sabato 19 settembre 2026

19 Settembre 2004: Juventus - Atalanta

È il 19 settembre 2004 e Juventus e Atalanta si sfidano nella seconda giornata del girone di andata del Campionato italiano di calcio di Serie A 2004-05  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in Europa i risultati non arrivano. E poi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sarà sicuramente ricordato per i successi ottenuti! 

Dall'altra parte, l'Atalanta, che disputa una stagione sotto le attese, si deve arrendere a una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!

 


juve


 

Stagione 2004-2005 - Campionato di Serie A - 2 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 19 settembre 2004 ore 15.00
JUVENTUS-ATALANTA 2-0
MARCATORI: Trezeguet 14, Trezeguet 58

JUVENTUS: Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Olivera (Camoranesi 46), Emerson, Tacchinardi (Appiah 69), Nedved, Trezeguet, Ibrahimovic (Zalayeta 87)
Allenatore: Fabio Capello

ATALANTA: Taibi, Rivalta, Gonnella, Natali, Bellini, Zenoni D. (Mingazzini 80), Albertini, Marcolini (Budan 74), Gautieri (Pià I. 74), Pazzini, Montolivo
Allenatore: Andrea Mandorlini

ARBITRO: De Santis



LE PAGELLE Il «treno» Zambrotta non deraglia mai

JUVENTUS 
BUFFON 6. Poca cosa l'attacco atalantino per preoccuparlo. Bravo sulle parate a terra.
ZEBINA 6. Una giornata di mezzo relax, con lo squillo finale di un destro che finisce sulla traversa. 
THURAM 7. Se continua così. Capello ha risolto il suoi problemi difensivi. Per la terza partita consecutiva non sbaglia una palla. 
CANNAVARO 7. Idolo della curva, esce da ogni duello con l'irruenza dei giorni migliori, perfetto sull'anficipo, disinnesca l'Under 21 Pazzini. 
ZAMBROTTA 6,5. Dà il via all'azione del primo gol con uno strappo rabbioso. Cerca sempre la profondità anche nel prosieguo della partita. 
OLIVERA 5,5. E' giovane, ha perso la brillantezza e l'imprevedibilità dell'inizio stagione. Pasticcia parecchio, merita la sostituzione 
(dal 1' st Camoranesi 6: dinamico, attento, spreca poco e porta avanti molti palloni). 
TACCHINARDI 6. Ritrova il posto di titolare, non spreca l'opportunità facendo muro davanti alla difesa, più utile a strappare palloni che a rilanciare l'azione 
(dal 24' st Appiah 6: bravo nell'interdizione). 
EMERSON 6,5. Esperienza e senso tattico. Il «tedesco» non è ancora irresistibile, tuttavia c'è e si fa sentire. 
NEDVED 6. Primo tempo molliccio, meglio la ripresa, dà il via all'azione del raddoppio. 
IBRAHIMOVIC 5,5. Le difese italiane non sono quelle del Volendam. Soffre la marcatura, di suo si muove anche poco. Nella ripresa esce sfinito 
(dal 41' st Zalayeta sv). 
TREZEGUET 7,5. Terzo gol in due giornate. Come a Brescia gol rapinosi, da killer sempre in agguato. Per fortuna della Juve è rimasto su queste scene. 

ATALANTA 

TAIBI 5,5. Gravemente colpevole sull'azione del primo gol. 
RIVALTA 5,5. Problematico il controllo di Nedved e di chi avanza sulla sinistra. 
GONNELLA 5. Perde spesso di vista le punte bianconere 
NATALI 5. Incerto sul primo gol ed è impreparato anche sul secondo. Un disastro. 
BELLINI 5. Da plotone d'esecuzione l'errore sul secondo gol
ZENONI 5,5. Con il freno a mano tirato 
(dal 35' st Mingazzìni sv). 
ALBERTINI 6. L'unico che merita la sufficienza. Prova a tenere insieme la squadra. 
MARCOLINI 5. Parte con attenzione, si perde lungo il cammino di una partita di enorme difficoltà per tutti 
(dal 28' st Budan sv). 
GAUTIERl 5,5. Prova qualche conclusione ed è l'unico degli atalantini 
(dal 28'st Pia sv). 
PAZZINI 5. La stella della Under 21 resta sempre ai margini della contesa. 
MONTOLIVO 5. Uno dei giovani di maggior talento del torneo, ma non ha un colpo decisivo.  
DE SANTIS 6,5. Partita facile, non commette errori, soprattutto non è incline a proteggere i più forti. 
Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 20 Settembre 2004

 





Juventus

Juventus

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Atalanta

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venerdì 18 settembre 2026

18 Settembre 1985: - Jeunesse d'Esch - Juventus

Il 18 settembre 1985 Jeunesse d'Esch Juventus si sfidano nella gara di andata dei Sedicesimi di Finale di Coppa dei Campioni 1985-86 allo Stadio 'Josy Barthel' di Lussemburgo.

