domenica 11 maggio 2025

11 Maggio 1997: Verona - Juventus

É il 11 maggio 1997 Verona Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'Marcantono Bentegodi' di Verona.

Video tratto dallo Juventus Official Youtube Channel.

La Juventus é Campione d'Europa in carica mentre i gialloblu veneti annaspano nelle retrovie della classifica . Con questa vittoria i bianconeri sono ad un passo dal diventare ancora Campioni d'Italia (sará la ventiquattresima volta). Il Verona a fine campionato non otterrá il traguardo da loro prefissato - la salvezza resterá una chimera e la retrocessione sará la dura realtá.

Buona Visione! 



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Stagione 1996-1997 - Campionato di Serie A - 13 ritorno
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
domenica 11 maggio 1997 ore 16:00 
VERONA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Ferrara C. 44, Jugovic 90+5

VERONA: Guardalben, Fattori, Caverzan (Baroni 28), Vanoli, Siviglia, Ametrano, Bacci (Zanini 46), Ficcadenti, Colucci (Orlandini 62), Manetti, Maniero
A disposizione: Landucci, Brajkovic, De Vitis
Allenatore: Luigi Cagni

JUVENTUS: (c) Peruzzi, Iuliano, Ferrara C., Montero P., Dimas, Lombardo, Deschamps, Zidane (Tacchinardi 70), Jugovic, Boksic (Amoruso 87), Vieri C. (Del Piero 70)
A disposizione: Rampulla, Conte A
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Treossi
AMMONIZIONI: Ferrara C., Montero P., Dimas (Juventus); Fattori, Ametrano, Manetti, Maniero (Verona)



La Signora non incanta ma graffia: il Verona, che non perdeva da quattro partite, si arrende.
La Juve batte due colpi e scaccia la paura. 
Gol di Ferrara, miracolo di Peruzzi e siluro di Jugovic 
VERONA DAL NOSTRO INVIATO 

Troppa grazia, ma la Juve è la Juve. Non perdona. Prima la testa di Ferrara, poi il cuore di tutti e, alla fine, i riflessi magici di Peruzzi. Il missile di Jugovic è lo schiaffo esagerato a un Verona che Lippi molto temeva, e che con molta dignità si è battuto. Segnano, i campioni d'Europa, alla fine dei due tempi: e mai su azione manovrata, ammesso che possa interessare. Preziosa, sofferta, la vittoria dirada le nuvole di paura che l'avvicinarsi del Parma aveva disseminato. Non è brillante, la Juve che pascola al Bentegodi, scrigno di scudetti smarriti e sogni spezzati. É tenace, essenziale, tesa (Ferrara, soprattutto). Pur di imprigionarla, Cagni rinuncia in avvio a Orlandini e Zanini. Una scelta discutibile, sì, ma soltanto con il senno di poi. Maniero attaccapanni fra Iuliano e Monterò, e tutti gli altri a far legna, Fattori libero, Caverzan su Boksic, Siviglia incollato a Vieri, Vanoli nel settore di Lombardo, Manetti a tener d'occhio Ferrara, Bacci su Zidane, Colucci, Ficcadenti e Ametrano a ridosso di Deschamps, Jugovic, Dimas. Ne esce un tamburello ispido e veloce, avaro, però, di emozioni, di brividi. 

Il pressing del Verona imbarazza Zidane - troppo avanzato, a volte. Per mezz'ora, non succede nulla di memorabile. Perso Caverzan, uno dei più tosti, Cagni si aggrappa al mestiere di Baroni, deputato al controllo di Vieri, con Siviglia allargato su Boksic. La Juve non trova varchi, né al centro né, tanto meno, sulle fasce. Non a caso, la rete che sblocca il risultato arriva da un angolo propiziato dalla prima, autentica, palla-gol del pomeriggio (Boksic-Vieri). Questione di centimetri, i 180 di Ferrara contro i 172 di Ametrano, e non, forse, di affossamento, come lo stesso Ametrano e tutto il Verona rivendicano, accerchiando Treossi. E' un episodio che lascia il segno. Costretto a risalire la corrente, Cagni richiama Bacci e affianca Zanini a Maniero. La squadra di Lippi passa a un'amministrazione micragnosa del gruzzolo. 

Il Verona la insidia su punizione: con Vanoli (tuffo di Peruzzi), e con Manetti (traversa). L'ingresso tardivo di Orlandini, al posto di Colucci, spinge Manetti, che già era stato trasferito a destra, verso il centro. Sulla carta, la crescente intraprendenza del Verona dovrebbe favorire il contropiede al curaro della Juve. Viceversa, l'eclissi di Zidane, le laboriose ripartenze di Boksic e la strenua opposizione degli avversari non consentono alla squadra di Lippi che fugaci mordi e fuggi. Il piatto più appetitoso lo serve Vieri e se lo mangia Jugovic, complice Guardalben. 

Non cambia, la musica neppure quando il desaparecidó Del Piero e il croccante Tacchinardi avvicendano Vieri (ma perché lui, e non Boksic?) e Zidane. Non che i veronesi diventino irresistibili, ma al 44' Maniero ne azzecca finalmente una, costringendo Peruzzi a un balzo che accarezza due sentenze, lo scudetto degli uni, la retrocessione per gli altri. Il resto (staffetta Boksic-Amoruso, duello Lombardo-Guardalben, raddoppio di Jugovic su punizione contestata) appartiene alla cornice e non più al quadro della disfida. 

Il Verona non perdeva da quattro partite. Per la Juve, incalzata dal Parma, l'imperativo era vincere, non importa come. Episodi discussi e un divario tecnico indiscutibile hanno orientato il verdetto. La Juve di maggio non incanta, graffia. E non appena scivola al tappeto, rieccola in piedi. 

Roberto Beccantini




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