Nella Stagione che porta ai Mondiali di Calcio Argentina 1978 le squadre di Serie A si sfidano per interrompere l'egemonia delle formazioni piemontesi.
Infatti dopo tre anni di affermazioni di Torino o Juventus, gli avversari vogliono farsi valere come degne concorrenti per il titolo.
Dirá ancora buca per loro! Non solo la Juventus vincerá il suo diciottesimo Scudetto, ma l'unica squadra che si avvicinerá ai bianconeri sará la sorprendente Lanerossi Vicenza.
É l' 8 Aprile 1978 e Juventus e Inter si sfidano in questa gara valevole per la undicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1977-78 allo Stadio 'Comunale' di Torino.
Buona Visone!
Stagione 1977-1978 - Campionato di Serie A - 11 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Sabato 8 aprile 1978 ore 15:30
JUVENTUS-INTER 2-2
MARCATORI: Bini 25, Muraro 26, Bettega R. 33, Cuccureddu 41
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile (Cabrini 58), Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni
INTER: Bordon, Bini, Fedele, Baresi G., Gasparini, Facchetti, Roselli (Merlo 77), Oriali, Altobelli, Marini, Muraro
Allenatore: Eugenio Bersellini
ARBITRO: Serafini
Tengono banco le squadre invischiate nella zona-disperazione e le polemiche che le riguardano. Così sarà forse sino alla fine del Campionato, perché il Milan, il Torino e il Vicenza non hanno saputo approfittare dell'aiuto insperato loro offerto dall'InterJuve: sabato corrida domenica scudettoIL PUNTO perso sabato con l'Inter, la Juventus l'ha riguadagnato domenica a San Siro dove Milan e Torino si sono suicidate tra loro. Un doppio harakiri in piena regola perché si sapeva benissimo che il pareggio serviva solo alla Juventus. Però, forse, né Liedholm né Radice hanno voluto perdere perché sono ormai convinti che la Juventus è fuori portata. E quindi hanno giocato per il secondo posto. Alla stavolta "Domenica Sportiva" Gianni Brera ha lasciato perdere la Juve (anzi è stato così gentile da inviare a Boniperti un "in bocca al lupo" per Bruges) e se l'è presa con il suo amico Gigi Radice. L'ha definito "archeologo della pedata" perché, esasperando il trucco del fuorigioco, non ha inventato nulla di nuovo. Si è riportato agli Anni Venti, al modulo Ungheria. In effetti il Torino-pressing era un'altra cosa. Quello era un rullo compressore che stritolava tutti. E per vincere lo scudetto ci vuole il pressing, il fuorigioco non basta.JUVENTUS-INTER: 2-2Un monumento a CabriniVALEVA la pena di fare una Corrida? L'esperto di automobilismo Gino Rancati assicura di sì. Perché Juventus-Inter resta una classicissima anche quando il risultato ha un valore platonico. E' stato però difficile stabilire per colpa di chi la partita si è trasformata in rissa. I critici sono stati concordi nel dare l'insufficienza all'arbitro Serafino. Franco Colombo sulla «Gazzetta del Popolo» l'ha definito"sciagurato in delirio".Pier Cesare Baretti ha giustamente osservato su "Tuttosport" :«A sua parziale scusante va comunque sottolineato il comportamento estremamente rissoso di entrambe le squadre. Neanche Mandrake avrebbe potuto soffocare tanta cattiveria».Ma chi ha menato di più? su "La Stampa" (che tra poche settimane uscirà anche al lunedì, mentre i redattori di "Stampa Sera" continuano a non firmare i propri articoli in polemica con il direttore) Giovanni Arpino ha parlato di "Juventus Banderillata" dall'Inter e ha definito Baresi"Un killer buono a tutti gli usi"(anche quelli delle Brigate Rosse?; ndr). L'illustre scrittore dirotterebbe volentieri Baresi"in una palestra di catch"e ha sentenziato«se mai metterà piede su un campo internazionale vedrà le sue».Su "Il Giorno" tuttavia Gian Maria Gazzaniga gli ha dato 7 meno.Di diverso parere il "Corriere della Sera" Gianni de Felice a Baresi ha rifilato 5. Della Juventus gli è piaciuto Tardelli che non ha invece la sufficienza nelle pagelle di "Tutto-sport". Baretti ha bocciato anche Causio, che però si ritrova un bel 6,5 sulla "Gazzetta dello Sport" a firma di Angelo Rovelli. E Rovelli è rimasto entusiasta di Bordon: il portiere dell'Inter ha avuto da lui il massimo dei voti 8. Mentre su "L'Unità" Nello