giovedì 15 ottobre 2026

15 Ottobre 1978: Catanzaro - Juventus

È il 15 ottobre 1978 e Catanzaro e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1978-79 allo Stadio 'Comunale' di Catanzaro.

È una Juventus (campione d'Italia in carica) con grandi giocatori, un allenatore vincente (Giovanni Trapattoni) che però non riuscirà a ripetere la conquista tricolore. Infatti lo Scudetto andrà al Milan. 

Il Catanzaro dal canto suo riuscirà ad evitare quella che sarebbe stata una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



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Stagione 1978-1979 - Campionato di Serie A - 3 andata
Catanzaro - Stadio Comunale
domenica 15 ottobre 1978 ore 15:00 
CATANZARO-JUVENTUS 0-0

CATANZARO: Mattolini, Sabadini, Ranieri, Menichini, Groppi, Nicolini (Gaiardi 89), Banelli, Orazi, Palanca, Improta, Zanini
A disposizione: Casari, Nemo
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, (c) Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Virdis (Fanna 55), Benetti R., Bettega R. 
A disposizione: Alessandrelli, Cabrini
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Menegali

RIGORI FALLITI: Causio 55 (Juventus)
AMMONIZIONI: Furino 27, Morini 70 (Juventus); Orazi 27, Banelli 71, Nicolini 82 (Catanzaro)




A Catanzaro Causio sbaglia un rigore ma il risultato è giusto 
Juventus, un punto che vale 

DAL NOSTRO INVIATO 
CATANZARO — La Juventus, viaggiando in perfetta media inglese, lascia la Calabria con un punto. Potevano essere due se Causio, al 55', avesse trasformato il rigore anziché calciare sulla traversa il «matchball», ma il risultato di parità, che mai si era verificato nei precedenti incontri di campionato con il Catanzaro, è giusto. 

Nel primo tempo anche i giallorossi avevano colpito una traversa con un insidiosissimo tiro di Palanca che, poi, aveva impegnato Zoff in due difficili interventi. Il piccolo e baffuto centravanti, l'unica punta schierata da Mazzone dopo il forfait di Renzo Rossi, aveva dato filo da torcere a Morini risultando l'elemento più pericoloso. Il Catanzaro, conscio della superiorità tecnica della Juventus, aveva costruito una diga a centrocampo, contro la quale s'infrangevano le iniziative bianconere: uno schema a ventaglio che copriva il rettangolo di gioco in tutta la sua larghezza impedendo agli ospiti di sfruttare le fasce laterali e costringendoli a finire in un imbuto dal collo strettissimo e quasi impenetrabile. Tant'è vero che all'attivo dei campioni d'Italia, in 45 minuti, ci sono un tiro a lato di Benetti ed un'innocua conclusione di Gentile bloccata con disinvoltura da Mattolini. 

Il Catanzaro agiva in pressing, chiudendo ogni zona utile alla Juventus che non riusciva ad incidere con Virdis, in giornata di scarsa vena, e con il «bomber» Bettega soffocato nella morsa Groppi-Menichini. Lo sfesso Causio non assicurava la consueta cifra di assist anche se, per liberarsi di Ranieri, doveva prodursi in tunnel e numeri più fini a sé stessi che pratici. I centrocampisti, intrappolati nella ragnatela, vedevano spesso le loro iniziative sfumare sulla soglia dell'area avversaria mentre il gioco di rimessa del Catanzaro, ispirato da Improta e finalizzato dal vivacissimo Palanca, era più concreto. Diversa la fisionomia della ripresa dove il calo del Catanzaro (Improta, Orazi, Nicolini, Banelli e Zanini scontavano la gran mole di lavoro svolto precedentemente) consentiva alla Juventus di crescere di tono e, pur non giocando con grande autorità, di creare le premesse per un successo che — sia detto per inciso — avrebbe avuto un sapore di beffa per i generosi calabresi. 

