martedì 20 ottobre 2026

6 Maggio 1987: Juventus - Cagliari

È il 6 maggio 1987 e  Juventus e Cagliari si sfidano nella gara di ritorno dei quarti di finale della Coppa Italia 1986-87. Il tutto si svolge allo Stadio 'Comunale' di Torino. La gara di andata si chiuse con il punteggio 

La Juventus è Campione d'Italia in carica mentre i sardi annaspano impietosamente in coda alla Serie B. A fine campionato i bianconeri saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato) mentre  gli isolani finiranno addirittura in Serie C.

Buona Visione! 



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Stagione 1986-1987 - Coppa Italia - Quarti, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 6 maggio 1987 ore 20:30 
JUVENTUS-CAGLIARI 2-2
MARCATORI: Bergamaschi 27, Soldà 34, Platini 60, Piras 83

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Caricola, Soldà (Bonini 56), Brio, (c) Scirea, Laudrup (Briaschi 69), Manfredonia, Buso, Platini, Vignola (Bonetti I. 46)
A disposizione: Bodini, Bruzzano
Allenatore: Rino Marchesi

CAGLIARI: Sorrentino, Marchi, Valentini, Pecoraro, Miani, Venturi, Pallanch (Piras 72), Pulga (Pani 64), Montesano, Bernardini (Pellegrini 79), Bergamaschi
A disposizione: Dore, Davin
Allenatore: Gustavo Giagnoni

ARBITRO: Sguizzato




CROLLANO LE GRANDI DAVANTI ALLE COMPAGINI DI B. 
LA JUVE PERDE LA FACCIA AL «COMUNALE» COL CAGLIARI GIÀ CON UN PIEDE IN CI: COSÌ SFUMA PER MARCHESI IL TERZO OBIETTIVO STAGIONALE E IL MODO ANCORA OFFENDE...
I CADETTI DI VERGOGNA

JUVENTUS. Il tonfo più clamoroso lo firma Madama: Marchesi presenta col Cagliari al Comunale di Torino, dopo l'uno a uno sofferto dell'andata, il rendiconto della sua prima stagione bianconera. E una Juve sagomata sull'indeterminatezza, squadra incapace di tonificare il proprio gioco e i propri esiti col conforto della continuità. Una compagine perennemente in bilico tra la grande prestazione e il naufragio senza attenuanti: un filo sottilissimo lega il passato al presente, i residui della grande squadra affiorano talora sul pelo dell'acqua come stracci sospinti dai misteriosi giochi delle correnti, senza una logica che li giustifichi confortando i presagi. Il trionfo e la resa restano figli del caso, dadi tecnici pronti a rimbalzare sul tavolo aperti a ogni esito. La tattica di Marchesi segue ragioni che la ragione non sempre comprende: Soldà è, a turno, il libero del futuro, con Scirea in panchina, e il nuovo profeta di un centrocampo che abiura Bonini, simbolo della Juve corrusca del Trap. Buso entra ed esce come la folla all'ingresso di una metropolitana, le ritrosie sanitario-agonistiche di Laudrup alimentano il serbatoio dell'alea, che sembra il segno distintivo di questa squadra, capace a tutto e capace di tutto. Giagnoni, che già aveva tolto di mezzo il Toro, ha così eliminato l'altra squadra della città che lo amò con metà del proprio cuore: lo ha fatto accozzando come sempre la formazione, addirittura presentando al Comunale uno schieramento ad unica punta (Montesano) e molto affidandosi all'estro dei singoli. Se Bergamaschi indovina il trasciante da guerre stellari su punizione e Pellegrini (che Giagnoni utilizza con meticolosa, suicida parsimonia) fa il verso a Rivera indirizzando Piras al gol del due a due, non c'è Platini che tenga. La Juve frana, si specchia nell'usura del tempo, nei giorni in declino di una stagione sbagliata, sfilacciata, clamorosamente all'incontrario rispetto all'avanzare addirittura impetuoso degli anni gagliardi del Trap.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1987 n.20





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29 Marzo 1981: Inter - Juventus

È il 29 marzo 1981 e si gioca allo Stadio Giuseppe Meazza - San Siro  di Milano il derby d'Italia Inter-Juventus.

I neroazzurri sono campioni d'Italia in carica, ma i bianconeri sono affamati di vittoria. Sarà una vittoria bella e importante nel cammino che porterà i nostri beniamini al 19esimo tricolore. 