I 'nostri eroi' si concentrano principalmente sulla massima competizione europea, anche se alla fine riescono a vincere 'solo' in Italia. Infatti conquistano il 22esimo Scudetto dopo un testa a testa emozionante con la Roma di Sven Goran Eriksson.

Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni i bianconeri devono abbondare i sogni di gloria dopo l'eliminazione ai danni del Barcellona nei Quarti di Finale.

Buona Visione! 




Jeunesse d'Esch


Stagione 1985-1986 - Coppa dei Campioni - Sedicesimi, andata
Lussemburgo - Stadio Josy Barthel
mercoledì 18 settembre 1985 ore 19:30
JEUNESSE-JUVENTUS 0-5
MARCATORI: Laudrup 21, Cabrini 34, Ontano autorete 41, Serena A. 80, Serena A. 82

JEUNESSE (LUSSEMBURGO): Van Rijswijck, Teitgen (Simon 69), Muller, Ontano, Di Pentima (Stroz 78), Ferrassini, Scuto, Zwally, Mogenot, Barboni, Guillot
A disposizione: Hoffmann, Blasi, Koster. 
Allenatore: Pecqueur

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea (Pioli 46), Mauro, Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Pacione 63)
A disposizione: Bodini, Pin, Bonetti I
Allenatore: Trapattoni

ARBITRO: Mercier (Svizzera)





Squadra di dilettanti, seppure blasonatissima (20 scudetti). Affronterà la Juve sicura di perdere ma anche di richiamare tanto pubblico
Pronti a incassare

ESCH SUR ALZETTE. Venti titoli di campione più nove Coppe fanno della Jeunesse d'Esch un sottoborgo di Città del Lussemburgo a breve distanza dal confine della Francia, una delle squadre più titolate d'Europa. Dilettanti a ventiquattro carati (tutti, infatti, lavorano e va già bene se fanno gli impiegati!), i ragazzi in maglia bianco-nera traggono dal calcio poco più che i soldi per le sigarette: settanta, ottantamila lire per vittoria; poco più della metà quando pareggiano; una ventina di migliaia di lire quando perdono. Di più, per quelli che vanno in Nazionale, 300mila lire al mese di diaria fissa più altrettanto quando vincono (cioè mai o quasi mai) e centomila lire quale gettone di presenza. Il bilancio di una squadra come la Jeunesse (che vuol poi dire Juventus), soprattutto se paragonato con quello della maggior parte delle squadre europee, fa quasi sorridere: cento milioni di sponsorizza-zione da parte del titolare di una catena di grandi magazzi-ni più gli incassi che, se non sono ridicoli poco ci manca, visto che i posti allo stadio costano dalle tre alle cinquemi-la lire e visto soprattutto che il pubblico medio non supera le duemila unità: che è sempre pur il record del Lussemburgo! Ecco quindi spiegato perché l'arrivo della Juve è stato salutato come una specie di ...bonifico fuori stagione: per l'incontro con i bianconeri, infatti, è previsto il pubblico delle grandi occasioni e, quindi, un superincasso che metterà la squadra al coperto per quattro, cinque campionati.