Recuperando Turone e Renzo Rossi, il Catanzaro potrà aspirare alla salvezza se continuerà a lottare come ieri. La Juventus deve ancora ritrovare al meglio uomini come Virdis e Tardelli (che però ha reso meno del solito a causa di un indolenzimento alla spalla), mentre la leggera flessione di rendimento di Bettega, Gentile e Causio può rientrare nella normalità in attesa che la loro forma si stabilizzi su uno «standard» più regolare. Il cielo, terso alla vigilia della partita, era percorso da nuvoloni imbronciati: la minaccia di un temporale abbassava la temperatura offrendo alla Juventus un clima quasi ideale. La rinuncia a Renzo Rossi, dopo il provino negativo, obbligava Mazzone a schierare una formazione imbottita di centrocampisti. Il 6-2 con il Verona creava un comprensibile timore reverenziale nei confronti della Juventus e il Catanzaro si arroccava, lasciando in avanti il solo Palanca che, però, veniva affiancato da Improta, Zanini, Nicolini e Orazi che a turno si sganciavano dando vita a manovre a largo raggio.

La Juventus premeva di più ma era Zanini ad impegnare Zoff con un tiro velleitario. La replica dei bianconeri all'8': Cuccureddu appoggiava su Benetti che dal limite fiondava fuori bersaglio. Quattro minuti dopo, una combinazione Virdis - Tardelli - Benetti era interrotta da Groppi con una corta respinta su Gentile il cui tiro chiamava al lavoro Mattolini: una parata di ordinaria amministrazione, l'unica del primo tempo. 

Reagiva il Catanzaro e al quarto d'ora sfiorava il gol. Morini tentava di fermare fallosamente Palanca sulla trequarti bianconera ma perdeva l'equilibrio e finiva a terra: il centravanti, sbilanciato, si reggeva in piedi, scambiava con Orazi, fintava Scirea e di destro sferrava un bolide che faceva tremare la traversa, ad un metro dall'incrocio dei pali. I trentamila spettatori fremevano incitando la loro squadra che si faceva più coraggiosa. Al 21' altro brivido per Zoff: per un fallo di Gentile su Palanca, il Catanzaro beneficiava di una punizione di seconda. Improta toccava sul sinistro di Palanca ma Zoff, di piede, respingeva il violento fendente. Al 26' i calabresi reclamavano per un 'mani' in area di Morini: l'arbitro giustamente sorvolava poiché lo stopper, intervenendo con il petto, aveva involontariamente sfiorato il pallone con il braccio. Ammoniva invece Orazi e Furino per proteste, soffocando sintomi di nervosismo. 

La Juventus si riportava sotto ma il gioco non fluiva per mancanza di varchi ed era ancora Zoff (32') ad essere minacciato. Improta serviva Orazi che allungava su Palanca: il suo tiro era deviato dal portiere, poi Cuccureddu allontanava. Al 35' in un contrasto lungo la linea laterale, Virdis cadeva rovinosamente producendosi una forte contusione al gomito destro contro lo zoccolo in cemento che delimita il campo per destinazione. Dopo le cure tornava in gioco, dolorante, mentre Ranieri sventava un tentativo di tunnel di Causio e chiamava al lavoro Zoff con un tiro-cross. Menegali ammoniva anche Causio (41') che protestava perché l'arbitro aveva ignorato un sospetto 'mani' in area (involontario) di Improta. Il tempo si chiudeva con un'uscita di Zoff su Improta lanciato a rete. 

Durante l'intervallo il pubblico sognava la vittoria del Catanzaro mentre qualche 'Ultras' contestava un cronista radiofonico. Nella ripresa il Catanzaro appariva in debito di ossigeno, soprattutto negli uomini che avevano speso di più come Improta, Nicolini e Orazi. Anche la difesa si scopriva e la Juventus, dopo un colpo di testa di Causio deviato in angolo da Mattolini (il 'barone', però, era in fuorigioco rilevato dall'arbitro), costruiva la prima palla-gol (55'). Furino centrava da destra per Bettega che smarcava Virdis in area per il tiro: Orazi, superato, non poteva fare altro che trattenere il sardo per la maglia. Menegali decretava il sacrosanto rigore. La folla tratteneva il fiato ed esplodeva in un boato di gioia quando il pallone calciato da Causio s'infrangeva sulla sbarra trasversale. 