Ad un passo dalla seconda stella, mentre gli altri si godono a malapena la prima.

Buona Visione!



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Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 8 ritorno 
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 29 marzo 1981 ore 15:30
INTER-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Muraro 61

INTER: Bordon, Bergomi, Baresi G., Marini, Canuti, Mozzini, Caso, Prohaska, Altobelli (Ambu 87), Beccalossi, Muraro (Tempestilli 81)
A disposizione: Cipollini, Pancheri, Pasinato 
Allenatore: Eugenio Bersellini

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino, Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli Bettega R., Brady (Causio 66), Fanna (Prandelli 56)
A disposizione: Bodini, Osti, Verza 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Barbaresco







LA PARTITISSIMA/INTER-JUVENTUS

Sui bianconeri bloccati da una tempestosa vigilia, si scatena il rinnovato slancio dei Campioni d'Italia che, dopo i successi di Coppa, tornano a sognare lo scudetto. Nei cimenti europei e di campionato la carta vincente è Muraro, l'uomo della Stella... Rossa

STELASSA!

MILANO. Pareva sfiorito anzitempo e consegnato a un irreversibile declino. Sulle sue balenanti qualità di furetto del gol si era posata la patina dell'abulia, dalla quale non riuscivano a trarlo neppure le umiliazioni delle staffette e delle esclusioni tout-court. Sono bastati due gol a riproporlo nella sua dimensione di match-winner: a Belgrado ha proiettato l'Inter nelle semifinali di una Coppa dei Campioni ormai improbabile come una chimera; a San Siro ha inginocchiato Madama Juventus, quasi fiduciosa in una sorta di invulnerabilità, dopo sedici partite senza sconfitte. Così Carletto Muraro, con un doppio colpo di bacchetta magica, ha riaperto insperate prospettive a una stagione nerazzurra che andava assumendo contorni fallimentari. Di questa riscossa vibrante, che ha altri meritevoli protagonisti (l'impavido fanciulletto Bergomi, ad esempio, diventato a diciassette anni perno insostituibile della difesa campione d'Italia; o il regale Prohaska, come sempre solleticato dai grandi appuntamenti e dalle imponenti platee, tradizionale stimolo per gli uomini di classe pura) è stato lui, Carletto Muraro, il simbolo più immediato. Dopo aver sbancato Belgrado, persino violentando congenite tiepidezze di carattere, ha offerto subitanea controprova costringendo a una delle magre più amare della sua carriera un indomito guerriero come Gentile. Nelle due occasioni, si è visto un Muraro inedito, più completo e maturo. Non più (o non soltanto) il freddo opportunista, capace di far valere la sua strepitosa rapidità negli spazi brevi o la sua folgorante velocità di riflessi. Ma un giocatore capace di inserirsi appieno nel contesto tattico, di ripiegare e difendere, in sostanza di costituire un reparto da solo, nella prolungata e ormai cronica latitanza dell'ex gemello Altobelli, sempre preda di inspiegabili turbe, al punto di offrire alla vicenda soltanto insignificanti e stranite partecipazioni. Non è, intendiamoci, che Muraro possa spiegare tutto nella metamorfosi di quest'Inter miracolata. Ma certo, Bersellini ha visto diminuire sensibilmente i propri problemi nel momento in cui ha ritrovato un uomo capace di mettere dentro i palloni importanti.

IL MIRACOLO DI ZOFF. Il gol, a volte, è solo l'epilogo casuale, anche se determinante, di una situazione. E in effetti la botta vincente di Muraro contro la Juventus non avrebbe particolari meriti per entrare nella galleria delle esecuzioni da ricordare. Un imperioso spunto di Beccalossi, favorito da un benevolo rimpallo, un impeccabile servizio e l'appoggio, prepotente e sicuro, ma tutto sommato agevole, nella porta di Zoff. Ma assolutamente eccezionale era stata, nel primo tempo, un'azione dirompente dello stesso Muraro, con slalom vertiginoso e irridente su Gentile e Scirea e schioccante sinistro a bersaglio: qui il vecchio Dino aveva esibito il capolavoro, con una prodigiosa intuizione e una provvidenziale manata a incrociare la folgore. Ecco, in quel momento San Siro e l'Inter avevano ritrovato il figliol prodigo. Uscito (è troppo sperare definitivamente?) da una lunga involuzione, spiegata con complicati ragionamenti tattici (il gioco mutato, il rallentamento imposto dal pur geniale Prohaska, l'abbandono del contropiede), ma forse più semplicemente dovuta a una crisi di fiducia e di entusiasmo. Muraro non ha ancora ventisei anni; sarebbe stato imperdonabile dilapidare il suo genuino talento. Questo colpo d'ala al momento giusto non restituisce soltanto un goleador all'Inter: recupera anche al nostro calcio un attore di razza. Se di qui a Madrid anche Altobelli saprà dare un calcio ai fantasmi, quest'Inter potrebbe regalarci un clamoroso rilancio europeo. Diciamolo pure sottovoce: ma con la feroce concentrazione che l'anima, con la splendida condizione fisica che attualmente l'accompagna, la pattuglia di Bersellini è in grado di decollare, solo che l'assistono la freddezza e l'essenzialità dei suoi uomini-gol.