CAMPO NUOVO. Il terreno di gioco della Jeunesse è a non più di duecento metri dalla Francia ed è per questo che si chiama «Stadio della Frontiera»: la Juve, ad ogni modo, giocherà al campo Municipale, lo stesso della nazionale, che dispone di oltre il triplo dei posti dello stadio di casa. 
«Contro la Juve - dice il presidente della Jeunesse dottor Carlo Achen - giocheremo praticamente due volte in trasferta ma non conta: tra noi ed i nostri prossimi avversari la differenza è talmente grande che non possiamo nemmeno pensare lontanamente di colmarla; molto meglio, quindi, pensare ai soldi e metterci in tasca il maggior gruzzolo possibile». 
A proposito di gruzzolo, per Jeunesse-Juventus è già stato deciso un sostanzioso ritocco ai prezzi dei biglietti che, normalmente, vanno dalle tremila alle cinquemila lire e che saranno portati, rispettivamente, a venti-trentamila per la tribuna e a dodicimila per la gradinata. 
«Un furto?» domanda (e si domanda) il dottor Achen — «direi di no, visto lo spettacolo che proporremo e che dovrebbe superare quelli, peraltro sopraffini, offerti dal Real Madrid, dal Liverpool e dal Bayern che già furono avversari in Coppacampioni negli anni passati».
PREPARAZIONE. Potrà sembrare impossibile, ma anche i dilettanti vanno in vacanza per cui, delle forze a disposizione di Alex Pecqueur, allenatore della Jeunesse, una buona parte è via. Ad Esch sono rimasti solo gli ...irriducibili («o i più poveri», come dice Giampiero Barboni, ex italiano, nazionale e uno dei migliori della Jeunesse) che però cominciano già a sentire l'importanza dell'avvenimento. Il campionato, in Lussemburgo, comincia all'inizio di settembre e il big match che lo precede è la Supercoppa, una specie di Charity Shield dei poveri che oppone la squadra campione a quella che si è aggiudicata la Coppa. Quest'anno, la partita tra Jeunesse e Red Boys è programmata per il 24 agosto e, nell'occasione, allo stadio della Frontiera ci sarà un ospite d'eccezione in Francesco Morini che coglierà l'occasione sia per visionare i prossimi avversari della sua squadra sia per definire in ogni dettaglio l'organizzazione della trasferta e risolvere tutti i problemi logistici. «Per la Supercoppa - dice Barboni - dovremo già essere in condizioni più che accettabili anche se i giorni che avremo davanti prima dell'arrivo della Juventus ci serviranno a rifinire la condizione». Rispetto alla squadra che si è aggiudicata il suo ventesimo titolo, la Jeunesse ha perso due elementi di buona caratura: Hubert Meunier, infatti, si è trasferito all'Avenir di Beggen mentre Pierre Hoscheid ha scelto l'Ettelbruck in Seconda Divisione. 
«Pur riconoscendo il valore di questi giocatori - dice il presidente Achen - penso che il prossimo anno faremo meglio che in quello passato: nel nostro organico, infatti, ci sono alcuni giovani che premono e che continuare a sacrificare a Meunier e Hosceid non era più giusto. Forse avremo perso un po' in esperienza, ma abbiamo certamente guadagnato in freschezza e in voglia di affermarci. E la Juventus sarà il nostro banco di prova migliore: prenderemo un camion di gol, d'accordo, ma impareremo anche moltissimo. E poi, dove gli vogliamo mettere i soldi? Sono quelli che ci vogliono per andare avanti, altro che storie!».
Stefano Germano
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.28