Paci (alias Otello Pacifico) ha sostenuto che Bordon non ha fatto niente di eccezionale e gli ha dato solo 6. Sul "Giornale Nuovo" Carlo Grandini ha stigmatizzato l'"incredibile svagatezza della difesa della Juventus"ma sul "Corriere dello Sport" Ezio de Cesari ha dato bei voti a tutti i difensori bianconeri, nessuno ha avuto l'insufficienza. Su "La Repubblica" Franco Recanatesi ha definito"scudetto targato Cabrini"questo che per la Juve ha il numero 18 e ha voluto fare un ritratto del match-winner:«E' studente del quinto anno di scuola per periti agrari, molto religioso (va a messa quasi tutte le domeniche) appassionato di cani (col fratello Ettore, veterinario, sta progettando un allevamento di pastori tedeschi) e automobili (coi primi guadagni ha comprato una BMW) e fotografia (la sua casa, nello stesso palazzo di Tardelli, grande amico, è tappezzata di gigantografie che lo ritraggono con la sua ragazza). Qualcuno afferma che pecchi di narcisismo: veste con ricercatezza, non gli dispiace affatto che le ragazzine gli diano la caccia. Sul piano professionale però nulla da eccepire. Trapattoni lo giudica impeccabile. E a Boniperti sta bene così».Il presidente è invece deluso di Pietro Paolo Virdis. E il ragazzo di Barbagia sa di aver tradito la fiducia di chi ha speso 2 miliardi per acquistarlo. Si è sfogato con «Stop», il suo rotocalco preferito. Ha detto a Carlo Chiari:«non voglio credere che sia una specie di maledizione che mi perseguita. Eppure... Forse è stato qualche tifoso del Cagliari, quando ho lasciato l'isola per venire alla Juventus. Di fronte a questi episodi negativi ora spero che la gente capirà perché avevo rifiutato di lasciare la Sardegna, non era stata la decisione di un giovane con i grilli nella testa ma piuttosto la consapevolezza di qualcosa di intimo che mi suggeriva di non partire».Più che di un allenatore in questo momento Virdis avrebbe bisogno di una fattucchiera.Il presidente dell'Inter Ivanhoe Fraizzoli ha fatto ridere mezza Milano confessandosi al microfono di Radio Montestella che fa capo ad Indro Montanelli. Ha detto che non poserebbe nudo«nemmeno se me lo chiedesse mia moglie che è la persona che adoro di più».Ha escluso categoricamente di aver mai portato le corna:"ho troppa fiducia in Renata per pensarlo soltanto".Ha ammesso che da piccolo anche lui ha guardato dal buco della serratura e che nell'età della pubertà si è drogato fumando "La barba del granoturco" che era la cocaina dell'epoca. Ha lealmente ammesso di essersi sputato in faccia, e ha spiegato:«Oggi è una virtù, anche se non si vuole ammettere». Infine ha assicurato che non andrebbe mai a letto con un uomo:"Sono nemico di chiunque possa tollerare una cosa del genere".Quindi non voterà mai per i radicali. Ma più che agli omosessuali deve pensare agli acquisti. Dalle colonne de "La Notte" (che perderà presto il direttore: Nino Nutrizio ha annunciato a "Prima Comunicazione" che si è sposato e intende ritirarsi a vita privata, dopo 25 anni di articoli di fondo ne ha diritto). Rosario Pastore l'ha ammonito:"l'Inter ha la capacità finanziaria di acquistare sul mercato gli uomini in grado di rendere immediatamente la squadra competitiva. Lo faccia. A Platini cominceremo a pensarci l'anno venturo".Elio Domeniconitratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.15
Colpi di scena al Comunale: 2 a 0 per l'Inter e risposte di Bettega e Cuccureddu
La Juve si distrae, poi recupera con grinta Il gol del 2 a 1Con Serafino spettatoreTORINO — Battaglia furibonda, al Comunale. Qualcuno diceva: ma questa Inter sta lottando o per lo scudetto o per la salvezza, non è possibile che si impegni allo spasimo, sputi i polmoni, picchi senza misericordia. E altri aggiungevano, quando c'era ancora voglia di sorridere: forse i colori nerazzurri, identici a quelli del Bruges, prossimo avversario di Madama, creano complessi. Vengono i due gol milanesi, a distanza di un minuto l'uno dall'altro, e lo stadio ruggisce. Scontri violenti, a parole e gomitate, anche tra il pubblico, Insulti come temporali, mentre la Juventus, banderillata, cerca di ridarsi una fisionomia.