L'errore di Causio dava morale al Catanzaro e Trapattoni al 56' decideva di inserire Fanna al posto del menomato Virdis che aveva giocato con un vistoso bendaggio al braccio destro. L'azione della Juventus si faceva più arrembante. Morini veniva ammonito per fallo su Palanca e al 74' Tardelli serviva Bettega che sparava a lato. Era l'ultima occasione. Poi le due squadre davano l'impressione di essere soddisfatte del pareggio. Il finale, senza storia, era caratterizzato dall'ammonizione di Nicolini (proteste) e dall'inserimento perditempo all'89' di Gaiardi al posto di Nicolini. La gente sfollava soddisfatta dal 'Comunale': il Catanzaro aveva fermato la 'terribile' Juventus. 

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 16 ottobre 1978




CATANZARO-JUVENTUS: 0-0
La Juve non vale un... Palanca

La Juventus è stata derubata in treno, non certo a Catanzaro. La prima firma del "Corriere della Sera" Gianni De Felice, è stato categorico: 

«La Juve fallisce lo "scippo" a Catanzaro». 

Cioè, secondo lui, se Causio non avesse sbagliato quel rigore, il Catanzaro avrebbe potuto gridare al furto. Il suo commento è chiarissimo: 

«Un punto in trasferta è un punto guadagnato, non lo neghiamo. Avremmo soltanto voluto che la Juve se lo guadagnasse meglio». 

E sul "Corriere dello Sport" Giuseppe Pistilli per ridimensionare l'impresa della Juventus ha tenuto a far notare: 

"Né bisogna dimenticare che il Catanzaro è l'unica squadra della Serie A ancora a digiuno di gol." 

Per entrambi questi critici, Virdis è stato un disastro; gli hanno rifilato 4 sulla pagella. Secondo "Stampa Sera", invece, il sardo deve essere elogiato. Ha scritto Bruno Bernardi cuore bianconero:

"Virdis tocca pochi palloni sia per la strettissima guardia di Sabadini, sia per la mancanza di rifornimenti. Ha una sola occasione, ma Orazi lo trattiene per la maglia provocando il rigore." 

Quindi le sue colpe sono relative, anzi ha il merito di aver fruttato la massima punizione. A Torino l'incontro era stato presentato in termini drammatici. 

"Il Catanzaro ha promesso venti milioni a testa a ciascun giocatore in caso di vittoria" 

Aveva scritto Vladimiro Caminiti su "Tuttosport". Personalmente ci sembra una balla grossa come la Mole Antonelliana. Venti milioni a testa li avrebbe dati Boniperti a ciascun giocatore della Juventus, se Furino e compagni avessero vinto la Coppa dei Campioni. Possibile che l'avvocato di Catanzaro, che si chiama Ceravolo e non Agnelli, con il bilancio che si ritrova abbia promesso una follia del genere per battere la Juventus? Piuttosto una frase di Caminiti doveva far meditare Trapattoni: 

"Al termine della sgambata parliamo con Causio che ha il pensiero al piccolo figliolo Francesco in ospedale da sei giorni per delle analisi. Ce ne parla lungamente; le sue parole rendono ancora più caro, se mai è possibile, un giocatore come Causio…" 

Insomma, un Causio in quelle condizioni, con il pensiero rivolto al figlio in ospedale, non doveva essere incaricato di tirare il calcio di rigore. Stavolta Trapattoni avrà anche indovinato la formazione, però ha difettato di psicologia.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.42



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Sul terreno del Comunale di Catanzaro, Mazzone e Trapattoni si aggiudicano un tempo ciascuno. I "rossi", infatti, conducono per tutto il primo tempo: al 13' c'è una traversa di Palanca e Zoff salva in tre occasioni la porta bianconera. 

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mercoledì 14 ottobre 2026

14 Ottobre 1979: Juventus - Udinese

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. 

È il 14 ottobre 1979 e Juventus ed Udinese si sfidano nella quinta giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio ‘Comunale’ di Torino.

I bianconeri contendono fino all’ultimo lo Scudetto all’Inter. 

Al termine del campionato, però, sarà solo secondo posto dietro i nerazzurri mentre l’Udinese si salva da una dolorosa retrocessione in Serie B grazie allo scandalo del Totoscommesse che condanna invece Milan e Lazio.