COLLAUDO SUPERATO. In questo senso, la Juventus ha comunque rappresentato un collaudo probante. Non era quella di San Siro, la Juve spavalda e dilagante delle sei vittorie consecutive. Una settimana di implacabile martellamento psicologico aveva lasciato il segno. Anziché cercare di imporre la propria teorica superiorità, la squadra di Trapattoni è apparsa preoccupata di limitare i danni, di lasciar passare la burrasca con il minor pregiudizio. Quando polemicamente si sottolinea la regolarità della partita, si dimentica che non del tutto regolari erano le condizioni di una delle contendenti, sballottata per tutta la lunga vigilia da accuse concentriche. E meno male che Barbaresco (alla sua miglior stagione: come il vino di cui porta il nome invecchiando migliora sempre) è stato impeccabile, refrattario ai condizionamenti, autoritario senza sconfinare mai nella demagogia. Questa Juve frenata rappresenta pur sempre il miglior collettivo del campionato: averla infine ridotta alla resa rappresenta per l'Inter un successo e una verifica che trascendono il pur prestigioso episodio. Non è vero, come si sostiene, che le fatiche ripetute logorano. A determinare l'usura sono le sconfitte, i cedimenti psicologici. La battaglia di Belgrado, lungi dal prostrare, ha rivitalizzato i nerazzurri. Che forse soltanto ora stanno conoscendo il vero Prohaska, giocatore di illimitate risorse atletiche ma anche di finissima grana tecnica. Neppure un marcatore tradizionalmente ringhioioso come Tardelli è riuscito a limitarne l'enorme raggio d'azione. L'austriaco ha toccato un'infinità di palloni senza sprecarne alcuno: e alla sua ombra ha saputo offrire - malgrado Furino - numeri deliziosi quel Beccalossi che deve soltanto capire come la vicinanza di Prohaska non lo limiti, ma anzi gli consenta di operare sul piano della qualità, che è ciò che da lui si pretende. Peccato che a questi automatismi l'Inter stia arrivando a fine stagione, quando ormai lo scudetto pare inafferrabile, a meno di sconvolgenti rivoluzioni. Esaurito il ciclo dei confronti diretti, l'Inter può solo contare su un crollo contemporaneo delle tre squadre che la precedono. Evento non matematicamente impossibile, ma da escludere sul piano della logica. Ma se la Coppa è stata il viatico per il rilancio in campionato, così un campionato affrontato con ritrovati stimoli può essere l'ideale preparazione ai cimenti europei. Sarebbe sufficiente per riscattare la stagione, già eccezionale sotto il profilo finanziario.

BONIPERTI E AMERI. Dicevamo prima della Juventus, della sua delicata vigilia, che ha finito per riflettersi, almeno parzialmente, sul rendimento in campo. Il tardivo tatto dell'Ufficio Inchieste, che ha rinviato l'interrogatorio di Bettega a dopo la partita di San Siro, non poteva certo bastare per dissipare le ombre in casa bianconera. Della tensione, che ha contagiato un ambiente solitamente refrattario a ogni polemica scoperta, è sintomatica testimonianza un episodio capitato la sera del sabato all'hotel Touring, dove la Juventus trascorreva la vigilia del match. Incontrando Enrico Ameri, il conduttore del processo del lunedì sulla terza rete, Boniperti si è lamentato vibratamente dell'impostazione data alla partita col Perugia, ricostruita con dovizia di particolari negli episodi che avrebbero favorito la vittoria bianconera. E anche del fatto che, contrariamente a quanto affermato in trasmissione, nessun rappresentante della Juventus vi era stato invitato. La discussione ha raggiunto toni molto accesi, risolvendosi in un vero e proprio scontro (verbale, beninteso). Se teniamo presente che la Juventus ha sempre replicato col silenzio a presunte ingiustizie di trattamento, è facile arguire che questa volta la società bianconera si sia sentita colpita sul vivo. Sarà bastata la sconfitta di San Siro (evidentemente da molti a lungo invocata) per togliere il veleno allo sprint finale del campionato? 