Era partita bene l'Inter, vivace, e anche elegante in Altobelli (che sarà fragile, ma sa come giocar palla e mettere in crisi lo stoppor). La squadra di Bersellini mostrava schemi decenti e un killer buono a tutti gli usi: Baresi, che dirotteremmo volentieri in una palestra di -catch.. Se mai metterà piede su un campo internazionale, vedrà le sue. Con l'arbitro Serafino, invece, può fare ogni comodo, dando la stura a un Infinito bagaglio di Interventi su stinchi, maglie, stomaci e reni. Colpa juventina per mezz'ora. I bianconeri si dispongono alla pratica targata Inter come se fosse un obbligo da evadere con tranquillità. I nerazzurri ci tenevano a questo confronto, quindi sanno rispondere molto bene: e l'iniziativa passa dai bianconeri ai milanesi, mettendo in condizione di minoranza la già distratta difesa (vero Gentile? Vero Scirea?). Il gioco Juventino dovrebbe passare tra I piedi di Furino: e lì sosta, si arruffa, non inventa sbocchi. Mai lasciare il boccino all'avversarlo: se in questa trappola cade una squadra esperta come la Juve, non sai come finisca la sorte. Fedele per trattenere Gentile, Bini su Bottega. Baresi su Causio, Gasparini su Boninsegna, Benetti contro Oriali, Roselli opposto a Furino, Cuccù su Muraro, Morini su Altobelli: queste la «marcature» essenziali.Ma è l'Inter ad affondare con maggiore buona volontà la manovra, la Juve tocchetta in attesa. Già al 9' l'urlo della curva secessionista, che insulta il resto del pubblico, secondo novella tradizione. Ma andiamoci piano: la sufficienza è tra gli attori in campo, non sulle gradinate. Sufficienza che determina due «bucate» gloriose: parte Bini dalle retrovie interiste, vari bianconeri, gli lasciano «licenza di avanzare», il lungo difensore nerazzurro infila il pacchetto arretrato juventino e può battere Zoff comodo comodo. Roba da allenamento del mercoledì. Palla al centro (siamo tra il 24' e il 25') e la Madama sbadiglia di nuovo: manovra rapidissima dei milanesi, che si verticalizza con Muraro, Cuccù disinvolto dà all'indietro per il gradimento di Zoff, zompa lo stesso Muraro sulla palla, tocca mentre Dino si tuffa in avanti chissà cosa masticando tra i denti per la rabbia: due a zero per l'Inter. Fraizzoli in tribuna non crede ai propri occhiali, Berselli ni ha la mascella che deborda dal la panchina. Ora basta, vomita la rabbia dello stadio e la stessa Juventus, risvegliata da quel doppio schiaffone. E i bianconeri prendono a ri cercar trame e coordinazione. Volano tibie in scontri brutali (già al 19' era stato messo a terra Tardelli con un intervento di Marini meritevole d'espulsione: ma Serafino arbitra così come Dominguin toreava, spalle rivolte al gioco quasi che fosse il toro, e di nulla si avvede).Baresi cerca risse da Causio a Boninsegna, ma intanto la Juventus vuol rifarsi il belletto. Va in gol al 32', dopo un ottimo slalom di lardelli e servizio basso per Bettega che centra secco, dondolandosi tra due avversari. E' l'inizio di una monta che prosciugherà forze immani nella Madama, ma non la porterà alla vittoria. La partita degenera in duelli troppo acri, Serafino mostra cartellini gialli ammonendo ma non cacciando via anima viva (finiranno sul taccuino Oriali. Tardelli. Boninsegna, Roselli;. Benetti e Baresi, ma costui solo a 17 minuti dalla fine). La Juve deve osare, lo fa con orgasmo e rabbie cieche. Arriva al pareggio al 41'. Punizione per fallo su Tardelli. Cuccù dà fuoco alla miccia del suo destro. Il pallone non è neppure visto da Bordon. Due a due. tutto da rifare. Madama, gli ultimi minuti del primo tempo si consumano in una orgogliosissima fase di corrida juventina. Ripresa, e l'Inter non demorde. I botta-risposta d'eccessivo agonismo lasceranno maglie strappare, mutande brandelli, Facchetti (dopo un urto con «panzer» Benetti) che si tiene il costato, Gasparini che si preme l'inguine, Bettega che subisce falciate crudeli. Il gioco fatica a prender lume tecnico vero, la Juve sta in agguato, con i denti di fuori, pronta all'assalto rapido, ma anche I nerazzurri seguitano ad Imbastire trame, non trascendentali però ordinate (sempre su Altobelli).