Buona Visione!



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Stagione 1979-1980 - Campionato di Serie A - 5 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 14 ottobre 1979 ore 15:00 
JUVENTUS-UDINESE 1-1
MARCATORI: Tardelli 14, Ulivieri 26

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, (c) Furino, Brio, Prandelli, Marocchino, Tardelli, Bettega R., Tavola (Virdis 66), Fanna
A disposizione: Bodini, Verza
Allenatore: Giovanni Trapattoni

UDINESE: Galli E., Osti, Fanesi, Leonarduzzi, Fellet, Catellani, Vagheggi, Pin L., Vriz (Riva 87), Delneri, Ulivieri
A disposizione: Della Corna, Cupini. 
Allenatore: Corrado Orrico

ARBITRO: Redini
AMMONIZIONI: Gentile (Juventus); Vagheggi (Udinese)




Allo Stadio i bianconeri, in vantaggio, non trovano il gioco e si fanno raggiungere dalla matricola 
La Juventus in difficoltà contro l'Udinese 
Segna Tardelli e replica Ulivieri 
La squadra di Trapattoni, sul terreno inzuppato di pioggia, superata sul piano atletico dai friulani, solidi e abili in contropiede 

TORINO — Appena sentito il sorteggio dei gironi eliminatori dei «mondiali» di Spagna, gli azzurri in bianconero hanno pensato di tranquillizzare Jugoslavia, Grecia e Danimarca (non diciamo il Lussemburgo, perché la gagliarda Udinese non merita questo confronto). La giornata era pessima: il terreno via via più inzuppato dalla pioggia; la Juventus si è adeguata completamente alla già deprimente cornice. I friulani hanno la loro parte di merito, ma non basta la loro prova a scusare la squadra di Trapattoni. Di azzurro ieri si sono visti solo le maglie degli ospiti, e alcuni sprazzi del loro gioco: non solo le triangolazioni in contropiede facili contro un avversario che attacca (male, ma attacca), anche i disimpegni stretti in uscita dalla propria area, la forza negli stacchi aerei dei difensori che hanno dominato sul tempo i diretti rivali. 

Sbloccatasi al gol di Tardelli. Svanito il reverenziale timore iniziale. L'Udinese ha sciorinato sulla palude del Comunale il suo gioco pulito, piacevole, magari scolastico ma spesso efficace, e ha fatto conoscere l'estroso e pericoloso Vagheggi, l'intelligente Vriz centravanti a tutto campo, il solido Osti (magnifico il duello con Fanna), un centrocampo ben articolato su Del Neri e Leonarduzzi. Nulla di trascendentale, ma tutto molto ordinato e con un'aggiunta decisiva sull'andamento del match: nettissima la superiorità atletica sulla Juventus. In particolare alla distanza, le maglie azzurre hanno prevalso quasi sempre sull'anticipo, nello stacco di testa, nella corsa. 

Al di là delle carenze di gioco, purtroppo non nuove e aggravate dalle perduranti assenze di Causio e Scirea, è l'inferiorità atletica dimostrata dalla Juventus a preoccupare i tifosi. Tardelli, Furino, Fanna: tre soli hanno retto, e talvolta superato, gli avversari nello scontro fisico e in velocità. Gli altri sono via via calati, dopo un inizio che aveva fatto intravedere qualcosa di buono, anche se c'è il ragionevole dubbio di un avvio in soggezione degli avversari. 
«Per fortuna — diceva un sostenitore bianconero all'uscita dallo stadio — domenica c'è il derby». 
La sfida stracittadina. Con tutti i suoi motivi di rivalità sportiva e di orgoglio, sembra davvero l'occasione buona (l'ultima?) offerta ad alcuni bianconeri per scuotersi da una specie di torpore che intorpidisce loro i muscoli e annebbia il cervello. 

