse il più bel gol che abbia mai visto, anche perché è arrivato in un momento molto delicato. E se avessimo avuto più coraggio, avremmo anche potuto vincere. Ma dopo il pareggio è stata più forte la paura di perdere che la voglia di vittoria. 

Ed ecco Tacconi. Il «missile» di Diaz gli ha perforato le mani, lasciandolo di sasso. Spiega con franchezza: 

«Volevo bloccare la palla, ero sicuro di fermarla in presa. Invece mi è scappata. Non ho scuse, ma sono cose che possono capitare a chi gioca in porta. Il record di imbattibilità? Se n'è andato, ma non contava nulla. La cosa importante è invece che abbiamo preso un punto prezioso, che ci permette di recuperare gli infortunati senza affanni. La Fiorentina è stata grande dopo il gol di Diaz, poi è venuta fuori tutta l'esperienza della Juve, che ha meritato il pareggio».

Marchesi ha ingannato tutti. Ha lasciato che ognuno si sbizzarrisse a comporre le formazioni più svariate, poi a poche ore dalla partita ha piazzato la mossa a sorpresa. Una scelta fatta da giorni, dice il tecnico juventino che però è riuscito a tenere tutta per sé. Ecco quindi in campo Renato Buso.

Juve che non ha voluto rinunciare ad essere offensiva pur nell'emergenza del momento. Spiega il tecnico: 

"È solo un ragazzo, non volevo caricarlo di eccessive responsabilità. Già dopo la partita con il Milan avevo deciso di farlo giocare e non mi sono sbagliato, perché ha disputato una buona partita." 

Una gara strana, decisa da due gol nati da altrettanti errori delle difese. Sia noi che la Fiorentina abbiamo avuto altre opportunità per segnare, ma era destino che tutto fosse deciso da situazioni casuali. Un pareggio prezioso, non ci sono dubbi per una Juve in formato ridotto. Commenta ancora il tecnico: 

«Un punto a Firenze è una vera manna per noi. Abbiamo confermato di avere delle validissime alternative. Caricola. Vignola e Bonini sono andati benissimo. Massimo alla fine era stremato, ma ha retto tutta la partita e merita i miei elogi. Quanto a Vignola, la settimana scorsa aveva avuto problemi fisici e l'ho tenuto in panchina come jolly, anche perché Bonini non mi garantiva di reggere per tutta la partita. Comunque anche con assenze importanti, la Juve ha dimostrato di essere grintosa e competitiva. È una squadra di temperamento, che non si rassegna mai». 

Il Napoli ha raggiunto la Juve al comando della classifica, però Marchesi non si preoccupa:

«Non è una sorpresa l'exploit di Maradona e compagni e poi dobbiamo pensare solo ai nostri problemi in questo momento."

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 13 ottobre 1986





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Roberto Galbiati e Gaetano Scirea

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