Esce Gentile al 57', lo sostituisce Cabrini: tra II 62' e il 66' contiamo tre fasi di lotta libera tra Boninsegna e Gasparini, Cabrini e Fedele, Marini e Tardelli. Serafino è uscito per un caffè corretto. Le faide in campo trovano corrispondenti Imitazioni in tribuna, dove II termine d'onore» o «distinto» davvero non qualifica più I posti. Malgrado il lavoro di forcing che la Juve cerca di Portare al corpo interista, solo al 70' Bordon è costretto a deviare un pallonetto-gol di Causio. restituito da una botta di Baresi sulla rete esterna di Zoff (è il 73'). Di qui la Juve cresce. Perso ogni snobismo latente e palese, capisce che per guadagnar posta piena deve dar fondo alle energie. Gli schemi sono avventurosi ma anche puliti. Arriva In ritardo in scivolata Causlo su una palla-gol servitagli da Cabrini al 75', e l'odore della possibile segnatura è nell'aria, malgrado le rudezze continuino. L'Inter sostituisce Roselli con Merlo II «passeggiatore» (al 77') e sposta Facchetti su Bertega arretrando Bini nel ruolo di libero.
Sussulto nerazzurro all'82': Zoff deve deviare a pugni uniti una punizione-bolide. Poi è il «serrate» di Madama, coltello tra I denti (e sensazione d'aver concesso troppo all'avversario). Stupenda occasione per Bobby su cross di Cabrini all'84'. E' pronto II goleador bianconero a battere ma Bordon lo «chiude», favorito dal tiro molto centrale. C'è un fallo in area, su Boninsegna all'86', e forse II centravanti si corica un po' troppo lesto, ingannando tutti ma facendo levare la manina che dice «alzati alzati» a Serafino. Ultimo episodio di pura angoscia. Lo crea Benetti, all'87', che è apparso il più ordinato tra i centrocampisti di Madama: è al limite dell'area, indovina II corridoio utile per sfogare II tritolo del destro, parte un colpo di bazooka che iI palo respinge, a Bordon ormai fuori causa. Tre minuti di fiele in bocca per lo stracolmo Comunale ed è la fine. Madama contratta dopo essere stata troppo sicura. Inter che è riuscita a far gioco, visto che incredibilmente I bianconeri le hanno mollato sovente le redini della partita. Trap aveva detto: sarà dura. Lo è stata in modo anche troppo evidente. Il punto perso fa «calare» la media inglese e rida un filo di fiato agli inseguitori. Da San Siro la risposta a milanista e granatiere.
Ora la Juventus deve imbarcarsi per Bruges: ogni idea di passeggiata è da escludersi. Ma perché ritenere boccone facile questa Inter? Messa in soggezione durante i minuti finali, la squadra di Bersellini boccheggiava, retta com'è da centrocampisti che non hanno eccellenza vera. Ma se gli lasci iI volante, anche l'autobus nerazzurro sa far la sua strada. Aggiungiamo a queste considerazioni Il tono troppo acre della gara, la mediocrità arbitrale (ahimè, non vorremmo davvero lamentarci dei «fischietti», ma questo Serafino è lo stesso che «impedì», a furia di spezzettature, il derby torinese dell «andata»), e II due-a-due trova la sua logica. Lo scudetto è come la pelle dell'orso: mai pensare di averlo già abbattuto se non lo vedi a terra. Un briciolo di «suspense» resta, nel campionato, anche se si tratta forse più di apparenza che di sostanza. Alla Juve retour de Bruges la risposta. In calcio, una vena sola, anche sottilissima, di superbia o di eccessiva sicurezza, la paghi subito.Giovanni Arpinotratto da: La Stampa 9 aprile 1978
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