Bettega, tanto per non far nomi, ieri è stato quasi sempre assente dalla partita. Se cedono i «vecchi» cardini, come si può chiedere a Tavola e Prandelli, a Marocchino, di emergere? È il telaio (bianconero e nazionale) che deve dare il tono, che deve consentire agli ultimi arrivati di inserirsi senza avere addosso il peso della responsabilità e delle critiche. Si può discutere per ore sul centravanti di sfondamento che quest'anno manca alla Juve: la realtà va affrontata con piena coscienza da chi va in campo. 

Ieri la Juve ha cominciato a traballare dalle fondamenta. Gentile e Cabrini non hanno dato una mano valida alla coppia centrale Brio-Prandelli. I titolari di ieri magari non sono convinti delle qualità dei nuovi, e i risultati contrari rischiano di aggravare una possibile frattura di questo tipo. Nella ripresa Trapattoni ha inserito Virdis: non si deve certo giudicare il rientro di un giocatore in quarantacinque minuti giocati sull'acquitrino, ma il sardo ha confermato di avere buona tecnica ma nessuna propensione a verticalizzare il gioco. Così, la Juve ha navigato alla deriva in lunghe fasi della partita, non apriva spazi in avanti, si trovava in difficoltà a ogni contropiede largo e veloce dell'avversario. E stavolta non si può parlare di catenaccio avversario: l'Udinese si è chiusa solo quando è stata assaltata, per il resto ha giocato a calcio. 



Pagelle bianconere: pochi sufficienti 
Furino, Fanna, Tardelli
  
ZOFF — Fango sotto i piedi, una difesa lenta davanti, finisce anche lui coinvolto sul gol nel modo che considera peggiore, su cross che buca i compagni e gli spiove davanti.  
CABRINI — Ha il suo da fare contro Vagheggi, deve stare in zona, rincorrere e battagliare. Ma non emerge, non più lui.  
GENTILE - Troppi falli e poca spinta, gioca ma non è in condizione e si vede chiaramente dalla mancanza di lucidità e di velocità (pur tenendo conto del terreno inzuppato).  
FURINO — Chi sottilizza sulle qualità tecniche dei giovani, sui «travestimenti» di molti juventini, trova almeno soddisfazione in Furino. Il cuore, dove non arriva il gioco.  
BRIO — Si è visto in ogni parte del campo, encomiabilmente, ma dove è piaciuto di meno è purtroppo nel suo ruolo, quello di stopper. Impreciso anche di testa, nel calcio evidentemente il termine di misura non è il metro.  
PRANDELLI — Qualche rinvio sbilenco (la pioggia?), qualche difficoltà nella posizione. È duro sostituire Scirea in una squadra che annaspa.  
MAROCCHINO - Una promettente fiammata iniziale, poi si è come impantanato. Ottima tecnica, ma scarsa rapidità.  
TARDELLI - Un bel gol, notevole movimento sino a quando non è stato fiaccato dal terreno e dalla confusione intorno a lui.  
BETTEGA — Quasi mai visto dalla tribuna, bisognerebbe chiedere ai compagni. Risorgerà nel derby, partita che vale.  
TAVOLA — Caparbio, ma anche lui lento e smarrito in un centrocampo che tocchetta più all'indietro (e di fianco) che davanti.  
FANNA — Un ringraziamento a lui e ad Osti che lo marcava per averci regalato almeno un duello serio nella sconclusionata partita bianconera. Si è battuto, ha tirato. Se non è una punta, non è colpa sua.  
VIRDIS — Due errori di tocco, con quel pallone saponetta, al rientro, poi si è allineato sul tono generale bianconero. Manovra bene, ma alla Juve di ieri serviva altro. 

Bruno Perucca
brani tratti da: La Stampa 15 ottobre 1979






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L'Udinese ritorna al «Comunale» di Torino dopo diciotto anni e fa 1-1 con una Juventus irriconoscibile. Al 14' Tardelli (su suggerimento di Fanna) batte Galli (in alto), poi la «Signora» dimostra di... non avere più l'età e si fa raggiungere (sopra) da un colpo di testa di Nerio Ulivieri


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14 Ottobre 2017: Juventus - Lazio

È il 14 ottobre 2017 e Juventus e Lazio si sfidano nell'ottava giornata del girone di andata del campionato di calcio di Serie A TIM 2017-18 all'Allianz Stadium di Torino.