Juventus, una facile goleada 
COPPA CAMPIONI Avversari troppo deboli ed ingenui per i bianconeri Juventus, una facile goleada Laudrup, Cabrini ed un autogol nel primo tempo - Doppietta di Serena nella ripresa - In campo anche Pioli e Pacione. 
DAL NOSTRO INVIATO LUSSEMBURGO — L'avvio di Coppa Campioni non poteva creare problemi alla Juventus. La partita vinta senza forzare per 5-0 sull'Esch è stata in definitiva un serio match di allenamento (anche con qualche spazio a Tacconi nella ripresa, per un logico allargamento delle maglie difensive bianconere). Persino difficile dare i voti in pagella. 
Dopo quello che doveva essere il minuto di silenzio, ridotto frettolosamente a 30 secondi dall'arbitro svizzero Mercler, la gara non ha mai avuto storia. Adesso il match di ritorno, nel Comunale deserto, poi il sorteggio del secondo turno. La Juve comincerà solo allora la vera difesa del suo blasone. In uno stadio dal fondo stupendo, dalle gradinate anguste ma personalmente troppo grandi (appena diecimila gli spettatori), i bianconeri di casa hanno giocato tutte le loro modeste carte, ma gettate sul terreno con coraggio e sacrificio fisico, nei primi dieci minuti sorprendendo un poco Platini e colleghi. Era anche giusto: partite come quella di ieri sera dove la differenza tecnica, atletica e tattica è un abisso, è sempre difficile per il più forte iniziare con il piede giusto. 
Persino Manfredonia, uno che a farsi maltrattare di regola non ci sta, ha accettato una botta del baffuto Barbode. La Juve ha scelto l'ultima strada, e dopo cinque minuti senza battere ciglio, i lussemburghesi mettevano subito alla frusta le loro punte ed i loro centrocampisti ci mostravano un'inedita marcatura a tre con i tre «lunghi» della squadra: il giovane e ricciuto Ontano (bel colpitore di testa e buono nell'anticipo sino a quando l'autogol non lo ha demoralizzato) addosso al centravanti, Ferrassin! Ubero e Di Pentina davanti. 
Una sorta di sandwich a tre. È affaticato gli altri lussemburghesi: in più di undici non si può giocare per tredici non si può correre. Ad ogni modo i lussemburghesi avevano almeno la soddisfazione di effettuare il primo tiro serio in porta: all'8' su punizione toccatagli da Barboni, Zwally faceva partire una botta maligna che Tacconi con fatica deviava in angolo. Per nulla impressionata la Juve iniziava a fare i suoi esperimenti, da verificare comunque contro avversari più concreti, e di migliore tenuta alla distanza. Il problema del cross dalla destra, viste le renitenze di un Mauro sempre propenso ad accentrarsi e comunque impreciso nella battuta alta, era risolto bene da ripetuti inserimenti di Bonini, mentre dall'altra parte con Laudrup più che mal mezzapunta ai fianchi di Serena, i riferimenti arrivavano da un Cabrini più offensivo o da alcuni spostamenti dello stesso Serena. Se sono rose, fioriranno, ovvero se non si tratta solo di impressioni legate ad una partita tra forze impari, fioriranno in campionato. 
Si portava spesso sotto anche Brio a cercare di bucare il bunker lussemburghese, che capitolava la prima volta al 21' quando Mauro stringendo come al solito al centro lanciava bene in verticale Platini il quale anticipava i portieri e dal fondo pennellava per la testa di Laudrup: botta secca che invano Ontano cercava di fermare con le mani sulla linea. Una volta che la Juve aveva rotto il ghiaccio, la partita prendeva la piega che si prevedeva. Al 26' su un cross dal fondo destra di Bonini, Platini alzava di piatto una palla che in un momento di maggiore concentrazione avrebbe utilizzato altrimenti, quindi al 34' era Cabrini a raddoppiare con un fendente trasversale dalla sinistra. 
Il finale era un tirassegno juventino con Van Rijswljck a volare tra i pali: respingeva botte di Serena, Platini ,e Mauro; vèniva graziato dallo stesso Mauro ma tradito da Ontano il quale al 42' deviava alle spalle del compagno un tiro cross basso di Cabrini. 
I bianconeri iniziavano la ripresa con Pioli al posto di Scirea, concedendo qualche offensiva agli avversari tanto per dar modo a Tacconi di cogliere la sua parte di applausi. Davanti a Van Rijswijk, comunque, Platini e Laudrup si prendevano qualche confidenza di troppo e soprattutto era l'eccessiva ricerca di andare in porta con «uno-due» stretti di aleatori risultati. Al 62' Platini a grande richiesta del pubblico provava la punizione: calciava basso e sfiorava il montante. Trapattoni mandava in campo Pacione al posto di Laudrup, e Serena visto che di cross non ne arrivavano più andava spesso a cercare palloni allargando. Platini come a Ferragosto a Villar Perosa contro la squadra ragazzi dirigeva con voce e gesti gli spostamenti dei compagni. Serena comunque arrivava al gol. Il quarto, al 79' con un secco colpo di testa su lancio di Mauro. A 3' dalla fine lanciato da Cabrini ancora Serena provava il destro e Van Rijswijk era battuto da un tiro basso ed angolato alla sua sinistra.  
Bruno Perucca









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Serena si diverte - La Juve si diverte in Lussemburgo. Apre la partita Laudrup con un tuffo di testa (1), raddoppia Cabrini con un raro gol di destro (2).  La Jeunesse «collabora» con un autogol e il primo tempo si chiude sul 3-0. Altre due reti nella ripresa, entrambe di Serena: il centravanti sfonda di testa (3) e poi va a segno di piede (4) negli ultimi minuti (foto Giglio)



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mercoledì 16 settembre 2026

28 Settembre 1993: Lokomotiv Mosca - Juventus

Grazie a Youtube vi facciamo rivivere l'unico incontro a Mosca tra Lokomotiv e Juventus.