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 n.14



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20 Ottobre 1974: Varese - Juventus

È il 20 ottobre 1974 e Varese e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1974-75 allo Stadio 'Franco Ossola' di Varese.

La Juve è guidata in panchina da Carlo Parola e si appresta a conquistare il suo sedicesimo scudetto. 

Dall'altra parte c'é il Varese che allenato da Pietro Maroso non riuscirá ad evitare una retrocessione in Serie B che a molti sembrava inevitabile.

Buona Visione!



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Stagione 1974-1975 - Campionato di Serie A - 3ª andata 
Varese -Stadio Franco Ossola 
domenica 20 ottobre 1974 ore 14:30
VARESE-JUVENTUS 0-0

VARESE: Fabris. Valmassoi, Zianoli, Borghi, Lanzi, Prato, Fusaro, Bonafè, Tresoldi, Marini Libera (Ramella 18)
A disposizione: Della Corna, Mayer
Allenatore: Pietro Maroso

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Spinosi, Scirea, Damiani, Causio, (c Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni, Longobucco, Viola F. 
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Barbaresco
AMMONIZIONI: Bonafè, Lanzi, Prato (Varese)




A Varese i bianconeri non vanno oltre il pareggio senza gol
Juventus, è mancato il centrocampo
Per la Juve è il primo risultato "nullo" della stagione. 
Non ha segnato un po' per l'attenta difesa avversaria, un po' per demerito proprio. 
Bettega il migliore. Causio ha giocato sotto tono.
Parola assolve tutti 
I giocatori si accusano
"Abbiamo giocato male" dice Anastasi, "e sbagliato troppi passaggi". Secondo Cuccureddu il centrocampo non ha retto bene

(Dal nostro inviato speciale) Varese, 20 ottobre.

E' un campo duro questo di Varese, E' l'unico commento che si riesce a strappare a Boniperti che si allontana dal Masnago nove minuti prima del termine della partita.

La battuta del presidente il suo dialogo con i giornalisti stesta con cui Parola apre a fine partita:

"D'altronde quello che era capitato all'inter nella prima giornata" prosegue l'allenatore bianconero "poteva già essere considerato comunque, alla Juventus sta bene: ci sono state occasioni da gol da entrambe le parti ed comunale Juventus store in quanto al portieri essi ci sono apposta per parare. Certo lo da 0-0 non place mai molto al pubblico, ma questo è un altro discorso.

Il reparto che oggi è sembrato più fuori quadro è senza dubbio il centrocampo. A tre giorni dalla partita con 'Hibernian la cosa non la preoccupa?

"Quello di oggi non era né va preso come un collaudo, e poi ho visto degli sbagli in fase esecutiva, non come idea di base. L'intento era buono, la realizzazione difettosa. Ecco tutto.

Cosi´ in pratica, con le sue dichiarazioni, Parola assolve la Juventus in generale ed il centrocampo in particolare, non tutti i bianconeri si mostrano dello stesso avviso. Anzi c'è chi, come Cuccureddu, che tiene a precisare che del centro campo non ne faceva parte appartenendo, almeno come maglia e in parte come compiti (doveva marcare il tornante Fusaro), alla retroguardia. Anastasi, che già domenica scorsa non aveva esitato a man, quando era stato dare a quel paese l'allenatore, era stato invitato ad uscire per far posto ad Altafini, anche oggi non si mostra molto tenera.

"La Juventus dice non è quella vista oggi. Abbiamo giocato male, sbagliando piu´ passaggi, in queste condizione non può vincere anche se, dopo tutto, delle occasioni da gol ne abbiamo create più di una.

-La buona vena del Varese vi ha dunque messi in difficoltà?

"Ho già detto che non abbiamo giocato bene, ma non so proprio se ciò sia stato causato dal ritmo del Varese oppure dal fatto che noi non siamo a posto"

Si diceva: centrocampo sotto accusa. A Furino chiediamo il motivo per cui le cose non non sono andate troppo bene: 

"Forse abbiamo fatto qualche errore di troppo ammette -però le occasioni le abbiamo create ugualmente, il Varese, d'altrende, ha mostrato di essere una buona squadra ed il pareggio mi sembra risultato giusto."