La squadra di Massimiliano Allegri si aggiudica ancora lo Scudetto. Sarà il 36esimo titolo. Dall'altra parte ci sono i capitolini che disputano un buon campionato che alla fine gli garantirà un piazzamento in Europa League.

Buona Visione! 



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Stagione 2017-2018 - Campionato di Serie A - 8 andata Torino - Allianz Stadium Sabato 14 ottobre 2017 ore 18:00 JUVENTUS-LAZIO 1-2 MARCATORI: Douglas Costa 23, Immobile 47, Immobile rigore 54
JUVENTUS: Buffon, Lichtsteiner (Sturaro 73), Barzagli, Chiellini, Asamoah, Khedira (Dybala 65), Bentancur, Matuidi, Douglas Costa (Bernardeschi 54), Higuaín, Mandzukic
Allenatore: Massimiliano Allegri
LAZIO: Strakosha, Bastos, De Vrij, Radu, Marusic, Parolo, Lucas Leiva, Milinkovic-Savic, Lulic (Patric 84), Luis Alberto (Nani 72), Immobile (Caicedo 76)
Allenatore: Inzaghi Simone
ARBITRO: Mazzoleni P. RIGORI FALLITI: Dybala 90+7 (Juventus)



Dopo oltre due anni i bianconeri cadono in casa in campionato. Apre Douglas Costa, nella ripresa uno-due dell'attaccante biancoceleste e al 97' Dybala fallisce il rigore del pari.

TORINO -  Neanche il var ha potuto salvare la Juve, neanche i rigori alla moviola riescono a tenere vivi i bianconeri che continuano a sbagliare con il loro giocatore migliore, improvvisamente sprofondato in una crisi senza senso. Dopo lo sbaglio di Bergamo, Dybala ha fallito anche stavolta, sempre davanti a un portiere albanese (quella volta Berisha, questa Strakosha), sembra alla medesima maniera (tirando, debolmente, quasi con pallore) e sempre nel momento irrimediabilmente decisivo. Stavolta si era nel pieno del settimo minuto di recupero, dopo che ce n'erano voluti un paio per giudicare falloso lo scriteriato intervento a piedi uniti (sulla palla, ma troppo focoso) di Patric su Bernardeschi. Mancavano sì e no dieci secondi alla Juve e quella sciocchezza avrebbe potuto costare alla Lazio una vittoria sacrosanta, esaltante, strameritata. Strakosha ha difeso alla grande quello che, giustamente, riteneva suo.

La Juve non perdeva in campionato allo Stadium da 41 partite (di cui 38 vinte). Da 783 giorni, cioè due e passa anni, da un remotissimo 0-1 con l'Udinese. Ma questa sconfitta non ha nulla di casuale o di estemporaneo come le poche altre (con l'Inter e la Sampdoria) capitate in queste stagioni di tirannia: questa è stata una débâcle  maturata quasi per inferiorità, perché la Lazio è stata gigantesca e se il risultato è stato in bilico fino all'ultimo secondo è stato soprattutto perché i biancazzurri (Milinkovic-Savic, Luis Alberto e in particolare Caicedo) non hanno giustiziato in contropiede i bianconeri, dimostrando che alla loro squadra manca solo una cosa per puntare allo scudetto, ovvero il cinismo. È vero che al 91' Dybala ha colpito il palo interno con un velenoso sinistro dal limite (evidentemente non era giornata), ma il discorso generale della partita ha spesso detto Lazio, soprattutto Lazio, che ha rimontato con i due gol di Immobile e costruito la gara perfetta.

Emanuele Gamba






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martedì 13 ottobre 2026

13 Ottobre 1985: Torino - Juventus

È il 13 ottobre 1985 e Torino e Juventus  si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del Campionato italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino. È il 'derby della Mole' ed il capoluogo piemontese si mobilita.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccioli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven-Göran Eriksson , vincendo 'in volata' lo Scudetto. 

Il Torino, dal canto suo, si avvia verso un quinto posto finale e si assicura un posto in UEFA.

Buona Visione! 