La gara era valevole per il ritorno dei trentaduesimi di finale della Coppa UEFA 1993-94. L'incontro di andata terminò con il netto dominio dei bianconeri per 3-0.

La Juve, allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente, si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'è l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inizio.

In Europa i bianconeri piemontesi arrivano facilmente ai Quarti di Finale per venir  poi spazzati via clamorosamente dal Cagliari in un doppio scontro che é entrato nella storia dei sardi.

Buona Visione!

 

Lokomotiv


 

Stagione 1993-1994 - Coppa UEFA - Trentaduesimi, ritorno
Mosca - Stadio Lokomotiv
Martedì 28 settembre 1993 ore 20:00
LOKOMOTIV MOSCA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Marocchi 53

LOKOMOTIV MOSCA: Ovchinnikov, Arifullin, Rakhimov, Podpalyi, Sabitov, Fusajlov (Gorkov 59), Kosolapov, Alenitchev, Samatov, Smirnov, Nikulin
Allenatore: Jurij Sëmin

JUVENTUS: Peruzzi, Carrera M. (Porrini 50), Fortunato A., Torricelli, Kohler, Julio César, Conte A. (Galia 74), Baggio D., Ravanelli, Marocchi, Ban
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Nielsen K.M. (Danimarca)



Marocchi si traveste da Baggio
Aveva la maglia di Robi, ha segnato ed è stato il migliore 
Palo di Ravanelli e salvataggio di Gurkov a porta vuota 
MOSCA DAL NOSTRO INVIATO 

Almeno in Coppa la Juve prosegue a vincere in trasferta, come non le riesce in campionato e come faceva nella passata stagione. Cinque successi su sei partite nella Coppa Uefa dell'anno scorso (un'eccezione a Lisbona con il Benfica) e adesso l'1-0 di Mosca, che la conforta dopo un match in cui i bianconeri potevano temere soltanto se stessi. Della Lokomotiv si potrebbe anche non parlare. L'aveva intuito il Trap nel momento in cui si era deciso a lasciare a casa il Divin Codino: non c'era in vista una partita più facile in cui la Juve potesse rinunciare al proprio Fenomeno. 

Già mercoledì prossimo, contro il Venezia in Coppa Italia, sarà peggio perché ormai il livello del calcio europeo è questo: nei primi turni si incontrano pigmei che da noi potrebbero reggere a fatica la B. La Juve non poteva non approfittarne e ha legittimato l'impresa con il proprio uomo migliore, quel Marocchi panchinaro che si sta ricostruendo con intelligenza e si fa trovare pronto quando serve. Ieri l'ex Cicciobello aveva la maglia di Roberto Baggio, che profuma di gol e di giocate decisive. Un segno del destino. Ma a parte la rete, realizzata con freddezza, Marocchi è stato tra i pochi a intuire che contro i russi non c'era l'obbligo di cacciar via palloni, come se scottassero tra i piedi, con il termometro vicino allo zero. Ha tentato triangolazioni, ha fatto correre la palla bassa con l'idea di saltare le deboli geometrie moscovite. L'ha assistito in questo compito Conte, un po' meno Dino Baggio e le Grandi Berte della difesa, soprattutto Julio Cesar, che con quei piedi brasiliani potrebbe sorreggere anche l'attacco in partite come queste. Ha vinto comunque la Juve operaia, senza Vialli e Möller e il Codino già citato, gli ultimi due risparmiati per il derby. 

«Mi aspetto che gli altri vogliano dimostrare qualcosa», 

Aveva annunciato il Trap. In qualche modo gli è arrivata una risposta positiva. Non c'è stato da divertirsi nell'Acquafan moscovita, tutto scivoloni e tuffi. Prima che iniziasse il match, e poi nell'intervallo, abbiamo visto due vecchine con un secchiello che toglievano acqua dalle aree di rigore come da una barca in cui si sia aperta una falla. 