La cattiva giornata di alcuni può essere imputata al fatto che magari con la mente eravate già in Scozia per l'impegno di coppa Uefa di mercoledi?

"No, non si è trattato di deconcentrazione ribatte Furino ma di una partita che è andata cosi. Capita, a volte, no?"

Spinosi, tra i primi ad uscire dallo spogliatoio, informa subito delle condizioni di Libera. Quindi nega di aver colpa nell'infortunio toccato al varesino.

"Piuttosto, aggiunge, subito dopo chissà cosa si direbbe se fossi io a picchiare come hanno fatto oggi i giocatori del Varese."

Domani pomeriggio, alle 15, i bianconeri si ritroveranno al campo Combi per allenarsi in vista della trasferta per la partita con l'Hibernian. Rimarrà a riposo Causio, che lamentava già prima della partita odierna un risentimento alla zona inguinale, e che comunque dovrebbe essere in campo in Scozia: in quanto alla sostituzione dello squalificato Capello, Parola si è limitato a dire che vuole ancora pensarci e che potrebbe essere роtenziare il centrocampo con un finto attaccante.

Giorgio Barberis
tratto da La Stampa del 21 ottobre 1974




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20 ottobre 1996: Juventus - Inter

È il 20 ottobre 1996 e la Juventus gioca il derby d'Italia in casa contro l'Inter. La gara è valevole per la sesta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996/97.

Siamo in un periodo favoloso. Dopo aver conquistato la Champions League, ci apprestiamo a conquistare anche la Coppa Intercontinentale (cosa avvenuta qualche settimana dopo). 

In questa Juve si attende che si accenda una stella fino a quel momento dormiente. E non poteva che essere un Juve-Inter ad accendere la scintilla. Da quel giorno in poi Zinedine Zidane fece vedere tutto quello che sapeva fare.

Buona Visione!

 


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Campionato di Serie A 1996-1997 - 6 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 20 ottobre 1996 ore 20.30
JUVENTUS-INTER 2-0
MARCATORI: Jugovic 40, Zidane 62

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Ferrara C., Montero, Pessotto (Iuliano 84), Di Livio (Ametrano 90), Deschamps, Zidane, Jugovic, Boksic, Padovano (Vieri C. 84)
Allenatore: Marcello Lippi

INTER: Pagliuca, Angloma, Paganin M., Fresi (Festa 80), Pistone, Zanetti J., Sforza, Winter (Berti 80), Djorkaeff, Zamorano (Ganz 80), Branca
Allenatore: Roy Hodgson

ARBITRO: Braschi



IL CAVALIERE DELLA NOTTE 
ZIDANE ha vinto la sua battaglia. 

Si è impossessato della Juve nella notte più difficile. Rientrava dopo la «sosta tecnica» di Vienna. Era atteso al varco, tutti gli occhi sul francese. Lo strepitoso gol del raddoppio bianconero fa di Zizou il personaggio della domenica. 

Non è stato facile per Zidane superare gli scogli della diffidenza. La condizione di straniero, nella Juve, del resto, è meno facile della condizione di straniero nell'Inter. Là il non italiano ha raggiunto la maggioranza, qui è ancora minoranza. Manca Ince fra i nerazzurri eppure sempre sei sono i giocatori con passaporto di altro Paese. Torna Zidane nella Juve, c'è Jugovic che sostituisce Conte, ma fra i bianconeri il governo è ancora in mano ai Lippanti della prima ora, pensiamo a Ferrara che ha ceduto la fascia di capitano a Peruzzi o a Di Livio che solca l'out al pari di Pessotto, a Torricelli infine e persino a Padovano che ha tolto il posto a Vieri e Amoruso. In questa Juve che parte sempre con il piede a tavoletta sull'acceleratore, in particolare c'è un giocatore che appare avulso dagli schemi, nel senso che viene platealmente ignorato o quasi. Se non fosse per Deschamps che appoggia unicamente sui suoi piedi, Zinedine Zidane farebbe ancora più fatica a entrare in partita. 