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Campionato di Serie A 1985-1986 - 6ª andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 13 ottobre 1985 ore 15.00
TORINO-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Serena A. 4, Platini 28, Scirea autorete 39

TORINO: Martina, Corradini, Rossi E., Zaccarelli, Junior, Ferri G., Pileggi, Sabato, Schachner, Dossena, Comi
Allenatore: Luigi Radice

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Pin 76), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Pacione 85)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin Luigi

 


Molti duelli del combattuto incontro sono terminati alla pari 
A Manfredonia e Zaccarelli vanno le pagelle migliori 
Umberto Agnelli fa i complimenti ai granata: «Meritavano il pari» 
Sordillo: «Vorrei gli azzurri con la grinta di questi 22…» 
Un ritorno all'antico, ieri nel derby. Meno «zona», marcature a uomo strette. Nelle pagelle, torna quindi di moda il gioco delle coppie. 

MARTINA-TACCONI: per il granata due amarezze, ma minore impegno a parte l'uscita iniziale su Laudrup. Stefano, bravo a rispondere a Schachner e Junior (nel primo tempo), è stato impeccabile nelle uscite alte in mischia.

CORRADINI-SERENA: match pari senza squilli. Il difensore ha sofferto all'inizio, ma si è rifatto costringendo l'avversario diretto a ripiegare spesso nel secondo tempo. Serena ha cominciato duro (fallo su Pileggi dopo 11), poi ha eseguito, deviazione-gol a parte, poche giocate valide. 

ROSSI-LAUDRUP: uno scatto del danese ha fatto secco il granata in avvio, ma a gioco lungo è stato il difensore ad avere la meglio, risultando, anche per la spinta offensiva, fra i migliori della squadra. Negli ultimi 4 minuti al posto del bianconero è entrato Pacione, sfiorando il gol in extremis. 

FERRI-MAURO: coppia fissa a lungo (sino all'ingresso di Pin) e annullamento reciproco. Più concreto il granata, più spumeggiante ma poco incisivo il bianconero.

FAVERO-SCHACHNER: Un bel duello, fra le cose più interessanti della partita. Il bianconero ha giocato con estrema concentrazione, riuscendo quasi sempre a rientrare sull'avversario anche quando l'austriaco lo impensieriva con lo scatto. L'attaccante si è mosso bene, scattando a ripetizione per cercare spazio e proporli; è al passaggio. Ha fatto da spalla a Comi, con spirito di sacrificio.

BRIO-COMI: Hanno giocato una partita a parte; il difensore ha risolto con ripetuti falli (con astuzia, fuori area) i duelli sui palloni bassi, imponendosi su quelli alti. Il granata merita una sufficienza stretta per l'impegno, ma ha avuto solo nella ripresa uno spunto efficace (bel scatto e il tiro alto). 

CABRINI-PILEGGI: Lo slancio del granata ha costretto il difensore ad una partita di contenimento, priva quindi degli affondi che sono parte importante del suo gioco. Buonissima la partita del «tornante», che, se ha commesso qualche errore nel passaggio, è stato efficace e continuo nel sostenere sulla sinistra le sia pur vane offensive della squadra.

MANFREDONIA-DOSSENA: altro scontro-clou del derby. Ad un Dossena più continuo del solito, ricco di iniziativa, il bianconero ha opposto le sue grandi qualità di marcatore ed il suo notevole senso tattico. Ha costretto l'avversario a continui spostamenti nel tentativo di cercare, inutilmente, un minimo di spazio per «giocate» più meditate, e quando il granata ha cercato l'affondo, lo ha bloccato inesorabilmente. 

PLATINI-SABATO: uno dei pochi duelli più «elastici», con spazio reciproco. Il match-winner (la sua punizione è stata l'unico gol pulito e splendido della partita) dopo un avvio da regista offensivo si è via via limitato al ruolo di filtro, confermando le sue capacità di sacrificio. Il centrocampista granata è piaciuto per la continuità, anche se non è riuscito a proporsi con pericolosità nel tiro da fuori. 