Sarebbe cambiato qualcosa sull'asciutto? Ricordandoci della qualità del gioco dell'andata, quando fu il talento di Roberto Baggio a risolvere i guai della Signora, è possibile, dal momento che Baggio ieri non c'era. La Juve non si è scostata dal cliché di questa stagione, che la vuole anche troppo remissiva nei primi tempi. La Lokomotiv ha un nome che evoca la spinta del vapore, il mostro d'acciaio e le immagini di un sovietismo epico che non esiste più. Gente, che pena. Costretti a recuperare tre gol e consapevoli che non ce l'avrebbero mai fatta senza una vocazione suicida della Juve, i russi sono sembrati fin da subito non coltivare la speranza. Un tiro improvviso di Kossolapov, al 7', si è frantumato sulle mani di Peruzzi e la Lokomotiv ne ha tratto il giusto presagio: non ci sarebbe stato niente da fare, nonostante un certo periodo di preminenza attorno alla mezz'ora e una conclusione al 44' di Smirnov, l'unico con qualche talento nell'attacco dei ferrovieri. 

La signora ha giocato d'attesa. Squadra lunga, a tratti sfilacciata più del solito con Ravanelli (cresciuto alla distanza) e Ban a disperarsi nel recupero di palloni lanciati da lontano e più incontrollabili di una saponetta. Le poche volte che i bianconeri uscivano con un'azione manovrata si intuiva la possibilità che persino senza tre uomini-gol la Juve potesse passare. La spinta di Fortunato era più lucida che domenica a Lecce, tre inserimenti di Conte l'avvicinavano al gol, soprattutto al 13' e al 19'. Ma era solo al 53' su un contropiede lanciato da Ban e rifinito con astuzia da Ravanelli che Marocchi si presentava solo davanti a Ovcinnikov: lo saltava e andava in gol. All'81 Ravanelli colpiva il palo e un minuto dopo Gurkov salvava a porta vuota sul tiro di Kohler. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 29 settembre 1993





Vincono in trasferta Inter, Juventus e Lazio; in casa Cagliari e Parma; pareggia il Milan e perde inaspettatamente il Torino. Passano tutte le squadre italiane: un en plein che conferma la superiorità del nostro calcio
LE SETTE SORELLE

Le «sette sorelle» sono state tutte promosse, segno che almeno nel calcio l'Italia riesce ancora a fare bella figura. Anche se non tutti sono contenti. Giancarlo Padovan ha fatto presente nel suo editoriale sul Corriere della Sera: 

«Se dobbiamo gridare per forza "Viva l'Italia" perché sette squadre su sette (cioè il massimo, come successe nella stagione '90-91) sono passate al secondo turno delle Coppe europee, allora facciamolo, astenendoci però dai risultati delle gare di ritorno, per niente coerenti con il fausto avvenimento». 

Ma non sarà che le gare di ritorno hanno deluso perché in pratica le nostre squadre si erano già assicurate le qualificazioni nelle gare di andata?

La Mosca al caso

Le «grandi firme» a Mosca sono rimaste deluse. Dagli avversari della Juve e dall'impossibilità di fare... shopping.

Camionette. Gian Maria Gazzaniga ha confidato ai lettori de Il Giorno: 

«Non ho visto una camionetta, un carrarmato, né gente interessata dal braccio di ferro fra Eltsin e i suoi oppositori. Giuro che ai moscoviti e ai russi in genere non gli importa un fico secco di quanto sta avvenendo attorno alla Casa Bianca». 

Cosi come non gliene importa nulla nemmeno del Lokomotiv.

Black-out. E Tony Damascelli su L'Indipendente: 

«La povera segretaria addetta alla battitura delle formazioni di Lokomotiv-Juventus ha dovuto spegnere il televisore per poter accendere la macchina elettrica per scrivere, perché le due cose, insieme funzionanti, avrebbero provocato il black-out». 

Ma anche se la partita non fosse stata giocata, i telespettatori non avrebbero perso niente.

Scritte. Dal racconto di Giorgio Gandola su Il Giornale:

«Il Lokomotiv non riesce neppure a partire veloce, tanto è modesto. La gente lo incita scandendo la frase: "Juve sei un cesso, la vittoria sarà nostra". Ha scritto di peggio la Gialappa's Band su Trapattoni». 

Ma gli autori si sono sentiti anche dare degli imbecilli.

Protagonista. Titolo della Gazzetta dello Sport: 

«Marocchi si veste da Baggio». 

Titolo de La Stampa: 

«Marocchi si traveste da Baggio». 

Ma allora Marocchi si è calato nei panni di Baggio o ha invece recitato la parte del... travestito?