Nei primi minuti contiamo tante combinazioni in velocità dalle quali il timido francesino è sempre escluso. Non solo, i vari Torricelli e Di Livio preferiscono lanciare Padovano piuttosto che tentare la sorte con Boksic. Se per Zidane le perplessità sono dovute alla sua incapacità di adeguarsi ai ritmi della Juve, su Boksic pesa il timore che sprechi ogni pallone in maniera plateale. Non è davvero facile per questi due stranieri emergere e diventare protagonisti. Eppure, guarda cosa vuol dire la classe: entrambi timbrano la serata con momenti di grande calcio. Pensiamo alla verticalizzazione di Zidane per Deschamps e quindi Boksic fermata da Angloma. Oppure al passaggio smarcante con il quale il francese consente al croato di avvicinare con pericolosità il bersaglio. L'apertura infine che Zidane pennella per Boksic sull'out sinistro, conclusa da quest'ultimo con un cross appena troppo alto per Padovano. È vero che il francesino si muove a sprazzi, ma vengono dai suoi piedi i lampi di luce più nitidi, quelli che accecano la difesa interista. Certo, il croato ha sfortuna, ma è suo il colpo di testa che fa tremare il palo di Pagliuca. 

Davanti all'anonimato degli stranieri interisti, calatisi senza affanni nel grigiore hodgsoniano, è dura per Zidane e Boksic sostenere con rientri puntuali e corse mozzafiato il tremendismo bianconero. Qui c'è una squadra, con un gioco, con una fisionomia tale per cui nessuno può sentirsi sopra gli altri. E se Boksic a un tratto si smarrisce davanti alla porta di Pagliuca ormai spalancata, ecco che è Zidane a darsi il coraggio di provare la soluzione più ardita, un sinistro dal limite che brucia l'angolo alla destra di Pagliuca. La notte dei «doni» confezionati dal terribile (in tutti i sensi, nel bene come nel male) Boksic ci regala quindi una nuova dimensione decisionista di Zidane. Il suo è il gol che apre squarci di futuro radioso per la neocapolista del campionato. Umberto Agnelli dopo aver parlato di 

«un Boksic strepitoso, da Pallone d'oro» e del 

«bellissimo gol di Zidane», 

È passato a meno lieti argomenti: 

«Bella partita, ma Torino deve avere uno stadio più adeguato al calcio. È troppo triste vedere incontri di questo livello con il pubblico tanto lontano dalla scena del gioco. Noi abbiamo fatto tre proposte al Comune. Speriamo di ricevere risposte positive». 

La parola a Lippi: 

«La vittoria è molto importante. Ma quello che mi dà grandissima soddisfazione è l'aver visto la mia squadra esprimersi con tanta bravura. Inter comunque determinata e compatta. Abbiamo dovuto soffrire per batterla. Zidane? Ho sempre creduto in lui e stasera mi ha dato ragione. 

Franco Badolato


Zizou: e adesso siamo una squadra da scudetto 
LE PAGELLE

PERUZZI 7 Non giocava dalla trasferta di Perugia dove venne colpito ed affondato da una ginocchiata assassina di Montero. Per tutto il primo tempo non mette alla prova il costato dolente, mai una parata, mai un brivido. Nella ripresa incide di più, anche perché l'Inter si fa pericolosa con maggior assiduità. Trova nel palo un buon alleato quando Zamorano si presenta a due passi da lui. 

TORRICELLI 7 Rispetto a Vienna, dove ha disputato una delle partite - diciamo così - più svagate della sua ormai lunga milizia juventina, torna al ruolo di esterno di destra. Meglio così. Si propone con continuità in avanti, ha ritmo e voglia di partecipare. Fa sentire tutto il peso della sua potenza atletica anche nelle chiusure difensive. Ecco il Torricelli che finora era mancato all'appello. 

FERRARA 7 Il turnover lippiano lo sfiora solo. Campionato o Coppa, per lui il menù non cambia. Finché dura. Puntuale nelle chiusure, implacabile nel mettere il freno alle punte nerazzurre e a proporsi in fase offensiva quando la partita glielo permette. Manca il gol per un'inezia. Il suo piatto destro va a stamparsi sulla traversa e porta a undici i legni colpiti dalla Signora Grandi Sprechi. 

MONTERO 7 A metà strada fra Branca e Zamorano, non salta mai il fosso: in questo modo evita di sguarnire la difesa bianconera con incursioni in attacco. Ma l'Inter apre varchi troppo allettanti per non approfittarne e così scodella a Boksic un pallone perfetto, respinto anche in questa occasione da un palo maligno. E per una volta non cade in tentazione ed evita le solite leggerezze. 