JUNIOR-BONINI: il brasiliano è in un momento di evidente affaticamento; le sue iniziative non sono sorrette dalla lucidità necessaria per consentirgli di sfruttare i notevoli mezzi tecnici. Errori nel passaggio, insistenza di Ili nel consegnare — sugli angoli — i palloni alla presa di Tacconi. Solo in uno sfortunato affondo in dribbling Junior è parso al suo livello. Bonini ha marcato e si è smarcato, ma senza la consueta efficacia.
 
SCIREA-ZACCARELLI: nel duello a distanza fra i «Uberi», il bianconero è stato costretto ad un puro lavoro di contenimento senza poter uscire a centrocampo. Zaccarelli, ancora una volta, è stato splendido per la scelta del tempo nelle chiusure più difficili (quando la Juve, giocando di rimessa, aveva più spazio) e negli appoggi. 

ARBITRO AGNOLIN: pignolo nel lodevole intento di tenere in pugno il match, ha capito poco nei duelli Corradin-Serena (il bianconero spesso è il primo ad appoggiarsi e sgomitare, per subire poi il fallo) e Brio-Comi. Un dubbio sul rigore nella ripresa: comunque le durezze dello stopper andavano contenute sin dall'avvio, almeno con un richiamo verbale.

Fabio Vergnano
Tratto da: La Stampa 14 ottobre 1985






IN COPERTINA/SIGNORA IN FUGA
Serena, l'uomo del destino, ferisce il Toro; Platini, col suo primo gol, lo mata. E la valanga bianconera minaccia di travolgere il campionato
Juve no stop

QUAL è la vera Juventus, quella che acceca il Toro con un avvio scintillante, contrappuntato dalle invenzioni che zampillano senza tregua dal piede fatato di Platini; o quella che poi si adegua a difendere il vantaggio con provincialissima modestia, che eleva a protagonisti i Brio e i Favero, cioè l'anima proletaria della squadra? L'una e l'altra, meglio l'una fusa nell'altra, rappresentano la vera, nuova Juventus. E questa versatilità tattica, questo saper alternare con uguale disinvoltura i lustrini e la tuta da fatica, la rende imbattibile, al momento. Ho visto il derby, che era l'attesa prova della verità, in una stupenda cornice di tifo, appena macchiata da qualche striscione imbecille (in netta minoranza, peraltro, nel grande afflato folclorico dell'insieme). Ho visto Monsieur Plus giocare venti minuti da favola, depistando l'onesto Sabato che Radice aveva chiamato al sacrificio con autentico genio tattico. Ora annidandosi fra i suoi difensori, ora sortendone con lanci tra trancianti o con improvvise folgoranti iniziative, Platini è stato l'iniziale padrone della partita. Ma poi, placato anche dal suo primo sospirato bersaglio stagionale, Michel si è ritirato fra le quinte. La Juve aveva perfezionato il suo uno-due e andava a recitare la seconda parte del copione. Via libera allo slancio agonistico del Torino, generosamente proteso in forcing: ma che implacabile Maginot ai limiti della propria area, che protervo Brio nell'impari duello con il giovane e acerbo Comi, sballottato senza ritegno. È inappuntabile Favero contro il farfallone Schachner, tormentato, senza falli, con un anticipo martellante. Forse la Juve ha un pochino ecceduto nella sua contrazione progressiva. Ma Junior aveva tolto dal cilindro il coniglio bianco del gol e il Toro se n'era rianimato, al punto da scovare inimmaginabili risorse atletiche. Ecco, qui la Juve ha affrontato il primo autentico collaudo ad altissimo livello della sua caratura da scudetto. E l'ha superato in pieno, pur facendo aggrottare il sopracciglio agli esteti. Così, in fondo, si vincono i campionati, non con gli inutili sacrifici al calciospettacolo. La Juve è tosta e completa. Non sempre potrà continuare sull'onda di questo momento magico (Serena che sblocca il match con un gol… di stomaco, un segno del destino), ma metterla sotto sarà un'impresa per tutti. E questo vantaggio, in classifica e in media inglese (dove ha attinto la ragguardevole quota di più di tre), la pone nella condizione di giostrare secondo attitudini. Lungi da me l'idea di archiviare lo scudetto dopo sei giornate, ma insomma, se avessi due spiccioli da scommettere, saprei dove piazzarli.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.42





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