Editore. Il neonazionale Andrea Fortunato ha avuto 6,5 da quasi tutti i critici: Damascelli, Gandola, Licia Granello (Repubblica), Oddone Nordio (Il Resto del Carlino, La Nazione e il Tempo), Mario Gherarducci (Corriere della Sera), Roberto Renga (Il Messaggero), Luciano Bertolani (Corriere dello sport-Stadio). Su Tuttosport, Claudio Colombo è sceso addirittura al 6. Mentre su La Stampa, Marco Ansaldo gli ha dato 7. Finalmente i giocatori della Juventus ricevono mezzo voto in più dal giornale di Agnelli. 

Shopping. Licia Granello su Repubblica: 

«... i cambi chiusi, come dire possibilità di acquisti quasi azzerate per squadra e tifosi al seguito». 

E se non hanno potuto nemmeno comprare una matrioska, che cosa sono andati a fare a Mosca?

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1993 n.40



 





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venerdì 11 settembre 2026

11 Settembre 1983: Juventus - Ascoli

É l' 11 Settembre 1983 e Juventus ed Ascoli si sfidano nella prima giornata del girone di anadata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quella che si batte con la Roma di Nils Liedholm per lo Scudetto. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe. Dall'altre parte i bianconeri marchigiani finiscono comodamente a metá classifica.

Buona Visione!

 

juventus


 

Stagione 1983-1984 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 11 settembre 1983 ore 16.00
JUVENTUS-ASCOLI 7-0
MARCATORI: Rossi P. 11, Rossi P. 25, Penzo 34, Platini 43, Platini rigore 51, Boniek 82, Penzo 90

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini (Caricola 60), Brio, Scirea, Penzo, Tardelli (Vignola 70), Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ASCOLI: Corti, Mandorlini, Citterio, Trifunovic, Menichini, Bogoni, Novellino, De Vecchi, Borghi (Pochesci 46), Nicolini, Juary
Allenatore: Carlo Mazzone

ARBITRO: Paparesta R.
RIGORI FALLITI: De Vecchi 49 (Ascoli)




Al di lá della consistenza numerica del risultato (7-0) la partita con l'Ascoli ha mostrato le intenzioni della squadra bianconera
La Juventus «avverte» il campionato

Il campionato è avvertito: sette gol, spettacolo, coordinamento fra reparti, bella presentazione dei nuovi (hanno fatto tutti passerella) e due punti molto importanti. La vendemmiata del Comunale è coerente con il vento di rinnovamento (almeno così si spera) che soffia sul nostro campionato. Grappoli di gol un po' dovunque. Il Comunale non potrebbe esimersi e si è adeguato. La gente si è divertita, ha applaudito, è tornata a casa con i nervi distesi (in fondo il calcio non serve anche a questo?) e con il sorriso nelle labbra.

Questo è il succo di un pomeriggio che ha lanciato subito la Juventus al vertice della classifica e che ha avvilito la zona e l'espediente del fuorigioco che l'Ascoli ha applicato con un cuore troppo... leggero. Improvvisare nuovi marchingegni in Italia è sempre pericoloso. Se poi si affrontano squadre forti e particolarmente adatte a questo tipo di gioco i guai diventano tremendi. Ed è cosi che sull'Ascoli piovve acqua a catinelle.

Poiché era assodato che la Juventus si sarebbe ripulita in estate dalle scorie fisiche e mentali del dopo-mundial, e poiché la Coppa Italia sarebbe bastata a mettere in quadro certe distonie emerse a causa di una preparazione complicata dal viaggio negli Stati Uniti, i due punti risultavano già alla vigilia un bottino scontato. 

Piuttosto, dopo avere sentito parlare di un Ascoli come di una possibile rivelazione del campionato, ci ha stupito vederlo in campo così stornato e sballottato. Però il 7 a 0 va anche inquadrato nell'enorme potenzialità della Juventus, che, in giornata di grazia, è capace di qualsiasi impresa.

Sul piano generale, vanno sottolineati i miglioramenti in disciplina tattica, in coordinazione fra reparti e fra i singoli, e una ritrovata concentrazione sempre ispirata dalla fantasia e da una varietà di schemi notevoli. Passando ai singoli, si deve riconoscere a Tacconi, Penzo, Caricola e Vignola (i nuovi) di aver superato a pieni voti l'esame, che non si presentava facile.