PESSOTTO 7 Lippi gli ha risparmiato la trasferta viennese per averlo di nuovo tirato a lucido per la sfida-primato. Mossa azzeccata, perché lui non è un colosso e ha bisogno di centellinare le energie. Nella sua zona incrocia sempre Branca, ma non è un problema marcare Tizio o Caio se Pesso è in giornata giusta. E Branca fa di tutto per non arrecargli disturbo. 
(Dal 38' st Iuliano sv). 

DI LIVIO 7 Non è il giocatore degli effetti speciali, ma sgobba sulla zona di destra senza un attimo di tregua. Anche lui picchiona come un dannato e contribuisce a demolire pezzo dopo pezzo i sogni dell'Inter. Nulla che già non si sapesse: il Soldatino è una garanzia, le sue sgroppate spesso tengono su tutta l'impalcatura del gioco bianconero. Non si vive di soli artisti. 
(Dal 46' st Ametrano sv). 

ZIDANE 7,5 Continua il suo viaggio alla ricerca della Juve. L'avevamo lasciato a Vicenza, ancora protagonista della solita mezza partita. Eccolo in dimensione diversa, sembra voler mollare finalmente gli ormeggi. Smista buoni palloni per le punte e al 28' pt offre a Boksic una palla d'oro, che il croato sparacchia malamente. Il Sol è un capolavoro artistico. Ecco il vero Zizou. 

DESCHAMPS 7,5 Oltre a cercare di pilotare Zidane verso lidi più tranquilli, il bravo Didier deve soprattutto fare da collante del centrocampo, sdoppiandosi in un lavoro massacrante in attesa di Conte. Si mette sulle tracce di Djorkaeff, lo fa girare al largo della zona calda. E quando serve dimentica l'antica amicizia e gli massaggia le caviglie. Alla fine cala, con tutta la Juve, stanca e appagata. 

JUGOVIC 7,5 Il suo talento resta un mistero per i più. Ma adesso che gioca con maggior continuità, le occasioni per dimostrare di non essere un intruso non gli mancano. E infatti alla prima occasione va e colpisce. Padovano confeziona l'assist; lui segna un gran gol. E un tifoso salta la recinzione e corre in campo a festeggiarlo. Meno brillante nella ripresa, ma il più era ormai fatto. 

BOKSIC 7 ritorna dopo un turno di squalifica. I difensori interisti non lo perdono di vista un attimo, ma dopo un quarto d'ora piazza il destro e fa tremare Pagliuca. Ma all'altra mezz'ora ecco di nuovo il Boksic viennese: sbaglia l'alzo e spreca una grossa opportunità. Poi è il palo, decimo della serie, a negargli il gol. E nella ripresa cala di nuovo la nebbia e fallisce l'occasione della vita.
 
PADOVANO 7 Vieri o Amoruso? No, Padovano. Fra i due aspiranti goleador, la spunta il meno reclamizzato, ma finora il più concreto del gruppo. Al suo attivo già due reti importanti contro Fiorentina e Perugia. Parte sparato e va subito due volte a punzecchiare Pagliuca. Mai sazio, spazia su tutto il fronte offensivo e per la difesa interista è sempre allarme rosso. 
(Dal 38'st Vieri sv). 

LIPPI 8 Sistemata la pratica del contratto, Marcello sta tentando di sistemare la Juve al vertice del campionato. Le premesse sono ottime; la squadra interpreta in maniera quasi sempre impeccabile il calcio che Marcello pretende. Partita quasi perfetta, pronta risposta al Milan rinato. Ok, la strada è quella giusta e glielo fa capire anche la gente invocando il suo nome.

Fabio Vergnano
brani tratti da: La Stampa 21 ottobre 1996







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lunedì 19 ottobre 2026

19 Ottobre 2002: Inter - Juventus

È il 19 ottobre 2002 e Inter e Juventus si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2002-03 allo 'Stadio Giuseppe Meazza - San Siro' di Milano.

È una Juventus lanciatissima quella che si appresta a vincere questa gara nella capitale. Tra qualche settimana sarà incoronata Campione d'Italia per la 27ª volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e della tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo. 

Dall'altra parte c'è un Inter che tallona 'da vicino' i bianconeri. Sarà un'altra fatica inutile: il titolo di più forti d'Italia scappa ancora in Piemonte!

Buona Visione!

 


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Stagione 2002-2003 - Campionato di Serie A - 6 andata
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Sabato 19 ottobre 2002 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Del Piero rigore 90, Vieri C. 90+6

INTER: Toldo, Cordoba, Materazzi, Cannavaro F., Zanetti J., Almeyda (Emre 63), Di Biagio, Coco, Recoba (Morfeo 78), Vieri C., Crespo
Allenatore: Héctor Cuper

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Ferrara C., Iuliano, Birindelli (Zambrotta 63), Camoranesi, Tudor (Conte A. 83), Davids, Nedved, Salas (Zalayeta 69), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Collina
ESPULSIONI: Conte A. 90+2 (Juventus); Morfeo 90+2 (Inter)


Le Pagelle Bianconere 

BUFFON 7. Potrebbe anche iscriversi a un corso di origami per il tempo libero che gli lascia l'Inter nel primo tempo. Si supera nella ripresa quando aspetta Vieri lanciato verso di lui e gli ruba il pallone dai piedi con un intervento magistrale. 

THURAM 7. Sempre robusto e attento il pattugliamento della fascia destra anche se a turno si inseriscono in tanti. Trova spesso l'opportunità di sganciarsi e si trova perfino a tu per tu con Toldo dopo un assist di Del Piero. Un gigante. 

FERRARA 7. Vieri o Crespo, Vieri e Crespo. Benvenuto a San Siro, paraggi dell'inferno. Usa ogni mezzo lecito per imporsi; conferma che gli anni non hanno scalfito la sua immagine. Nelle mischie prevale spesso la sua capoccia; prende il tempo alla gente con dieci anni meno di lui. Se pensiamo a difensori azzurri... 

IULIANO 6. Quasi sempre fa da bodyguard a Vieri e non è come fare da balia a un neonato anche se Bobone esce da un infortunio. Lotta, si impone con tranquillità, si concede alleggerimenti velleitari che non riesce mai a cancellare. Lascia troppa mano libera a Vieri nella ripresa. 

BIRINDELLI 6. Sta qualche passo più avanti della linea difensiva con il compito di neutralizzare Zanetti. L'argentino deve avere un paio di polmoni di scorta, il bianconero evita di sfiancarsi aspettandolo in zona e assolvendo con abnegazione, ma senza sussulti da protagonista, un compito davvero difficile 

(dal 17' st Zambrotta 6: spinge più del compagno, con qualche affanno). 

CAMORANESI 6. Contribuisce a dare spessore all'inizio folgorante della Juve, ovvero il periodo in cui i bianconeri sprecano un patrimonio di occasioni. Non fa cose memorabili, ma è sempre molto presente nel gioco in una parte del campo in cui non trova grande opposizione da Coco. Diventa protagonista nel finale della partita. 

TUDOR 6,5. Parte molto bene e sfiora perfino il gol con un piattone al volo che sorvola Toldo. Lo svolgimento della partita lo porta quasi sempre a essere al centro delle operazioni e mette a frutto la sua natura di difensore per aiutare i compagni nei ripiegamenti 

(dal 37' st Conte 5). 

DAVIDS 6,5. Grande impegno, una percentuale di errore a volte eccessiva. Il movimento continuo è la sua dote migliore, considerato che le necessità lo portano a giocare in zone in cui non si sente a suo agio. 

NEDVED 6. Toccano a lui le occasioni da gol più allettanti nella fase di partenza, entrambe su suggerimento di Salas. Le spreca come spesso gli capita, perché è uno che lavora una montagna di palloni, ma poi sembra sempre che l'ultima parte dell'azione non lo riguardi più. 

SALAS 6,5. Sceglie l'occasione giusta per dare un segnale. Ispirato, generoso, non risparmia pressoché su nulla, mettendo il suo marchio sulla partita. Gli manca soltanto la piroetta vincente sotto porta, infatti fallisce il clamoroso match-ball che l'avrebbe fatto diventare l'uomo del destino
 
(dal 24' st Zalayeta sv). 

DEL PIERO 6,5. Decima partita ufficiale da titolare. Gli succhiano anche il sangue e un po' si vede che comincia a battere in testa. Ma non ci fosse lui, chi farebbe girare la palla con tocchi sempre delicati, chi inventerebbe quella girata che soltanto un Toldo mostruoso evita che si trasformi in un gol da fenomeno paranormale? 

COLLINA 6. Un arbitro all'altezza della sfida più bella e appassionante. Incute rispetto ai giocatori, domina la scena anche se non è una partita difficile da arbitrare. Nel finale non è lucidissimo.

Fabio Vergnano 




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