Il portiere è stato autore di un paio di interventi molto tempestivi; poi Tacconi si è superato, parando a De Vecchi addirittura un calcio di rigore.. Ha già conquistato il cuore dei tifosi e da oggi potrà starsene fra i pali più sereno. Anche Penzo ha ricevuto i giusti e meritati applausi. E' andato in rete ed ha servito ai compagni di squadra preziosissimi palloni, avvalendosi della collaborazione di un Rossi (goleador e gran lavoratore) che sembra tornato ai momenti di massimo fulgore.

Per quanto concerne Caricola, nulla da aggiungere a quanto su di lui si sapeva. E' subentrato a Bonini ed ha sfoggiato una disarmante spigliatezza, eseguendo giocate da veterano. Sentiremo parlare spesso di questo ragazzo pugliese. Gloria anche per Vignola, autore di deliziosi passaggi e propiziatore dell'ultimo gol (Penzo ne rivendica la paternità precisando, a puro titolo cronistico, di aver toccato involontariamente la palla, nel tentativo di aprire le gambe per una finta.

Dei vecchi si sa tutto. E' piaciuto molto Tardelli, tornato a schizzare per il campo con la vitalità di un tempo, ma con maggior raziocinio. Bene Platini, già a segno due volte, ottimo Boniek, autore di una gara positiva per ordine e continuità e di uno spettacoloso gol in girata volante. In smaglianti condizioni anche il terzino-ala Cabrini. Di Rossi abbiamo detto indirettamente parlando di Penzo. Ed ora sotto con il Lechia Danzica: i polacchi sono in arrivo a Caselle. Mercoledi sera c'è il primo approccio stagionale con la Coppa delle Coppe.

Angelo Caroli

 

Boniek ha già cominciato a mantenere le promesse

Zbignew Boniek è partito con il piede giusto, anzi con entrambi visto che ha propiziato il primo gol soffiatogli da Rossi con il destro ed ha realizzato, con una spettacolare rovesciata di sinistro (su perfetto cross di Pablito che gli ha restituito la... cortesia), il sesto. L'asso polacco aveva promesso una grande stagione, con almeno dieci gol, e la prestazione di ieri conferma che è deciso a mantenere fede ai suoi propositi.

Il pubblico, specie quello in curva Filadelfia, l'ha incitato a gran voce e gli applausi che hanno sottolineato le sue azioni più belle, gli danno la carica. Anche se ama definirsi un anarchico del calcio, Boniek appare più disciplinato tatticamente perché ha capito cosa gli chiede Trapattoni ed asseconda l'allenatore nei suoi disegni. Agisce sulla sinistra in sintonia con gli sganciamenti di Cabrini, pronto però ad accentrarsi, quando Penzo e Rossi gli aprono dei varchi, per andare a concludere.

Nella scorsa stagione, pur dimostrando in alcune partite la sua potenza, aveva accusato problemi di ambientamento. Adesso conosce a memoria i compagni, le insidie del campionato italiano e gli è più facile far risaltare le sue qualità (che sono notevoli, ma l'anno scorso erano rimaste spesso inespresse). Ieri non ha soltanto dato il la al gol che ha sbloccato il risultato e a quello, tutto suo, del 6-0, ma ha svolto un lavoro efficace, anche umile, in funzione della squadra. Sua la punizione che Cabrini, sull'1-0, ha dirottato di testa contro il palo. Suo il calibrato traversone che Cabrini ha stupendamente appoggiato a Penzo nell'azione del terzo gol

Un Boniek rimesso a nuovo, dunque, con la mente sgombra da certi problemi d'ambientamento che quasi tutti gli stranieri debbono risolvere e superare. E' animato da una feroce volonta di riscattare una stagione con più ombre che luci, anche se non erano mancate le partite ad alto livello. E' già lanciato, ma quando avra' raggiunto il top della forma saranno guai per gli avversari

Ieri ha prodotto qualche accelerazione, però i suoi spunti potranno diventare irresistibili con il supporto della miglior condizione atletica e se in squadra girerà a mille come con il malcapitato Ascoli.

Per Boniek è importante star bene fisicamente, avere il morale alto e sentire attorno a sé la fiducia della squadra e del pubblico. Quella fiducia che si è ormai conquistato e che non intende tradire. II 7-0 con l'Ascoli porta anche la sua inconfondibile impronta. Sì, Boniek è proprio partito con il piede giusto: deve soltanto continuare, e mercoledi sera, al Comunale, nell'andata di Coppa delle Coppe, troverà i suoi connazionali del Lechia Danzica.

Bruno Bernardi
brani tratti da: La Stampa 12 settembre 1983 




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